MotoGP: Galbusera torna, con Vinales. A galla disperazione e vecchie bugie!

Silvano Galbusera
Silvano Galbusera, in occasione delle sue “dimissioni” dal gruppo di lavoro di VR46, aveva detto cheera stufo di girare per il mondo etc etc. per questo lasciava Rossi.

Invece era stato segato, questa la verità, come spesso (e giustamente lato suo) ha fatto Valentino in carriera quando sentiva la necessità di cambiare radicalmente le cose. Le teste osannate e glorificate, non si contano su vari fronti… ma la verità è che la frequenza è vertiginosamente aumentata… in maniera direttamente proporzionale alla mancanza di risultati. Qui comunque parliamo di altro.

 

L’allontanamento di Galbusera era tutt’altro che desiderio del tecnico.
Lo dimostra il fatto che, segato a sua volta il suo collega Esteban Garcia da Vinales, il buon Silvano è stato subito disponibile.
Quindi si  è riposato e non è più stanco di girare il mondo? Non è più anziano? Non vuole più stare con la famiglia in Brianza?
Era una fesseria anche il fatto che era stato promosso ad incarico più prestigioso (test team). Se fosse stato più prestigioso che fare il capotecnico ad un pilota, non lo avrebbe lasciato al primo mezzo squillo telefonico.
 
Per quanto riguarda Vinales, il film lo abbiamo già visto. E’ quello di un pilota che è o crede di essere allo sbando.
La stampa fa passare questa mossa come un’abitudine di Yamaha, ma è una balla. E’ una abitudine iniziata da pochi anni con Rossi.
La verità è che in Yamaha hanno assecondato la disperata richiesta di cambio tecnico, dicendo allo spagnolo: ok, ma se vuoi al massimo ti diamo questo signore qui. E vedi di farla andare. Abbiamo visto tutti che queste sono mosse disperate. Quello che manca a Vinales, da un momento all’altro, non lo può di certo dare un tecnico che non è riuscito a risolvere, con un pilota ben più blasonato, un problema che poi è degenerato nel modo che vediamo tutti.
Se Vinales si deve svegliare, è bene lo faccia da solo, anche perché, a dirla tutta, in realtà, la sua crisi sembra più suggerita, che reale. Lo spagnolo ha vinto ed è anche veloce, seppur inconstante. e a dichiararlo in crisi sembrerebbe più uno stato mentale (spinto dai media) che uno status reale di classifica.
Un sesto posto ad un punto dal quinto dove c’è il campione del mondo in carica, non è il migliore dei mondi possibili, ma non è nemmeno una tragedia da cambio tecnico a partita appena iniziata.
Ah, una cosa, date un nuovo cappellino a Silvano.
  Per il tatuaggio, poi  ci pensiamo…
May be an image of 2 people and beard

Superbike, Estoril: tutto per Rea. Ducati autolesionista, Yamaha addormentata!

Rea Estoril Win

La seconda giornata di gara di Estoril vede andare in scena replica
dell’umiliazione Ducati avvenuta in MotoGp, con l’aggravante che inizia prima, è doppia e riguarda un po’ tutti quelli che non siano Rea.

In una pista favorevole alle rosse, infatti, i regali agli avversarsi sono iniziati già nella superpole race, vinta da Rea, davanti a Razgatlioglu, Redding, Gerloff, Rinaldi, Lowes, Sykes, Laverty e Davies. E quando ti impegni per far salire il tuo avversario sul gradino del podio tutte le volte, è difficile che poi ti possa giocare qualcosa di grosso.

Ma tutto questo è niente rispetto a quanto capitato in gara2, iniziata con l’aggressività incerta di Rinaldi, che a momenti mette out Gerloff, e proseguita con l’incertezza dell’Italiano di non andarsene, terminata con un errore dello stesso americano che ha messo poi fuori il romagnolo su Ducati.
Il resto sono stati solo errori, sprechi e colpi a vuoto che hanno consentito al nord irlandese, negativo l’anno scorso su questa pista, di portare a casa un’altra doppietta

Rea, Davies, Razgatlioglu, Lowes, Locatelli, Van Der Mark, Bautista, Sykes, Laverty, e Rabat a chiudere i dieci.

La cronaca della gara è inutile anche qui, perchè a parlar chiaro, è la top ten all’arrivo.
Le Ducati iniziano a cestinare un altro mondiale e portano a casa un risultato positivo solo con Davies, che però, bisogna essere onesti, ha l’unico pregio nel crederci sempre. Non basta rimediare gli avanzi di quelli che gli cadono davanti o dei predestinati che non concretizzano.
Le stesse Yamaha sono cinture nere di sprechi. Razgatlioglu non porta a casa mai quello che dovrebbe mentre Gerloff appare sempre troppo aggressivo.
Ma del resto non si ride nemmeno in casa BMW, dove Van Der Mark non si gioca niente di serio e dove Sykes deve sgomitare per il privatissimo Laverty.
E Honda? Come in MotoGP vive un dramma, perché Bautista lotta contro i mulini a vento delle qualifiche brutte e dei problemi al cambio, e nel 75% dei casi si stende per fare quelle rimonte che, da professionista, pretende da se stesso. Haslam è lì a timbrare il cartellino. Lo avete visto in gara, voi?

E’ davvero una brutta Superbike, che solo la disonestà intellettuale o gli interessi di parte possono far arrivare a definire spettacolare.
Gli svarioni sono roba da Paperissima e clip show, non qualcosa di cui godere.
Professionisti, in pista e al muretto, ce n’è pochi, e solo uno è a pacchetto completo.

Le pagelline

Rea
Già è forte, costante, e sempre un gradino sopra.
Fategli anche dei regali quando non è al top, e va a finire come negli ultimi sei anni.
Voto 10

Davies
Ci crede sempre, e sempre ci prova.
Chissà se crede ancora di avere un pacchetto in qualche modo comparabile a quello ufficiale, e che può giocarsi davvero qualcosa a parte fare meglio di Redding, unico risultato eclatante apparentemente alla sua portata.
Voto 8,5

Razgatlioglu
Turco sprecone. Spettacolare, irruento, aggressivo, eppure così spumoso alla resa dei conti. Si piazza, contende, ma oggi avrebbe dovuto vincere. E invece butta via tutto con un jump start.
Voto 7,5

Lowes
Ogni volta il suo compito e far capire a tutti che la Kawasaki non si guida da sola e vale quanto vale lui, non quanto vale il suo compagno.
Voto 6,5

Locatelli
Ero pronto a criticare il fatto che, ok, portare la moto al traguardo in top ten, ma serve una progressione.
Eccomi servito. A Locatelli solo applausi.
Voto 8,5

Van Der Mark
I proclami mondiali attribuiti a BMW a inizio stagione, di solito fanno ridere dopo quattro-cinque gare. Quest’anno hanno iniziato a far ridere già da Aragon.
Voto 6

Bautista
Questa cosa di partire quasi ultimo e di finire benino, è entusiasmante ma rischia di consumare il pilota.
Quando si vede cosa cerca di spremere da quella rapa che è la Honda, si capisce quanto avrebbe potuto spremere da una Ducati se gli fosse stata data un’altra chance. Con buona pace dei desmo rosiconi e del chiaccherone Redding, che undici vittorie di seguito non le vedrà mai.
Voto 7,5

Sykes
Dovrebbe fare meglio del suo compagno di squadra, e invece la pochezza BMW sta inghiottendo anche lui.
Voto 5,5

Laverty
Con la BMW più privata del lotto, l’irlandese si sta svegliando e inizia a mostrare del talento.
Voto 6,5

Rabat
Abbastanza triste vederlo così. Ma non è che il trend Ducati sia tanto migliore. Aspettiamo.
Voto 6

MotoGP, Mugello. Quartararo indiscutibile davanti a Oliveira e Mir. Ducati bullizzata in casa. Che umiliazione!

Quartararo win

Nella gara più noiosa dell’anno, Quartararo e Yamaha impartiscono una lezione indimenticabile a tanti chiaccheroni.
Il francese vince alla Lorenzo e uccide una gara, oltre agli avversari, come non si vedeva fare da un tot.

Ma i veri sberloni li incassa tutti Ducati che sulla pista di casa prende una sveglia cosmica di quelle da ricordare a lungo.
Bastianini si autoelimina come il novellino che fino ad oggi non era sembrato mai, Marini pascola anni luce dalla realtà, e Miller gioca allo schiaffo del soldato non facendo a tempo a girarsi per capire da dove arriva ogni ceffone preso. Per non parlare di Bagnaia, unico antagonista ipotetico che si va a panare nella ghiaia all’inizio di tutto.
Ma questo non è nemmeno l’apice dell’orrore, perché la parte brutta è quella di una casa che porta in pista anche il rinforzo Pirro, il quale è lontano anche dai proclami di velocità di punta… smargiassate da chi ce l’ha più lungo che, in una MotoGP moderne, né bastano e né servono.

Prendere paga da Suzuki, che ha 20kmh in meno è molto brutto, ma nemmeno tanto come rischiare di prenderle da Aprilia, che tanto lontano dall’impresa, non ci va.
Per non parlare di KTM che bullizza la rossa a casa sua e con le stesse armi, usate però con un filo, anzi, un gomitolo, di intelligenza in più.
E’ incredibile come la moto potenzialmente migliore, si affidi così tanto alla muscolarità, e riesca anche a perdere.
Peggio di Ducati c’è solo Honda, che in griglia è fuori luogo come una lap dancer in chiesa. Si stendono tutti, da Marquez in giù, e fanno il peggio possibile.

Della gara c’è poco da dire, se persino Rossi arriva decimo con sei piloti out davanti a lui. Ne cadono a mazzi e ormai sempre gli stessi.
Per capire come è andata, tenendo conto che, sorpassi pochi pochi, è sufficiente guardare i primi dieci. Altro non serve.

Quartararo, Oliveira, Mir, Zarco, Binder, MIller, Aleix Espargaro, Vinales, Petrucci, Rossi.

Pagelline

Quartararo
E’ il vero re leone. Niente da aggiungere.
Pilota e moto, imbattibili.
Voto 10

Oliveira
Tocca sempre a lui sorprendere. E lo fa in casa d’altri, in silenzio, con una gara perfetta.
Compreso il thriller delle penalità.
Voto 9,5

Mir
Lui c’è sempre, e capitalizza. E’ la sua specialità.
Ma questo non è il 2020. Se vuole vincere il mondiale, quest’anno non basta.
Voto 8,5

Zarco
Estrae la baguette della velocità ma poi non regge.
Non è possibile puntare solo su questo.
Voto 8

Binder
Sarebbe bello poter festeggiare il risultato ma in casa c’è chi ha fatto meglio. Non che ci sia da lamentarsi, vedendo dove siamo.
Voto 8

Miller
Dopo la doppia vittoria, nella pista di casa, era normale aspettarsi di più. Anche la gara è una gara no.
Voto 5,5

Aleix Espargaro
Gioca la carta potenza. Non ne ha ancora abbastanza.
Il resto c’è.
Voto 7

Vinales
Il bell’addormentato. Non si può fare un week end così.
Una fragilità psicofisica allarmante.
Voto 4,5

Petrucci
Non così, non qui, non con i presupposti della sua carriera.
E’ una gara no. Non ci prendiamo in giro. Il tutto a ridosso del
rinnovo del contratto.
Voto 5

Rossi
Inutile cercare il bicchiere mezzo pieno. Non c’è.
Oggi sarebbe stato un altra gara senza punti.
Poi possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma non è un risultato da sindaco. E’ più qualcosa da impiegato comunale assenteista.
4,5

Estoril, gara1 SBK: vince Redding davanti a Razgatlioglu e Rea!

Scott Redding Estoril

Estoril va in scena senza clamori dopo qualifiche divise a metà fra Rea e Redding, che si spartiscono le sessioni e i riflettori.
La gara, invece, è un po’ diversa, perché l’uomo Ducati, pur non salutando mai definitivamente la compagnia, è comunque imprendibile.
E’ noiosa, gara1, perché dietro ci sono solo scaramucce di poco conto, mentre davanti solo Rea, che fa un errore a inizio gara e lo paga caro, si adopera per riprendere Redding e Razgatlioglu, riuscendo però ad infastidire solo il turco.
Dopo il trio, solo Gerloff che umilia Rinaldi mentre spingendosi ancora indietro nella classifica, di notevole c’è solo la rimonta di Bautista, che ancora non è competitivo ma che si vede che ci mette del suo. E gli altri? Malino le BMW, malino le altre verdi, malino un po’ tutti, con distacchi davvero imbarazzanti.
Insomma il mondiale SBK è diviso in tre. Tre-quattro protagonisti, quattro-cinque simpaticoni, e una decina di zombie barcollanti a seguire.

Minicronaca della gara
Rea parte male e gestisce l’inizio gara anche peggio, sbagliando e cedendo a Razgatlioglu e Rinaldi.
Redding e il turco, vanno in fuga, ma è una fuga a vista perchè, di fatto, rimarranno a portata del campione in carica.

In un giro Rea rimedia su Rinaldi e va a prendere i due davanti.
La gara è noiosa e si gioca sull’elastico dei decimi fra i primi tre mentre alle loro spalle Rinaldi, Lowes, Gerloff e Laverty ma ben distanziati… proprio quando crolla Sykes e quando poco dopo ci infrangono nella ghiaia anche i sogni di Laverty.
A dieci dal termine Rea è sempre più vicino al duo di testa, in realtà più vcino a Razgatlioglu di quanto quest’ultimo sia vicino a Redding.
La gara finisce in volata almeno per il secondo posto mentre Redding ne ha di più per stare tranquillo. Qualcosa che assomiglia molto ad un secondo scarso.
Redding,Razgagtliolu, Rea, Gerloff, Rinaldi, Davies, VDMark, Bautista, Rabat, Locatelli, questi i 10.

Pagelline

Redding
Oggi non sbaglia niente. Non vince di forza, ma comnunque vince. Gli servono queste conferme serene.
Voto 10

Razgagtliolu
E’ sempre consistente ma sempre gli manca qualcosa.
Però è costante e le Yamaha è da tanto che Iwata non si giocava qualcosa.
Voto 9,5

Rea
Sembra una sconfitta… e lo è. Però Rea all’Estoril non era mai salito sul podio. Oggi invece a momenti si gioca anche qualcosa di più. E’ un Rea che si sa accontentare.
Voto 8,5

Gerloff
Fa il forte quando può ma purtroppo paga cara la partenza.
Il modo in cui si libera di Rinaldi è da vero bullo. Talento puro.
Voto 8,5

Rinaldi
Finalmente il risveglio. Però non deve dimenticare che guida una Ducati ufficiale. Per fare quello che faceva da Go Eleven, poteva rimanere lì.
Voto 7

Davies
Comincia a rendersi conto che non guida una moto ufficiale e che le ottime prestazioni sono un’eccezione e non la regola.
Voto 6,5

VDMark
E’ la miglior BMW ma solo dopo aver preso schiaffi da Laverty per 2/3 di gara. Non c’è tutto questo granché da festeggiare.
Voto 6

Bautista
La rimontona è l’unico spiraglio di luce in una situazione complessivamente problematica. Bautista da quel che può, del resto Haslam è arrivato 15 secondi più tardi.
Voto 6,5

Rabat
Quasi buono, finalmente Rabat. Speriamo sia l’inizio di una riscossa. Se lo merita.
Voto 6

Locatelli
Abbonato alla top ten, ci rendiamo conto?
E’ un rookie e si mette dietro un sacco di gente più blasonata di lui.
Voto7

Aragon, Gara2: Redding di coraggio e di fortuna, davanti a Rea. Pirelli? Oro nero!

Redding

Ad Aragon per gara2, Redding vince di palle e di fondoschiena, grazie ad una scelta di gomme contraria alle direttive del team (i gesti al traguardo sono eloquenti) e ad una spallata di Gerloff che cambia la giornata di Jonathan Rea.
L’irlandese è tanto predestinato che non cade nemmeno così, e poi va a prendersi un secondo posto che vale una vittoria.
Lo stesso discorso si può fare per Gerloff, unico a mostrare talento e uno dei pochi da promuovere nonostante l’erroraccio che ha cambiato la faccia di gara2. Tolti lui, Rea e il fortunato e palluto Redding, si può salvare ben poco di questa gioranata.

Migliorate le BMW, che insistono ma non “consistono” e svanite le Yamaha (tranne Gerloff), non c’è molto altro.

Ma lo scempio vero è in casa Ducati.
Redding fa gestacci ai tecnici per la seconda volta su due gare e questo vuol dire che non c’è fiducia fra pilota e squadra.
Il brutto è che ha ragione. Perché Rinaldi viene fatto uscire con le rain e fatto rientrare dopo un giro, e Davies prima di fare lo stesso riesce anche ad andare per terra.
Se si dice che a Bologna possono vincere solo di fortuna, si è cattivi ma non si va tanto lontano dalla realtà. Impossibile negare gli sprazzi di dilettantismo.

Forse a pensarci bene un vincitore totale c’è: si chiama Pirelli.
Le gomme son buone tutte, persino le ignorate intermedie. E nessuno in pista si può dire sminuito se non in casi di scelta scellerata.
Un gommista così è oro nero e va portato in trionfo.

Minicronaca della gara
Partono in gara2 e ci sono ancora una vota rider che montano gomme che segnalano già di voler cambiare. Follia.
Davies subito out con una rain… inspiegabile la scelta.
Con poco meno 16 giri da fare Gerloff fa un errore che lo manda in terra e punisce anche Rea che rimane in piedi ma perde la leadership.
A meno 13 VDMark è in testa seguito da Redding e Razgatlioglu, poi Lowes, Rea, Sykes e Bautista…
E a meno 10 le cose si mettono ancora meglio per Redding perché dopo aver preso la testa della corsa, inizia a mettere anche metri.
Nel marasma Rea con gomma intermedia  è meglio di tutti, per lo meno di quelli alla sua portata, e la sua gara ha spazio anche per del cinema di traiettorie e ragazzate.
Le BMW rimangono nella media con il solo Sykes a sognare un podio che però non vedranno. Honda conclude il week end lasciando Bautista, a mezzo giro dalla fine, senza benzina e senza top ten. Anche questo simboleggia la debacle della casa dell’ala.
Redding, Rea, Lowes, Sykes, VdMark, Razgatlioglu, Gerloff, Folger, Locatelli, Mahias.

Pagelline

Redding
Coraggio, sfacciataggine e fortuna. Ci mette tutto lui e giustamente ne è orgoglioso. Giusto lo sfogo, ma col team due chiacchiere ce le deve fare.
Voto 10

Rea
Il fatto che è il predestinato si vede quando non va per terra nemmeno dopo l’entrata di Gerloff. Lui fa tutto il rimanente.
Del resto, lui c’è sempre, mentre la fortuna degli altri, quasi mai.
Voto 9,5

Lowes
La verità è che non arriverebbe davanti a Rea nemmeno se Rea non corresse. Eppure è forte. Sembra quasi sia al mondo per far comprendere a tutti il valore di Rea.
Voto 8,5

Sykes
BMW gli deve accendere un cero gigante. Oppure un wurstel, a scelta. E’ un vero peccato vederlo soffrire su una moto non alla sua altezza.
Voto 8

VdMark
E’ un altro talento che però non ha la sensibilità che servirebbe per capire che certe cose, alla moto che ha, ancora non le può chiedere.
Voto 7,5

Razgatlioglu
Per molti è l’anti Rea. Eppure sembra l’ombra della furia che è stato nelle uscite della scorsa stagione. Deve scuotersi.
Voto 6

Gerloff
Per la gara meriterebbe un 8,5, ma va stornata la vaccata costosissima combinata al via. Rea, che è intelligente e ne riconosce il talento, lo perdona. Lui capisce, e chiede scusa.
Voto 6,5

Folger
Risultato rimediato dalla confusione finale. Ma non c’è molto di più, per ora.
Voto 5

Locatelli
Un’altra top ten. Applausi per lui. Applausi morbidi, perché è ancora in prova…
Voto 7,5

Mahias
E’ un mestierante e tira fuori il meglio da una situazione che gli è nuova. Ci sono buone possibilità che possa far vedere qualcosa di buono.
Voto 7

Supebike, Aragon gara1: Rea stellare contro il nulla cosmico!

rea 100

Altro che i giri asportati da regolamento. Alle Kawasaki andrebbe tolta una marcia.
Con l’aggravante che non è nemmeno più il solo Rea a fare il bello e il cattivo tempo ma anche Lowes, che quando non pasticcia è forte per davvero. Anche se lo sappiamo tutti che non è costante.

Alle loro spalle, il nulla cosmico con sprazzi di blu. E’ quello che si rischia di vedere per tutta la stagione, se le Ducati, insufficienti oggi persino con Davies, non si danno una sveglia assoluta. Tante moto in pista e alcune anche con l’illusione di essere ufficiali, non servono.
Non sono le verdi a dover essere ridimensionate ma è il gruppone che si deve scuotere.
Di cose brutte in gara1 se ne vedono tante altre.
Ci sono le BMW che si tengono in piedi (ansimando) solo con Sykes, perché gli altri sono solo protagonisti di un film horror. Appena il britannico perderà la pazienza ne vedremo delle belle.
Horror giapponese, invece, per Honda. Le qualifiche non servono se in gara si è inconsistenti e inconcludenti.

Tanti applausi alla vittoria in tripla cifra per il nord irlandese,che doppia Bayliss e Fogarty i quali però si battevano su altri scenari, con altri avversari e altri pacchetti.

Rea è sì un pilota spaziale, ma si confronta con il nulla cosmico. Fra satelliti con orbite lentissime e detriti come quelli di cui ormai abbiamo disseminato lo spazio intorno alla terra, vincere  tanto è un’impresa decisamente più possibile.
Dategli degli avversari, non dei complici a quota 100 dal punto di vista pensionistico.
E grazie per aver castrato la Superbike con le cesoie delle scelte regolamentari e di format che più stupide non si può.

Microcronaca della gara
Chi si è divertito vuol dire che si aiuta con dei prodotti ed è il momento che ci spieghi quali.
La gara non esiste. Le Kawasaki volano e solo Razgaglioglu offre la sensazione che vi sia un po’ di guerra.
Non protagoniste mai le Ducati e tutti gli altri, ma almeno le rosse esistono. Il resto è non pervenuto.
Volete la cronaca, dunque: Rea se ne va e all’ultimo giro Lowes e Razgatlioglu battagliano un po’. Non c’è davvero altro.
Rea fa 100 davanti a Lowes, Razgatlioglu, Redding, Davies, Sykes, Rinaldi, Haslam, Gerloff, Locatelli a chiudere i 10

Pagelline

Rea
Ingovernabile. Forte con i deboli e finisce qui con la vittoria n100.
Voto 10

Lowes
Una tantum concreto. Con la moto migliore. Altra storia finita, pe oggi.
Voto 9

Razgatlioglu
Il turco c’è ed è forte. Anche la Yamaha è la potenza n2.
Voto 8,5

Redding
La bomba dello schieramento con quello che dovrebbe essere il contendente al titolo. E non sembra lo sia.
Voto 7

Davies
Tutte quelle soffisfazioni pronosticate per lui non arrivano nemmeno sulla pista in cui dovrebbe essere più forte di tutti.
Difficile pensare, pur sperandolo, che il resto della stagione sia di quelle da protagonista.Il suo è un risultato negativamente inattso.
Voto 6

Sykes
Un uomo solo su una moto inadeguata gestita da un team che sembra ancora più inadeguato. Può sperare solo nelle gare sprint.
Voto 6,5.

Rinaldi
Ha sostituito Davies. Facciamo che siamo ancora alla prima uscita e non si può giudicare negativamente.
Voto 6

Haslam
Sto nei tre, aveva detto. Non è andata. Ma almeno ha finito in piedi.
Voto 6

Locatelli
Ecco la cosa bella. Debutto in top ten su una moto che non è l’ultimissima. Una nota di azzurro vestita d’azzurro.
Voto 8

VR46 MotoGP: quel fastidio che si chiama Bastianini!

Bastianini

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Bastianini è bello che spacciato. Adesso lo sa. Cioè lo sa dal primo momento in cui hanno presentato il team Avintia SKY VR46 dove lui è il cenerentolo che si è dovuto accontentare delle frattaglie di luce, comunicazione e considerazione che rimanevano, di rimbalzo, dalle presentazioni alle interviste, fino alle menzioni in telecronaca e tutto il repertorio da Istituto Luce che da anni caratterizza il motorsport tricolore.
Il campione del mondo della Moto2 diventava gregario del fratello di. Non ci si crede. Ebbene era evidente. E lo è tutt’ora nonostante il confronto sia impietoso.

Il team Avintia doveva solo cambiare nome in VR46… e forse marchio di moto. Adesso nemmeno più quello, dato che sono sempre più prepotenti le voci di accordo con Ducati. Insomma è fatta. E se non è fatta è un’ennesima figuraccia da parte della squadra di Tavullia dopo l’autogoal con ARAMCO, che prima era sulla bocca di tutti e adesso da una decina di giorni non si nomina più.

In realtà ci ha provato, VR46. L’operazione ARAMCO leggi anche fumo in faccia a Petronas, non è andata a buon fine.
La verità è che non è VR46 che ha scelto le Ducati (che costano anche di più), ma è Yamaha che ha scelto Petronas.

Nel dubbio già da un po’ VR46, la compagnia e tutta l’editoria che da anni gattona al cospetto del pacchetto più redditizio e con il conflitto di interesse team/media più clamoroso della storia del motorsport, cerca di portarsi a casa Morbidelli dopo averlo girato in modo che, come un magnete, abbia contrapposto il polo dell’attrazione con Petronas, con Yamaha e con Forcada. Serve che si respingano. Serve per fare il team dei sogni, ovvero un team che abbia dentro il fratello del titolare e uno che vada veramente forte. Serve Morbidelli, e serve liberarsi di Bastianini.

Chi scrive che i piloti del VR46 saranno Marini e Bastianini mente sperando di mentire. Non sarebbe così bello come storia da raccontare.

Un team VR46 che si rispetti non può avere nella sua line up la dimostrazione vivente e vincente che non è necessario far parte dell’Accademy per giocare nella Serie A delle moto. Bastianini è la prova che si può fare carriera da soli, presto e bene. Che team VR46 sarebbe se non venissero schierati “prodotti tipici”?

Forse Enea è destinato a fare un solo anno terribile (oltre al resto di questo 2020 che già è bello pesante) nel caso non si trovi nessun altro, ma la realtà è che i pesaresi piuttosto su quella moto sarebbero capaci di metterci persino Bezzecchi. Perché altrimenti non sarebbe un team VR46 fatto a modo. Insomma se vedremo Bastianini su una moto VR46 sarà solo perché non saranno riusciti a segarlo.

E chi dice che tanto Bastianini è salvo perché è già in direzione Pramac, sappia che, ammesso che sia vero, magari i primi anni no, ma entro brevissimo, ci sarà guerra anche per avere le migliori Ducati possibili, soprattutto presentando Morbidelli in squadra.

Sempre ammesso che non vi siano già problemi per l’anno prossimo, perché non è chiaro capire a che livello di ufficialità il team VR46 potrà aspirare, specialmente quando riuscirà a portare a casa il Morbido. E credeteci, l’intento è quello e ci si sta lavorando duro.
Da capire chi paga e quanto. E da capire quando arrivano i soldi.
Per Ducati, lo avete visto, c’è una parte puramente racing e una parte di racing commerciale e, in questo caso, proprio non è importante da dove arrivino i soldi, ma il primo che arriva da sempre è quello che alloggia meglio.

Sarà tutto vero come quando a ottobre 2020 abbiamo anticipato e messo in connessione la chiusura del team VR46 Moto3, l’interesse di una moto per Marini e la relativa cessione degli slot proprio ad Avintia a cui si lavorava per subentrare? Ottobre eh.
Basta stare un po’ attenti.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

MotoGP, Le Mans: Miller e Zarco. Doppietta Ducati e Quartararo in testa al mondiale!

Jack Miller

A Le Mans, posto fastidiosissimo dal punto di vista meteo, va in scena la seconda giornata di Miller che ne vince un’altra, ma anche la giornata delle Ducati, che camminano tutte indipendentemente dalle posizioni di partenza.
E’ però anche la giornata di Marc Marquez, che torna a fare qualche giro in testa ma che, soprattutto, comunica che il suo atteggiamento mentale è quello pre incidente. A lui interessa andare forte, lo sa fare, e accetta gli errori. Come uno che non ha più paura di essere di vetro. Se sia un bene, non è chiaro, ma di certo è nuovamente il suo essere MM93 ad essersi visto oggi.
Dal punto di vista dei numeri, che sono quelli che alla fine contano, Fabio Quartararo è leader di classifica. Non è un leader tranquillo ma è un leader giusto per quello che si è visto in queste cinque gare.
Nella giornata dei capitomboli, si rivede finalmente Petrucci, mentre chi va male sono le Aprilia, sfortunate, e le Petronas, disastrose. Ci sta la caduta di Morbidelli, ma non ci sta l’ennesima via crucis di Rossi. Parte nei 10, finisce fuori nonostante la strage di colleghi davanti a lui. E questo vuol dire solo una cosa. Che è una garaccia indifendibile.
Peggio, se si considerano le attese, han fatto solo le Suzuki.
Tanta spuma e tanto fumo insieme non si erano visti così spesso.

Nota a margine: i primi sembrano nuovamente tutti amici.
E’ questo vuol dire solo una cosa: non c’è un pretendente chiaro e riconosciuto al titolo. In quel caso tutta questa goliardia, non la vedremmo.

Minisintesi della corsa
Al via è Miller che fugge anche se è subito la sagra degli errori.
L’energia e la foga lo tengono in testa ma la cosa dura quattro giri.
Vinales è più preciso e guadagna la leadership.
Appuntiti anche Quartararo, Nakagami, Rins e Marc Marquez mentre Morbidelli va out in bagarre con Pol Espargaro.
Chi va male, invece, sono le Ducati di Zarco e Bagnaia…
Tutto questo mentre inizia a piovere.
A meno 24 succede una cosa strana: in bagarre Quartararo passa Vinales e Miller. Ci rimette Vinales ma è solo l’inizio, perché la pista si bagna troppo per poter avere un motociclismo intelligente.
I primi a rientrare sono Quartararo, Marquez, Rins e Miller.
Marquez esce per primo, e si gode la testa della corsa fino a che non si fa lanciare e chiude la gara.
Prima di lui già fuori Rins, subito nella ghiaia al rientro in pista. Riuscirà a cadere ancora, definitivamente.

Con 18 giri da fare è Quartararo a dettare il passo, dietro di lui Miller con due long lap da scontare e Nakagami staccatissimo a oltre tre secondi.
Fra i più veloci ci sono Oliveira e Savadori, ma il primo va ad insabbiarsi e il secondo deve saltar giù dalla moto causa motore arrosto.
A meno 10 Marquez dimostra di avere la stessa mentalità di sempre.
Vola ancora cercando di stupire il mondo.

Con 9 giri da fare Miller ha un vantaggio di 5 secondi su Quartararo mentre Zarco guadagna metri e secondi a palate.
A meno 6 è preso e passato Quartararo mentre Miller pare inarrivabile.
Ai piedi del podio c’è Alex Marquez, poi Bagnaia e Petrucci…che aggrediscono lo spagnolo in difficoltà.

Finisce che Jack Miller vince la seconda gara consecutiva per un’altra doppietta Ducati grazie a Zarco. Segue Quartararo, Bagnaia, Petrucci, Alex Marquez, Nakagami, Pol Espargaro, Lecuona e Vinales a chiudere i 10.
Inspiegabile Rossi 11° nonostante sia caduto chiunque.

Pagelline della top ten

Jack Miller
Smentisce Lorenzo e lo fa vincendo con distacco.
In una gara dove non sembra il più forte e in alcuni tratti subisce, è quello che mediamente, invece, va meglio di tutti.
Lo rimontano lo passano, fa due long lap penalties, e alla fine la spunta.
Voto 10

Joan Zarco
Con un paio di giri in più avrebbe anche potuto vincere ma i giri non c’erano. Paga una partenza incerta e qualche errore di strategia. Ma è fortissimo e va bene così.
Voto 9

Fabio Quartararo
Un terzo posto che gli vale la leadership in campionato.
E’ intelligente. Spinge, lotta, spacca, ma capisce che così va bene e che soprattutto è la prima Yamaha.
Voto 8,5

Pecco Bagnaia
Va bene così. La rimonta è compiuta e il push finale è da pilota maturo e consapevole. Non si può sempre vincere ma si deve ben figurare. Missione compiuta.
Voto 8

Danilo Petrucci
Una boccata di ossigeno. E’ un risultato portato a casa non solo grazie al bagnato ma soprattutto grazie ad una maggior consapevolezze e a pochi errori.
Voto 8

Alex Marquez
C’è un momento in cui sembra Marc e un momento in sui sembra qualcun altro. Alla fine è una gara matura e intelligente. Che gli porta finalmente punti preziosi
Voto 7,5

Taka Nakagami
Per come si stava mettendo, sembrava addirittura podio… invece il jap è calato nel finale. Evidentemente causa gomme. Peccato perché il suo week end prometteva tanto di più.
Voto 6,5

Pol Espargaro
Non ci si può lamentare sempre e poi concludere così poco.
Pol Espargaro sembra sempre di più spuma…
Voto 5,5

Iker Lecuona
In silenzio porta a casa dei punti e non si arrende fino alla fine, dato che nelle ultime due curve beffa Vinales. Dove le altre KTM si stendono, lui concretizza.
Voto 6,5

Maverick Vinales
Sbaglia la gomma ed un sacco di altre cose. Dopo il cambio moto, in pratica, sparisce.
Voto 5

VR46: pilota e team, annunci in arrivo!

VR46

Non è un segreto che Rossi dovrebbe annunciare cose importanti entro brevissimo.
Riguardano il suo futuro e quello del team VR46 di cui è previsto il debutto in MotoGP nel 2022.
Per quanto riguarda il pilota, le dichiarazioni di inizio campionato parlavano di quattro-cinque gare di tempo per capire se VR sarebbe stato ancora competitivo e, da lì, le decisioni.
Possiamo dire senza paura di essere smentiti che le prime quattro uscite sono state un vero disastro e che quindi,  dovendo mantenere le promesse per Valentino Rossi  non ci dovrebbe essere nessuna stagione 2022 da pilota.
Resta da capire se il dottore finirà la stagione o la concluderà addirittura anzitempo, magari compiendo il “beau geste” di girarla al “suo” Morbidelli.
Difficile che accada. Troppi sponsor, accordi, situazioni sospese. Però potrebbe essere.
Altra opzione è che, considerato un Mugello senza pubblico,  il dottore decida di annunciare qualcosa  a Misano, che è casa sua, e che potrebbe consentirgli i giusti omaggi da parte della tifoseria. A Misano potrebbe arrivare una notizia fondamentale.

In realtà a Misano potrebbe arrivare anche qualcos’altro, ovvero qualcosa che riguarda le moto con cui il team VR46 correrà la prossima stagione.
In pole position, a distanziare le altre concorrenti, c’è Ducati. Sarebbe comodo per tutto il sistema, i piloti rimarrebbero quelli attuali del team Avintia (che scomparirà), al netto eventuale di Bastianini (nel caso non andasse in Pramac).
Insomma una situazione comoda e discretamente competitiva. Sicuramente meno destabilizzante di una lotta con Petronas per ottenere le Yamaha, e sicuramente più prestigiosa di una partnership con Aprilia, dato che a Noale si sono dimostrati disponibili ma si sono dichiarati ancora non pronti per un accordo così.
I veneti dovrebbero prediligere una liason con il team Gresini, fatta di storicità e di cuore, e quindi niente VR.
Alla fine, quindi, Misano, con i dati di Le Mans e del Mugello, sarà una data chiave per Valentino Rossi e per la sua struttura.
Dovrebbero arrivare finalmente gli annunci che tutti attendono… inclusa un po’ di chiarezza in merito alla partnership con Tanal e Aramco, annunciata e poi sapientemente silenziata da protagonisti e media.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

MotoGP: perché ARAMCO non sa niente della partnership con VR46?

Aramco

Perché la notizia del team VR46 è sfumata così come è balzata alle cronache?
Come mai VR ha dichiarato l’esistenza di un accordo per portare VR46 in MotoGP in partnership con Aramco ma nessuno ha chiesto realmente conto al gigante petrolifero saudita della cosa?
Anzi, come mai il gigante petrolifero saudita ha, in seguito e di sua iniziativa, dichiarato di non essere a conoscenza della notizia?

Iniziamo il pezzo con tre domande. Già il fatto che ce le poniamo, significa che siamo davanti a qualcosa di atipico.
Però partiamo con il presupposto che ci possiamo sbagliare e abbiamo capito male… e quindi chiediamoci come mai a Jerez sia venuta fuori una notizia così: VR46 in MotoGP già dal 2022 con Aramco. Nessuno ha pensato, vista la dimensione della notizia e il fatto che non sia stata smentita dall’interessato presente, che potesse essere una bufala. Con la stampa sportiva che abbiamo, non mi meraviglio. Ma quella finanziaria?

Il comunicato stampa di cui parliamo, affermava che il progetto sarebbe stato finanziato con denaro proveniente dall’Arabia Saudita, in particolare dall’interessamento del colosso petrolifero Aramco, sebbene la comunicazione stessa provenisse da Tanal Entertainment, una holding appartenente al principe Abdulaziz bin Abdullah Al Suad, un membro della famiglia reale saudita. Quindi un nome troppo grosso da poter essere messo in dubbio… ma è anche vero che partiamo comunque dal fatto che qualcuno parli di Aramco ma non sia la stessa Aramco a farlo. Non è normale.

In vista del GP di Jerez è stato diffuso un comunicato stampa che afferma che VR46 – la squadra di proprietà e gestita dallo stesso Valentino Rossi – avrebbe fatto il passo verso il Campionato del Mondo MotoGP a tempo pieno nel 2022. OK, questo va bene. VR46 può annunciare quello che vuole.

Un comunicato così non può non essere preso sul serio e non può essere messo in dubbio però, la stessa Aramco, avrebbe affermato di non essere a conoscenza di alcun contratto. E qui va un po’ meno bene.

Alla fine, quello che manca nel comunicato sono i virgolettati di entrambe le parti oltre ai dettagli finanziari. Una cosa mai vista per una situazione di questo tipo.
E’ come se fosse scappato fuori un documento ancora da completare. Peccato che però non si tratti di una fuga di notizie perché a rilasciarlo e a confermarlo è stata una delle parti in causa.

Nessuno poi, per riverenza o sudditanza mediatica ha pensato di incalzare lo stesso Valentino Rossi che ha dichiarato: “Sappiamo che abbiamo un accordo con Aramco per fare la squadra … ” “…Non so sinceramente perché Aramco dice che non lo sanno! “. E qualcuno avrebbe dovuto chiedere: ma l’accordo c’è o no? O ce l’hai o non ce l’hai. Altrimenti sembra come quando alle elementari tu sei fidanzato con una bambina ma lei non lo sa.
Chiunque altro sarebbe stato messo spalle al muro per un’eventuale fesseria ma non è stato questo il caso.

Sia chiaro, non sarebbe il primo caso di team fuffa.
E’ successo in un sacco di casi che team partiti sulla base di collaborazioni addirittura governative si siano rivelati una fregatura internazionale.
Basti pensare al team JR Racing, quello legato in Superbike alla Repubblica Dominicana e a Troy Corser, tirato in mezzo e sfruttato per mettere in piedi una mezza sòla, come si dice a Roma. Una fregatura.
Oppure al team Onde 2000 della Guinea Equatoriale in cui c’era di mezzo addirittura un governo. Però erano altri tempi e c’erano di mezzo altre entità.
In realtà le truffe fatte bene sono quelle in cui vengono spesi nomi talmente grossi da non poter essere messi in dubbio.
Noi però continuiamo sul nostro ragionamento “neutro”.

Nessuno dubita che VR46 stia pensando di sbarcare in MotoGP.
Nessuno dubita che vi riuscirà.
Chiunque sia un minimo informato però sa che questo deve accadere nel 2022, anno di scadenza degli slot in griglia.

Parliamo adesso di Aramco, che è spuntata fuori all’improvviso… supportando F1, Formula E e Dakar. Ma prima?
E’ proprio lo splendore recente che ha attirato l’attenzione nei confronti di situazioni “un po’ saudite” come queste.
Alcune organizzazioni umanitarie come Grant Liberty hanno evidenziato che l’Arabia Saudita come nazione, sotto i riflettori per accuse di mancato rispetto dei diritti umani, sarebbe sin troppo spesso protagonista di un’attività che si chiama “sport washing”… che vede l’investimento sportivo ed edilizio come ricerca di quella reputazione persa per altre ragioni.
Il calcio è pieno di evidenze come queste mentre il motorsport, almeno nelle due ruote,  ci sta avendo a che fare da poco (vedi news relative al nuovo circuito di Mandalika, Indonesia, progetto accusato di essere sporcato dal mancato rispetto dei diritti umani dei locali).
Insomma quella che sembra essere solo una bella cosa (e sicuramente lo è), a molti fa storcere un po’ il naso.
All’estero, però. Da noi va sempre tutto bene.

Pensandoci, il mega progetto sembra tanto convenire a VR46, che trova uno sponsor per fare quello che vuole fare da sempre… eppure alla fine rischia di convenire soprattutto ai sauditi, dato che a livello internazionale (in Italia non ci si azzarda), VR46 è stata molto criticata per la partnership.

“Soprattutto Aramco negli ultimi anni ha supportato molti sport diversi dal calcio ed è anche molto nel motorsport. Supporta anche la Formula 1. Per noi è un partner importante e può aiutarci a fare squadra in MotoGP.” Ha detto Rossi.
Ma Rossi lo sa con chi si accinge ad avere a che fare?
E soprattutto: Aramco lo sa che ha una partnership in corso con Rossi?
La risposta sembrerebbe un doppio no.
E se invece qualcuno stesse cercando di truffare le parti in causa?
Ma dai non è possibile… ma ecco, fermi tutti!
Avete presente tutte quelle attività elencate a margine, ma nemmeno troppo, della partnership fra VR46 e Tanal, quelle che parlano di progetti edilizi, parchi a tema, etc?
Forse parte tutto da lì.

Sulla tuta di Marco Bezzecchi – pilota Moto2 di VR46 sono comparse patch con dicitura “KSA New Cities”.
E questo vuol dire che VR46 sta già degustando un mini antipasto di quello che dovrebbe essere il buffet saudita completo.
Oppure che qualcuno stia cercando di raggirare VR46 convincendola, grazie al mini antipasto di cui sopra, di una effettiva partnership in atto… di cui però gli interessati (Aramco) non sono a conoscenza anche se è  stato speso il loro nome.
E se si fossero  salvati tutti proprio per il fatto di essersi lasciati scappare la cosa?

Ci rendiamo conto che qualcuno forse si è portato un po’ avanti con l’immaginazione e con il business e che quindi è tutto appoggiato un po’ alla buona?
Cioè tipo che la stessa Petronas, colosso vero con soldi veri, si stia giocando le due Yamaha con VR46 la quale ha una partnership  con un petroliere che ha dichiarato di non saperne nulla?

Chiaramente se ci sbagliamo qualcuno ci invii il comunicato di ARAMCO datato week end di Jerez.
Dopo ok, vuol dire che è cambiato qualcosa… ma la settimana scorsa perché nessuno ha chiesto conto della mancanza di comunicati o addirittura non si è insospettito davanti alle smentite di uno dei due partner?

Misterhelmet Gianluigi Ragno