Bautista vs Carrasco Maschilismo? No. Motociclismo!

Hanno parlato tutti e quindi voglio dire anch’io la mia, velocemente, sullo scazzo fra Bautista e Carrasco.
E dico Bautista e Carrasco, non Bautista e LA Carrasco, proprio perché voglio offrire un trattamento paritario e voglio parlare di piloti, non di uomini e donne. 

 

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E’ successa una cosa molto brutta? Sì, ma non quella che dice qualche sfigato buonista.
E non è questione di punti di vista ma di cronometro.
La verità, senza andare a guardare il foglio dei tempi che renderebbe tutto ancora più impietoso, è che Carrasco ha girato, quando è andata bene, 7 secondi più lenta, quando è andata bene. Con traiettorie a volte abbastanza esotiche e con situazioni di 11 secondi più lenta degli avversari.  E sono numeri inutili perché oltre i 4 secondi sei già un corpo estraneo e ti devi levare velocemente dal cazzo. 

Quindi se un pilota come Bautista è caduto o anche ha perso un giro importante per questo motivo, fa bene a rilevarlo. Non ha offeso nessuno, Ha semplicemente detto che il pilota Carrasco era in mezzo ai piedi e lo ha fatto andare nello sporco con conseguente caduta. Carrasco ha girato come un pilota che non fa parte del contesto di quei test.Questo ha detto Bautista. 

PRIMA COSA. In un mondo di pagliacci perbenisti buffoni e burattini Alvaro Bautista, che ricordiamo è il campione in carica della Superbike, ha detto quello che pensava. Non ha insultato nessuno ed è quindi da applaudire per questo.

Bautista è da applaudire perché ha trattato Carrasco come un suo pari, come un pilota e non come una donna e gli ha detto cose da pilota, non da donna.  Non ha giudicato il suo sedere, i suoi capelli, le sue tette ma la sua guida. Non ha avuto riguardi per il fatto che Carrasco sia una donna. Questa è la più grande forma di rispetto possibile. 

SECONDA COSA: Ana Carrasco, prima vuole cimentarsi con gli uomini e poi parla di atteggiamenti maschilisti quando non ci riesce. Ana Carrasco è un pilota assolutamente rispettabile di Supersport 300, dove le differenze fisiche con gli uomini possono essere annullate e ha fatto anche gare discrete in altre categorie. Purtroppo non è un pilota da mondiale Supersport e non può correre con gli uomini. Quindi non è maschilismo. E’ motociclismo. 

Non ho mai visto Alessia Polita, Paola Cazzola, Katia Pongsen o Letizia Marchetti rompere i coglioni. 

Eppure hanno corso in periodi in cui per le donne era molto più difficile di adesso dato che nessuno regalava niente e di certo non c’era il mee too imperante salvaculo che c’è adesso.

Il motociclismo è uno sport violento. Più violento della Boxe. Più violento delle arti marziali, perché oltre al corpo a corpo ha il cronometro. E’ lo sport più sessista che c’è. 

O ti uccide il cronometro o ti uccide il corpo a corpo o ti uccidono tutti e due insieme.  

Quindi c’è solo una soluzione per non rompere i coglioni e realizzarsi: fare le gare del proprio livello e non crearsi false aspettative.

Esiste un motociclismo femminile? Esistono dei campionati misti ma alla portata? Ecco. 

Alle donne dico: Ana Carrasco è stata trattata da Bautista, non da donna, ma da pilota. Vale di più. Alle donne dico: il rispetto e la compassione sono cose diverse.

Il rispetto si ottiene combattendo senza chiedere favoritismi.  La compassione travestita da rispetto è un boccone avvelenato!

Chi dice che in pista è successa una cosa brutta tra Bautista e la Carrasco, ha ragione. 

E’ successo che un pilota fermo ha fatto rischiare la vita a uno che è lì per giocarsi il mondiale. Niente di più. Se uno è fermo gli devi dire che è fermo, se gli dici un’altra cosa, sei disonesto e Bautista non è un disonesto.
Chi strumentalizza tutto questo e si mette a parlare di modi, toni, educazione, opportunità, in pista o fuori,  è uno sfigato perché fa benaltrismo e si rifiuta di dare ragione all’unica cosa che conta nel motociclismo: il cronometro. 

La stampa è inutile? Dorna ha ragione!

E’ giunta oggi la notizia che Dorna, apparentemente su richiesta delle Case partecipanti, ha vietato l’accesso ai test pre campionato alla stampa di settore. Vi spiego perché ha fatto “bene”.

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Cos’hanno in comune il ritorno di Iannone e il morto alla Dakar?

Nell’ultimo video mi sono trovato a spiegare il senso del clickbait, di come funziona, con qualche esempio, e del perché è fatto in un certo modo. Oggi vi racconterò un tipo di clickbait ancora più squallido spiegando il motivo per il quale alcuni eventi importanti del nostro settore vengono ignorati mentre altri che non sono motociclisticamente rilevanti, diventano stranamente ed incomprensibilmente importanti.

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Ne affronterò due: La tragica morte di uno spettatore alla Dakar e il ritorno alle corse di Andrea Iannone, con un pizzico di Valentino Rossi. Quello c’è sempre ma non è colpa mia.

Parliamo dell’incidente alla Dakar
Potete chiaramente commentare nel merito, massima libertà, ma non è l’incidente l’argomento del video, bensì il mezzo per parlare di una cosa.
Innanzitutto dobbiamo dispiacerci perché è venuta a mancare una persona e quindi bisogna essere vicini a tutti quelli che le volevano bene. E poi dobbiamo essere preoccupati perché si è aperta una grossa falla nella sicurezza di un evento che di pericoli ne nasconde già tanti. Detto questo, il tema è: La notizia, andava data?  

Tutte le notizie vanno date, altrimenti parliamo di autocensura, ma vanno date con educazione, rispetto e secondo l’etica giornalistica.  Parliamo ovviamente non dei media disperati acchiappaclick e mainstream ma di quelli del nostro settore, che dovrebbero fare prima di tutto una selezione fra quello che è motociclistico, quello che lo è in parte e quello che non lo è per niente. 

Se io leggo che durante una tappa della Dakar c’è stato un incidente mortale per uno spettatore è una notizia. Perfetto.

 

Se io poi oltre al pezzo già scritto leggo un’altro articolo dedicato alla morte dello spettatore, magari con dettagli pruriginosi etc, inizia a non andare bene perché il tale sito, giornale etc inizia ad andar fuori dal suo settore e ad occuparsi di cose che non lo riguardano. Male. 

Brutto è questo  esempio è col video.
Inutile utilizzare la scusante di far vedere che il pilota non ha colpe. Nessun pilota ha colpa se uno gli attraversa il percorso. A che serve il video?

 

Se poi addirittura vedo un articolo che dice: guardate dov’era la persona, con in copertina una foto del malcapitato, estratta da un video a sua volta rubato, con un articolo/post fatto appositamente per la curiosità morbosa degli sfigati, dopo che la notizia è già trita e ritrita, allora vuol dire che siamo al clickbait da senso di inferiorità e bisogno di attenzione senza nemmeno avere un elemento multimediale a supporto. Fermare l’immagine per far vedere come uno muore è proprio l’ultima frontiera.



Ma del resto da chi aveva rubato la foto di Salom appena morto non mi aspetto molto.

Non vi ricordate? Ve lo ricordo io. In occasione della Morte di Luis Salom c’erano delle foto scattate da un fotografo spagnolo. Per rispetto alla famiglia Dorna e il fotografo decisero di non diffonderle e fu fatto divieto a tutti. Qualcuno le fotografo dallo schermo del pc del fotografo e se le vendette. Serviva fotografare il morto e pubblicarlo? La stessa persona che ha estratto il video della persona morta alla Dakar. NON E’ LIBERTA’ DI STAMPA, NON E’ SFIDA ALLA CENSURA come ci arrampica sugli specchi a dire. Non viene offerta al pubblico un’informazione in più, non viene sfidato un regime, non viene dato un elemento di valutazione in più. Semplicemente viene sacrificato allo scopo di lucro personale il rispetto per una persona, offrendola al popolo indecente.
Trovate il link CLICCANDO QUI!

 

Perché un sito di moto specializzato lo fa? Perché lo vede come l’occasione del rilancio mainstream della vita.  Un sito che pur noto nel suo ambito non è conosciuto dal pubblico generalista, vede una chance di redenzione, diffusione, click, salto di qualità. Un modo per essere ripreso da Dagospia e compagnia o semplicemente sgomitare nel suo settore.

Un po’ come se al cronista di paese della redazione regionale di un quotidiano, capitasse l’omicidio dell’anno. Però almeno quella è una notizia vera. Qui la notizia non c’è. 

Il fotogramma dello spettatore che sta per essere schiacciato da un camion, a cosa serve se non a condividerselo fra sfigati su whatsapp seduti al cesso? Cos’ha di motociclistico in senso stretto? Sei una testata specialistica di moto se pubblichi la foto di un poveretto che sta per morire? Sei una testata specialistica di sciacalli. 

Parte2

Cos’ha di motociclistico il ritorno di Iannone? 

Se vi aspettate una retrospettiva ritardata di 4 anni sulla sua squalifica , non è questo il caso anche perché il tema è stato trattato molto bene in un sacco di posti con diversi punti di vista. Riassuntino: 

Per me Iannone, molto concentrato sul suo aspetto fisico e in virtù anche delle sue frequentazioni, ha ceduto ad un prodotto che ne aumentasse la muscolarità. Per me. 

Ha subito una sospensione lieve, nel ricorso non è stato capace di fornire ulteriori elementi a sua discolpa e pertanto ha subito una grossa squalifica. Per me è stato così. Non mi interessa se non ci guadagnava, se le tracce erano lievi, se è stato a sua insaputa e non mi interessa  se qualcuno crede che con una bistecca sola si possa risultare positivi. Potete anche discuterne qui sotto nei commenti dimostrando di non aver capito di cosa parla il video eh, non ve lo posso impedire. Ma il video non parla di questo. Sto cercando di comunicarvi che, d’accordo o non d’accordo su quello che è successo, senza ulteriori elementi, la notizia su Iannone, per quanto riguarda il nostro settore finiva alla squalifica.  E ricomincerà il giorno un cui sapremo che tornerà a correre per ulteriori dettagli sportivi tipo dove e con chi.
In mezzo ci sono 4 anni di Belen, Elodie, altre tizie, foto nudo, vacanze, messaggi automotivanti su instagram, scatti da poeta maledetto, Pechino Express, Ballando sotto le stelle, e tutta una serie di roba che sarà anche rispettabilissima ma con cui noi che ci occupiamo di motociclismo non c’entriamo niente. 

Quindi cosa succede. Che chi si occupa professionalmente e onestamente di motociclismo, lascia perdere Iannone e continua a scrivere di moto, gare, motori, piloti in attività che fanno cose di motociclismo, etc. Chi invece è disperato perché deve fare click, visualizzazioni e spiccioli a tutti i costi, deve mettere la bandierina su robe che erano di moto ma che possono essere spremute perchè sono mainstream, generaliste.

Il morto alla Dakar oh è morto in una gara di moto, quindi oh è nostro!

Iannone è un pilota, che prima la signora di Vigevano no sapeva nemmeno chi fosse ma adesso sa che è un pilota che si è fatto Belen e va in TV. Quindi scatta il desiderio di portare ‘sta gente nelle moto. Iannone è nostrooo!!!
E quindi vediamo roba come questa

 

Uno dei pochi siti che parla di Iannone un modo tutto sommato corretto è Moto.it che  lo accosta a situazioni motociclistiche. Per me sono superflue, non sono articoli che farei io,  ma di certo non sono situazioni scorrette.
Trovate il link CLICCANDO QUI!

Così come, per lo stesso motivo, Valentino Rossi anche se va a giocare con le Auto, a golf o a risiko, oppure va in vacanza, non passa al settore gossip o al nuovo sport di riferimento, no, rimane sempre legato alle riviste di moto. Perché è la maniglia verso il mainstream, visto dai disperati di moto, come l’ancora di salvezza del click. Una specie di VITALIZIO. 

Le moto non se le caga mai nessuno. Scendi per strada e chiedi al primo che passa se conosce Razgatlioglu. Non lo sa. Sarebbe quasi perfetto se Razgatlioglu compiesse una strage in un supermercato. Cazzo ci sarebbe da parlarne per decenni rivendicando tutto i sacrifici di anni a rompercisi il cazzo per imparare a scrivere ‘sto cognome difficile. Al grido di il turco è nostro. Ce ne siamo occupati per anni e adesso che diventa cliccabile, lo volete voi? Noi non lo molliamo.  

I siti di moto tornerebbe a filarseli qualcuno che non sia parte del segmento dei motociclisti, che è un segmento in estinzione. 

Io francamente spero che prima che si estingua il segmento di motociclisti, si estinguano questi poveretti qui, questi  accattoni qui, che sono quelli che avrebbero potuto investire sul movimento e sullo sport e invece hanno scelto di investire sui singoli personaggi, uno alla volta, che adesso si estinguono, uno alla volta, come è giusto si estingua la stampa demmerda personaggiocentrica.
Cari giornali e siti: la colpa è vostra. Avreste potuto investire sul motociclismo, sul movimento e invece avete scelto di investire sui singoli personaggi. Vi siete trasformati da esperti in accattoni e adesso vi trovate a frugare nell’immondizia come gli altri, con la differenza che gli altri hanno materiale sempre fresco mentre invece l’immondizia in cui dovete frugare voi è sempre la stessa e tutto ciò vi vende ancora più ridicoli. Invece che allontanarsi dalle moto, la gente si dovrebbe allontanare da voi

 

CLICKBAITER MI ATTACCANO: NON ACCETTO LEZIONI!

Per l’ennesima volta ho messo in evidenza l’ennesimo contenuto che SECONDO ME è clickbait, ovvero acchiappaclick. A qualcuno non è stato bene e sono stato attaccato sulla mia pagina. E’ il momento di dare qualche spiegazione e qualche dimostrazione

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E’ il caso di parlare dell’attacco da me ricevuto da parte dei clickbaiter, che è come la vendetta dei Sith, però fa ridere.
Non so se sapete ma oltre a news, opinioni e anticipazioni combatto una guerra persa contro il clickbait e le fake news. A qualcuno fra quelli che menziono ha dato un po’ fastidio ed è venuto a battere i piedini sulla mia pagina. Prima però parliamo di cos’è il clickbait.

Dice wikipedia, non io, a questo link: https://it.wikipedia.org/wiki/Clickbait

“Acchiappaclic (o clickbait in inglese) è un termine che indica un contenuto web la cui principale funzione è di attirare il maggior numero possibile di internauti, per generare rendite pubblicitarie online.
Generalmente il clickbait si avvale di titoli accattivanti e sensazionalisti che incitano l’utente a cliccare, facendo leva sull’aspetto emozionale di chi vi accede. Il suo obiettivo è quello di attirare chi apre questi link per incoraggiarli a condividerne il contenuto per aumentarne la diffusione, tramite condivisione sui vari social network, aumentandone quindi in maniera esponenziale i proventi pubblicitari.
È frequente da parte di molti siti fare pseudo-informazione narrando taluni fatti in maniera strumentale, distorcendone la realtà; a contrastare questo fenomeno vi sono siti di debunking dove ciò che è riportato in questi link viene smentito, evidenziandone la mancanza di fonti informative affidabili.”

Sia chiaro: io non contesto l’obiettivo di ottenere click. Chiunque produca un contenuto lo fa per farsi visualizzare, anche io. Contesto però quello a cui è disposto ognuno di noi, per farsi leggere.
Posso cercare di fare un titolo più interessante ma, se la notizia non c’è, non posso inventarla, arricchirla, sensazionalizzarla per un tornaconto, altrimenti non sono onesto. Non sono onesto se al titolo non corrisponde un contenuto reale o se il contenuto è fuorviante o addirittura, come vedremo, mancante.

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Torniamo a noi: sulla mia pagina evidenzio spesso i titoli clickbait come mi vengono proposti su google o come li vedo sui canali social. Nella maggior parte dei casi siete voi stessi a segnalarmeli. Ve ne metto qualcuno.

Solitamente non c’è reazione da parte di chi li produce ma in questo caso è andata diversamente.

Il signor Antonio Russo, direttore del sito TUTTOMOTORIWEB, i cui post spesso evidenzio, è venuto a protestare piccato per avere io criticato il suo sito. Nello specifico questo post su Bagnaia che secondo Tuttomotoriweb, VUOLE un record la cui esistenza hanno però scoperto a tuttomotoriweb, ovvero quello di essere il terzo pilota a bissare il titolo per due anni consecutivi. Come fa Bagnaia a volere un record di cui non sa l’esistenza fra l’altro eguagliandolo e non battendolo? E come fa a entrare nella storia ancora prima che inizi il campionato? Mistero.

Faccio presente che io non ho mai scritto niente sui canali di TUTTOMOTORIWEB che il sig Antonio Russo dirige perché sono bannato preventivamente. Sono stato bannato ancora prima di andarci a scrivere per il solo fatto di menzionare la sua testata nei miei. A me non importa. Ma al sig. Antonio Russo, direttore di Tuttomotoriweb, evidentemente non basta ed è venuto a protestare nella mia pagina.
In merito a questo titolo su Bagnaia, a cui veniva attribuita la volontà di superare un record di cui nessuno si è accorto, ed in seguito alla mia segnalazione, il sig Antonio Russo è venuto a scrivere un minisfogo in cui c’è un tentativo di spiegazione. Ve lo metto qui.

Ovviamente criticatissimo il sig Russo ha continuando a rispondere utilizzando i 12 anni di storia di Tuttomotoriweb, i 50 milioni di pagine viste l’anno e i 750mila utenti facebook, come garanzia di qualità informativa.
Alla fine sono chiaramente io quello invidioso, quello che ha tempo da perdere criticando una persona che invece carica di responsabilità manda avanti una redazione illustrissima che fa giornalismo di altissima qualità, come quando le notizie vengono rilanciate ad un anno di distanza facendole apparire come nuove. A quale scopo se non il clickbait, nessuno lo sa. Per il sig Russo è normale. A posto così.

Vorrei però farvi vedere qualcuno di questi brillantissimi contenuti che secondo me sono clickbait mentre secondo il signor Antonio Russo, direttore di tuttomotoriweb, sono invece giornalismo seguitissimo e normalissimo. Giudicate voi.

Marquez alla dakar fa un annuncio importante. Che non ci va. Non ha mai pensato di andarci, non è mai stato previsto che ci andasse e non è il suo sport.

Miller cambia sport? Non è vero, si allena semplicemente nel motocross. Come milioni di piloti.

Il sogno di Ciabatti e l’incubo degli avversari? Clicchi il pezzo e non c’è nessun sogno. Io non lo vedo a meno che non sia vincere.

Dove vive Marc Marquez? Rimarrete stupiti: vive a Madrid. Da un anno e mezzo.

Non è che vive su una palafitta a rapa nui. RIMARRETE STUPITI!!!!

Bautista pronto ad una rivoluzione? Chiede l’aiuto dei fan.
La rivoluzione è se adottare il n1 oppure no. Rivoluzione!

STUPITI, SOGNO, RIVOLUZIONE, SHOCK. Ricordate il sensazionalismo dei termini a scopi emozionali. Questi sono i pezzi che trovo nella homepage ma potrei continuare per ore. Né voi né io abbiamo tempo libero, contrariamente a quello che dice Antonio Russo.

Non voglio rinunciare però all’articolo principe, la vera chicca: Quanto costa un treno di gomme in MotoGP: rimarrete a bocca aperta! Non è un costo normale. E’ un costo da Bocca aperta. Tipo come quando vai dal dentista e ti dice “Apri grande”.
Ma quanto costerà mai UN TRENO DI GOMME.

Eccolo qui. Me l’ha segnalato un team manager che mi ha detto che era curioso anche lui, perché non lo sapeva. EBBENE QUESTA INFORMAZIONE NEL PEZZO NON C’E’. IL COSTO DI UN TRENO DI GOMME NON C’E’. Non è clickbait, questo, caro Antonio Russo direttore di Tuttomotoriweb? Come lo chiamiamo?

E ora parliamo di come sono scritti questi articoli.
Per una notizia che potrebbe essere condensata in 5 RIGHE, i pezzi hanno tutti una media di 5-6000 caratteri e partono ogni volta dalla notte dei tempi.
Sono i parametri per andare nel range della monetizzazione di google e apparire su google discover, l’ideale per far comparire banner, popup, interstitial, aggiornamenti di pagina, ovvero tutti gli strumenti PER FAR SOLDI TIPICI del clickbait, incluso il tempo minimo di navigazione necessario per rientrare nei parametri.
Poi, in separata sede, possiamo parlare di come vengono non scritti ma “generati” questi articoli, che hanno SEMPRE GLI STESSI MODULI.

Per me non ci sono problemi. Se il sig Antonio Russo vuole gestire un sito acchiappaclick, affari suoi. Però io ho il diritto di rilevarlo tutte le volte che lo riscontro. SI CHIAMA DIRITTO DI CRONACA. E ho anche diritto ai analizzare la veridicità dei contenuti, la presenza o meno degli stessi, la discordanza col titolo, e la corrispondenza delle date a cui si riferiscono i fatti rispetto alla pubblicazione e la modalità in cui questi contenuti vengono proposti. E di fare tutte le altre valutazioni che ritengo opportune. Si chiama giornalismo questo. Anche se non piace al sig Antonio Russo direttore di Tuttomotoriweb con 50 miliohi di utenti annui e 750mila utenti social, perché non genera abbastanza soldi.
A proposito. Se questi utenti di cui parla il sig Antonio Russo sono come gli articoli che scrive sul suo sito, sono le persone più diverse da quelle con cui voglio avere a che fare io, incluso lui. Sono in una galassia lontana lontana. Mi tengo i miei 100 volte.

 

VALENTINO ROSSI OUT, VR46 DOWN! Va davvero tutto bene?

Con il ritiro di Valentino Rossi anche la VR46 sta crollando? Guardiamo un po’ di dati oggettivi? Moto2 e Moto3 chiuse, Accademy in dissoluzione. E il resto come va?

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Ecco il video più difficile dell’anno, a 2023 appena iniziato; perché ogni volta che si parla di VR46 senza fare degli elogi a livello di fanatismo religioso, si passa per hater.
Anche se adesso VR46 non ha praticamente più niente a che fare con Valentino Rossi.
Ecco la prima cosa: E’ come se il binomio Valentino Rossi e VR46 azienda fosse morto, spezzato.
Valentino fa le sue cose con la moglie e con le auto, e la VR46 fa il suo percorso. sempre più… si può dire disastrato? Si può dire. Non ci credete?

Attenzione: chi capisce che questo video è una valutazione personale su alcune situazioni, può essere d’accordo o no. E’ sempre una questione di opinioni.
Chi invece vede questo video come qualcosa CONTRO la vr46, ha un problema.
Chi invece riesce a vedere questo video come qualcosa contro Valentino Rossi, ha bisogno di un dottore molto bravo. E io non lo posso aiutare.

Dicevamo? Il binomio Valentino – VR46 non esiste più.
Vale fa le sue cose con le auto di cui, bisogna avere il coraggio di dirlo, non frega niente a nessuno. Le testate di moto, pateticamente riportano notizie che non interessano su un campionato a 4 ruote di cui nessuno conosceva l’esistenza e di cui a momenti non parla nemmeno chi si occupa di auto e ormai ci sono due tipi di commenti: quelli degli appassionati di moto che si lamentano perché i contenuti non hanno attinenza, e quella degli appassionati di Valentino che ripetono a macchinetta cose tipo “brutta l’invidia”, “è la storia del motociclismo”, “quando la volpe non arriva all’uva”, “intanto il bimbominkia marquez (minuscolo) non sarà mai come lui”, etc per chiudere con “buona vita” e “continua a tifare per Biagi”, con una g sola..
Vale nel frattempo fa altre cose con sua moglie e sua figlia e le riviste sbattono la testa come pipistrelli prigionieri, cercando di leccare anche lì riportando notizie ridicole per il semplice fatto che Rossi semplicemente non va più in moto e quindi una presenza ossessiva non ha più senso.

Ci sono poi i post nostalgia. Le riesumazioni sul biscotto 2015, quelle con le dichiarazioni di e verso Marquez, Lorenzo, Stoner, etc, i cosiddetti memorabilia giornalistici per irriducibili mainstream,

e poi gli accostamenti patetici con gli eventi o i morti eccellenti di turno quali Ken Bloch etc SLIDE 5, tutti rigorosamente ricordati senza vergogna né utilità accanto a Valentino, ormai feticcio del click, àncora di salvataggio di quando non si ha un bel cazzo di niente da dire ma bisogna rimanere su Google Discover o cercare su facebook i click di quelli che postano il “buongiornissimo” col cappuccino.

E’ questa gentaccia che ha un mutuo aperto con Valentino. Ci ha mangiato per anni e ha avuto credibilità e adesso la deve restituire tenendo in caldo il nome di Valentino mentre continua a mangiarne gli avanzi e le briciole.

Il tema però non è Valentino ma il suo distacco da se stesso. O meglio, il suo distacco da una cosa che una volta era pienamente identificabile con lui: la VR46. Provo a dimostrarvi che non gliene frega più niente o che vuole che la percezione sia tale, almeno per un po’.
A malapena si è visto nelle gare MotoGP, a malapena è andato a visitare i suoi team, pochissime le dichiarazioni, quasi tutte di circostanza quando, educatamente risponde, solo e rigorosamente a testate di provata e storica lealtà. A parte le interviste mainstream a fine carriera, le ospitate generiche, etc. Ma di motociclismo reale, insomma, niente. Una sorta di giusta disintossicazione che è comprensibile.
Si può dire che oltre al binomio Valentino Rossi – VR46, sia in declino anche la VR46 stessa? Chiaramente no, in Italia non si può dire perché si passa per hater, invidiosi, etc. Va tutto benissimo!
Allora forse è il caso di prendere in considerazione alcuni elementi per valutare al meglio.

Negli ultimi anni cosa è successo alla VR46, dipinta da sempre come geniale, infallible, spettacolare, benefattrice, etc? Che ha smesso di essere quello che era, di pari passo con il finire della carriera di Valentino.

VR46 è stata protagonista di idee geniali e innovative, attività pazzesche, successi inarrivabili.
Ha svolto il ruolo che la Federazione Motociclistica Italiana non ha mai saputo ricoprire, e ha fatto cose che nessuno aveva mai fatto e che forse mai farà, SOLO fino a quando era complementare a Valentino che si esercitava al Ranch con piloti che gli servivano per mantenere la sua carica agonistica.
Chi vede in questa constatazione qualcosa di negativo, è scemo. E non capisce che Rossi ha fatto bene a fare business faceva del bene a se stesso e di rimbalzo anche ad altri in un settore che gli deve tantissimo.

Però, man mano che Valentino chiudeva la sua carriera la VR46 ha chiuso il team  Moto3, ceduto ad Avintia in cambio dei posti in MotoGP, e poi ha chiuso anche il team Moto2, venduto per palesi difficoltà finanziarie a Fantic che si è fatta carico di personale, struttura etc, ha chiuso il team del CEV e del CIV.
Nessuno ha avuto il coraggio di dire che improvvisamente, senza Valentino in pista, sono mancati i soldi, l’interesse e tutti quegli sponsor che prima bussavano alla porta. E’ mancato il coraggio di dire che prima l’interesse c’era perché le cose erano belle e che le cose diventavano belle perché le faceva Valentino e c’era lui.
Via Valentino, via gli sponsor. Dimostratemi il contrario senza tirarmi fuori il Covid, Putin e le criptovalute.

A meno che non si voglia considerare sponsor quella Tanal farlocca che si era inventata la partecipazione del petroliere Aramco (che non ne sapeva niente), i 90 milioni in 5 anni, lo sceicco che faceva le conference con dietro la tenda dell’IKEA senza saper parlare, la corsa Gubbio – Riyadh, la moto elettrica ibrida, le mongolfiere e le porte della residenza araba che non si sono mai aperte.

Tutto inventato come l’offerta, sempre di Tanal e dello Sceicco, di 150milioni per comprare la VR46 spiattellata da il Sole 24ore, lo stesso giornale che adesso dice che va tutto bene.

Una follia di cui non ha parlato nessuno tranne il sottoscritto mentre andava avanti un’altra follia. Quella dei leccapiedi ciechi sordi e muti che da desiderio onanistico si trasformava in una realtà mai esistita e nessuno parlava perché aveva ricevuto ordine di stare zitto.

Se possiamo dire che le “disgrazie” di VR46 sono iniziate da lì, almeno finanziariamente, perché 90 milioni fra averli e non averli diventano 180, come dicono in toscana, dal punto dell’immagine dobbiamo dire che il sistema azienda VR46 funzionava grazie a Valentino e si è affievolito quando è andato via.
Non era la VR46 che era infallibile. Era la presenza di Valentino che la rendeva tale, anche magari solo in apparenza.

Poi, sempre per la compiacenza editoriale e per la riconoscenza canina scodinzolante possiamo anche dipingere Uccio Salucci e Alberto Tebaldi come maghi della finanza e della gestione aziendale aziendale (con quali curriculum e studi, a parte la Paddock University, ancora non si è capito).

Però la realtà è che in meno di due anni sta scomparendo tutto. Academy inclusa che, se non mi sbaglio, è passata da vera e propria scuola di piloti campioni a “rimaniamo amici e ci alleniamo ogni tanto” passando da articoli che ci spiegano quanto costa andare ad allenarsi al ranch che è passato da luogo di eccellenza a una cosa a gettone. Quando servono soldi è così.

E a parte i grandissimi risultati di Bagnaia e Morbidelli che erano già bravi da prima per conto loro e che pare siano in rotta, anche il castello dei piloti sembra essere crollato e sono rimasti ormai in pochi a pagare il famoso 15% alla VR46. Vietti si è salvato come clausola nel team Fantic ma a parte Bezzecchi e Marini che però corrono nel loro stesso team, tutti gli altri sono stati espulsi dal meccanismo MotoGP e molti sono usciti. Così bravi che non hanno trovato un posto. Anche tanti altri sono dovuti scendere di categoria perché forse erano bravi ma non quei campioni stellari che ci avevano venduto.

E non sono cose che dico io, ma cose che succedono e fare i nomi non serve perché si offenderebbero dei piloti che non hanno colpe se non quella di essere stati troppo esaltati da una stampa drogata di compiacenza e servilismo. Eh però rimangono amici.

E’ anche così che un team MotoGP che si doveva chiamare Tanal Aramco con 90 milioni da spendere, quest’anno deve rinunciare ad una moto ufficiale perché non ha i soldi e noi ci dobbiamo bere la cazzata concordata che si è preferito avere due moto clienti per gestirle meglio. Dai su. Per non parlare del fatto che si stia cercando di passare a Yamaha perché c’è maggior convenienza finanziaria e papà Vale non sgancia un euro dei suoi, di quelli meritatamente guadagnati.

Faccio un riepilogo. Chiuso il team Moto3, chiuso il team Moto2, chiuso CEV, chiuso CIV chiusa praticamente l’academy.
E la VR46 abbigliamento, quanto è stata, negli anni, Valentinocentrica? Quanto merchandising vendono gli altri suoi piloti rispetto a Rossi? Quante magliette e cappellini di Migno, Morbidelli, Vietti si vendono? Quante magliette, cappellini, calendari di Valentino con le auto a 59 euro si venderanno adesso che non corre più e che soprattutto nel paddock non si fa vedere? Per quanto tempo ancora? Gli altri progetti, come andranno, dato che Vale praticamente nemmeno compare? Non sembrerebbe che basti un logo, per far funzionare tutto. Quanto dura un’immagine che non viene alimentata o che esce dal suo settore senza vincere?
Stessa cosa per il fan club, un’azienda che fatturava e che organizzava voli charter verso le gare mentre adesso non pubblica un post da 3 mesi e parla solo di cose successe fino al 2009. 40 euro l’anno come iscrizione. Tutto a posto? Esiste? Vanno a vedere il GT? Speriamo bene.

Ed ecco le domande che faccio:
Sta andando tutto bene come ci raccontano i media a servizio?
Ma soprattutto: non è che a Valentino non frega niente e che sta tenendo in piedi un giocattolo facendo il minimo indispensabile senza metterci né soldi né immagine personale per la sola gratitudine verso i vecchi amici e un fratellastro?

Anche giusto che voi mi chiediate: ma a te Misterhelmet, che ti frega?
Mi frega. Perché se le cose stanno andando poco poco come dico io, siamo davanti ad una stampa di merda che ci racconta tutto il contrario, mischiando un filo di gratitudine verso Valentino Rossi con dosi abbondanti di sfruttamento da fine impero, nei suoi confronti.
E sapete quanto queste cose mi diano fastidio.
Sono più fan io di Rossi, che loro. Perché non lo sfrutto, non ci mangio e lo rispetto molto di più.

SUPERBIKE 2023: ROKIT, sponsor di BMW già in BANCAROTTA?

In questi giorni è uscita la Entry list della World Superbike per il 2023.
Fra le tante novità mi è balzata agli occhi una cosa abbastanza sorprendente.
Il title sponsor di BMW, Rokit, è abbastanza chiacchierato ed è stato dichiarato in bancarotta dopo esperienze negative con Williams F1 e squadre di basket NBA e di football NFL!

 

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Sono sicuro che se ne sono accorti anche tanti altri ma è chiaro che o sono pigri e vogliono far fare il lavoro sporco a me, oppure vogliono farmi un favore e farmi fare un altro dei miei video in cui scopro un’ennesima anomalia, sempre io, solo io.
Oggi parleremo di un importante team della Superbike clamorosamente sponsorizzato da un’azienda in bancarotta mondiale di centinaia di milioni di dollari in 5 continenti, da molto tempo!
Ecco la Entry list del mondiale Superbike. Nel riquadrino rosso vedete le due BMW Ufficiali sponsorizzate Rokit. L’anomalia è questa.

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Ecco la Entry list del mondiale Superbike. Nel riquadrino rosso vedete le due BMW Ufficiali sponsorizzate Rokit. L’anomalia è questa.

Il 10 novembre 2022, a fine stagione, BMW ha annunciato, lo vediamo qui dal sito ufficiale BMW, una partnership pluriennale con Rokit con uno dei comunicati più lunghi e dettagliati della storia delle sponsorizzazioni. A partire dal 2023 con tanto di nome Rokit all’interno del team BMW. Addirittura, viene detto, la title sponsorship vede espandere Rokit nel mondo delle due ruote in Superbike.

Rokit, spiegano nel comunicato che apriamo da qui  “ha un portafoglio diversificato di prodotti e servizi aziendali innovativi tra cui telefoni cellulari, ROKiT Cities (che implementa l’accesso fuori casa in wi-fi a livello internazionale), un portafoglio di marchi di bevande, una grande società di distribuzione di bevande, una divisione di licenze di prodotti, abbigliamento e accessori, eBike e produzione di contenuti 3D, sviluppo e distribuzione di film e musica. Il 2023 porterà anche una gamma di elettronica e gadget sotto il loro marchio ROKiT Life che sono complementari allo spirito della partnership ROKiT e BMW Motorrad WorldSBK Team, tra cui una gamma di occhiali intelligenti e smartwatch digitali eleganti e personalizzabili, per l’alimentazione a ricarica rapida pacchi”. Elon Musk spostati, Zuckemberg nasconditi. Sceicco levati di mezzo, proprio.

Rokit si espande anche nelle moto e che fortuna che ha la Superbike ad averla!
Poi ci sono tutte le dichiarazioni delle due parti ma ve le risparmio. Ve le potete leggere da soli perché Rokit ormai si sta espandendo anche alle moto.
Ma dove altro si è espansa, in questi anni? Un po’ dappertutto con le sue aziende, e non con sponsorizzazioni irrilevanti, anzi, scegliendo sempre il top.

La società fondata dall’ex proprietario di Patrón Spirits Co. John Paul De Joria che qualche anno fa ha venduto la sua quota del 70% del gigante della tequila a Bacardi a 5,1 miliardi di dollari (lui è miliardario sul serio e possiede anche Paul Mitchell, prodotti per capelli) ha come CEO Jonathan Kendrick, ex gommista e faccendiere. Quest’ultimo figura come presidente e CEO, responsabile operativo di tutto.

Vediamo un po’ di sponsorizzazioni con accanto delle cifre che poi vi spiegherò, anzi ve le spiego subito: sono i soldi concordati che ancora devono pagare e non pagheranno.

NFL Los Angeles Chargers: 400mila dollari
Tennis Channel TV: 624mila dollari
Williams F1 con due aziende del gruppo: 15.5Milioni di dollari più altri 18.5
Poi NBA, con gli Houston Rockets: 11.2Milioni di dollari
Ancora NFL: Las Vegas Raiders: circa 2 milioni di dollari.
Si sono invece salvati quelli del Manchester United che hanno mangiato la foglia.

Ci sono poi altre sponsorizzazioni personali come quella al giocatore di football americano Derwin james, del fratello di Hamilton della pilota Chadwick e di O’Sullivan campione del mondo di biliardo ma anche Max Biaggi… e ho dimenticato decine di altre sponsorizzazioni  dal rally ad impianti sportivi, tennisti come Wavrinka, team maschili e femminili di calcio nell’est europa, tennisti, piloti, team di FormulaE, campionati interi, Indycar e Nascar. Di tutto un bel po’.

Trovate tutto sul sito Rokitphones pieno di prodotti non disponibili o inesistenti e di servizi al pubblico mai avviati, ma anche sui vari siti delle varie aziende che, sotto l’ombrello Rokit hanno sponsorizzato per centinaia di milioni di dollari, ai livelli di RedBull e Monster ma anche di più, con contratti fino a 5 anni.
Con la differenza, rispetto a RedBull e Monster, che questi non hanno pagato quasi nessuno. QUASI NESSUNO.

Quindi chi dice che nello sport e nei motori in particolare queste cose capitano a sorpresa, è un rincoglionito oppure è connivente. Perché un conto è una piccola azienda che non riesce a pagare UNA sponsorizzazione perché ha un problema LAST MINUTE, ben altra cosa è un’azienda che sceglie di sponsorizzare per centinaia di milioni, NON PAGA NESSUNO e in giro si sa.
Ripeto, questa tabella è quella di gente che non è stata pagata.
E sono quasi tutte sponsorizzazioni passate. Quindi faccio fatica a credere, anche se mi posso sbagliare, che BMW verrà pagata per una sponsorizzazione chiusa a fine 2022 per il 2023, non essendo ancora iniziata.
Perché faccio fatica a crederlo? Perché ROKIT è in Chapter11, ovvero in bancarotta in USA. E lì non si scherza. E a chi mi dice che magari le società del gruppo sono tante e magari alcune sono in fallimento e altre no, chiedo di spiegarmi allora quale Rokit sponsorizzerà BMW perché, in pratica, risulta che nessuna stia pagando.
E sono anche dei farlocchi perché a Williams F1, quindi non gli ultimi arrivati, hanno mandato ricevute di bonifici che si sono poi rivelate false a partire dal 2020. Quindi sono 2 anni che li prendono in giro come hanno probabilmente preso in giro il team Formula E Maserati, ex team Venturi, gestito dalla moglie di Toto Wolff. E dunque è un mistero che BMW abbia siglato una partnership a fine 2022 con un’azienda che era già in Chapter11. Anche se non è stata BMW Germania a fare l’accordo ma il team SMR Racing, la domanda me la faccio lo stesso.
Come facevano a non sapere niente di Williams ed AJ Foyt se google non parla d’altro? Oppure mi sbaglio io e sono pronto a chiedere scusa e a rettificare.
Nel frattempo possiamo cercare Rokit and Williams F1 su Google, giusto per darvi un esempio e capire che Rokit è stata condannata.
Eh ma Misterhelmet scopre queste cose, poi però non si sa mai niente perché nessuno lo dice, come Tanal, come WithU, etc.
Non è che nessun altro lo dice perché le cose non succedono veramente. Nessun altro lo dice perché siamo davanti a dei vigliacchi o a degli opportunisti che hanno convenienza a far finta di niente o a sminuire la realtà quando è brutta. Come per Tanal dove carta cantava o dove gli avevano detto di farsi gli affari loro. O come con WithU dove la colpa era di Putin. Nel mondo dei motori succede anche questa volta. Eppure qualcuno lo ha detto.
Il sito Sportico.com, specializzato in Sport Business il 10 ottobre lo scriveva già. RICORDATEVI: 10 OTTOBRE
Io mi sono svegliato a fine dicembre, e chiedo scusa, quando ho letto la entry list della sbk, attenzionato dalla blogger Lyla Oakes.
Cosa scriveva Sportico, in un inglese che vi traduco perchè vi voglio bene? Scriveva questo (cliccate per i link): 
“La volubile compagnia di telefonia mobile di John Paul DeJoria si è abbattuta sulla scena sportiva professionistica nel 2018, ottenendo sponsorizzazioni con Rockets, Raiders, Chargers e Williams Racing. Ma da allora Rokit si è salvato da tutti loro e, a quanto pare, molto di più.”
Nel senso che non ha pagato nessuno di questi e molti altri.

Continua Sportico
“Rokit lascia una scia di milioni di affari abbandonati, cause legali e fallimenti.”
Il resto ve lo potete leggere, tanto vi metto il link a disposizione.

E a parte i pagamenti già scaduti, scoprirete che i milioni promessi e mai dati sono molti di più di quelli che ho scritto sopra perché i contratti erano e sono PLURIENNALI fino a 5 anni e quindi vedete bene quanti soldi dovrebbero pagare questi signori e che danno hanno fatto.

Parliamo di un gruppo industriale che non ha mai avuto più di 60 dipendenti a tempo pieno, dove agli impiegati che non performavano faceva indossare, sempre secondo SportiCO un tesserino con l’acronimo FUCK. Gli stessi impiegati hanno rilasciato dichiarazioni tipo “Spesso sembrava che le cose fossero fatte apposta per non fare profitto.” Chissà come sono contenti in BMW di questo bel ritorno di immagine che stanno ottenendo grazie a questa partnership di cui in tutto il web e in diversi tribunali si parla malissimo.

Se vi racconto la lunga lista di debiti, creditori, passività, udienze fallimentari etc vi mando in confusione e finiamo tutti a parlare da soli scalzi a Campo dei Fiori con la chitarra e quindi lascio che ve le andiate a leggere ma prima vi dico una cosa: Rokit e le sue società controllate vanno avanti così dal 2014 fra un cambio di nome e nuovi modelli di business con milioni di pagine di documentazione fallimentare, contenziosi, scazzi e gente che aspetta i soldi e quindi non si capisce come ci siano potuti cascare quelli del football e quelli della F1. Però almeno questo era prima dei fallimenti reali del 2018-2020. Il vero mistero è come ci sia cascata BMW il 10 novembre 2022 quando ha rilasciato il comunicato tramite BMW Global, quindi non il team SMR ma proprio quelli del quartier generale di Monaco. Il 10 novembre è un mese dopo l’articolo che vi sto leggendo. E tutti i giornali già parlavano del contenzioso con Williams F1, Houston Rockets, etc. Basta andare su google.
Se quelli di BMW mi avessero telefonato gli avrei consigliato di lasciar perdere. Lo avrei fatto gratis.
Ma Soprattutto: per chiamare un team Rokit BMW Motorrad World Superbike Team, non ci vorranno almeno 2 milioni? Gliene avranno dati almeno una parte? E visto che player importanti come Williams e i Chargers non sono stati pagati, posso avere qualche dubbio che anche BMW sia a rischio?

Ci tengo a dirvi che quelli di cui ho parlato non sono solo contenziosi in corso. Per la gran parte di queste cose Rokit è già stata condannata a pagare non solo le somme ma anche i danni (vedi la sentenza con gli Houston Rockets) ma Kendric, il CEO, li ha denunciati a sua volta. E si è opposto anche in tutti gli altri casi denunciando a sua volta inadempienze contrattuali di vario tipo. Gli farei conoscere un paio di personaggi che anche in Italia, per non pagare, querelano. Magari possono andare a cena insieme e diventare amici.

Non ce la faccio a leggere tutta la lista degli sportivi “sponsorizzati” nel tennis, motori, calcio, biliardo, etc né la lista delle perdite di tutte le società che fanno capo a Rokit ma dovete sapere che TUTTE le società del gruppo sono in perdita (liquori, telefoni, media, pubblicità, abbigliamento) e praticamente quasi nessuna sponsorizzazione è stata pagata completamente. Non è una cosa che dico io. La trovate nell’articolo di SportiCO da cui ho preso le informazioni e ci sono tutte le fonti. Ci sono TUTTI I NUMERI, tutte le cause e tutto lo storico dei contenziosi a partire da quelli di Sony e Warner Music risalenti al 2014 quando Rokit si chiamava Rok Mobile ed era un operatore telefonico virtuale.
Ci sono le sentenze, gli esiti degli arbitrati, uno per uno con tutte le parti in causa.

Volete passare un paio di ore interessanti? Leggete il pezzo che vi linko qui nel video ma mettetevi comodi perché ci vuole un po’ di tempo.
https://www.sportico.com/business/sponsorship/2022/rokit-nfl-nba-deals-1234690627/

 

Io, questa cosa, mi sono stancato solo a spiegarvela.
Ah, dimenticavo: se mi sono sbagliato, datemi tutti i dettagli perché sono a disposizione per rettificare. Nel frattempo permettetemi di esprimere tutta la mia meraviglia per questa operazione.

DUCATI, Paolo CIABATTI: intervista senza ESCLUSIONE DI COLPI!

Immaginate di incontrare il rappresentante in pista di una casa come Ducati e chiedergli tutto. Impossibile? Invece no. Paolo Ciabatti si è fatto intervistare per un’ora e venti minuti ed ha risposto a tutto.

 

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Ecco le cose di cui abbiamo parlato:
Le vittorie di Superbike, MotoGP, e tutti i titoli vinti.
Quale si sarebbe aspettato e quale no.
Quale vale di più e chi lo ha meritato di più fra Bautista e Bagnaia
Bagnaia e Bautista terranno il 63 o prenderanno il n1?
L’avversario perdente dell’anno.
Il peso di Gigi Dall’Igna
Il peso di Audi
Le troppe Ducati in pista
Il comportamento in pitlane e ai muretti altrui
Darth Dozzi
I giochi di squadra
La MotoE
Il passaggio di VR46 in Yamaha.
Aspettative e impegno con Petrucci, Bautista, Rinaldi e Bassani.
Che moto avrà Petrucci
Regole sulla zavorra 2024
8h di Suzuka ed eventuale tenuta fisica di Tardozzi
Regolamento Supersport:
La nuova categoria bicilindrica
Desert X e gare nel deserto
Ombrelline
Casa da battere e da temere.
Varie ed eventuali, come nelle assemblee di condominio!

 

 

 

Sensazionale! Nuova classe in Superbike: tutte le moto e i dettagli!

Anche se non è una notizia importante come il ritorno di Iannone al CIV o come la notizia del primo natale di Giulietta Rossi, vorrei darvi comunque una news che cambierà, per certi versi, il motociclismo sportivo delle derivate di serie quando succederà.

Niente di che: l’aggiunta di una classe di mezzo in Superbike.
Siete pronti?

 

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Ci vorrà qualche mese perché bisognerà studiarla bene ma la necessità è doppiamente motivata.
Prima di tutto dal punto di vista tecnico. I piloti della Supersport 300 hanno un problema, anzi due. Smettono perché non trovano sponsor e sono troppi, e soprattutto sono troppo spesso acerbi per il passaggio in Supersport 600 anche dopo anni di militanza nella classe di entrata delle derivate, che ha una griglia troppo affollata e poco appetibile dal punto di vista mediatico nonostante le gare siano spesso avvincenti perché si tratta più di bagarre che di gare tecniche. Le 300 sono moto che si vendono ma dal punto di vista del racing non se le fila quasi nessuno perché c’è più gente a partecipare che a guardare. E inoltre non sono nemmeno lontane parenti di quelle a cui dovrebbero preparare chi le guida.

Ultimamente poi, ci sono altre moto che si vendono per andare su strada, non solo nei paesi emergenti, ma anche in Europa e di certo non parliamo delle Superbike e nemmeno delle Supersport 600, che nella variante meno frazionata arrivano ad essere 1000.
Troppo potenti anche quelle e troppo sovradimensionate per l’uso di tutti giorni.
Troppo estreme e scomode per poter essere godute fuori dalla pista.

Quelle che si usano e quindi, si vendono, sono moto dalla “parvenza” sportiva, ma comunque accessibili e guidabili. Sono “sportiveggianti” già di serie e, o vanno già forte, o possono essere pepate ex post.

Volete sapere quali moto sono il futuro delle derivate di serie “gareggiabili” ma anche vendibili in quanto “circolabili” e “acquistabili”? Da questo poi capiremo che nuova categoria nascerà. Intanto ve le faccio vedere.

Aprilia 660 bicilindrico frontemarcia 660, una fetta di RSV4
CFMoto 650 con poca potenza. Non è naturalmente usabile per le competizioni ma c’è e qualcosa di può fare. E’ lo stesso motore delle Kawasaki ER6 650.
Kawasaki ER6 o Ninja 650 che ha circa 70cv
Le Suzuki SV con bicilindrico a L 650, molto vendute negli USA e di prossima sostituzione
Yamaha R7 con motore 650 CP2 bicilindrico frontemarcia da circa 75cv ma vedremo che le cose stanno diversamente
Ci sarebbe anche poi il Ducati 695 che ha circa 80cv.
Per quanto riguarda la KTM ci sarebbe il 790… un po’ troppo ma lo mettiamo da parte e magari ne parliamo più avanti.
E Honda? Ne parliamo un’altra volta!

Attenzione che ci sono grosse differenze fra queste moto dal punto di vista dei motori perché il motore Aprilia è potentissimo con oltre 100cv mentre il motore Yamaha CP2 ne ha circa 75 ma poi vedremo che possono essere molti di più. Si tratta di un motore multiruolo che però viene utilizzato così com’è ovunque mentre il motore Aprilia, è un motore da corsa multiruolizzato, ovvero che quando viene utilizzato, ad esempio, sul Tuareg, viene mappato con 20 cv in meno e quindi depotenziato. E ricordatevelo, questo.

Gli altri motori citati, invece, hanno circa metà della potenza e quindi non vanno bene ma abbiamo visto tutti che tipo di ridimensionamenti e configurazioni si possono fare dal punto di vista elettronico.

Per capire meglio: la nuova categoria introdotta dovrebbe essere quella del bicilindrici fino a 700 – 800 con ridimensionamento per le Aprilia e un certo tipo di kit per gli altri in modo da pareggiare la faccenda.

E’ importante essere onesti: se le cose rimanessero così, per questo “campionato” ci dovrebbero essere solo due case di cui solo una veramente competitiva MA elettronicamente e dal punto di vista dei KIT sono moltissime le cose che si possono fare. Del resto anche la Triumph Supersport è una Street Triple carenata e quindi questo vuol dire che con i dovuti aggiustamenti, tanti possono entrare in gioco, sia perché sono già pronti, sia perché possono esserlo con qualche kit e qualche modifica in modo da soddisfare i mercati giusti.

A chi pensa che tutto questo sia una cazzata e che questa cosa non si possa veramente fare, dico che questa cosa la stanno già facendo negli Stati Uniti.
Nel MotoAmerica esiste una classe che si chiama REV’IT! Twins Cup Race, fatta apposta per facilitare il passaggio dalla STG Junior Cup, la loro 300 e la Supersport e vede gareggiare ben 3 factory. Nel 2022 fra regolari e wild card ci sono stati 87 partecipanti! Ci sono le Aprilia, naturalmente, ma anche le Yamaha e le Suzuki, ovvero le moto che ho citato sopra e, sorpresa delle sorprese, il titolo non l’ha vinto la moto naturalmente migliore del lotto, bensì una Yamaha.
Blake Davies su Yamaha ha rifilato 20 punti a Jody Barry e Anthony Mazziotto su Aprilia. Gli stessi punti che Gagne su Yamaha ha rifilato a Petrucci su Ducati che pure all’uscita dalla fabbrica è una moto migliore.
E’ il regolamento che fa tutto, o meglio, il pilota, che ha battuto ben 3 Aprilia, dimostrando che le Yamaha sono equivalenti alle Aprilia, se non migliori
E lo saranno anche le Suzuki dopo che Hamamatsu ha dichiarato di voler sostituire il bicilindrico 650 con il nuovo 776 della GSX8S. Nel caso facessero rientrare le Suzuki potrebbe rientrare anche KTM con il 790.

Quello che succederà, possibilmente nel 2024, sarà che Aprilia finalmente riuscirà ad avere un ambito racing nelle derivate di serie a parte il V4 1100 che sta omologando mentre le altre case come Yamaha faranno partire un bel mercato di kit racing per andare a giocarsela con la moto italiana.
Eh ma i kit chi li potrebbe fare? Per Yamaha Il n1 in Europa e forse nel mondo per questo tipo di cose.
Ten Kate, infatti, ha siglato un accordo con Yamaha e, nello specifico, con Yamaha Thailand, per gestire questo tipo di faccende e la parte motori delle corse in Asia. Dopo un importante passato con Honda, il team Olandese si è ben riciclato con Yamaha e ha vinto facilmente il titolo Supersport. Preparare le medie cilindrate è la cosa che in Ten Kate sanno fare meglio. Vedrete che andrà così.
Ecco un’altra news molto molto anticipata. Così tanto che quando tutto succederà mi toccherà ricordare quanto tempo prima l’ho data.
Dejavu…

Honda in Supersport: fa sul serio o c’è qualcosa sotto, tipo Petronas?

C’è una notizia interessante che è passata un po’ in sordina. Un po’ troppo. Forse perché si parla di Supersport che non è mai appetibile. Eppure fra le moto sportive, quelle della cilindrata di mezzo sono le uniche che ormai si vendono e il campionato è quello potenzialmente più interessante!

 

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Parliamo del ritorno di Honda in Supersport, mica pizza e fichi. Insomma, mancava solo lei, se pensiamo che Suzuki ha ormai mollato tutto, anche se qualche talebano dell’informazione considera MotoAmerica ed EWC come qualcosa di significativo.
Resta il fatto che va spiegato perché Honda torna e in che forma e cosa ci possiamo aspettare. Vorrei portarvi a capire come funzionano certe cose nel motorsport e come mai vanno in un certo modo che ad un primo impatto non si capisce.

Il titolo del sito Worldsbk.com dice:
“Honda torna nel WorldSSP con il team MIE MS Honda, Mackenzie e Norrodin in pista nel 2023”

Due team in uno, quindi. MIE + MS.
Il team MIE è il team di Midori Moriwaki, no Moriwaki famiglia, solo Midori,c’è una differenza… la squadra mandata a quel paese, in pratica da Althea, esasperata dall’approccio, mancanza di serietà e soldi etc etc, non mi voglio dilungare, ma il comunicato del team di Bevilacqua lo ricordo bene e parlava chiaro.
Come ha continuato la Superbike Honda MIE, lo abbiamo visto attraverso le sofferenze dei poveri Syahrin e Mercado. Il malese è stato riconfermato e nel 2023 sarà affiancato da Granado che presumibilmente soffrirà accanto a lui. Mercado è invece fuggito.

Accanto a MIE compare la sigla MS, che sarà la parte che curerà la Supersport con le CBR6000RR guidate da Tarran Mackenzie, inglese, e Adam Norrodin (che in realtà si chiama Muhamad Adam bin Mohd Norrodin), malese.
Ma chi è MS Racing Team? Non un top team ma comunque una squadra che le corse le sa fare. Dal 2018 gareggia in WorldSSP e il WorldSSP300 con Yamaha.
Il team MS Racing in questo 2022 ha lottato fino alla fine per il titolo con Marc Garcia nella SS300 mentre nel 2019 ha partecipato oltre che nella SS300 anche al WorldSSP, schierando delle Yamaha, vincendo Gara 1 al Circuit de Barcelona-Catalunya con Andy Verdoia.
Per quanto riguarda i piloti la cosa è un po’ atipica. Mackenzie, 27 anni, è il campione British Superbike 2021 e British Supersport 2016 quindi è un po’ strano che vada su una Supersport al debutto.
Norrodin, 27 anni, invece, è un pilota con passaporto malese e valigia, è evidente. La valigia la condivide con Syahrin e potrebbe chiamarsi  Petronas.
Dopo tre stagioni in Moto3, miglior risultato un 5° posto, sette gare in 2 anni in Moto2, miglior risultato: 22 posto. E 2 terzi posti nel campionato asiatico Superbike nella pista di casa con BMW. Evidentemente un pilota pagante.

Ma perché Honda dopo 10 titoli mondiali Supersport, 104 vittorie, 283 podi e 98 pole position torna in Supersport dopo2 anni (sembrano di più) con due piloti debuttanti di cui uno scarso, in un team buono solo a metà, per fortuna quella della Supersport, invece di affidarsi ad un top team?

Dal punto di vista tecnico, per fare una prova. Non è evidentemente HRC a tornare in pista. Ci torna il team MS di Felix Garrido, che è un team spagnolo ma non c’è l’ombra di HRC. Però Garrido non deve ringraziare MIE Moriwaki come si legge nei comunicati perché forse è il contrario.

In realtà Honda, non in prima persona ma probabilmente attraverso una filiale di un paese asiatico, prova a vedere se le cose possono funzionare, affidando due moto ad un buon team Supersport, cogliendo l’occasione per aiutare finanziariamente MIE Moriwaki.
Cosa farà per MS, MIE Moriwaki, che da anni rantola in Superbike tanto che nel 2021 si era presa anche una pausa durante il mondiale perché non aveva i soldi?
Farà da supporto logistico, smezzerà le spese e qualche sponsor, e troverà il modo di continuare ad esistere, cosa altrimenti molto complicata, grazie al possibile sponsor Petronas portato dai due malesi.
Tecnicamente la CBR 1000 SBK di MIE non è nemmeno lontana parente della moto di Lecuona e Vierge. Cambiano forcellone, piastre , serbatoio , cambio, telaio  e i risultati si sono visti. Il resto è evidente, a partire dal big sponsor in carena, che è sempre mancato e potrebbe invece arrivare quest’anno proprio grazie alla Supersport. Syahrin porta soldi, Granado porta il contributo di Honda Brasil e Norrodin, vedi Syahrin!

Per quanto riguarda Honda, c’è un modo per testare la CBR 600 senza esporsi troppo in un modo che se le cose vanno bene si tratta di Honda mentre se vanno meno bene si tratta di un’esperienza privata? Eccolo qui. E’ il modo che ha Kuwata, direttore di HRC, per rimettere il piedino in Supersport, supportare una filiale nazionale asiatica (da qui Norrodin) e aiutare Midori Moriwaki ad alleggerire i costi.
Fra le mie poche certezze della vita, ce n’è una: la parte Supersport del team Moriwaki MS farà decisamente meglio dei suoi compagni di box della Superbike.
A Honda interesserà più MS che MIE. Del resto un team vero, con una superbike vera, ce l’ha già. Ma Honda potrà sempre dire che non si tratta della Supersport ufficiale.
L’impegno ufficiale arriverà solo se le cose andranno in un certo modo.