Ducati Moto E: meglio che vincere un mondiale!

Ducati MotoE

Win on sunday, sell on monday (Vinci la domenica e vendi il lunedì).
E’ un detto che gira ormai dagli anni sessanta ed è tipico dei motori.
In USA hanno capito per primi che nel motorsport, soprattutto quello vicino alla serie (gli sport motoristici americani sono per il 90% di questo tipo)
per vendere è necessario vincere e continuare a farlo per cavalcare l’onda emozionale. Tutto giusto e per certi versi il concetto vale ancora.

Con il passare del tempo le Case costruttrici hanno continuato a gareggiare, anche se le necessità tecnologiche hanno forse iniziato a prevalere su quelle di un marketing che alla fine, anche da noi in Europa, si è evoluto. O forse si è polarizzato su chi ha ancora bisogno di queste leve mentre c’è qualcuno che, potere del brand, ha ormai spiccato il volo.

Nelle auto, due esempi. Lamborghini ha sempre gareggiato molto poco e ha sempre venduto con facilità perché è nata credibile. Di Ferrari non parliamo nemmeno. La crescita è continua e paradossalmente sembra venda di più proprio quando non vince, dato che il brand è inarrrivabile- Anche nelle moto troviamo qualcosa di simile.
Honda vende e basta. E’ una fortuna che spetta a quei leader dal brand ormai intoccabile.
Ducati fa ormai parte di questa cerchia di fortunati. Chiaro che certi privilegi si guadagnano sul campo ma la rossa di Borgo Panigale è ormai lanciatissima. Tanto lavoro, progetti riusciti, un mix di italianità, cuore sportivo e blasone racing hanno collocato Ducati nell’olimpo nonostante le dimensioni e le quote di mercato non la pongano certo ai vertici del settore.
Ma Ducati è Ducati. E’ chiaro che non potrà mai smettere con le corse e che nel DNA ha l’aspirazione alla vittoria ma a Bologna è ormai chiaro che quello della bandiera a scacchi non è il solo modo per vincere.
Ducati ha brandizzato di tutto. Abbigliamento, accessori, giocattoli, utensili. Va via tutto come il pane perché Ducati se lo merita.
E’ il potere del brand e della fiducia da parte del consumatore che, nel caso di Ducati, è un fedele appassionato con un senso di appartenenza senza pari.

Parllando di corse, niente mondiale Superbike da un bel po’ e di MotoGP nemmeno a parlarne ma non è vero che nel 2021 non ci sono state vittorie iridate. Ogni moto che esce è come uscisse una Ferrari. Già acclamata e già sold out, anche quando è apparentemente estranea dal suo DNA.
La MotoE, per esempio, che sarà presto un monomarca bolognese, vale ben di più di un mondiale vinto.
E’ evidente che Ducati non si è cimentata nella MotoE perché è stata scelta da Dorna ma è stata scelta da Dorna perché era disposta a fare una MotoE. E Ducati una MotoE l’aveva già e se gira adesso, comoda, durante le vacanze natalizie, vuol dire che è già più che pronta. E anche così non fosse, sarebbe stata scelta ugualmente perché nel caso di Ducati è una promessa già il nome.
Com’è la Ducati elettrica? Vista. Bellissima. Come va? Benissimo sulla fiducia. Perché nel caso di Ducati è come fare un buio a poker con i soldi degli altri. Non c’è paura di perdere. Come può andare una Ducati se non bene, soprattutto se gareggia contro se stessa?

Di sicuro andrà meglio che con Energica, altra azienda italiana che dal 2023 cederà la mano come fornitore del campionato, ma non è colpa di quest’ultima.
Un’azienda sconosciuta, scesa in campo con zero esperienza racing e non tanta esperienza di motociclette sportive in generale, che pagava il prezzo della novità di un certo tipo di gare in seno ad un’organizzazione che non le aveva mai gestite, non può avere troppe responsabilità. Una cosa nuova, affidata ad un’azienda nuova, con interlocutori nuovi. E’ andata anche troppo bene e, dopo un certo periodo, persino meglio del previsto.

Diciamoci la verità. In camera caritatis, tutti i rider sono stati e sono insoddisfatti delle Energica ma è normale. Nessun pilota ha veramente scelto di fare la MotoE e nessun pilota gradisce una moto concettualmente diversa da quella che ha sempre considerato una moto da corsa. Energica ha pagato anche questo, oltre al ruolo di pioniere, e non ha ancora finito di saldare il conto.
L’aspetta un 2022 ancora più difficile. L’attenzione verso la MotoE, già minore delle attese, sarà tutta focalizzata du Ducati ed Energica farà un anno di purgatorio d’uscita, con la consapevolezza di essere lanciata nel dimenticatoio ad una velocità impressionante su uno scivolo che forse non merita. Nessun pensiero affettuoso, da parte del sistema, nei confronti di chi ha fatto il lavoro più duro e difficile nel momento di maggior diffidenza. Solo il conto alla rovescia nell’attesa che arrivi la rossa.

Entra Ducati. La più piccola delle aziende che fanno il mondiale, la meno multinazionale di tutte. Non una giapponese di quelle che costruiscono anche treni, portaerei, satelliti, robot, e nemmeno una europea di stampo teutonico, che manca di quel pizzico di ribellione guadagnato dalla street credibility di chi sa anche vincere, ma una casa italiana della Motor Valley, una dura e pura e rumorosa, ignorante nel senso buono del racing senza (o quasi) compromessi.

E’ così. Ducati è chiamata in causa proprio per risollevare le quotazioni di un mondiale che proprno non riesce a farsi metabolizzare dagli appassionati.
Paradossalmente si configura una situazione unica. Ducati che diventa fornitore esclusivo e domina l’elettrico ancor prima del debutto, senza aver gareggiato nemmeno una volta e senza aver venduto nemmeno un esemplare; e Dorna che per il suo mondiale MotoE, solo da Ducati, può essere salvata.
A Ducati, per vendere al lunedì, la domenica nemmeno serve.



 

Petrucci al Motoamerica passando per la Dakar: come è successo?

Petrucci Ducati

La notizia trapelata, si fa per dire, di Petrucci su Ducati al Motoamerica ha stupito, se non altro per il fatto che i più pensavano che i rapporti con Bologna fossero completamente chiusi.
Invece tutto si sarebbe riattivato, pare, grazie alla scintilla di Genesio Bevilacqua, che avrebbe scherzosamente (ma nemmeno tanto) chiesto di Petrucci a Vergani, per fare la Supersport e poi farlo saltare in SBK… proprio quando Althea era ad un passo da Xavi Fores.
Alberto Vergani, invece,  avrebbe invece proposto un altro suo pilota, Federico Caricasulo (scelta più misurata) e avrebbe iniziato a pensare a Petrucci come candidato per il Motoamerica.
E così è andata. Petrucci ha sicuramente firmato (sabato scorso) ma essendo sotto contratto con KTM fino a febbraio, la cosa rimane sul soft dal punto di vista della comunicazione, ammesso che qualcosa che esca sui social si possa poi controllare.
Serve però non distogliere l’attenzione dai programmi precedenti perché la Dakar, chiaramente, è un progetto che rimane, almeno secondo le dichiarazioni di Danilo Petrucci.

“Certo che la faccio, è l’unica cosa sicura della mia vita in questo periodo e non la faccio?
Poi vado in America perché con KTM pensavo che i programmi fossero più duraturi e invece pare di no… per cui vado a provare a guidare una Ducati in USA.
Mi sarebbe piaciuto fare la 200 miglia di Daytona… e vincerla, ma non ci andremo.
Debutteremo l’8 aprile ad Austin, in concomitanza con la MotoGP.”

Una notizia semplice, che però si è sviluppata in maniera curiosa…ammesso che non vi siano ulteriori stravolgimenti.



Indonesia, Mandalika: a Rea gara1, a Razgatlioglu il mondiale! Il turco interrompe un dominio ed entra nella storia!

Toprak Yamaha

A Rea gara1, a Toprak il mondiale.
Questa la sintesi di gara1 di sabato, rimandata a domenica causa diluvio universale indonesiano, in una pista inadatta per conformazione, idea, messa in opera e personale. Un tema già trattato su cui è inutile tornare, per non infierire su una organizzazione, Dorna, che lavora con livelli di professionalità spesso al di sotto degli standard minimi accettabili, impegnata a cercare di far andare le cose più con la fortuna, che con la pianificazione che una grande organizzazione dovrebbe avere.

I 10 al traguardo sono Rea, Razgatlioglu, Redding, Locatelli, Bassani, VDMark, Bautista, Davies, Mercado e Sykes a chiudere i 10.
Questo vuol dire che il nordirlandese batte il turco ma non è sufficiente a portare a casa un mondiale che lo ha visto trionfare 6 volte di seguito.
Toprak, invece, è il primo turco a vincere nella classe regina dopo il suo mentore Kenan Sofuoglu che ha vinto 5 volte in Supersport.

La gara fila liscia per Rea, che la spunta ed è invece rischiosa per Razgatlioglu che pesca un paio di bonus, sia durante il warmup lap che in gara… ma alla fine riesce in quello che gli interessa di più: chiudere la partita anzitempo. Sul podio finisce anche Redding, di fatto la terza forza del campionato. Una terza forza, però, lontana dalla lotta vera.

C’è qualcos’altro di interessante? Certo, Locatelli e Bassani, che lottano e finiscono appena dopo i super top, cosa che da rookies e quasi rookies, non è male davvero, e Mercado, che con una Honda “minore” fa vedere quello di cui è capace. Annullato il resto, come un francobollo, perché BMW non incide nemmeno questa volta e Honda è comunque lontana da quello che conta.
Chissà se anche l’anno prossimo ci dovremmo sorbire la stampa inserzionata che nel pre campionato glorifica i due brand solo perché comprano i banner.

 

Pagelline

Rea
vince la gara ma non è il suo anno. Non si può pretendere che vada sempre nello stesso modo e nemmeno lui può chiudere sempre da leader.
Però non è una sconfitta da batosta, la sua, perché tiene il punto fino all’utimo giorno.
Voto 10

Razgatlioglu
Entra nella storia sfondando la porta. Quest’anno è davvero il predestinato, di merito, fortuna, capacità, cervello, polso… tutto.
Come un pugile, un fighter, passa alla cassa a riscuotere dopo tutte le volte che ha masticato amaro e mangiato la polvere.
Batte Rea e una Kawasaki che lo avevano illuso e deluso, facendolo andare via.
Voto 10 e lode

Redding
La terza forza del campionato è terza forza anche oggi. E’ un protagonista ma non un top contender. Anche se dà il meglio è lontano dai due che si giocano tutto. E l’anno prossimo, che guiderà una BMW, vedrà le cose da ancora più lontano.
Voto 9

Locatelli
Quanto è forte Locatelli? Una bomba su una moto esplosiva. Non è scontato ma il ragazzo è davvero promettente e la casa dei diapason ha pescato bene.
Voto 8,5

Bassani
E’ il Bassanini della SBK, con una moto diversa e risultati uguali se non decisamente migliori dei suoi avversari. Lui è davvero la rivelazione del mondiale 2021.
Voto 9

VDMark
Il mai confermato VDMark chiude una gara che è come la sua stagione. Piena di promesse non mantenute e di podi visti di rado. Tutto dopo i soliti proclami fatti rimbombare, per la verità, non da BMW ma dalla stampa.
Voto 7

Bautista
Rischia la pellaccia ogni volta e ogni volta raccoglie sempre meno di quello che merita. E? l’anno prossimo, che torna in Ducati, che va valutato.
Voto 7,5

Davies
Chiude una stagione nera che è anche la sua ultima. Nemmeno una soddisfazione al livello di quelle che si aspetta. E gli tocca anche salutare la compagnia perché, diciamolo, mentre il suo fisico negli anni ha pagato un conto salato, il suo cervello funziona ancora bene da fargli prendere la decisione giusta: smettere.
Voto 6,5

Mercado
Tati ha una Honda che è ancora meno Honda delle altre due, fra tutte le difficoltà che ha e con tutte le gare che ha saltato a causa di vicissitudii economiche. Alla fine, Mercado è uno che non solo si merita quello che ha, ma anche qualcosa in più.
Voto 7

Sykes
Il tanto vituperato e sottovalutato Sykes, alla fine, è quello che dà di più a BMW, in termini di esperienza, impegno e maturità. Ma non basta, perché l’obiettivo non è solo quello.
Vediamo come va a finire.
Voto 6,5

 

MotoGP, Valencia: vince Bagnaia davanti a Martin e Miller! Bene Bastianini e… ciao Vale!

Bagnaia Valencia

L’ultimo week end del mondiale MotoGP 2021 altro non è che un gigantesco e meritato saluto a Valentino Rossi ed è la gara a fare da contorno.
Forse tutto è a tratti esagerato negli sconfinamenti mistico-religiosi e strappalacrime ma sicuramente dovuto per quello che è stato un simbolo delle corse in moto dell’ultima era.
A Rossi il merito di aver fatto diventare mainstream uno sport che, senza di lui, non lo sarebbe mai stato, merito che fa passare, almeno per oggi, in secondo piano tutte le alterazioni da ultrà che questa visione ha portato in un mondo che certe cose non se le aspettava, soprattutto da parte di chi questo fenomeno lo ha sfruttato.

A Valencia va in scena una gara che vede Ducati dominare senza se e senza ma, con un Bagnaia ed un Martin impeccabili ed un Miller che dimostra di meritare comunque la moto rossa. A questi vanno aggiunti uno Zarco competitivo ed un Bastianini tanto forte e meritevole quanto ignorato dai media, forse per il suo non essere della crew. Da menzionare, poco altro, se non le Suzuki tornate in forma e un Quartararo che pensa alle vacanze.
Ah, a proposito, lascia la MotoGP anche Petrucci, uno che non dovrebbe andare via e di cui questa settimana si è parlato poco e niente. Peccato.

Ma è l’addio del 46, la cosa da festeggiare oggi. Nella speranza che, al netto di tutti i talenti che questo sport ci regalerà, si cercherà di puntare un po’ di più sul movimento e non esclusivamente sui singoli, proprio per non dover soffrire così in giornate come queste, a causa di un all in forse un po’ esagerato.

 

Minicronaca
Al via Martin prende subito metri ma con lui c’è Miller poi Mir, Bagnaia, Rins, Quartararo, Binder Aleix Espargaro, e Rossi davanti a Zarco.

Bastano pochi giri per capire che Miller non ha il passo.
Ce l’ha invece Mir che però deve cedere a Bagnaia in rettilineo.
La potenza Ducati non basta però perché Rins fa il giro veloce e passa anche davanti al suo compagno di squadra per andare a cercare le due Ducati in fuga.
A meno 13 Bagnaia passa e rimane in testa dopo diversi tentativi. Alle loro spalle tutto uguale ad eccezione della performance di Zarco, in risalita, e di Bastianini da 19° a 9° davanti a Rossi.
Pochi giri in più sono quelli che servono a Miller per ritrovare grip e crono e passare Mir. Sono tre le Ducati davanti a tutti.
Finisce così: Bagnaia, Martin, Miller, Mir, Quartararo, Zarco, Binder, Bastianini, Aleix Espargaro, Rossi che chiude i 10 e la carriera da 10 e lode!

Pagelline

Bagnaia
Vince, stravince e convince.
Nient’altro da aggiungere. Moto migliore e pilota più in forma oggi le hanno suonate a tutti.
Voto 10

Martin
Qualcosa in più che il miglior rookie. Martin è già un veterano, uno di cui aver letteralmente paura. E’ un top rider spaventoso, forse uno dei più grandi talenti degli ultimi anni.
Voto 10

Miller
Da vero eroe romantico soffre per quasi tutta la gara e poi fa podio.
Il lato old school del motociclismo e del protagonista sofferente a cui manca sempre qualcosa per trionfare. Ci piace anche per questo.
Voto 9

Mir
Da campione del mondo uscente, molto uscente, fa una gara onesta ma cede un podio che avrabbe avuto molto significato. Invece niente.
Voto 7,5

Quartararo
In vacanza dal giorno in cui ha vinto il mondiale, è evidente che gli mancano le motivazioni. La stanchezza è comprensibile ma è atteso per la sua difesa del titolo.
Voto 6,5

Zarco
Fa il suo dovere ma è evidente che il suo campionato è iniziato con altre aspettative. Da capire come andrà a finire…
Voto 6,5

Binder
Un po’ opaco, un po’ anonimo, è comunque la miglior KTM al traguardo, segno che ci mette più di tutti i suoi compagni di marca e che forse è la moto austriaca ad aver avuto uno stop.
Voto 7

Bastianini
Una rimonta da film sportivo strappalacrime. Un personaggio non personaggio inspiegabilmente (si fa per dire) ignorato dai media. Una evento sportivo può avere un vincitore solo ma di certo Enea ha vinto il suo mondiale.
Voto 8,5

Aleix Espargaro
Aprilia è migliorata e lui è il rappresentante della crescita di Noale.
Forse il risultato non rappresenta al 100%, almeno oggi, la situazione della casa italiana, eppure c’è molto di buono.
Voto 7

Rossi
Forse questa è la gara del 2021 in cui si diverte di più.
Leggero e scarico di ogni pressione e responsabilità, girando per godersi la festa, è arrivato un 10° posto che sa, almeno nel cuore, di decimo titolo.
Voto 10 e lode alla carriera

Ducati and Suzuki: ready for Moto2!

Kalex

The news is one of those easy to report:
The trend that sees the commitment in Moto2 of the manufacturers involved in MotoGP increase year after year is destined to grow.
After MV, KTM and from next year, also Yamaha, engaged in the junior class with Moto2 which obviously have a Triumph engine and their own chassis or in any case derived from something already on the grid (Kalex, mainly), here are other big names.

Ducati, but especially Suzuki, these are the rumors, could be be ready to enter Moto2 starting from 2023 but given the type of commitment someone could do it even earlier ..
Suzuki, in particular, would already be far ahead in the negotiations, having an open channel with the Aspar team to complete the operation even if Aspar seems to have chosen Gas Gas already.

The big change, which could take place as early as 2023, is actually a small one.
It is not a question of designing new motorbikes or of really bringing manufacturers into a championship that have never raced, but only of widening the grid or, even, if it is believed that the number of motorcycles currently cleared is sufficient, injecting a couple of brands in existing teams.

Once the rumor is cleared, it’s time to understand why all this. That is what exactly can be used, to call Ducati or Suzuki of the Triumph-powered Kalex.

The first reason is related to the market. For a manufacturer it is much easier and cheaper to set up a team (or even to call an existing team by its name), than to pay millions to have riders already under contract with other teams such as KTM or Yamaha, which instead have the their top riders on a track since the junior classes. KTM and Team Asia are teaching that riders need to be signed up when the’re still junior and this is demonstrated by the fact that KTM has the best rookies available automatically for next year, so much so that they don’t know where to place them.

The second reason is related to the Brand.
Of the current audience, only a small percentage are aware that a class that struggles to get mainstream attention, is using bikes with a Triumph engine and either a Kalex or Boscoscuro chassis.

The bikes are called by the name of the team, or of the sponsor. The stoned press does the rest. Asleep on financial and political macro-themes and busy as it is just raking in clicks with distorted statements, factoids, desires and hopes of the darling of the moment, press would certainly not spend its days repeating that the Ducati Moto2s are not really Ducati’s, as indeed they are not currently doing it, not even for MV or KTM.
The press, and it is now well known, even in the case of so-called specialized sites, is only interested in mass clicking and the latter is certainly not achieved with those that are considered as technicalities by housewives and kids.
Already there is to survive the retirement of Valentino. There’s no place for anti-click details.
And Dorna is happy to do the bad copy of F1, so this would be enough to get everything back.




Ducati e Suzuki: pronte per la Moto2!

Kalex

La notizia è di quelle facili da riportare:
Il trend che vede aumentare, anno dopo anno, l’impegno in Moto2 delle case coinvolte anche in MotoGP è destinato a crescere.
Dopo MV, KTM e dal prossimo anno, anche Yamaha, impegnate nella classe cadetta con Moto2 che hanno un motore ovviamente Triumph e un telaio proprio o comunque derivato da qualcosa già in griglia (Kalex, principalmente), ecco arrivare altri big.
Ducati, ma soprattutto Suzuki, questi i rumors, sarebbero pronti ad entrare in Moto2 a partire dal 2023 ma visto il tipo di impegno qualcuno potrebbe fare anche prima..
Suzuki, nello specifico, sarebbe già molto avanti nelle trattative, avendo un canale aperto con il team Aspar per completare l’operazione anche se Aspar sembrerebbe aver già chiuso con Gas Gas.

Il grande cambiamento, che potrebbe aver luogo addirittura a partire dal 2023, è in realtà un cambiamento piccolo.
Non si tratta di progettare nuove moto o di far entrare realmente delle case in un campionato che non hanno mai corso, ma solo di allargare la griglia o, addirittura, nel caso si ritenga che il numero di moto attualmente schiarate sia sufficiente, iniettare un paio di brand in team già esistenti.

Una volta chiarito il rumor, è il momento di capire il perché di tutto questo. Ovvero a cosa può servire esattamente, chiamare Ducati o Suzuki delle Kalex motorizzate Triumph.

La prima ragione è legata al mercato. Per una casa è molto più semplice e meno costoso mettere su un team (o addirittura chiamare col suo nome uno già esistente), che pagare a suon di milioni per avere piloti già sotto contratto con altre squadre come KTM o Yamaha, che invece hanno i loro top rider su un binario sin dalle classi junior. KTM, Team Asia, insegnano che ormai i rider si mettono sotto contratto subito e la cosa è dimostrata dal fatto che KTM ha i migliori rookies disponibili in automatico per l’anno prossimo, tanto da non sapere dove metterli.

La seconda ragione è legata al Brand.
Del pubblico attuale, solo una ridotta percentuale è consapevole del fatto che una classe che fa fatica ad ottenere un’attenzione mainstream, schieri moto con motore Triumph e telaio Kalex o Boscoscuro che sia.

Le moto vengono chiamate con il nome del team che comunicano, o dello sponsor. La stampa di rincoglioniti, fa il resto. Addormentata sui macrotemi finanziari e politici e occupata com’è solo a rastrellare click con dichiarazioni distorte, fattoidi, desideri e speranze del beniamino di turno, non passerebbe certo le giornate a ripetere che le Ducati Moto2 non sono veramente delle Ducati, come del resto non accade attualmente nemmeno per le MV o per le KTM.
La stampa, ed è ormai conclamato, anche in caso di siti cosiddetti specializzati, è interessata solo al mass clicking e quest’ultimo non si consegue di certo con quelli che per casalinghe e ragazzini sono tecnicismi.
Già c’è da sopravvivere al ritiro di Valentino, figuriamoci se si va tanto per il sottile con dettagli scaccia click.
E Dorna è contenta di fare la brutta copia della F1, quindi basterebbe già questo per far tornare tutto.



MotoGP, Portimao: Bagnaia imbattibile davanti a Mir e Miller. Quartararo confuso e ko!

Bagnaia Portimao

La gara di Portimao offre la super emozione di un Bagnaia inaffrontavile, perfetto, cristallino, oltre all’emozione di un Quartararo poco motivato, che evidentemente prima non ce la fa e poi butta via tutto.
Non c’è molto altro se non l’exploit di Alex Marquez, incompiuto solo perché gli manca il podio, e l’orgoglio di Miller, che almeno salva la faccia.
Non c’è davvero molto altro perché le Yamaha Senior fanno orrore, e i bravissimi rookie fanno qualcosa meno delle attese.
Però Ducati porta a casa un mondiale meritato, anche se vinto in tanti contro un solo uomo. Ducati ha il pregio di schierare solo ottime moto mentre Yamaha ha un one man band, Quartararo, a cui non ci può chiedere ogni volta quello che non può dare.
Davvero, per oggi è tutto. Anche a voler cercare altro, come le briciole Suzuki o qualche dato da nerd, non c’è altro.

Bagnaia al via brucia Miller e Mir fa lo stesso dopo due curve.
Alex Marquez, invece, sorprende sulla sua Honda “ritrovata” e insidia da subito Martin. Qualche difficoltà per Quartararo che cresce ed è già sesto ma non è vicinissimo ai leader.
Con 18 da fare, vola out Aleix Espargaro mentre il duo Bagnaia-Mir ha un secondo su Miller e un secondo e mezzo su Alex Marquez.
A metà gara Bagnaia è in fuga su Mir con quasi 2 secondi di vantaggio, mentre è meno vicino a Mir che lo precede di quanto Miller sia vicino a lui nella lotta per il terzo gradino del podiom, anche se Alex cresce
A meno 5 è magico l’ingresso di Zarco su Martin. Il francese entra sul compagno di squadra mentre Alex viene infilato da Miller e Quartararo va addirittura out lasciando alla Ducati una grande occasione per il titolo costruttori.
Giro 23: Lecuona entra su Oliveira per un brutto crash e gara interrotta.
Bagnaia, Mir, Miller, Marquez, Zarco, Pol Espargaro, Martin, Rins, Bastianini, Binder, se non cambia qualcosa in classifica.
Ducati campione del mondo costruttori.

Pagelline

Bagnaia
Vince una gara senza che nessuno possa metterlo in discussione.
Una vittoria di forza. Oggi è irraggiungibile
Voto 10

Mir
E’ tornato quello che vinceva i mondiali… piazzandosi.
Meglio di niente. Campione del mondo molto uscente.
Voto 9

Miller
D’orgoglio recupera un podio che l’emozione gli stava portando via.
Voto 9

Alex Marquez
Il fratello non c’è e Alex balla. A momenti è podio, poi manca qualcosa.
E’ comunque best independent. Oggi se lo merita.
Voto 8,5

Zarco
Una seconda parte di stagione lontana dalle attese ma è titolo di best independent rider.
Voto 8

Pol Espargaro
Male, considerando che manca Marc e che un’altro Marquez gli finisce davanti, benino, guardando al piazzamento.
Voto 7

Martin
Oggi le busca. Le busca da Marquez, e da tanti altri. Sbaglia gomma, evidentemente, ma la classe comunque rimane.
Voto 6,5

Rins
Dovrebbe essere carico ma così non è. O forse, visto i tanti zeri, c’è di che ringraziare…
Voto 6

Bastianini
Non è la miglior Ducati ma un duello, lo vince, ed è quello del suo box.
Un occhietto anche alla classifica di best rookie. Tanta tanta roba visto che il suo avversario diretto ha una moto ben superiore.
Voto 7,5

Binder
Centra la top ten ma è lontano dai fasti attesi. Però vedendo le altre arancioni va ringraziato.
Voto 6,5

VR46 meets Ducati while talking to Yamaha. Everything ok except the sponsor. Aramco sponsoring Dorna?

Vale e Carmelo

They write VR46 TEAM, should we all read Carmelo Ezpeleta (Dorna)?
This is what happened to Valentino Rossi’s MotoGP team even before it made its debut, indeed, even before finding a concrete configuration, or perhaps perhaps precisely for not having found it until now … and we’re talking about money.
By now, most will have noticed some key statements made by some key people, regarding the activities within Valentino’s entourage.
The last to speak was Pablo Nieto, never heard on the subject until recently, who is evidently promoted to the role of spokesperson while for Uccio Salucci officially Team Principal, after the clumsy attempt to follow the organizational part with a lot of fool with Tanal , a return to the role of VR companion in his future automotive adventures is announced. And therefore much less presence in the paddock, for him.
This configuration would have begun to take shape already after the surreal press conference of the Prince, after the two payment deadlines missed in the maddening waitingce for the 90 million and the other farce of the open doors event in the Saudi residence, in fact never opened as it was probably the result of somebody’s fantasy

It is from that moment that VR, surprising more than a few interlocutors, has begun to repeatedly declare that the team does not concern him, even going so far as to reply angrily, asking the press, always all friendly, not to deal with the matter with him anymore. Even if the MotoGP team is goint to bear his name

Now there is only the VR brand remained
A VR46 brand in the world is necessary, for all the merits that Valentino has.
In truth, a Valentino who is always present in flesh and blood would also be needed but, in fact, he cannot be forced to be a non-participating showcase man. Rossi has a family, a baby on the way, and four-wheeled projects to devote himself to. He can go to some races to sign some autographs but he certainly cannot be put at the wall to unravel the daily hassles of a working team manager. He doesn’t feel like it. Not him.
The team would have been a gift to his entourage, to ensure that people close to him had a real job but the beneficiaries were not able to make the most of the opportunity. Ok the Moto3 and Moto2 teams when things went automatically and VR was still present but MotoGP is a game for adults and the results were seen even before starting.
The fool with Aramco inconveniently bothered or burned too prematurely, followed by the Tanal hoax and the whole ridiculous circus of non-existent characters, projects and companies have given a good blow to a VR46 management that management has never been. It is not enough to be friends with the boss to have business management skills and everyone has noticed this. A bit like there will be a difference between selling, as VR46 apparel, Valentino’s and Vinales’ t-shirts.
For this Pablo Nieto appeared.

Why Nieto and in what role
Pablo Nieto is not by chance in VR46. Decent (nothing more) rider of the 125 class and soon passed on the other side of the wall (we are talking about 2008-2009). Son of the legend Angel Nieto, cousin of Fonsi, has a long history as a trusted man by Carmelo Ezpeleta, a longtime family friend, and his career began with a “friendly” project.
Anyone who remembers the Onde 2000 team (Sete Gibernau drove) knows that his start was not the most fortunate. Owned by Francisco Hernando, friend of Carmelo Ezpeleta known as “El Pocero”, a much discussed Spanish character “and for this reason he quickly expatriated from the Iberian country to go and build elsewhere, the team, after a 2008 in 125 with Pablo Nieto and Raffaele De Rosa , landed in MotoGP on the wrong foot and then revealed anything but solid foundations.
It should have been sponsored by the government of Equatorial Guinea due to a building project on site but then the project turned out to be smoky (the famous “Empresas Zombi” of Pocero) and it would have been necessary to remove the logo of the country of reference.
The motorbikes, without logo, would then take the colors of the flag (white red and green for the fairings and blue in the front) and then return to the original classic version (white and black) with the manufacturer’s name as sponsor instead of that of the project.
In short, something critical. After a few races on a Desmosedici, the shutdown, and Gibernau on foot forever until his return to MotoE in 2019. These are the beginnings of Pablo Nieto as team manager, reported not to define his responsibilities or abilities (he also obtained important results with Vinales and VR46) as well as to circumscribe his proximity to Dorna and Ezpeleta also by virtue of his illustrious descent.
Nieto is one of those who knows what to do in mangy situations and who, above all, knows what to say. One who does not take dangerous initiatives, indeed he does not take any at all and who, for this reason, can be trusted.

Onde 2000 1
Onde 2000 1

 

Onde 2000 2
Onde 2000 2

The bad rumors popping up
In the last few days the rumors that see VR46 MotoGP not with Ducati but with Yamaha or at least in close negotiations with the Japanese and Jarvis, whose son, after having worked for years in VR46 now manages what will be the future Yamaha Mastercamp team Moto2, are on.

The matter, surprising as it may be, does not necessarily have to do with the agreement signed some time ago, the one in which Dall’Igna, Ezpeleta and Salucci appeared in the photo. Ducati has a 3-year contract with VR46 for motorcycles and the agreement requires Bologna to be paid for those.
If there were not the money they needed, in Bologna they would be forced, in spite of themselves, to give the bikes (one of which is a factory, moreover) to other interlocutors but in Ducati on the financial theme they are still guaranteed and for this reason, that whether they are or not, they say they are secured. On Thursday there was a technical meeting that clarified some organizational details and referred to the mechanics staff, but not which sponsor will be. It is curious but this is the case. Ducati does not care who will pay them for the bikes and where they will find the money.
Also for this reason, however, rumors of a support for Bastianini would have emerged that he would find himself deserving more, the bike of Marini, if things did not go. Although Ducati reiterates that Basstianini will not have a 2022, the rumors remain. They are just rumors, it is clear, but if it is true that Don Carmelo takes everything in hand, they find meaning.

I pay, I decide
This is what anyone would say, including Carmelo Ezpeleta, called to relive, once again, the dejavu of having someone to help every year.
If previously the fact of having 8 Ducatis on the track would have been a matter to suffer (each customer chooses the bikes he prefers, if he pays them), with a different situation, perhaps it is better to try to rebalance the grid.
Two Yamahas instead of two Ducatis would be a perfect rebalancing of the forces on the field and would cost even less.
To Dovizioso an official bike, and for Binder who cares, and the Marini-Bezzecchi duo, the current bikes of Razali’s team which, among other things, according to other rumors, has a future, beyond 2022, which is anything but guaranteed. All at a much lower cost than two reds, one of which is factory ’22.
Giving it to Bastianini would make everyone happy. And having two trusted Yamaha customers in case Razali jumped would make everyone more relaxed.
When could all this happen? Most likely from 2023 but some say even earlier.

Under these conditions, perhaps it is true that Aramco is “back” in the game and at this point nobody lies.
They don’t lie in VR46 and those of Aramco don’t lie either.
The first, starting with the spokesman Pablo Nieto, would be reassured by Don Carmelo. And the oilmen would have recently been triggered by the latter.
But more than getting back into the game, it’s about getting into the game, for the first time.
Because it is one thing if you are put in the game without your knowledge by a fake architect or a bankrupted team manager from Terni and then you have to talk to someone in shorts, another thing is if the contact comes from Dorna in person, perhaps through Stefano Domenicali, a friend of Ezpeleta and great boss of Formula 1, a championship in which Aramco already has a role.
The fact that Aramco enters as a sponsor of the championship and also ends up saving the a team is a separate matter.
What you have to look at is not what Aramco decides to do but the door through which he chooses to enter.
It is one thing to enter with the Dorna endorsement, it is quite another to go and do the sponsor on two motorbikes that risk being nothing more than Cinderellas.
Aramco can buy MotoGP with money coming from employee meal vouchers. Nobody believes that as an unfulfilled dream it has to end up on the fairing of the most “recommended” rider in the history of motorcycles.

Fortunately, these are just blogger arguments. Which are already something, since the professional sector press is busy pretending nothing is happening.
The truth, whatever it happens, will come out in Valencia, but we are already in overtime.

 

Need a summary of the Telenovela? Here it is,!

August 6th 2021
Wheeler-dealers, princes, oilmen and suspicious companies: is someone exploiting VR46 and Valentino without their knowledge?
https://www.misterhelmet.com/wp-admin/post-new.php

August 14th 2021
Team VR46: Ducati rumors worried about a possible scam. A rescue press conference on Wednesday?

August 15th 2021
Tanal-VR46: senza Arabi né petrolieri, che si fa? Ma soprattutto quando? E chi paga?

August 22nd 2021
Tanal-VR46, la conferenza stampa del Principe: 90 milioni arrivano in mongolfiera!

August 26th 2021
Tanal and VR46: the farce at its peak. Two payments have already been postponed. Tanal’s castle of lies collapses

August 31st 2021
SKY renews and saves VR46 and WithU. Yamaha saves SRT. Here’s how Valentino gets out of the bad business with Tanal!

September 6th 2021
Tanal-VR46: the first choice, Aprilia, hadn’t taken the bait. Numerous Testimonies are coming!

September 8th 2021
That time Tanal Global Holdings tried to scam the Ivory Coast Government

September 12th 2021
Valentino Rossi: “the VR46 Team is not my problem”. The cowardly Press, The Sugar Daddy SKY, the non-existent Sponsor companies!

September 15th 2021
VR46: Aramco back in the game but with credible interlocutors? The new rumors!

October 7th 2021
MotoGP and Moto2: Tanal and the others, “out of the game”

October 22nd 2021
VR46, possible announcement at Misano but there are worrying rumors!

October 31st 2021
VR46 confirms but Aramco denies. Who is lying? Nieto announces. Uccio fired?



VR46 incontra Ducati mentre parla con Yamaha. Tutto ok tranne lo sponsor. Aramco sponsor di Dorna?

Vale e Carmelo

Si scrive VR46 TEAM, si legge Carmelo Ezpeleta (Dorna)?
Questo è quello che è successo al team MotoGP di Valentino Rossi ancora prima di debuttare, anzi, ancora prima di trovare una configurazione concreta, o magari forse proprio per non averla trovata fino ad ora… e si parla di soldi.
Ormai i più avranno fatto caso ad alcune dichiarazioni chiave fatte da alcune persone chiave, riguardanti proprio le attività interne all’entourage di Valentino.
L’ultimo a parlare è stato Pablo Nieto, mai sentito sul tema fino a poco fa, che è evidentemente promosso al ruolo di portavoce mentre per Uccio Salucci ufficialmente Team Principal, dopo il maldestro tentativo di seguire la parte organizzativa con tanto di figuraccia con Tanal, è annunciato il ritorno al ruolo di accompagnatore di VR nelle sue avventure automobilistiche future. E quindi molto meno presente nel paddock.
Questa configurazione avrebbe iniziato a prendere forma già dopo la conferenza stampa surreale del Principe, dopo le due scadenze di pagamento mancate nella folle attesa dei 90 milioni e l’altra farsa delle porte della residenza saudita, di fatto mai aperte in quanto probabilmente frutto della fantasia e di qualcuno.

E’ da quel momento che VR, sorprendendo più di qualche interlocutore, ha iniziato a dichiarare ripetutamente che il team non lo riguarda, fino ad arrivare addirittura a rispondere stizzito, chiedendo alla stampa, sempre tutta amica, di non trattare più con lui la faccenda della squadra MotoGP che pure porta il suo nome

Ormai di VR c’è solo il brand
Un brand VR46 al mondiale serve, per tutti i meriti che ha Valentino.
In verità servirebbe anche un Valentino sempre presente in carne e ossa ma, di fatto, non lo si può costringere a fare l’uomo vetrina non partecipante. Rossi ha una famiglia, una bimba in arrivo, e progetti a quattro ruote ai quali dedicarsi. Può andare a qualche gara a firmare qualche autografo ma di certo non si può mettere al muretto a sbrogliare le rogne quotidiane di un team manager che lavora. Non ne ha voglia. Non lui.
Il team sarebbe stato un regalo ai suoi, per far sì che delle persone a lui vicine avessero un mestiere vero ma i beneficiati non sono stati in grado di far fruttare l’occasione. Ok i team Moto3 e Moto2 quando le cose andavano in automatico e VR era ancora presente ma la MotoGP è un gioco per adulti e i risultati si sono visti ancora prima di cominciare.
La figuraccia con Aramco scomodata a sproposito o bruciata troppo prematuramente, seguita poi dalla bufala di Tanal e tutto il circo ridicolo di personaggi, progetti e aziende inesistenti hanno dato un bel colpo ad un management VR46 che management non è mai stato. Non basta essere amici del capo per avere le competenze di gestione aziendale e di questo si sono accorti tutti. Un po’ come ci sarà differenza fra vendere, come VR46 apparel, le magliette di Valentino e quelle di Vinales.
Per questo è comparso Pablo Nieto.

Perché Nieto e con che ruolo
Pablo Nieto non è per caso in VR46. Discreto (niente di più) pilota della 125 e ben presto passato dall’altra parte del muretto (si parla del 2008-2009). Figlio della leggenda Angel Nieto, cugino di Fonsi, ha un lungo passato di uomo di fiducia di Carmelo Ezpeleta, storico amico di famiglia, e la sua carriera è iniziata proprio con un progetto “amico”.
Chi ricorda il team Onde 2000 (guidava Sete Gibernau), sa che il suo inizio non è stato dei più fortunati. Di proprietà di Francisco Hernando, amico di Carmelo Ezpeleta detto “El Pocero”, personaggio spagnolo molto discusso” e per questo velocemente espatriato dal paese iberico per andare a costruire altrove, il team, dopo un 2008 in 125 con Pablo Nieto e Raffaele De Rosa, è sbarcato in MotoGP con il piede sbagliato ed ha poi rivelato basi tutt’altro che solide.
Avrebbe dovuto essere sponsorizzato dal governo della Guinea Equatoriale per via di un progetto edilizio in loco ma poi il progetto si è rivelato fumoso (le famose “Empresas Zombi” del Pocero) e si sarebbe reso necessario togliere il logo del Paese di riferimento.
Le moto, senza logo, avrebbero poi preso i colori della bandiera (bianco rosso e verde per le carene e blu per il cupolino) per poi tornare alla versione classica originaria (bianca e nera) con il nome del costruttore come sponsor al posto di quello del progetto.
Un qualcosa di critico, insomma. Dopo poche gare su una Desmosedici, la chiusura, e Gibernau a piedi per sempre fino al suo ritorno in MotoE nel 2019. Questi gli inizi di Pablo Nieto come team manager, riportati non per definire le sue responsabilità o capacità (ha ottenuto anche importanti risultati con Vinales e con VR46) quanto per circoscrivere la sua vicinanza con Dorna ed Ezpeleta anche in virtù della sua discendenza illustre.
Nieto è uno di quelli che sa cosa fare nelle situazioni rognose e che, soprattutto, sa cosa dire. Uno che non prende iniziative pericolose, anzi non ne prende affatto e di cui, per questo, ci si può fidare.

Onde 2000 1
Onde 2000 1

 

Onde 2000 2
Onde 2000 2

Le brutte voci che girano
Sono degli ultimi giorni le voci che vedono VR46 MotoGP non con Ducati ma con Yamaha o per lo meno in trattativa serrata con i Giapponesi e Jarvis, il cui figlio, dopo aver lavorato per anni in VR46 adesso gestisce quello che sarà il futuro team Yamaha Mastercamp Moto2.

La faccenda, per quanto sorprendente, non ha necessariamente a che fare con l’accordo firmato qualche tempo fa, quello in cui nella foto sono comparsi Dall’Igna, Ezpeleta e Salucci. Ducati ha un contratto di 3 anni con VR46 per le moto e l’agreement prevede che Bologna venga pagata per quelle.
Se non ci dovessero essere i soldi che servono, a Bologna sarebbero costretti, loro malgrado, a dare le moto (una delle quali factory, per di più) ad altri interlocutori ma in Ducati sul tema finanziario sono comunque garantiti e per questo motivo, che lo siano o meno, si dicono tranquilli. Nella giornata di giovedì c’è stato un incontro tecnico che ha chiarito alcuni dettagli organizzativi e riferiti allo staff dei meccanici, ma non quale sarà lo sponsor. E’ curioso ma le cose stanno così. A Ducati non interessa chi gli pagherà le moto e dove troverà i soldi.
Anche per questo, però, sarebbero emerse le voci di un supporto a Bastianini che si troverebbe ad avere meritandola di più, la moto di Marini, se le cose non dovessero filare. Anche se Ducati ribadisce che Basstianini non avrà una 2022, le voci rimangono. Sono solo voci, è chiaro, ma se è vero che prende tutto in mano Don Carmelo, trovano un senso.

Pago io e decido io
E’ quello che direbbe chiunque, incluso Carmelo Ezpeleta, chiamato a rivivere, ancora una volta, il dejavu di avere ogni anno qualcuno da aiutare.
Se prima il fatto di avere 8 Ducati in pista sarebbe stata una faccenda da subire (ogni cliente si sceglie le moto che preferisce, se se le paga), con una diversa situazione, forse è meglio cercare di riequilibrare la griglia.
Due Yamaha al posto di due Ducati, sarebbero un perfetto ribilanciamento delle forze in campo e costerebbero anche meno.
A Dovizioso una moto ufficiale, a Binder quello che capita, e al duo Marini-Bezzecchi, le moto attuali del team di Razali che fra l’altro secondo altri rumors ha un futuro, oltre il 2022, tutt’altro che garantito. Il tutto spendendo decisamente meno rispetto a due rosse di cui una factory ’22.
Darla a Bastianini farebbe tutti contenti. E avere due Yamaha clienti di fiducia nel caso Razali saltasse, renderebbe tutti più tranquilli.
Quando potrebbe succedere tutto questo? Molto probabilmente dal 2023 ma qualcuno dice anche prima.

A queste condizioni, forse è vero che Aramco “torna” in gioco e a questo punto non mente nessuno.
Non mentono in VR46 e non mentono quelli di Aramco.
I primi, a partire dal portavoce Pablo Nieto, sarebbero stati rassicurati da Don Carmelo. E i petrolieri sarebbero recentemente stati innescati proprio da quest’ultimo.
Ma più che tornare in gioco, si tratta di entrare in gioco, per la prima vol,ta.
Perché Un conto è se ti mettono in mezzo a tua insaputa un finto architetto o un team manager fallito di Terni e poi devi parlare con uno in pantaloni corti, altra cosa è se il contatto arriva da Dorna in persona, magari tramite Stefano Domenicali,amico di Ezpeleta e grande capo della Formula 1, campionato in cui Aramco ha già un ruolo.
Che poi il grande petroliere entri come sponsor del campionato finendo anche per salvare la pelle di un team, è un discorso a parte.
Quello che bisogna guardare non è quello che Aramco decide di fare ma la porta attraverso la quale sceglie di entrare.
Un conto è entrare con l’endorsement di Dorna, altra cosa è andare a fare di proposito lo sponsor su due moto che rischiano di fare poco più che i fanalini di coda.
Aramco la MotoGP se la può comprare con i soldi dei buoni pasto dei dipendenti. Non ci crede nessuno che come sogno irrealizzato abbia quello di finire sulla carena del pilota più raccomandato della storia delle moto.

Per fortuna questi sono solo ragionamenti da blogger. Che sono già qualcosa, visto che la stampa di settore è impegnata a far finta di niente.
La verità, male che vada, verrà fuori a Valencia, ma siamo già in overtime.

 

Serve un riepilogo della Telenovela? Eccolo qui, a partire da Maggio!

6 maggio 2021
MotoGP: perché ARAMCO non sa niente della partnership con VR46?

19luglio 2021
Valentino Rossi e Aramco: i dubbi crescono. Si svegliano stampa e finanza, ma non da noi!

1 agosto 2021
Faccendieri, principi, petrolieri e aziende “sospette”: qualcuno sfrutta a sua insaputa VR46 e Valentino? I nuovi comunicati non convincono!

14 agosto 2021
Team VR46: rumors Ducati preoccupata di un possibile raggiro. Mercoledì una conferenza stampa di salvataggio?

15 agosto 2021
Tanal-VR46: senza Arabi né petrolieri, che si fa? Ma soprattutto quando? E chi paga?

22 agosto 2021
Tanal-VR46, la conferenza stampa del Principe: 90 milioni arrivano in mongolfiera!

27agosto 2021
Tanal e VR46: la farsa al suo apice. Già due i pagamenti rimandati. Crolla il castello di bugie di Tanal

31 agosto 2021
SKY rinnova e salva VR46 e WithU. Yamaha salva SRT. Ecco come Valentino esce dalla figuraccia con Tanal!

5 settembre 2021
Tanal-VR46: Aprilia, prima scelta, non aveva abboccato. Arrivano numerose testimonianze!

8settembre 2021
Quando Tanal Global Holdings cercò di truffare il Governo della Costa d’Avorio

12 settembre 2021
Valentino Rossi: “il team VR46 non è un mio problema”. Stampa spaventata, Sky Sugar Daddy e aziende sponsor inesistenti!

15 settembre 2021
VR46: Aramco di nuovo in gioco ma con interlocutori credibili? I nuovi rumors!

7 ottobre 2021
MotoGP e Moto2: Tanal e gli altri, “fuori dai giochi”

31 ottobre 2021
VR46 conferma ma Aramco smentisce. Chi mente? Parla Nieto. Uccio silurato?
https://www.misterhelmet.com/vr46-conferma-ma-aramco-smentisce-chi-mente-parla-nieto-uccio-silurato/



VR46 confirms but Aramco denies. Who is lying? Nieto announces. Uccio fired?

aramco vr46

Misano was not the expected Italian happy ending for the VR46 package, either directly or indirectly.
Valentino Rossi started last and finished in the top ten. All in all, an acceptable result given the season, but certainly not one of those expected until recently when it came to a decent home farewell to his longtime career.
Bad also Bagnaia, considered as the flag of the Academy, on the ground to resist a Marquez who won the race in the home of others on a circuit that by conformation should have said no.
It did not go well even for the rest of the Valentno boys who did not shine in either Moto2 or Moto3, where a former VR46, Dennis Foggia, won his race.
The results of Morbidelli, 14th and Marini 9th and humiliated by his teammate Bastianini, which feeds controversy over the bikes that will be assigned to the two in 2022 (Marini the factory and Bastianini an old bike), close the weekend, but it is not over yet.

The thing that should worry, even if hardly anyone talks about it, is the failure to announce the sponsor of Valentino’s MotoGP team, on which a dangerous silence has fallen for months.

It is not clear why it was a non-organizational or financial figure who broke it, but a technician, a figure who until now had never expressed himself on issues of this type, or perhaps this is a signal.

There are some certainties in the team: The riders will be Marini and Bezzecchi, while the historical employees of VR (Munoz, Flamigni, Gavira) are confirmed in their technical roles.
Who seems to be out of authority is Uccio Salucci who, apparently, will remain in the role most suited to him of Valentino’s Bottle & Towel Manager even in car racing. An accompanying role that, plausibly, prevents him from pursuing commercial agreements.
The most malicious will have thought that all this is due to the mess put up in recent months but Nieto’s tranquility seems to deny the rumors about the team that Valentino does not care about (he admitted this by declaring that the sponsorship problems do not concern him).

According to Pablo Nieto, in fact, the choice not to give news would be linked to the desire to better manage the last Italian VR race and otherwise everything would be fine with Aramco, despite the slowness of the evolution of the matter.

“As you know, we have made this deal with Aramco in the past. Things are going very, very slowly, but they are on the right track.”

And still:

“This is the most important thing and, at the moment, the thing I can tell you is that we are working on it. There are some delays, but we are on the right track and we are still working on it.”

So after months the oil sponsor reappears, despite the official and repeated denials of its press office (Brunswick has repeatedly written to this website as well) and of its CEO who has spoken in first person publicly.

It is bad to use the term “liar” but someone is not telling the truth, because if things were to be as the Spaniard says, it would mean that Aramco has been denying something for which he was negotiating for months. Aramco has not released “no comment” but has categorically denied any past and present negotiations with VR46.
If, on the other hand, things were as described by Aramco, it would be someone from VR46 who made the mental films.

The surprising thing, however, is not so much pulling in a sponsor who has always denied it, but deliberately choosing to ignore the fact that for 6 months and for about 4,000 published articles, we have put up with the ridiculous intentions of Prince Abdulaziz bin Abdullah bin Saud bin Abdulaziz Al Saud, his advisor Architect (later revealed to be non-architect) Marco Bernardini, and the elusive Tanal Entertainment Sport and Media.
The triptych became the protagonist of Press releases for events that never happened (Fantastic Trophy), never created situations (construction of motorcycles), non-existent company headquarters (photoshopped buildings), never registered trademarks, and unreal press conference, all without concludeing anything.
We can report here the links of everything that has been declared but things do not change because nothing has ever really happened as it is a hoax carried on for months.

From the doors of the Prince’s residence that had to be opened to the press, to the races in the desert, to electric motorcycles, up to the repeated deadlines that were not met, everything was simply an invention.

The 90 million for the 5 years did not arrive, but not even the 18 million for the next season.
In April-May, the clarifications on the VR46 MotoGP team seemed imminent.
Aramco had even disappeared from journalistic reasoning, replaced by Tanal who still appears on Marini’s Moto2 and MotoGP along with other NON-EXISTING companies such as brands, offices and activities, while now it seems normal that the he news arrives at the end of the season. Yet another deadline.

And none of the insiders dare to ask anything about something that has been talked about for months, that is, and we repeat it, Tanal, the Prince, a councilor who was everywhere, and dozens of projects that turned out to be bogus.
A stage made up of liars, sleepy amateurs, incompetent, hustlers and cowards who do not have the courage to ask a question despite their professional ethics should force it on them.

Then we will do it: Tanal, the Prince and the Councilor, what happened to them?
And who lies between Aramco who says they are not involved and VR46 who instead says that everything is okay with the oil giant?

Fans who watch this show, who pay to watch MotoGP on TV, who click on sites or buy magazines, can draw their own conclusions about the people they give their money to.

And for those who want to see the show again, the episodes are all here, starting with the August episode:

August 6th 2021
Wheeler-dealers, princes, oilmen and suspicious companies: is someone exploiting VR46 and Valentino without their knowledge?
https://www.misterhelmet.com/wp-admin/post-new.php

August 14th 2021
Team VR46: Ducati rumors worried about a possible scam. A rescue press conference on Wednesday?

August 15th 2021
Tanal-VR46: senza Arabi né petrolieri, che si fa? Ma soprattutto quando? E chi paga?

August 22nd 2021
Tanal-VR46, la conferenza stampa del Principe: 90 milioni arrivano in mongolfiera!

August 26th 2021
Tanal and VR46: the farce at its peak. Two payments have already been postponed. Tanal’s castle of lies collapses

August 31st 2021
SKY renews and saves VR46 and WithU. Yamaha saves SRT. Here’s how Valentino gets out of the bad business with Tanal!

September 6th 2021
Tanal-VR46: the first choice, Aprilia, hadn’t taken the bait. Numerous Testimonies are coming!

September 8th 2021
That time Tanal Global Holdings tried to scam the Ivory Coast Government

September 12th 2021
Valentino Rossi: “the VR46 Team is not my problem”. The cowardly Press, The Sugar Daddy SKY, the non-existent Sponsor companies!

September 15th 2021
VR46: Aramco back in the game but with credible interlocutors? The new rumors!

October 7th 2021
MotoGP and Moto2: Tanal and the others, “out of the game”

October 22nd 2021
VR46, possible announcement at Misano but there are worrying rumors!