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E’ tempo di test e quindi oggi vorrei parlarvi non tanto dei risultati e dei tempi specifici delle giornate svolte ma di come interpretarli perché questo approccio, sono sicuro, vi aiuterà a capire certe cose come ha aiutato me quando me le hanno spiegate. Fino al giorno prima anche io mi entusiasmavo per certe cose che vedevo nei test che, sia chiaro, servono solo a chi li fa.
Non servono a voi, non servono nemmeno alla stampa, che però dopo uno stop vive la disperazione da click e quindi si butta su tutto.
I test servono a Team e piloti, che devono sistemare le cose prima dei giri in pista che contano, quelli delle gare.
Iniziamo innanzitutto con le varie tipologie di test che ci sono.
Quelli in cui il pilota non si presenta, perché è da un’altra parte, eppure fa il record della pista. Voi penserete che questa sia una banalità e invece nel 2019 abbiamo veramente letto di Bautista che aveva fatto il record a Portimao appena arrivato alla Honda e invece era a casa che gli nasceva la figlia.
Queste cose esistono perché servono a qualcuno.
Controllate sempre se in pista c’è veramente la gente che dicono.
Una volta sbrigata questa pratica, parliamo del secondo tipo di test, che è quello senza transponder. Magari con record dichiarato da terzi.
Ogni anno leggiamo cose simili e anche se sembra una cosa inutile, ve la spiego. Inizio col dirvi che chi non mette il transponder, non va forte perché innanzitutto sta ancora “sgrossando” la moto, secondo perché con le misurazioni “spanno metriche” di sicuro non si hanno tempi rilevanti e non si hanno certezze, a meno che non siano certezze farlocche.
Nello sport che pratico, l’indoor rowing, canottaggio indoor, abbiamo vogatori ma anche simulatori di sci e di bike e gareggiamo online e in presenza su queste macchine. Si fa anche un triathlon che si chiama Ergathlon. Se cercate su google Gianluigi Ragno ergathlon, qualcosa trovate.
Abbiamo un monitor che a fine prova emette un codice. Inserendo il codice online si ottengono tempi e classifiche verificate. Ogni tanto si vede qualche tempo esagerato ed eclatante che però, stranamente, manca del codice di verifica. E’ quello che succede con il transponder. Chi non lo usa è perché o non gli serve, o ha qualcosa da nascondere, ed è sempre qualcosa di non buono.
E infatti questi tempi sono sempre attribuiti dalla stampa, che ha bisogno di scrivere qualcosa su qualcuno, magari su commissione, in un momento in cui non c’è molto da scrivere.
Nel 2022 girare senza transponder ha senso solo se ti fai i fatti tuoi. Dichiarare un tempo ottenuto in questo modo, non ha senso, eppure succede.
E ora parliamo dei tempi veri, quelli misurati correttamente.
Se non sono buoni, è perché i team stanno provando qualcosa di particolare, oppure perché ci sono dei veri problemi. In entrambi i casi, visto che chi va forte sta zitto e chi perde, spiega, sentirete tutte le spiegazioni e le giustificazioni del mondo al limite dell’arrampicamento sugli specchi.
E ora i tempi che interessano a noi, quelli in cui i piloti vanno forte
e stabiliscono, come sempre più spesso succede ultimamente, il record della pista. Diciamolo subito: chi va forte, va forte, e non ha senso smentirlo. Però ci sono delle condizioni in base alle quali non è infrequente migliorare il crono precedente.
Quando bisogna valutare i tempi dei test bisogna considerare che a fine giornata si mette una gomma morbidissima dopo aver fatto un numero di giri che normalmente in un week end di gara non si fanno.
In un week end di gara si fanno meno della metà dei giri che si fanno in una proficua giornata di test e quindi c’è meno tempo per perfezionare il giro.
I tempi sensazionali non sono, quindi falsi, ma sono ottenuti con un numero di occasioni e possibilità di “aggiustamento” che nei week end di gara, non ci sono, specie negli ultimi tempi in cui gli slot per le qualifiche iniziano sempre prima e c’è quindi meno tempo per costruire.
Nei test ci sono inoltre, e questo è importantissimo, tante gomme in più da usare e quindi tante occasioni in più di fare il tempo, magari con temperature ottimali. In Spagna e Portogallo col fresco, per esempio, si va via come schegge. Però si gareggia d’estate che fa caldissimo e ci sono i problemi.
Quindi il miglior tempo realizzato da un certo pilota, come Bulega oggi o le Aprilia a Sepang, non è realmente un miglior tempo? Assolutamente sì, ma oltre che del tempo finale ottenuto da un dato pilota, bisogna tener conto anche del tempo ottenuto da altri piloti che fanno magari molti meno giri perché hanno programmi di lavoro diversi.
E’ come andare al poligono ottenendo risultati migliori di un altro ma sparando il triplo dei colpi. Chi è più bravo?
Diciamo che un tempo ottenuto in condizioni super favorevoli, con la temperatura giusta, senza limitazioni, con la benzina desiderata e tutti i parametri sotto controllo, vale dal mezzo secondo al secondo intero in meno di quello che varrebbe in una condizione “reale”.
Per questo, a parte chi ha “necessità” di scrivere della sensazionalità di certe situazioni, gli addetti ai lavori si emozionano molto meno di noi o magari si emozionano per cose che da fuori non sembrano così significative come il passo, la capacità di comunicare i problemi, la reattività di moto e pilota a certe regolazioni, etc.
E questo per non parlare delle comparazioni fra classi diverse, come succede quando vogliono farvi credere che le Superbike girano più veloci delle MotoGP. Lì vi stanno veramente coglionando e l’unica cosa che vogliono fare, è darvi un titolo da cliccare.
Spero di non avervi rovinato la giornata e l’entusiasmo, come hanno fatto con me già qualche tempo fa. Ma l’intenzione è quella di provare a ragionare insieme e a capire che molte delle cose vengono scritte per far sì che voi clicchiate e non per darvi un’informazione che vi renda consapevoli.
Guarda il video o ascolta il podcast
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Se questo non è il primo articolo clickbait della mia vita, allora davvero non ne vedrete altri.
Vi ho avvertito e potete smettere qui.
Altrimenti scoprirete in meno di un minuto, perché non ho ancora scritto o detto niente sulle opinioni di Marco Melandri in merito al tema che tutti conoscete.
Per quanto richiesta da qualcuno di voi, non darò un’opinione non autorevole e non necessaria (la mia) su un’altra opinione non autorevole e non necessaria, solo per raccattare click e commenti da consenso, critica o discussione.
E’ come se un fruttivendolo e un commercialista parlassero di chimica molecolare e un ferramenta dicesse la sua perché un venditore di auto gli chiede di farlo.
“Eh ma chi fa informazione deve parlare di tutto”.
Non è vero. Non si può impedire alla gente di parlare di quello che vuole ma non è per forza necessario farci sopra una finta informazione da sciacalli.
L’informazione è come la musica. A volte sono le pause a dare qualità alla melodia.
E’ quel silenzio che nell’informazione si chiama credibilità.
Ascolta il podcast o guarda il video…che in questo caso, è la stessa cosa…
Ci sono dei segnali inequivocabili che ti fanno capire di essere durante le vacanze natalizie. Le luminarie, il film Una Poltrona per due trasmesso in TV e… BMW che a a dicembre, ha già vinto il successivo Mondiale Superbike.
Sotto questo aspetto, all’americana, diciamo, abbiamo assistito negli anni ad un perfezionamento della tradizione, che ha acquisito sfaccettature caratteristiche che hanno reso la cosa una barzelletta per BMW e per chi si fa portatore di queste invenzioni. E’ andata così:
Inizialmente qualche rivista, forse molto grata della nota generosità tedesca ha iniziato per sudditanza e per raccattare qualche click, ad attribuire ai bavaresi qualche buon risultato nei test, così, per agitare un po’ le acque e per dare qualche merito ad una casa che da anni spende milioni per niente.
Qualcun altro, a rilancio, si è spinto a parlare di record, il tutto senza tempi e senza transponder o in pista da soli. Nonostante le sghignazzate dei fans, dovute al fatto che durante la stagione successiva i risultati non erano proporzionati, si è deciso di andare avanti e perfezionarsi. E partito uno, come in una gara a rilancio, si sono associati anche altri.
Lo step successivo e più recente è ormai l’abitudine da parte di piloti BMW, e addirittura dei team che cercano di convincere sponsor e pubblico di essere i predestinati. Tutto senza mai mostrare fatti concreti. Qualcosa di simile ad un buon tempo verificato e non solo fatto trapelare, o al fatto di girare sulle stesse piste di chi il campionato lo vince, magari usando un transpondere aiutarebbe, ma niente.
Ma questa è la parte comica. C’è un altro lato della medaglia su cui è ormai scolpito un miracolo al contrario.
Il miracolo inverso di BMW che nonostante la moto di serie migliore del lotto, non riesce a vincere niente di importante.
E’ un dato di fatto. la BMW S1000 ha vinto mondiali Stock schiaffeggiando gli avversari, gare e campionati nazionali senza difficoltà, ma al momento di passare dalla serie alla derivata di serie, il buio.
Di fatto BMW fa prodotti eccellenti e se la può giocare con tutti. Badovini, De Rosa, Reiterberger con l’europeo. Tutto perfetto. Ma appena ci mettono le mani i tecnici il sogno sfuma. E questo il miracolo al contrario.
Non spagnoli o Italiani, che sanno migliorare gli aspetti racing di un prodotto di serie, ma i tedeschi, che con BMW negli anni sono riusciti a fare sempre scelte rigorosamente sbagliate bruciando milioni.
Esempi? Scelta di forcellone, piastre, settaggio delle forcelle con la convinzione di saperne evidentemente più di Ohlins e Showa, l’elettronica ostinatamente anomala e troppo vicina a quella automobilistica, hanno trasformato piloti con capacità reali come Torres, Baz e addirittura Sykes, in piloti che hanno in pratica chiuso la carriera o sono finiti nelle retrovie o a piedi.
Ma la capacità dei tedeschi non è solo quella di incasinare le cose da soli quanto quella di scegliersi anche i partner meno capaci possibile, questo per non avere problemi di concorrenza interna. Feel Racing con cui era arrivata qualche vittoria e un titolo stock? Poco gestibili. Althea con cui è arrivato un titolo stock e qualche buon piazzamento? Non ne parliamo… e i due team italiani proprio non ne volevano sapere di suicidarsi a livello di immagine.
Shawn Muir Racing è l’ideale. Una squadra che è riuscita, nonostante sponsor milionari far andar male BMW, poi Aprilia, poi ancora BMW ma che è perfetta per i tedeschi perché sbriga la logistica, non ha pretese che magari hanno quelli che le corse le sanno fare e quindi non mette a nudo le lacune dei tedeschi in ambito racing minandone l’autostima.
Una combo micidiale inversa nonostante investimenti incredibili. I risultati parlano chiaro.Da anni BMW è il miracolo di inverno ma poi fa fatica a vincere una gara. E non si tratta solo di non vincere il titolo ma di non riuscire nemmeno a giocarsela. I tedeschi maestri del prodotto di serie, da anni sembra facciano di tutto per non vincere. A parte l’anno prossimo ovviamente, perché dai giornali e dalle dichiarazioni, il mondiale è cosa fatta.
There are some unmistakable signs that make you realize that you are during the Christmas holidays. The lights, the film Trading Places on TV and … BMW which in December already wins the next Superbike World Championship.
In this respect, in the American style, let’s say, over the years we have witnessed a refinement of tradition, which has acquired characteristic facets that have made it a joke for BMW and for those who become the bearers of these inventions. It went like this:
Initially some magazines, perhaps very grateful for the well-known German generosity, began to give the Bavarians some good results in the tests by subjection and to collect a few clicks, thus, to shake things up a bit and to give some credit to a house that gives years he spends millions for nothing.
Someone else, in relaunch, went so far as to talk about records, all without times and without transponders or on the track alone. Despite the guffaws of the fans, due to the fact that during the following season the results were not proportionate, it was decided to go ahead and improve. One started, as in a relaunching competition, others also joined.
The next and most recent step is by now the habit of BMW drivers, and even teams trying to convince sponsors and the public that they are the predestined ones. All without ever showing concrete facts. Something similar to a good time verified and not only leaked, or to the fact of running on the same tracks as those who win the championship, perhaps using a transponder would help, but nothing.
But that’s the comic part. There is another side of the coin on which a reverse miracle is now carved.
The reverse miracle of BMW that despite having the best production bike of the lot, it doesn’t manage to win anything important.
It’s a fact. the BMW S1000 won the Stock World Championships by slapping opponents, races and national championships without difficulty, but at the moment of passing from the series to the series derivative, the darkness.
In fact, BMW makes excellent products and can play with everyone. Badovini, De Rosa, Reiterberger with the European. All perfect. But as soon as the technicians get their hands on it, the dream fades. And this is the reverse miracle.
Not Spaniards or Italians, who know how to improve the racing aspects of a production product, but the Germans, who with BMW over the years have always managed to make rigorously wrong choices, burning millions.
Examples? Choice of swingarm, plates, setting of the forks with the conviction of evidently knowing more than Ohlins and Showa, the stubbornly anomalous electronics too close to the automotive one, have transformed riders with real skills such as Torres, Baz and even Sykes, into riders who they have practically closed their career or ended up in the rear or on foot.
But the ability of the Germans is not only to mess things up by themselves but also to choose the least capable partners possible, this in order not to have internal competition problems. Feel Racing with which some victories and a stock title had come? Unmanageable. Althea with which a stock title and some good placements arrived? Let’s not talk about it … and the two Italian teams just didn’t want to know about committing suicide in terms of image.
Shawn Muir Racing is ideal. A team that has managed, despite millionaire sponsors, to make BMW go wrong, then Aprilia, then BMW again, but which is perfect for the Germans because it takes care of the logistics, has no demands that maybe those who know how to do in racing have bare the shortcomings of the Germans in the racing field, undermining their self-esteem.
A deadly reverse combo despite incredible investments. The results speak for themselves: BMW has been a winter miracle for years but then struggles to win a race. And it’s not just about not winning the title but not even being able to fight for it. For years, the German masters of series production seem to have been doing everything they can not to win. Apart from next year of course, because from the newspapers and from the statements, the world championship is a done deal.
La notizia trapelata, si fa per dire, di Petrucci su Ducati al Motoamerica ha stupito, se non altro per il fatto che i più pensavano che i rapporti con Bologna fossero completamente chiusi.
Invece tutto si sarebbe riattivato, pare, grazie alla scintilla di Genesio Bevilacqua, che avrebbe scherzosamente (ma nemmeno tanto) chiesto di Petrucci a Vergani, per fare la Supersport e poi farlo saltare in SBK… proprio quando Althea era ad un passo da Xavi Fores.
Alberto Vergani, invece, avrebbe invece proposto un altro suo pilota, Federico Caricasulo (scelta più misurata) e avrebbe iniziato a pensare a Petrucci come candidato per il Motoamerica.
E così è andata. Petrucci ha sicuramente firmato (sabato scorso) ma essendo sotto contratto con KTM fino a febbraio, la cosa rimane sul soft dal punto di vista della comunicazione, ammesso che qualcosa che esca sui social si possa poi controllare.
Serve però non distogliere l’attenzione dai programmi precedenti perché la Dakar, chiaramente, è un progetto che rimane, almeno secondo le dichiarazioni di Danilo Petrucci.
“Certo che la faccio, è l’unica cosa sicura della mia vita in questo periodo e non la faccio?
Poi vado in America perché con KTM pensavo che i programmi fossero più duraturi e invece pare di no… per cui vado a provare a guidare una Ducati in USA.
Mi sarebbe piaciuto fare la 200 miglia di Daytona… e vincerla, ma non ci andremo.
Debutteremo l’8 aprile ad Austin, in concomitanza con la MotoGP.”
Una notizia semplice, che però si è sviluppata in maniera curiosa…ammesso che non vi siano ulteriori stravolgimenti.
A Rea gara1, a Toprak il mondiale.
Questa la sintesi di gara1 di sabato, rimandata a domenica causa diluvio universale indonesiano, in una pista inadatta per conformazione, idea, messa in opera e personale. Un tema già trattato su cui è inutile tornare, per non infierire su una organizzazione, Dorna, che lavora con livelli di professionalità spesso al di sotto degli standard minimi accettabili, impegnata a cercare di far andare le cose più con la fortuna, che con la pianificazione che una grande organizzazione dovrebbe avere.
I 10 al traguardo sono Rea, Razgatlioglu, Redding, Locatelli, Bassani, VDMark, Bautista, Davies, Mercado e Sykes a chiudere i 10.
Questo vuol dire che il nordirlandese batte il turco ma non è sufficiente a portare a casa un mondiale che lo ha visto trionfare 6 volte di seguito.
Toprak, invece, è il primo turco a vincere nella classe regina dopo il suo mentore Kenan Sofuoglu che ha vinto 5 volte in Supersport.
La gara fila liscia per Rea, che la spunta ed è invece rischiosa per Razgatlioglu che pesca un paio di bonus, sia durante il warmup lap che in gara… ma alla fine riesce in quello che gli interessa di più: chiudere la partita anzitempo. Sul podio finisce anche Redding, di fatto la terza forza del campionato. Una terza forza, però, lontana dalla lotta vera.
C’è qualcos’altro di interessante? Certo, Locatelli e Bassani, che lottano e finiscono appena dopo i super top, cosa che da rookies e quasi rookies, non è male davvero, e Mercado, che con una Honda “minore” fa vedere quello di cui è capace. Annullato il resto, come un francobollo, perché BMW non incide nemmeno questa volta e Honda è comunque lontana da quello che conta.
Chissà se anche l’anno prossimo ci dovremmo sorbire la stampa inserzionata che nel pre campionato glorifica i due brand solo perché comprano i banner.
Pagelline
Rea
vince la gara ma non è il suo anno. Non si può pretendere che vada sempre nello stesso modo e nemmeno lui può chiudere sempre da leader.
Però non è una sconfitta da batosta, la sua, perché tiene il punto fino all’utimo giorno.
Voto 10
Razgatlioglu
Entra nella storia sfondando la porta. Quest’anno è davvero il predestinato, di merito, fortuna, capacità, cervello, polso… tutto.
Come un pugile, un fighter, passa alla cassa a riscuotere dopo tutte le volte che ha masticato amaro e mangiato la polvere.
Batte Rea e una Kawasaki che lo avevano illuso e deluso, facendolo andare via.
Voto 10 e lode
Redding
La terza forza del campionato è terza forza anche oggi. E’ un protagonista ma non un top contender. Anche se dà il meglio è lontano dai due che si giocano tutto. E l’anno prossimo, che guiderà una BMW, vedrà le cose da ancora più lontano.
Voto 9
Locatelli
Quanto è forte Locatelli? Una bomba su una moto esplosiva. Non è scontato ma il ragazzo è davvero promettente e la casa dei diapason ha pescato bene.
Voto 8,5
Bassani
E’ il Bassanini della SBK, con una moto diversa e risultati uguali se non decisamente migliori dei suoi avversari. Lui è davvero la rivelazione del mondiale 2021.
Voto 9
VDMark
Il mai confermato VDMark chiude una gara che è come la sua stagione. Piena di promesse non mantenute e di podi visti di rado. Tutto dopo i soliti proclami fatti rimbombare, per la verità, non da BMW ma dalla stampa.
Voto 7
Bautista
Rischia la pellaccia ogni volta e ogni volta raccoglie sempre meno di quello che merita. E? l’anno prossimo, che torna in Ducati, che va valutato.
Voto 7,5
Davies
Chiude una stagione nera che è anche la sua ultima. Nemmeno una soddisfazione al livello di quelle che si aspetta. E gli tocca anche salutare la compagnia perché, diciamolo, mentre il suo fisico negli anni ha pagato un conto salato, il suo cervello funziona ancora bene da fargli prendere la decisione giusta: smettere.
Voto 6,5
Mercado
Tati ha una Honda che è ancora meno Honda delle altre due, fra tutte le difficoltà che ha e con tutte le gare che ha saltato a causa di vicissitudii economiche. Alla fine, Mercado è uno che non solo si merita quello che ha, ma anche qualcosa in più.
Voto 7
Sykes
Il tanto vituperato e sottovalutato Sykes, alla fine, è quello che dà di più a BMW, in termini di esperienza, impegno e maturità. Ma non basta, perché l’obiettivo non è solo quello.
Vediamo come va a finire.
Voto 6,5
E’ vero che chi guarda solo la MotoGP può pensare che il mootciclismo del 2022 sia finito con il campionato vinto in anticipo da Quartararo e il ritiro di Valentino Rossi.
In realtà c’è un altro mondiale da assegnare. Un mondiale un po’ polveroso e di serie B, rispetto agli anni passati, ma sempre un titolo iridato.
La Superbike, infatti, come poche volte capita per un campionato composto da così tante manche, si chiude all’ultimo week end con una differenza di 30 punti fra il primo e il secondo in classifica, e 3 manche da correre.
A questo elemento importante se ne aggiunge un altro: se lo giocano un pluricampione, Jonathan Rea, già recordman di titoli ( a sei non ci è mai arrivato nessuno, specialmente consecutivi) e uno che il mondiale, non lo ha vinto mai. Toprak Razgatlioglu, infatti, corre in Superbike da solo quattro anni di cui due con la Yamaha. Altri due ingredienti che rendono la cosa piccante?
Razgatlioglu è turco, nazionalità mai realmente competitiva nella classe regina delle derivate di serie, e guida una Yamaha per dispetto, dopo aver mandato a quel paese Kawasaki per averlo solo schierato ma senza impiegarlo nella 8h di Suzuka vinta da Rea. Chi gestiva le moto giapponesi in quella gara? Proprio il team di Jonathan Rea. Alla base di tutto quindi, se volete vederla dal punto di vista romantico, la vendetta.
Eppure questo magnifico scenario rischia di essere messo a dura prova dall’ultimo elemento da prendere in considerazione per questo week end.
Si corre a Mandalika, Indonesia, in una pista di merda.
Non è un refuso e nemmeno la voglia di fare letteratura alla Bukowski.
Mandalika è un posto bellissimo ma dal punto di vista racing nasce su predisposti malsani… per finire anche peggio.
Per prima cosa per costruire la pista è stato violato ogni tipo di diritto umano. E non lo dico io, ma l’ONU.
Lo stato ha sfrattato contadini ed abitanti per costruire l’impianto e non è andato nemmeno troppo per il sottile.
Oltre a questo, dal punto di vista impiantistico è tutto ben lontano dall’essere perfetto.
Vanno aggiunti gli atteggiamenti di rivalsa speculativa tipici delle località “turistiche” troppo giovani che non sanno gestire il nuovo business.
Centinaia di dollari per una notte negli hotel di quarantena anticovid, noleggi auto dal costo proibitivo, e tutta una serie di ricatti turistico lavorativi a cui sono già sottoposti gli sventurati del circus.
E tutto questo, non abbiamo finito, costituisce il problema minore perché la big issue, il tema più grande, riguarda la sicurezza.
Non si tratta di paura o di terrorismo psicologico, ma è la realtà.
La settimana scorsa, causa incapacità gestionale dei Marshall di percorso è stata posticipata la gara dell’Asian Talent Cup.
Ne è nato un tale scazzo che il responsabile dei Marshall si è dimesso (secondo altre fonti è stato malamente licenziato), dopo aver dato degli idioti ai marshall di percorso, formati (si fa per dire) in pochi giorni e accusati di mangiare e bivaccare durante le gare invece che di fare il loro dovere, quando sappiamo tutti che quello dei Marshall è il mestiere più delicato, tanto che in piste come Mosca abbiamo dovuto portare i nostri da Misano e Vallelunga, perché c’era bisogno di qualità e capacità.
Tornando ai fatti, l’ex direttore delle operazioni per il Sentul Circuit, Rio Sarwono, chiamato per sistemare la questione, ha affermato che ci sono stati molti problemi che hanno causato il posticipo ufficiale della gara di domenica e non ha nascosto, riportano siti locali, che la cosa sia dipesa dai commissari.
“In effetti, avevamo tutti previsto che sarebbe successo perché, mi dispiace, la direzione non ha esperienza. E, secondo noi, il problema Marshall è solo uno degli altri problemi che ancora esistono.”
Rio Sarwono, che è stato anche coinvolto nell’organizzazione del Gran Premio d’Indonesia nel 1996 e 1997, nonché della Superbike (WSBK) nel 1994-1997, riporta TV Kompass, ha affermato di non sapere che le risorse non solo non erano state preparate ma che erano invece state prese dalla strada
Alla fine, chi ha pagato per questo casino?
Ha pagato Dyan Dilato, Head of Operation – Sporting Mandalika Grand Prix Association (MGPA), che se l’è presa con i commissari insultandoli ed ha ufficialmente scontato quest’uscita ma secondo altre fonti sarebbe stato licenziato per l’aver evidenziato che sul tracciato ci sono diversi problemi di sicurezza.
Alcune parti della pista non sono ancora libere dalla polvere, i box non sarebbero completi, e il personale non è sufficiente, né per numero né per capacità, avrebbe detto Dilato.
“Molti marshall non erano pronti. Si mettono a fissare i piloti e a guardare la gara quando invece dovrebbero sventolare le bandiere”.
E ancora:
“In termini di esperienza, non sono pronti. Dovrebbero prima servire per un anno come commissari di gara nel campionato regionale, poi nazionale, poi nel campionato mondiale.”
Alla fine Dyan Dilato viene “dimissionato” ufficialmente per due motivi: per aver scelto male il suo personale, e per averlo poi insultato, criticando un’iniziativa pagata con i soldi dello stato.
I virgolettati della stampa locale sono molti e sembrano agenzie di paesi sotto dittatura in cui viene esaltato lo stato, lo sforzo del proletariato (appena espropriato delle proprie terre ed evidentemente impiegato alla meglio in pista), e viene messo sotto accusa il nemico del popolo, ma la verità è che per incapacità organizzativa non sono stati in grado di portare a casa una garetta ma sta per essere ospitato l’evento che decide un campionato mondiale.
Insomma il finale del Mondiale Superbike più bello e combattuto degli ultimi anni, fra due leoni distanziati da una manciata di punti, si gioca in una pista non ancora completata, con un livello di sicurezza ai minimi, la cui conduzione è affidata a dei contadini espropriati dei loro terreni.
Chi non ci crede può guardare la foto del pezzo, che riguarda un momento di manutenzione delle safety car, così si fa un’idea della situazione.
Poi magari andrà bene o quasi bene come sempre… e sarà il solito miracolo portato a casa per fortuna, ma la professionalità di un mondiale dovrebbe essere un’altra.
Leggi qui i due articoli di riferimento in originale:
https://www.kompas.tv/article/232574/dyan-dilato-resmi-mundur-dari-mgpa-rio-sarwono-baiknya-pilih-personel-kapabel-di-bidang-balap
Pagelline
Redding
Ci crede e fa bene. E’ la sua gara e in più gli altri due pensano al loro campionato.
Via libera.
Voto 10
Rea
Tiene duro e rimanda la festa del turco. 30 punti si possono ancora recuperare.
Voto 9,5
Bassani
VDMark
BMW rantola a mezza classifica. Milioni spesi e non c’è nemmeno l’ombra del podio.
Proprio i tedeschi non ci arrivano.
Voto 6,5
Bautista
Rimane in piedi e lotta con la sua elettronica.
Conto alla rovescia per risalire sulla Ducati.
Voto 6
Gara 1 in Argentina è da ultimi giorni di scuola. E Razgatlioglu la vince di forza, niente da dire. Dietro di lui, però, il nulla, se si esclude il duello breve fra Bassani e Lowes.
La telecronaca non aiuta. Le uniche emozioni sono i mesaggi di Biaggi.
C’à veramente da pungersi con la forchetta per non venire meno.
Al via Redding è in pole ma dura 1 curva, anzi meno… A fuggire è Raztaglioglu con Rea alle sue spalle mentre lottano Lowes, Locatelli e Bassani, bruciato al via.
Va out Bautista al secondo giro così come va out Isaac Vinales.
Il terzo giro racconta già la fuga di Razgatlioglu davanti a Rea e Bassani.
Il turco guadagna su Rea e sembra imbattibile mentre alle sue spalle succede qualcosa solo oltre i primi 5.
Con 10 giri da fare Rinaldi buca Bassani per il podio ma il rider di Motocorsa resiste.
Tutto uguale, invece il resto con Lowes che stranamente tiene ed è al sicuro dato il ritardo di Van Der Mark.
Con quattro giri da fare succede ben poco a parte il sorpasso di Lowes su Bassani,unico duello che ha senso di guardare in quanto l’unico duello vero in pista.
Razgatlioglu vince su Rea, Rinaldi, Lowes, Bassani, Van Der Mark, Gerloff, Locatelli, Redding e Haslam che chiude i 10.
Una gara di una noia mortale. A parte la superiorità di Razgatlioglu e il duello fra Bassani e Lowes, veramente il nulla.
Razgatlioglu
Vince e non si accorge nemmeno che la gara è finita.
Come Forrest Gump. Non c’è proprio niente da fare per nessuno.
Voto 10
Rea
Battuto anche oggi e senza alcuna possibilità di dire la sua.
Domato e bastonato.
Voto 9
Rinaldi
Si risveglia e salva l’onore di Ducati. Almeno questo, almeno oggi.
Voto 8,5
Lowes
Almeno oggi, non la lancia. Anzi, si batte bene e tiene duro quando serve.
Voto 8
Bassani
Super gara di Bassani, che tiene duro per il podio fino a pochi giri dal termine. Finisce primo fra gli indipendenti e dà una lezione a Davies & Co.
Voto 8,5
Van Der Mark
Disastroso lui e la sua BMW che sfiamma come se l’avesse carburata il figlio del portiere. Povero Redding.
Voto 7,5
Gerloff
L’uomo Yamaha è bello caldo in qualifica ma in gara si raffredda subito.
Niente da fare, non riesce a tornare appuntito come prima.
Voto 7
Locatelli
Fino a metà gara è uomo da podio. Poi si affievolisce. E scivola giù.
Voto 7
Redding
Butta via la gara prima della prima curva. E poi rinasce. E’ un nono posto quasi clamoroso, il suo.
Voto 6
Haslam
Bautista va out, ok, ma almeno ci va quando è davanti.
Haslam passa la gara a tirare avanti. Pacioso.
Voto 5