MotoAmerica, Ridge Motorsport: Vince Gagne. Petrucci sul podio con due red flag!

Gagne, Petersen, Petrucci, Scholtz, Barbera, Yates, Alexander, Gillim, DiBrino ed Escalante a chiudere i 10.

La gara del Ridge Motorsport al MotoAmerica è di una noia mortale ma sarà piaciuta da matti agli americani visto che ci sono state un tot di cadute al via e due red flag, dovute al fatto che la pista non ha vie di servizio per far accedere i mezzi. Due scivolate da turni di prove libere hanno bloccato la gara due volte, rendendo la terza partenza una faccenda da 8 giri.
Niente da fare e nessun recupero possibile per nessuno, tanto meno per Petrucci, partito quinto nonostante il secondo crono per via di una penalizzazione (è andato a stuzzicare con la spalla e tanto di dito medio quello Scholtz che lo provoca da settimane e che un istante prima gli era passato a bomba a pochi cm alla fine delle qualifiche).


     

Danilo chiude terzo e rimane in testa al campionato con 10 punti di vantaggio su Scholtz e 16 su Gagne, nonostante un week end tormentato da due rotture della moto e una rogna dopo la seconda red flag in cui ha rischiato di perdere una pedana.
Tutti e tre pesanti, comunque, i sorpassi di Petrucci su Scholtz nella prima, nella seconda e nella terza partenza con l’ultimo quasi a toccarsi.
Evidentemente la rivalità è tutt’altro che sopita, ma intanto Gagne, campione in carica, guadagna terreno. Domani sarà un’altra giornata calda!

 

SUPERBIKE: in arrivo la BOMBA che piacerà agli appassionati?

Buone notizie per la Superbike. Dopo anni di stallo, disinvestimento e depauperamento di risorse e idee, le cose potrebbero cambiare.
Privata, e nemmeno troppo gradualmente, di Superpole, pitwalk, un paddock show più amico, oltre che di risorse e sponsorizzazioni tramite un calendario che l’ha resa subordinata rispetto alla MotoGP, una specie di serie B o destinazione per piloti in chiusura, ha mostrato comunque quella caratteristiche che troppo spesso viene tirata in ballo a vanvera: la resilienza.
E questo è dovuto a due motivi.


    

Il primo è che la Superbike ha fatto guadagnare poco Dorna ma ha fatto spendere ancora meno.
Il secondo è che, comunque, ha un suo zoccolo duro di appassionati e da lì non ci si muove.
Non gente che cerca il glamour, il gossip, i fenomeni mainstream, ma gente che, alla fine, vuole motociclismo e basta.
Infatti, a parte che il gossip non c’è quasi mai, quando si prova ad alimentarlo, non fa nemmeno presa. Fantasie, mercato, situazioni che infiammerebbero i social della MotoGP, in Superbike contano il giusto, cioè, quasi niente. Conta seguire le tre gare del week end (una è anche di troppo, diciamolo, ma forse è la meno peggio delle nuove idee by Dorna).
Interessano le gare, qualche dualismo e il rumore dei motori.
Soprattutto, interessa attenzione da parte di chi ne detiene i diritti.
Insomma, se è vero che i numeri della Superbike non possono essere “drogati” da nessuna iniezione (Biaggi ebbe un effetto ma erano gli ultimi anni d’oro delle derivate) è anche vero che nemmeno la pandemia l’ha messa in ginocchio più di tanto.
Il WSBK in ginocchio c’era già e, in pratica, non si è quasi scomposto, ormai abituato a stringere i denti. Vale per la classe regina, che agonizza ma non muore, e per le classi minori come la Supersport, che addirittura promettono di diventare più interessanti.

Ci sono due cose di cui però la SBK ha bisogno con certezza.
La prima è quella di sfoltire la fuffa, il costruito, l’inutilmente patinato.
La seconda, è avere vera attenzione. Come quando La7 faceva un lavoro forse non troppo spumeggiante ma comunque meticoloso, professionale ed onesto.
Con Mediaset non è andata altrettanto bene, perché la tv del biscione l’ha gestita con la testa della vedova inconsolabile della MotoGP che aveva perso.
Ma con SKY è andata anche peggio, dato che i diritti del campionato sono andati a traino della MotoGP, quasi con preghiera, con tutto quello che ne è derivato dal punto di vista dell’interesse, dell’applicazione e della cura per il prodotto editoriale.
E’ per questo che Dorna, adesso che si è accorta di avere fra le mani una MotoGP in netta crisi che i soldi li perde, ha deciso di dare un giro di chiave alla Superbike, che è vero che non stupisce i palinsesti ma è altrettanto vero che nemmeno li delude più di tanto. Il tutto con costi accessibili.
L’interlocutore giusto e questi sono i rumors, è già a colloquio da un po’ e la trattativa sarebbe in fase avanzata. Parliamo della RAI, che senza i mondiali di calcio e senza esclusive nel motor sport che conta, avrebbe tutto l’interesse, i mezzi, e la professionalità per seguire, senza trasformarlo in carnevale, un evento che non ne ha assolutamente bisogno. E RAI, tv di stato, non vorrebbe dire solo tv ma anche web, app, on demand e rapporti con tv nazionali straniere, che potrebbero entrare in consorzio per una gestione congiunta, portando sponsor più importanti e una maggior valorizzazione anche dei contenuti “storici” del campionato. Decenni di battaglie potrebbero finalmente essere nuovamente disponibili on demand per tutti i “nostalgici” delle due ruote di serie.
Pensate cosa vorrebbe dire vedere la Superbike finalmente trasmessa da qualcuno a cui interessi qualcosa.
E poi dite che non vi do mai belle notizie.
Nel frattempo, teniamo le dita incrociate!

La MotoGP fa schifo? Le motivazioni di Repsol sono altre. Petronas sulle carene Honda?

Repsol dice che la MotoGP fa schifo. E lo dice così può giustificare il fatto che se ne va. Adesso c’è luce verde per Petronas sulle carene di Honda.

A novembre su questo sito è uscito questo pezzo: LO POTETE LEGGERE QUI

Era importante parlare di eventuali avvicendamenti dopo l’addio di Petronas, erroneamente ritenuto dovuto ad una lite con Yamaha o di Razali con una figura interna all’azienda. La verità è che Petronas, dopo un anno in cui ha creduto di poter ben figurare, aveva capito che con un team di serie B non ci sarebbe stata più questa possibilità e che il ritorno mediatico non sarebbe mai stato in linea con gli investimenti. Si sarebbe così messa in stand by, rimanendo come fornitore in MotoGP per le categorie junior.

Non era nemmeno vero che Petornas stesse da tempo mettendo pressione a Honda per darle i suoi soldi. Non si è mai visto uno sponsor che mette pressione per sponsorizzare qualcuno perché significherebbe giocare al rialzo contro se stesso. E poi c’era ancora Repsol. Ok la concorrenza di mercato, ma fra Petrolieri esiste un gentlemen agreement. Adesso Repsol ha fatto le sue mosse.



Negli ultimi tempi sono arrivate dichiarazioni pesanti del petroliere spagnolo, prima legate al fatto che l’aerodinamica starebbe rovinando il motociclismo, poi qualcosa legata ai sorpassi e alla mancanza di personaggi, e infine un comunicato surreale che parla di Michelin e dei suoi favoritismi di vent’anni fa.
Ho sintetizzato il tutto perché queste sono le dichiarazioni, ma non il vero motivo di quello che sembrerebbe essere un vero abbandono.
L’abbandono non avviene per via delle ragioni esposte, ma è il contrario. Le ragioni esposte anticipano l’abbandono, servono a giustificarlo e sono finalmente possibili proprio per il fatto di andare via. E’ un tema di sassi dalle scarpe, a meno che qualcuno davvero non creda che un petroliere si preoccupi di aerodinamica, ali e sorpassi, oltre che di cose successe a causa di un gommista 20 anni fa. Repsol ha capito che la MotoGP, che gli è andata bene fino a ieri, adesso non le interessa più. Semplice.

Il motivo è legato al fatto che la stessa Repsol, azienda con interessi quasi locali (penisola iberica e un po’ di Sudamerica) è tre volte più piccola di Petronas, per fare un esempio, ed noto che stia lavorando ad una exit strategy per MotoGP e Trial, dove sponsorizza, ancora una volta, realtà spagnole.
Secondo qualche rumor avrebbe cercato anche di rinegoziare il contratto con HRC, ma non è esattamente quello il tema perché Honda non rinegozia mai i contratti. Non lo farà con Repsol e non lo farà con Red Bull, altro sponsor in scadenza.

I piani aziendali di Repsol rispecchiano la situazione europea. Molte case automobilistiche presto non produrranno più motori termici e adesso c’è anche una data probabile (2035). In alcuni paesi non saranno nemmeno più in vendita entro breve, e quindi Repsol, che vende carburanti in Europa con 6000 stazioni di servizio e 5 raffinerie tutte in Spagna, ha convenienze diverse. Elettrico, biocarburanti, etc. Repsol si accinge a fare esattamente come Total Elf. Questo a partire già dal 2050. Sembra lontano ma alla deadline tecnica, mancano meno stagioni di quanto si pensi. Le riconversioni industriali e i budget si fanno molto tempo prima, e anche le strategie aziendali.
Scadenza di contratto, piani aziendali diversi, approccio green, sono la motivazione per le quali Repsol vorrebbe andare via. Le motivazioni lette nei comunicati, sono solo giustificazioni. Siamo noi che ce ne andiamo, non è Honda che non accetta le nostre condizioni, perché non ci sono condizioni. E’ proprio la MotoGP che non ci piace più.
E’ quindi normale che un piccolo produttore di petrolio europeo che sta lasciando i combustibili fossili, e che non voglia più spendere i soldi attuali, figuriamoci un aumento di sponsorizzazione, dica che non è interessato. Soprattutto perché per un altro anno non c’è Marquez. E fidatevi che il numero 93 pesa parecchio, dato che tutta la comunicazione in Spagna è fatta su di lui.

Alla fine, non è vero che i petrolieri asiatici e gli arabi sbarcano in massa nel motorsport per qualche motivo misterioso. Gli asiatici e gli arabi sbarcano in massa perché è da loro che si vende il petrolio e infatti, qualcuno lo avrà notato, i campionati si spostano verso est anche fisicamente.

In un mondo di sponsor poco credibili basati su progetti poco credibili e legati sempre più a manovre sospette, si finisce per meravigliarsi proprio di quelli che fanno le cose secondo logica di mercato.

“Perché un’azienda locale come Repsol dovrebbe continuare a promuovere la sua immagine di petroliere in un’Europa che ha dichiarato guerra al Petrolio? Nei tempi giusti ci saranno i saluti”. Scrivevo a novembre: eccoli, i tempi giusti.

“Perché arabi e asiatici non dovrebbero arrivare in MotoGP e F1 dato che ormai si corre sempre più a est, Arabia saudita inclusa, e a est si vendono ancora combustibili fossili? Ci si dovrebbe meravigliare del contrario.” Scrivevo anche questo a novembre. E il tempo giusto per Petronas potrebbe essere arrivato.

Per quanto riguarda la partnership fra Honda e Petronas, se Repsol dovesse uscire da subito, potrebbe accadere immediatamente ed in maniera naturale, dato che Repsol non ne esce sconfitta, avendo rimarcato il suo disinteresse per la MotoGP.
Honda HRC è molto importante, ma solo con un Marquez in forma, abbiamo detto. Però questa è una cosa che vale per l’Europa. In Asia e nei paesi orientali in genere, l’onda è molto più lunga come dimostrato dal fenomeno Rossi e Lorenzo che pur non vincendo da anni sono ancora un brand. Per MM93 è lo stesso e quindi la combo sarebbe perfetta per un player come Petronas, che finalmente avrebbe anche un team ufficiale, e non un team di seconda fascia come quello di Razali.

Fra petrolieri, si metteranno tutti d’accordo spartendosi la torta, da quasi amici, ci eravamo detti. Sta già andando così. Non è cambiato niente.

Oggi vorrei parlarvi di un circuito atipico del motoamerica.
ne parliamo perché dopo il ridge e dopo laguna seca, a fine luglo ci correrà petrucci.
In questo video vi racconto un po’ la storia della pista, alcune caratteristiche e poi vedrete Petrucci girare in ahto e commentare le curve. Lo vedrete poi anche girare in moto.
Ma non è tutto. Alla fine anche un’informazione bonus, per ricchi appassionati, che rende appunto questo circuito unico.
Se vi piace quello che vedete, iscrivetevi al canale, attivate le notifiche e scoprite come supportare Misterhelmet nei dettagli e nella description. Andiamo.

 


Moto America: Petrucci vs USA. Fa ridere ma nemmeno tanto!

Al MotoAmerica è ormai USA vs Petrucci e sarà sempre peggio.
Danilo è in testa al campionato nonostante una gara in meno, ha bastonato gli americani a casa loro e in più ha criticato l’organizzazione.
Insomma ci ha messo del suo per risultare sgradito. Ma gli americani stanno facendo di peggio, tutti insieme, tutte le volte che possono. E noi muti.

Non per fare dei luoghi comuni, anzi sì, ma agli americani, che spesso sono i migliori in quello che fanno, puoi dire bravi in tanti modi, puoi ringraziarli, ma le critiche e i consigli vanno bene solo se se li danno da soli. L’unico modo per far capire loro certe cose, è batterli. Però c’è modo e modo. Deve essere una cosa graduale, devono avere il tempo di metabolizzare ed accettare lo straniero perché in fondo non sono un popolo inospitale.
Un conto è quando vanno all’estero e prendono paga, un conto però è a casa loro in tempi troppo brevi perché siano accettabili.

 



Battere a casa loro, appena arrivati, con una moto italiana (un po’ un corpo estraneo, una Ducati che vince in quelle piste non essendo nemmeno a punto), il fior fiore della nazione, e in più criticare il loro modo di fare motociclismo (quasi tutti quelli che sono lì non ne conoscono un altro), non va bene.

Danilo è riuscito, e va detto che ha anche ragione eh, a fare tutto questo in pochi giorni. Doppietta ad Austin, unica pista decente, vittoria in Gara1 ad Atlanta prima di rompere il motore in gara 2 a causa di una gestione assurda (è mancata la corrente in tutto l’impianto e hanno lasciato le moto in griglia a bollire), e poi quarto in gara1 e terzo in gara2 in Virginia, con spallata e caduta, nonché secondo e terzo nelle due gare al Road America, nel Wisconsin, una scorrettezza subita anche lì e una moto che ancora fa fatica, essendo ancora in fase di setup.

Ma è in Virginia che Danilo, dopo essersi già espresso in critiche sulle piste, ha attaccato direttamente l’organizzazione, che dopo un volo a 280kmh lo ha lasciato da solo in un prato, aspettando che si alzasse senza nessuna assistenza e si recasse a piedi al centro medico con un perone rotto, a chiedere al Medico di Gara cosa ci facesse davanti alla TV invece che a soccorrerlo. “Alla Dakar avevo due elicotteri sulla testa, qui non mi si è filato nessuno”, ha detto Petrux. Negli stessi giorni l’americano Sean Dylan Kelly, caduto male in Moto2, veniva salvato dalle vie di fuga del Mugello da Marshall che abbiamo solo noi in Europa. Nelle piste di casa sua, sarebbe andata in un altro modo, con le buche, la balle di paglia, le giunture e i muretti a secco che vedete nelle foto.

 

Insomma in piste senza semaforo, senza linea di partenza, con Marshall che da noi non farebbero nemmeno le Minimoto e un’organizzazione di tipo parrocchiale, Danilo ha ricordato come si fanno le gare da noi, che poi è come si dovrebbero fare in generale. Niente di più, niente di meno. Come risposta, hanno contato i secondi che ha passato per terra da solo (non 2 minuti, esagerato, ma solo 56secondi!) e i cartelloni da lui abbattuti prima di rotolare nel nulla (non due, ma solo uno!), per poi dargli, in pratica, del frignone, con il supporto di tutta la stampa a stelle strisce e quella del resto del mondo servile. La nostra, per carità, cintura nera di faziosità polarizzata verso un singolo pilota con esperienza ventennale, una volta che avrebbe dovuto prendere posizione: niente. Poi parli con Petrucci quasi tutti  i giorni  e ti dice che la maggior parte di quei signori non li sente da anni. Immaginiamo che news di prima mano hanno potuto ottenere.

   

E così uno che è passato senza battere ciglio dalla MotoGP alla Dakar (unico ad aver vinto in entrambe le classi), passa per “fighetta” perché ha educatamente fatto notare che se mancano i cordoli, i semafori, l’assistenza medica, le telecamere, la linea di partenza, ma in cambio ci sono i muretti a secco, i parcheggi in curva, le balle di paglia, gli alberi, le buche i new jersey e l’asfalto che sembra quello della Flaminia verso Terni, qualcosa non va. Poi chiaro che se uno appena arrivato per coglionarli gli dice di lasciar perdere la sicurezza, che non è cosa loro, e aggiungere barbecue, le cose si complicano. Ci sta.
Ma negare che non sia vero senza aver mai sentito il pilota, è poco professionale.

Guerra a Petrucci, quindi. Agli americani e non solo non pare vero e si trovano una volta tanto d’accordo fra loro dopo essersi combattuti per anni. Gagne, campione in carica, fino al Road America l’unico a comportarsi professionalmente, cerca di buttarlo fuori e gli fa gestacci (gli va anche male e perde la gara), Scholtz è a quota 4 porcate in 8 gare fra spallate e larghi per buttarlo fuori. Persino Barbera, anche lui al MotoAmerica a chiudere la carriera, si accorge della cosa e sbrocca al Sudafricano in sala stampa… Gli altri meno, perché a Petrucci lo vedono solo a piedi nel paddock, dato che in pista gli servirebbe il binocolo. Però è tutto un complimentarsi fra loro, un aspettarsi, un giocare di squadra anche con squadre diverse, con doppiati che fanno da safety car o da gentlemen riders a seconda di chi si trovano a rallentare (ci siamo capiti), in piste che Petrucci non conosce e nelle quali prende due secondi nella prima sessione per stare davanti dalle qualifiche in poi.

Non è difficile e non sto raccontando, come gli inviati nelle americhe degli anni ’30 e potendovi fregare, un evento radio trasmesso che vedo solo io. E’ sufficiente sintonizzarsi su Eurosport per le dirette o guardare gli highlights su Youtube senza essere troppo rimbambiti. Oppure leggere i social di Petrucci che è sempre molto chiaro su tutto. Ma bisogna volerlo fare.

Per le classifiche, nessun problema. Se vince un americano sono pronte subito, se vince Petrucci, e magari va in testa al campionato, le aggiornano il martedì con calma. E’ gioia parziale, come quando al parco chiuso tocca a lui l’intervista, e allora le ombrelline se ne vanno. Non me lo invento. Basta guardare la tv, dato che la danno su Eurosport, non sul satellite della NASA. Ovviamente la stampa nostrana certe cose non le nota o on le vuole notare. Trascrive i risultati ma non si prende la briga di leggere quello che scrivono di Petrucci all’estero, dipingendolo come uno psicotico che vorrebbe che tutti si levassero per far passare “il principino”. Quello della MotoGP, lo chiamano, i riferimenti sono continui e quindi è tutto chiaro e deciso. C’è anche qualche invidioso che smentisce questo sito nonostante riporti dei virgolettati. Hai visto mai si possano rovinare i rapporti con qualche americano nel motomondiale,

Per quanto mi riguarda, io non me la sarei mai aspettata, una cosa così. Collezionista di US Cars, americanofilo da sempre, sono partito con un’altra predisposizione, avendo sempre considerato il MotoAmerica come una bomba positiva inesplosa, sia per le varie classi, baggers incluse, sia per il tipo di motociclismo che si potrebbe avere, se solo ci fosse un po’ di capacità di accettare le critiche in più, e un minimo di permalosità in meno. Un approccio un po’ pazzo, forse, un po’ retro, pane e salame, sicuramente, ma comunque genuino nelle intenzioni. Invece seguendolo con attenzione mi ritrovo a guardare Amici di Maria de Filippi con la tuta di pelle; una casta di dilettanti che non vuole aprirsi a nessuna novità e non accetta nessun consiglio, figuriamoci lezione, né tantomeno nessun “ospite”, soprattutto se può rompere le uova nel paniere, il che è strano per un campionato che cerca, dice, internazionalità, dopo essere risorto miracolosamente dal fallimento (prima si chiamava AMA, adesso MotoAmerica).  E grazie al cavolo Baz lo hanno applaudito. Mica li ha suonati come tamburi sin dal giorno 1. Nel frattempo MotoAmerica, notizia del 18 maggio, perde il main sponsor Autoparts4less. E non me lo invento io. Ma va tutto bene, magari secondo qualcuno è una bugia anche questa.

A mio avviso bisogna solo accettare che si possono imparare alcune cose e non è difficile, perché tutti gli americani che ho conosciuto, del motomondiale, del mondiale Superbike e anche di sport che ho praticato io, sono sempre state fra le persone migliori dell’ambiente. Aperte, umili, sensibili, corrette e altruiste. E quindi non si spiega come mai guardando il MotoAmerica sembra di guardare uno di quei film cliché americani di auto o moto in cui c’è l’eroe del posto, senza mezzi, che la spunta contro l’Europeo ricco, stronzo, e magari anche scorretto. E’ l’immagine che vogliono far passare.

Ma lo sanno questi chi è Danilo? Lo sanno che ha parlato chiaro ma in pista si sta trattenendo dato che per esperienza e peso (non solo tecnico), potrebbe “parcheggiarne” diversi, alla ternana, invece di subire in silenzio scorrettezze da rookies cup e continuare a giocare di fino? Non importa. Comunque vada, lo sappiamo noi.
A pensarci, Petrucci from Terni vs USA fa ridere tanto. Soprattutto perché è vero e comunque vada, la figuraccia l’hanno già fatta in tanti, inclusi i nostri. E da qui a fine torneo, possono solo peggiorare. Del resto anche i butteri batterono i cow boys di Buffalo Bill. E’ un attimo che risucceda. A casa loro.

Endurance: a SPA le proteste fanno luce sulla 24h!

L’illuminazione ai test è stato un problema. Non si vedeva nulla, i piloti hanno protestato e gli organizzatori, li hanno ascoltati.
Non è il massimo ma…


Questo w.e. si corre la 24h di SPA per il Mondiale Endurance.
Già a Le mans i concorrenti avevano ricevuto informazione della possibilità, volendo, di montare fari aggiuntivi.
Arrivati in Belgio, nei primi test, la scoperta del motivo dell’insolita, generosa concessione.
Durante qualche passaggio notturno in auto fra le giornate di test, qualcuno ha notato che mancava un’illuminazione sufficiente, dato che i fari delle moto non sono risolutivi.
Alla fine gli organizzatori hanno portato un certo numero di lampade ad alta illuminazione che, in qualche modo funzionano. Nei test di questa notte, l’illuminazione è accettabile.
Pericolo scongiurato, ma bisogna dire grazie a quei piloti che hanno alzato un po’ la voce.

 

Endurance: a SPA non si vede una mazza. A rischio la 24h!

L’illuminazione ai test è un delirio. Non si vede nemmeno in auto. Gli organizzatori lo sapevano e avevano messo le mani avanti sin da Le Mans. Ecco cosa potrebbe succedere!



Questo w.e. si corre la 24h di SPA per il Mondiale Endurance.
Già a Le mans i concorrenti avevano ricevuto informazione della possibilità, volendo, di montare fari aggiuntivi.
Arrivati in Belgio, nei primi test, la scoperta del motivo dell’insolita, generosa concessione.
Durante qualche passaggio notturno in auto fra le giornate di test, qualcuno ha notato che mancava un’illuminazione sufficiente, dato che i fari delle moto non sono risolutivi.
Entro domani l’organizzazione monterà delle torrette con delle luci ma secondo molti non basterà.

In occasione del briefing piloti, voci di paddock dicono che verranno fuori una serie di proposte alternative: una 12h nella giornata di sabato oppure 2 8h sabato e domenica con un parco chiuso di 8h fra le due corse.

Se i rumors troveranno conferma, ci siamo giocati anche l’Endurance.

Mugello GP; Bagnaia regola Quartararo ma il francese è miracoloso! A.Espargaro ancora sul podio!

Bagnaia imbattibile, Quartararo Miracoloso e A.Espargaro, confermato! Ottimi anche Bezzecchi e Marini e buonissime le KTM. Honda si affida a Nakagami mentre Marquez chiude il negozio per motivi di salute.
Ducati fortissime ma non decisive come ci si sarebbe aspettati ma almeno nel box non devono fingere felicità per le vittorie dei satelliti. Yamaha e Suzuki, indecenti!

 

Bagnaia, Quartararo, Espargaro, Zarco, Bezzecchi, Marini, Binder, Nakagami, Oliveira e Marquez a chiudere i 10.
La gara del Mugello è spettacolare più per gli esiti e i nomi a giocarsi la partita, che per gli avvenimenti in se, anche se risulta meno assurda delle qualifiche, quelle sì, al limite del fantascientifico.
Dopo una lunga serie di sorpassi in cui le moto italiane sono state protagoniste, Ducati vince ma convince a metà, partendo con presupposti e propositi di dominio per chiudere con un’unica moto sul podio perché le altre devono cedere.



La moto sul podio è nella posizione che conta, perché Bagnaia vince, ma non è quello il modo che ci si sarebbe aspettati.
Alla fine il GP d’Italia ha un eroe, Bagnaia, e un antieroe, a tratti più concreto, che convince di più, Quartararo.
Perché se Pecco è condannato alla vittoria per via degli zeri passati e della moto migliore del mondo (lo dimostrano tutti quelli che con la Ducati vanno forte), Quartararo spaventa per essere l’unico a far andare una Yamaha che si rivela vergognosa per il pacchetto che mette a disposizione dei suoi piloti. Diversamente dovremmo inquadrarli tutti come incapaci e rimbambiti oltre la decenza, con tanto di retrocessione in qualche campionato minore. A calci nel sedere. Yamaha dovrebbe portare Quartararo in braccio verso la firma di qualsiasi contratto che il francese vorrebbe.

Tornando alla gara, al Mugello, ci sono anche delle conferme. Quella di Aprilia che sale sul podio con Espargaro per la quarta volta di seguito e che inizia ad avere anche un Vinales credibile, e quella delle Suzuki che definire allo sbando, è un eufemismo. Honda si affida a Nakagami perché gli altri non esistono e Marquez si accinge ad abbassare la serranda per un tot di tempo per andarsi ad operare ancora, mentre KTM, che galleggia in top ten, non dovrebbe toccare niente e invece mette in discussione Binder e Oliveira che sono gli unici che funzionano.

C’è spazio anche per la gloria degli inattesi. Per il team Gresini che vede un Di Giannantonio comunque rinato grazie ad una pole magica e ad una gara ok, con l’ombra di un Bastianini che paga la voglia di strafare, e per il team Mooney VR46 che fa, come per un copione che sembra scritto, la sua miglior gara della stagione con due piloti comodi in top ten. Fra i due da rimarcare è Bezzecchi. Decisamente migliore di Marini e a questo punto interessante anche per Ducati. Alla fine, il talento vince sempre sui favoritismi. Magari ci mette un po’, ma alla fine è quello che pesa di più.

Esclusivo: Petrucci non ci sta. MotoAmerica addio! “A queste condizioni mollo tutto!”

Le dichiarazioni esclusive rilasciate a Misterhelmet a caldo dopo Gara2 in Virginia, nonostante il terzo posto alle spalle di Gagne e Scholtz sono pesanti. Saranno anche definitive?
Frenando ogni istinto di sensazionalismo giornalistico, abbiamo chiesto a Danilo se fosse sicuro e non volesse pensarci un po’, dato che si trattava di una chiacchierata informale, ma ci ha dato luce verde per la pubblicazione.

“Non penso che continuerò.
Sono caduto a quasi 300kmh e ho rotolato per 300m.
Nessuno mi è venuto a raccogliere.
Non possiamo mettere un dottore a ogni curva, mi hanno detto.
Ora ho 5 punti sulla caviglia. Fossero stati sul collo, sarei morto. Ho anche una bella abrasione e un gomito rotondo.

                               

Alla Dakar sono caduto due volte e avevo un elicottero sopra. Alla Dakar. Qui in America secondo la FIM esiste solo una pista omologata per le corse che facciamo.  MotoAmerica ha detto che le piste non le ha e che quindi ci devono andare bene queste. Con le balle di paglia, l’asfalto butterato e gli impianti che vanno in tilt. Potrebbe andare quasi bene se ci mettessero del loro come organizzazione e sanzionassero chi non guida correttamente, ma non succede.

Sono arrivato all’ultima curva e per non toccare Scholtz che aveva allargato, sono andato largo e mi si è chiuso lo sterzo in 6a piena.
Se lo avessi toccato sarebbe stato anche peggio ma certe mosse sono da sanzionare.
Ad Atlanta hanno interrotto la gara perché non c’era corrente per le telecamere. Qui invece, stranamente, niente telecamere e niente immagini. Quindi per loro è tutto a posto.
Non penso che continuerò. Ho fatto 25 anni di gare e non mi va di farmi male per questo.”



 

Queste le dichiarazioni di Petrucci rilasciate a Misterhelmet subito dopo la gara.
Vanno prese con la dovuta cautela perché rilasciate a caldo, e si sa che poi i piloti sbolliscono, ma il malcontento è evidente sin dalla giornata precedente, anzi forse cova da prima, fra aspettative deluse e riscontri non positivi su tutto il campionato…  e tutto il pacchetto, ma andiamo a ritroso.

Gara1 in Virginia è di quelle brutte, a causa di un problema elettronico che che annulla il freno motore.
Niente freno motore, niente accelerazione, niente freni, anteriore scaldato, gomme finite. Tutto il repertorio, ma nonostante tutto Danilo finisce a ridosso del podio.
Come va gara2, lo leggete sopra. Danilo ottiene un podio dopo una lotta serrata ma il prezzo è più che salato, a causa di una caduta dopo il traguardo che gli impedisce di partecipare anche alla premiazione.

La verità è che Petrucci si aspettava delle gare un po’ più rustiche, ma non di rischiare la vita per imperizia altrui, pressapochismo e gestione da altri tempi, nel senso negativo del termine.
A questo si aggiunge, ed è una considerazione dall’esterno, non di Petrucci, la situazione nel box. Il team Warhorse non sembra essere a livello di quelli con cui Danilo è abituato a lavorare per comprensione, gestione e risoluzione dei problemi e la Ducati non è una moto semplice.
La rottura del motore a Road Atlanta, Braselton, per essere stata troppo tempo in griglia a motore acceso per colpa dell’organizzazione, ne è un esempio. Come avrebbe gestito il surriscaldamento, un team Europeo?
Il comportamento bizzarro e sempre troppo differente della moto, gara dopo gara, anche a causa, dicono rumors non confermati, di alcune parti importanti cambiate per ragioni di sponsor, è un’altra prova che forse il team ha bisogno di un altro approccio se vuole far correre una testa di serie come Petrucci, su una moto superperformante ma esigente come la Panigale in un campionato “rustico” come il MotoAmerica.
In una pista come Austin, dove si può praticare del motociclismo pulito, Danilo ha surclassato gli avversari. Nelle altre gare, quasi lo stesso mettendoci del suo, ma forse Petrucci è stanco di dover sempre trovare condizioni di emergenza, che vanno oltre l’accettabile, quando si parla di stare, come tutti gli sportivi, fuori dalla zona di comfort.
Evidentemente, “essere stanchi di essere stanchi”, logora anche chi ama il suo lavoro.
Da un lato speriamo tutti che sia stato uno sfogo momentaneo e che quindi Petrucci ci ripensi, ma dall’altro, perché desiderare che un pilota continui a far qualcosa che non si sente di fare? Per chi, e con quale beneficio?

Bastianini bastona tutti, poi Miller e A.Espargaro! Ducati , piloti sbagliati?

La prima notizia di Le Mans è che fa un caldo bestiale e non piove.
La seconda è che Bagnaia non è in grado di reggere la pressione, specialmente se dall’interno, e va in bambola assoluta. Poi viene il resto.
Bastianini, Miller, A.Espargaro, Quartararo, Zarco, Marquez, Nakagami, Binder, Marini, Vinales, sono i dieci al traguardo, con Bastianini che è più forte di tutto e di tutti, persino delle preferenze, delle voci, delle politiche di scuderia e adesso guarda alla vettagestita da Quartararo con soli 8 punti di distacco. Bastianini fa in modo che Bagnaia si suicidi e non è nemmeno necessario che qualcuno lo ponga davanti a dei giochi. Fanno tutto gli altri, incluso Miller che ricorda al box Ducati quanto male scelga chi rimane e chi va.


 

Anche Aprilia è una bomba, perché Espargaro è un top player costante mentre Vinales fa progressi.
Il più intelligente, invece, è Quartararo, che capisce che non può più di tanto e si limita ad aspettare che facciano qualcosa gli altri. Come lui, Marquez, ma in piccolo.
La sintesi della gara? Vanno via in tre, arrivano in due, mentre Aprilia fa quello che deve fare e le Suzuki fanno tutto il contrario, autoeliminandosi. Un altro fuori dai giochi e dalla grazia di Dio, è Martin, che la manda ancora in terra come se fosse regredito completamente. Gran talento, poca consapevolezza.
Non c’è nient’altro e la gara non si può raccontare. Ci sono cadute che non serve rivedere, un duello finito male fra Bastianini e Bagnaia che cade a scoppio ritardato per frustrazione, e due lampi di classe di Quartararo e Marquez.
Nelle retrovie: benissimo Marini e bene anche Di Giannantonio. Ma non è una gara tipica visti i molteplici episodi di autoeliminazione. Se volete che lo ribadisca, però, ci sono un pilota fuori dal team ufficiale, Martin, e uno fuori dalla lotta al mondiale, Bagnaia.
C’è anche un istante per piangere la morte sportiva di Dovizioso e Morbidelli, ma fa quasi male parlarne.