Superbike, Donington: Razgatlioglu guida come se l’avesse rubata. Rea battuto, Ducati sotterrate!

Razgatlioglu

Pista leopardata, gara incidentata.
Va più o meno così fra cadute, lunghi, larghi e svarioni.
Eppure, a meno di stendersi come fa ormai regolarmente Redding, gli sbagli non cambiano le classifiche.
I valori rimangono quelli: Razgatlioglu e Rea sono gli unici a giocare davvero la partita, le BMW si sgretolano come giganti d’argilla e Ducati saluta definitivamente il mondiale con lo zero di Redding e le gare orribili di Rinaldi e Davies, che le prendono anche dal privatissimo Bassani.
Il resto, o non c’è, o non cambia. Gerloff spreca, gli altri annaspano. E in più ci sono anche i doppiati.
Ormai in Superbike nemmeno la pista a chiazze garantisce più lo spettacolo minimo. Tolti i due funamboli davanti, è una miseria.

MIni cronaca della gara.
Al via Razgatlioglu passa da 13° al 2° posto, subito alla ricerca di Gerloff ma il gap da colmare è di un secondo.
Mentre Rea sbanda e rischia di perdere il controllo, Redding vola davvero e chiude la gara.
Un giro è quello che serve al turco per passare il campione del mondo che poi sbaglia e terrorizza il pubblicoc con un taglio nell’erba.

Al quarto giro il turco è in fuga ma Rea non molla. Nonostante gli errori Van Der Mark non riesce ad afferrarlo ma le BKW stupiscono comunque anche grazie alla pista umida.
A seguire Sykes, Haslam, Lowes, Gerloff, Mahias, Bassanini e Locatelli a chiudere i dieci.
Bruttissima, invece, la situazione di Davies e Rinaldi.

A metà gara il vantaggio di Razgatlioglu è oltre i tre secondi mentre alle spalle di Rea, ben lontani, lottano Sykes, Lowes e Gerloff, con Van der Mark, fuori dai giochi per il podio.

A sette giri dalla fine, con un piede sul podio, Gerloff butta via tutto scivolando nell’erba. Riprende comnunque abbondantemente in top ten.
Finisce così: Razgatlioglu, Rea, Lowes, Sykes, Van Der Mark, Haslam, Gerloff,Bautista, Mahias, Bassani a chiudere i 10

Razgatlioglu
Guida come l’avesse rubata e fa capire che in Yamaha devono fare quello che dice lui. E ringraziarlo.
La gara lui la chiuder al giro 1,5.  Si può anche andare al mare.
Voto 10

Rea
Fa la gara migliore possibile per essere uno che viene sconfitto e non può difendersi.
Alla fine sa che in giornate come questa, la soluzione più intelligente è quella di capitalizzare.
Voto 9

Lowes
Per la legge che conosciamo, finisce alle spalle del suo caposquadra. Niente da dire. I valori son quelli.
Voto 8,5

Sykes
Il povero Tom si ritrova a spremere sangue dalle rape.
E quasi ci riesce.
Voto 8,5

Van Der Mark
Anche per Van Der Mark, stesso discorso, con l’aggiunta di un paio di errori senza i quali avrebbe forse potuto raccogliere qualcosa in più.
Voto 7,5

Haslam
Questa è proprio casa sua. Ci insegna a grandi e piccini.
Eppure la sua gara è figlia di qualifiche sbagliate.
Voto 6,5

Gerloff
Rookie del giorno ma anche ingenuo della settimana.
Butta via un podio che è saldamente nelle sue mani.
Talento da sgrossare.
Voto 7,5

Bautista
Meno male che era quello che buttava i mondiali. La sua Honda è ingestibile, si impenna anche nel box e ciondola come un ubriaco.
La vera gara degli uomini Honda, è arrivare alla fine.
Voto 6

Mahias
Il francese cresce regolarmente ed è sempre più vicino al top. Anche oggi, un passetto.
Voto 7

Bassani
Un’altra ottima gara di Bassani, miglior Ducati all’arrivo.
Basterebbe già questo, eppure non è tutto.
Voto 8

Sofuoglu e Razgatlioglu: altrimenti ci arrabbiamo! Ad un passo da Ducati, rinnova con Yamaha!

Razgatluoglu

Kenan Sofuoglu è una persona chiara e limpida.
Lo era da pilota, e ha dimostrato di esserlo da manager.
Bastone e carota, con poche carote. Così lo ha definito il suo amico ed ex team manager Manuel Puccetti.
Sofuoglu sa cosa vuole per lui e per i suoi. In questo modo ha piazzato una mezza dozzina di demoni nei campionati più importanti.

Questa introduzione per far caso ad un paio di dettagli.
1) I piloti di Sofuoglu parlano poco e parla poco anche lui.
2) Sofuoglu ha le idee chiare e non perde tempo in stancanti trattative.

E’ vero che i turchi sono un popolo di commercianti e negoziatori instancabili, ma Sofuoglu non è un commerciante. Al suo paese è un eroe nazionale e un’autorità politica. Negozia molto poco e ha il vantaggio di aver vissuto sportivamente gli alti e bassi delle decisioni premature.

Per Razgatlioglu, in seguito allo smacco della 8h di Suzuka da parte di Kawasaki, ci sono stati i bagagli in direzione Yamaha.
Era già chiaro per il turco e il suo manager che il team Provec non avrebbe mai consentito al ragazzo di esprimersi per non danneggiare l’equilibrio con Rea. Decisione presa in 2 giorni, zero pippe giornalistiche e accordo fatto.
Via al volo verso la casa dei diapason dove però le cose non funzionano.

Non funziona la moto, non funziona il team e i piani non coincidono con quelli che ha in mente in buon Kenan: vincere il mondiale Superbike ed andare in MotoGP passando per la porta principale.

Il team Superbike di Paul Denning non è all’altezza, la moto non è buona per vincere e anche in MotoGP Petronas non è il posto giusto per Toprak Razgatlioglu.E’ proprio Yamaha che è indecisa. Non va bene.

Sofuoglu ha detto che Razgatlioglu farà altri due anni in Superbike ma si è guardato bene dal dire con chi perché l’idea era quella di parlare con Ducati.
A Bologna sono delusi da Redding e hanno deciso piuttosto di investire su Rinaldi. Forse avrebbero preferito Gerloff, altrettanto talentuoso e giovane, ma Razgatlioglu non ha grilli per la testa, non si lamenta mai pubblicamente ed uno che si comporta sempre bene… altrimenti guai a lui.
Se i patti sono chiari il turco è uno di quelli che apre il gas senza fiatare e senza fare cinema quando non serve.
Basta non far arrabbiare il suo manager. E invece niente. Sofuoglu si è mosso chiaro, pulito e veloce.
Mentre Ducati tentennava, è arrivata la contro offerta di Yamaha. Il contratto è con Yamaha Europe e prevede anche un piano di sviluppo sensato in MotoGP.
Per una volta Yamaha impara dagli errori di Kawasaki e tiene a sé uno dei suoi talenti migliori. Ducati, invece, perde l’ennesimo treno.

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Vinales, via da Yamaha. Motivazioni, scenari futuri e ingaggi dei top rider!

vinales2021

Maverick Vinales è un ignorante senza Dio ma ha fegato, e il fegato è tutto.
E’ una citazione di Full Metal Jacket a me cara. Così cara che la uso sin troppo spesso.

Però calza a pennello con la storia di Vinales, che è pazzo.
Pazzo come sono stati pazzi Melandri, Lorenzo, Zarco, e tutti quelli che in passato hanno buttato alle ortiche contratti milionari già firmati perchè non ne potevano più e perché credevano nelle loro possibilità.

Vinales non ha semplicemente buttato via un contratto con Yamaha.
Vinales ha buttato via un contratto con Yamaha Japan.
E lo ha fatto perché alla fine chi comanda realmente è in Giappone, ma non è la persona che deve affrontare giornalmente sul luogo di lavoro.
Lin Jarvis, che su quella moto avrebbe voluto Rossi ancora per un anno, gli ha reso la vita un inferno. E quindi Maverick, che non pensa di essere un miracolato, ha deciso di andar via.

E qui ok la follia ma se Vinales ha deciso di andare è molto probabile che abbia già per lo meno un accordo di massima.
Non sono tempi, questi, in cui mandare tutto a quel paese senza avere un piano b.
Da qui gli scenari plausibili.

1) Vinales va in Aprilia come molti auspicano
E’ la soluzione più facile perché è quella di Noale la sella più clamorosamente libera. C’è il problema dei soldi.
A quanti degli 8 milioni annui che percepisce attualmente potrà rinunciare? O meglio: quanti degli 8 milioni attuali Aprilia potrà garantirgli? E’ questo l’unico il punto debole del ragionamento.
Non è impossibile che a Noale tirino fuori anche metà dei soldi, magari con premi gara stellari, ma è difficile. Troppi schei. Anche se è tutto contrattualmente semplice perché non dovrebbe saltare nessuno, a parte Savadori che in teoria conosce già il suo destino.

2) Vinales torna in Suzuki al posto di Rins che non sta performando
E’ plausibile ma le minestre riscaldate sono rare. E poi Rins, momento nero a parte, è ancora un top rider. Il suo problema è che è quello con l’ingaggio più vicino a Vinales. Rins guadagna 5,5 milioni all’anno e francamente non se li sta meritando. Se però volessero uno sviluppatore… ruolo che Mir non pare amare molto…

3) Vinales in KTM
Non ne parla quasi nessuno perché è l’opzione meno fattibile.
KTM ha due rider in uscita. Lecuona e Petrucci hanno un piede fuori. Gardner però potrebbe essere affiancato da Fernandez e quindi lo spazio per Vinales andrebbe proprio cercato con grande volontà. Questo perché è vero che Fernandez avrebbe preferito aspettare, ma è anche vero che la richiesta è venuta proprio dall’Austria.

4) L’opzione Honda in pratica non esiste
A meno che Marquez che costa 25 milioni all’anno, non faccia una qualche scelta definitiva di cui nessuno di noi vorrebbe mai essere testimone. Per quanto riguarda Espargaro, voluto da Puig, lo spagnolo è legato al destino di quest’ultimo. Pol guadagna 2 milioni e considerando i suoi risultati sembrerebbero essere anche troppi specialmente perché, di sviluppo, nemmeno a parlarne.
Ipoteticamente, se dovesse essere ricoperto un ruolo da sviluppatore che Marquez non è più in grado di sostenere, in Honda servirebbe proprio Vinales.

Ma quindi, dipingendo tutti gli scnari, qual è il senso dell’analisi?
Il senso dell’analisi è che chi ha bisogno di uno come Vinales, i soldi li trova, soprattutto perché Vinales è disposto a rinunciare a gran parte del suo ingaggio. E’ la voglia di rivincita che prevale in lui.
Quello che interessa all’ex Yamaha, è essere apprezzato e titolato dello sviluppo. O comunque preso finalmente in considerazione.

Vinales è un altro danno della scellerata gestione Yamaha, che ha vinto un mondiale con Lorenzo NONOSTANTE gli svarioni dei suoi uomini al box, ma è un uomo che ha coraggio delle proprie azioni e si prende carico delle sue responsabilità. In un mondo di sportivi che, anche in MotoGP, tirano solo ad allungare la carriera e ad azare l’ingaggio accampando mille scuse, è una specie da preservare. Una rarià.

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Assen: doppietta Yamaha Quartararo-Vinales, poi Mir. Male le Ducati, Marquez in rimonta!

Fabio Quartararo Assen

La gara di Assen è di quelle che lasciano l’amaro in bocca a tutti tranne che a uno, nel caso specifico, a Quartararo, che va in pausa vacanza con il mondiale in tasca. Ci rimane male Vinales, convinto di tornare finalmente a Vincere. Lo spagnolo dovrebbe però guardare il bicchiere mezzo pieno perché dopo le ultime prestazioni, questa è d’oro. Chi va male è Casa Ducati, perché il sempre sottovalutato Zarco è ancora il migliore mentre Bagnaia, con tanto di pista tatuata, non becca nemmeno il podio nonostante una gara aggressiva.
La verità è che le forze in campo sono sempre quelle. Aprilia che cresce, Suzuki che va bene ma non stupisce (con Rins a terra questa volta senza colpe), e una KTM che va sempre mediamente bene.
E le Honda? Bene Nakagami e bene anche Marquez, che rimonta da ventesimo a settimo e si toglie anche qualche soddisfazione. Male invece Pol Espargaro, che è destinato a soffrire e a prenderle sempre.

L’asterisco positivo di oggi va su Gerloff, che senza aver mai visto moto, pista, gomme, batte Marini, a cui va l’asterisco negativo. E’ davvero pensabile dare a lui la moto ufficiale e negarla a Bastianini che gli finisce davanti regolarmente?
Ok i soldi ma un limite ci deve essere. Peggio di lui, solo il suo fratellastro, ormai ombra di se stesso. Quello su Rossi è accanimento terapeutico. Veramente si vuole assistere alla sua croccante panatura settimanale nella ghiaia?

Tornando alla gara di oggi, è evidente che la partita è chiusa. Ci sono tanti piloti impegnati a trovare una sella e a combattere battaglie personali ma solo uno pensa a vincere la guerra.

 

Mini cronaca della gara

Vinales parte male dopo essersi toccato con Qauartararo dopo che il francese gli tagla la strada. Maverick si trova quinto mentre Bagnaia passa in testa e Nakagami è terzo.
Al secondi giro fanno out Zarco e Rins e i due devono ricostruire la gara da zero o quasi anche se il francese ha modo di portare a casa subito un giro veloce.

Nel frattempo è emblematico quanto appassionante il duello fra Rossi e Gerlof per il penultimo posto. L’esperienza di Rossi con 10 vittorie e moto ufficiale contro Gerloff che non ha mai corso ad Assen e quida una moto di 2 anni fa che non conosce con gomme che non conosce!

A meno 20 Quartararo passa e inizia a impostare il suo ritmo. Vinales, invece, in ritardo, ha bisogno di passare Nakagami e Bagnaia per non perdere l’occasione di vincere.
Nel frattempo Rossi va out e perde le chiavi della città.

A meno 13 mentre Bagnaia subisce una penalità per track limit, Vinales passa Nakagami e poi lo stesso Bagnaia a cui va comunque meglio che a Jack Miller, che va out al rampino.
A meno 12 le cinque posizioni perse certificano le difficoltà di Nakagami mentre Marc Marquez è addosso a Bagnaia. Sarà duello fino alla fine.

Con una gara movimentata nonostante un Quartararo in fuga favorito anche dalla rissa alle sue spalle, Zarco è la miglior Ducati in pista mentre anche Marquez fa la sua parte, cercando di passare Bagnaia. Non ci riuscirà.

A meno 12 Vinales guadagna qualcosa ma la verità è che è Quartararo a controllre e a decidere il ritmo gara.
La lotta per il terzo gradino del podio è invece fra Mir, Zarco e Oliveira. La spunterà lo spagnolo mentre alle loro spalle non più cambia niente.

Così al traguardo: Quartararo, Vinales, Mir, Zarco, Oliveira, Bagnaia, Marquez, Aleix Espargaro, Nakagami, Pol Espargaro.
Quartararo allunga sul mondiale, Vinales risorge, Mir patteggia.
Zarco ancora miglior Ducati e Oliveira consistente.
Delude Bagnaia mentre Marquez da ventesimo finisce settimo. Benino l’Aprilia. Rossi pensa allo sceicco e va a testare le sabbie, peccato.

 

Pagelline

Quartararo
Il vincitore di oggi è anche quello che si porta a casa il mondiale. E’ quasi certo a meno di sconvolgimenti e hara kiri.
Voto 10

Vinales
E’ triste a arrabbiato eppure dopo le prestazioni precedenti, questo secondo posto è di quelli da accarezzare. Però almeno significa che ci tiene.
Voto 9,5

Mir
Se è convinto di portare a casa il mondiale così, buon per lui.
Ma deve fare qualcosa di meglio che arrivare dietro a Quartararo tutte le volte.
Voto 8,5

Zarco
In una pista non favorevole a Ducati, il francese gira forte, perde tempo, lo recupera e finisce col giocarsi il podio. Davvero non lo si vuole in rosso? Perché?
Voto 8,5

Oliveira
Ormai è una presenza fissa, lì davanti.
Non sempre si può giocare quello che gli piacerebbe, però lui almeno c’è.
Voto 8

Bagnaia
Non è una pista Ducati ma qualcuno fa meglio di lui. Le dichiarazioni pre gara sono di quelle aggressive e quindi è ovvio attendersi qualcosa in più. Nonostante abbia il tracciato inciso nella pelle, il piemontese non incide, sbaglia, perde tempo, e non si gioca niente di importante.
Voto 5,5

Marquez
Fa una gara di rimonta dopo essere partito ventesimo. Paradossalmente, quando dovrebbe essere esausto, fa vedere il miglior se stesso.
Voto 7

Aleix Espargaro
Sempre bravo lo spagnolo. Ha capito che la chiave è non sprecare.
Vista in positivo, insomma, lui capitalizza sempre.
Voto 7,5

Nakagami
Bravissimo per tutta la gara, alla fine cala di brutto.
La prestazione, però, è positiva.
Voto 6,5

Pol Espargaro
Dovrebbe essere la prima guida, quella che sta bene, quella chiamata per tirar su Honda. Non sta andando secondo le aspettative. Nemmano questa volta fa una gara da ricordare.
Voto 5

Vinales, retroscena! Ad un passo da Ducati, Yamaha Japan lo ha voluto nonostante Jarvis. E adesso…

Vinales Piece

Non che ci sia un particolare interesse a difendere un pilota piuttosto che un altro (è roba da lasciare ad altri) però è innegabile che la situazione di Maverick Vinales sia quantomeno singolare e richieda approfondimento.

Questo suo desiderio di affrancarsi da Valentino Rossi, rivendicato in passato è un tema a cui mettere un asterisco perché potrebbe essere, nel bene e nel male, la base di una storia interessante e forse anche di qualche spiegazione, ammesso che ne serva una.
Non giustificazione, ma spiegazione forse sì perché va detto che in merito a Vinales e tutto quello che gli gira intorno, qualche elemento di valutazione in più servirebbe proprio.

Innanzitutto lo spagnolo era attesissimo al varco.
Più di Morbidelli, che aveva fatto un exploit, più di Quartararo, che lo aveva fatto l’anno prima. E più di Valentino Rossi, che solo una grave forma di ipocrisia patologica può far considerare ancora della partita.

E quindi lo spagnolo paga un pedaggio salatissimo, soprattuto nei confronti di coloro che pensano che far scontare a lui la mancanza di competitività di Valentino Rossi o di Morbidelli, possa avere un qualche valore catartico.
Il problema è che questa immaturità non nasce dai tifosi (a cui da questo punto di vista tutto può essere concesso), ma da quei media che negli ultimi mesi (e fino a novembre di quest’anno) si occuperanno di accanirsi terapeuticamente nei confronti di quello che li nutre, cercando di alleviarne il più possibile le sofferenze sportive per differenza, ossia facendo vedere quanto il mal comune possa essere una sorta di mezzo gaudio.

In sintesi: Ma Vinales non era quello “tappato” da Rossi e che senza Rossi avrebbe dovuto risorgere? Non era quello che “vi faccio vedere io cosa combino se mi lasciate dire, fare, sviluppare”?

In realtà il buon Maverick divideva il pedaggio con Marquez ma il pluricampione ha pensato bene di tornare a vincere con una vittoria che vale sicuramente di più della prima uscita in Qatar del numero 12. E quindi adesso il  n12 è da solo.

Poi, sia chiaro: chi nega che Maverick alterni gare da campione ad episodi di vagabondaggio in stato confusionale, vuol dire che è matto. Ma forse bisognerebbe anche cercare di analizzare quello che succede e perché. Analizzare non è giustificare, che è più una cosa da fans, da uffici stampa o da personaggi che tengono famiglia.
E per questo è più difficile e pericoloso.

Ripetiamolo chiaramente. Vinales in carriera di cose strane ne ha fatte e continua a farne. Ha segato Ramon Forcada (non ha senso), e recentemente Garcia per Galbusera (altro cambiamento dettato dalla disperazione e non ce ne voglia il buon Silvano). Si narra poi di una serie di scleri mestruali e numeri da soubrette anziana, alternati ad episodi di santità sportiva. Esattamente come in pista, dove è oro e fango senza alcuna prevedibilità. Se qualcuno ci raccontasse che un Maverick Vinales si alterna ad un gemello caratterialmente opposto, non sarebbe difficile crederlo.

Però non è così, e quindi va capito prima di tutto cosa gli succede in testa e intorno.

La casa dei diapason come mala gestione tecnica è messa male come Honda se non addirittura peggio, se si considerano la varietà e la profondità temporale degli errori commessi.
L’aver lasciato andare via Lorenzo, il rapporto con e fra i piloti nello sviluppo dopo la vittoria dell’ultimo titolo, la mai chiarita assgnazione dei ruoli tecnici fra i suoi piloti (lo stesso Lorenzo vs Rossi e poi Quartararo vs Vinales), gli sviluppi multidirezionali, i muri concessi, la storia delle valvole e della squalifica, la giostra dei capitecnici, una mancanza di polso generale nella gestione delle piccole cose come gli equilibri sportivi e quelli disciplinari.

La verità è che in Yamaha è sempre successo di tutto ed sono sempre state perseguite troppe strade contemporaneamente.

Il duo Jarvis-Meregalli non ha mai avuto né l’autorevolezza tecnica di Dall’Igna, né la morbidezza diplomatica e rassicurante di Brivio, né tantomeno quella carismatico dittatoriale di Puig, senza scomodare Suppo o gli altri big.
E il nostro retroscena, chiamatela pure storia, inizia da qui.

Ci sono rumors che solo recentemente sono stati lasciati fluire che parlano di una storia Yamaha, quella dal 2020 in poi, che non è andata come previsto. Nel box, infatti Jarvis e Meregalli, si erano fatti un film diverso.

Il team ufficiale 2021 sarebbe dovuto essere composto da Quartararo e Rossi, questo in virtù dell’addio di Vinales, ormai ad un passo da Ducati. Avete letto bene.

Per la firma con Bologna, mancavano solo i dettagli ma lo spagnolo preso da mille dubbi e ripensamenti, sarebbe volato dal Qatar (dove risiede), direttamente in Giappone e avrebbe firmato, proprio in azienda, un contratto che lo avrebbe rassicurato e accontentato su tutto, a partire dal siluramento di Rossi in direzione Petronas. Un contratto però che avrebbe dovuto firmare, nel caso, in un altro posto e con altri interlocutori.
Chiaramente a Iwata contano più che in Olanda, ma lo scavalcamento (che in un’azienda non si fa mai), non deve essere molto piaciuto a Jarvis, che da direttore sportivo, si troverebbe un pilota che non voleva, che ha rinnovato scavalcandolo e quindi delegittimandolo, e che, guarda un po’, va malissimo.

Da qui in poi scegliete lo scenario che volete, tanto il presente non cambia.

1) Con un Quartararo che funziona, Vinales è abbandonato al suo essere altalenante, ed è punito da Jervis, così impara a mettersi contro chi comanda sul campo. Si va dietro a chi vince.

2) Vinales sarebbe stato un disastro comunque e quindi le cose non hanno alcuna correlazione. Jarvis non c’entra e Vinales si è sportivamente tappato da solo, come ha sempre fatto negli ultimi anni.

Di sicuro c’è uno scenario n3, che si interseca comunque con i due precedenti.
Ovvero quello che vede una Yamaha che se fosse un pilota dovrebbe essere lasciata lei a piedi per prima, per aver permesso la proiezione dello stesso film per l’ennesima volta.
Il film è quello della direzione incerta e di quello sviluppo sbilanciato che lascia sempre, sistematicamente un pilota orfano.
Come successo con Vinales quando era con Rossi, fra Rossi e Lorenzo prima, e fra Vinales e Quartararo adesso.
Con l’aggravante, di essere comunque colpevolizzato quando non va.
Non una seconda guida, quindi, ma due prime guide di cui una funziona e l’altra viene vista come un peso. E viene biasimata.
Una cosa che non succede in nessun altra squadra e che quando succede è sempre e solo l’inizio di una mega implosione.

Quindi adesso Vinales, che evidentemente è un incostante, un mai contento, un indeciso, ma anche un super talento, si trova ad avere solo lati negativi. E chiede a Yamaha di poter avere quello che ha firmato nel contratto, con il dettaglio che sul campo come interlocutore c’è proprio la persona che ha scavalcato.

Alla fine, al di là dei retroscena e dello scenario scelto, la situazione non cambia. Vinales rimane quello che è, Yamaha è davanti all’ennesimo paradosso gestionale, perché anche se Quartararo rischia di vincere il mondiale, se tre piloti su quattro sono disastrosi, qualche domanda bisogna farsela, e c’è uno spreco di talento e di risorse. E in più nessuno, ma proprio nessuno, è contento.
Avrà ragione, Vinales? Parlano i punti, ma almeno c’è qualche elemento in più per valutare le cose.

Chi festeggia, è Ducati, che ha rischiato di trovarsi nel box un fantasma. Oppure magari, chissà, con lo sliding door del caso, magari in un contesto diverso avrebbe pescato un campione.

Valentino Rossi e Petronas: niente happy days, ma è a rischio anche l’happy ending!

Happy ending

Abbiamo visto tutti che gli happy days fra VR46 e Petronas, non ci sono stati. E’ iniziata che erano tutti amici e alla fine sono a rischio anche i rapporti con Morbidelli, legato giustamente più al suo “capo” che ad una squadra che, dopo un secondo posto nel mondiale, non lo ha di certo gratificato (per colpa del suo capo, comunque).
Ma la storia è così tesa che oltre ad essere venuti meno gli happy days, è a rischio anche l’happy ending, soprattutto anche in virtù delle recenti frasi del boss di Petronas, Razlan  Razali .

1) “E’ stato interessante e costruttivo avere a che fare con Valentino ma è stata stata un’eccezione perché di solito ingaggiamo giovani talenti.”
2) “Il contratto con Rossi scade a novembre quando finisce la stagione.”
3) “Non abbiamo detto né che rinnoviamo, né che lo rilasciamo.”

Queste tre frasi significano, detta all’orientale, che

1) Rossi è stato imposto o per lo meno scelto in base a criteri non puramente sportivi.
Questa spiegazione è supportata anche da altre recenti dichiarazioni che parlavano, da parte di Petronas, di “soddisfazioni comunque commerciali”.
Un messaggio che va letto, se si conoscono gli orientali con “non ha funzionato niente ma non ci abbiamo rimesso” (diciamo che è un messaggio più in direzione azionisti).

2) Ci sono obblighi contrattuali che vincolano il pilota a chiudere la stagione.
Che non gli venga in mente di chiudere prima.

3) Petronas non ha ancora detto che lo rilascia perché solitamente è Petronas che non rinnova, non il contrario.
Quando Petronas deciderà di comunicare che non rinnova con Rossi, si sapra da Petronas.
Un po’ come quando è stato stipulato il contratto. Ha deciso Petronas come e quando sancirlo ufficialmente.

Queste cose qui, chi conosce gli orientali (ancora più complesso interagire con orientali musulmani), sa che sono fondamentali.
Innanzitutto non è finita bene, ma questo lo avete già letto su questo sito ad aprile e a maggio.

Secondariamente, diversamente da quello che vuol far credere la stampa amica (di Rossi, si intende), non è quest’ultimo che decide.
In realtà nessuno potrebbe costringere a correre un pilota che non vuole farlo, ma se questo pilota ha fretta o vuole imporre certe clausole, potrebbe non finire come dice lui.

Insomma, bisogna chiudere in amicizia, oppure, dopo gli happy days rischia di sfumare anche l’happy ending.
E sappiamo più o meno tutti quanto in certe cose il finale felice, sia importante.

 

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MotoGP: Marquez torna re al Sachsenring, poi Oliveira e Quartararo. Bene Aprilia, Ducati bocciate!

MM93 win

La gara del Sachsenring che consegna a Fabio Quartararo ancora una volta la leadership del mondiale, è fatta di un solo tema: Marc Marquez sì, Marc Marquez no.
E invece i temi sono tanti, nonostante la gara si basi solo sulla fuga per la vittoria del numero 93.
Ci sono le Yamaha in crisi, perché a parte Quartararo è un dramma vero, ci sono le KTM che ormai funzionano bene (Petrucci e Lecuona sono invece nel dramma), c’è l’Aprilia in crescita che prima o poi si impossesserà del podio che le spetta.
Le Honda, invece, sono destinate ad essere legate a doppio filo ad un solo uomo mentre invece, le Ducati pagano dazio.
La pur incredibile rimonta di Bagnaia non può essere sufficiente per essere felici a Bologna. Manca sempre qualcosa e se il cavallo che parte davanti non è quello che arriva per primo, qualcosa non va. Niente da dire sulle Suzuki, anonime all’inverosimile .

Minicronaca della gara
Ma proprio mini, diciamo micro. Al via Marquez al comando davanti ad Aleix Espargaro fino alle prime gocce di pioggia che poi si interrompono per riprendere qualche giro dopo.
Sono i due momenti decisivi perché con la pioggia lo spagnolo si prende due volte la libertà di rischiare tutto. E sono quelle due scelte che gli regalano una gara che sembra disegnata per lui.
Quello che succede dietro è indefinibile: disastro totale Yamaha, conferma KTM e tanti errori da parte di tutti.
Bagnaia fa lo slalom e questo significa che ci sono tante cose che non vanno. Zarco sbaglia e si spaventa, Miller come lui, ed Espargaro ci crede ma non basta. Non ci sono eventi specifici, solo dejavu.

Così comunque all’arrivo:
Marquez, Oliveira, Quartararo, Binder, Bagnaia, Miller, Aleix Espargaro, Zarco, Mir, Pol Espargaro a chiudere i dieci.

Due righe sulle qualifiche. Impensabile vedere piloti che pascolano in attesa di un gancio. Se Zarco, Miller e Quartararo hanno lavorato da soli, lo possono fare anche gli altri. Inutile pretendere correttezza dai junior della Moto3 se poi gli adulti si comportano anche peggio.

 

Pagelline
Marquez
Ok è la sua pista ma la vittoria non è scontata.
Lo spagnolo fa due scelte folli e viene ripagato.
Da lì si capisce che la storia è scritta
Voto 10

Oliveira
L’anti Marquez non concretizza ma fa comunque paura.
Ktm con lui funziona e son tre podi di fila.
Voto 9,5

Quartararo
Vedendo i compagni di marca deve bere prosecco a garganella.
Oggi quello che gli interessa è tenere in piedi il campionato e così va, e quindi è un podio che vale vittoria.
Voto 9

Binder
Appena sotto al podio vuol dire che la moto funziona. Lui è un po’ più altalenante e non ancora un top rider ma la crescita è evidente.
Voto 8

Bagnaia
E’ vero che arriva quinto dopo una gara in cui si trova anche sedicesimo ma non si può essere sempre assolti per tutto.
I top rider devono saper fare anche le rimonte, oltre a saper partire bene in griglia. Bagnaia ha tutti i numeri per non dover cercare scuse e la gara di oggi lo dimostra.
Voto 7,5

Miller
Forte, determinato, e anche pulito, ma alla fine cede.
Non ci crede ed è solo colpa sua. Al netto dei problemi, perde uno scontro diretto che non dovrebbe perdere.
Voto 7

Aleix Espargaro
Qualcuno si lamenta che è lento e che ostacola gli avversari.
La verità è che Espargaro lotta con quello che ha e dà sempre tutto. Anche quanco le cose non vanno bene, Espargaro non si tira mai indietro.
Voto 8

Zarco
Da candidato per la vittoria a vittima di una candid camera.
Crolla subito e non si riprende più.
Voto 5

Mir
Ok puntare sulla rimonta, ok anche quella di oggi, ma non ci si può basare solo su questo. Mir porta a casa una gara tanto spettacolare quanto inutili per il tipo di classifica a cui dovrebbe ambire lui.
Voto 5

Pol Espargaro
Con Marquez che vince e Pol Espargaro che chiude i dieci, si spiegano tante cose. Ossia che una moto vale quanto vale il suo secondo pilota.
Voto 5

Misano, Gara2: finalmente Razgatlioglu, poi Rinaldi e Rea che mette una pezza!

Razgatlioglu Win

Se la superpole race è un’esecuzione, con Redding che fa il sorpasso del mese e sistema le cose in modo pericoloso ed efficace, andando a vincere la seconda, gara2, invece, è qualcosa di diverso.
Non vince Rinaldi, e ci può stare, ma ne porta finalmente a casa una Razgatlioglu, che come seconda forza del mondiale ha un disperato bisogno del gradino più alto.
Se lo guadagna di polso e di testa mentre Rinaldi soffre (nemmeno troppo) e Rea cerca di rattoppare un fine settimana che non è dei suoi. Eppure è qui che il sei volte campione fa capire come ha vinto tutti i suoi titoli. La costanza è tutto.
Per quanto riguarda il resto?
Benino la Honda (solo Bautista), meglio ancora Gerloff, che smette di sdraiarsi e sdraiare… e grandi prestazioni da parte dei nostri rookie maturi. Tutto nero, invece, in BMW e nell’altra metà del box Kawasaki.
Un discorso a parte lo merita Redding, che parla tanto ma alla fine subisce sempre. Cambia solo chi gliele dà.
Prendere nota: a Donington verrà proiettato un altro film.

Minicronaca della gara
Al via Rinaldi parte bene ma l’errore arriva in due curva.
Rea è davanti anche se in rettilineo la Ducati è strabordante.
Quello che Rea acquisisce nel misto, l’italiano lo guadagna sui lunghi.
A 18 dal termine Rea cede a Razgatlioglu e la lotta col campione in carica fa permette la fuga di Rinaldi, davanti, così come il rientro di Redding che cerca di aggiungersi al trio.
A meno 14 al carro Razgatlioglu entra e pensa alla vittoria mentre Rinaldi sembra raggiunto da Davies.
Razgatlioglu, Rinaldi, Rea, Redding, Gerloff, Lowes, Bassani, Bautista, Locatelli, con Van Der Mark che chiude i dieci!

Pagelline
Razgatlioglu
Finalmente ne vince una. Non spreca e capisce come e quando ci deve provare. Gara perfetta.
Voto 9,5

Rinaldi
Nemmeno domenica è sempre domenica. Può dirsi comunque soddisfatto.
Resta il fatto che gestendo meglio avrebbe vinto anche questa.
Ma va bene anche così.
Voto 9

Rea
Ci mette un’altra pezza e comunque è un terzo posto migliore degli altri due del week end, perchè almeno lotta un po’.
La verità è che dopo aver capito che questo non è il suo fine settimana, fa quello che un campione del mondo deve fare.
Voto 8,5

Redding
Non è chiaro cosa ci sia da festeggiare. Prende 9 secondi e a momenti deve gestire anche Gerloff. In più di lamenta di cose senza senso come il peso. I suoi problemi sono altri, tipo che troppo spesso prende gli schiaffi. Cambia solo chi glieli dà.
Voto 6,5

Gerloff
Non sembra una di quelle gare belle a cui ci ha abituati, invece la sua è una proba di maturità e intelligenza, dopo gli zeri sicuramente non necessari dei round precedenti.
Voto 7

Lowes
Sempre più anonimo. Lontano e anonimo.
Voto 6,5

Bassani
Miglior Rookie e miglior indipendente. Ok che è a casa, però c’è di che festeggiare. Senza montarsi la testa… ma è una gara top.
Voto 8

Bautista
Si becca una sufficienza piena perché con lui Honda è già molto meglio di BMW. Mentre Haslam crolla, lui cresce. Piano ma cresce.
Voto 7

Locatelli
Altra bella gara di Locatelli. Tranquillo, poche fesserie, ben assistito.
Voto 7,5

Van der Mark
Inutile infierire. Un’ottima moto mal gestita e mal sviluppata.
Voto 5

Misano, Gara1: Rinaldi davanti a Razgagtlioglu e Rea. Assaggiate un po’ ‘sto crescione Romagnolo!

Rinaldi Misano

Misano gara 1 è noiosa. Non ci prendiamo in giro.
A meno che, da tifosi non si goda per il successo di un italiano su moto italiana su una pista “italiana”, marchiata San Marino.
Da questo punto di vista è un successone e soprattutto interrompe un periodo bulimico tutto verde.
Eppure la Superbike offre ancora troppe ombre. Sono quelle delle seconde guide che in pratica non esistono, delle BMW in crisi nera, e delle Honda che fanno, almeno una, ma solo una, il possibile.
Le note positive? I rookie Italiani… quelli ci sono.
Ma nella gara di casa non fanno testo. Solo che noi ce li godiamo ugualmente.

Micro cronaca
Al via Rinaldi insiste subito su Rea e forza la mano.
Rischia ma gli va bene e rimane in testa.
Alle sue spalle, appunto Rea, Redding e Razgatlioglu che fa meno di quel che sembra.
La gara scorre senza scossoni. Rinaldi tiene un paio di decimi di vantaggio ma dietro di lui succede davvero ben poco.
Rea, Razgatlioglu, Redding, Lowes, Davies, Bautista, Bassani e Locatelli che chiude i dieci. Il resto è davvero tutto molto lontano, soprattutto le seconde guide di BMW, Honda e Yamaha.
A 12 dal termine Rea sbaglia e perde la gara pur rimanendo in piedi. Non va altrettanto bene a Davies un paio di giri dopo, out mentre è settimo alle spalle di Sykes.
A cinque dal termine Rinaldi è saldamente al comando davanti ai “soliti” inseguitori mentre si segnala la gara esemplare di Bassani e Locatelli, comodamente in top ten.
Dopo aver dominato nelle sessioni di qualifiche, superpole esclusa, il delfino Ducati porta a casa la prima vittoria nella gara in cui da lui ci si aspetta di più.
Rinaldi, Razgatlioglu, Rea, Redding, Lowes, Bautista, Bassani, Sykes, Locatelli e Van Der Mark a chiudere i dieci!

 

Pagelline

Rinaldi
Assaggia sto crescione… è romagnolo.
Questo deve aver detto Rinaldi in occasione della sua tanto prematura quanto indovinata entrata su Rea a curva 1 del giro1.
Eppure la gara si è decisa lì. Poi è stato quasi come compilare un modulo. Rea gli fa un regalo che forse non gli serve.
Voto 9,5

Razgatlioglu
E’ andato in pellegrinaggio a Tavullia ma evidente non ha bevuto l’acqua. Mai della partita, prende, lui sì, un regalo da Rea.
Altrimenti sarebbe “semplicemente” terzo.
Voto 8,5

Rea
Non riesce nemmeno a cadere quando “non ne ha”. I mondiali si vincono da predestinati. E ridurre i danni quando non si può fare di meglio, è il modo migliore per portare a casa i titoli.
Voto 8

Redding
Non è lui la prima guida Ducati a Misano. Sembra evidente.
Ma ogni volta per un motivo diverso, Redding trova il modo per non vincere il campionato.
Voto 6

Lowes
E’ evidente che c’è un magnete che lo tiene dietro a Rea qualsiasi cosa gli succeda. Comunque Lowes, arriva dopo.
Voto 6

Bautista
La Honda vale quanto Haslam. Bautista ci mette tanto del suo. E oggi non si stende nemmeno.
Voto 7,5

Bassani
Voto bello tondo ad un pacchetto pilota/team che stupisce ogni volta. Ok, qui si gioca in casa, ma è la gara è davvero da ricordare.
Voto 8

Sykes
Ogni gara è una seduta dallo psicologo, per Sykes. Nonostante finisca le gomme, nessuno fa meglio di lui sulla tedesca.
Ma non doveva essere la moto da battere?
Voto 6,5

Locatelli
Bravo anche lui. Meglio di tanti altri da cui ci si aspetterebbe di più. Eppure si può crescere.
Voto 7

Van der Mark
I presupposti erano altri. E anche le dichiarazioni, gli intenti, e la stampa amica, avevano altre attese. Piadina asciutta
Voto 5

Montmelo: Oliveira, Zarco e Miller. Quartararo sesto con la patta aperta. Orrore Honda!

Oliveira Win

A Montmelo una gara divertente e dal risultato inatteso, almeno se non si segue con attenzione la MotoGP.
E’ evidente dal venerdì che Quartararo è l’uomo da battere ma non guida la moto da battere. Le moto da battere sono i super mostri Ducati e KTM, che in rettilineo non si limitano a sorpassare, ma pretendono, riuscendoci, anche di sottomettere gli avversari.
E le due europee sono guidate da personaggi capaci… forse imprevedibili ma sicuramente adeguati ai risultati che contano.
Tutto il resto è inconsistente. Le Yamaha, a parte Vinales (ma solo nelle qualifiche) non esistono. Morbidelli annaspa e Rossi è indecente prima di cadere. L’unica Suzuki, invece, troppo… moderata. E troppo poco affilato Mir per tagliare davvero.
Ma chi fa veramente orrore è Honda che i suoi, o li manda in terra, o li narcotizza, dato che non sembra possibile guidare la RCV con l’ambizione di stare davanti. Marquez almeno cade quando ci prova… ma gli altri, una pena.
Non c’è niente da dire su Honda. Niente che non siano volgarità.
Niente da aggiungere nemmeno sullo scenario generale, se non che KTM lavora per il lungo periodo ed è quindi i discorsi di inizio stagione, non hanno senso. Aprilia, invece, troppo nelle mani di Espargaro, che fa?

 

Minicronaca della gara
Miller parte a razzo e Oliveira beffa subito Quartararo davanti a Mir e Zarco, poi infilato da Espargaro su Aprilia.
Due giri e Oliveira è addirittura in testa davanti a Miller e Mir, poi sostituito da Espargaro.
A meno 17 con Oliveira e Quartararo a giocarsi la vittoria seppur distanti, va out anche Marquez, che segue il volo di Pol Espargaro.
A meno 13, gli eventi sono la caduta di Aleix Espargaro e la fine della fuga di Oliveira, che è preso e passato da Quartararo.
I due sportellano nel misto ma nel dritto è la moto Austriaca quella da battere. Mir, invece, perde il disturbo di Miller e trova quello di Zarco, che lo sottomette in rettilineo.
Gli ultimi giri sono il calvario di Quartararo. Già violentato da Oliveira, si ritrova tuta aperta e protezione del petto che gli vola via… ammesso che non sia lui ad aprirla per motivi ignoti.
Lo passa Zarco e lo aggredisce anche Miller.
Per il francese persino il podio sembra oro e infatti con la penalità di tre secondi per manovra fuori traiettoria, nemmeno quello porta a casa. Ma è sempre meglio della squalifica che meriterebbe. Non si possono consentire quattro giri in condizioni così pericolose.
Oliveira, Zarco, Miller, Quartararo, Mir, Vinales, Bagnaia, Binder, Morbidelli e Bastianini a chiudere i dieci.

Oliveira
Essere il vincitore plausibile ed essere il vincitore reale, non è la stessa cosa. Oliveira questa se la vince meritandola, anche di testa. Non è vero che Quartararo gioca con lui. E’ esattamente il contrario. Il solo motore non basta. E infatti non si sono viste altre KTM sul podio.
Voto 10
Zarco
La Ducati più costante. Il francese con altri due giri avrebbe potuto sognare. I giri non c’erano e va bene anche così.
Una gara quasi perfetta. Le qualifiche facevano presagire qualcosa, ma qui siamo oltre. Perché, diversamente dagli altri ducatisti, lui ha il controllo della situazione e non è in balia degli eventi.
Voto 9,5

Miller
La verità è che gli regalano un podio, ma cambia poco.
Comunque lui è lì. Di certo gli manca essere artefice, nel bene, del proprio destino.
Voto 7,5

Quartararo
Non è chiaro il motivo dell’apertura della sua tuta (un insetto, un problema alla zip, non si sa)… ma la faccenda gli costa solo il podio, perché la gara non l’avrebbe mai vinta. Rimane l’uomo da battere che però non guida la moto migliore. Per quanto riguarda oggi, una bandiera nera non avrebbe guastato.
Update: altri tre secondi di penalizzazione per guida irresponsabile. Sesto posto per lui.
Voto 8

Mir
Lo spagnolo sembra non forzare mai e sembra essere troppo morbido.
Diversamente dal suo compagno di squadra, rimane in piedi, ma non è così che si vincono i mondiali. Il 2020 è stata un’eccezione.
Voto 6,5

Vinales
Aspettarsi di più era lecito, ma un sesto posto non è male.
Certo non è un pacchetto da mondiale… ma c’è chi fa peggio.
Voto 6

Bagnaia
Un week end negativo. E una gara nel completo anonimato.
Non brutta. Anonima, che forse è peggio.
Voto 5

Binder
Fa belle cose nel w.e. e in gara, ma il risultato è lontano da quello del suo compagno di squadra.
Voto 5

Morbidelli
In confusione, in difficoltà…ma non da oggi.
Troppo altalenante.
Voto 5

Bastianini
Best rookie. Altro che Marini e Martin. Due che hanno il futuro garantito ma fanno ben peggio di lui… che in verità fa una gran gara.
Voto 7