Tanal-VR46, la conferenza stampa del Principe: 90 milioni arrivano in mongolfiera!

Il principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud

Le mie posizioni sul tema Tanal-Vr46 sono note.  Le ho espresse in un video e vari articoli o post. E potete leggere gli articoli principali qui.

Faccendieri, principi, petrolieri e aziende “sospette”: qualcuno sfrutta a sua insaputa VR46 e Valentino? I nuovi comunicati non convincono!

 

Team VR46: rumors Ducati preoccupata di un possibile raggiro. Mercoledì una conferenza stampa di salvataggio?

 

Tanal-VR46: senza Arabi né petrolieri, che si fa? Ma soprattutto quando? E chi paga?

 

 

Ho molti dubbi e li ho documentati tutti.
Nonostante io abbia, diversamente da altri, spiegato tutte le mie ragioni, e forse proprio per questo, sono stato ignorato, poi sminuito, attaccato e insultato. Come potessi essere io l’ostacolo verso una partnership nella quale ogni giorno si crede sempre meno ma non lo si vuole ammettere.

Scrivo per l’amore che ho per il motorsport e la paura che qualche piccolo operatore sia danneggiato da quella che io credo sia una bufala.
Non so se ci siano truffatori. Di sicuro c’è tanto dilettantismo e ingenuità. Gli ingredienti più pericolosi quando si parla di soldi.

Solo una persona ingenua non riscontra anomalie al limite dell’assurdo in tutta questa storia e, ancora di più, nell’ultima conferenza stampa del Principe con un ristretto numero di giornalisti e due collaboratori.

1) Come mai è stata invitata solo la stampa Italiana?
2) Come mai sono stati invitati solo 7 giornalisti, due solo dei quali, extra settore?
3) Come mai moltissimi siti di motori ad alta visibilità non sono stati inclusi?
4) Come mai non erano presenti, né emissari di Dorna, né di VR46 che pure dovrebbero essere partner dell’iniziativa?
5) Come mai non è stata invitata Ducati nonostante in occasione della presentazione della nuova avventura, la foto è stata fatta con Ezpeleta, Salucci e Dall’Igna?
6) Come mai non è stata organizzata una piattaforma professionale e il governante di uno stato si è connesso ad una app pubblica, con tutti i pericoli del caso?
7) Come mai non è stato indicato alcun advisor per l’operazione, né tantomeno una banca garante, oltre agli studi legali delle due parti, cosa obbligatoria? 
8) come mai SKY, che aveva due giornalisti presenti, da settimane non nomina nemmeno più Tanal?
9) Come mai SKY che fa 8 post al giorno su Rossi, da giorni non nomina più alcun principe dopo che per settimane non ha parlato d’altro e ha aspettato 3 giorni per fare un post sulla conferenza?

L’idea che ci siamo fatti è che la conferenza stampa è servita a mostrare che esiste un principe. Perché questa cosa era stata messa in dubbio e perché, secondo qualcuno, sarebbe bastato far vedere una persona in tunica per legittimare tutto. Perché del resto, sull’onda delle altre affermazioni, hanno pensato che così come era da ritenere impossibile che tutte queste iniziative fossero dubbie, sarebbe stato altrettanto impossibile poter dubitare di un Principe, dopo averlo visto, seppure nella modalità sgranata di una conference call male organizzata.

Invece secondo chi scrive, e purtroppo secondo veramente pochi altri (solo Massimo Calandri di Repubblica ha espresso marcate perplessità), non è andata molto bene.

I personaggi che hanno “gestito” la conferenza, non hanno la credibilità necessaria per un’operazione del livello che vogliono far credere di avere.

“Prima che entra il principe”, ha esordito l’Architetto Bernardini (che architetto non è), sbagliando in apertura il primo di alcuni congiuntivi. Un architetto che parla male il francese, quasi per niente l’inglese, e che sbaglia le citazioni latine (l’Errata “Corrìgge” richiestami al telefono ancora mi rimbomba nella testa) e i congiuntivi italiani. Uno che confonde Overseas con Oversize la dice già lunga. 

Per non parlare della Head of Press and Communication Tanal Entertainment, Arianna Pasquale, che non sa il francese e soprattutto ha un livello di inglese da bambino, non conoscendo la differenza fra questions e answers, coniugando frasi mischiando lingue diverse come Salvatore ne Il nome della Rosa.
E’ il primo Head of Press and Communication che non parla le due lingue delle entità che rappresenta e che non ha alcuna esperienza di conunicazione e relazioni pubbliche internazionali, dato che non esiste nessuna traccia della sua attività in merito. Del resto nei comunicati non c’è un suo contatto personale, quindi almeno non dovrà rispondere ai giornalisti come invece dovrebbe fare chi ricopre il suo ruolo. Meglio così, perché in conferenza stampa la performance è ben al di sotto degli standard di una piccola Pro Loco.

Sul principe i dubbi crescono. Non assomiglia molto a quello di Wikipedia e, soprattutto, nonostante abbia studiato in UK, così dice l’enciclopedia, l’inglese lo parla male. Il francese, invece, è quello dei nordafricani che venivano a comprare le barche e i motori da mio nonno, mediatore di Pescherecci a Molfetta, che mi presentava questi personaggi che quando vanno all’estero si vestono da arabi per avere più credibilità, ma sono invece Maghrebini.
Qualche collegamento con la Korean Moroccan Holding Group gestito sempre da Bernardini verrebbe spontaneo, ma lasciamo perdere, dato che ci sono dubbi ben maggiori.

Lo sfondo della conferenza stampa, di cui siamo riusciti a rimediare sia audio che video e ve lo stiamo dimostrando con i dettagli, sarà anche quello della residenza estiva, ma noi una austerità di questo livello non l’abbiamo vista nemmeno in un centro massaggi (non chiedeteci da dove scaturisca questa analogia).
Qualcuno ci dice che questo signore, con un mini pc sulle gambe (non ha uno schermo da conference hall), che dovrebbe essere laureato in una prestigiosa università europea con passato di ministro è il vero principe? Va bene. A questo punto ci dispiace che lasci rispondere alle domande al suo rappresentante. E che i numeri delle sue iniziative, o non li conosca, o li spari a caso (le cifre riportate sono a livello di Microsoft, Google e Facebook). Per non parlare di Tanal che ovviamente fa tutto pur non essendoci da nessuna parte, prova di niente.

Il responsabile di un fondo privato che sta per spendere un miliardo, dichiara apertamente di aver sbagliato a mettere in piedi l’operazione che andrebbe comunicata prima in Arabia Saudita che all’estero. Vorrebbero costruire città, parchi, circuiti, automobili e moto, ma non sanno che i comunicati si devono rilasciare prima internamente. Eppure sulla stampa saudita NON ESISTE NIENTE IN MERITO ALLE ATTIVITA’ DI TANAL. Tanal non risulta mai se non quando si parla di un quartiere di case a Rhyad. Dilettantismo.
Tanal non esiste se non nei comunicati fatti rimbalzare sui siti delle due ruote e non solo, i quali hanno pubblicato tutto quello che hanno ricevuto, senza verificarlo mai, e facendolo diventare superficialmente credibile  grazie ad una link popularity di cui sono stati complici.

Chissà perché, invece, contemporaneamente, un altro fondo privato saudita, il PIF, ha acquisito la Pagani Automobili senza avvertire proprio nessuno, comunicando però, a cosa fatta, azionisti (con tanto di dettaglio %), banche coinvolte, board degli advisors, studi legali e cariche aziendali.
Quindi da una parte abbiamo UBS Investment Bank in qualità di advisor finanziario esclusivo di Pagani, Withers Studio Legale come consulente legale per gli azionisti venditori, Rothschild & Co e Freshfields Bruckhaus Deringer come advisor finanziari e consulenti legale del fondo.
Dall’altra, invece abbiamo Bernardini, Arianna Pasquale, che non ha alcuna esperienza in ambito comunicazione con agenzie internazionali, Uccio Salucci, Alberto Tebaldi e Giampiero Sacchi, team manager della fallita Ioda Racing che li ha accompagnati tutti da Carmelo Ezpeleta.
E nemmeno una banca garante o degli avvocati. Quasi uguale.

Si parla di 18 milioni per 5 anni e non si capisce chi, come, quando e con che tramite pagherà.
Ho comprato auto con più scartoffie e persone coinvolte.
Alle timide domande, il trio rilancia e spiazza con una ipotetica sponsorizzazione, anche per Dorna. E’ uno dei cliché che va in scena da aprile.

I progetti illustrati nella conferenza stampa più maldestra di tutti i tempi, con giornalisti timorosi di fare il loro lavoro per non scoprire qualcosa che non gli piace e conferenzieri lasciati galoppare nei pascoli della fantasia, sono gli stessi dei surreali comunicati già rilasciati in passato.
Quelli che ci avevano allertati, per intenderci. E adesso altri dettagli ci allarmano ulteriormente.

Prendete carta e penna per fare il conto.
I parchi diventano un investimento da 300 milioni.
Le città sono più di una, con quella che vede impegnato il solo Principe, Fantastic City, a costare, da sola, 75 miliardi.

200 milioni sono per le fabbriche di auto e motoveicoli. Auto e moto che, forse il principe non lo sa, diventerebbero il primo caso di produzione  automotive nei paesi arabi.
E il principe non si chiede come mai non vi siano precedenti in merito. Ma la famiglia del Principe, motociclista moderato che in passato correva ma adesso va piano, “ha importato per anni in Arabia Saudita Moto Guzzi, Ferrari, Autobianchi e Lancia”. Un particolare goloso da scrivere sui giornali, che quindi è per forza verosimile e che invece non è vero, perchè Autobianchi e Lancia in Arabia Saudita non sono mai state importate, e le Ferrari arrivano dagli Emirati dove l’importatore è Al Tayer. Fate voi e spiegateci anche questa.

Del resto, vista la poca resistenza del contraddittorio, anche sul tema Aramco, che viene liquidato con “avevamo detto che non ne parlavamo”, il rilancio è avvenuto a ruota libera.

L’interesse nel motorsport dei comunicati e delle dichiarazioni precedenti diventa, nel corso della conferenza stampa, l’acquisto del circuito di Modena oltre alla costruzione di una pista per test in Arabia Saudita.

L’amore per i motori, diventa l’acquisto di un team di F1, senza specificare però quale possa essere.

Per non parlare della costruzione (finalmente) di un circuito in Arabia Saudita per poter poi organizzare (finalmente) un GP nel paese, dimenticando che un circuito, in Arabia Saudita c’è già, a Jeddah, e lo ha costruito Tilke, che è architetto davvero. E c’è anche già un Grand Prix, previsto dal 3 al 5 dicembre di quest’anno. Altro che gli eventi Tanal che non si fanno mai.
L’account della Formula1 ha pubblicato già una simulazione di gara con le 27 curve della pista, il 18 marzo. Lo hanno visto in 600mila ma non il trio di press conferenzieri.
Questi signori, insomma, credono di essere pionieri di una cosa che esiste già da un po’. E nessuno dei giornalisti di motori presenti (alcuni direttori di testata) , fra SKY, Gazzetta dello Sport, GPOne, Motosprint, fa una piega a riguardo. Mio padre, però, che ha 76anni e non naviga su Internet, lo sa. Lo ha letto su Il Mesaggero.

 

E via così anche per tutto il resto.
Rilanciato il Fantastic Trophy, che per essere un progetto che parte a settembre è leggermente in ritardo, non essendo stata ancora costruita la moto con cui si deve correre, mentre le mongolfiere che avrebbero dovuto seguire la manifestazione, prendono vita e si trasformano, secondo Bernardini, in un evento internazionale:

“L’organizzazione di un campionato internazionale di mongolfiere che si chiama Ambassador Cup che nei vari comunicati stampa non è stato mai annunciato perché negli ultimi due mesi ne abbiamo lette di tutti i colori”, dice l’architetto.

Noi le abbiamo lette, ma qualcuno le ha scritte.
Per non parlare del fatto che l’Ambassador Cup di Mongolfiere, che si terrà, immaginiamo, in Umbria, esiste già con un altro nome.
Si chiama Sagrantino Cup, si tiene a Todi da 34 Lanni, ed è organizzata dall’aeronauta britannico Ralph Shaw.
Le foto mostrate in conferenza stampa sono prese proprio dal sito dell’evento Umbro. Chissà cosa ne pensa Shaw.

 

Sagrantino Cup
Sagrantino Cup

 

Questa fissazione per l’Umbria e per la presa in prestito, facendoli propri, di progetti che esistono già, è un leit motiv che abbiamo già avuto modo di segnalare.
Su una sede, un’idea, un evento, si mette il marchio Tanal, va bene anche Photoshop, e si lancia nel futuro. L’elenco è lungo. I giornali scrivono fiduciosi e si crea il tamtam mediatico che determina una credibilità con cui presentarsi.

Ma prima o poi bisogna pagare.
Mercoledì sono attesi i soldi e quindi vedremo se è tutto come dicono, nonostante il sistema di semafori ministeriali che da mesi posticipano l’accordo che viene dichiarato come firmato ma senza alcuna elargizione (altro mistero).
Ma anche se il denaro fosse vero, qualcuno deve spiegare il perché di tutte queste false credenziali, delle sedi fasulle, dei progetti che non esistono, dei numeri inventati e di un Principe che non è informato su niente di quello su cui sta per investire, coadiuvato da una struttura che, in pratica, non esiste e non assomiglia niente di quello che viene messo su in questi casi.

E comunque non è vero che se arrivano i soldi va tutto bene.
Al primo posto ci devono essere trasparenza e tracciabilità.
Se così non fosse potremmo associarci con chiunque, inclusi gli stati che violano continuamente i diritti umani ad ogni livello.
Ma forse questo qualcuno è già disposto a farlo.
E l’idea piace così tanto che non si bada a nient’altro e sembra tutto normale.



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