Pagelle Assen22: Bagnaia vince, Quartararo spreca, Aleix e Maverick fanno paura!

Martin, Mir, Oliveira e Rins a chiudere i 10.
Bagnaia torna a vincere nella giornata nera di Quartararo che perde punti anche da Aleix che per me è l’eroe della giornata. Super gara di Bezzecchi e Super gara di Vinales.

In una gara nemmeno troppo noiosa, mi dispiace dirlo ma la vittoria meritatissima di Bagnaia è messa in ombra da un sacco di eventi che rischiano di segnare la storia, per lo meno quella del breve periodo, della MotoGP, eccoli in sieme alle pagelle!



MotoGP, Assen: Bagnaia vince, Quartararo sbaglia, le Aprilia fanno paura!

Bagnaia, Bezzecchi, Vinales, A.Espargaro, Binder, Miller, Martin, Mir, Oliveira e Rins a chiudere i 10.
Bagnaia torna a vincere nella giornata nera di Quartararo che perde punti anche da Aleix che per me è l’eroe della giornata. Super gara di Bezzecchi e Super gara di Vinales.

In una gara nemmeno troppo noiosa, mi dispiace dirlo ma la vittoria meritatissima di Bagnaia è messa in ombra da un sacco di eventi che rischiano di segnare la storia, per lo meno quella del breve periodo, della MotoGP, eccoli.



Per primo, il fatto che forse ci si sarebbe potuti aspettare un distacco fra lui e gli avversari, soprattutto dopo l’eliminazione dai giochi vittoria di Espargaro e Quartararo, ma su questo non si può pretendere molto.

Il secondo elemento chiave, è l’errore di Quartararo, primo vero pasticcio della stagione che non gli costa troppo in classifica ma gli costa dal punto di vista della verginità del cartellino.
Quartararo sbaglia e basta, non cerca scuse e prova anche a risalire in moto, sbagliando di nuovo. Chiaramente, trattandosi di lui, le scuse non gliele cercano nemmeno gli altri, a posto così. Ma anche lui, quindi, è in grado di sbagliare.

Il terzo fattore che fa paura, è il fattore Aprilia. La moto nera fa paura anche alla Ducati ed è lecito pensare che Aleix Espargaro, senza l’incidente con Quartararo, avrebbe vinto di forza, avendo preso meno di tre secondi dal vincitore nonostante l’invidente. Sei secondi recuperati in venti giri fanno pensare che avrebbe vinto.

E’ lui un altro degli elementi chiave, il quarto, della storia della MotoGP. E’ un pilota che ha fatto una rimonta spaventosa è che ha dimostrato quanta differenza ci sia fra gli altri e il suo pacchetto. Aleix dopo anni di critiche, è in stato di grazia ma parliamo di pacchetto perché è finalmente arrivato anche Vinales.

il quinto elemento chiave è proprio Maverick, sul podio meritatamente dopo tante sofferenze. Anche lui è un tassello in qualche modo storico della MotoGP, soprattutto per quelli che dicevano che era finito.

Infine, importantissimo, l’elemento chiave numero 6, il podio di Marco Bezzecchi, che lo fa entrare, dopo una gara perfetta, in un club non ristrettissimo ma comunque non accessibile a tutti. Soprattutto nemmeno lontanamente accessibile, per ora, al suo compagno di squadra con la moto 2022.

E’ per questo che, i tifosi non me ne vogliano, ma una vittoria dovuta, sembra un po’ meno eccezionale. Sembra eh, perché chi vince ha sempre ragione, ma restano dei dubbi sul fatto che con Quartararo ed Espargaro avrebbe vinto lo stesso, e su una competitività che deve trovare continuità.

Il resto della griglia delude abbondantemente.
Deludono le Pramac (a parte Martin infortunato), deludono i Gresinis, per non parlare di Honda e Yamaha, inesistenti, mentre KTM e Suzuki, con i rispettivi piloti, sono da compitino o poco più, anche se Rins per Suzuki e Binder per KTM fanno qualcosa in più.

Un altro elemento chiave, che forse non è mai venuto meno, è che il campionato non è deciso. Non ci si aspettino miracoli, ma è comunque tutto ancora da giocare!

RNF Aprilia: ecco i due piloti!

Raoul Fernandez sarà il secondo pilota di Aprilia RNF WithU dopo Miguel Oliveira.
E’ il pilota che Razali voleva e ha sempre nominato per la sua nuova avventura, sin dall’inizio delle trattative con Noale.
Razlan Razali dopo un anno idilliaco con Yamaha (Franco Morbidelli si era messo dietro nientemeno che Fabio Quartararo), ha avuto solo delusioni e prese in giro da Yamaha, con piloti imposti (Rossi, Dovizioso e Binder), container di soldi spesi e risultati che non sono arrivati, tanto da far scappare Petronas che era lì per replicare l’experience in F1.


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Dal 2023, invece il malese avrà invece quello che ha sempre desiderato: lo status di Junior team ma per davvero, con un pilota esperto ma ancora vivo (Oliveira) e un rider giovane scelto da lui, quel Fernandez andato in KTM per costrizione, che ha sempre dichiarato di odiare la moto austriaca.
Per chi si chiede che moto avrà, a che livello, intendiamo, il secondo team Aprilia, ecco la risposta: Noale entrerà di persona nel box RNF e darà tutto il supporto possibile, e i costi saranno addirittura inferiori rispetto a quanto speso con Yamaha o a quanto ammonterebbero in caso di scelta Ducat.
Sfumata, quindi, la candidatura di Celestino Vietti? Sembrerebbe di sì.

PREMIERE Pagelle Sachsenring22: Quartararo domina e Bagnaia rimane di sasso!

Quartararo vince senza avversari davanti a Zarco, Miller, A.Espargaro, Marini, Martin, B.Binder, Di Giannantonio, Oliveira e Bastianini a chiudere i 10.
Disastro Bagnaia, addio mondiale, disastro Mir, super sfiga Vinales e Bastianini spento. Ottimi Zarco, Espargaro e Marini!
Telecronaca imbarazzante a livello di giustificazioni al sapore di russia con un tocco di Nord Corea.

 


   


MotoGP, Sachsenring: Quartararo batte Zarco e Miller. Bagnaia ancora ghiaia!

Quartararo vince senza avversari davanti a Zarco, Miller, A.Espargaro, Marini, Martin, B.Binder, Di Giannantonio, Oliveira e Bastianini a chiudere i 10.
Disastro Bagnaia, addio mondiale, disastro Mir, super sfiga Vinales e Bastianini spento. Ottimi Zarco, Espargaro e Marini!
Telecronaca imbarazzante a livello di giustificazioni al sapore di russia con un tocco di Nord Corea.

La MotoGP post Sachsenring rimarca una certezza.
C’è un pilota decisamente più forte degli altri, in tutte le condizioni, nonostante una moto inferiore testimoniata dai risultati disastrosi dei suoi compagni di squadra e di marca.
Quell’uomo è Fabio Quartararo e non è solo l’unico fenomeno della MotoGP attuale, ma forse anche l’unico top rider in un mondo di “normali”.
Gli altri sono infatti buoni piloti, qualcuno ottimo, che però sono destinati a brillare occasaionalmente. Senza Quartararo si potrebbero fare altri ragionamenti. Ma Quartararo, purtroppo c’è, e manca anche Marquez, quindi la realtà è amarissima.




Fatta questa analisi, la gara è fatta di episodi. Bagnaia butta via un mondiale che personalmente faccio fatica a credere che sia mai stato alla sua portata. Cercare di giustificarlo restituisce a chi lo fa il certificato di dilettante o quello di prezzolato, ammesso che non si possa essere entrambe le cose e vista l’insistenza, non lo escluderei. Le Ducati sono dei missili e ci vanno forte in tanti, a turno. Oggi tocca a Zarco e Marini, più che a Martin e a Bastianini, spento come con un interruttore che lascia meravigliati. Questa è l’altra chiave di lettura per una casa che il mondiale piloti non lo vince “anche” per questo suo doversi barcamenare fra tanti concorrenti interni che a volte diventano più un problema da gestire che una situazione di cui godere.

Oltre a questo, sembra stia per finire anche il dominio tecnico. Aprilia, con soli due piloti, uno ok (Aleix Espargaro) e l’altro sfortunato causa guasto (Vinales), dimostra che anche “motoristicamente” l’Italia delle due ruote non ha più un solo colore. Il conto potrebbe arrivare presto, forse già a partire dalla prossima stagione in cui Noale avrà un team clienti.
I resto è una sconfitta di uomini e moto. Sconfitte le Suzuki, ormai allo sbando e mono pilota, sconfitto Mir a terra, distrutte le Honda, che senza Marquez non solo non esistono ma esistono in negativo, e solo discrete, in una pista in cui dovrebbero eccellere, le KTM, che portano a casa a stento la top ten.
Godono Miller, Zarco, Marini, che sono dei turnisti del risultato, visto che gli uniti costanti sono Quartararo ed Aleix Espargaro.

Il mondiale, però, non va dimenticato, ha un candidato solo. Inutile perdere tempo a cercare antagonisti di Quartararo. Tanto vale dedicarsi al “giustificodromo” e allo “scusodromo” per salvare l’ennesimo investimento mediatico andato a male che quest’anno si chiama Bagnaia.

MotoGP: KTM Tech3 diventa GAS GAS. Credibilità? Zero!

Un’operazione simile a quelle di re branding fatte in F1 ma di una tristezza e una mancanza di credibilità infinite.
A cosa serve far finta di credere che Gas Gas possa avere un senso in MotoGP quando già rischia di non averlo KTM?

 

Prendo da Wikipedia

La Gas Gas Motos è una casa motociclistica spagnola produttrice di moto da trial, enduro, cross, motard e quad. La sua fama ha avuto inizio con la partecipazione ai campionati mondiali di trial, avendo avuto come piloti Jordi Tarrés (vincitore di 7 titoli mondiali), Marc Colomer e un altro campione del mondo indoor ed outdoor come Adam Raga.

Agli albori, quella che oggi è la Gas Gas era solamente l’importatore della casa italiana SWM per la Spagna. In seguito al fallimento dapprima della SWM e poi della sua erede tecnica SVM, l’importatore chiese ai proprietari della casa italiana di poter utilizzare i fondi di magazzino degli ultimi modelli TL, ossia telaio ed altre parti, per poter costruire in proprio delle moto da trial, con motori di altra marca. Era il 1985 e la sua prima moto fu la Halley 327, equipaggiata con un motore Villa. Solo 7 anni dopo Gas Gas vinse il suo primo mondiale di trial, con Jordi Tarres.

L’azienda, che ha sede a Salt (nelle vicinanze di Gerona), ha solo in seguito ampliato la sua produzione anche a modelli destinati al motocross, all’enduro e al supermotard, ed infine alla costruzione di quadricicli quad.

Nel gennaio del 2014 la OSSA e la Gas Gas si sono unite, in modo da abbattere i costi di gestione, pur rimanendo due marchi distinti.
Dal 2019 il marchio è controllato da KTM.


Vai allo shop!

Nel 2021 la casa motociclistica spagnola fa il suo esordio nella classe Moto3 del Motomondiale. Vengono infatti schierate due Gas Gas RC 250 GP, due KTM rimarchiate, dall’Aspar Team.

Direi che basta così e mi chiedo: qual è il nesso fra Gas Gas e la MotoGP, dato che la credibilità è già scarsa in Moto3, per una casa che non ha mai corso su strada in vita sua e che negli ambiti in cui è stata impegnata è stata praticamente solo un re branding di altre case, come importatore e rivenditore?
Nessuno. Eppure dal 2023 Gas Gas sarà in MotoGP, rimarchiando le KTM affidate al team Tech3.

E’ già brutto quando la MotoGP vuole imitare la Formula1 nelle cose intelligenti, perché senza gli stessi soldi non vengono mai bene, figuriamoci quando vengono copiate queste cose tristi qui, da parte di una casa come KTM che, continuando così, rischia di avere già problemi di credibilità per conto suo.

Il motivo per il quale lo fanno? Chiaro e di puro marketing.
L’operazione serve a fare selezione con i concessionari.
Quelli che mollano diventano GASGAS e venderanno delle KTM con marchio GASGAS.
Conta il percepito nei confronti di chi non ha cultura, anche se il percepito, mai come questa volta, fa ridere.

Rumors: VR46 Moto2 chiude i battenti? Pronto il rimpiazzo!

Potrebbero esserci un certo numero di risorse in cerca di occupazione a fine stagione (in realtà ci sarebbero già e da qui le voci), se i rumors da paddock, tutti da confermare, fossero veri.

I rumors da paddock hanno colpito duro al Sachsenring.
Parliamo della chiusura del team Vr46 Moto2, indipendentemente da una eventuale vittoria del mondiale
da parte di Celestino Vietti che sta facendo un campionato di altissimo livello nella junior class .
VR46 è già presente a livello di brand, impegnata con il team Yamaha VR46 Master Camp, e non ha quindi bisogno di spendere necessariamente altri soldi che non siano per la MotoGP.


Vai allo shop

Nei prossimi giorni sarà passato un anno dallo sputtanamento della beffa di Tanal, di Aramco e dei falsi sceicchi e architetti non laureati che hanno fatto fare una figuraccia alla VR46, Tebaldi e Salucci in testa, e al 99% dei giornalisti nazionali e internazionali che hanno obbedito ai medesimi sul fatto di farsi gli affari propri (alcuni come Paolo Scalera di GPOne lo hanno dichiarato pubblicamente in diretta). Per non parlare del resto dei “principi” del paddock che fino all’ultimo hanno tenuto bordone ad una situazione che, sin dall’inizio, ha superato l’idiot test di chi lavora nel settore.

I soldi di Mooney, sponsor serio, sia chiaro, per quanto reali non sono di certo gli 80 milioni dello sceicco ternano con la tenda Ikea e non c’è nemmeno una mongolfiera né una Tavullia-Riyadh da inventare, per non parlare di parchi a tema e città del futuro, per cui è chiaro che i presupposti sono diversi e non ci sono soldi da buttare come si fantasticava l’estate scorsa, Il Sole 24 Ore in testa.

Il principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud
Il principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud farlocco

Da qui la chiusura del cerchio che ha visto calare il sipario per il team Moto3 negli anni passati e che vedrebbe, adesso, il condizionale è d’obbligo, girare le ultime scene anche per il team Moto2.
Questo perché la stagione del team VR46 è fino ad ora positiva e sia Luca Marini che Marco Bezzecchi (soprattutto quest’ultimo), stanno “performando” decisamente meglio delle attese e quindi la soluzione migliore è quella di puntare tutto sulla classe regina perché i due stanno facendo bene. Se Bezzecchi riuscisse ad avere anche l’attenzione di qualche altro team, ci sarebbe un posto per Vietti accanto a Luca Marini e il cerchio sarebbe perfetto.
Rimarrebbero dei posti vuoti? Nemmeno per idea. Sarebbe già pronto all’ingresso Fantic Motor di cui abbiamo già anticipato qui! In sella Fabio di Giannantonio!

I rumors vengono dal paddock ed è evidente che vi siano un certo numero di risorse che sono state informate di non essere riconfermate per la prossima stagione. Ovviamente c’è sempre la possibilità che la situazione venga raddrizzata e che i rumors siano solo rumors.
Spero di sbagliarmi come per la storia di Tanal. E anche in questo caso sono disponibile a qualunque smentita.

La MotoGP fa schifo? Le motivazioni di Repsol sono altre. Petronas sulle carene Honda?

Repsol dice che la MotoGP fa schifo. E lo dice così può giustificare il fatto che se ne va. Adesso c’è luce verde per Petronas sulle carene di Honda.

A novembre su questo sito è uscito questo pezzo: LO POTETE LEGGERE QUI

Era importante parlare di eventuali avvicendamenti dopo l’addio di Petronas, erroneamente ritenuto dovuto ad una lite con Yamaha o di Razali con una figura interna all’azienda. La verità è che Petronas, dopo un anno in cui ha creduto di poter ben figurare, aveva capito che con un team di serie B non ci sarebbe stata più questa possibilità e che il ritorno mediatico non sarebbe mai stato in linea con gli investimenti. Si sarebbe così messa in stand by, rimanendo come fornitore in MotoGP per le categorie junior.

Non era nemmeno vero che Petornas stesse da tempo mettendo pressione a Honda per darle i suoi soldi. Non si è mai visto uno sponsor che mette pressione per sponsorizzare qualcuno perché significherebbe giocare al rialzo contro se stesso. E poi c’era ancora Repsol. Ok la concorrenza di mercato, ma fra Petrolieri esiste un gentlemen agreement. Adesso Repsol ha fatto le sue mosse.



Negli ultimi tempi sono arrivate dichiarazioni pesanti del petroliere spagnolo, prima legate al fatto che l’aerodinamica starebbe rovinando il motociclismo, poi qualcosa legata ai sorpassi e alla mancanza di personaggi, e infine un comunicato surreale che parla di Michelin e dei suoi favoritismi di vent’anni fa.
Ho sintetizzato il tutto perché queste sono le dichiarazioni, ma non il vero motivo di quello che sembrerebbe essere un vero abbandono.
L’abbandono non avviene per via delle ragioni esposte, ma è il contrario. Le ragioni esposte anticipano l’abbandono, servono a giustificarlo e sono finalmente possibili proprio per il fatto di andare via. E’ un tema di sassi dalle scarpe, a meno che qualcuno davvero non creda che un petroliere si preoccupi di aerodinamica, ali e sorpassi, oltre che di cose successe a causa di un gommista 20 anni fa. Repsol ha capito che la MotoGP, che gli è andata bene fino a ieri, adesso non le interessa più. Semplice.

Il motivo è legato al fatto che la stessa Repsol, azienda con interessi quasi locali (penisola iberica e un po’ di Sudamerica) è tre volte più piccola di Petronas, per fare un esempio, ed noto che stia lavorando ad una exit strategy per MotoGP e Trial, dove sponsorizza, ancora una volta, realtà spagnole.
Secondo qualche rumor avrebbe cercato anche di rinegoziare il contratto con HRC, ma non è esattamente quello il tema perché Honda non rinegozia mai i contratti. Non lo farà con Repsol e non lo farà con Red Bull, altro sponsor in scadenza.

I piani aziendali di Repsol rispecchiano la situazione europea. Molte case automobilistiche presto non produrranno più motori termici e adesso c’è anche una data probabile (2035). In alcuni paesi non saranno nemmeno più in vendita entro breve, e quindi Repsol, che vende carburanti in Europa con 6000 stazioni di servizio e 5 raffinerie tutte in Spagna, ha convenienze diverse. Elettrico, biocarburanti, etc. Repsol si accinge a fare esattamente come Total Elf. Questo a partire già dal 2050. Sembra lontano ma alla deadline tecnica, mancano meno stagioni di quanto si pensi. Le riconversioni industriali e i budget si fanno molto tempo prima, e anche le strategie aziendali.
Scadenza di contratto, piani aziendali diversi, approccio green, sono la motivazione per le quali Repsol vorrebbe andare via. Le motivazioni lette nei comunicati, sono solo giustificazioni. Siamo noi che ce ne andiamo, non è Honda che non accetta le nostre condizioni, perché non ci sono condizioni. E’ proprio la MotoGP che non ci piace più.
E’ quindi normale che un piccolo produttore di petrolio europeo che sta lasciando i combustibili fossili, e che non voglia più spendere i soldi attuali, figuriamoci un aumento di sponsorizzazione, dica che non è interessato. Soprattutto perché per un altro anno non c’è Marquez. E fidatevi che il numero 93 pesa parecchio, dato che tutta la comunicazione in Spagna è fatta su di lui.

Alla fine, non è vero che i petrolieri asiatici e gli arabi sbarcano in massa nel motorsport per qualche motivo misterioso. Gli asiatici e gli arabi sbarcano in massa perché è da loro che si vende il petrolio e infatti, qualcuno lo avrà notato, i campionati si spostano verso est anche fisicamente.

In un mondo di sponsor poco credibili basati su progetti poco credibili e legati sempre più a manovre sospette, si finisce per meravigliarsi proprio di quelli che fanno le cose secondo logica di mercato.

“Perché un’azienda locale come Repsol dovrebbe continuare a promuovere la sua immagine di petroliere in un’Europa che ha dichiarato guerra al Petrolio? Nei tempi giusti ci saranno i saluti”. Scrivevo a novembre: eccoli, i tempi giusti.

“Perché arabi e asiatici non dovrebbero arrivare in MotoGP e F1 dato che ormai si corre sempre più a est, Arabia saudita inclusa, e a est si vendono ancora combustibili fossili? Ci si dovrebbe meravigliare del contrario.” Scrivevo anche questo a novembre. E il tempo giusto per Petronas potrebbe essere arrivato.

Per quanto riguarda la partnership fra Honda e Petronas, se Repsol dovesse uscire da subito, potrebbe accadere immediatamente ed in maniera naturale, dato che Repsol non ne esce sconfitta, avendo rimarcato il suo disinteresse per la MotoGP.
Honda HRC è molto importante, ma solo con un Marquez in forma, abbiamo detto. Però questa è una cosa che vale per l’Europa. In Asia e nei paesi orientali in genere, l’onda è molto più lunga come dimostrato dal fenomeno Rossi e Lorenzo che pur non vincendo da anni sono ancora un brand. Per MM93 è lo stesso e quindi la combo sarebbe perfetta per un player come Petronas, che finalmente avrebbe anche un team ufficiale, e non un team di seconda fascia come quello di Razali.

Fra petrolieri, si metteranno tutti d’accordo spartendosi la torta, da quasi amici, ci eravamo detti. Sta già andando così. Non è cambiato niente.

Moto America: Petrucci vs USA. Fa ridere ma nemmeno tanto!

Al MotoAmerica è ormai USA vs Petrucci e sarà sempre peggio.
Danilo è in testa al campionato nonostante una gara in meno, ha bastonato gli americani a casa loro e in più ha criticato l’organizzazione.
Insomma ci ha messo del suo per risultare sgradito. Ma gli americani stanno facendo di peggio, tutti insieme, tutte le volte che possono. E noi muti.

Non per fare dei luoghi comuni, anzi sì, ma agli americani, che spesso sono i migliori in quello che fanno, puoi dire bravi in tanti modi, puoi ringraziarli, ma le critiche e i consigli vanno bene solo se se li danno da soli. L’unico modo per far capire loro certe cose, è batterli. Però c’è modo e modo. Deve essere una cosa graduale, devono avere il tempo di metabolizzare ed accettare lo straniero perché in fondo non sono un popolo inospitale.
Un conto è quando vanno all’estero e prendono paga, un conto però è a casa loro in tempi troppo brevi perché siano accettabili.

 



Battere a casa loro, appena arrivati, con una moto italiana (un po’ un corpo estraneo, una Ducati che vince in quelle piste non essendo nemmeno a punto), il fior fiore della nazione, e in più criticare il loro modo di fare motociclismo (quasi tutti quelli che sono lì non ne conoscono un altro), non va bene.

Danilo è riuscito, e va detto che ha anche ragione eh, a fare tutto questo in pochi giorni. Doppietta ad Austin, unica pista decente, vittoria in Gara1 ad Atlanta prima di rompere il motore in gara 2 a causa di una gestione assurda (è mancata la corrente in tutto l’impianto e hanno lasciato le moto in griglia a bollire), e poi quarto in gara1 e terzo in gara2 in Virginia, con spallata e caduta, nonché secondo e terzo nelle due gare al Road America, nel Wisconsin, una scorrettezza subita anche lì e una moto che ancora fa fatica, essendo ancora in fase di setup.

Ma è in Virginia che Danilo, dopo essersi già espresso in critiche sulle piste, ha attaccato direttamente l’organizzazione, che dopo un volo a 280kmh lo ha lasciato da solo in un prato, aspettando che si alzasse senza nessuna assistenza e si recasse a piedi al centro medico con un perone rotto, a chiedere al Medico di Gara cosa ci facesse davanti alla TV invece che a soccorrerlo. “Alla Dakar avevo due elicotteri sulla testa, qui non mi si è filato nessuno”, ha detto Petrux. Negli stessi giorni l’americano Sean Dylan Kelly, caduto male in Moto2, veniva salvato dalle vie di fuga del Mugello da Marshall che abbiamo solo noi in Europa. Nelle piste di casa sua, sarebbe andata in un altro modo, con le buche, la balle di paglia, le giunture e i muretti a secco che vedete nelle foto.

 

Insomma in piste senza semaforo, senza linea di partenza, con Marshall che da noi non farebbero nemmeno le Minimoto e un’organizzazione di tipo parrocchiale, Danilo ha ricordato come si fanno le gare da noi, che poi è come si dovrebbero fare in generale. Niente di più, niente di meno. Come risposta, hanno contato i secondi che ha passato per terra da solo (non 2 minuti, esagerato, ma solo 56secondi!) e i cartelloni da lui abbattuti prima di rotolare nel nulla (non due, ma solo uno!), per poi dargli, in pratica, del frignone, con il supporto di tutta la stampa a stelle strisce e quella del resto del mondo servile. La nostra, per carità, cintura nera di faziosità polarizzata verso un singolo pilota con esperienza ventennale, una volta che avrebbe dovuto prendere posizione: niente. Poi parli con Petrucci quasi tutti  i giorni  e ti dice che la maggior parte di quei signori non li sente da anni. Immaginiamo che news di prima mano hanno potuto ottenere.

   

E così uno che è passato senza battere ciglio dalla MotoGP alla Dakar (unico ad aver vinto in entrambe le classi), passa per “fighetta” perché ha educatamente fatto notare che se mancano i cordoli, i semafori, l’assistenza medica, le telecamere, la linea di partenza, ma in cambio ci sono i muretti a secco, i parcheggi in curva, le balle di paglia, gli alberi, le buche i new jersey e l’asfalto che sembra quello della Flaminia verso Terni, qualcosa non va. Poi chiaro che se uno appena arrivato per coglionarli gli dice di lasciar perdere la sicurezza, che non è cosa loro, e aggiungere barbecue, le cose si complicano. Ci sta.
Ma negare che non sia vero senza aver mai sentito il pilota, è poco professionale.

Guerra a Petrucci, quindi. Agli americani e non solo non pare vero e si trovano una volta tanto d’accordo fra loro dopo essersi combattuti per anni. Gagne, campione in carica, fino al Road America l’unico a comportarsi professionalmente, cerca di buttarlo fuori e gli fa gestacci (gli va anche male e perde la gara), Scholtz è a quota 4 porcate in 8 gare fra spallate e larghi per buttarlo fuori. Persino Barbera, anche lui al MotoAmerica a chiudere la carriera, si accorge della cosa e sbrocca al Sudafricano in sala stampa… Gli altri meno, perché a Petrucci lo vedono solo a piedi nel paddock, dato che in pista gli servirebbe il binocolo. Però è tutto un complimentarsi fra loro, un aspettarsi, un giocare di squadra anche con squadre diverse, con doppiati che fanno da safety car o da gentlemen riders a seconda di chi si trovano a rallentare (ci siamo capiti), in piste che Petrucci non conosce e nelle quali prende due secondi nella prima sessione per stare davanti dalle qualifiche in poi.

Non è difficile e non sto raccontando, come gli inviati nelle americhe degli anni ’30 e potendovi fregare, un evento radio trasmesso che vedo solo io. E’ sufficiente sintonizzarsi su Eurosport per le dirette o guardare gli highlights su Youtube senza essere troppo rimbambiti. Oppure leggere i social di Petrucci che è sempre molto chiaro su tutto. Ma bisogna volerlo fare.

Per le classifiche, nessun problema. Se vince un americano sono pronte subito, se vince Petrucci, e magari va in testa al campionato, le aggiornano il martedì con calma. E’ gioia parziale, come quando al parco chiuso tocca a lui l’intervista, e allora le ombrelline se ne vanno. Non me lo invento. Basta guardare la tv, dato che la danno su Eurosport, non sul satellite della NASA. Ovviamente la stampa nostrana certe cose non le nota o on le vuole notare. Trascrive i risultati ma non si prende la briga di leggere quello che scrivono di Petrucci all’estero, dipingendolo come uno psicotico che vorrebbe che tutti si levassero per far passare “il principino”. Quello della MotoGP, lo chiamano, i riferimenti sono continui e quindi è tutto chiaro e deciso. C’è anche qualche invidioso che smentisce questo sito nonostante riporti dei virgolettati. Hai visto mai si possano rovinare i rapporti con qualche americano nel motomondiale,

Per quanto mi riguarda, io non me la sarei mai aspettata, una cosa così. Collezionista di US Cars, americanofilo da sempre, sono partito con un’altra predisposizione, avendo sempre considerato il MotoAmerica come una bomba positiva inesplosa, sia per le varie classi, baggers incluse, sia per il tipo di motociclismo che si potrebbe avere, se solo ci fosse un po’ di capacità di accettare le critiche in più, e un minimo di permalosità in meno. Un approccio un po’ pazzo, forse, un po’ retro, pane e salame, sicuramente, ma comunque genuino nelle intenzioni. Invece seguendolo con attenzione mi ritrovo a guardare Amici di Maria de Filippi con la tuta di pelle; una casta di dilettanti che non vuole aprirsi a nessuna novità e non accetta nessun consiglio, figuriamoci lezione, né tantomeno nessun “ospite”, soprattutto se può rompere le uova nel paniere, il che è strano per un campionato che cerca, dice, internazionalità, dopo essere risorto miracolosamente dal fallimento (prima si chiamava AMA, adesso MotoAmerica).  E grazie al cavolo Baz lo hanno applaudito. Mica li ha suonati come tamburi sin dal giorno 1. Nel frattempo MotoAmerica, notizia del 18 maggio, perde il main sponsor Autoparts4less. E non me lo invento io. Ma va tutto bene, magari secondo qualcuno è una bugia anche questa.

A mio avviso bisogna solo accettare che si possono imparare alcune cose e non è difficile, perché tutti gli americani che ho conosciuto, del motomondiale, del mondiale Superbike e anche di sport che ho praticato io, sono sempre state fra le persone migliori dell’ambiente. Aperte, umili, sensibili, corrette e altruiste. E quindi non si spiega come mai guardando il MotoAmerica sembra di guardare uno di quei film cliché americani di auto o moto in cui c’è l’eroe del posto, senza mezzi, che la spunta contro l’Europeo ricco, stronzo, e magari anche scorretto. E’ l’immagine che vogliono far passare.

Ma lo sanno questi chi è Danilo? Lo sanno che ha parlato chiaro ma in pista si sta trattenendo dato che per esperienza e peso (non solo tecnico), potrebbe “parcheggiarne” diversi, alla ternana, invece di subire in silenzio scorrettezze da rookies cup e continuare a giocare di fino? Non importa. Comunque vada, lo sappiamo noi.
A pensarci, Petrucci from Terni vs USA fa ridere tanto. Soprattutto perché è vero e comunque vada, la figuraccia l’hanno già fatta in tanti, inclusi i nostri. E da qui a fine torneo, possono solo peggiorare. Del resto anche i butteri batterono i cow boys di Buffalo Bill. E’ un attimo che risucceda. A casa loro.

MotoGP, Montmelo: Quartararo domina nella giornata internazionale degli errori!

Quartararo, Martin, Zarco, Mir, Aleix Espargaro, Marini, Vinales, Binder, Oliveira, Alex Marquez.
Quartararo la vince e Aleix regala il podio a Zarco festeggiando un giro prima. Ottime comunque le moto di Noale, ottime le Ducati superstiti, e discrete le KTM.

La gara del Montmelo è segnata da due elementi destinati a far prendere al campionato una direzione precisa. Il primo è la superiorità di Quartararo, che saluta la compagnia e va a vincere alla Lorenzo o alla Biaggi, il secondo è la bacheca degli orrori tecnici, caratteriali e mentali, che cambiano la gara che cambia il mondiale.



La nota è quella di Nakagami (trauma facciale e clavicola rotta per lui) che fa uno strike tanto involontario quanto immotivato e senza senso su Bagnaia e Rins, facendosi male lui stesso oltre a mettere presumibilmente fuori gioco anche lo spagnolo.  Il resto del cerchio dell’assurdo lo chiude Aleix Espargaro, che decide di festeggiare un giro prima della fine, regalando il secondo posto a Martin, il resto del podio a Zarco e un quarto posto a Miller, per non parlare di una nuova compilation di bestemmie giustamente udibile in audio mondiale dal suo box, per quanto mi riguarda DOVEROSE.
E’ una cosa pesante che grava sul morale e sulla classifica, al momento decisamente anche se non irreversibilmente compromessa.

Il resto della gara è poca cosa se non si guarda al numero elevato di autoeliminazioni. Bezzecchi, Di Giannantonio, Dovizioso, Bastianini e Bradl. Quelle che ci interessano sono le Ducati, che pur essendo competitive non sono guidate responsabilmente. Il caso Bastianini è emblematico, non è così che si va a vestirsi di rosso, soprattutto nella giornata di grazia del diretto avversario Martin che nonostante problemi di salute è il secondo migliore dopo l’inarrivabile Quartararo.
I buoni? Tutte le Ducati tranne quella dell’addormentato Miller, Mir, e naturalmente Quartararo, oltre alle Aprilia di Espargaro (già sappiamo) e Vinales, che qualcosa recupera. I cattivi? Tutte le Yamaha tranne una e le Honda, tutte inguidabili.
Le KTM stanno nel mezzo. Però non sono più una rivelazione.
Una domanda conclusiva da farsi, però, c’è: è spettacolo, questo, oppure è solo casino?
Perché se guardiamo bene, a parte uno che ha maltrattato gli altri, di contenuti tecnici di cui discutere, non ce ne sono. A meno di non essere come gli americani che si gasano solo con gli highlights degli incidenti e delle fagiolate.