VR46 incontra Ducati mentre parla con Yamaha. Tutto ok tranne lo sponsor. Aramco sponsor di Dorna?

Vale e Carmelo

Si scrive VR46 TEAM, si legge Carmelo Ezpeleta (Dorna)?
Questo è quello che è successo al team MotoGP di Valentino Rossi ancora prima di debuttare, anzi, ancora prima di trovare una configurazione concreta, o magari forse proprio per non averla trovata fino ad ora… e si parla di soldi.
Ormai i più avranno fatto caso ad alcune dichiarazioni chiave fatte da alcune persone chiave, riguardanti proprio le attività interne all’entourage di Valentino.
L’ultimo a parlare è stato Pablo Nieto, mai sentito sul tema fino a poco fa, che è evidentemente promosso al ruolo di portavoce mentre per Uccio Salucci ufficialmente Team Principal, dopo il maldestro tentativo di seguire la parte organizzativa con tanto di figuraccia con Tanal, è annunciato il ritorno al ruolo di accompagnatore di VR nelle sue avventure automobilistiche future. E quindi molto meno presente nel paddock.
Questa configurazione avrebbe iniziato a prendere forma già dopo la conferenza stampa surreale del Principe, dopo le due scadenze di pagamento mancate nella folle attesa dei 90 milioni e l’altra farsa delle porte della residenza saudita, di fatto mai aperte in quanto probabilmente frutto della fantasia e di qualcuno.

E’ da quel momento che VR, sorprendendo più di qualche interlocutore, ha iniziato a dichiarare ripetutamente che il team non lo riguarda, fino ad arrivare addirittura a rispondere stizzito, chiedendo alla stampa, sempre tutta amica, di non trattare più con lui la faccenda della squadra MotoGP che pure porta il suo nome

Ormai di VR c’è solo il brand
Un brand VR46 al mondiale serve, per tutti i meriti che ha Valentino.
In verità servirebbe anche un Valentino sempre presente in carne e ossa ma, di fatto, non lo si può costringere a fare l’uomo vetrina non partecipante. Rossi ha una famiglia, una bimba in arrivo, e progetti a quattro ruote ai quali dedicarsi. Può andare a qualche gara a firmare qualche autografo ma di certo non si può mettere al muretto a sbrogliare le rogne quotidiane di un team manager che lavora. Non ne ha voglia. Non lui.
Il team sarebbe stato un regalo ai suoi, per far sì che delle persone a lui vicine avessero un mestiere vero ma i beneficiati non sono stati in grado di far fruttare l’occasione. Ok i team Moto3 e Moto2 quando le cose andavano in automatico e VR era ancora presente ma la MotoGP è un gioco per adulti e i risultati si sono visti ancora prima di cominciare.
La figuraccia con Aramco scomodata a sproposito o bruciata troppo prematuramente, seguita poi dalla bufala di Tanal e tutto il circo ridicolo di personaggi, progetti e aziende inesistenti hanno dato un bel colpo ad un management VR46 che management non è mai stato. Non basta essere amici del capo per avere le competenze di gestione aziendale e di questo si sono accorti tutti. Un po’ come ci sarà differenza fra vendere, come VR46 apparel, le magliette di Valentino e quelle di Vinales.
Per questo è comparso Pablo Nieto.

Perché Nieto e con che ruolo
Pablo Nieto non è per caso in VR46. Discreto (niente di più) pilota della 125 e ben presto passato dall’altra parte del muretto (si parla del 2008-2009). Figlio della leggenda Angel Nieto, cugino di Fonsi, ha un lungo passato di uomo di fiducia di Carmelo Ezpeleta, storico amico di famiglia, e la sua carriera è iniziata proprio con un progetto “amico”.
Chi ricorda il team Onde 2000 (guidava Sete Gibernau), sa che il suo inizio non è stato dei più fortunati. Di proprietà di Francisco Hernando, amico di Carmelo Ezpeleta detto “El Pocero”, personaggio spagnolo molto discusso” e per questo velocemente espatriato dal paese iberico per andare a costruire altrove, il team, dopo un 2008 in 125 con Pablo Nieto e Raffaele De Rosa, è sbarcato in MotoGP con il piede sbagliato ed ha poi rivelato basi tutt’altro che solide.
Avrebbe dovuto essere sponsorizzato dal governo della Guinea Equatoriale per via di un progetto edilizio in loco ma poi il progetto si è rivelato fumoso (le famose “Empresas Zombi” del Pocero) e si sarebbe reso necessario togliere il logo del Paese di riferimento.
Le moto, senza logo, avrebbero poi preso i colori della bandiera (bianco rosso e verde per le carene e blu per il cupolino) per poi tornare alla versione classica originaria (bianca e nera) con il nome del costruttore come sponsor al posto di quello del progetto.
Un qualcosa di critico, insomma. Dopo poche gare su una Desmosedici, la chiusura, e Gibernau a piedi per sempre fino al suo ritorno in MotoE nel 2019. Questi gli inizi di Pablo Nieto come team manager, riportati non per definire le sue responsabilità o capacità (ha ottenuto anche importanti risultati con Vinales e con VR46) quanto per circoscrivere la sua vicinanza con Dorna ed Ezpeleta anche in virtù della sua discendenza illustre.
Nieto è uno di quelli che sa cosa fare nelle situazioni rognose e che, soprattutto, sa cosa dire. Uno che non prende iniziative pericolose, anzi non ne prende affatto e di cui, per questo, ci si può fidare.

Onde 2000 1
Onde 2000 1

 

Onde 2000 2
Onde 2000 2

Le brutte voci che girano
Sono degli ultimi giorni le voci che vedono VR46 MotoGP non con Ducati ma con Yamaha o per lo meno in trattativa serrata con i Giapponesi e Jarvis, il cui figlio, dopo aver lavorato per anni in VR46 adesso gestisce quello che sarà il futuro team Yamaha Mastercamp Moto2.

La faccenda, per quanto sorprendente, non ha necessariamente a che fare con l’accordo firmato qualche tempo fa, quello in cui nella foto sono comparsi Dall’Igna, Ezpeleta e Salucci. Ducati ha un contratto di 3 anni con VR46 per le moto e l’agreement prevede che Bologna venga pagata per quelle.
Se non ci dovessero essere i soldi che servono, a Bologna sarebbero costretti, loro malgrado, a dare le moto (una delle quali factory, per di più) ad altri interlocutori ma in Ducati sul tema finanziario sono comunque garantiti e per questo motivo, che lo siano o meno, si dicono tranquilli. Nella giornata di giovedì c’è stato un incontro tecnico che ha chiarito alcuni dettagli organizzativi e riferiti allo staff dei meccanici, ma non quale sarà lo sponsor. E’ curioso ma le cose stanno così. A Ducati non interessa chi gli pagherà le moto e dove troverà i soldi.
Anche per questo, però, sarebbero emerse le voci di un supporto a Bastianini che si troverebbe ad avere meritandola di più, la moto di Marini, se le cose non dovessero filare. Anche se Ducati ribadisce che Basstianini non avrà una 2022, le voci rimangono. Sono solo voci, è chiaro, ma se è vero che prende tutto in mano Don Carmelo, trovano un senso.

Pago io e decido io
E’ quello che direbbe chiunque, incluso Carmelo Ezpeleta, chiamato a rivivere, ancora una volta, il dejavu di avere ogni anno qualcuno da aiutare.
Se prima il fatto di avere 8 Ducati in pista sarebbe stata una faccenda da subire (ogni cliente si sceglie le moto che preferisce, se se le paga), con una diversa situazione, forse è meglio cercare di riequilibrare la griglia.
Due Yamaha al posto di due Ducati, sarebbero un perfetto ribilanciamento delle forze in campo e costerebbero anche meno.
A Dovizioso una moto ufficiale, a Binder quello che capita, e al duo Marini-Bezzecchi, le moto attuali del team di Razali che fra l’altro secondo altri rumors ha un futuro, oltre il 2022, tutt’altro che garantito. Il tutto spendendo decisamente meno rispetto a due rosse di cui una factory ’22.
Darla a Bastianini farebbe tutti contenti. E avere due Yamaha clienti di fiducia nel caso Razali saltasse, renderebbe tutti più tranquilli.
Quando potrebbe succedere tutto questo? Molto probabilmente dal 2023 ma qualcuno dice anche prima.

A queste condizioni, forse è vero che Aramco “torna” in gioco e a questo punto non mente nessuno.
Non mentono in VR46 e non mentono quelli di Aramco.
I primi, a partire dal portavoce Pablo Nieto, sarebbero stati rassicurati da Don Carmelo. E i petrolieri sarebbero recentemente stati innescati proprio da quest’ultimo.
Ma più che tornare in gioco, si tratta di entrare in gioco, per la prima vol,ta.
Perché Un conto è se ti mettono in mezzo a tua insaputa un finto architetto o un team manager fallito di Terni e poi devi parlare con uno in pantaloni corti, altra cosa è se il contatto arriva da Dorna in persona, magari tramite Stefano Domenicali,amico di Ezpeleta e grande capo della Formula 1, campionato in cui Aramco ha già un ruolo.
Che poi il grande petroliere entri come sponsor del campionato finendo anche per salvare la pelle di un team, è un discorso a parte.
Quello che bisogna guardare non è quello che Aramco decide di fare ma la porta attraverso la quale sceglie di entrare.
Un conto è entrare con l’endorsement di Dorna, altra cosa è andare a fare di proposito lo sponsor su due moto che rischiano di fare poco più che i fanalini di coda.
Aramco la MotoGP se la può comprare con i soldi dei buoni pasto dei dipendenti. Non ci crede nessuno che come sogno irrealizzato abbia quello di finire sulla carena del pilota più raccomandato della storia delle moto.

Per fortuna questi sono solo ragionamenti da blogger. Che sono già qualcosa, visto che la stampa di settore è impegnata a far finta di niente.
La verità, male che vada, verrà fuori a Valencia, ma siamo già in overtime.

 

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