Melandri, il Covid e i clickbaiter di merda

Clickbait

Se questo non è il primo articolo clickbait della mia vita, allora davvero non ne vedrete altri.
Vi ho avvertito e potete smettere qui.
Altrimenti scoprirete in meno di un minuto, perché non ho ancora scritto o detto niente sulle opinioni di Marco Melandri in merito al tema che tutti conoscete.

Per quanto richiesta da qualcuno di voi, non darò un’opinione non autorevole e non necessaria (la mia) su un’altra opinione non autorevole e non necessaria, solo per raccattare click e commenti da consenso, critica o discussione.

E’ come se un fruttivendolo e un commercialista parlassero di chimica molecolare e un ferramenta dicesse la sua perché un venditore di auto gli chiede di farlo.

“Eh ma chi fa informazione deve parlare di tutto”.
Non è vero. Non si può impedire alla gente di parlare di quello che vuole ma non è per forza necessario farci sopra una finta informazione da sciacalli.
L’informazione è come la musica. A volte sono le pause a dare qualità alla melodia.
E’ quel silenzio che nell’informazione si chiama credibilità.

Ascolta il podcast o guarda il video…che in questo caso, è la stessa cosa…



 

 

 

 

L’elemosina del tifo e l’ultima frontiera della disperazione editoriale!

In realtà ci ho pensato un po’ dopo aver visto l’ultimo servizio perché sono stato a lungo indeciso fra l’incazzatura, la compassione e la paura di diventare anche io un giorno così. Poi ho capito che se uno inghiotte sta roba qui, non vale piu la pena di seguire il motociclismo… di lavorare per il motociclismo. Non gratis, perché nessuno deve lavorare gratis, ma con un minimo di equidistanza e dignità. Il servizio che è andato in onda prima di Jerez è veramente il riassunto dichiarato e sfacciato di 20 anni di giornalismo orgogliosamente schierato e di parte. Elevato all’ennesima potenza. Ovviamente tutto ciò arreca più danno che vantaggio, sia a Valentino che al motociclismo in generale.