Valentino Rossi e Aramco: i dubbi crescono. Si svegliano stampa e finanza, ma non da noi!

VR46 aramco

Chi vuole sorbirsi un gigantesco “ve lo avevo detto” può andare a leggere questo pezzo del 6 maggio in cui, con le dichiarazioni di partnership Aramco-VR46 ancora fresche, veniva già alla luce qualche dubbio relativo al fatto che, prima di tutto nel comunicato stampa non vi fossero né firme né virgolettati, e poi erano arrivate già le prime smentite da parte della compagnia petrolifera.
Da fine aprile sono passati oltre due mesi e di smentite ce ne sono state altre due. La prima è arrivata a fine giugno e la seconda, ad Assen. Quest’ultima è davvero la più pesante, in quanto proviene dalla bocca dell’amministratore delegato della compagnia petrolifera.
Facciamo brevemente la cronistoria sintetica.

1) Smentita dell’account stampa di Aramco, Adam Jibali, referente dell’agenzia Brunswick Group, che cura le relazioni di Aramco:
“Non c’è nessun accordo strategico tra Aramco e VR46. Non c’è mai stata alcuna relazione commerciale tra Tanal Entertainment e Aramco”. Sarebbe bastato già questo per preoccuparsi.

2) In seguito alcuni siti avrebbero ricevuto richiesta da Aramco Uk in merito alla rimozione della notizia dell’accordo VR46-Aramco dai siti di news con tanto di richiesta di rettifica e con la dichiarazione ufficiale sull’assoluta estraneità di Aramco con la VR46 e con la MotoGP. Poche anche qui le preoccupazioni, se non da parte di una manciata di professionisti, solo stranieri.

3) Per chiudere, il CEO di Aramco, ospite del team Pramac, avrebbe nuovamente e personalmente smentito di essere coinvolto nell’accordo. Quando gli sarebbero state fatte notare le parole del Principe, avrebbe risposto: “Sapete quanti principi abbiamo in Arabia Saudita?” Un’affermazione-spiegazione difficile da ignorare.

Questi tre macigni chiariscono il punto di vista di Aramco e ridimensionano le reiterate rassicurazioni che sarebbero arrivate dal Principe Saudita. Probabilmente, nonostante l’indubbia buona fede, c’è una certa distanza tra la volontà di sponsorizzare direttamente (tramite Aramco) o indirettamente, facendo passare Aramco tramite Tanal Entertainment, e il poterlo realmente fare con leggerezza, finendo in carena con determinati marchi.

Le multinazionali, anche quelle controllate dalle famiglie reali di paesi nei quali non si va troppo per il sottile, in quanto internazionalmente quotate, devono rispondere a dei criteri gestionali che non hanno troppi margini di interpretazione.
Ci sono i board, i consigli di amministrazione, i bilanci, il codice etico, e tutti i criteri di utilità aziendale che devono essere soddisfatti da una società sotto osservazione internazionale.

Nessuno ha dubbi che VR46 troverà uno sponsor munifico per la sua avventura. Semplicemente rischia di non essere questo, a meno che non vengano fatti importanti cambiamenti nei vertici delle società nominate.

Ma la cosa più grave non è quella di uno sponsor che sarà, molto probabilmente, sostituito da un altro, vista l’elevata appetibilità del team VR46, quanto il dilettantismo di tutti coloro che dovrebbero giudicare professionalmente la situazione per poi raccontarla, almeno così dovrebbe essere, con distacco.

Nei comunicati di apertura non si sono visti né virgolettati, né firme. Non si è nemmeno compreso nel dettaglio il collegamento fra le entità in gioco, Tanal Entertainment e Aramco, laddove la prima appare più un mediatore di interessi e attività e la seconda una multinazionale che gioca una partita di alto livello ed è sottoposta a regole precise. Si sono poi viste delle dichiarazioni sì nominali, ma mai congiunte, sullo stesso foglio degli impegni specifici di sponsorizzazione, per intenderci. Per non parlare delle smentite pesanti del petroliere, che sembra essere tutto tranne che controllato dai Principi.

Tanal e Aramco sono sì “di proprietà” dalla famiglia reale Saudita ma, il concetto di controllo finanziario e di famiglia reale saudita sono molto ampi a livello di significato.
Una multinazionale petrolifera non è un negozio di bottoni e ci sono consigli di amministrazione, board, azionisti da tenere in considerazione. L’amministratore delegato non è un cameriere ma una persona nominata per tutelare, a costo della sua stessa sopravvivenza, i privilegi dell’azienda la cui amministrazione gli è stata affidata. Una famiglia reale, in Arabia Saudita, è qualcosa di complicato, dal punto di vista del numero degli esponenti e degli equilibri fra i medesimi. Una rivalità, anche piccola, può avere un peso inimmaginabile.

Di tutte queste cose non visibili, oltre che di quelle visibili, dovrebbe tener conto un professionista dell’informazione.

Con l’eccezione di qualche sito straniero e di un paio solo dei nostri, invece, è stato come camminare a piedi nudi nel deserto del sahara del dilettantismo, fra le maestose dune dell’accondiscendenza.
Tutti i siti e le testate si sono comportate peggio di un ufficio stampa, dato che persino un responsabile comunicazione lavora su un minimo di virgolettato dei suoi capi, per mantenere il posto di lavoro.

La gara invece è stata solo quella di entrare nei dettagli economici mai scritti (20 milioni da dove spuntano?), nel fascino dell’operazione, e nelle pieghe bagnate del sogno populista di un Valentino pilota per un altro anno (e anche qui non si capisce il masochismo).
Ci si è soffermati sulle specifiche tecniche di moto che non si sa da chi verranno pagate e sui dettagli di piloti di un team che, per ora, c’è solo nelle intenzioni.
Diventa clamoroso, a questo punto, anche l’accordo con Ducati, se lo sponsor non ci sarà, e la certezza di tutti i protagonisti che, in barba alla mancanza di una qualsiasi sicurezza firmata, sono così tranquilli su tutto.
Questo perché significherebbe che un organizzatore come Dorna e un’azienda come Ducati, basano le loro scelte aziendali e commerciali su presupposti e desiderata che possono anche tranquillamente non esistere. Se anche lo sponsor ci sarà ma sarà diverso, sarà comunque gravissimo. Perché non è su quello che è stato un accordo pluriennale multimilionario. Quindi, in pratica, vorrebbe dire che “si è andati un po’ a culo”.

E alla fine, bisogna anche ringraziarla, Aramco, la quale, in seguito a tutti i render variopinti di moto, tute, caschi, etc, si è limitata a smentire e a chiedere rimozione di articoli, ma ancora non si è irritata per l’uso, a questo punto arbitrario di nome, marchio e coinvolgimento di un’azienda pur sempre quotata in borsa.
A qualcun altro sarebbe costato caro, dal punto di vista legale e mediatico. La zimbellitudine da paddock avrebbe raggiunto livelli stellari.

Insomma, quando anche sia tutto vero, qualcuno alla fine dovrà spiegare come mai c’è tanta resistenza da parte di un’azienda che dovrebbe fare quello che vuole il padrone ma, di fatto, sta cercando (riuscendoci) di non farlo, e tanta accondiscendenza da chi su queste cose ci dovrebbe ragionare.

Alla fine, in sintesi:
1) L’accordo è stato annunciato male e preso per oro colato nonostante mancassero i presupposti di base.
2) Le società Tanal e Aramco risponderanno anche alla stessa proprietà ma sembra siano invece in conflitto.
3) Alla stampa si può raccontare quello che si vuole che tanto sceglie sempre la soluzione che le consente di mettere in scena più storie e raccimolare più click, indipendentemente dagli indizi che le arrivano o dal buonsenso che servirebbe nell’analisi. Anche a costo di prostrarsi in modo da farla diventare una nuova categoria di Youporn.

Ma questo, perché?
Per gli stessi ingredienti che servono perché una truffa abbia successo (anche se qui non è di truffa che si parla):
Sparare in alto, pensare in grande e tirare dentro nomi troppo grossi perché ne venga messa in dubbio la veridicità.
E in questo caso siamo tutti davanti ad un sogno. Un principe vero, un principe dello sport, tanti soldi provenienti da chi nell’immaginario collettivo può disporne come vuole, e un brand, quello di Ducati, che è sicuramente il più appetibile per un romanticismo di successo.

Poi c’è un altro particolare: tutte le politiche di investimento di società saudite legate al governo di riferimento (lo sono quasi tutte), sono sotto osservazione per via della storica e reiterata violazione dei diritti umani sui quali il paese arabo si è dimostrato abbastanza disinvolto. Lo sport washing, ossia l’attività che prevede sponsorizzazioni massicce ad alto impatto per ingraziarsi i tessuti sociali e opinione pubblica di destinazione (edilizia residenziale, parchi divertimento, impianti sportivi) è da tempo sotto osservazione da parte di tutti i paesi Europei e non solo, oltre che di tanta stampa internazionale (a parte la nostra).

Sia chiaro: il team si farà, nessuno dubita, anche a costo di trovare un altro contributor o di far pagare tutto a Dorna. Ma la figuraccia rischia comunque di essere di quelle alcooliche.
Il reato è quello di informazione in stato di ebbrezza e ubriachezza molesta da click.

 



Assen: doppietta Yamaha Quartararo-Vinales, poi Mir. Male le Ducati, Marquez in rimonta!

Fabio Quartararo Assen

La gara di Assen è di quelle che lasciano l’amaro in bocca a tutti tranne che a uno, nel caso specifico, a Quartararo, che va in pausa vacanza con il mondiale in tasca. Ci rimane male Vinales, convinto di tornare finalmente a Vincere. Lo spagnolo dovrebbe però guardare il bicchiere mezzo pieno perché dopo le ultime prestazioni, questa è d’oro. Chi va male è Casa Ducati, perché il sempre sottovalutato Zarco è ancora il migliore mentre Bagnaia, con tanto di pista tatuata, non becca nemmeno il podio nonostante una gara aggressiva.
La verità è che le forze in campo sono sempre quelle. Aprilia che cresce, Suzuki che va bene ma non stupisce (con Rins a terra questa volta senza colpe), e una KTM che va sempre mediamente bene.
E le Honda? Bene Nakagami e bene anche Marquez, che rimonta da ventesimo a settimo e si toglie anche qualche soddisfazione. Male invece Pol Espargaro, che è destinato a soffrire e a prenderle sempre.

L’asterisco positivo di oggi va su Gerloff, che senza aver mai visto moto, pista, gomme, batte Marini, a cui va l’asterisco negativo. E’ davvero pensabile dare a lui la moto ufficiale e negarla a Bastianini che gli finisce davanti regolarmente?
Ok i soldi ma un limite ci deve essere. Peggio di lui, solo il suo fratellastro, ormai ombra di se stesso. Quello su Rossi è accanimento terapeutico. Veramente si vuole assistere alla sua croccante panatura settimanale nella ghiaia?

Tornando alla gara di oggi, è evidente che la partita è chiusa. Ci sono tanti piloti impegnati a trovare una sella e a combattere battaglie personali ma solo uno pensa a vincere la guerra.

 

Mini cronaca della gara

Vinales parte male dopo essersi toccato con Qauartararo dopo che il francese gli tagla la strada. Maverick si trova quinto mentre Bagnaia passa in testa e Nakagami è terzo.
Al secondi giro fanno out Zarco e Rins e i due devono ricostruire la gara da zero o quasi anche se il francese ha modo di portare a casa subito un giro veloce.

Nel frattempo è emblematico quanto appassionante il duello fra Rossi e Gerlof per il penultimo posto. L’esperienza di Rossi con 10 vittorie e moto ufficiale contro Gerloff che non ha mai corso ad Assen e quida una moto di 2 anni fa che non conosce con gomme che non conosce!

A meno 20 Quartararo passa e inizia a impostare il suo ritmo. Vinales, invece, in ritardo, ha bisogno di passare Nakagami e Bagnaia per non perdere l’occasione di vincere.
Nel frattempo Rossi va out e perde le chiavi della città.

A meno 13 mentre Bagnaia subisce una penalità per track limit, Vinales passa Nakagami e poi lo stesso Bagnaia a cui va comunque meglio che a Jack Miller, che va out al rampino.
A meno 12 le cinque posizioni perse certificano le difficoltà di Nakagami mentre Marc Marquez è addosso a Bagnaia. Sarà duello fino alla fine.

Con una gara movimentata nonostante un Quartararo in fuga favorito anche dalla rissa alle sue spalle, Zarco è la miglior Ducati in pista mentre anche Marquez fa la sua parte, cercando di passare Bagnaia. Non ci riuscirà.

A meno 12 Vinales guadagna qualcosa ma la verità è che è Quartararo a controllre e a decidere il ritmo gara.
La lotta per il terzo gradino del podio è invece fra Mir, Zarco e Oliveira. La spunterà lo spagnolo mentre alle loro spalle non più cambia niente.

Così al traguardo: Quartararo, Vinales, Mir, Zarco, Oliveira, Bagnaia, Marquez, Aleix Espargaro, Nakagami, Pol Espargaro.
Quartararo allunga sul mondiale, Vinales risorge, Mir patteggia.
Zarco ancora miglior Ducati e Oliveira consistente.
Delude Bagnaia mentre Marquez da ventesimo finisce settimo. Benino l’Aprilia. Rossi pensa allo sceicco e va a testare le sabbie, peccato.

 

Pagelline

Quartararo
Il vincitore di oggi è anche quello che si porta a casa il mondiale. E’ quasi certo a meno di sconvolgimenti e hara kiri.
Voto 10

Vinales
E’ triste a arrabbiato eppure dopo le prestazioni precedenti, questo secondo posto è di quelli da accarezzare. Però almeno significa che ci tiene.
Voto 9,5

Mir
Se è convinto di portare a casa il mondiale così, buon per lui.
Ma deve fare qualcosa di meglio che arrivare dietro a Quartararo tutte le volte.
Voto 8,5

Zarco
In una pista non favorevole a Ducati, il francese gira forte, perde tempo, lo recupera e finisce col giocarsi il podio. Davvero non lo si vuole in rosso? Perché?
Voto 8,5

Oliveira
Ormai è una presenza fissa, lì davanti.
Non sempre si può giocare quello che gli piacerebbe, però lui almeno c’è.
Voto 8

Bagnaia
Non è una pista Ducati ma qualcuno fa meglio di lui. Le dichiarazioni pre gara sono di quelle aggressive e quindi è ovvio attendersi qualcosa in più. Nonostante abbia il tracciato inciso nella pelle, il piemontese non incide, sbaglia, perde tempo, e non si gioca niente di importante.
Voto 5,5

Marquez
Fa una gara di rimonta dopo essere partito ventesimo. Paradossalmente, quando dovrebbe essere esausto, fa vedere il miglior se stesso.
Voto 7

Aleix Espargaro
Sempre bravo lo spagnolo. Ha capito che la chiave è non sprecare.
Vista in positivo, insomma, lui capitalizza sempre.
Voto 7,5

Nakagami
Bravissimo per tutta la gara, alla fine cala di brutto.
La prestazione, però, è positiva.
Voto 6,5

Pol Espargaro
Dovrebbe essere la prima guida, quella che sta bene, quella chiamata per tirar su Honda. Non sta andando secondo le aspettative. Nemmano questa volta fa una gara da ricordare.
Voto 5

La Race direction punta sulla fortuna! Chi educa i ragazzini se gli adulti restano impuniti?

Mugello sicurezza

C’è un murales ancora fresco dedicato ad un ragazzo morto, tale Jason Dupasquier.
Scrivo “tale”, perché, ignoto al grande pubblco, è diventato subito uno di famiglia come accade quando ci sono quelle distrazie che uniscono. Adesivi, magliette, scritte sulle tute. Una gara.

Il Mugello ha pianto il suo primo morto dell’era moderna in una competizione internazionale, (in quelle amatoriali troppi ne sono scomparsi), e Dorna ha capitalizzato una “dolorosa fortuna”, quella che sia stata una morte inevitabile, assolutamente accidentale e non legata ad alcune carenza tecnico organizzativa. Questa volta.

Credetemi, brutto da dire, ma è una fortuna, perché, ammesso che ve ne sia uno, questo non è di certo un momento in cui ci si può permettere una tegola pubblicitaria e giudiziaria di qualche tipo.
E’andata male, sia chiaro, ma poteva anche esserci una tragedia comn degli strascichi legati ad una responsabilità.
E adesso via alla metabolizzazione del tutto.

Che uno sport motoristico sia capace di assorbire colpi di questo tipo, lo sappiamo già, ed è logico, ma che debba addirittura sfidare se stesso e la sorte aggiungendo ad una disgrazia anche ulteriore imperizia e incoscienza, è davvero troppo.

Un passo di lato: sappiate che è in discussione la cancellazione del warmup della domenica nelle classi junior, Moto2 e Moto3 (sono rumors concreti). Motivo: ci si fa male per la troppa foga. Il che è come astenersi dal sesso per non rimanere incinti. Ci sono altri sistemi. Però è per dire che un’anima attenta, seppur confusa, comunque a volte c’è.
Ma Torniamo al tema più attuale.

Nelle qualifiche della moto3 del Montmelo (e questo significa che non ha senso togliere il warmup come menzionato sopra), abbiamo assistito al solito balletto strategico, una via di mezzo tra un duello rusticano multiplo, una danza di corteggiamento fra insetti, e una specie di partita di calcio storico fiorentino negli ultimi secondi.
Un’evoluzione di strategia da qualifica che ha fatto addirittura il percorso inverso, passando dalla Moto3 alle classi senior, come se fossero gli adulti ad imparare dai ragazzi.
I piccoli vengono educati o si auto adattano per aggirare delle regole, e il loro modus contagia anche i grandi. Sempre più scie e sempre più attese anche in motogp. Tutto, ovviamente, molto pericoloso e disdicevole. Eppure non ancora vietato.
La race direction, che invece di essere l’arma più tagliente, nel caso di Dorna, è quella più spuntata, ha da anni come caratteristica evidente, quella di assomigliare ad una medusa in balia delle onde, che si basa tanto, troppo, sulla fortuna.
Un po’come un gruppo di dopolavoristi, aspetta che sia finito l’orario lavorativo, per prendere decisioni in merito agli eventi accaduti. Prevenzione, pianificazione? Pochi casi.
Quindi gli adulti in tema di comportamento in pista dovrebbero dare l’esempio, però non vengono puniti mai adeguatamente.
Si puniscono i Junior con minacce di bandiere nere, etc, dimenticando però due cose:

1) I ragazzini si adattano, nel bene e nel male, all’ambiente circostante e quindi fanno cose in base a quello che gli viene offerto e consentito.
2) Il sistema è gestito dagli adulti, e quindi la colpa è solo di questi ultimi. Capitecnici, team manager, sono bambini? I meccanici, sono bambini? Gli organizzatori? Non ci risulta.

Per quanto riguarda il punto uno, inutile lamentarsi dell’atteggiamento iperstrategico ed iperaggressivo, se invece di mettere a disposizione sessioni tranquille in cui “costruire” il tempo, si lanciano tutti i piloti dell’incubo della Q1.
Una volta si girava per minuti senza patemi, e ci si qualificava quando era il momento. Adesso già il primo giro è una guerra. Eppure si pretende che i ragazzi non facciano nulla per non farsi impallinare. Ma i piloti sono adulti mai cresciuti che guidano come bambini che non si sono mai fatti male.

Però non sono bambini. E non lo sono soprattutto quelli che corrono in MotoGP con la tuta aperta.
Tralasciando l’episodio specifico e il motivo per il quale si giunga a considerare rotta una zip che poi, in un momento successivo, si tira su come niente fosse, è opportuno “trattare il tema di come è stato trattato il tema”.
Un pilota viola tranquillamente il regolamento e viene punito ma… per un’altra cosa. Solo successivamente, con calma, si becca
una sanzione irrisoria perché persino l’ultimo degli amatori si chiede come mai sia consentito girare a 300kmh come se si fosse al mare.
A dormire, o forse con le bandiere nere/disco arancio dimenticate in Hotel, praticamente tutti. E quindi, tre secondi di sanzione un’ora dopo. Una cosa a caso invece di una bandiera precisa perché il punto 2.4.5.2 del regolamento, stabilisce il tipo di equipaggiamento del pilota e come deve essere utilizzato ma anche qual è la sanzione in caso di non conformità.

In sintesi, una settimana dopo un pilota morto, dopo essersi lamentati del comportamento di ragazzini e adulti che giocano con le scie perché, all’interno di un format di qualifiche sbagliato, non è stato ancora vietato, si consente che un rider di punta faccia gli ultimi giri di gara e duelli per il podio mezzo nudo.
Quartararo, che ha il diritto di sbagliare, non sta a cuore al suo team, che non lo ferma, non interessa ai commissari, che non segnalano nulla e non innesca la race direction, che ci mette una vita e gli dà la penalizzazione sbagliata nei modi e nei tempi peggiori possibili.
E poche ore dopo, invece di fare ammenda, cosa fa? Sgrida i ragazzini della moto 3 per le qualifiche del giorno prima. Così almeno fa vedere che ha a cuore qualcosa.

Le voci sagge ci sono ma i media, cosa scelgono?
Nell’indecisione, un po’ cavalcano la polemica, un po’ esaltano (per i click fa comodo), la figura del pilota “eroe”, del rider “old school” (si chiamano così quelli che morivano a mazzi perché non avevano scelta dal punto di vista tecnico e della sicurezza), del cavaliere “ggggiovane” che è un figo perché se ne sbatte e rischia la vita, come se fosse incluso nel contratto il fatto di morire da incoscente invece che per fatalità imprevedibile.

Del resto, se le poche voci sagge, anche da parte di ex piloti vengono soffocate nel “tanto si è ritirato” o “tanto dal divano non ci si gioca niente” e vengono loro preferite dichiarazioni ribelli, come si può crescere?

E se per anni scorrettezze quali spallate, calci e tagli di chicane, sono degenerati nel romantico-mitologico e hanno partorito trasmissioni, magliette, DVD celebrativi e se le rare squalifiche sono diventate complotti al grido di “non è uno sport per signorine” o “tanto non ci ha guadagnato”, cosa ci aspettiamo dai media? Niente. Tanto i giocnalisti non muoiono in pista.
Un adesivo in carena, un minuto di silenzio, un murales, sono ottime occasioni di pubblicizzare un romanticismo ed una unità che di fatto non esistono… e fare un bel servizio “giornalistico”.
Che però non è un bel servizio al motociclismo in generale.

Estoril, gara1 SBK: vince Redding davanti a Razgatlioglu e Rea!

Scott Redding Estoril

Estoril va in scena senza clamori dopo qualifiche divise a metà fra Rea e Redding, che si spartiscono le sessioni e i riflettori.
La gara, invece, è un po’ diversa, perché l’uomo Ducati, pur non salutando mai definitivamente la compagnia, è comunque imprendibile.
E’ noiosa, gara1, perché dietro ci sono solo scaramucce di poco conto, mentre davanti solo Rea, che fa un errore a inizio gara e lo paga caro, si adopera per riprendere Redding e Razgatlioglu, riuscendo però ad infastidire solo il turco.
Dopo il trio, solo Gerloff che umilia Rinaldi mentre spingendosi ancora indietro nella classifica, di notevole c’è solo la rimonta di Bautista, che ancora non è competitivo ma che si vede che ci mette del suo. E gli altri? Malino le BMW, malino le altre verdi, malino un po’ tutti, con distacchi davvero imbarazzanti.
Insomma il mondiale SBK è diviso in tre. Tre-quattro protagonisti, quattro-cinque simpaticoni, e una decina di zombie barcollanti a seguire.

Minicronaca della gara
Rea parte male e gestisce l’inizio gara anche peggio, sbagliando e cedendo a Razgatlioglu e Rinaldi.
Redding e il turco, vanno in fuga, ma è una fuga a vista perchè, di fatto, rimarranno a portata del campione in carica.

In un giro Rea rimedia su Rinaldi e va a prendere i due davanti.
La gara è noiosa e si gioca sull’elastico dei decimi fra i primi tre mentre alle loro spalle Rinaldi, Lowes, Gerloff e Laverty ma ben distanziati… proprio quando crolla Sykes e quando poco dopo ci infrangono nella ghiaia anche i sogni di Laverty.
A dieci dal termine Rea è sempre più vicino al duo di testa, in realtà più vcino a Razgatlioglu di quanto quest’ultimo sia vicino a Redding.
La gara finisce in volata almeno per il secondo posto mentre Redding ne ha di più per stare tranquillo. Qualcosa che assomiglia molto ad un secondo scarso.
Redding,Razgagtliolu, Rea, Gerloff, Rinaldi, Davies, VDMark, Bautista, Rabat, Locatelli, questi i 10.

Pagelline

Redding
Oggi non sbaglia niente. Non vince di forza, ma comnunque vince. Gli servono queste conferme serene.
Voto 10

Razgagtliolu
E’ sempre consistente ma sempre gli manca qualcosa.
Però è costante e le Yamaha è da tanto che Iwata non si giocava qualcosa.
Voto 9,5

Rea
Sembra una sconfitta… e lo è. Però Rea all’Estoril non era mai salito sul podio. Oggi invece a momenti si gioca anche qualcosa di più. E’ un Rea che si sa accontentare.
Voto 8,5

Gerloff
Fa il forte quando può ma purtroppo paga cara la partenza.
Il modo in cui si libera di Rinaldi è da vero bullo. Talento puro.
Voto 8,5

Rinaldi
Finalmente il risveglio. Però non deve dimenticare che guida una Ducati ufficiale. Per fare quello che faceva da Go Eleven, poteva rimanere lì.
Voto 7

Davies
Comincia a rendersi conto che non guida una moto ufficiale e che le ottime prestazioni sono un’eccezione e non la regola.
Voto 6,5

VDMark
E’ la miglior BMW ma solo dopo aver preso schiaffi da Laverty per 2/3 di gara. Non c’è tutto questo granché da festeggiare.
Voto 6

Bautista
La rimontona è l’unico spiraglio di luce in una situazione complessivamente problematica. Bautista da quel che può, del resto Haslam è arrivato 15 secondi più tardi.
Voto 6,5

Rabat
Quasi buono, finalmente Rabat. Speriamo sia l’inizio di una riscossa. Se lo merita.
Voto 6

Locatelli
Abbonato alla top ten, ci rendiamo conto?
E’ un rookie e si mette dietro un sacco di gente più blasonata di lui.
Voto7

Dall’Igna corteggiato anche da KTM. E non è il solo super tecnico nel mirino austriaco!

Dall'Igna

In un pezzo recente di questo sito si era parlato della possibilità del concretizzarsi di alcuni rumors che vedono Gigi Dall’Igna in direzione Honda HRC  o comunque verso altre strade.
Archiviata la news HRC centrica, sembra che, in realtà, nei confronti dell’ingegnere in rosso, sia ormai caccia aperta.
Il che significa che deve essere emersa una tensione in casa Ducati che rende possibile la cosa e che mette il “genio barbuto” sul mercato.

Ad essere interessata a dall’Igna sarebbe anche KTM che ultimamente, stile F1, sta facendo la spesa nei ranghi della MotoGP. E’ arrivato Pedrosa, gente che lavorava con lui ma anche altri tecnici di rilievo.
L’ing Marco Bertolatti, ex Aprilia, ad esempio, è già passato fra le fila austriache con il ruolo di Project Manager Chassis… e fra le risorse sarebbero numerose quelle reclutate fra le squadre migliori.
KTM fa le cose sul serio, ha uno sponsor solido ed un piano a lungo termine che fa capire come l’antipasto del 2020 (vittorie e piazzamenti), l’abbia ingolosita tanto quanto l’abbiano indispettita le inattese difficoltà di quest’anno.

Il sigillo quinquennale siglato con Tech3, la dice lunga.
E la dice lunga anche il contratto diretto firmato con i piloti.
KTM ha gli occhi al futuro attraverso la Rookies Cup. Sotto contratto automatico i vincitori della medesima e anche un paio di nomi “pesanti” della Moto2, quali Gardner e Fernandez, i quali sarebbero già virtualmente seduti su una moto arancione della classe regina (così dicono i rispettivi entourage).
Insomma KTM non è Honda HRC ma ha, nei confronti di Dall’Igna, delle carte da giocare che i jap non hanno.

1) L’Austria è più vicina al Veneto (residenza di Gigi e famiglia) di quando non sia la Spagna.
2) KTM non ha i vincoli storico politici di Honda, che non ha mai avuto un tecnico non jap come project leader.
3) KTM ha interessi in tutte le classi e Dall’Igna potrebbe finalmente essere il project leader anche della Moto3.

Inoltre KTM ha già in mano contrattualmente i pezzi più pregiati del mercato.
Insomma, gli austriaci faranno presto ancora spese fra i tecnici più validi del motomondiale. Dall’Igna è in cima alla lista ma potrebbe non essere il solo.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

VR46 MotoGP: quel fastidio che si chiama Bastianini!

Bastianini

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Bastianini è bello che spacciato. Adesso lo sa. Cioè lo sa dal primo momento in cui hanno presentato il team Avintia SKY VR46 dove lui è il cenerentolo che si è dovuto accontentare delle frattaglie di luce, comunicazione e considerazione che rimanevano, di rimbalzo, dalle presentazioni alle interviste, fino alle menzioni in telecronaca e tutto il repertorio da Istituto Luce che da anni caratterizza il motorsport tricolore.
Il campione del mondo della Moto2 diventava gregario del fratello di. Non ci si crede. Ebbene era evidente. E lo è tutt’ora nonostante il confronto sia impietoso.

Il team Avintia doveva solo cambiare nome in VR46… e forse marchio di moto. Adesso nemmeno più quello, dato che sono sempre più prepotenti le voci di accordo con Ducati. Insomma è fatta. E se non è fatta è un’ennesima figuraccia da parte della squadra di Tavullia dopo l’autogoal con ARAMCO, che prima era sulla bocca di tutti e adesso da una decina di giorni non si nomina più.

In realtà ci ha provato, VR46. L’operazione ARAMCO leggi anche fumo in faccia a Petronas, non è andata a buon fine.
La verità è che non è VR46 che ha scelto le Ducati (che costano anche di più), ma è Yamaha che ha scelto Petronas.

Nel dubbio già da un po’ VR46, la compagnia e tutta l’editoria che da anni gattona al cospetto del pacchetto più redditizio e con il conflitto di interesse team/media più clamoroso della storia del motorsport, cerca di portarsi a casa Morbidelli dopo averlo girato in modo che, come un magnete, abbia contrapposto il polo dell’attrazione con Petronas, con Yamaha e con Forcada. Serve che si respingano. Serve per fare il team dei sogni, ovvero un team che abbia dentro il fratello del titolare e uno che vada veramente forte. Serve Morbidelli, e serve liberarsi di Bastianini.

Chi scrive che i piloti del VR46 saranno Marini e Bastianini mente sperando di mentire. Non sarebbe così bello come storia da raccontare.

Un team VR46 che si rispetti non può avere nella sua line up la dimostrazione vivente e vincente che non è necessario far parte dell’Accademy per giocare nella Serie A delle moto. Bastianini è la prova che si può fare carriera da soli, presto e bene. Che team VR46 sarebbe se non venissero schierati “prodotti tipici”?

Forse Enea è destinato a fare un solo anno terribile (oltre al resto di questo 2020 che già è bello pesante) nel caso non si trovi nessun altro, ma la realtà è che i pesaresi piuttosto su quella moto sarebbero capaci di metterci persino Bezzecchi. Perché altrimenti non sarebbe un team VR46 fatto a modo. Insomma se vedremo Bastianini su una moto VR46 sarà solo perché non saranno riusciti a segarlo.

E chi dice che tanto Bastianini è salvo perché è già in direzione Pramac, sappia che, ammesso che sia vero, magari i primi anni no, ma entro brevissimo, ci sarà guerra anche per avere le migliori Ducati possibili, soprattutto presentando Morbidelli in squadra.

Sempre ammesso che non vi siano già problemi per l’anno prossimo, perché non è chiaro capire a che livello di ufficialità il team VR46 potrà aspirare, specialmente quando riuscirà a portare a casa il Morbido. E credeteci, l’intento è quello e ci si sta lavorando duro.
Da capire chi paga e quanto. E da capire quando arrivano i soldi.
Per Ducati, lo avete visto, c’è una parte puramente racing e una parte di racing commerciale e, in questo caso, proprio non è importante da dove arrivino i soldi, ma il primo che arriva da sempre è quello che alloggia meglio.

Sarà tutto vero come quando a ottobre 2020 abbiamo anticipato e messo in connessione la chiusura del team VR46 Moto3, l’interesse di una moto per Marini e la relativa cessione degli slot proprio ad Avintia a cui si lavorava per subentrare? Ottobre eh.
Basta stare un po’ attenti.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

Rumors: Dall’Igna via da Ducati, verso Honda HRC?

Dall'Igna

Un pezzo breve perché il tema è interessante ma non c’è, al momento, molto da dire. Anzi sarebbe preferibile aver preso una cantonata.

Ma a meno che non si mettano a posto certi meccanismi, con una qualche vittoria di serie A  (vedi l’atteso mondiale), o un qualche intervento politico aziendale, potrebbero concretizzarsi alcuni rumors che vedono Gigi Dall’Igna in direzione Honda HRC o comunque verso altre strade.

Non solo in virtù del corteggiamento da parte di Honda, e non solo, ma anche a causa di alcune tensioni interne a Bologna, ed un ambiente sempre più diviso nei confronti di Dall’Igna.

Per il progettista non sarebbe una sconfitta, anzi, perché tutto nascerebbe da un invito di HRC, ma sarebbe comunque uno stravolgimento che cambierebbe, in Ducati, parecchie cose dopo tanto tempo.
I rumors parlano anche di un interessamento di Bologna per Francesco Guidotti, da lungo tempo corteggiatissimo dal team intero per il suo ottimo lavoro in Pramac.
Guidotti avrebbe recentemente respinto le avances di KTM ma quelle di Ducati sarebbero ben più appetibili.
Sostituirebbe, ma qui siamo nel campo delle ipotesi più spinte, un Paolo Ciabatti che al momento è il vero collante della squadra corse. Quello che politicamente e diplomaticamente tiene davvero tutto insieme. E sarebbe una perdita.
Il posto di Dall’Igna, dal punto di vista tecnico, potrebbe essere offerto a Marco Zambenedetti, un personaggio “interno” e comunque di continuità aziendale.
Le colpe di questi cambiamenti, se di colpe ovviamente si può parlare, sarebbero legate alla figura molto forte nella squadra corse del CEO Claudio Domenicali, sempre molto presente nelle scelte quotidiane del reparto racing.

E’ tutto deciso? Niente affatto. Una vittoria mondiale potrebbe sistemare molte cose, anche se, da quello che si dice, la strada percorsa sarebbe quella del non ritorno.
Cosa faranno gli interessati, nel frattempo?
Ovviamente negheranno. Nessuno ha intenzione di scoprire le carte fino a che le trattative già avviate non saranno definite.
Del resto è un momento in cui, anche se all’interno ci sono reali tensioni, all’esterno serve comunicare tranquillità.

MotoGP: perché ARAMCO non sa niente della partnership con VR46?

Aramco

Perché la notizia del team VR46 è sfumata così come è balzata alle cronache?
Come mai VR ha dichiarato l’esistenza di un accordo per portare VR46 in MotoGP in partnership con Aramco ma nessuno ha chiesto realmente conto al gigante petrolifero saudita della cosa?
Anzi, come mai il gigante petrolifero saudita ha, in seguito e di sua iniziativa, dichiarato di non essere a conoscenza della notizia?

Iniziamo il pezzo con tre domande. Già il fatto che ce le poniamo, significa che siamo davanti a qualcosa di atipico.
Però partiamo con il presupposto che ci possiamo sbagliare e abbiamo capito male… e quindi chiediamoci come mai a Jerez sia venuta fuori una notizia così: VR46 in MotoGP già dal 2022 con Aramco. Nessuno ha pensato, vista la dimensione della notizia e il fatto che non sia stata smentita dall’interessato presente, che potesse essere una bufala. Con la stampa sportiva che abbiamo, non mi meraviglio. Ma quella finanziaria?

Il comunicato stampa di cui parliamo, affermava che il progetto sarebbe stato finanziato con denaro proveniente dall’Arabia Saudita, in particolare dall’interessamento del colosso petrolifero Aramco, sebbene la comunicazione stessa provenisse da Tanal Entertainment, una holding appartenente al principe Abdulaziz bin Abdullah Al Suad, un membro della famiglia reale saudita. Quindi un nome troppo grosso da poter essere messo in dubbio… ma è anche vero che partiamo comunque dal fatto che qualcuno parli di Aramco ma non sia la stessa Aramco a farlo. Non è normale.

In vista del GP di Jerez è stato diffuso un comunicato stampa che afferma che VR46 – la squadra di proprietà e gestita dallo stesso Valentino Rossi – avrebbe fatto il passo verso il Campionato del Mondo MotoGP a tempo pieno nel 2022. OK, questo va bene. VR46 può annunciare quello che vuole.

Un comunicato così non può non essere preso sul serio e non può essere messo in dubbio però, la stessa Aramco, avrebbe affermato di non essere a conoscenza di alcun contratto. E qui va un po’ meno bene.

Alla fine, quello che manca nel comunicato sono i virgolettati di entrambe le parti oltre ai dettagli finanziari. Una cosa mai vista per una situazione di questo tipo.
E’ come se fosse scappato fuori un documento ancora da completare. Peccato che però non si tratti di una fuga di notizie perché a rilasciarlo e a confermarlo è stata una delle parti in causa.

Nessuno poi, per riverenza o sudditanza mediatica ha pensato di incalzare lo stesso Valentino Rossi che ha dichiarato: “Sappiamo che abbiamo un accordo con Aramco per fare la squadra … ” “…Non so sinceramente perché Aramco dice che non lo sanno! “. E qualcuno avrebbe dovuto chiedere: ma l’accordo c’è o no? O ce l’hai o non ce l’hai. Altrimenti sembra come quando alle elementari tu sei fidanzato con una bambina ma lei non lo sa.
Chiunque altro sarebbe stato messo spalle al muro per un’eventuale fesseria ma non è stato questo il caso.

Sia chiaro, non sarebbe il primo caso di team fuffa.
E’ successo in un sacco di casi che team partiti sulla base di collaborazioni addirittura governative si siano rivelati una fregatura internazionale.
Basti pensare al team JR Racing, quello legato in Superbike alla Repubblica Dominicana e a Troy Corser, tirato in mezzo e sfruttato per mettere in piedi una mezza sòla, come si dice a Roma. Una fregatura.
Oppure al team Onde 2000 della Guinea Equatoriale in cui c’era di mezzo addirittura un governo. Però erano altri tempi e c’erano di mezzo altre entità.
In realtà le truffe fatte bene sono quelle in cui vengono spesi nomi talmente grossi da non poter essere messi in dubbio.
Noi però continuiamo sul nostro ragionamento “neutro”.

Nessuno dubita che VR46 stia pensando di sbarcare in MotoGP.
Nessuno dubita che vi riuscirà.
Chiunque sia un minimo informato però sa che questo deve accadere nel 2022, anno di scadenza degli slot in griglia.

Parliamo adesso di Aramco, che è spuntata fuori all’improvviso… supportando F1, Formula E e Dakar. Ma prima?
E’ proprio lo splendore recente che ha attirato l’attenzione nei confronti di situazioni “un po’ saudite” come queste.
Alcune organizzazioni umanitarie come Grant Liberty hanno evidenziato che l’Arabia Saudita come nazione, sotto i riflettori per accuse di mancato rispetto dei diritti umani, sarebbe sin troppo spesso protagonista di un’attività che si chiama “sport washing”… che vede l’investimento sportivo ed edilizio come ricerca di quella reputazione persa per altre ragioni.
Il calcio è pieno di evidenze come queste mentre il motorsport, almeno nelle due ruote,  ci sta avendo a che fare da poco (vedi news relative al nuovo circuito di Mandalika, Indonesia, progetto accusato di essere sporcato dal mancato rispetto dei diritti umani dei locali).
Insomma quella che sembra essere solo una bella cosa (e sicuramente lo è), a molti fa storcere un po’ il naso.
All’estero, però. Da noi va sempre tutto bene.

Pensandoci, il mega progetto sembra tanto convenire a VR46, che trova uno sponsor per fare quello che vuole fare da sempre… eppure alla fine rischia di convenire soprattutto ai sauditi, dato che a livello internazionale (in Italia non ci si azzarda), VR46 è stata molto criticata per la partnership.

“Soprattutto Aramco negli ultimi anni ha supportato molti sport diversi dal calcio ed è anche molto nel motorsport. Supporta anche la Formula 1. Per noi è un partner importante e può aiutarci a fare squadra in MotoGP.” Ha detto Rossi.
Ma Rossi lo sa con chi si accinge ad avere a che fare?
E soprattutto: Aramco lo sa che ha una partnership in corso con Rossi?
La risposta sembrerebbe un doppio no.
E se invece qualcuno stesse cercando di truffare le parti in causa?
Ma dai non è possibile… ma ecco, fermi tutti!
Avete presente tutte quelle attività elencate a margine, ma nemmeno troppo, della partnership fra VR46 e Tanal, quelle che parlano di progetti edilizi, parchi a tema, etc?
Forse parte tutto da lì.

Sulla tuta di Marco Bezzecchi – pilota Moto2 di VR46 sono comparse patch con dicitura “KSA New Cities”.
E questo vuol dire che VR46 sta già degustando un mini antipasto di quello che dovrebbe essere il buffet saudita completo.
Oppure che qualcuno stia cercando di raggirare VR46 convincendola, grazie al mini antipasto di cui sopra, di una effettiva partnership in atto… di cui però gli interessati (Aramco) non sono a conoscenza anche se è  stato speso il loro nome.
E se si fossero  salvati tutti proprio per il fatto di essersi lasciati scappare la cosa?

Ci rendiamo conto che qualcuno forse si è portato un po’ avanti con l’immaginazione e con il business e che quindi è tutto appoggiato un po’ alla buona?
Cioè tipo che la stessa Petronas, colosso vero con soldi veri, si stia giocando le due Yamaha con VR46 la quale ha una partnership  con un petroliere che ha dichiarato di non saperne nulla?

Chiaramente se ci sbagliamo qualcuno ci invii il comunicato di ARAMCO datato week end di Jerez.
Dopo ok, vuol dire che è cambiato qualcosa… ma la settimana scorsa perché nessuno ha chiesto conto della mancanza di comunicati o addirittura non si è insospettito davanti alle smentite di uno dei due partner?

Misterhelmet Gianluigi Ragno



Rossi e Petronas: non si dice ma… siamo oltre la fine. Ed è già guerra!

In un pezzo precedente intitolato Il re è nudo. Ed è minidotato! Avevo scritto così:

“E quindi cosa succede, alla fine? Non lo sappiamo perché non siamo alla fine. Quello che però sembra è che siamo all’anticamera dei vaffanculi e che Petronas, invece di allontanarsi, dalla Yamaha, si sta avvicinando ancora di più, con tanto di dichiarazioni di intenti di partnership pluriennali e baci bacini che hanno tanto il sapore speziato di presa di distanze dalle scelte fatte, indovinate quali.
Il che vuol dire una sola cosa: che la partnership messa insieme per fare belle gare, bei soldi, belle cose, è un tavolino a tre gambe che non si regge nemmeno su una… e che quindi, ciaone a fine anno, se non prima.”

Ecco. Se non prima. Perché ci sono numerosi elementi che fanno pensare che le due entità Petronas e VR46, siano ormai ai ferri cortissimi e che siamo tutti prossimi telespettatori di una telenovela che mette di fronte delle vittime (Rossi&Co) e dei carnefici ingrati, quali Petronas, Razali etc… il tutto adeguatamente insalivato dalla stampa che ormai si è già lanciata in indecenti genuflessi servizietti giustificazionisti.

“Noi della VR46 abbiamo già chiesto una moto ufficiale per Morbidelli ma ci è stato detto di no” E’ il primo indizio.
E fa ridere. Se c’è un contratto, cosa chiedi? Non è come andare dal macellaio e chiedere in omaggio le ossa per i cani.
A inizio stagione Valentino Rossi e la VR46 hanno pensato che fosse prioritario chiedere una moto ufficiale per VR e non per il tanto assistito Morbidelli. Sempre ammesso che nel contratto non sia stato esplicitamente chiesto che la moto ufficiale fosse addirittura solo per uno dei due. Non è quindi una sorpresa che Franco abbia una 2019. Franco era già vicecampione del mondo, ma evidentemente nessuno si è sbattuto per fargli avere qualcosa in più di una moto di 2 anni fa. Forse non si poteva comunque, in ogni caso, allora, la polemica è al limite dell’infantile, del pretestuoso e dell’ipocrita. E’ una cosa di facciata che serve a passare da vittime. E stranamente è una cosa di cui non si è parlato fino a quando tutto il pubblico, a gran voce ha iniziato a chiedere una moto per Morbido. Fino a ieri, il silenzio.

Fa anche abbastanza paura che VR46 abbia deciso di rendere ufficiale e pubblica una partnership con ARAMCO in un determinato momento.
La mossa è giustissima e sacrosanta… però non è di quelle che indicano una volontà di pace.
Petronas, su questa cosa è due volte concorrente diretta.
E’ concorrente diretta di ARAMCO in quanto azienda impegnata nell’energia in un territorio che si sovrappone a quello del neo partner VR46 (anche se da ARAMCO, va detto, non è uscito alcun comunicato ufficiale).
E diventa, Petronas, concorrente di VR46 anche dal punto di vista sportivo, dato che entrambe le entità sono plausibilmente in lizza per ottenere due Yamaha.

Rossi che con Yamaha ha un rapporto pluriennale e possiede anche il cartellino di Morbidelli (miglior pilota Petronas), sta remando contro proprio in casa Petronas. Ormai è ufficiale.
E’ legittimo eh, perché si tratta di business, ma stride un po’ con il rapporto in essere fra Rossi e Petronas.

VR46 si è procurata uno sponsor concorrente, è virtualmente in ballo per le moto attualmente affidate a Petronas, e possiede anche il pilota. E in più, tramite la figura più rappresentativa, Valentino Rossi, la stessa VR46 è dipendente Petronas dal punto di vista sportivo e marketing con iniziative pianificate almeno per tutto il 2021.

Cosa starà raccontando, Mr Razali ai vertici della sua azienda che nel frattempo gli avranno chiesto conto di un paio di cosette?
Come si sentirà?
Come uno entrato in affari con una entità, la VR46, che oltre a non performare, lo sta combattendo dall’interno, sia con il suo esponente di marketing e comunicazione (VR46), sia con il suo miglior pilota, che è sì legato a Petroas, ma che obbedisce, de facto, al suo manager e alla VR46 stessa.E infatti manifesta già sintomi di inquietudine sportiva.

Da una parte la partnership è nata malissimo sotto tutti gli auspici, dall’altra Petronas si vede sotto scacco anche dal punto di vista sportivo e quindi doppiamente anche nella gestione delle moto. Sempre che le avrà, Petronas, due moto, nel 2022.

Intervistato su Rossi, ormai Razali parla con lo stesso piacere che hanno quelli che su Airport Security, vengono ripresi quando li hanno beccati che stanno trasportando la droga. Tratterebbe ogni tema tranne quello.
“Eh, non è Rossi che è lento, sono gli altri che sono veloci”.
Se consideriamo che Razali è manager, asiatico e musulmano, quindi non un europeo spaccamontagne, capiamo che è una risposta che sa di coglionella.
Cioè, sa di uno che preferirebbe far vedere il saldo del suo conto online, piuttosto che discutere di una scelta sciagurata da cui non può venire fuori come e quando vorrebbe.
Può dire che si è rotto le scatole e che se potesse caccerebbe VR ieri? Non può dirlo. Può farlo? Non può farlo. Gli costerebbe caro.
Cosa può Razlan Razali? Farlo capire all’interessato (che ovviamente lo sa già) e ai mantenuti editoriali della stampa e del business, avendo però con questi ultimi, molta cura per non passare da cattivo.
Ci manca solo il ricco petroliere ingrato privo di riconoscenza verso il salvatore del motociclismo moderno, portatore di passione, mecenate di giovani piloti, rivitalizzatore degli ultimi 25 anni di due ruote.

Razali sa però una cosa. Ha i soldi e ha fatto vedere che sa lavorare. E quindi può lasciare che Valentino Rossi porti a casa una serie impressionante di figuracce come quelle già incartate fino ad ora, unitamente ad un campionario di autogol sportivi e comportamentali. Ovviamente senza boicottarlo. Sembra che non gli serva più di tanto.

Se proprio lo volete sapere, non è una strada priva di rischi, quella di Petronas. Perché il braccio di ferro avrebbe potuto funzionare quando non c’erano altri sponsor petroliferi potenti in ballo. Adesso la posizione di forza è attenuata.
Dorna non può perdere Petronas ma non può nemeno scontentare VR46.
Abbiamo visto che, dal biscotto in poi, VR le carte mediatiche le ha sempre volute giocare tutte senza trattenersi mai. Ma non è detto, vedi sempre biscotto, che la faccenda volga sempre a favore.
I media sono una carta pericolosa.

Capirai. Quello del suo licenziamento è un film che VR stesso non consentirebbe mai di mandare in onda. Piuttosto un megavaffa e una porta sbattuta in cui Petronas passa per il male, poi un’altra stagione corsa sui gomiti l’anno prossimo, per non farsi dire quando e come andar via.
Siamo pronti a tutto questo? Qualcuno sembra di sì.
Oppure prevarrà la ragione. Il che sembra ancora tutto più fantascientifico.
La verità è che Rossi un’uscita l’aveva già pianificata, ma averla rimandata troppe volte forse lo ha fatto arrivare un po’ corto, questa volta. L’intermezzo Petronas non lo aveva previsto. Così come non aveva previsto di lanciare suo fratello in MotoGP prematuramente, sia dal punto di vista sportivo (non sembra prontissimo, se mai lo sarà), sia dal punto di vista politico (avere un team già fatto sarebbe stato meglio ma lo sponsor è arrivato con qualche mese di ritardo).

Volete vedere che questo articolo, già seconda parte di un precedente, avrà una continuazione?

La prossima volta parleremo di addii o di guerra nemmeno tanto fredda.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

APRILIA RACING FIR CON DORNA FINO AL 2026: IN PISTA LE MOTO UFFICIALI!

APRILIA RACING FIRMA L’ACCORDO CON DORNA FINO AL 2026

DALLA STAGIONE 2022 LE RS-GP SARANNO IN PISTA COL TEAM UFFICIALE APRILIA RACING

Aprilia Racing è lieta di annunciare la firma dell’accordo con Dorna Sports per la partecipazione al campionato del mondo MotoGP fino al 2026.

Per le prossime cinque stagioni Aprilia Racing sarà tra i protagonisti nella massima competizione motociclistica mondiale, riaffermando così la sua missione di eccellenza tecnologica di ricerca e sperimentazione all’interno del Gruppo Piaggio.

Dal 2022 Aprilia Racing sarà presente come costruttore, le RS-GP ufficiali saranno portate in pista dal team factory essendo concluso l’accordo con Gresini Racing che, dal 2015, ha accompagnato Aprilia Racing nella sua partecipazione al campionato. Al team Gresini, e nel commosso ricordo di Fausto, vanno la stima e il ringraziamento di Aprilia Racing per questi anni insieme. 

Aprilia è tra i marchi più vincenti nella storia del motociclismo sportivo avendo conquistato nella sua giovane storia 54 titoli mondiali, 38 nel Motomondiale, 7 in Superbike e 9 nelle discipline Off Road. Con 294 affermazioni nei GP, è il marchio europeo che ha vinto più gare nel Motomondiale. Con le moto di Noale hanno esordito, vinto e corso molti dei piloti che hanno fatto la storia del motociclismo negli ultimi decenni. Tra questi i Campioni del Mondo Max Biaggi, Loris Capirossi, Alex Gramigni, Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, Manuel Poggiali, Marco Simoncelli e Alvaro Bautista.

Massimo Rivola – AD Aprilia Racing
“Ovviamente sono felice di questo accordo. Dalla prossima stagione saremo presenti come Aprilia Racing Factory Team, si aprono nuove e speriamo grandi opportunità e dovremo gestire tante nuove responsabilità in più. E’ un passo naturale, che compiamo proprio mentre si cominciano a vedere i primi segni positivi del grande lavoro che abbiamo svolto a Noale, prima di tutto sulla nostra struttura e di conseguenza sulle nostre bellissime RS-GP. In questo momento il pensiero e la gratitudine vanno a Gresini Racing che ci ha accompagnato in questi anni, nel ricordo commosso di Fausto auguro al team e a tutte le sue persone i migliori successi per le prossime stagioni”.
Carmelo Ezpeleta – AD Dorna Sports
“La partnership tra Dorna e Aprilia Racing è una gran bella notizia per il Campionato del Mondo MotoGP FIM. Siamo entusiasti di proseguire questa collaborazione col costruttore italiano in un progetto che si pone tanti obiettivi, tutti affascinanti, non solo in ottica di prestazione sportiva ma anche nella crescita nell’eccellenza tecnica complessiva del campionato”.