Nella puntata di Bar Sport Live del 7 febbraio (https://www.youtube.com/watch?v=DeDldanLAjE) con Paolo Scalera e Matteo Aglio e con ospite Carlo Pernat, su richiesta di un utente è stato affrontato il tema Aramco, Tanal, Principe e sponsorizzazione. Avendo seguito l’argomento e avendo svelato, unico in Italia elementi di questa messa in scena durata un anno, mi sono sentito attaccato e sminuito. Trovo offensivo che tutta una vicenda venga ridotta ad una barzelletta e trovo scandaloso che Scalera e Aglio abbiano dichiarato di aver ricevuto ordine da VR46: fatevi gli affari vostri (min 17.30.00 del video) e di non seguire la vicenda.
Penso che il giornalismo sia un’altra cosa.
E mentre il video è stato temporaneamente bloccato per violazione del copyright, rimane il podcast e la suoneria per cellulare da scaricare. Anzi no, riecco il video.
Ducati nel 2022 schiererà 8 moto 8 piloti ma non tutti sono nei suoi pensieri e nei suoi programmi futuri. Ecco la classifica dei rider in ordine di preferenza secondo Borgo Panigale con tutte le motivazioni!
Vi piacciono le classifiche?
Tipo le top ten in cui si fa il conto alla rovescia di qualsiasi cosa per arrivare alla fine dopo trenta minuti?
A me non sono mai piaciute, quindi faremo presto a scoprire chi sono i piloti su cui punta Ducati in MotoGP, e perché.
Attenzione: la classifica non ha niente a che fare con le capacità di ciascuno e non è detto che a fine stagione non ci potranno essere sorprese.
In quel caso, forse Ducati cambierà idea, ma per adesso, le preferenze DI DUCATI sono queste, almeno fra i piloti attualmente sulle rosse. Perché sì, qualcun altro potrebbe ancora arrivare.
8
All’ottavo posto c’è Bezzecchi. Bravo ragazzo, per carità, e discretamente veloce in Moto2, qualcuno dice che sia persino più veloce di Luca Marini ma purtroppo è arrivato in MotoGP in omaggio nel pacchetto e non se lo fila nessuno.
7
Il settimo posto lo occupa Di Giannantonio. Non ha niente a che fare con le sue capacità, però Diggia è una promessa. Nel senso che aveva un contratto con Gresini quando Fausto c’era ancora e quindi, per una serie di obblighi, si trova su una Ducati MotoGP. Tutto meritato eh, ma questi sono i fatti.
6
Sesto posto per Luca Marini. Con una dote di 20 milioni all’anno by VR sarebbe stato anche più simpatico e un po’ più su in classifica, e probabilmente durerà qualche anno. Ma di lui di Ducati, non interessa, altrimenti gli avrebbero dato un’assistenza factory e invece con il budget ridotto dal flop Tanal-Aramco, sta bene così.
5
Il quinto posto è occupato da Miller. Sembra incredibile ma stava per andar via già l’anno scorso. Difficile il suo ritorno in Pramac. Qualcuno dice che sia atteso in Superbike, che poi sarebbe anche più adatta al suo stile, di guida e caratteriale.
4
Quarta posizione per Zarco. Se non si sveglia può rimanere in Pramac solo se quando Martin sarà andato via, non ritornerà Miller. Altrimenti ciao. Tanto un francese che interessa ai media, c’è già.
Top 3
Fare ordine nella top 3 non è una faccenda semplice, anche se il terzo posto sembrerebbe essere scontato.
Secondo logica il leader dovrebbe essere Bagnaia, ma deve vincere il mondiale. Altrimenti niente, perché tutti, e dico tutti, sono innamorati di Martin e tutti credono che abbia talento a palate.
Secondo gli addetti ai lavori la guida, i dati, il cervello, sono quelli di un predestinato e da solo vale quanto tutto il vivaio di KTM.
Ma in Ducati non vogliono bene solo a lui, perché Bastianini, che teoricamente non dovrebbe essere nemmeno nei quattro, fa paura e stupisce ogni giorno. Per questo motivo pur avendo una GP21, ha uno step evolutivo avanzato e un pacchetto tecnico che testimonia tutta l’attenzione di Borgo Panigale nei suoi confronti, incluso il contratto diretto con Ducati, che a tutti gli altri privati (tranne Martin), manca.
Insomma, l’ordine sarebbe 1Bagnaia, 2 Martin e 3 Bastianini, ma solo se le cose finissero per andare in un certo modo e solo in quello. Altrimenti potrebbero esserci grandi sconvolgimenti.
Borgo Panigale schiererà otto moto nel 2022 ma saranno tre tipi di moto diverse.
E non è finita qui. Ci saranno molte altre differenze da tenere in considerazione
Ci sono ben otto Ducati in pista per il 2022.
Non è mai successo prima e quindi sarà bene capire subito quali sono le differenze fra i pacchetti tecnici.
Iniziamo col dire che le due Pramac di Zarco e Martin sono identiche alle ufficiali di Bagnaia e Miller.
Del resto le GP22 sono tutte uguali. Quelle rosse del team Factory, quelle Pramac e quella di Luca Marini del team Mooney VR46.
Non c’è alcuna differenza fra specifiche (SpecA, SpecB, etc) anche perché trattandosi di moto nuove, la stessa Ducati non ha avuto il tempo di sviluppare degli step evolutivi che le possano differenziare. Questo almeno per adesso.
Durante la stagione, se ci dovessero essere, verranno distribuiti sulla base della disponibilità.
Facciamo un esempio. Nel 2021, le carene nuove comparse in Qatar, erano nella disponibilità di due per pilota nel team factory, e solo una per pilota nel caso del team Pramac. In altri casi, per altre modifiche, c’è voluto del tempo ma sono comunque arrivate.
Diciamo quindi che per certe cose è una questione di tempo, mentre per altre, di scorta. Bezzecchi, di Giannantonio e Bastianini avranno invece la stessa moto, con un’attenzione per Enea Bastianini che avrà una moto più evoluta (il motivo lo scoprirete nel prossimo articolo).
Per la 2021, evidentemente, gli step evolutivi, ci sono.
Ma chi pensa che sia solo una questione di moto, ovvero di modello e step evolutivo, non ha tenuto conto di quello che in realtà è l’aspetto più importante in grado di pareggiare le cose se non addirittura di stravolgerle. Parliamo del pacchetto tecnico.
Tutti i team, alla stipula del contratto, al di là delle moto “acquistate”, ricevono la stessa offerta di assistenza tecnica. Il pacchetto tecnico standard prevede, per due Ducati, la presenza di cinque persone: due capitecnici, due elettronici e un magazziniere, figura che abbiamo imparato a conoscere qui.
A seconda di motivazioni tecniche o finanziarie, questi pacchetti possono essere ridimensionati o estesi ma il numero delle figure rimane invariato.
Gresini avrà ugualmente cinque persone nonostante mantenga un suo tecnico. Donatello Giovanotti, infatti, lavora per Gresini ma avendo già lavorato con Ducati negli anni precedenti. verrà considerato da Ducati come se fosse factory. Giovanotti is Ducati approved!
Alla fine, quindi, tutti i team avranno cinque persone ma solo alcune che possono essere il capotecnico (come nel team factory e Pramac) e a volte l’elettronico, saranno Ducati.
Per quanto riguarda le assegnazioni solitamente, a meno di incompatibilità particolari, si cerca di mantenere, per un pilota, lo stesso capotecnico e lo stesso elettronico anche nel caso che il rider cambi team e passi, esempio, da un team clienti ad un altro o magari chissà, in ufficiale.
Bastianini, infatti, manterrà Giribuola e Massarin nonostante cambi squadra.
Per Bezzecchi, che invece inizia c’è un tecnico, Flamigni e un elettronico interno.
Per Marini, attenzione, perché come tecnico ci sarà Munoz. Questa è un’anomalia ma è una scelta della squadra che, in questo caso, non si affida a Ducati ma colloca una sua risorsa.
Come si comporta Ducati in queste situazioni?
Per le figure chiave, le valuta, e se ritiene abbiano un livello di preparazione che con un supporto tecnico consenta di gestire le cose in maniera soddisfacente, le mette sotto contratto direttamente.
E’ il caso di Munoz che passa dalla Yamaha di Valentino Rossi alla Ducati di Luca Marini il quale perde il suo capotecnico Ferraccioli che rimane, però, nel ruolo di coordinatore tecnico supervisore. Evidentemente Ducati ritiene che Munoz sia adeguato ma anche che gli serva una supervisione.
In sintesi, sia perché con tante moto in pista spesso mancano le risorse dedicate, sia perché alcuni team hanno già i loro tecnici, spesso si sceglie questo mix and match di situazioni comunque approvate.
In ogni caso il briefing di giornata sarà sempre centralizzato e i dati saranno condivisi.
Questo è il motivo per il quale non c’è da sorprendersi che anche tecnici “esterni” finiscano con l’essere messi comunque sotto contratto direttamente da Ducati.
Le informazioni sono il segreto più prezioso. L’accordo diretto consente a Ducati di sperare in un maggior rispetto della segretezza delle informazioni.
Facciamo un riepilogo delle cose che contano:
Innanzitutto il manico.
Seconda cosa, il model year della moto.
Ma più del model year della moto o dello step evolutivo, conta il tipo di assistenza tecnica che ti puoi permettere.
Perché il pacchetto non è fatto solo dalla moto ma anche dai giusti ingegneri, meccanici, etc.
Le moto gp di oggi sono strumenti troppo raffinati per lasciare qualcosa al caso. Metti che poi vai nel panico e monti male un qualcosa perché non conosci la moto come le tue tasche o, che ne so, ti dimentichi di fare benzina, per dire. Ah è appena successo?
Per quanto sia spiacevole, ci sono piloti migliori degli altri e così via per quanto riguarda tecnici, elettronici, meccanici, etc.
Ah dimenticavo: c’è un’altra cosa, che conta più di tutte queste. I progetti che Ducati ha per ciascun pilota. Ma di questo parleremo un’altra volta.
Negli anni abbiamo letto di tutto quando c’è stato in ballo Valentino Rossi.
Dalla lode sperticata (dovuta, ci mancherebbe) al vero e proprio atto sessuale passivo giornalistico. Abbiamo visto trasformare debacle in vittorie, abbiamo visto stravolgere il foglio dei tempi con nemmeno Uriminzokkiri, l’agenzia stampa della Corea del Nord.
Ultimamente abbiamo anche visto la stampa decidere di credere alla fantascienza di Sceicchi, petrolieri e progetti fantastiliardari poi rivelatisi inesistenti.
E ultimamente anche questo articolo qui, che in realtà è innocuo ma ricorda, nei testi, i cinegiornali di un ventennio che fu. Visti i toni un pochino da ventennio, mi sono permessa una rilettura in chiave un po’
E chi pensasse che sia un caso, dello stesso autore, legga questo:
For an organization that claims to be inspired by F1, MotoGP is not offering a good show.
At the moment, the main theme is to determine the value of the Valentino Rossi asset and to quantify losses and related countermeasures following his farewell. Not a good approach. An organization must not renounce its past assets but neither cannot admit to relying on them.
No credible sports organization can admit that it is in trouble for the loss of a champion, especially if the champion in question is representative from the point of view of the image and not from the sporting one.
In doing so, Dorna admits that it is more memories than facts, more affection than technique and more smoke than roast. If Dorna says that it will miss a rider who hasn’t won a world championship for 12 years and a race for 3 because the audience will drop, it offends itself and those who work there, downgrading its audience from competent to merch collector. Not even World Wrestling Entertainment, 95% entertainment and 5% sports content would ever admit such a thing. Dorna, on the other hand, does it, showing to believe in a retired rider more than in those who still race.
And this is only the self-diagnosed part of the disease.
Then there is another, objective and therefore even more cruel.
Still comparing it to F1, MotoGP is Neanderthal.
Technically, an F1 car looks like a road car the same way a man looks like a monkey.
The other car categories are also separated from F1 by light years of technology and performance. Ask anyone to pick an F1 from 10 different car types. Easy.
This is not the case with motorcycles and over time there is less and less difference.
No car category is remotely comparable to F1 while Superbike is however, albeit forcedly, comparable to its corresponding prototypes. And this despite a political aberration, namely the belonging of MotoGP and WSBK to the same organizer.
Instead of managing it effectively Dorna has chosen to impoverish SBK and evolve MotoGP in a direction that is only dangerous. With motorcycles there is only confusion. Ask an average fan to identify a MotoGP versus an SBK. Ask about the differences between the two championships.
For the rest, people continue to die on the bike and still get hurt a lot.
Motorcycles have evolved in terms of peak performance more than they have evolved in driveability. Arriving on the straight at 350kmh is of no use to the show if the rider becomes a passenger on his bike and if the straight is more dangerous than the cornering. It is not Dorna’s fault if you get hurt more on the bike than in the car but it is Dorna’s fault if there are price caps in the prototypes while in the derivatives, in practice, there are not and if SBK is nothing more than a poor MotoGP without any financial support for the teams.
In prototypes, research should be a free choice. There is no doctor of economics who prescribes racing to those who cannot afford it. It is not by increasing the grid of pawns in the midst of four rich competitors that you put up the show. If investments were truly free, surely the manufacturers would engage in more complex things than going fast on the straight and even motorcycling would have its kers and all the real technical evolutions that are in cars. Two plastic wings are not technology if young riders die every year.
Then there is the view to the future. In cars, Formula E is an independent championship from F1 and is preparing to be an alternative in any case. It communicates innovation and truly represents electric motoring with real brands making serious efforts and frightening technical innovations to be found in dealerships the following year.
In motorcycles, the MotoE is yet another championship controlled by Dorna. For two years it was a ridiculous category with heavy, slow bikes and a skimpy championship with fewer dates than a trophy.
And finally, the most obvious problem: sponsors.
In Formula 1 there is the top for the championship and for the teams. Amazing brands that everyone knows.
For the MotoGP we challenge you to list 5 companies known to the general public, when they do not arrest someone or there is some scam like the one of which Valentino Rossi’s team was the victim, who dealt with a non-existent prince for 8 months and a fake architect sponsoring a company that didn’t exist, Tanal, and an oil firm, Aramco, who denied it from day one. The press ignored it. In motorcycles, even the press is funny and is made up of puppets.
Here is the value of Motogp: Valentino Rossi’s team, declared as the main historical asset, in 8 months could not find a sponsor and it was necessary for Rossi, who had declared that the team was not his problem, to return on field personally, in order to find last minute money which, however, also supports him in cars and forces him to stay in the marketing game.
MotoGP alone just can’t do it.
If that’s not a problem …
Yet, if only MotoGP were naturally itself, it would be the best sport in the world …
Per essere un’organizzazione che dichiara di ispirarsi alla F1, la MotoGp non sta offrendo un bello spettacolo.
Al momento, il tema principale è quello di determinare il valore dell’asset Valentino Rossi e di quantificare perdite e relative contromisure successive al suo addio. Non è un buon approccio. Un’organizzazione non deve rinnegare i suoi asset passati ma non può nemmeno ammettere di basarsi su questi.
Nessuna organizzazione sportiva credibile può ammettere di essere in difficoltà per la perdita di un suo campione, soprattutto se il campione in oggetto è rappresentativo dal punto di vista dell’immagine e non da quello sportivo.
Così facendo Dorna ammette di essere più ricordi che fatti, più affetto che tecnica e più fumo che arrosto. Se dice che gli mancherà un pilota che non vinceva un mondiale da 12 anni e una gara da 3 perché calerà l’audience, offende se stessa e chi ci lavora, declassando il suo pubblico da competente a magliettaro. Nemmeno la World Wrestling Entertainment, 95% spettacolo e 5% contenuti sportivi ammetterebbe mai una cosa del genere. Dorna invece lo fa, dimostrando di credere in un pilota ritirato più di quanto creda in quelli che ancora corrono.
E questa è solo la parte autodiagnosticata della malattia.
Ce n’è poi un’altra, oggettiva e per questo ancora più crudele.
Sempre paragonandola alla F1, la MotoGP è Neanderthal.
Dal punto di vista tecnico una vettura F1 assomiglia ad un’auto da strada come un uomo assomiglia ad una scimmia.
Anche le altre categorie automobilistiche sono separate dalla F1 da anni luce di tecnologia e performance. Chiedete a chiunque di indicare una F1 fra 10 tipi di auto diverse. Facile.
Con le moto non è così e col passare del tempo c’è sempre meno differenza.
Nessuna categoria automobilistica è lontanamente paragonabile alla F1 mentre la Superbike è comunque, seppur forzatamente, accostabile al suo corrispettivo prototipi. E questo nonostante un’aberrazione politica, ossia l’appartenenza di MotoGP e WSBK allo stesso organizzatore.
Invece di gestire la cosa efficacemente Dorna ha scelto di impoverire la SBK e di evolvere la MotoGP in una direzione che è solo pericolosa. Con le moto c’è solo confusione. Chiedete a un passante di identificare una MotoGP rispetto a una SBK. Chiedete le differenze fra i due campionati.
Per il resto, in moto si continua a morire e ci si fa male ancora moltissimo.
Le moto si sono evolute in termini di prestazioni di punta più di quanto si siano evolute in guidabilità. Arrivare in rettilineo a 350kmh non serve allo spettacolo se il pilota diventa un passeggero della sua moto e se il dritto è più pericoloso delle curve. Non è colpa di Dorna se in moto ci si fa più male che in auto ma è colpa di Dorna se nei prototipi ci sono i price cap mentre nelle derivate, in pratica, non ci sono e se la SBK non è altro che una MotoGP più povera e senza aiuti per i team.
Nei prototipi la ricerca dovrebbe essere libera. Non c’è nessun dottore in economia che prescriva le corse a chi non se le può permettere. Non è aumentando la griglia di peones in mezzo a quattro ricconi che si fa lo spettacolo. Se gli investimenti fossero davvero liberi, di sicuro le case si impegnerebbero in cose più complesse che andar forte in rettilineo e anche il motociclismo avrebbe il suo kers e tutte le evoluzioni tecniche reali che ci sono nelle auto. Due alette di plastica non sono tecnologia se ogni anno muoiono dei bambini.
C’è poi lo sguardo al futuro. Nelle auto la Formula E è una campionato indipendente dalla F1 e si appresta ad essere comunque un’alternativa. Comunica innovazione e rappresenta davvero l’automobilismo elettrico con case reali che si impegnano sul serio e innovazioni tecniche spaventose da ritrovare nei concessionari l’anno successivo.
Nelle moto, la MotoE è un ennesimo campionato controllato da Dorna. Per due anni è stata una categoria ridicola con moto pesanti e lente e un campionato striminzito con meno date di un trofeo.
E infine, il problema più evidente, quello degli sponsor.
In Formula 1 c’è il top per il campionato e per i team. Marchi pazzeschi che tutti conoscono.
Per la MotoGP vi sfidiamo ad elencare 5 aziende conosciute al grande pubblico, quando non arrestano qualcuno o non c’è qualche truffa come quella di cui è stato vittima il team di Valentino Rossi, il quale ha trattato per 8 mesi con un principe inesistente e un finto architetto la sponsorizzazione di un’azienda che non esisteva, Tanal, e di un petroliere, Aramco che ha negato dal primo giorno. La stampa ha fatto finta di niente. Nelle moto anche la stampa fa ridere ed è composta da burattini.
Ecco il valore della Motogp: Il team di Valentino Rossi, dichiarato come principale asset storico, in 8 mesi non è riuscito a trovare uno sponsor ed è stato necessario che Rossi, il quale aveva dichiarato che il team non era un suo problema, ritornasse in campo personalmente, in modo da trovare soldi last minute che però lo supportano anche nelle auto e lo costringono, di fatto a rimanere in gioco.
La MotoGP, da sola, proprio non ce la fa.
Se questo non è un problema…
Eppure, se solo la MotoGP fosse naturalmente se stessa, sarebbe il miglior sport del mondo…
L’ultimo week end del mondiale MotoGP 2021 altro non è che un gigantesco e meritato saluto a Valentino Rossi ed è la gara a fare da contorno.
Forse tutto è a tratti esagerato negli sconfinamenti mistico-religiosi e strappalacrime ma sicuramente dovuto per quello che è stato un simbolo delle corse in moto dell’ultima era.
A Rossi il merito di aver fatto diventare mainstream uno sport che, senza di lui, non lo sarebbe mai stato, merito che fa passare, almeno per oggi, in secondo piano tutte le alterazioni da ultrà che questa visione ha portato in un mondo che certe cose non se le aspettava, soprattutto da parte di chi questo fenomeno lo ha sfruttato.
A Valencia va in scena una gara che vede Ducati dominare senza se e senza ma, con un Bagnaia ed un Martin impeccabili ed un Miller che dimostra di meritare comunque la moto rossa. A questi vanno aggiunti uno Zarco competitivo ed un Bastianini tanto forte e meritevole quanto ignorato dai media, forse per il suo non essere della crew. Da menzionare, poco altro, se non le Suzuki tornate in forma e un Quartararo che pensa alle vacanze.
Ah, a proposito, lascia la MotoGP anche Petrucci, uno che non dovrebbe andare via e di cui questa settimana si è parlato poco e niente. Peccato.
Ma è l’addio del 46, la cosa da festeggiare oggi. Nella speranza che, al netto di tutti i talenti che questo sport ci regalerà, si cercherà di puntare un po’ di più sul movimento e non esclusivamente sui singoli, proprio per non dover soffrire così in giornate come queste, a causa di un all in forse un po’ esagerato.
Minicronaca
Al via Martin prende subito metri ma con lui c’è Miller poi Mir, Bagnaia, Rins, Quartararo, Binder Aleix Espargaro, e Rossi davanti a Zarco.
Bastano pochi giri per capire che Miller non ha il passo.
Ce l’ha invece Mir che però deve cedere a Bagnaia in rettilineo.
La potenza Ducati non basta però perché Rins fa il giro veloce e passa anche davanti al suo compagno di squadra per andare a cercare le due Ducati in fuga.
A meno 13 Bagnaia passa e rimane in testa dopo diversi tentativi. Alle loro spalle tutto uguale ad eccezione della performance di Zarco, in risalita, e di Bastianini da 19° a 9° davanti a Rossi.
Pochi giri in più sono quelli che servono a Miller per ritrovare grip e crono e passare Mir. Sono tre le Ducati davanti a tutti.
Finisce così: Bagnaia, Martin, Miller, Mir, Quartararo, Zarco, Binder, Bastianini, Aleix Espargaro, Rossi che chiude i 10 e la carriera da 10 e lode!
Pagelline
Bagnaia
Vince, stravince e convince.
Nient’altro da aggiungere. Moto migliore e pilota più in forma oggi le hanno suonate a tutti.
Voto 10
Martin
Qualcosa in più che il miglior rookie. Martin è già un veterano, uno di cui aver letteralmente paura. E’ un top rider spaventoso, forse uno dei più grandi talenti degli ultimi anni.
Voto 10
Miller
Da vero eroe romantico soffre per quasi tutta la gara e poi fa podio.
Il lato old school del motociclismo e del protagonista sofferente a cui manca sempre qualcosa per trionfare. Ci piace anche per questo.
Voto 9
Mir
Da campione del mondo uscente, molto uscente, fa una gara onesta ma cede un podio che avrabbe avuto molto significato. Invece niente.
Voto 7,5
Quartararo
In vacanza dal giorno in cui ha vinto il mondiale, è evidente che gli mancano le motivazioni. La stanchezza è comprensibile ma è atteso per la sua difesa del titolo.
Voto 6,5
Zarco
Fa il suo dovere ma è evidente che il suo campionato è iniziato con altre aspettative. Da capire come andrà a finire…
Voto 6,5
Binder
Un po’ opaco, un po’ anonimo, è comunque la miglior KTM al traguardo, segno che ci mette più di tutti i suoi compagni di marca e che forse è la moto austriaca ad aver avuto uno stop.
Voto 7
Bastianini
Una rimonta da film sportivo strappalacrime. Un personaggio non personaggio inspiegabilmente (si fa per dire) ignorato dai media. Una evento sportivo può avere un vincitore solo ma di certo Enea ha vinto il suo mondiale.
Voto 8,5
Aleix Espargaro
Aprilia è migliorata e lui è il rappresentante della crescita di Noale.
Forse il risultato non rappresenta al 100%, almeno oggi, la situazione della casa italiana, eppure c’è molto di buono.
Voto 7
Rossi
Forse questa è la gara del 2021 in cui si diverte di più.
Leggero e scarico di ogni pressione e responsabilità, girando per godersi la festa, è arrivato un 10° posto che sa, almeno nel cuore, di decimo titolo.
Voto 10 e lode alla carriera
They write VR46 TEAM, should we all read Carmelo Ezpeleta (Dorna)?
This is what happened to Valentino Rossi’s MotoGP team even before it made its debut, indeed, even before finding a concrete configuration, or perhaps perhaps precisely for not having found it until now … and we’re talking about money.
By now, most will have noticed some key statements made by some key people, regarding the activities within Valentino’s entourage.
The last to speak was Pablo Nieto, never heard on the subject until recently, who is evidently promoted to the role of spokesperson while for Uccio Salucci officially Team Principal, after the clumsy attempt to follow the organizational part with a lot of fool with Tanal , a return to the role of VR companion in his future automotive adventures is announced. And therefore much less presence in the paddock, for him.
This configuration would have begun to take shape already after the surreal press conference of the Prince, after the two payment deadlines missed in the maddening waitingce for the 90 million and the other farce of the open doors event in the Saudi residence, in fact never opened as it was probably the result of somebody’s fantasy
It is from that moment that VR, surprising more than a few interlocutors, has begun to repeatedly declare that the team does not concern him, even going so far as to reply angrily, asking the press, always all friendly, not to deal with the matter with him anymore. Even if the MotoGP team is goint to bear his name
Now there is only the VR brand remained
A VR46 brand in the world is necessary, for all the merits that Valentino has.
In truth, a Valentino who is always present in flesh and blood would also be needed but, in fact, he cannot be forced to be a non-participating showcase man. Rossi has a family, a baby on the way, and four-wheeled projects to devote himself to. He can go to some races to sign some autographs but he certainly cannot be put at the wall to unravel the daily hassles of a working team manager. He doesn’t feel like it. Not him.
The team would have been a gift to his entourage, to ensure that people close to him had a real job but the beneficiaries were not able to make the most of the opportunity. Ok the Moto3 and Moto2 teams when things went automatically and VR was still present but MotoGP is a game for adults and the results were seen even before starting.
The fool with Aramco inconveniently bothered or burned too prematurely, followed by the Tanal hoax and the whole ridiculous circus of non-existent characters, projects and companies have given a good blow to a VR46 management that management has never been. It is not enough to be friends with the boss to have business management skills and everyone has noticed this. A bit like there will be a difference between selling, as VR46 apparel, Valentino’s and Vinales’ t-shirts.
For this Pablo Nieto appeared.
Why Nieto and in what role
Pablo Nieto is not by chance in VR46. Decent (nothing more) rider of the 125 class and soon passed on the other side of the wall (we are talking about 2008-2009). Son of the legend Angel Nieto, cousin of Fonsi, has a long history as a trusted man by Carmelo Ezpeleta, a longtime family friend, and his career began with a “friendly” project.
Anyone who remembers the Onde 2000 team (Sete Gibernau drove) knows that his start was not the most fortunate. Owned by Francisco Hernando, friend of Carmelo Ezpeleta known as “El Pocero”, a much discussed Spanish character “and for this reason he quickly expatriated from the Iberian country to go and build elsewhere, the team, after a 2008 in 125 with Pablo Nieto and Raffaele De Rosa , landed in MotoGP on the wrong foot and then revealed anything but solid foundations.
It should have been sponsored by the government of Equatorial Guinea due to a building project on site but then the project turned out to be smoky (the famous “Empresas Zombi” of Pocero) and it would have been necessary to remove the logo of the country of reference.
The motorbikes, without logo, would then take the colors of the flag (white red and green for the fairings and blue in the front) and then return to the original classic version (white and black) with the manufacturer’s name as sponsor instead of that of the project.
In short, something critical. After a few races on a Desmosedici, the shutdown, and Gibernau on foot forever until his return to MotoE in 2019. These are the beginnings of Pablo Nieto as team manager, reported not to define his responsibilities or abilities (he also obtained important results with Vinales and VR46) as well as to circumscribe his proximity to Dorna and Ezpeleta also by virtue of his illustrious descent.
Nieto is one of those who knows what to do in mangy situations and who, above all, knows what to say. One who does not take dangerous initiatives, indeed he does not take any at all and who, for this reason, can be trusted.
Onde 2000 1
Onde 2000 2
The bad rumors popping up
In the last few days the rumors that see VR46 MotoGP not with Ducati but with Yamaha or at least in close negotiations with the Japanese and Jarvis, whose son, after having worked for years in VR46 now manages what will be the future Yamaha Mastercamp team Moto2, are on.
The matter, surprising as it may be, does not necessarily have to do with the agreement signed some time ago, the one in which Dall’Igna, Ezpeleta and Salucci appeared in the photo. Ducati has a 3-year contract with VR46 for motorcycles and the agreement requires Bologna to be paid for those.
If there were not the money they needed, in Bologna they would be forced, in spite of themselves, to give the bikes (one of which is a factory, moreover) to other interlocutors but in Ducati on the financial theme they are still guaranteed and for this reason, that whether they are or not, they say they are secured. On Thursday there was a technical meeting that clarified some organizational details and referred to the mechanics staff, but not which sponsor will be. It is curious but this is the case. Ducati does not care who will pay them for the bikes and where they will find the money.
Also for this reason, however, rumors of a support for Bastianini would have emerged that he would find himself deserving more, the bike of Marini, if things did not go. Although Ducati reiterates that Basstianini will not have a 2022, the rumors remain. They are just rumors, it is clear, but if it is true that Don Carmelo takes everything in hand, they find meaning.
I pay, I decide
This is what anyone would say, including Carmelo Ezpeleta, called to relive, once again, the dejavu of having someone to help every year.
If previously the fact of having 8 Ducatis on the track would have been a matter to suffer (each customer chooses the bikes he prefers, if he pays them), with a different situation, perhaps it is better to try to rebalance the grid.
Two Yamahas instead of two Ducatis would be a perfect rebalancing of the forces on the field and would cost even less.
To Dovizioso an official bike, and for Binder who cares, and the Marini-Bezzecchi duo, the current bikes of Razali’s team which, among other things, according to other rumors, has a future, beyond 2022, which is anything but guaranteed. All at a much lower cost than two reds, one of which is factory ’22.
Giving it to Bastianini would make everyone happy. And having two trusted Yamaha customers in case Razali jumped would make everyone more relaxed.
When could all this happen? Most likely from 2023 but some say even earlier.
Under these conditions, perhaps it is true that Aramco is “back” in the game and at this point nobody lies.
They don’t lie in VR46 and those of Aramco don’t lie either.
The first, starting with the spokesman Pablo Nieto, would be reassured by Don Carmelo. And the oilmen would have recently been triggered by the latter.
But more than getting back into the game, it’s about getting into the game, for the first time.
Because it is one thing if you are put in the game without your knowledge by a fake architect or a bankrupted team manager from Terni and then you have to talk to someone in shorts, another thing is if the contact comes from Dorna in person, perhaps through Stefano Domenicali, a friend of Ezpeleta and great boss of Formula 1, a championship in which Aramco already has a role.
The fact that Aramco enters as a sponsor of the championship and also ends up saving the a team is a separate matter.
What you have to look at is not what Aramco decides to do but the door through which he chooses to enter.
It is one thing to enter with the Dorna endorsement, it is quite another to go and do the sponsor on two motorbikes that risk being nothing more than Cinderellas.
Aramco can buy MotoGP with money coming from employee meal vouchers. Nobody believes that as an unfulfilled dream it has to end up on the fairing of the most “recommended” rider in the history of motorcycles.
Fortunately, these are just blogger arguments. Which are already something, since the professional sector press is busy pretending nothing is happening.
The truth, whatever it happens, will come out in Valencia, but we are already in overtime.
Need a summary of the Telenovela? Here it is,!
August 6th 2021
Wheeler-dealers, princes, oilmen and suspicious companies: is someone exploiting VR46 and Valentino without their knowledge?
https://www.misterhelmet.com/wp-admin/post-new.php
August 14th 2021
Team VR46: Ducati rumors worried about a possible scam. A rescue press conference on Wednesday?
Si scrive VR46 TEAM, si legge Carmelo Ezpeleta (Dorna)?
Questo è quello che è successo al team MotoGP di Valentino Rossi ancora prima di debuttare, anzi, ancora prima di trovare una configurazione concreta, o magari forse proprio per non averla trovata fino ad ora… e si parla di soldi.
Ormai i più avranno fatto caso ad alcune dichiarazioni chiave fatte da alcune persone chiave, riguardanti proprio le attività interne all’entourage di Valentino.
L’ultimo a parlare è stato Pablo Nieto, mai sentito sul tema fino a poco fa, che è evidentemente promosso al ruolo di portavoce mentre per Uccio Salucci ufficialmente Team Principal, dopo il maldestro tentativo di seguire la parte organizzativa con tanto di figuraccia con Tanal, è annunciato il ritorno al ruolo di accompagnatore di VR nelle sue avventure automobilistiche future. E quindi molto meno presente nel paddock.
Questa configurazione avrebbe iniziato a prendere forma già dopo la conferenza stampa surreale del Principe, dopo le due scadenze di pagamento mancate nella folle attesa dei 90 milioni e l’altra farsa delle porte della residenza saudita, di fatto mai aperte in quanto probabilmente frutto della fantasia e di qualcuno.
E’ da quel momento che VR, sorprendendo più di qualche interlocutore, ha iniziato a dichiarare ripetutamente che il team non lo riguarda, fino ad arrivare addirittura a rispondere stizzito, chiedendo alla stampa, sempre tutta amica, di non trattare più con lui la faccenda della squadra MotoGP che pure porta il suo nome
Ormai di VR c’è solo il brand
Un brand VR46 al mondiale serve, per tutti i meriti che ha Valentino.
In verità servirebbe anche un Valentino sempre presente in carne e ossa ma, di fatto, non lo si può costringere a fare l’uomo vetrina non partecipante. Rossi ha una famiglia, una bimba in arrivo, e progetti a quattro ruote ai quali dedicarsi. Può andare a qualche gara a firmare qualche autografo ma di certo non si può mettere al muretto a sbrogliare le rogne quotidiane di un team manager che lavora. Non ne ha voglia. Non lui.
Il team sarebbe stato un regalo ai suoi, per far sì che delle persone a lui vicine avessero un mestiere vero ma i beneficiati non sono stati in grado di far fruttare l’occasione. Ok i team Moto3 e Moto2 quando le cose andavano in automatico e VR era ancora presente ma la MotoGP è un gioco per adulti e i risultati si sono visti ancora prima di cominciare.
La figuraccia con Aramco scomodata a sproposito o bruciata troppo prematuramente, seguita poi dalla bufala di Tanal e tutto il circo ridicolo di personaggi, progetti e aziende inesistenti hanno dato un bel colpo ad un management VR46 che management non è mai stato. Non basta essere amici del capo per avere le competenze di gestione aziendale e di questo si sono accorti tutti. Un po’ come ci sarà differenza fra vendere, come VR46 apparel, le magliette di Valentino e quelle di Vinales.
Per questo è comparso Pablo Nieto.
Perché Nieto e con che ruolo
Pablo Nieto non è per caso in VR46. Discreto (niente di più) pilota della 125 e ben presto passato dall’altra parte del muretto (si parla del 2008-2009). Figlio della leggenda Angel Nieto, cugino di Fonsi, ha un lungo passato di uomo di fiducia di Carmelo Ezpeleta, storico amico di famiglia, e la sua carriera è iniziata proprio con un progetto “amico”.
Chi ricorda il team Onde 2000 (guidava Sete Gibernau), sa che il suo inizio non è stato dei più fortunati. Di proprietà di Francisco Hernando, amico di Carmelo Ezpeleta detto “El Pocero”, personaggio spagnolo molto discusso” e per questo velocemente espatriato dal paese iberico per andare a costruire altrove, il team, dopo un 2008 in 125 con Pablo Nieto e Raffaele De Rosa, è sbarcato in MotoGP con il piede sbagliato ed ha poi rivelato basi tutt’altro che solide.
Avrebbe dovuto essere sponsorizzato dal governo della Guinea Equatoriale per via di un progetto edilizio in loco ma poi il progetto si è rivelato fumoso (le famose “Empresas Zombi” del Pocero) e si sarebbe reso necessario togliere il logo del Paese di riferimento.
Le moto, senza logo, avrebbero poi preso i colori della bandiera (bianco rosso e verde per le carene e blu per il cupolino) per poi tornare alla versione classica originaria (bianca e nera) con il nome del costruttore come sponsor al posto di quello del progetto.
Un qualcosa di critico, insomma. Dopo poche gare su una Desmosedici, la chiusura, e Gibernau a piedi per sempre fino al suo ritorno in MotoE nel 2019. Questi gli inizi di Pablo Nieto come team manager, riportati non per definire le sue responsabilità o capacità (ha ottenuto anche importanti risultati con Vinales e con VR46) quanto per circoscrivere la sua vicinanza con Dorna ed Ezpeleta anche in virtù della sua discendenza illustre.
Nieto è uno di quelli che sa cosa fare nelle situazioni rognose e che, soprattutto, sa cosa dire. Uno che non prende iniziative pericolose, anzi non ne prende affatto e di cui, per questo, ci si può fidare.
Onde 2000 1
Onde 2000 2
Le brutte voci che girano
Sono degli ultimi giorni le voci che vedono VR46 MotoGP non con Ducati ma con Yamaha o per lo meno in trattativa serrata con i Giapponesi e Jarvis, il cui figlio, dopo aver lavorato per anni in VR46 adesso gestisce quello che sarà il futuro team Yamaha Mastercamp Moto2.
La faccenda, per quanto sorprendente, non ha necessariamente a che fare con l’accordo firmato qualche tempo fa, quello in cui nella foto sono comparsi Dall’Igna, Ezpeleta e Salucci. Ducati ha un contratto di 3 anni con VR46 per le moto e l’agreement prevede che Bologna venga pagata per quelle.
Se non ci dovessero essere i soldi che servono, a Bologna sarebbero costretti, loro malgrado, a dare le moto (una delle quali factory, per di più) ad altri interlocutori ma in Ducati sul tema finanziario sono comunque garantiti e per questo motivo, che lo siano o meno, si dicono tranquilli. Nella giornata di giovedì c’è stato un incontro tecnico che ha chiarito alcuni dettagli organizzativi e riferiti allo staff dei meccanici, ma non quale sarà lo sponsor. E’ curioso ma le cose stanno così. A Ducati non interessa chi gli pagherà le moto e dove troverà i soldi.
Anche per questo, però, sarebbero emerse le voci di un supporto a Bastianini che si troverebbe ad avere meritandola di più, la moto di Marini, se le cose non dovessero filare. Anche se Ducati ribadisce che Basstianini non avrà una 2022, le voci rimangono. Sono solo voci, è chiaro, ma se è vero che prende tutto in mano Don Carmelo, trovano un senso.
Pago io e decido io
E’ quello che direbbe chiunque, incluso Carmelo Ezpeleta, chiamato a rivivere, ancora una volta, il dejavu di avere ogni anno qualcuno da aiutare.
Se prima il fatto di avere 8 Ducati in pista sarebbe stata una faccenda da subire (ogni cliente si sceglie le moto che preferisce, se se le paga), con una diversa situazione, forse è meglio cercare di riequilibrare la griglia.
Due Yamaha al posto di due Ducati, sarebbero un perfetto ribilanciamento delle forze in campo e costerebbero anche meno.
A Dovizioso una moto ufficiale, a Binder quello che capita, e al duo Marini-Bezzecchi, le moto attuali del team di Razali che fra l’altro secondo altri rumors ha un futuro, oltre il 2022, tutt’altro che garantito. Il tutto spendendo decisamente meno rispetto a due rosse di cui una factory ’22.
Darla a Bastianini farebbe tutti contenti. E avere due Yamaha clienti di fiducia nel caso Razali saltasse, renderebbe tutti più tranquilli.
Quando potrebbe succedere tutto questo? Molto probabilmente dal 2023 ma qualcuno dice anche prima.
A queste condizioni, forse è vero che Aramco “torna” in gioco e a questo punto non mente nessuno.
Non mentono in VR46 e non mentono quelli di Aramco.
I primi, a partire dal portavoce Pablo Nieto, sarebbero stati rassicurati da Don Carmelo. E i petrolieri sarebbero recentemente stati innescati proprio da quest’ultimo.
Ma più che tornare in gioco, si tratta di entrare in gioco, per la prima vol,ta.
Perché Un conto è se ti mettono in mezzo a tua insaputa un finto architetto o un team manager fallito di Terni e poi devi parlare con uno in pantaloni corti, altra cosa è se il contatto arriva da Dorna in persona, magari tramite Stefano Domenicali,amico di Ezpeleta e grande capo della Formula 1, campionato in cui Aramco ha già un ruolo.
Che poi il grande petroliere entri come sponsor del campionato finendo anche per salvare la pelle di un team, è un discorso a parte.
Quello che bisogna guardare non è quello che Aramco decide di fare ma la porta attraverso la quale sceglie di entrare.
Un conto è entrare con l’endorsement di Dorna, altra cosa è andare a fare di proposito lo sponsor su due moto che rischiano di fare poco più che i fanalini di coda.
Aramco la MotoGP se la può comprare con i soldi dei buoni pasto dei dipendenti. Non ci crede nessuno che come sogno irrealizzato abbia quello di finire sulla carena del pilota più raccomandato della storia delle moto.
Per fortuna questi sono solo ragionamenti da blogger. Che sono già qualcosa, visto che la stampa di settore è impegnata a far finta di niente.
La verità, male che vada, verrà fuori a Valencia, ma siamo già in overtime.
Serve un riepilogo della Telenovela? Eccolo qui, a partire da Maggio!
6 maggio 2021 MotoGP: perché ARAMCO non sa niente della partnership con VR46?
1 agosto 2021 Faccendieri, principi, petrolieri e aziende “sospette”: qualcuno sfrutta a sua insaputa VR46 e Valentino? I nuovi comunicati non convincono!
31 ottobre 2021 VR46 conferma ma Aramco smentisce. Chi mente? Parla Nieto. Uccio silurato? https://www.misterhelmet.com/vr46-conferma-ma-aramco-smentisce-chi-mente-parla-nieto-uccio-silurato/
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