Why is MotoGP the bad copy of F1 even though it could be better?

F1GP2

For an organization that claims to be inspired by F1, MotoGP is not offering a good show.

At the moment, the main theme is to determine the value of the Valentino Rossi asset and to quantify losses and related countermeasures following his farewell. Not a good approach. An organization must not renounce its past assets but neither cannot admit to relying on them.

No credible sports organization can admit that it is in trouble for the loss of a champion, especially if the champion in question is representative from the point of view of the image and not from the sporting one.
In doing so, Dorna admits that it is more memories than facts, more affection than technique and more smoke than roast. If Dorna says that it will miss a rider who hasn’t won a world championship for 12 years and a race for 3 because the audience will drop, it offends itself and those who work there, downgrading its audience from competent to merch collector. Not even World Wrestling Entertainment, 95% entertainment and 5% sports content would ever admit such a thing. Dorna, on the other hand, does it, showing to believe in a retired rider more than in those who still race.
And this is only the self-diagnosed part of the disease.

Then there is another, objective and therefore even more cruel.
Still comparing it to F1, MotoGP is Neanderthal.

Technically, an F1 car looks like a road car the same way a man looks like a monkey.
The other car categories are also separated from F1 by light years of technology and performance. Ask anyone to pick an F1 from 10 different car types. Easy.

This is not the case with motorcycles and over time there is less and less difference.
No car category is remotely comparable to F1 while Superbike is however, albeit forcedly, comparable to its corresponding prototypes. And this despite a political aberration, namely the belonging of MotoGP and WSBK to the same organizer.
Instead of managing it effectively Dorna has chosen to impoverish SBK and evolve MotoGP in a direction that is only dangerous. With motorcycles there is only confusion. Ask an average fan to identify a MotoGP versus an SBK. Ask about the differences between the two championships.

For the rest, people continue to die on the bike and still get hurt a lot.
Motorcycles have evolved in terms of peak performance more than they have evolved in driveability. Arriving on the straight at 350kmh is of no use to the show if the rider becomes a passenger on his bike and if the straight is more dangerous than the cornering. It is not Dorna’s fault if you get hurt more on the bike than in the car but it is Dorna’s fault if there are price caps in the prototypes while in the derivatives, in practice, there are not and if SBK is nothing more than a poor MotoGP without any financial support for the teams.
In prototypes, research should be a free choice. There is no doctor of economics who prescribes racing to those who cannot afford it. It is not by increasing the grid of pawns in the midst of four rich competitors that you put up the show. If investments were truly free, surely the manufacturers would engage in more complex things than going fast on the straight and even motorcycling would have its kers and all the real technical evolutions that are in cars. Two plastic wings are not technology if young riders die every year.

Then there is the view to the future. In cars, Formula E is an independent championship from F1 and is preparing to be an alternative in any case. It communicates innovation and truly represents electric motoring with real brands making serious efforts and frightening technical innovations to be found in dealerships the following year.
In motorcycles, the MotoE is yet another championship controlled by Dorna. For two years it was a ridiculous category with heavy, slow bikes and a skimpy championship with fewer dates than a trophy.

And finally, the most obvious problem: sponsors.
In Formula 1 there is the top for the championship and for the teams. Amazing brands that everyone knows.
For the MotoGP we challenge you to list 5 companies known to the general public, when they do not arrest someone or there is some scam like the one of which Valentino Rossi’s team was the victim, who dealt with a non-existent prince for 8 months and a fake architect sponsoring a company that didn’t exist, Tanal, and an oil firm, Aramco, who denied it from day one. The press ignored it. In motorcycles, even the press is funny and is made up of puppets.

Here is the value of Motogp: Valentino Rossi’s team, declared as the main historical asset, in 8 months could not find a sponsor and it was necessary for Rossi, who had declared that the team was not his problem, to return on field personally, in order to find last minute money which, however, also supports him in cars and forces him to stay in the marketing game.
MotoGP alone just can’t do it.

If that’s not a problem …

Yet, if only MotoGP were naturally itself, it would be the best sport in the world …



Perché la MotoGP è la brutta copia della F1 pur potendo essere migliore?

F1GP2

Per essere un’organizzazione che dichiara di ispirarsi alla F1, la MotoGp non sta offrendo un bello spettacolo.

Al momento, il tema principale è quello di determinare il valore dell’asset Valentino Rossi e di quantificare perdite e relative contromisure successive al suo addio. Non è un buon approccio. Un’organizzazione non deve rinnegare i suoi asset passati ma non può nemmeno ammettere di basarsi su questi.

Nessuna organizzazione sportiva credibile può ammettere di essere in difficoltà per la perdita di un suo campione, soprattutto se il campione in oggetto è rappresentativo dal punto di vista dell’immagine e non da quello sportivo.
Così facendo Dorna ammette di essere più ricordi che fatti, più affetto che tecnica e più fumo che arrosto. Se dice che gli mancherà un pilota che non vinceva un mondiale da 12 anni e una gara da 3 perché calerà l’audience, offende se stessa e chi ci lavora, declassando il suo pubblico da competente a magliettaro. Nemmeno la World Wrestling Entertainment, 95% spettacolo e 5% contenuti sportivi ammetterebbe mai una cosa del genere. Dorna invece lo fa, dimostrando di credere in un pilota ritirato più di quanto creda in quelli che ancora corrono.
E questa è solo la parte autodiagnosticata della malattia.

Ce n’è poi un’altra, oggettiva e per questo ancora più crudele.
Sempre paragonandola alla F1, la MotoGP è Neanderthal.

Dal punto di vista tecnico una vettura F1 assomiglia ad un’auto da strada come un uomo assomiglia ad una scimmia.
Anche le altre categorie automobilistiche sono separate dalla F1 da anni luce di tecnologia e performance. Chiedete a chiunque di indicare una F1 fra 10 tipi di auto diverse. Facile.

Con le moto non è così e col passare del tempo c’è sempre meno differenza.
Nessuna categoria automobilistica è lontanamente paragonabile alla F1 mentre la Superbike è comunque, seppur forzatamente, accostabile al suo corrispettivo prototipi. E questo nonostante un’aberrazione politica, ossia l’appartenenza di MotoGP e WSBK allo stesso organizzatore.
Invece di gestire la cosa efficacemente Dorna ha scelto di impoverire la SBK e di evolvere la MotoGP in una direzione che è solo pericolosa. Con le moto c’è solo confusione. Chiedete a un passante di identificare una MotoGP rispetto a una SBK. Chiedete le differenze fra i due campionati.

Per il resto, in moto si continua a morire e ci si fa male ancora moltissimo.
Le moto si sono evolute in termini di prestazioni di punta più di quanto si siano evolute in guidabilità. Arrivare in rettilineo a 350kmh non serve allo spettacolo se il pilota diventa un passeggero della sua moto e se il dritto è più pericoloso delle curve. Non è colpa di Dorna se in moto ci si fa più male che in auto ma è colpa di Dorna se nei prototipi ci sono i price cap mentre nelle derivate, in pratica, non ci sono e se la SBK non è altro che una MotoGP più povera e senza aiuti per i team.
Nei prototipi la ricerca dovrebbe essere libera. Non c’è nessun dottore in economia che prescriva le corse a chi non se le può permettere. Non è aumentando la griglia di peones in mezzo a quattro ricconi che si fa lo spettacolo. Se gli investimenti fossero davvero liberi, di sicuro le case si impegnerebbero in cose più complesse che andar forte in rettilineo e anche il motociclismo avrebbe il suo kers e tutte le evoluzioni tecniche reali che ci sono nelle auto. Due alette di plastica non sono tecnologia se ogni anno muoiono dei bambini.

C’è poi lo sguardo al futuro. Nelle auto la Formula E è una campionato indipendente dalla F1 e si appresta ad essere comunque un’alternativa. Comunica innovazione e rappresenta davvero l’automobilismo elettrico con case reali che si impegnano sul serio e innovazioni tecniche spaventose da ritrovare nei concessionari l’anno successivo.
Nelle moto, la MotoE è un ennesimo campionato controllato da Dorna. Per due anni è stata una categoria ridicola con moto pesanti e lente e un campionato striminzito con meno date di un trofeo.

E infine, il problema più evidente, quello degli sponsor.
In Formula 1 c’è il top per il campionato e per i team. Marchi pazzeschi che tutti conoscono.
Per la MotoGP vi sfidiamo ad elencare 5 aziende conosciute al grande pubblico, quando non arrestano qualcuno o non c’è qualche truffa come quella di cui è stato vittima il team di Valentino Rossi, il quale ha trattato per 8 mesi con un principe inesistente e un finto architetto la sponsorizzazione di un’azienda che non esisteva, Tanal, e di un petroliere, Aramco che ha negato dal primo giorno. La stampa ha fatto finta di niente. Nelle moto anche la stampa fa ridere ed è composta da burattini.

Ecco il valore della Motogp: Il team di Valentino Rossi, dichiarato come principale asset storico, in 8 mesi non è riuscito a trovare uno sponsor ed è stato necessario che Rossi, il quale aveva dichiarato che il team non era un suo problema, ritornasse in campo personalmente, in modo da trovare soldi last minute che però lo supportano anche nelle auto e lo costringono, di fatto a rimanere in gioco.
La MotoGP, da sola, proprio non ce la fa.

Se questo non è un problema…
Eppure, se solo la MotoGP fosse naturalmente se stessa, sarebbe il miglior sport del mondo…



Ducati Moto E: meglio che vincere un mondiale!

Ducati MotoE

Win on sunday, sell on monday (Vinci la domenica e vendi il lunedì).
E’ un detto che gira ormai dagli anni sessanta ed è tipico dei motori.
In USA hanno capito per primi che nel motorsport, soprattutto quello vicino alla serie (gli sport motoristici americani sono per il 90% di questo tipo)
per vendere è necessario vincere e continuare a farlo per cavalcare l’onda emozionale. Tutto giusto e per certi versi il concetto vale ancora.

Con il passare del tempo le Case costruttrici hanno continuato a gareggiare, anche se le necessità tecnologiche hanno forse iniziato a prevalere su quelle di un marketing che alla fine, anche da noi in Europa, si è evoluto. O forse si è polarizzato su chi ha ancora bisogno di queste leve mentre c’è qualcuno che, potere del brand, ha ormai spiccato il volo.

Nelle auto, due esempi. Lamborghini ha sempre gareggiato molto poco e ha sempre venduto con facilità perché è nata credibile. Di Ferrari non parliamo nemmeno. La crescita è continua e paradossalmente sembra venda di più proprio quando non vince, dato che il brand è inarrrivabile- Anche nelle moto troviamo qualcosa di simile.
Honda vende e basta. E’ una fortuna che spetta a quei leader dal brand ormai intoccabile.
Ducati fa ormai parte di questa cerchia di fortunati. Chiaro che certi privilegi si guadagnano sul campo ma la rossa di Borgo Panigale è ormai lanciatissima. Tanto lavoro, progetti riusciti, un mix di italianità, cuore sportivo e blasone racing hanno collocato Ducati nell’olimpo nonostante le dimensioni e le quote di mercato non la pongano certo ai vertici del settore.
Ma Ducati è Ducati. E’ chiaro che non potrà mai smettere con le corse e che nel DNA ha l’aspirazione alla vittoria ma a Bologna è ormai chiaro che quello della bandiera a scacchi non è il solo modo per vincere.
Ducati ha brandizzato di tutto. Abbigliamento, accessori, giocattoli, utensili. Va via tutto come il pane perché Ducati se lo merita.
E’ il potere del brand e della fiducia da parte del consumatore che, nel caso di Ducati, è un fedele appassionato con un senso di appartenenza senza pari.

Parllando di corse, niente mondiale Superbike da un bel po’ e di MotoGP nemmeno a parlarne ma non è vero che nel 2021 non ci sono state vittorie iridate. Ogni moto che esce è come uscisse una Ferrari. Già acclamata e già sold out, anche quando è apparentemente estranea dal suo DNA.
La MotoE, per esempio, che sarà presto un monomarca bolognese, vale ben di più di un mondiale vinto.
E’ evidente che Ducati non si è cimentata nella MotoE perché è stata scelta da Dorna ma è stata scelta da Dorna perché era disposta a fare una MotoE. E Ducati una MotoE l’aveva già e se gira adesso, comoda, durante le vacanze natalizie, vuol dire che è già più che pronta. E anche così non fosse, sarebbe stata scelta ugualmente perché nel caso di Ducati è una promessa già il nome.
Com’è la Ducati elettrica? Vista. Bellissima. Come va? Benissimo sulla fiducia. Perché nel caso di Ducati è come fare un buio a poker con i soldi degli altri. Non c’è paura di perdere. Come può andare una Ducati se non bene, soprattutto se gareggia contro se stessa?

Di sicuro andrà meglio che con Energica, altra azienda italiana che dal 2023 cederà la mano come fornitore del campionato, ma non è colpa di quest’ultima.
Un’azienda sconosciuta, scesa in campo con zero esperienza racing e non tanta esperienza di motociclette sportive in generale, che pagava il prezzo della novità di un certo tipo di gare in seno ad un’organizzazione che non le aveva mai gestite, non può avere troppe responsabilità. Una cosa nuova, affidata ad un’azienda nuova, con interlocutori nuovi. E’ andata anche troppo bene e, dopo un certo periodo, persino meglio del previsto.

Diciamoci la verità. In camera caritatis, tutti i rider sono stati e sono insoddisfatti delle Energica ma è normale. Nessun pilota ha veramente scelto di fare la MotoE e nessun pilota gradisce una moto concettualmente diversa da quella che ha sempre considerato una moto da corsa. Energica ha pagato anche questo, oltre al ruolo di pioniere, e non ha ancora finito di saldare il conto.
L’aspetta un 2022 ancora più difficile. L’attenzione verso la MotoE, già minore delle attese, sarà tutta focalizzata du Ducati ed Energica farà un anno di purgatorio d’uscita, con la consapevolezza di essere lanciata nel dimenticatoio ad una velocità impressionante su uno scivolo che forse non merita. Nessun pensiero affettuoso, da parte del sistema, nei confronti di chi ha fatto il lavoro più duro e difficile nel momento di maggior diffidenza. Solo il conto alla rovescia nell’attesa che arrivi la rossa.

Entra Ducati. La più piccola delle aziende che fanno il mondiale, la meno multinazionale di tutte. Non una giapponese di quelle che costruiscono anche treni, portaerei, satelliti, robot, e nemmeno una europea di stampo teutonico, che manca di quel pizzico di ribellione guadagnato dalla street credibility di chi sa anche vincere, ma una casa italiana della Motor Valley, una dura e pura e rumorosa, ignorante nel senso buono del racing senza (o quasi) compromessi.

E’ così. Ducati è chiamata in causa proprio per risollevare le quotazioni di un mondiale che proprno non riesce a farsi metabolizzare dagli appassionati.
Paradossalmente si configura una situazione unica. Ducati che diventa fornitore esclusivo e domina l’elettrico ancor prima del debutto, senza aver gareggiato nemmeno una volta e senza aver venduto nemmeno un esemplare; e Dorna che per il suo mondiale MotoE, solo da Ducati, può essere salvata.
A Ducati, per vendere al lunedì, la domenica nemmeno serve.



 

Superbike, Mandalika: impianto incompleto e marshall presi fra i contadini espropriati. Responsabile licenziato causa insulti!

Safety car mandalika

E’ vero che chi guarda solo la MotoGP può pensare che il mootciclismo del 2022 sia finito con il campionato vinto in anticipo da Quartararo e il ritiro di Valentino Rossi.
In realtà c’è un altro mondiale da assegnare. Un mondiale un po’ polveroso e di serie B, rispetto agli anni passati, ma sempre un titolo iridato.
La Superbike, infatti, come poche volte capita per un campionato composto da così tante manche, si chiude all’ultimo week end con una differenza di 30 punti fra il primo e il secondo in classifica, e 3 manche da correre.
A questo elemento importante se ne aggiunge un altro: se lo giocano un pluricampione, Jonathan Rea, già recordman di titoli ( a sei non ci è mai arrivato nessuno, specialmente consecutivi) e uno che il mondiale, non lo ha vinto mai. Toprak Razgatlioglu, infatti, corre in Superbike da solo quattro anni di cui due con la Yamaha. Altri due ingredienti che rendono la cosa piccante?
Razgatlioglu è turco, nazionalità mai realmente competitiva nella classe regina delle derivate di serie, e guida una Yamaha per dispetto, dopo aver mandato a quel paese Kawasaki per averlo solo schierato ma senza impiegarlo nella 8h di Suzuka vinta da Rea. Chi gestiva le moto giapponesi in quella gara? Proprio il team di Jonathan Rea. Alla base di tutto quindi, se volete vederla dal punto di vista romantico, la vendetta.

Eppure questo magnifico scenario rischia di essere messo a dura prova dall’ultimo elemento da prendere in considerazione per questo week end.

Si corre a Mandalika, Indonesia, in una pista di merda.
Non è un refuso e nemmeno la voglia di fare letteratura alla Bukowski.
Mandalika è un posto bellissimo ma dal punto di vista racing nasce su predisposti malsani… per finire anche peggio.

Per prima cosa per costruire la pista è stato violato ogni tipo di diritto umano. E non lo dico io, ma l’ONU.
Lo stato ha sfrattato contadini ed abitanti per costruire l’impianto e non è andato nemmeno troppo per il sottile.
Oltre a questo, dal punto di vista impiantistico è tutto ben lontano dall’essere perfetto.
Vanno aggiunti gli atteggiamenti di rivalsa speculativa tipici delle località “turistiche” troppo giovani che non sanno gestire il nuovo business.
Centinaia di dollari per una notte negli hotel di quarantena anticovid, noleggi auto dal costo proibitivo, e tutta una serie di ricatti turistico lavorativi a cui sono già sottoposti gli sventurati del circus.

E tutto questo, non abbiamo finito, costituisce il problema minore perché la big issue, il tema più grande, riguarda la sicurezza.
Non si tratta di paura o di terrorismo psicologico, ma è la realtà.

La settimana scorsa, causa incapacità gestionale dei Marshall di percorso è stata posticipata la gara dell’Asian Talent Cup.
Ne è nato un tale scazzo che il responsabile dei Marshall si è dimesso (secondo altre fonti è stato malamente licenziato), dopo aver dato degli idioti ai marshall di percorso, formati (si fa per dire) in pochi giorni e accusati di mangiare e bivaccare durante le gare invece che di fare il loro dovere, quando sappiamo tutti che quello dei Marshall è il mestiere più delicato, tanto che in piste come Mosca abbiamo dovuto portare i nostri da Misano e Vallelunga, perché c’era bisogno di qualità e capacità.

Tornando ai fatti, l’ex direttore delle operazioni per il Sentul Circuit, Rio Sarwono, chiamato per sistemare la questione, ha affermato che ci sono stati molti problemi che hanno causato il posticipo ufficiale della gara di domenica e non ha nascosto, riportano siti locali, che la cosa sia dipesa dai commissari.

“In effetti, avevamo tutti previsto che sarebbe successo perché, mi dispiace, la direzione non ha esperienza. E, secondo noi, il problema Marshall è solo uno degli altri problemi che ancora esistono.”

Rio Sarwono, che è stato anche coinvolto nell’organizzazione del Gran Premio d’Indonesia nel 1996 e 1997, nonché della Superbike (WSBK) nel 1994-1997,  riporta TV Kompass, ha affermato di non sapere che le risorse non solo non erano state preparate ma che erano invece state prese dalla strada

Alla fine, chi ha pagato per questo casino?
Ha pagato Dyan Dilato, Head of Operation – Sporting Mandalika Grand Prix Association (MGPA), che se l’è presa con i commissari insultandoli ed ha ufficialmente scontato quest’uscita ma secondo altre fonti sarebbe stato licenziato per l’aver evidenziato che sul tracciato ci sono diversi problemi di sicurezza.

Alcune parti della pista non sono ancora libere dalla polvere, i box non sarebbero completi, e il personale non è sufficiente, né per numero né per capacità, avrebbe detto Dilato.

“Molti marshall non erano pronti. Si mettono a fissare i piloti e a guardare la gara quando invece dovrebbero sventolare le bandiere”.
E ancora:
“In termini di esperienza, non sono pronti. Dovrebbero prima servire per un anno come commissari di gara nel campionato regionale, poi nazionale, poi nel campionato mondiale.”

Alla fine Dyan Dilato viene “dimissionato” ufficialmente per due motivi: per aver scelto male il suo personale, e per averlo poi insultato, criticando un’iniziativa pagata con i soldi dello stato.
I virgolettati della stampa locale sono molti e sembrano agenzie di paesi sotto dittatura in cui viene esaltato lo stato, lo sforzo del proletariato (appena espropriato delle proprie terre ed evidentemente impiegato alla meglio in pista), e viene messo sotto accusa il nemico del popolo, ma la verità è che per incapacità organizzativa non sono stati in grado di portare a casa una garetta ma sta per essere ospitato l’evento che decide un campionato mondiale.
Insomma il finale del Mondiale Superbike più bello e combattuto degli ultimi anni, fra due leoni distanziati da una manciata di punti,  si gioca in una pista non ancora completata, con un livello di sicurezza ai minimi, la cui conduzione è affidata a dei contadini espropriati dei loro terreni.
Chi non ci crede può guardare la foto del pezzo, che riguarda un momento di manutenzione delle safety car, così si fa un’idea della situazione.
Poi magari andrà bene o quasi bene come sempre… e sarà il solito miracolo portato a casa per fortuna, ma la professionalità di un mondiale dovrebbe essere un’altra.

 

Leggi qui i due articoli di riferimento in originale:
https://www.kompas.tv/article/232574/dyan-dilato-resmi-mundur-dari-mgpa-rio-sarwono-baiknya-pilih-personel-kapabel-di-bidang-balap  

https://www.kompas.tv/article/232154/manajemen-mandalika-dinilai-kurang-pengalaman-marshall-dipersoalkan

 

Petronas Repsol and Aramco? No war between oilmen, no pressure. They will easily agree!

Petrolio

When I was in the Navy I learned that a drop of oil can pollute the entire water supply of a ship.
It’s one of the first things they tell you. And there is no way to remedy it. The water is no longer drinkable.
For news mixed with bullshit there is the same risk even if you can always try to separate one from the other.

Going by order, the story that Petronas would have left Yamaha and MotoGP due to the quarrels between a woman and Razali, is bullshit.
Maybe this also happened, but the reason why Petronas gave up Yamaha is another.
Until things went well and Petronas fought for the world championship with Morbidelli and showed results worthy of the brand, similar to those of F1, everything went smoothly. After all, the declarations at the end of 2020 were bellicose.
But the second season was very far from expectations.
Even Walkabout Oil would have been dissatisfied with the fact that a lot of negative visibility was created around a project that went so badly that it had an anti overexposure. It is the truth. Rossi and Morbidelli, the all time champion and the world runner-up: a disaster.
Razali paid for this and it is evident that while all this was happening he may also have had some trouble with some connecting element of the sponsor company. No wonder, but that was a consequence, not a cause. Clearly Razali can’t go around saying that he argued with Petronas because his team’s performance was indecent and he handled things badly.

It is not true that Petronas has left MotoGP, and it is also not true that he is rushing en masse with his management to Portimao to finish a mega
agreement. Petronas is already the official supplier of Moto2 and Moto3 and therefore on the verge of a renewal.

It’s also not true that Petronas is putting pressure on Honda to give his money away. Never happened that a sponsor puts pressure to sponsor someone because it would mean playing up against itself. And then there is still Repsol. Market competition is okay but there is a gentlemen agreement between oilmen.

The truth is that Repsol, a company with almost local interests (Iberian peninsula and a bit of South America) and three times smaller than Petronas, is out in MotoGP and in the Trial, where it sponsors, once again, Spanish companies.
According to some rumors, he also tried to renegotiate the contract with HRC, but that is not exactly the problem.
Repsol’s business plans reflect the European situation. Many car manufacturers will soon no longer produce thermal engines, in some countries they will not even be on sale soon, and therefore Repsol, which sells fuels in Europe with 6000 service stations and 5 refineries all in Spain, has different prices. Electricity, biofuels, etc. Repsol is about to do exactly like Total Elf. This starts as early as 2050. It seems far away but there are fewer seasons to go than we think about the technical deadline. Industrial reconversions and budgets come a long time in advance, and so do the company strategies.

It is not true that Asian oilmen and Arabs land en masse for some mysterious reason. Asians and Arabs land en masse because it is from them that oil is sold and in fact, someone will have noticed, the championships are moving eastwards even physically.

In a world of scarcely credible sponsors based on scarcely credible projects and increasingly linked to suspicious maneuvers, we end up marveling at those who do things according to market logic.

Why should a local company like Repsol continue to promote its image as an oil tanker in a Europe that has declared war on oil?
At the right times the big farewell will finally happen.
Why shouldn’t Arabs and Asians arrive in MotoGP and F1 given that we are racing more and more eastwards, including Saudi Arabia, and fossil fuels are still being sold in the east?
One should be surprised at the contrary.

And if anyone wants some numerical details and some more data, well just consult Decalspotters

As for the partnership between Honda and Petronas, if Repsol were to come out, it could also happen.
There is no story other than inventing one to click, because there is no struggle when there are different interests.
The real struggle is not about who to sponsor, but about what and for which market.
Honda HRC is very important, but only with a fit Marquez.
Dorna’s sponsorship is very important, but only if it concerns the championship as a whole.
A little less so is some other second tier teams, such as VR46.
There is no pressure, no struggle. There has never been a fight to give money to those in need like Dorna and the MotoGP teams.

Among oilmen, they will all come to an agreement sharing the cake, like almost friends.



Petronas Repsol e Aramco? Nessuna guerra fra petrolieri, nessuna pressione. Si metteranno facilmente d’accordo!

Petrolio

Quando ero in Marina ho imparato che una goccia di olio è in grado di inquinare tutta la riserva d’acqua di una nave.
E’ una delle prime cose che ti dicono. E non c’è modo di porre rimedio. L’acqua non è più potabile.
Per le news mischiate alle cazzate c’è questo rischio anche se si può sempre provare a separare le une dalle altre.

Andando per ordine, la storia che Petronas avrebbe lasciato Yamaha e la MotoGP per colpa delle liti fra una donna e Razali, è una cazzata.
Magari è successo anche questo, ma il motivo per il quale Petronas ha mollato Yamaha, è un altro.
Fino a che le cose sono andate bene e Petronas si è giocata il mondiale con Morbidelli e ha mostrato risultati degni del brand, simili a quelli della F1, tutto è filato liscio. Del resto le dichiarazioni a fine 2020 erano bellicose.
Ma la seconda stagione è stata molto lontana dalle aspettative.
Sarebbe stata scontenta anche Viterbese Petroli per il fatto che si è creata molta visibilità negativa intorno ad un progetto che è andato così male che ha avuto una anti sovraesposizione. E’ la verità. Rossi e Morbidelli, il campione di sempre e il vicecampione del mondo: un disastro.
Ha pagato Razali ed è evidente che mentre succedeva tutto questo può anche aver avuto qualche scazzo con qualche elemento di raccordo dell’azienda sponsor. Non c’è da meravigliarsi, ma quella è stata una conseguenza, non una causa. Chiaramente Razali non può andare a dire in giro che ha discusso con Petronas perché le performance del suo team sono state indecenti e lui ha gestito male le cose.

Non è vero che Petronas è uscita dalla MotoGP, e non è nemmeno vero che si precipiti in massa con il suo management a Portimao per concludere un mega
accordo. Petronas è già fornitore ufficiale di Moto2 e Moto3 e quindi al limite di tratta di un rinnovamento.

Non è nemmeno vero che Petronas stia mettendo pressione a Honda per darle i suoi soldi. Non si è mai visto uno sponsor che mette pressione per sponsorizzare qualcuno perché significherebbe giocare al rialzo contro se stesso. E poi c’è ancora Repsol. Ok la concorrenza di mercato ma fra Petrolieri esiste un gentlemen agreement.

La verità è che Repsol, azienda con interessi quasi locali (penisola iberica e un po’ di Sudamerica) e tre volte più piccola di Petronas, è in uscita in MotoGP e nel Trial, dove sponsorizza, ancora una volta, realtà spagnole.
Secondo qualche rumor avrebbe cercato anche di rinegoziare il contratto con HRC, ma non è esattamente quello il problema.
I piani aziendali di Repsol rispecchiano la situazione europea. Molte case automobilistiche presto non produrranno più motori termici, in alcune nazioni non saranno nemmeno più in vendita entro breve, e quindi Repsol, che vende carburanti in europa con 6000 stazioni di servizio e 5 raffinerie tutte in Spagna, ha convenienze diverse. Elettrico, biocarburanti, etc. Repsol si accinge a fare esattamente come Total Elf. Questo a partire già dal 2050. Sembra lontano ma mancano meno stagioni di quanto si pensa alla deadline tecnica. Le riconversioni industriali e i budget si fanno molto tempo prima, e anche le strategie asiendali.

Non è vero che i petrolieri asiatici e gli arabi sbarcano in massa per qualche motivo misterioso. Gli asiatici e gli arabi sbarcano in massa perché è da loro che si vende il petrolio e infatti, qualcuno lo avrà notato, i campionati si spostano verso est anche fisicamente.

In un mondo di sponsor poco credibili basati su progetti poco credibili e legati sempre più a manovre sospette, ci si finisce per meravigliare proprio di quelli che fanno le cose secondo logica di mercato.

Perché un’azienda locale come Repsol dovrebbe continuare a promuovere la sua immagine di petroliere in un’Europa che ha dichiarato guerra al Petrolio?
Nei tempi giusti ci saranno i saluti.
Perché arabi e asiatici non dovrebbero arrivare in MotoGP e F1 dato che ormai si corre sempre più a est, Arabia saudita inclusa e a est si vendono ancora combustibili fossili?
Ci si dovrebbe meravigliare del contrario.

E se qualcuno vuole qualche dettaglio numerico e qualche dato in più può consultare Decalspotters

Per quanto riguarda la partnership fra Honda e Petronas, se Repsol dovesse uscire, potrebbe anche accadere.
Non esiste nessuna storia se non quella di inventarne una per fare click, perché non c’è nessuna lotta quando ci sono interessi diversi.
La lotta vera non verte su chi sponsorizzare, ma su che cosa e per quale mercato.
Honda HRC è molto importante, ma solo con un Marquez in forma.
La sponsorizzazione di Dorna è molto importante, ma solo se riguarda il campionato nella sua globalità.
Un po’ meno lo è qualche altro team di seconda fascia, come VR46.
Non c’è nessuna pressione ,nessuna lotta. Non si è mai vista una lotta per dare i soldi a chi ne ha bisogno come Dorna e i team della MotoGP.

Fra petrolieri, si metteranno tutti d’accordo spartendosi la torta, da quasi amici.



SKY rinnova e salva VR46 e WithU. Yamaha salva SRT. Ecco come Valentino esce dalla figuraccia con Tanal!

Marini VR46

In prossimità della terza scadenza per il pagamento da parte di Tanal, parliamo del 31 agosto, giorno di confronto dei quattro Ministeri, e di Sua Altezza Reale Abdulaziz bin Abdullah bin Saud bin AbdulAziz Al Saud per tramite del suo emissario Architetto Marco Bernardini, il gioco si fa duro e pericoloso per il team VR46 che però, è ormai sicuro, ha il suo Piano B, il quale altro non è che il piano A precedente all’arrivo del Principe, ossia il coinvolgimento degli sponsor attuali con un aumento di Budget.
Quindi il team si farà al 100%, non c’è dubbio.

Quanti soldi servono e quanti ne mancano?
5 milioni sono a carico di Irta. Per fare le cose fatte bene, ne mancano altri 5-6.
Questo parlando solo del 2022.
Anche mancassero uno o due milioni, non ci sarebbero grossi problemi
Per garantire i 5 anni, invece, ci vorrebbe un pacchetto di 6-7 milioni all’anno erogati da aziende serie che credono in un progetto pluriennale.
Al momento però, si lavora per risolvere le emergenze, anche se il rinnovo di SKY, di cui è appena giunta la notizia, calma molto le acque.

Nel paddock, da Ezpeleta in giù, da diverse settimane, tutti sono ormai convinti che il progetto sia sfumato e VR46 si stia giustamente muovendo per comunicare, per Misano o nei giorni immediatamente successivi, il suo distaccamento da Tanal e tutto quello che li riguarda, dichiarando che i tempi sauditi non sono compatibili con le esigenze sportive della squadra. Difficile possa ammettere che il suo gruppo di lavoro ha preso un abbaglio.
Serve un’uscita elegante.

WithU  è davvero così impoertante?
WithU è l’argomento di discussione principale e il dubbio dovrebbe essere svelato a Misano eppure da oggi non è più così importante.
Molti danno l’azienda energetica un po’ ovunque ma con un utile di 1,42 milioni di euro, è difficile che abbia la possibilità di sponsorizzare tutti con un budget massiccio
Secondo alcuni dovrebbe supportare l’ex team Petronas e Dovizioso mentre secondo altri dovrebbe seguire VR46.

Secondo le nostre informazioni, WithU è arrivata in Petronas grazie a VR46 per via di Morbidelli.
A WithU interessava un pilota ITALIANO appartenente all’Accademy.
WithU e Morbidelli sarebbero arrivati quindi insieme sulla Yamaha Petronas.

Per questo motivo, nel momento in cui VR46 avesse un problema di Budget, a meno di un amore spassionato per Morbidelli, che comunque è destinato al team factory, difficilmente WithU sceglierebbe SOLTANTO la Yamaha di Dovizioso che è un pilota a fine carriera ed estraneo a VR46.
Difficile quindi pensare che WithU SCELGA di fare SOLTANTO il title sponsor dell’ex team Petronas rinunciando ai vantaggi che VR46 gli porterebbe. Marini, Bezzecchi o chiunque VR46 vorrà mettere sulle Ducati sono un’offerta più appetibile di Dovizioso e Binder.

Anche fossero “solo” 2 milioni, difficilmente VR46 in un momento così delicato si lascerebbe sfuggire anche una briciola di uno sponsor che ha essa stessa fatto entrare nel paddock. Però WithU non ha la forza di essere title sponsor. Per questo c’è SKY che è rimasta in silenzio sul tema del Principe e adesso rinnova per 4 anni salvando  la faccia di VR46 e ottenendo, dopo aver perso tutto il calcio, almeno i motori. L’opzione migliore è che WithU accetti di essere presente sia sulla Yamaha Petronas che su VR46 ma senza essere title sponsor. NON CI SAREBBE NEMMENO BISOGNO DI CAMBIARE LE CARENE!

Cosa farà SRT?
Il team SRT è un team in pericolo.
Al momento nessuno della squadra ha un contratto oltre la scadenza. Nel 2022 ci sarà una società gestita da Stigefelt e Razali. Di Razali non si sa molto mentre Stigefelt, prima di Petronas ha un passato in Superbike con la Honda messa in pista da Oral, con cui ha vissuto momenti oscuri.
In questi anni di lauta sponsorizzazione Petronas i conti potrebbero essere tornati a posto ma, senza i malaysiani, in uno scenario stravolto, la squadra non si reggerebbe. Il destino di SRT è tutto da decidere.

L’aiuto di Yamaha ha sapore di gratitudine
Yamaha factory è stata costretta a prendere in mano una situazione delicata, mettendo sotto contratto Dovizioso.
Negli anni il team SRT, grazie a Petronas, era una mucca da mungere, adesso invece è il momento di soccorrerlo .
Il team factory, infatti, ha un grosso debito don SRT dato che la squadra di Stigefelt e Razali ha cresciuto Quartararo e Morbidelli, così bravi da meritare la moto ufficiale con la possibilità concreta (per Quartararo) di vincere anche il mondiale.
Questa evoluzione non è dovuta alla politica di Jarvis ma alle scelte di Petronas che ora potrebbero essere ricompensate.
I giapponesi, seppur in ritardo come al solito, avrebbero capito che SRT va salvata e che è il momento di riparare il giocattolo rotto che ha portato tanti benefici.

Con l’addio di Vinales e il risparmio che ne è conseguito, circa 8 milioni, c’è tutto il margine per operare in tranquillità.

Ipotizzando un compenso di 2 milioni per Dovizioso e di qualche spicciolo per Binder (un rookie dalla Moto2 percepisce circa 200-300mila euro e quindi uno della moto3 anche meno), rimarrebbero circa 6 milioni.
Con questi, anche pagando bene Morbidelli (ipotizziamo 2 milioni anche per lui) rimane un discreto budget che consentirebbe uno sconto a SRT sul leasing delle moto almeno per un anno (per tenerlo in piedi). Sono tutti soldi già a budget e quindi già pronti.

Questo nell’attesa di risolvere il problema immediato che consenta di schierare tranquillamente le moto di Stigefelt.
Yamaha, che si è trovata una situazione inaspettata, avrebbe comunque la possibilità di uscire dal problema.
I prossimi anni, ovviamente, sono un’altra cosa.

La situazione di Dorna
Qualche difficoltà in più, invece, per Dorna.
Se a VR46 mancassero uno o due milioni, non ci sarebbero comunque problemi. VR46 va aiutata per evitare di perdere un team importante e per salvare l’immagine.
Anche qui la toppa sarebbe però per il solo 2022.
Dorna ha perso circa 100milioni nel 2020 e si accinge a perderne molti anche nel 2021. Gli anni d’oro sono passati e quello che Dorna non vuole, è essere costretta a risolvere i problemi di VR46 per i prossimi 5 anni.
A questo serve SKY. Dorna fa uno sconto all’emittente che salva così VR46 ed evita a Dorna di impegnarsi in modo massiccio.

La situazione VR46
Come vorrà gestire esattamente la situazione VR46, non è chiaro.
Oltre a dire addio pubblicamente al Principe, parlando di tempi ristretti o ammettendo di aver preso un abbaglio, c’è il problema dei piloti.
Marini è dato per certo ma non è stato ancora annunciato ufficialmente. Bezzecchi è ipotizzato ma nemmeno lui è stato confermato, con l’aggiunta che è ovvio che per lui non esiste più alcuna offerta di SRT. La moto buona di Stigefelt e Razali andrà a Dovizioso e quindi Bezzecchi deve essere schierato ad ogni costo con VR46.

VR46 ha sicuramente in corso valutazioni che vanno oltre Tanal
Questo emerge anche dal fatto che gli sponsor ex moto2 interpellati stanno già valutando le nuove richieste e sono in agitazione.
La stessa SKY, che ha appena confermato il rinnovo, grazie ad una Dorna molto elastica, si è messa in moto per salvare VR46.
Resta solo da capire come e quando Valentino (solo lui può fare una comunicazione di questo tipo) uscirà dall’impasse nel modo più elegante possibile.
E’ importante capire se Rossi si rivarrà sul misterioso contratto firmato con Tanal, andando allo scontro con gli arabi o se farà finta di niente, avendo capito che non c’è alcun risarcimento da prendere.



Silverstone: Quartararo mette le mani sul mondiale, Rins ritorna ma è Espargaro a far ruggire Noale!

Aleix Espargaro

Non è giusto rubare la copertina a un vincitore ma il leone di Noale che torna a ruggire è un italian masterpiece che in Inghilterra, per chi ama il motociclismo, vale un europeo, un oro olimpico, uno sbarco di Giulio Cesare.
Ok, torniamo nei ranghi ma è dovere sottolineare un podio che non è arrivato fortuitamente ma è stato, invece, costruito e guadagnato.
Nella giornata di Quartararo che mette due mani sul mondiale, c’è finalmente il ritorno di Rins e il podio di cui abbiamo già parlato.
Finalmente a Silverstone, week end delle sorprese, anche il ritorno Honda, brillantissima, seppur solo a tratti, con Marquez, ma concreta solo con Pol Espargaro.
E’ la gara in cui sei costruttori diversi piazzano le prime sei moto. Eh già perché a Silverstone va benone anche KTM che nei dieci ne mette tre. Minicrollo per Ducati ma almeno c’è Miller.  La MotoGP che ci piace è questa qui.

Minicronaca
Pol Espargaro è in fuga e tutto regolare fino a che Marquez va giù con Martin. Incidente di gara. Voler vedere altre cose è da frustrati.
Con 18 giri da fare la storia mette due fratelli in prima e seconda posizione. Pol e Aleix a guidare la gara, seguiti da Quartararo e Bagnaia. Il duo Espargaro dura poco perché Quartararo buca l’Aprilia e poi anche la Honda mentre Mir cresce ed è quinto.
Il parapiglia vede Quartararo in testa e Aleix al secondo posto…
A meno 11 Quartararo, Aleix Espargaro, Rins, Pol Espargaro, Mir, Miller, Bagnaia, Alex Marquez, Rossi e Nakagami a chiudere i dieci.
Aleix non resiste a Rins che passa e lo lascia a qualche metro mentre Quartararo è irraggiungibile con oltre 3 secondi di vantaggio.
L’ultimo giro è una lotta terribile fra Aleix e Miller. La spunta l’Aprilia mentre nelle retrovie cambiano un sacco di cose, inclusa la scomparsa di Rossi, che annega in coda.
Quartararo, Rins, Aleix Espargaro, Miller, Pol Espargaro, Binder, Lecuona, Alex marquez, Mir, Petrucci a chiudere i 10.

Pagellina

Quartararo
Non sbaglia niente. Aspetta il giusto e si prende quello che è suo.
E’ l’uomo più forte, al momento. E le mani sono sul mondiale.
Voto 10

Rins
Fuoriclasse ritrovato. Era una sofferenza leggere le sue spiegazioni delle infinite gare andate male. E straccia anche il suo compagno. E’ quello che gli serviva.
Voto 9,5

Aleix Espargaro
Ha sempre parlato tanto, qualcuno dice troppo. Ma è giusto che sia lui ad aver portato l’Aprilia nella storia con un podio che si è guadagnato al 110%. Aleix ha sempre detto cose bellissime di Aprilia e ha sempre creduto in se stesso e nel suo gruppo di lavoro. Aleix, in un mondo di ultramercenari, è uno a cui voler bene. Come spazza via i preconcetti lui, nessuno oggi.
Voto 9,5

Miller
Lotta come un leone ma il leone, almeno oggi, è l’Aprilia.
Gara comunque positiva per lui. Peccato il risveglio tardivo.
Voto 9

Pol Espargaro
L’inizio fa ben sperare, poi errori e il crollo. Ma c’è di che gioire, comunque.
Voto 8

Binder
In silenzio, emerge quando gli altri soffrono. La migliore di ben 3 ktm piazzate in top ten.
Voto 8

Lecuona
Indemoniato. Fa anche belle cose. E le fa fino all’ultimo giro.
Voto 7,5

Alex Marquez
E’ il saggio della famiglia. Dimostra che con la calma si ottengono belle cose.
Voto 7

Mir
Debacle. Fa faville a inizio gara fino ad arrivare a sognare il podio ma poi… oggi non è lui a comandare in casa.
Voto 6

Petrucci
Ottiene una top ten dolceamara. Va benino e addirittura ha un guizzo finale.
Voto 6

Tanal-VR46, la conferenza stampa del Principe: 90 milioni arrivano in mongolfiera!

Il principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud

Le mie posizioni sul tema Tanal-Vr46 sono note.  Le ho espresse in un video e vari articoli o post. E potete leggere gli articoli principali qui.

Faccendieri, principi, petrolieri e aziende “sospette”: qualcuno sfrutta a sua insaputa VR46 e Valentino? I nuovi comunicati non convincono!

 

Team VR46: rumors Ducati preoccupata di un possibile raggiro. Mercoledì una conferenza stampa di salvataggio?

 

Tanal-VR46: senza Arabi né petrolieri, che si fa? Ma soprattutto quando? E chi paga?

 

 

Ho molti dubbi e li ho documentati tutti.
Nonostante io abbia, diversamente da altri, spiegato tutte le mie ragioni, e forse proprio per questo, sono stato ignorato, poi sminuito, attaccato e insultato. Come potessi essere io l’ostacolo verso una partnership nella quale ogni giorno si crede sempre meno ma non lo si vuole ammettere.

Scrivo per l’amore che ho per il motorsport e la paura che qualche piccolo operatore sia danneggiato da quella che io credo sia una bufala.
Non so se ci siano truffatori. Di sicuro c’è tanto dilettantismo e ingenuità. Gli ingredienti più pericolosi quando si parla di soldi.

Solo una persona ingenua non riscontra anomalie al limite dell’assurdo in tutta questa storia e, ancora di più, nell’ultima conferenza stampa del Principe con un ristretto numero di giornalisti e due collaboratori.

1) Come mai è stata invitata solo la stampa Italiana?
2) Come mai sono stati invitati solo 7 giornalisti, due solo dei quali, extra settore?
3) Come mai moltissimi siti di motori ad alta visibilità non sono stati inclusi?
4) Come mai non erano presenti, né emissari di Dorna, né di VR46 che pure dovrebbero essere partner dell’iniziativa?
5) Come mai non è stata invitata Ducati nonostante in occasione della presentazione della nuova avventura, la foto è stata fatta con Ezpeleta, Salucci e Dall’Igna?
6) Come mai non è stata organizzata una piattaforma professionale e il governante di uno stato si è connesso ad una app pubblica, con tutti i pericoli del caso?
7) Come mai non è stato indicato alcun advisor per l’operazione, né tantomeno una banca garante, oltre agli studi legali delle due parti, cosa obbligatoria? 
8) come mai SKY, che aveva due giornalisti presenti, da settimane non nomina nemmeno più Tanal?
9) Come mai SKY che fa 8 post al giorno su Rossi, da giorni non nomina più alcun principe dopo che per settimane non ha parlato d’altro e ha aspettato 3 giorni per fare un post sulla conferenza?

L’idea che ci siamo fatti è che la conferenza stampa è servita a mostrare che esiste un principe. Perché questa cosa era stata messa in dubbio e perché, secondo qualcuno, sarebbe bastato far vedere una persona in tunica per legittimare tutto. Perché del resto, sull’onda delle altre affermazioni, hanno pensato che così come era da ritenere impossibile che tutte queste iniziative fossero dubbie, sarebbe stato altrettanto impossibile poter dubitare di un Principe, dopo averlo visto, seppure nella modalità sgranata di una conference call male organizzata.

Invece secondo chi scrive, e purtroppo secondo veramente pochi altri (solo Massimo Calandri di Repubblica ha espresso marcate perplessità), non è andata molto bene.

I personaggi che hanno “gestito” la conferenza, non hanno la credibilità necessaria per un’operazione del livello che vogliono far credere di avere.

“Prima che entra il principe”, ha esordito l’Architetto Bernardini (che architetto non è), sbagliando in apertura il primo di alcuni congiuntivi. Un architetto che parla male il francese, quasi per niente l’inglese, e che sbaglia le citazioni latine (l’Errata “Corrìgge” richiestami al telefono ancora mi rimbomba nella testa) e i congiuntivi italiani. Uno che confonde Overseas con Oversize la dice già lunga. 

Per non parlare della Head of Press and Communication Tanal Entertainment, Arianna Pasquale, che non sa il francese e soprattutto ha un livello di inglese da bambino, non conoscendo la differenza fra questions e answers, coniugando frasi mischiando lingue diverse come Salvatore ne Il nome della Rosa.
E’ il primo Head of Press and Communication che non parla le due lingue delle entità che rappresenta e che non ha alcuna esperienza di conunicazione e relazioni pubbliche internazionali, dato che non esiste nessuna traccia della sua attività in merito. Del resto nei comunicati non c’è un suo contatto personale, quindi almeno non dovrà rispondere ai giornalisti come invece dovrebbe fare chi ricopre il suo ruolo. Meglio così, perché in conferenza stampa la performance è ben al di sotto degli standard di una piccola Pro Loco.

Sul principe i dubbi crescono. Non assomiglia molto a quello di Wikipedia e, soprattutto, nonostante abbia studiato in UK, così dice l’enciclopedia, l’inglese lo parla male. Il francese, invece, è quello dei nordafricani che venivano a comprare le barche e i motori da mio nonno, mediatore di Pescherecci a Molfetta, che mi presentava questi personaggi che quando vanno all’estero si vestono da arabi per avere più credibilità, ma sono invece Maghrebini.
Qualche collegamento con la Korean Moroccan Holding Group gestito sempre da Bernardini verrebbe spontaneo, ma lasciamo perdere, dato che ci sono dubbi ben maggiori.

Lo sfondo della conferenza stampa, di cui siamo riusciti a rimediare sia audio che video e ve lo stiamo dimostrando con i dettagli, sarà anche quello della residenza estiva, ma noi una austerità di questo livello non l’abbiamo vista nemmeno in un centro massaggi (non chiedeteci da dove scaturisca questa analogia).
Qualcuno ci dice che questo signore, con un mini pc sulle gambe (non ha uno schermo da conference hall), che dovrebbe essere laureato in una prestigiosa università europea con passato di ministro è il vero principe? Va bene. A questo punto ci dispiace che lasci rispondere alle domande al suo rappresentante. E che i numeri delle sue iniziative, o non li conosca, o li spari a caso (le cifre riportate sono a livello di Microsoft, Google e Facebook). Per non parlare di Tanal che ovviamente fa tutto pur non essendoci da nessuna parte, prova di niente.

Il responsabile di un fondo privato che sta per spendere un miliardo, dichiara apertamente di aver sbagliato a mettere in piedi l’operazione che andrebbe comunicata prima in Arabia Saudita che all’estero. Vorrebbero costruire città, parchi, circuiti, automobili e moto, ma non sanno che i comunicati si devono rilasciare prima internamente. Eppure sulla stampa saudita NON ESISTE NIENTE IN MERITO ALLE ATTIVITA’ DI TANAL. Tanal non risulta mai se non quando si parla di un quartiere di case a Rhyad. Dilettantismo.
Tanal non esiste se non nei comunicati fatti rimbalzare sui siti delle due ruote e non solo, i quali hanno pubblicato tutto quello che hanno ricevuto, senza verificarlo mai, e facendolo diventare superficialmente credibile  grazie ad una link popularity di cui sono stati complici.

Chissà perché, invece, contemporaneamente, un altro fondo privato saudita, il PIF, ha acquisito la Pagani Automobili senza avvertire proprio nessuno, comunicando però, a cosa fatta, azionisti (con tanto di dettaglio %), banche coinvolte, board degli advisors, studi legali e cariche aziendali.
Quindi da una parte abbiamo UBS Investment Bank in qualità di advisor finanziario esclusivo di Pagani, Withers Studio Legale come consulente legale per gli azionisti venditori, Rothschild & Co e Freshfields Bruckhaus Deringer come advisor finanziari e consulenti legale del fondo.
Dall’altra, invece abbiamo Bernardini, Arianna Pasquale, che non ha alcuna esperienza in ambito comunicazione con agenzie internazionali, Uccio Salucci, Alberto Tebaldi e Giampiero Sacchi, team manager della fallita Ioda Racing che li ha accompagnati tutti da Carmelo Ezpeleta.
E nemmeno una banca garante o degli avvocati. Quasi uguale.

Si parla di 18 milioni per 5 anni e non si capisce chi, come, quando e con che tramite pagherà.
Ho comprato auto con più scartoffie e persone coinvolte.
Alle timide domande, il trio rilancia e spiazza con una ipotetica sponsorizzazione, anche per Dorna. E’ uno dei cliché che va in scena da aprile.

I progetti illustrati nella conferenza stampa più maldestra di tutti i tempi, con giornalisti timorosi di fare il loro lavoro per non scoprire qualcosa che non gli piace e conferenzieri lasciati galoppare nei pascoli della fantasia, sono gli stessi dei surreali comunicati già rilasciati in passato.
Quelli che ci avevano allertati, per intenderci. E adesso altri dettagli ci allarmano ulteriormente.

Prendete carta e penna per fare il conto.
I parchi diventano un investimento da 300 milioni.
Le città sono più di una, con quella che vede impegnato il solo Principe, Fantastic City, a costare, da sola, 75 miliardi.

200 milioni sono per le fabbriche di auto e motoveicoli. Auto e moto che, forse il principe non lo sa, diventerebbero il primo caso di produzione  automotive nei paesi arabi.
E il principe non si chiede come mai non vi siano precedenti in merito. Ma la famiglia del Principe, motociclista moderato che in passato correva ma adesso va piano, “ha importato per anni in Arabia Saudita Moto Guzzi, Ferrari, Autobianchi e Lancia”. Un particolare goloso da scrivere sui giornali, che quindi è per forza verosimile e che invece non è vero, perchè Autobianchi e Lancia in Arabia Saudita non sono mai state importate, e le Ferrari arrivano dagli Emirati dove l’importatore è Al Tayer. Fate voi e spiegateci anche questa.

Del resto, vista la poca resistenza del contraddittorio, anche sul tema Aramco, che viene liquidato con “avevamo detto che non ne parlavamo”, il rilancio è avvenuto a ruota libera.

L’interesse nel motorsport dei comunicati e delle dichiarazioni precedenti diventa, nel corso della conferenza stampa, l’acquisto del circuito di Modena oltre alla costruzione di una pista per test in Arabia Saudita.

L’amore per i motori, diventa l’acquisto di un team di F1, senza specificare però quale possa essere.

Per non parlare della costruzione (finalmente) di un circuito in Arabia Saudita per poter poi organizzare (finalmente) un GP nel paese, dimenticando che un circuito, in Arabia Saudita c’è già, a Jeddah, e lo ha costruito Tilke, che è architetto davvero. E c’è anche già un Grand Prix, previsto dal 3 al 5 dicembre di quest’anno. Altro che gli eventi Tanal che non si fanno mai.
L’account della Formula1 ha pubblicato già una simulazione di gara con le 27 curve della pista, il 18 marzo. Lo hanno visto in 600mila ma non il trio di press conferenzieri.
Questi signori, insomma, credono di essere pionieri di una cosa che esiste già da un po’. E nessuno dei giornalisti di motori presenti (alcuni direttori di testata) , fra SKY, Gazzetta dello Sport, GPOne, Motosprint, fa una piega a riguardo. Mio padre, però, che ha 76anni e non naviga su Internet, lo sa. Lo ha letto su Il Mesaggero.

 

E via così anche per tutto il resto.
Rilanciato il Fantastic Trophy, che per essere un progetto che parte a settembre è leggermente in ritardo, non essendo stata ancora costruita la moto con cui si deve correre, mentre le mongolfiere che avrebbero dovuto seguire la manifestazione, prendono vita e si trasformano, secondo Bernardini, in un evento internazionale:

“L’organizzazione di un campionato internazionale di mongolfiere che si chiama Ambassador Cup che nei vari comunicati stampa non è stato mai annunciato perché negli ultimi due mesi ne abbiamo lette di tutti i colori”, dice l’architetto.

Noi le abbiamo lette, ma qualcuno le ha scritte.
Per non parlare del fatto che l’Ambassador Cup di Mongolfiere, che si terrà, immaginiamo, in Umbria, esiste già con un altro nome.
Si chiama Sagrantino Cup, si tiene a Todi da 34 Lanni, ed è organizzata dall’aeronauta britannico Ralph Shaw.
Le foto mostrate in conferenza stampa sono prese proprio dal sito dell’evento Umbro. Chissà cosa ne pensa Shaw.

 

Sagrantino Cup
Sagrantino Cup

 

Questa fissazione per l’Umbria e per la presa in prestito, facendoli propri, di progetti che esistono già, è un leit motiv che abbiamo già avuto modo di segnalare.
Su una sede, un’idea, un evento, si mette il marchio Tanal, va bene anche Photoshop, e si lancia nel futuro. L’elenco è lungo. I giornali scrivono fiduciosi e si crea il tamtam mediatico che determina una credibilità con cui presentarsi.

Ma prima o poi bisogna pagare.
Mercoledì sono attesi i soldi e quindi vedremo se è tutto come dicono, nonostante il sistema di semafori ministeriali che da mesi posticipano l’accordo che viene dichiarato come firmato ma senza alcuna elargizione (altro mistero).
Ma anche se il denaro fosse vero, qualcuno deve spiegare il perché di tutte queste false credenziali, delle sedi fasulle, dei progetti che non esistono, dei numeri inventati e di un Principe che non è informato su niente di quello su cui sta per investire, coadiuvato da una struttura che, in pratica, non esiste e non assomiglia niente di quello che viene messo su in questi casi.

E comunque non è vero che se arrivano i soldi va tutto bene.
Al primo posto ci devono essere trasparenza e tracciabilità.
Se così non fosse potremmo associarci con chiunque, inclusi gli stati che violano continuamente i diritti umani ad ogni livello.
Ma forse questo qualcuno è già disposto a farlo.
E l’idea piace così tanto che non si bada a nient’altro e sembra tutto normale.



Team VR46: rumors Ducati preoccupata di un possibile raggiro. Mercoledì una conferenza stampa di salvataggio?

Ciabatti e Domenicali

Le voci che emergono sono quelle di una Ducati preoccupata per la faccenda VR46.
Una Ducati ormai convinta del raggiro da parte dl Tanal che non c’è, Aramco che si è chiamata fuori dal primo giorno, e dei principi che non compaiono. Per non parlare degli architetti che non sono architetti e si sono dati, anche questi, alla macchia con tutto il pacchetto. Almeno così risulta.

Ducati è garantita da Dorna, si intende, che pagherà quei 5 milioni pattuiti e necessari, quindi la faccenda non è tragica, ma resta il fatto che 5 milioni non bastano. Ne servono altrettanti per fare tutte le cose che VR46 e Ducati avevano concordato, nel modo in cui avevano deciso di farlo. Va anche detto che sempre i soliti rumors parlano di una Ducati già allarmata da tempo, anche da prima degli articoli di chi scrive.

5 milioni per un team ufficiale, non bastano e quindi resta da capire, anche ammettendo di voler e poter rinunciare a qualcosa, se gli sponsor verranno “recuperati” da Dorna oppure verrà fatto un rimpasto da quello che attualmente alimenta le casse dei team VR46. Parliamo ovviamente di SKY, WithU etc.

Queste sono le cose che dovrebbero essere chiarite in occasione della tanto attesa conferenza stampa che “sarebbe” stata annunciata per mercoledì prossimo e vi sarebbero stati invitati solo “giornalisti selezionati” fra cui ovviamente non c’è Misterhelmet che ha rotto tanto le scatole e quindi non è “selezionabile” né tanto meno gestibile.
Chi sarà seduto al tavolo della conferenza stampa, non è dato saperlo, basterà vedere i partecipanti per capire quale sarà la direzione finanziaria del team VR46.
L’idea è quella che non vedremo principi, emiri e petrolieri ma qualche sponsor di recupero, anche se Valentino Rossi, intervistato ieri, ha nuovamente dichiarato di essere uno che tende a fidarsi e che quindi, è tranquillo.
Come già sostenuto, è ovvio che il Team VR46 si farà,  solo che magari ci sarà da stringere un po’ la cinghia.