Razgatlioglu, Rinaldi, Rea, Gerloff, Petrucci, Locatelli, Redding Lowes, Oettl, Bautista.
Lo spagnolo ha un problema e butta via la gara.
Il resto è come al solito.
Una gara come le altre con gli stessi protagonisti che fanno le stesse cose, tranne che in due casi: l’innesto di Gerloff, che parte male ma alla fine chiude un’ottima prestazione e il disinnesto di Bautista che ha un problema tecnico e si trova ultimo quando sta dominando. Il suo recupero è una prova di forza che fa paura. Unico sotto 1.37 e decimo alla fine, anche se i protagonisti sono altri.
Da sottolineare l’ottima gara di Rinaldi (a Magny Cours sa il fatto suo come Misano e si batte da leoncino contro il turco), la vittoria di Razgatlioglu (è il vice Bautista e lo è sempre) e Rea, che alla fine un modo per salire sul podio lo trova quasi sempre.
Deludenti le altre BMW, Bassani e il resto della pattuglia Yamaha.
Asterisco per Petrucci che trova la quadra quando le gomme sono over e chiude quinto. Il trend quello che lo vedrà, molto presto, vincere una gara. Con i dovuti scongiuri, si intende.
Carmelo Ezpeleta, CEO di Dorna nega la quinta moto a KTM e a Redbull nonostante il contributo alle due aziende. Però consente 8 moto a Ducati che verrà comunque danneggiata dalle super concessioni ai Jap! Poi c’è la storia deli piloti in panchina che diventano intercambiabili, come nel calcio! Per capire il peso di RedBull e KTM, è importante guardare le grafiche nel video o nell’articolo. Ecco tutti i dettagli! Analisi numerica e contributi numerici by Lyla Oakes.
La trasferta in India, da cui è fuggita anche la F1 rischia di essere veramente complicata per la MotoGP. Problemi fiscali, sanitari, organizzativi e di sicurezza. Eccoli elencati. Ci raccontano anche delle cazzate a cui non crede nessuno, ovvero che in caso di mancanza di sicurezza…
In Austria le Ducati fanno quasi tutto quello che vogliono. Se ne piazzano 6 nei primi 10 e il dominio è conclamato. A resistere c’è solo Binder, nel tracollo psicofisico di un Miller allo sbando. Aprilia quasi ok, giapponesi vergognosi!
Guarda la live della gara sul canale Youtube di Misterhelmet!
Bagnaia, Binder, Bezzecchi, Marini, Alex Marquez, Vinales, Martin, Quartararo, Aleix Espargaro, Enea Bastianini, Morbidelli, Marc Marquez, Zarco, Fernandez, Miller. Ecco i 15 al traguardo.
Brad Binder fa quello che può e a tratti entusiasma. E’ forte davvero e non si risparmia ma finisce tutto qui perché Bagnaia al Redbullring è dominatore assoluto.
Violento e allo stesso tempo per niente spettacolare se non nel suo martellare, implacabile, una serie di giri sempre veloci o comunque superiori a quelli di chi lo segue. E’ spettacolo anche quello, e non è colpa sua se gli altri non gli tengono testa e non c’è nemmeno troppo spettacolo alle sue spalle. Niente da fare per nessuno. Su una pista in cui Ducati è la moto migliore da battere, Bagnaia è l’uomo da battere sulla moto migliore.
Un distacco così non lo ha mai inflitto a nessuno.
Tornando alle rosse, dà un po’ di fastidio che ve ne siano 6 in top ten? Forse. Ma dà più fastidio che Honda (soprattutto) e Yamaha siano in una situazione di vergogna tecnica assoluta, con i migliori piloti del mondo (parliamo di una quindicina di mondiali in tutto), a soffrire come disperati su dei cessi totali che li mettono anche a rischio ortopedico.
KTM fa quello che può e se pure sorride per Binder, deve storcere la bocca per Miller, più forte a parole e a scherzi che in pista. C’è da chiedersi se i problemi di surplus di piloti della casa Austriaca non possano essere risolti a partire da lui che non ne fa una giusta e arriva dietro ad Augusto Fernandez.
E adesso le cose buone: Bezzecchi è un pretendente al trono e oggi capisce che non gli serve andare in Pramac per essere un pretendente alla factory Ci può arrivare con un altro anno, uno solo, come questo 2023, ovunque corra. E il team VR46 è il posto migliore.
Bezzecchi può diventare campione del mondo senza l’anticamera Pramac e, se Ducati apre la mente, anche sulle stesse moto di Tavullia.
Parlando di Marini, ottima gara la sua. Ducati trasforma in top rider anche un mestierante? Sticazzi. Quello che funziona, non si tocca. Fa meglio di Martin (tanti sorpassi ma non è sufficiente), Alex Marquez (sempre forte e combattivo), Bastianini (spento) e Zarco (quasi in coma e ufficialmente fuori dal team), per non parlare di Di Giannantonio, che aveva promesso di mostrare quello che si era intravisto a Silverstone ed effettivamente, purtroppo, ci è riuscito. Adesso nessuno può dire che Marini ruba il posto a qualcuno.
Per quanto riguarda Aprilia, tanti applausi. Vinales (6°) rovina subito la partenza e poi fa una gara ok, Aleix gli è inferiore non di poco e lotta con quello che ha. Malissimo le RNF, a partire dall’oscena livrea nemmeno abbinata alle tute. Una cosa inguardabile come la gara dei suoi piloti, entrambi out prima del tempo. Una nota positiva? Savadori riconfermato. Se lo merita per tutto quello che fa.
Le Yamaha sono solo Quartararo, 8° al traguardo con uno sforzo biblico mentre Morbidelli arriva fuori dai 10 con la testa già alla Ducati factory che forse guiderà. Non ci si crede.
E infine, Honda: la vergogna della MotoGP. Marc Marquez, 12° è il meglio che la casa alata abbia da offrire. Nakagami 18° prende 32 secondi, Lecuona ne busca 46, 4 da Savadori, ed è 20°, mentre Mir non finisce nemmeno la gara mentre spera di finire da Gresini e salvarsi il culo come ha fatto Rins.
Non c’è niente di ufficiale ma il procedimento di separazione fra Rea e Kawasaki dovrebbe essere in corso ed a buon punto! Kawasaki, nello specifico il team Provec che la rappresenta, ha preso in giro per anni Jonathan Rea e lo ha deluso. Adesso il nord irlandese, non ce la fa più e se ne vuole andare, costi quel che costi. Tutti i motivi e i dettagli finanziari nel video!
La gara di Most è un regalo di Razgatlioglu a Bautista ma soprattutto è il ritorno di Rea e la concretizzazione di Petrucci. C’è anche Bassani e va bene così.
I dieci sono questi e la gara è bella perché Bautista, evidentemente non a posto come al solito, sente di dover cercare la fuga per sistemare subito le cose.
Non ci riesce ma non è lui quello sotto pressione. Il duello con Razgatlioglu è gustoso ma solo lo spagnolo sembra in pieno controllo.
Alla fine il turco decide di strafare e, invece che cercare il duello nel finale, decide di chiudere i conti anzitempo. Li chiude nella ghiaia e lascia a Bautista 5 ultimi giri comodi.
Il bello, però, non è solo questo. C’è una rimonta pazzesca di Petrucci, dodicesimo al via e secondo al traguardo, un ritorno solido di Rea, intelligentissimo nel fare una gara regolare e concreta senza esagerare, una dimostrazione di maturità di Bassani (che però passa da una microfesseria a inizio gara).
Il veneto senza l’errore in apertura avrebbe potuto giocarsi il podio ma va apprezzato anche il modo in cui ha posto rimedio all’incoscienza.
Per quanto battuto da due clienti, anche Rinaldi ha fatto il suo. Alla fine è concreto e mai fuori dalle righe.
Non c’è molto altro. BMW e Honda proprio non si giocano niente. E un esercito di clienti sono zombie lontani, perché arrivare nei 10 o a punti non vuol dire niente, se prendi distacchi punitivi.
La sintesi della Superbike è che Bautista domina, Razgatlioglu è più funambolo che fenomeno, e Rea è maturo. Il contorno sfizioso è dato da Petrucci e Bassani; i due meritano una moto ufficiale che non avranno mai.
Non ho ancora deciso niente ma le cose devono cambiare perché dobbiamo rendere conto ai nostri sponsor. Potrebbe essere BMW ma anche Ducati. Con Ducati è tutto più facile!
Manuel Puccetti è sempre gentile, disponibile e positivo, ma è evidentemente un po’ scocciato.
Dopo anni di idee, sforzi, moto schierate, dopo aver lanciato talenti e fatto confermare campioni, è il momento di essere onesti.
La stagione sta andando male. Puccetti ha incassato troppi zeri, troppi ritiri ed evidentemente anche qualche no di troppo quando ha cercato di sostituire i suoi piloti.
Alla fine è vero che semini quello che raccogli ma a volte è proprio il raccolto che va male e tu non hai tutte le colpe.
Le voci di un Puccetti spazientito, girano. Kawasaki, questa Kawasaki, non è abbastanza e un sodalizio lungo, molto lungo, uno dei più lunghi nel paddock Superbike, si potrebbe rompere.
Per le factory è facile, più o meno, continuare per anni senza risultati. I dirigenti dei team interni sono in giro per il mondo a spendere soldi non loro e a giustificare le corse come necessarie per il brand, ma un team privato si tiene in piedi con i risultati e le aspettative. E il capo è solitamente quello che rischia i soldi, nel senso che ce li mette. E ci mette anche la faccia, dato che il team porta spesso il suo nome.
Puccetti è dato in BMW, forse anche per il passaggio di Razgatlioglu, da sempre legato al gruppo di Puccetti, eppure il manager non sembra convinto.
Intervistato sull’eventuale possibilità di cambiare brand, Puccetti risponde.
“Spero di tornare nelle posizioni che contano o almeno vedere ripagato il nostro impegno. Ho visto che hanno scritto tante cose già, in merito a possibili cambiamenti da parte nostra e la situazione è delicata. Chi scrive senza sapere non si rende conto che può anche fare dei danni quando ci sono trattative in corso. Mi danno già in BMW ma non ho ancora deciso nulla. Il passaggio a BMW nel 2024 è solo una delle opzioni possibili.”
Cosa state valutando? “Stiamo valutando varie situazioni. Possiamo rimanere in Kawasaki se le cose si sistemano ma anche passare in BMW. Però anche Ducati potrebbe essere una possibilità. Con Ducati sarebbe più semplice tirare fuori un bel pacchetto factory e andare forte. Con Ducati il team diventa figo e il rider ti cerca. Costa di più ma i risultati arrivano. Noi abbiamo bisogno di quelli per ottenere le risorse che ci servono per correre.
La situazione risorse è sempre così complicata per un team privato? La situazione non è facile ma per noi non è complicata. Da anni abbiamo sponsor di qualità che ci seguono ma gli sponsor vanno onorati, ringraziati, accontentati. Personalmente prometto di fare tutto quello che posso per cambiare le cose e tornare in condizioni di visibilità. Ci può essere un periodo di difficoltà ma non può diventare la regola. Con gli sponsor non bisogna tirare troppo la corda.”
Sembra evidente che il cambiamento arriverà. Resta solo da capire in quale direzione.
La gara di Most va a chi azzarda a montare le intermedie.
Cambia tutto tante volte ma alla fine vince chi osa!
Rea d’astuzia su Razgatlioglu, Petrucci, Redding, Lecuona, Locatelli, Bassani, Aegerter, Lowes e Baz!
I top ten sono rider che sanno guidare sotto l’acqua ma i top tre sono piloti che hanno scelto l’intermedia.
Pirelli sono anni che lo dice: le intermedie hanno un senso. Lo capiscono in pochi ma quelli che lo capiscono fanno il risultato a Most dove la gara parte bagnata ma finisce asciutta.
E mentre quelli che hanno scelto le rain fuggono, a chi ha montato le intermedie non resta che avere fiducia in se stessi e nella squadra perché il recupero è già scolpito, nella gomma.
Per il resto la pioggia livella le prestazioni tecniche. BMW e Honda sembrano quasi decenti e Kawasaki sembra una Ducati.
Niente cambia se non il fatto che il nome di Bautista appare lontano, fra errori e scelte errate e stavolta tocca a lui sentirsi come quelli che fanno fatica.
Non c’è cronaca possibile per una gara che ha visto pit stop, sorpassi e avvicendamenti a profusione.
Si sappia che è andata come ai vecchi tempi, con le scelte degli uomini che hanno vinto sulle macchine.
Una volta la Superbike era il campionato dei veri duri. Una volta.
Era il campionato delle sportellate. Una volta.
La superbike era il campionato di quelli che correvano e zitti. E non si lamentavano mai. Una volta. Adesso invece qualcuno si lamenta ed ha anche la memoria corta.
Iannone? Non fa per Motocorsa. Stiamo lavorando per tenerci Axel Bassani. Con lui, fiducia reciproca!
Alla fine Lorenzo Mauri lavora in silenzio.
Si vede poco, lui. Si vede soprattutto il suo pilota, Axel Bassani, miglior Ducati dopo quella di Bautista e quinto nel mondiale.
Intervistato sul tema mercato che tanto infiamma la Superbike e che vede in qualche modo al centro anche il suo rider, risponde a Misterhelmet.
“Stiamo lavorando per tenerci Axel il che vuol dire chiudere il nostro budget e parlare con il suo management per trovare una situazione di sponsor che ci consenta di dargli il giusto stipendio. Tutto il pacchetto tecnico per il 2024 è già coperto ma manca la chiusura del cerchio per dare ad Axel l’ingaggio che merita. Questo è il nostro interesse primario e di questo stiamo parlando con il suo manager Vergani. Se non ci riusciremo valuteremo altre strade e altri piloti (ho in mente qualche ragazzo), ma sinceramente il nostro obiettivo primario continuare con Axel perché c’è soddisfazione reciproca e fiducia da entrambe le parti. Non voglio nemmeno fare dei nomi per non rovinare la tranquillità di tutti. Non ci voglio nemmeno pensare, ecco.”
Lorenzo Mauri è completamente estraneo alla vicenda Iannone, che pare abbia cercato tutte le Ducati tranne la sua. “Non so niente, non ho seguito, però sinceramente credo che, per tanti motivi, Iannone sia un salto nel buio, dal quinto piano su degli spuntoni roventi, per chiunque lo farà correre. Si tratta di un grande pilota con un talento pazzesco, comunque. Sul tema non sono proprio voluto entrare in gioco perché mi conosco.”
Alla domanda se prenderebbe Iannone nella sua struttura, Mauri risponde così: “Ti dico la verità: non lo prenderei nemmeno se domani mattina venisse in Motocorsa e portasse tutto il budget, ma è una cosa mia. Conosco i miei limiti, conosco la mia poca pazienza. Non ho nulla contro di lui, il problema sono io. Con il mio carattere al 42mo secondo di orologio uno dei due uscirebbe dal box e siccome il box è mio non sarei io ad uscire. Per evitare questo tipo di confronto non l’ho preso nemmeno in considerazione ma non sto denigrando il pilota. Conosco i miei limiti e uno di questi è la pazienza. Colpa mia, non ce l’ho. Non fare il matto Misterhelmet e non mi attribuire qualcosa contro il pilota, proprio no, perché Iannone è un top rider.”
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