Assen, gara2: Rea vince il gioco del Loca e prende il largo!

Rea Assen 2

Gara 2 ha un’unica emozione. Il conto alla rovescia che vede protagonista Rea nella sua caccia a Locatelli, eroe positivo di giornata. Che Johnny debba vincere, si sa, ma tutti guardano golosi la gara del rookie italiano., sperando un qualcuno che sparigli le carte anche se sanno che non succederà
Eroe negativo, invece, Garret Gerloff, che paga mediaticamente carissimo un normale errore di gara sbagliando a tirare giù proprio il collega al momento più amato in quanto unico antagonista di Rea., quel Razgatlioglu che vede riallontanarsi una vetta che fino a sabato era sua.
Crocifisso l’americano, che invece fa un errore normale, per quanto pesante, e che andrebbe invece valutato per quello che fa di buono, tutte le volte.
Inutile il resto, perché Redding non colma nessun gap e tutti gli altri non fanno niente di che. Si salva, almeno questa volta, Alvaro Bautista, che finisce una gara e la finisce bene., mentre Davies prende coscienza del fatto che i podi e le vittorie che si era promessi a inizio campionato, rischiano di essere un miraggio.
Con Rea dominatore predefinito e Locatelli rivelazione, ci dobbiamo accontentare.

Minicronaca della gara
Al via di gara2 in testa ci va Locatelli dopo che Gerloff tocca Razgatlioglu e lo butta fuori.
Lo segue Rinaldi, poi Lowes, Redding, Van Der Mark e Rea favanti a Sykes, Davies, Bautista e Mercado che chiude i dieci.

La gara scivolas sulla rimonta di Rea che arriva alle spalle di Locatelli mentre alle sue spalle le Ducati Aruba si annullano e consento l’arrivo di Davies.
A meno 10 Locatelli è ripreso e in seguito passato anche da Redding. Il bergamasco però non si arrende e prova ancora ad entrare su Redding.
Mentre Sykes si annulla e Rinaldi piomba in ottava posizione, finisce gara due di Assen in cui Rea vince facile facile la terza gara in due giorni.
Rea, Redding, Locatelli, Davies, Bautista, Van Der Mark, Lowes, Rinaldi, Bassani e Haslam a chiudere i dieci.

 

Pagelline

Rea
Dominatore totale e assoluto. E sembra anche prendersela comoda.
Voto 10

Redding
Fa secondo ma non colma nessun gap. Oggi è evidente che non può vincere nessun campionato. Non senza stravolgimenti esterni.
Voto 9

Locatelli
Va sul verde e butta via un podio in Superpole Race, ma si rifà con gli interessi. Quello che gli succede, se lo merita tutto.
Voto 10

Davies
Si rifà alla grande… o quasi. Ma la verità è che non può essere contento. Ad inizio stagione si parlava di vittorie e podi. Dove sono?
Voto 7,5

Bautista
Porta a casa un quinto posto per il quale, siamo sicuri, firmerebbe ogni volta. In gara 2 rimane tranquillo e non butta via. Cresce di esperienza, nel finale.
Voto 7,5

Van der Mark
Gara di casa non molto fortunata. Ma gli è andata anche peggio nel week end. Lascerei perdere i propositi di vittoria.
voto 6

Lowes
La distanza fra Rea e Lowes. Questo bisgna quantificare.
Voto 6

Rinaldi
Lotta, lotta, poi piomba nel mare dei problemi.
Voto 5

Bassani
UN po’ meglio che decimo… però la matricola non riesce a fare quello step. Sia chiaro, va già bene anche così.
Voto 6,5

Haslam
Pigro e sonnecchioso, fa il suo mestiere. Ormai la sensazione è che timbri il cartellino.
Voto 5

Assen: ancora Rea davanti a Redding e Razgatlioglu. Il resto è noia!

Gara1 di Assen, accorciata dalla red flag per l’incidente di Jonas Folger, offre un risultato comunque intero e corrispondente alla realtà perché a giocarsi il podio sono gli unici a sembrare piloti professionisti. Rea, Redding e Razgatlioglu.
Il resto della griglia è formata da promesse e rider in declino che ormai sono il ricordo sportivo di quello che furono.
A stupire c’è Gerloff, che parte ultimo e arriva sesto con una rimonta interrotta dalla bandiera, e i due italiani Locatelli e Bassani. Il resto è delusione. Da Sykes a Davies, passando per Haslam e Bautista.

Minicronaca della gara
In super pole il risultato è questo: Rea, Razgatlioglu, Redding, Rinaldi, Lowes, Folger, Locatelli, Haslam, Van Der Mark, Bautista.
NQ Sykes e Gerloff…

Al via quelli forti nelle prime curve sono Razgatlioglu e Rinaldi.
Malissimo Davies che si trova ventesimo fino a che Bautista fa un volo da paura. Va subito fuori anche Lowes e poi Rinaldi nella stessa curva di Bautista.
A stupire, chiaramente anche grazie ai tanti out, è Locatelli che è quarto in lotta con Van der Mark…mentre fa paura Gerloff che partito ultimo si trova in ottava posizione.
A metà gara il duello vero è quello fra Redding e Razgatlioglu, il che favorisce l’allungo di Rea, orrmai avanti di quasi un secondo.
Folger va out e c’è preoccupazione. Red flag e gara finita.
Viene interrotta qualche rimonta ma, questo è sicuro, va tutto come è giusto che vada.Rea, Redding, Razgatlioglu, Van Der Mark, Locatelli, Gerloff, Sykes, Haslam, Davies, Bassani.

Pagelline

Rea
Qui fa quello che vuole e lo va come vuole.
Niente altro da aggiungere.
Voto 10

Redding
Lotta senza paura e rischia qualcosa ma porta a casa un secondo posto. Appare insoddisfatto ma più che lamentarsi di non aver preso Rea causa red flag, dovrebbe essere sollevato per non aver dovuto gestire Razgatlioglu.
Voto 9

Razgatlioglu
Il terzo posto può anche star bene, ma nessuno mi toglie dalla testa che avrebbe potuto essere comodamente secondo.
Voto 9

Van Der Mark
La classifica dice podio, il foglio dei tempi dice che Locatelli forse avrebbe potuto raggiungerlo e lottare con lui.
Voto 8

Locatelli
Bellissima gara. Favorita da qualche ritiro, ma comunque ineccepibile. Locatelli è una delle cose più belle di questo campionato.
Voto 8,5

Gerloff
Da ultimo a…sesto. E chissà cos’altro avrebbe potuto combinare senza bandiera. Ma va davvero bene anche così. L’americano è un asso.
Voto 9,5

Sykes
Il britannico fa una gran fatica. Oggi non è proprio la sua giornata.
Voto 6

Haslam
Almeno lui finisce in piedi, ma è più facile se non spingi davvero.
Horror Honda.
Voto 6

Davies
E’ evidente che i progetti di vittoria, podio e piazzamenti di rilievo, sono da abbandonare.
Voto 5

Bassani
Oggi l’italiano perde un’occasione. Quella di fare qualcosa in più.
La gara è comunque buona e lui rimane uno dei migliori prospect in griglia.
Voto 6,5

Carlos Checa: intervista del decennale del titolo. Sassolini dallo stivale e consigli per Ducati e WSBK!

Moto dei Miti Decennale

Nell’evento per il decennale della vittoria Mondiale di Carlos Checa e Althea su Ducati a Moto dei Miti, il mega museo storico ed emozionale creato da Genesio Bevilacqua, come presentatore dell’evento non ho potuto fare il Misterhelmet e fare le domande “giuste”. Non ce n’è stato bisogno.
I sassolini dalla scarpa sono saltati fuori con aneddoti, storie e racconti, oltre a dichiarazioni che ci hanno spiegato come ha fatto una squadra privata che è diventata ufficiale l’anno dopo aver vinto, a portare a casa un mondiale che dopo dieci anni Ducati non è ancora riustita a ripetere. E soprattutto come ha fatto Carlos Checa che in carriera non aveva mai vinto un mondiale e che in partenza i book makers davano 51:1, a battere Max Biaggi e Marco Melandri, che invece erano le Superstars predestinate del campionato delle derivate di serie. Il tutto con una struttura privata di un team che quell’anno si era pagato una moto in cui Ducati aveva detto esplicitamente di non credere, dato che pensava ad altro.

Alla fine Carlos Checa è sempre un gentleman ma questo non significa che le cose non abbia voglia di dirle.

“Ducati non ha creduto in questa moto e ci ha lasciati soli ma noi abbiamo vinto lo stesso. Forse quel mondiale avrei potuto vincerlo anche un anno prima nel team ufficiale, se ci avessero creduto, ma va bene anche così”.
E’ una consapevolezza maturata nel tempo, quella dell’unico spagnolo ad aver vinto un mondiale Superbike, che deve aver capito come giravano le cose dopo averle guardate a freddo e da lontano, anche aiutato dagli eventi che sono seguiti.

E’ un analista, “El toro”. E da lui arrivano un paio di macigni su Ducati e sul mondiale Superbike.
Nell’intervista trovate le risposte alle domande:

Come mai la Superbike è in declino?
Quali sono le colpe?
Chi sono gli eredi di Jonathan Rea e come mai il nord irlandese ha ucciso la Superbike?
Chi è il pilota ufficiale giusto per Ducati MotoGP?
Cosa bisognerebbe fare per risolvere i problemi di Ducati?

Ma se pensate che Carlos sia il pilota che si presta alle polemiche e si fa manipolare solo perché è facile lasciarsi lusingare e trasportare nel giorno della sua festa, vi sbagliate.
La ricetta per Ducati, ce l’ha: deve provarla uno bravo ma… non lui. Insomma del tutto fuori sincrono rispetto agli sparasentenze che tanto fanno comodo agli acchiappaclick di oggi.
Forse è per questo che Carlos Checa è old school, nel senso buono, ed è anche per questo che forse, in un mondo che ha dimenticato le cose concrete, lui è il suo team sono stati gli ultimi a vincere in un certo modo.

Valentino Rossi e Aramco: i dubbi crescono. Si svegliano stampa e finanza, ma non da noi!

VR46 aramco

Chi vuole sorbirsi un gigantesco “ve lo avevo detto” può andare a leggere questo pezzo del 6 maggio in cui, con le dichiarazioni di partnership Aramco-VR46 ancora fresche, veniva già alla luce qualche dubbio relativo al fatto che, prima di tutto nel comunicato stampa non vi fossero né firme né virgolettati, e poi erano arrivate già le prime smentite da parte della compagnia petrolifera.
Da fine aprile sono passati oltre due mesi e di smentite ce ne sono state altre due. La prima è arrivata a fine giugno e la seconda, ad Assen. Quest’ultima è davvero la più pesante, in quanto proviene dalla bocca dell’amministratore delegato della compagnia petrolifera.
Facciamo brevemente la cronistoria sintetica.

1) Smentita dell’account stampa di Aramco, Adam Jibali, referente dell’agenzia Brunswick Group, che cura le relazioni di Aramco:
“Non c’è nessun accordo strategico tra Aramco e VR46. Non c’è mai stata alcuna relazione commerciale tra Tanal Entertainment e Aramco”. Sarebbe bastato già questo per preoccuparsi.

2) In seguito alcuni siti avrebbero ricevuto richiesta da Aramco Uk in merito alla rimozione della notizia dell’accordo VR46-Aramco dai siti di news con tanto di richiesta di rettifica e con la dichiarazione ufficiale sull’assoluta estraneità di Aramco con la VR46 e con la MotoGP. Poche anche qui le preoccupazioni, se non da parte di una manciata di professionisti, solo stranieri.

3) Per chiudere, il CEO di Aramco, ospite del team Pramac, avrebbe nuovamente e personalmente smentito di essere coinvolto nell’accordo. Quando gli sarebbero state fatte notare le parole del Principe, avrebbe risposto: “Sapete quanti principi abbiamo in Arabia Saudita?” Un’affermazione-spiegazione difficile da ignorare.

Questi tre macigni chiariscono il punto di vista di Aramco e ridimensionano le reiterate rassicurazioni che sarebbero arrivate dal Principe Saudita. Probabilmente, nonostante l’indubbia buona fede, c’è una certa distanza tra la volontà di sponsorizzare direttamente (tramite Aramco) o indirettamente, facendo passare Aramco tramite Tanal Entertainment, e il poterlo realmente fare con leggerezza, finendo in carena con determinati marchi.

Le multinazionali, anche quelle controllate dalle famiglie reali di paesi nei quali non si va troppo per il sottile, in quanto internazionalmente quotate, devono rispondere a dei criteri gestionali che non hanno troppi margini di interpretazione.
Ci sono i board, i consigli di amministrazione, i bilanci, il codice etico, e tutti i criteri di utilità aziendale che devono essere soddisfatti da una società sotto osservazione internazionale.

Nessuno ha dubbi che VR46 troverà uno sponsor munifico per la sua avventura. Semplicemente rischia di non essere questo, a meno che non vengano fatti importanti cambiamenti nei vertici delle società nominate.

Ma la cosa più grave non è quella di uno sponsor che sarà, molto probabilmente, sostituito da un altro, vista l’elevata appetibilità del team VR46, quanto il dilettantismo di tutti coloro che dovrebbero giudicare professionalmente la situazione per poi raccontarla, almeno così dovrebbe essere, con distacco.

Nei comunicati di apertura non si sono visti né virgolettati, né firme. Non si è nemmeno compreso nel dettaglio il collegamento fra le entità in gioco, Tanal Entertainment e Aramco, laddove la prima appare più un mediatore di interessi e attività e la seconda una multinazionale che gioca una partita di alto livello ed è sottoposta a regole precise. Si sono poi viste delle dichiarazioni sì nominali, ma mai congiunte, sullo stesso foglio degli impegni specifici di sponsorizzazione, per intenderci. Per non parlare delle smentite pesanti del petroliere, che sembra essere tutto tranne che controllato dai Principi.

Tanal e Aramco sono sì “di proprietà” dalla famiglia reale Saudita ma, il concetto di controllo finanziario e di famiglia reale saudita sono molto ampi a livello di significato.
Una multinazionale petrolifera non è un negozio di bottoni e ci sono consigli di amministrazione, board, azionisti da tenere in considerazione. L’amministratore delegato non è un cameriere ma una persona nominata per tutelare, a costo della sua stessa sopravvivenza, i privilegi dell’azienda la cui amministrazione gli è stata affidata. Una famiglia reale, in Arabia Saudita, è qualcosa di complicato, dal punto di vista del numero degli esponenti e degli equilibri fra i medesimi. Una rivalità, anche piccola, può avere un peso inimmaginabile.

Di tutte queste cose non visibili, oltre che di quelle visibili, dovrebbe tener conto un professionista dell’informazione.

Con l’eccezione di qualche sito straniero e di un paio solo dei nostri, invece, è stato come camminare a piedi nudi nel deserto del sahara del dilettantismo, fra le maestose dune dell’accondiscendenza.
Tutti i siti e le testate si sono comportate peggio di un ufficio stampa, dato che persino un responsabile comunicazione lavora su un minimo di virgolettato dei suoi capi, per mantenere il posto di lavoro.

La gara invece è stata solo quella di entrare nei dettagli economici mai scritti (20 milioni da dove spuntano?), nel fascino dell’operazione, e nelle pieghe bagnate del sogno populista di un Valentino pilota per un altro anno (e anche qui non si capisce il masochismo).
Ci si è soffermati sulle specifiche tecniche di moto che non si sa da chi verranno pagate e sui dettagli di piloti di un team che, per ora, c’è solo nelle intenzioni.
Diventa clamoroso, a questo punto, anche l’accordo con Ducati, se lo sponsor non ci sarà, e la certezza di tutti i protagonisti che, in barba alla mancanza di una qualsiasi sicurezza firmata, sono così tranquilli su tutto.
Questo perché significherebbe che un organizzatore come Dorna e un’azienda come Ducati, basano le loro scelte aziendali e commerciali su presupposti e desiderata che possono anche tranquillamente non esistere. Se anche lo sponsor ci sarà ma sarà diverso, sarà comunque gravissimo. Perché non è su quello che è stato un accordo pluriennale multimilionario. Quindi, in pratica, vorrebbe dire che “si è andati un po’ a culo”.

E alla fine, bisogna anche ringraziarla, Aramco, la quale, in seguito a tutti i render variopinti di moto, tute, caschi, etc, si è limitata a smentire e a chiedere rimozione di articoli, ma ancora non si è irritata per l’uso, a questo punto arbitrario di nome, marchio e coinvolgimento di un’azienda pur sempre quotata in borsa.
A qualcun altro sarebbe costato caro, dal punto di vista legale e mediatico. La zimbellitudine da paddock avrebbe raggiunto livelli stellari.

Insomma, quando anche sia tutto vero, qualcuno alla fine dovrà spiegare come mai c’è tanta resistenza da parte di un’azienda che dovrebbe fare quello che vuole il padrone ma, di fatto, sta cercando (riuscendoci) di non farlo, e tanta accondiscendenza da chi su queste cose ci dovrebbe ragionare.

Alla fine, in sintesi:
1) L’accordo è stato annunciato male e preso per oro colato nonostante mancassero i presupposti di base.
2) Le società Tanal e Aramco risponderanno anche alla stessa proprietà ma sembra siano invece in conflitto.
3) Alla stampa si può raccontare quello che si vuole che tanto sceglie sempre la soluzione che le consente di mettere in scena più storie e raccimolare più click, indipendentemente dagli indizi che le arrivano o dal buonsenso che servirebbe nell’analisi. Anche a costo di prostrarsi in modo da farla diventare una nuova categoria di Youporn.

Ma questo, perché?
Per gli stessi ingredienti che servono perché una truffa abbia successo (anche se qui non è di truffa che si parla):
Sparare in alto, pensare in grande e tirare dentro nomi troppo grossi perché ne venga messa in dubbio la veridicità.
E in questo caso siamo tutti davanti ad un sogno. Un principe vero, un principe dello sport, tanti soldi provenienti da chi nell’immaginario collettivo può disporne come vuole, e un brand, quello di Ducati, che è sicuramente il più appetibile per un romanticismo di successo.

Poi c’è un altro particolare: tutte le politiche di investimento di società saudite legate al governo di riferimento (lo sono quasi tutte), sono sotto osservazione per via della storica e reiterata violazione dei diritti umani sui quali il paese arabo si è dimostrato abbastanza disinvolto. Lo sport washing, ossia l’attività che prevede sponsorizzazioni massicce ad alto impatto per ingraziarsi i tessuti sociali e opinione pubblica di destinazione (edilizia residenziale, parchi divertimento, impianti sportivi) è da tempo sotto osservazione da parte di tutti i paesi Europei e non solo, oltre che di tanta stampa internazionale (a parte la nostra).

Sia chiaro: il team si farà, nessuno dubita, anche a costo di trovare un altro contributor o di far pagare tutto a Dorna. Ma la figuraccia rischia comunque di essere di quelle alcooliche.
Il reato è quello di informazione in stato di ebbrezza e ubriachezza molesta da click.

 



Donington, Gara2: Razgatlioglu domina, Gerloff e Sykes sul podio. Rea si annulla, Ducati lontane!

Razgatlioglu2

Gara 2 a Donington è noiosa dal punto di vista tecnico ma segna un punto di svolta in classifica.
Jonathan Rea non è più l’uomo più in forma del circus. C’è un fuoriclasse confermato e si chiama Razgatlioglu. Al di là di come finirà, in questo momento il turco è l’uomo di ferro. E non serve nemmeno che lo faccia pesare perché sono gli altri a farsi da parte.
Nell’elite entrano anche Gerloff e BMW che, seppur momentaneamente e grazie a Sykes, vede un po’ di luce.
Buio totale, invece, per Ducati. Così buio che le bolognesi dovrebbero correre con la livrea nera. Non è tanto il perdere, che è scandaloso, quando l’effetto resa che si respira. Mancano troppe gare per poterla vivere così male fino alla fine. E mentre Rea inizia a soffrire per l’ingordigia di non voler capire di non poter essere sempre primo, altri con la sofferenza non hanno mai smesso. Honda continua a rantolare e il resto della griglia è praticamente inesistente. E’ un mondiale fatto da 6 moto, solo un paio delle quali in grado di vincere.

Mini Cronaca
Al via in testa rimane Rea ma è Razgatlioglu che parte come solo lui sa fare, sgomitanto subito con Sykes e Haslam, ormai ex padroni di casa. E’ incisivo anche Redding, nei 10 sperando che non esagera come nelle ultime uscite.
Al terzo giro Razgatlioglu è pronto per infilare Rea. Lo fa comodamente e prende già qualche metro.
Dopo sette giri, davanti è ancora tutto uguale mentre è crollato Haslam, ormai a rischio top ten.
Al giro 12, Rea impiccatissimo va out e riparte ventesimo.
Con Razgatlioglu in fuga e Gerloff saldamente secondo, fra Sykes e Redding inizia un duello per il terzo posto che finisce dopo due curve. L’uomo Ducati lo raggiunge ma sbaglia e deve rinunciare.

Razgatlioglu, Gerloff, Sykes, Redding, Van der Mark, Lowes, Davies, Rinaldi, Haslam Bautista.
Finisce così.

Pagelle

Razgatlioglu
E’ quello che ne ha di più, forte del rinnovo e della fiducia che tutti hanno di lui. Quella in se stesso, invece, mai mancata. Un fuoriclassa in pista e fuori. Al momento, nessuno è come lui.
Voto 10

Gerloff
Ha pazienza e raccoglie i frutti. Se qualcuno gli spiegasse bene che per lui c’è un futuro da star, forse sprecherebbe meno.
O forse no… ma va bene così.
Voto 9,5

Sykes
Si merita il podio e anche qualcosa in più. E’ lui quello che mette una pezza alle mancanze di BMW che sembrano risiedere più nella gestione che nel mezzo tecnico. Sykes è sempre positivo e raccoglie frutti meritati.
Voto 9,5

Redding
Gara positiva ma non da contendente al titolo. E’ evidente, comunque, che è proprio Ducati che qui è persa.
Voto 8

Van der Mark
E’ uno di quelli che a Donington sa vincere. Eppure non è nemmeno l’ombra del suo compagno di squadra.
Voto 6

Lowes
Si  deve stendere Rea, ingordo, per vedere Lowes prima Kawasaki al traguardo.
Voto 6,5

Davies
Credo che ormai sia chiaro che non ha il pacchetto per vincere, anche perché qui Ducati manca in generale.
Voto 6,5

Rinaldi
Subisce e sparisce… ai margini della top ten. Le luci di Misano sono ormai spente.
Voto 5,5

Haslam
Forte al via poi cala. Cala Honda e cala anche lui che fisicamente non sembra al top.
Voto 5,5

Bautista
Come sopra. Sofferenza tecnico fisica. Forse Honda chiede davvero troppo ai suoi.

Superbike, Donington: Razgatlioglu guida come se l’avesse rubata. Rea battuto, Ducati sotterrate!

Razgatlioglu

Pista leopardata, gara incidentata.
Va più o meno così fra cadute, lunghi, larghi e svarioni.
Eppure, a meno di stendersi come fa ormai regolarmente Redding, gli sbagli non cambiano le classifiche.
I valori rimangono quelli: Razgatlioglu e Rea sono gli unici a giocare davvero la partita, le BMW si sgretolano come giganti d’argilla e Ducati saluta definitivamente il mondiale con lo zero di Redding e le gare orribili di Rinaldi e Davies, che le prendono anche dal privatissimo Bassani.
Il resto, o non c’è, o non cambia. Gerloff spreca, gli altri annaspano. E in più ci sono anche i doppiati.
Ormai in Superbike nemmeno la pista a chiazze garantisce più lo spettacolo minimo. Tolti i due funamboli davanti, è una miseria.

MIni cronaca della gara.
Al via Razgatlioglu passa da 13° al 2° posto, subito alla ricerca di Gerloff ma il gap da colmare è di un secondo.
Mentre Rea sbanda e rischia di perdere il controllo, Redding vola davvero e chiude la gara.
Un giro è quello che serve al turco per passare il campione del mondo che poi sbaglia e terrorizza il pubblicoc con un taglio nell’erba.

Al quarto giro il turco è in fuga ma Rea non molla. Nonostante gli errori Van Der Mark non riesce ad afferrarlo ma le BKW stupiscono comunque anche grazie alla pista umida.
A seguire Sykes, Haslam, Lowes, Gerloff, Mahias, Bassanini e Locatelli a chiudere i dieci.
Bruttissima, invece, la situazione di Davies e Rinaldi.

A metà gara il vantaggio di Razgatlioglu è oltre i tre secondi mentre alle spalle di Rea, ben lontani, lottano Sykes, Lowes e Gerloff, con Van der Mark, fuori dai giochi per il podio.

A sette giri dalla fine, con un piede sul podio, Gerloff butta via tutto scivolando nell’erba. Riprende comnunque abbondantemente in top ten.
Finisce così: Razgatlioglu, Rea, Lowes, Sykes, Van Der Mark, Haslam, Gerloff,Bautista, Mahias, Bassani a chiudere i 10

Razgatlioglu
Guida come l’avesse rubata e fa capire che in Yamaha devono fare quello che dice lui. E ringraziarlo.
La gara lui la chiuder al giro 1,5.  Si può anche andare al mare.
Voto 10

Rea
Fa la gara migliore possibile per essere uno che viene sconfitto e non può difendersi.
Alla fine sa che in giornate come questa, la soluzione più intelligente è quella di capitalizzare.
Voto 9

Lowes
Per la legge che conosciamo, finisce alle spalle del suo caposquadra. Niente da dire. I valori son quelli.
Voto 8,5

Sykes
Il povero Tom si ritrova a spremere sangue dalle rape.
E quasi ci riesce.
Voto 8,5

Van Der Mark
Anche per Van Der Mark, stesso discorso, con l’aggiunta di un paio di errori senza i quali avrebbe forse potuto raccogliere qualcosa in più.
Voto 7,5

Haslam
Questa è proprio casa sua. Ci insegna a grandi e piccini.
Eppure la sua gara è figlia di qualifiche sbagliate.
Voto 6,5

Gerloff
Rookie del giorno ma anche ingenuo della settimana.
Butta via un podio che è saldamente nelle sue mani.
Talento da sgrossare.
Voto 7,5

Bautista
Meno male che era quello che buttava i mondiali. La sua Honda è ingestibile, si impenna anche nel box e ciondola come un ubriaco.
La vera gara degli uomini Honda, è arrivare alla fine.
Voto 6

Mahias
Il francese cresce regolarmente ed è sempre più vicino al top. Anche oggi, un passetto.
Voto 7

Bassani
Un’altra ottima gara di Bassani, miglior Ducati all’arrivo.
Basterebbe già questo, eppure non è tutto.
Voto 8

Sofuoglu e Razgatlioglu: altrimenti ci arrabbiamo! Ad un passo da Ducati, rinnova con Yamaha!

Razgatluoglu

Kenan Sofuoglu è una persona chiara e limpida.
Lo era da pilota, e ha dimostrato di esserlo da manager.
Bastone e carota, con poche carote. Così lo ha definito il suo amico ed ex team manager Manuel Puccetti.
Sofuoglu sa cosa vuole per lui e per i suoi. In questo modo ha piazzato una mezza dozzina di demoni nei campionati più importanti.

Questa introduzione per far caso ad un paio di dettagli.
1) I piloti di Sofuoglu parlano poco e parla poco anche lui.
2) Sofuoglu ha le idee chiare e non perde tempo in stancanti trattative.

E’ vero che i turchi sono un popolo di commercianti e negoziatori instancabili, ma Sofuoglu non è un commerciante. Al suo paese è un eroe nazionale e un’autorità politica. Negozia molto poco e ha il vantaggio di aver vissuto sportivamente gli alti e bassi delle decisioni premature.

Per Razgatlioglu, in seguito allo smacco della 8h di Suzuka da parte di Kawasaki, ci sono stati i bagagli in direzione Yamaha.
Era già chiaro per il turco e il suo manager che il team Provec non avrebbe mai consentito al ragazzo di esprimersi per non danneggiare l’equilibrio con Rea. Decisione presa in 2 giorni, zero pippe giornalistiche e accordo fatto.
Via al volo verso la casa dei diapason dove però le cose non funzionano.

Non funziona la moto, non funziona il team e i piani non coincidono con quelli che ha in mente in buon Kenan: vincere il mondiale Superbike ed andare in MotoGP passando per la porta principale.

Il team Superbike di Paul Denning non è all’altezza, la moto non è buona per vincere e anche in MotoGP Petronas non è il posto giusto per Toprak Razgatlioglu.E’ proprio Yamaha che è indecisa. Non va bene.

Sofuoglu ha detto che Razgatlioglu farà altri due anni in Superbike ma si è guardato bene dal dire con chi perché l’idea era quella di parlare con Ducati.
A Bologna sono delusi da Redding e hanno deciso piuttosto di investire su Rinaldi. Forse avrebbero preferito Gerloff, altrettanto talentuoso e giovane, ma Razgatlioglu non ha grilli per la testa, non si lamenta mai pubblicamente ed uno che si comporta sempre bene… altrimenti guai a lui.
Se i patti sono chiari il turco è uno di quelli che apre il gas senza fiatare e senza fare cinema quando non serve.
Basta non far arrabbiare il suo manager. E invece niente. Sofuoglu si è mosso chiaro, pulito e veloce.
Mentre Ducati tentennava, è arrivata la contro offerta di Yamaha. Il contratto è con Yamaha Europe e prevede anche un piano di sviluppo sensato in MotoGP.
Per una volta Yamaha impara dagli errori di Kawasaki e tiene a sé uno dei suoi talenti migliori. Ducati, invece, perde l’ennesimo treno.

Ti è piaciuto questo articolo e questa pagina SENZA PUBBLICITA’ ?
Se vuoi sostenere  l’informazione indipendente di Misterhelmet, fai un giro sullo SHOP!

 

Vinales, via da Yamaha. Motivazioni, scenari futuri e ingaggi dei top rider!

vinales2021

Maverick Vinales è un ignorante senza Dio ma ha fegato, e il fegato è tutto.
E’ una citazione di Full Metal Jacket a me cara. Così cara che la uso sin troppo spesso.

Però calza a pennello con la storia di Vinales, che è pazzo.
Pazzo come sono stati pazzi Melandri, Lorenzo, Zarco, e tutti quelli che in passato hanno buttato alle ortiche contratti milionari già firmati perchè non ne potevano più e perché credevano nelle loro possibilità.

Vinales non ha semplicemente buttato via un contratto con Yamaha.
Vinales ha buttato via un contratto con Yamaha Japan.
E lo ha fatto perché alla fine chi comanda realmente è in Giappone, ma non è la persona che deve affrontare giornalmente sul luogo di lavoro.
Lin Jarvis, che su quella moto avrebbe voluto Rossi ancora per un anno, gli ha reso la vita un inferno. E quindi Maverick, che non pensa di essere un miracolato, ha deciso di andar via.

E qui ok la follia ma se Vinales ha deciso di andare è molto probabile che abbia già per lo meno un accordo di massima.
Non sono tempi, questi, in cui mandare tutto a quel paese senza avere un piano b.
Da qui gli scenari plausibili.

1) Vinales va in Aprilia come molti auspicano
E’ la soluzione più facile perché è quella di Noale la sella più clamorosamente libera. C’è il problema dei soldi.
A quanti degli 8 milioni annui che percepisce attualmente potrà rinunciare? O meglio: quanti degli 8 milioni attuali Aprilia potrà garantirgli? E’ questo l’unico il punto debole del ragionamento.
Non è impossibile che a Noale tirino fuori anche metà dei soldi, magari con premi gara stellari, ma è difficile. Troppi schei. Anche se è tutto contrattualmente semplice perché non dovrebbe saltare nessuno, a parte Savadori che in teoria conosce già il suo destino.

2) Vinales torna in Suzuki al posto di Rins che non sta performando
E’ plausibile ma le minestre riscaldate sono rare. E poi Rins, momento nero a parte, è ancora un top rider. Il suo problema è che è quello con l’ingaggio più vicino a Vinales. Rins guadagna 5,5 milioni all’anno e francamente non se li sta meritando. Se però volessero uno sviluppatore… ruolo che Mir non pare amare molto…

3) Vinales in KTM
Non ne parla quasi nessuno perché è l’opzione meno fattibile.
KTM ha due rider in uscita. Lecuona e Petrucci hanno un piede fuori. Gardner però potrebbe essere affiancato da Fernandez e quindi lo spazio per Vinales andrebbe proprio cercato con grande volontà. Questo perché è vero che Fernandez avrebbe preferito aspettare, ma è anche vero che la richiesta è venuta proprio dall’Austria.

4) L’opzione Honda in pratica non esiste
A meno che Marquez che costa 25 milioni all’anno, non faccia una qualche scelta definitiva di cui nessuno di noi vorrebbe mai essere testimone. Per quanto riguarda Espargaro, voluto da Puig, lo spagnolo è legato al destino di quest’ultimo. Pol guadagna 2 milioni e considerando i suoi risultati sembrerebbero essere anche troppi specialmente perché, di sviluppo, nemmeno a parlarne.
Ipoteticamente, se dovesse essere ricoperto un ruolo da sviluppatore che Marquez non è più in grado di sostenere, in Honda servirebbe proprio Vinales.

Ma quindi, dipingendo tutti gli scnari, qual è il senso dell’analisi?
Il senso dell’analisi è che chi ha bisogno di uno come Vinales, i soldi li trova, soprattutto perché Vinales è disposto a rinunciare a gran parte del suo ingaggio. E’ la voglia di rivincita che prevale in lui.
Quello che interessa all’ex Yamaha, è essere apprezzato e titolato dello sviluppo. O comunque preso finalmente in considerazione.

Vinales è un altro danno della scellerata gestione Yamaha, che ha vinto un mondiale con Lorenzo NONOSTANTE gli svarioni dei suoi uomini al box, ma è un uomo che ha coraggio delle proprie azioni e si prende carico delle sue responsabilità. In un mondo di sportivi che, anche in MotoGP, tirano solo ad allungare la carriera e ad azare l’ingaggio accampando mille scuse, è una specie da preservare. Una rarià.

Ti è piaciuto questo articolo e questa pagina SENZA PUBBLICITA’ ?
Se vuoi sostenere  l’informazione indipendente di Misterhelmet, fai un giro sullo SHOP!

Assen: doppietta Yamaha Quartararo-Vinales, poi Mir. Male le Ducati, Marquez in rimonta!

Fabio Quartararo Assen

La gara di Assen è di quelle che lasciano l’amaro in bocca a tutti tranne che a uno, nel caso specifico, a Quartararo, che va in pausa vacanza con il mondiale in tasca. Ci rimane male Vinales, convinto di tornare finalmente a Vincere. Lo spagnolo dovrebbe però guardare il bicchiere mezzo pieno perché dopo le ultime prestazioni, questa è d’oro. Chi va male è Casa Ducati, perché il sempre sottovalutato Zarco è ancora il migliore mentre Bagnaia, con tanto di pista tatuata, non becca nemmeno il podio nonostante una gara aggressiva.
La verità è che le forze in campo sono sempre quelle. Aprilia che cresce, Suzuki che va bene ma non stupisce (con Rins a terra questa volta senza colpe), e una KTM che va sempre mediamente bene.
E le Honda? Bene Nakagami e bene anche Marquez, che rimonta da ventesimo a settimo e si toglie anche qualche soddisfazione. Male invece Pol Espargaro, che è destinato a soffrire e a prenderle sempre.

L’asterisco positivo di oggi va su Gerloff, che senza aver mai visto moto, pista, gomme, batte Marini, a cui va l’asterisco negativo. E’ davvero pensabile dare a lui la moto ufficiale e negarla a Bastianini che gli finisce davanti regolarmente?
Ok i soldi ma un limite ci deve essere. Peggio di lui, solo il suo fratellastro, ormai ombra di se stesso. Quello su Rossi è accanimento terapeutico. Veramente si vuole assistere alla sua croccante panatura settimanale nella ghiaia?

Tornando alla gara di oggi, è evidente che la partita è chiusa. Ci sono tanti piloti impegnati a trovare una sella e a combattere battaglie personali ma solo uno pensa a vincere la guerra.

 

Mini cronaca della gara

Vinales parte male dopo essersi toccato con Qauartararo dopo che il francese gli tagla la strada. Maverick si trova quinto mentre Bagnaia passa in testa e Nakagami è terzo.
Al secondi giro fanno out Zarco e Rins e i due devono ricostruire la gara da zero o quasi anche se il francese ha modo di portare a casa subito un giro veloce.

Nel frattempo è emblematico quanto appassionante il duello fra Rossi e Gerlof per il penultimo posto. L’esperienza di Rossi con 10 vittorie e moto ufficiale contro Gerloff che non ha mai corso ad Assen e quida una moto di 2 anni fa che non conosce con gomme che non conosce!

A meno 20 Quartararo passa e inizia a impostare il suo ritmo. Vinales, invece, in ritardo, ha bisogno di passare Nakagami e Bagnaia per non perdere l’occasione di vincere.
Nel frattempo Rossi va out e perde le chiavi della città.

A meno 13 mentre Bagnaia subisce una penalità per track limit, Vinales passa Nakagami e poi lo stesso Bagnaia a cui va comunque meglio che a Jack Miller, che va out al rampino.
A meno 12 le cinque posizioni perse certificano le difficoltà di Nakagami mentre Marc Marquez è addosso a Bagnaia. Sarà duello fino alla fine.

Con una gara movimentata nonostante un Quartararo in fuga favorito anche dalla rissa alle sue spalle, Zarco è la miglior Ducati in pista mentre anche Marquez fa la sua parte, cercando di passare Bagnaia. Non ci riuscirà.

A meno 12 Vinales guadagna qualcosa ma la verità è che è Quartararo a controllre e a decidere il ritmo gara.
La lotta per il terzo gradino del podio è invece fra Mir, Zarco e Oliveira. La spunterà lo spagnolo mentre alle loro spalle non più cambia niente.

Così al traguardo: Quartararo, Vinales, Mir, Zarco, Oliveira, Bagnaia, Marquez, Aleix Espargaro, Nakagami, Pol Espargaro.
Quartararo allunga sul mondiale, Vinales risorge, Mir patteggia.
Zarco ancora miglior Ducati e Oliveira consistente.
Delude Bagnaia mentre Marquez da ventesimo finisce settimo. Benino l’Aprilia. Rossi pensa allo sceicco e va a testare le sabbie, peccato.

 

Pagelline

Quartararo
Il vincitore di oggi è anche quello che si porta a casa il mondiale. E’ quasi certo a meno di sconvolgimenti e hara kiri.
Voto 10

Vinales
E’ triste a arrabbiato eppure dopo le prestazioni precedenti, questo secondo posto è di quelli da accarezzare. Però almeno significa che ci tiene.
Voto 9,5

Mir
Se è convinto di portare a casa il mondiale così, buon per lui.
Ma deve fare qualcosa di meglio che arrivare dietro a Quartararo tutte le volte.
Voto 8,5

Zarco
In una pista non favorevole a Ducati, il francese gira forte, perde tempo, lo recupera e finisce col giocarsi il podio. Davvero non lo si vuole in rosso? Perché?
Voto 8,5

Oliveira
Ormai è una presenza fissa, lì davanti.
Non sempre si può giocare quello che gli piacerebbe, però lui almeno c’è.
Voto 8

Bagnaia
Non è una pista Ducati ma qualcuno fa meglio di lui. Le dichiarazioni pre gara sono di quelle aggressive e quindi è ovvio attendersi qualcosa in più. Nonostante abbia il tracciato inciso nella pelle, il piemontese non incide, sbaglia, perde tempo, e non si gioca niente di importante.
Voto 5,5

Marquez
Fa una gara di rimonta dopo essere partito ventesimo. Paradossalmente, quando dovrebbe essere esausto, fa vedere il miglior se stesso.
Voto 7

Aleix Espargaro
Sempre bravo lo spagnolo. Ha capito che la chiave è non sprecare.
Vista in positivo, insomma, lui capitalizza sempre.
Voto 7,5

Nakagami
Bravissimo per tutta la gara, alla fine cala di brutto.
La prestazione, però, è positiva.
Voto 6,5

Pol Espargaro
Dovrebbe essere la prima guida, quella che sta bene, quella chiamata per tirar su Honda. Non sta andando secondo le aspettative. Nemmano questa volta fa una gara da ricordare.
Voto 5

Vinales, retroscena! Ad un passo da Ducati, Yamaha Japan lo ha voluto nonostante Jarvis. E adesso…

Vinales Piece

Non che ci sia un particolare interesse a difendere un pilota piuttosto che un altro (è roba da lasciare ad altri) però è innegabile che la situazione di Maverick Vinales sia quantomeno singolare e richieda approfondimento.

Questo suo desiderio di affrancarsi da Valentino Rossi, rivendicato in passato è un tema a cui mettere un asterisco perché potrebbe essere, nel bene e nel male, la base di una storia interessante e forse anche di qualche spiegazione, ammesso che ne serva una.
Non giustificazione, ma spiegazione forse sì perché va detto che in merito a Vinales e tutto quello che gli gira intorno, qualche elemento di valutazione in più servirebbe proprio.

Innanzitutto lo spagnolo era attesissimo al varco.
Più di Morbidelli, che aveva fatto un exploit, più di Quartararo, che lo aveva fatto l’anno prima. E più di Valentino Rossi, che solo una grave forma di ipocrisia patologica può far considerare ancora della partita.

E quindi lo spagnolo paga un pedaggio salatissimo, soprattuto nei confronti di coloro che pensano che far scontare a lui la mancanza di competitività di Valentino Rossi o di Morbidelli, possa avere un qualche valore catartico.
Il problema è che questa immaturità non nasce dai tifosi (a cui da questo punto di vista tutto può essere concesso), ma da quei media che negli ultimi mesi (e fino a novembre di quest’anno) si occuperanno di accanirsi terapeuticamente nei confronti di quello che li nutre, cercando di alleviarne il più possibile le sofferenze sportive per differenza, ossia facendo vedere quanto il mal comune possa essere una sorta di mezzo gaudio.

In sintesi: Ma Vinales non era quello “tappato” da Rossi e che senza Rossi avrebbe dovuto risorgere? Non era quello che “vi faccio vedere io cosa combino se mi lasciate dire, fare, sviluppare”?

In realtà il buon Maverick divideva il pedaggio con Marquez ma il pluricampione ha pensato bene di tornare a vincere con una vittoria che vale sicuramente di più della prima uscita in Qatar del numero 12. E quindi adesso il  n12 è da solo.

Poi, sia chiaro: chi nega che Maverick alterni gare da campione ad episodi di vagabondaggio in stato confusionale, vuol dire che è matto. Ma forse bisognerebbe anche cercare di analizzare quello che succede e perché. Analizzare non è giustificare, che è più una cosa da fans, da uffici stampa o da personaggi che tengono famiglia.
E per questo è più difficile e pericoloso.

Ripetiamolo chiaramente. Vinales in carriera di cose strane ne ha fatte e continua a farne. Ha segato Ramon Forcada (non ha senso), e recentemente Garcia per Galbusera (altro cambiamento dettato dalla disperazione e non ce ne voglia il buon Silvano). Si narra poi di una serie di scleri mestruali e numeri da soubrette anziana, alternati ad episodi di santità sportiva. Esattamente come in pista, dove è oro e fango senza alcuna prevedibilità. Se qualcuno ci raccontasse che un Maverick Vinales si alterna ad un gemello caratterialmente opposto, non sarebbe difficile crederlo.

Però non è così, e quindi va capito prima di tutto cosa gli succede in testa e intorno.

La casa dei diapason come mala gestione tecnica è messa male come Honda se non addirittura peggio, se si considerano la varietà e la profondità temporale degli errori commessi.
L’aver lasciato andare via Lorenzo, il rapporto con e fra i piloti nello sviluppo dopo la vittoria dell’ultimo titolo, la mai chiarita assgnazione dei ruoli tecnici fra i suoi piloti (lo stesso Lorenzo vs Rossi e poi Quartararo vs Vinales), gli sviluppi multidirezionali, i muri concessi, la storia delle valvole e della squalifica, la giostra dei capitecnici, una mancanza di polso generale nella gestione delle piccole cose come gli equilibri sportivi e quelli disciplinari.

La verità è che in Yamaha è sempre successo di tutto ed sono sempre state perseguite troppe strade contemporaneamente.

Il duo Jarvis-Meregalli non ha mai avuto né l’autorevolezza tecnica di Dall’Igna, né la morbidezza diplomatica e rassicurante di Brivio, né tantomeno quella carismatico dittatoriale di Puig, senza scomodare Suppo o gli altri big.
E il nostro retroscena, chiamatela pure storia, inizia da qui.

Ci sono rumors che solo recentemente sono stati lasciati fluire che parlano di una storia Yamaha, quella dal 2020 in poi, che non è andata come previsto. Nel box, infatti Jarvis e Meregalli, si erano fatti un film diverso.

Il team ufficiale 2021 sarebbe dovuto essere composto da Quartararo e Rossi, questo in virtù dell’addio di Vinales, ormai ad un passo da Ducati. Avete letto bene.

Per la firma con Bologna, mancavano solo i dettagli ma lo spagnolo preso da mille dubbi e ripensamenti, sarebbe volato dal Qatar (dove risiede), direttamente in Giappone e avrebbe firmato, proprio in azienda, un contratto che lo avrebbe rassicurato e accontentato su tutto, a partire dal siluramento di Rossi in direzione Petronas. Un contratto però che avrebbe dovuto firmare, nel caso, in un altro posto e con altri interlocutori.
Chiaramente a Iwata contano più che in Olanda, ma lo scavalcamento (che in un’azienda non si fa mai), non deve essere molto piaciuto a Jarvis, che da direttore sportivo, si troverebbe un pilota che non voleva, che ha rinnovato scavalcandolo e quindi delegittimandolo, e che, guarda un po’, va malissimo.

Da qui in poi scegliete lo scenario che volete, tanto il presente non cambia.

1) Con un Quartararo che funziona, Vinales è abbandonato al suo essere altalenante, ed è punito da Jervis, così impara a mettersi contro chi comanda sul campo. Si va dietro a chi vince.

2) Vinales sarebbe stato un disastro comunque e quindi le cose non hanno alcuna correlazione. Jarvis non c’entra e Vinales si è sportivamente tappato da solo, come ha sempre fatto negli ultimi anni.

Di sicuro c’è uno scenario n3, che si interseca comunque con i due precedenti.
Ovvero quello che vede una Yamaha che se fosse un pilota dovrebbe essere lasciata lei a piedi per prima, per aver permesso la proiezione dello stesso film per l’ennesima volta.
Il film è quello della direzione incerta e di quello sviluppo sbilanciato che lascia sempre, sistematicamente un pilota orfano.
Come successo con Vinales quando era con Rossi, fra Rossi e Lorenzo prima, e fra Vinales e Quartararo adesso.
Con l’aggravante, di essere comunque colpevolizzato quando non va.
Non una seconda guida, quindi, ma due prime guide di cui una funziona e l’altra viene vista come un peso. E viene biasimata.
Una cosa che non succede in nessun altra squadra e che quando succede è sempre e solo l’inizio di una mega implosione.

Quindi adesso Vinales, che evidentemente è un incostante, un mai contento, un indeciso, ma anche un super talento, si trova ad avere solo lati negativi. E chiede a Yamaha di poter avere quello che ha firmato nel contratto, con il dettaglio che sul campo come interlocutore c’è proprio la persona che ha scavalcato.

Alla fine, al di là dei retroscena e dello scenario scelto, la situazione non cambia. Vinales rimane quello che è, Yamaha è davanti all’ennesimo paradosso gestionale, perché anche se Quartararo rischia di vincere il mondiale, se tre piloti su quattro sono disastrosi, qualche domanda bisogna farsela, e c’è uno spreco di talento e di risorse. E in più nessuno, ma proprio nessuno, è contento.
Avrà ragione, Vinales? Parlano i punti, ma almeno c’è qualche elemento in più per valutare le cose.

Chi festeggia, è Ducati, che ha rischiato di trovarsi nel box un fantasma. Oppure magari, chissà, con lo sliding door del caso, magari in un contesto diverso avrebbe pescato un campione.