Superbike, Assen: Rea, Bautista, Razgatlioglu: sempre i soliti 3 oppure altri a caso!

Gara1 Rea, Bautista, Razgatlioglu, Locatelli, Lecuona, Baz, Oettl, Gerloff, Redding, Bassani.

Superpole Race Rea, Razgatlioglu, Bautista, Locatelli, Lecuona, Baz, Gerloff, Rinaldi, Bassani, Oettl

Gara2 Bautista, Locatelli, Lecuona, Lowes, Redding, Bassani, Rinaldi, Van Der Mark, Vierge, Mahias

Cosa vuol dire? Che il podio se lo giocano in tre, sempre gli stessi, a meno che due di questi non si mettano fuori gioco fra loro come in gara2.
Gli altri sono comprimari, staccati di bei secondi, che variano a seconda della pista. Però non è spettacolo.

Assen è un posto storico e bellissimo, chi corre fa quello che può per onorarlo, ma non c’è alcun pathos di gara perchè i tre che contano, Rea e Bautista con l’aggiunta di Razgatlioglu che quest’anno sembra avere qualche problema in più, sono quelli che si spartiscono il bottino. O quei tre oppure quel che capita.
L’opposto della MotoGP dove invece praticamente chiunque può vincere, anche se guida un lavabo, e perché? Perché in MotoGP i lavabo non esistono, mentre esistono in SBK, quando invece non ci dovrebbero essere.

Facciamo comunque lo sforzo di raccontare un week end di derivate di serie dove viene però meno la caratteristica più importante delle derivate: ovvero la possibilità per i clienti di portare a casa qualcosa che assomigli al podio.

Ad assen Rea è una bomba e Bautista il suo artificiere che a volte ce la fa, a volte no. Razgatlioglu rischia di passare la stagione nel ruolo di cuckold con videocamera, che guarda due che se la godono.
Locatelli, Bassani, Lecuona… tutto lontanissimo. Gli altri ufficiali? Come fossero clienti. Questa la fotografia di tre gare, quelle del week end, tutte uguali al netto della caduta di gara2, che ha cambiato il film.
Una superbike al contrario di quello che dovrebbe essere.
La classifica, che vede Bautista con 109 punti, Rea con 91 e Razgatlioglu con 64 punti, è giusta? Giustissima. Resta da capire se è giusto tutto il resto.

Aragon, Gara2: Bautista, Rea, Ratzgatlioglu. Poi il nulla desertico!

Bautista, Rea, Razgatlioglu, Rinaldi, Lowes, Bassani, Baz, Vierge, Gerloff e Lecuona che chiude i 10.
Bau è tornato anche se questa è la sua pista mentre non è una pista Yamaha. Però è una pista Kawa, quindi per Rea è un “pareggio”.
Questa, la sintesi di Gara2 di Aragon, se la vogliamo concentrare in due righe.
Bautista è tornato competitivo, dopo un biennio di punizione, stessa cosa per Rea, con una moto finalmente libera, e Razgatlioglu ha ritrovato due avversari che lo possono impensierire. Questo ragionamento avrebbe valore totale se Aragon fosse rappresentativa del campionato, ma non lo è.
E’ una pista favorevole alle Ducati come conformazione, e alle Kawasaki in quanto pista test, mentre è del tutto ostica per le Yamaha e quindi il campionato va riletto gara per gara, anche se i valori che contano rischiano di essere sempre questi tre.
Gli altri, di fatto non esistono. Rinaldi fa una buona gara in cui trova anche il coraggio di sportellare (e di venire sportellato) ma non si vede niente altro. Le Honda fanno il compitino, le BMW non ci sono, e privati e Rookies riempiono una top ten che è fatta più di buona volontà e talento potenziale che di concretezza tecnica e livello alto, vedasi Bassani che però con Locatelli, è un’eccezione.
Che ci crediate o no, di 25 piloti in gara, a meno di catastrofi ambientali, solo tre possono vincere una gara. Qualche volta si possono aggiungere Rinaldi o Lowes, se succede qualcosa, ma il resto non esiste. Almeno per il momento.

Danilo Petrucci: svela un progetto che lo trasforma in maschio Alpha!

Potrebbe essere il titolo di un articoletto acchiappaclick che sfrutta l’onda del buzz di Petrucci, fresco vincitore ad Austin nel MotoAmerica, invece no.
E’ una vera chicca per appassionati e in realtà ha origine già da sabato.


In una delle mie chiacchierate notturne con Danilo, è emersa una cosa che farà impazzire di gioia e stima anche i suoi più accaniti detrattori.
Parlando del più e del meno e saltando fuori il discorso della King of the Baggers, il ternano notturno si è espresso con due parole pesanti: voglio farla!

Ok. Adesso non resta che adoperarsi affinché questa cosa succeda veramente. Che non gli venga in mente di tirarsi indietro!

King of Baggers
Si tratta di un campionato assurdo inserito all’interno del palinsesto racing del MotoAmerica in cui bicilindriche Cruiser gareggiano con borse e cupolone ma con scarichi aperti e kit performance che le portano a circa 2200cc con oltre 130cv, sospensioni Ohlins e freni Brembo da 300. Pur alleggerite degli accessori di base e della strumentazione, i mastodonti arrivano a pesare comunque anche 300kg.
Il campionato, prodotto da Harley Davidson e Indian, pur soltanto al secondo anno, è già una tradizione per gli americani, abituati a mettere in gara qualsiasi mezzo abbia un motore, creando un giro di denaro legato a special parts, kit preparazione e merchandising che non ha pari.
Le date per il 2022 sono 6, su piste dove si fa fatica anche ad immaginare che questi aggeggi possano curvare. Kyle Wyman difenderà il suo titolo ma in queste gare sono stati visti anche nomi illustri come Ben Bostrom, con un’attenzione mediatica che ha stupito gli stessi organizzatori.
E quindi vuol dire che bisogna scrollarsi di dosso i preconcetti e aprirsi a tutto il motociclismo possibile.

2021 Harley-Davidson King of the Baggers Road Glide Special race bike right side profile

Petrucci vince al debutto al MotoAmerica! Il cow boy ternano entra nella storia!

Se dai un calcio ad ogni sasso, vai a casa senza stivali, dice un proverbio.
A Petrucci han tolto gli stivali troppe volte, per poi ridarglieli del numero o del tipo sbagliato, pieni di qualunque cosa.
Sassi, sabbia, tutto quello che è stato possibile. Tutto quello che ha calciato, Danilo, se lo è tolto prima da dentro, come contro un accanimento da videogame dove lui è il personaggio e non il giocatore.

Lo hanno paracadutato senza preavviso in ogni situazione possibile ed al di fuori da ogni zona di comfort, dopo una gavetta al limite della punizione e critiche contro ogni logica.

Giusto cercarsi le sfide, un po’ meno quando te le scelgono gli altri e ti fanno cambiare ogni volta che stai per adattarti, come se fossi protagonista di una specie di programma di stress test per esseri umani che fanno i piloti.
Come se una mano gigante ti prendesse all’improvviso, minuscolo, con due dita, e ti collocasse random in qualsiasi contesto possibile, dotandoti solo di una moto, un casco e una tuta.
Mai abbastanza soldi, mai promesse credibili, solo un’unica chance a tappe per un ragazzo che vuole correre.
E alla fine Petrucci è come la talpa della sala giochi. Gli dai una martellata e spunta dall’altro buco.
Alla Dakar lo abbiamo visto. A momenti ha avuto contro anche i suoi, e anche lì ha zittito tutti.

La prima vittoria nel  MotoAmerica, ad Austin, sulla Ducati del team Ducati New York; davanti a Scholz e Petersen, negli orari di ritaglio di quel club esclusivo di cui fino a ieri ha fatto parte ma che adesso lo vede guardare da fuori schiacciando il naso sulla vetrina, vale quel che vale dal punto di vista tecnico, ma è un ennesimo colpo di coda morale e umano a chi gli ha voltato le spalle.
Chiaramente è solo il primo passo del gioco dell’oca a stelle e strisce che lo aspetta e che sarà sicuramente più duro di oggi, ma non importa, perché anche qui ha già dimostrato quello che serviva dimostrare.

Quanto è brutto abusare del termine resilienza, un concetto ingegneristico usato a vanvera per dire che uno è tosto e non si arrende…quindi non lo useremo.

A chi chiede spiegazioni e non sa quello di cui stiamo parlando, ci basterà dire che questa storia non è niente di che. E’ solo Petrucci, che ricomincia ogni volta daccapo, ovunque lo mandino.

Superbike, Aragon1, gara a tre: Rea e Bautista, annullano Razgatlioglu!

Razgatlioglu, Bautista, Rea, Rinaldi, Lowes, Locatelli, Lecuona, Mykhalchyk, Bassani, Baz. sono i 10 delle quelifiche che chiamare Superpole sembra ormai una bestemmia.
In gara, invece, nel circuito che è la casa vacanze del team
Kawasaki, i protagonisti sono più meno gli stessi, solo che sono ridistribuiti.

Rea la spunta di un soffio su Bautista e insieme annullano Razgatlioglu. Seguono Rinaldi, Locatelli, Lecuona, Vierge, MYKHALCHYK, Gerloff, Laverty.



La sintesi della gara, fatta di tanti sorpassi sin dall’apertura, non è difficile. Il Superturco tiene fin che tiene e poi accetta la sconfitta. Sembra quasi che Rea e Bautista lo annullino, ma non è così, perché i due fanno proprio una guerra a parte, come a riprendere qualcosa interrotto in precedenza.
Razgatlioglu finisce le gomme e inizia a guardarsi indietro. Capisce che il podio non è a rischio, e si accontenta, per questa volta. Dietro il trio, buono Rinaldi, buono Locatelli, e discrete le Honda di Lecuona e Vierge, che però sono spagnoli su un circuito che per Honda è qualcosa di simile a quello che è per Kawasaki.

Un po’ sottotono, appare Gerloff, da cui ci si aspettano grandi cose, così come Laverty. che però fa capire che BMW è lui e non Redding. Perché Laverty e non Mykhalchyk, che su BMW va ancora meglio? Perché è solo un sostituto di Van Der Mark, attualmente infortunato. Peccato eh.

il resto, non c’è. Non c’è Baz, non c’è Oettl, non c’è Mahias, che ha già sbriciolato 3 moto, e non c’è nemmeno Bassani. In pista corrono in venticinque. Solo uno fa crash (Alex Lowes), ma sono tutte comparse, almeno per oggi.
A giocarsela, sono solo in tre. Ci vuole quasi mezzo minuto per chiudere i dieci. Figuriamoci gli altri.

Supersport: il film porno con la farfalla chiusa!

Una breve live per parlare della cosa più ihtressante di quest’anno del mondiale superbike, ossia la SS.
Quest’anno si chiama Next generation e include tre tipologie di moto le 4 cilindri, le bicilindriche e le tre cilindri.
E’ un campionato fatto per privilegiare le derivate di serie e quindi in teoria dovrebbe mandare in pensione delle moto che non si possono più comprare. Fra queste c’è l’R6.
Però, hanno già iniziato con le restrizioni. Settimana dopo settimana, sia Ducati che MV, Triumph un po’ meno perché si è un po’ nascosta ma poi in effetti è un po’ più un dietro negli sviluppi, sono andati con le restrizioni.



Vi spiego come funzionano: facendo simulazioni al banco, decidono che una moto è più o meno da depotenziare per qualche ragione. Ma non è che ti telefonano e ti dicono chiudi qua, chiudi là.
Ti mandano una mail con un link dove c’è la mappa della centralina a te destinata e tu te la scarichi e scopri, come in un bacio perugina, che depotenziamento o concessione, ma più spesso depotenziamento, hai vinto.
MV e Ducati sono state depotenziate con farfalle chiuse al 76%. E parecchi mi hanno detto che la moto soffre parecchio.
Addirittura la MV 800 con lo stesso pilota è più lenta della 675.
Ma tecnicamente, come si regola la FIM ? La FIM ha un impianto che monitora le telemetrie e in base a quello, decide. Però nei test non è stato obbligatorio montarlo e quindi le prime risultanze vere le abbiamo da venerdì. E dicono che le Yamaha sono dominanti. E non è solo per aeferter e baldassarri. Cioè praticamente non è cambiato niente. Perché anche prima, le yamaha erano dominanti con i piloti forti. Le Yamaha e le Kawasaki.
Il problema di Yamaha però è che non è una moto di serie. Se vai al concessionario, non la puoi comprare e targare. Esiste solo in kit racing.

Ma la cosa più strana è che mentre ducati MV e Triumph hanno subito restrizioni per via della cilindrata, con cambiamenti di pesi e mappature fino a qualche giorno fa, settimanalmente, Kawasaki e Yamaha hanno avuto concessioni.
A Yamaha è arrivato il blipper e un impianto frenante maggiorato, a Kawasaki il ride by wire.

Quindi moto da corsa, con anni e anni di riferimenti, una delle quali non è più nemmeno una moto di serie, che quest’anno dovrebbero correre in un campionato fatto per mandarle in pensione, sono ancora le favorite. E lo vedrete in gara, fino a che non ci sarà il balancing, ovvero i cambiamenti di fim che bilanceranno i risultati. Ma quando? Fra 3 round? E sono 6 gare.
Non è esattamente vero che le Yamaha vanno forte per Baldassarri ed Aegerter, perché allora vorrebbe dire che gli altri sono scarsi. Certo in gara si può sbagliare, cadere, avere un problema, però a me certe cose sembrano evidenti.
Che le chiami a fare le bicilindriche e le tricilindriche se poi gli chiudi la farfalla di 1/4?

Quindi per me questo campionato è un next generation che premia le old generation, addirittura con delle forzature. E io non capisco.
Vi saluto con una analogia: questo campionato supersport ha tutte le potenzialità per essere porno, ma vogliono girare il porno con la farfalla chiusa.

 

Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon con Luca Bologna e Genesio Bevilacqua

Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon e un sacco di altri temi
Ospite fisso Luca Bologna e ospite a sorpresa Genesio Bevilacqua!
Video e podcast a vostra disposizione!



Supersport: un missile colpirà il serbatoio della Ducati V2?

Il serbatoio di carburante di Aramco a Jeddah potrebbe non essere l’unico serbatoio centrato da un missile nel corso di questa settimana.

Andando per ordine: cosa c’è di veramente interessante in Superbike, quest’anno, a parte la rivincita fra Rea e Razgatlioglu?
Il nuovo Campionato Mondiale Supersport.
E cosa c’è di davvero interessante nel campionato Supersport, quest’anno?
La Ducati.
Ebbene, proprio il serbatoio di Ducati sembra sarà davvero infiammabile già a partire da Aragon, ma non in senso letterale, bensì per il motivo contrario, l’insufficienza di benzina, oltre ad un problema di fornitura tecnica che potrebbe pregiudicare il normale svolgimento delle gare della junior class.

Sarebbe emerso infatti che la V2 955, progettata come moto stradale, non avrebbe un serbatoio di carburante adeguato, sufficiente a garantire la copertura di tutti i giri di gara (circa 80km).

Il problema sarebbe noto a Ducati già da qualche mese tanto che avrebbe informato e convinto la FIM, nella persona di Scott Smart, che la benzina sarebbe stata insufficiente e che quindi sarebbe stato opportuno poter proporre una soluzione.
FIM e Dorna, avrebbero dato il benestare alla Casa di Borgo Panigale di presentare un serbatoio modificato comprensivo di telaietto (è necessario che siano insieme) che risolvesse il problema.
La commessa, affidata a Pierobon (azienda d’eccellenza nel campo) il quale circa due mesi fa avrebbe sviluppato numerosi serbatoi in alluminio seguendo le direttive di Bologna.
La versione (serbatoio + telaietto) sarebbe stata presentata in occasione dei test di Portimao ma sarebbe stata bocciata dalla Federazione in quanto insieme diverrebbero un elemento che modifica strutturalmente la moto abbassando la posizione di guida e consentendo di conseguenza una distribuzione dei pesi più vantaggiosa. I tecnici federali avrebbero ritenuto questa modifica un po’eccessiva, ovvero che andasse oltre la necessità di aumentare la quantità di carburante nel serbatoio.
Tutti i clienti Ducati che avevano ravvisato questa criticità sono da tempo in attesa di ricevere un nuovo telaietto e un nuovo serbatoio ma da Ducati non sarebbe stato distribuito ancora nulla se non un’ulteriore modifica provata a Misano dal solo Bulega e ipoteticamente anche Barni che secondo le voci avrebbe già cercato di trovare una soluzione in ambito CIV. La modifica in oggetto, però, non sarebbe stata ancora autorizzata dalla Federazione e da Dorna.

Ritenendo concreto il rischio di correre ad Aragon senza la benzina sufficiente, una prima ipotesi (che troverebbe ovviamente opposizione da parte delle altre case) sarebbe quella di ridurre i giri di gara.

Le Ducati in gara, inclusa quella ufficiale del team Aruba guidata da Bulega, sarebbero sette ma solo  alcuni team  avrebbero già chiesto spiegazioni a Ducati e alla Federazione e avrebbero a riguardo ricevuto una deroga per poter risolvere eventualmente il problema in autonomia.
Chi non ha scritto, però, non ha ricevuto alcuna deroga e quindi potrebbe non essere in grado di finire la gara con il serbatoio standard.

La situazione di Ducati è abbastanza sorprendente.
1) Avrebbe prodotto una moto da corsa non in grado di completare una gara Supersport.
2) Come soluzione del problema avrebbe presentato un’accoppiata serbatoio/telaietto subito respinta dagli organizzatori.
3) Nei mesi successivi non avrebbe trovato nessuna soluzione da distribuire ai clienti.

Il rischio è che ad Aragon fra pochissimi giorni (si corre dall’8 al 10 aprile), vada in scena qualcosa di surreale ovvero l’omologazione per la Supersport, del serbatoio della 1299 del 2014 con telaietto adattato alla V2.
Ma anche se questa soluzione fosse approvata (molto probabile) rimarrebbe comunque scoperto un punto del regolamento il quale recita che ogni factory è tenuta ad essere in grado di fornire tutti i clienti in gara di tutti i ricambi necessari.
Un pezzo non è in regola fino a che non è disponibile per tutti gli utilizzatori delle moto equipaggiate, ovviamente con scorta sufficiente e al momento le Ducati Panigale V2 in gara sono 7: Bulega per Aruba, Bayliss per Barni, i fratelli Fuligni per il team DG34 impegnato nell’Europeo, Caricasulo per Althea, De Rosa per Orelac e Kofler per CM Racing.

Ci potrebbero essere reclami da parte di altre case ma anche da parte di quei clienti Ducati che hanno nel frattempo ricevuto approvazione per una soluzione diversa, non potendo questi utilizzare quel telaietto che consente di distribuire diversamente i pesi della moto.
In una parola, un disastro, che si cercherà di mettere a tacere al fine di non gettare ombre sul campionato ma che, unitamente alle restrizioni imposte alla V2 (l’apertura della farfalla, già ristretta all 80% è stata fatta scendere addirittura al 76%), rischia davvero di far partire le rosse col piede sbagliato, con una moto limitata, che consuma più benzina di quella che riesce a contenere, e con piloti che non sanno cosa guideranno esattamente.

Ma il tema della benzina insufficiente (tutt’altro che inesistente dato che Josh Harrin a Daytona la benzina l’ha finita per davvero), rischia di essere una rogna anche se la benzina dovesse bastare a fare la gara.
In quel caso ci si chiederebbe come mai Ducati avrebbe sollevato il problema verso gli organizzatori, con tanto di riprogettazione di serbatoio e telaietto annesso, poi respinti? Problemi di sicurezza? Ricerca di ulteriori vantaggi? Un po’ un’arma a doppio taglio per Bologna.

Non c’è che dire. Questo Mondiale Supersport si fa davvero interessante. Però basta missili sui serbatoi, ‘ché fanno paura e non è il periodo giusto.



Le inutili lezioni di Copyright di Paolo Scalera

Vorrei anche chiudere questa questione ma continuo ad essere tirato in mezzo con affermazioni non corrette. Non accetto di passare per ladro né accetto lezioni di giornalismo da chi, secondo me, non è in grado di darmele.

Guarda il video o leggi l’articolo che segue!

 



Qualche giorno fa, dopo aver visto un video di una live di GPOne con Paolo Scalera, Matteo Aglio e Pernat come ospite in cui parlavano del tema Tanal, Aramco etc, avendo riscontrato quelle che secondo me erano inesattezze, ho pubblicato un video di risposta che prendeva degli spezzoni della trasmissione e, punto per punto replicava. Tengo a precisare che ho fornito il link della trasmissione originale e non ho stravolto alcun contenuto. Ho solo spezzettato la parte che mi interessava, rispondendo volta per volta ed ho usato 4 minuti e 50 su quasi un’ora e mezzo di trasmissione.

Il video ha fatto un po’ di scalpore perché nello stesso, Paolo Scalera dichiarava apertamente una sudditanza a VR46 come potete sentire cliccando l’audio:

Dopo qualche giorno ho ricevuto una notifica da youtube che mi informava di aver cancellato il video per violazione di Copyright, richiesta effettuata dallo stesso Paolo Scalera. Eccola qui.

Il mio video pur rimosso da youtube, è attualmente disponibile su Facebook e su altre piattaforme quali Rumble adeguatamente modificato per fare in modo che non vi sia furto di materiale protetto. Trovate il link nella descrizione di questo video ma eccolo:


Il provvedimento è formalmente corretto dal punto di vista di Youtube ma non lo è secondo me dal punto di vista etico, perché esiste il diritto di replicare ad affermazioni ritenute non esatte. Youtube risponde alle leggi di protezione dei contenuti e non a quella di replica vigente nel nostro paese.
Nessuno voleva rubare nulla per farlo proprio, anzi. Che me ne faccio dei contenuti di altri? Io volevo solo rispondere.

Più che dall’etica, la rimozione del video è stata a mio avviso motivata da fastidio per essere stato esposto. Ci sta. Quello che non mi va però è passare per ladro di contenuti altrui.

Quello che ho da dire io, insomma, è che non accetto lezioni di etica da chi ripetutamente negli anni ha fatto le stesse cose con materiale altrui come ad esempio quando ha tolto i credits da una sua collega che glielo fa notare su twitter. Vedi qui. Questa non è violazione di copyright?

Ma non è tutto perché Paolo Scalera, e non lo dico io, si è reso protagonista anche di altre cose.
In seguito alla morte di Luis Salom, avrebbe preso, e non lo dico io, fotografie sensibili secretate da Dorna e le avrebbe pubblicate sul corriere dello sport nonostante il divieto esplicito. Avrebbe fotografato, lui che va sempre in giro con la fotocamera a tracolla, le foto dallo schermo del PC del fotografo spagnolo Antonio Lopez per poi utilizzarle.
Questa cosa, di cui è stato protagonista Paolo Scalera è riportata da vari giornali fra cui El periodico cliccando questo link e lo vedete nel video che segue l’articolo.

Stranamente, io che uso delle parti di trasmissione per rispondere, sono tacciato da scalera di furto di copyright. “infrangere le leggi del copyright atteggiandosi a paladino è un atteggiamento divertente”, dice in giro Scalera. L’azione descritta sopra, invece, come la vogliamo chiamare?
Dice Scalera sul suo profilo rispondendo ad alcuni utenti: “Quello fu un caso di censura non rispettata. Ovviamente gli haters sguazzano su storie come questa. Che non conoscono. Fare cronaca comporta dei rischi. Li accetto. Quando ovviamente portano a qualcosa. Portarono a qualcosa.”
Non metto la schermata in cui lo dice perché so che Scalera è molto permaloso e potrebbe segnalarmi per violazione del copyright, furto di immagini, rapimento di contenuti, sequestro si materiali segreti.
Ma chiedo a Scalera, quella fu censura non rispettata. E lasua nei miei confronti? Ma poi cosa vuol dire haters?
Quelli che evidenziano quello che uno ha fatto o detto riportandolo fedelmente sono haters?
Ovviamente quelle azioni portarono a qualcosa, dice.
A cosa portarono queste azioni? Ad un cazziatone da parte di Ezpeleta, e alla dissociazione di tutti i suoi colleghi. In termini di contenuti, cosa portò far vedere un ragazzo morto sull’asfalto sul proprio giornale dopo che tutti a livello internazionale avevano deciso di non pubblicare la foto? Chiedo.

Dopodiché Scalera nel dibattito può anche dire in giro che perdo molti lavori. E non è vero perché io faccio un altro mestiere e il blogger lo faccio a tempo perso, e questo dovrebbe far pensare. Non sono un professionista, anche se molto spesso non vedo grandi differenze… quindi tutto quello che mi arriva in termini di collaborazioni, è un regalo.

Oppure può dire che ho diverse cause per diffamazione, che in realtà è una e vedremo come va a finire, con una persona che è stata già condannata in via definitiva per non avermi voluto pagare. La mia causa deve essere ancora discussa, l’altra si è già chiusa con una condanna con sentenza n81/2020. Questo Scalera non lo dice.

Non prendo lezioni di giornalismo né di etica da Paolo Scalera perché ritengo, ma è una mia opinione, che vi sia una certa differenza fra usare il materiale di qualcuno per rispondergli e utilizzare il materiale altrui senza permesso e senza mettere i credits oltre che fare questo con la foto di un morto catturandola dal pc di un collega nonostante espliciti divieti da parte di dorna. Con tanto di reprimenda da parte di Carmelo Ezpeleta nella conferenza stampa MotoGP del 4 giugno 2016
E non lo dico io. Lo dice El Periodico. Sono passati 6 anni e non c’è stata alcuna smentita.

Non accetto lezioni di alcun tipo da chi passa sopra qualsiasi codice deontologico ed etico per i suoi scopi.
E per che cosa poi? Per cercare di insabbiare una cosa che ha detto lui stesso.
FATEVI I FATTI VOSTRI.
Non è colpa mia se prima dichiara di obbedire alla VR46 e poi si pente.
Se qualcuno vuole darmi lezioni, è benvenuto. Sono un dilettante e le accetto. Ma non accetto indicazioni su quello che devo scrivere e non accetto lezioni da chi non ha niente da insegnarmi sull’argomento.