Honda in Supersport: fa sul serio o c’è qualcosa sotto, tipo Petronas?

C’è una notizia interessante che è passata un po’ in sordina. Un po’ troppo. Forse perché si parla di Supersport che non è mai appetibile. Eppure fra le moto sportive, quelle della cilindrata di mezzo sono le uniche che ormai si vendono e il campionato è quello potenzialmente più interessante!

 

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Parliamo del ritorno di Honda in Supersport, mica pizza e fichi. Insomma, mancava solo lei, se pensiamo che Suzuki ha ormai mollato tutto, anche se qualche talebano dell’informazione considera MotoAmerica ed EWC come qualcosa di significativo.
Resta il fatto che va spiegato perché Honda torna e in che forma e cosa ci possiamo aspettare. Vorrei portarvi a capire come funzionano certe cose nel motorsport e come mai vanno in un certo modo che ad un primo impatto non si capisce.

Il titolo del sito Worldsbk.com dice:
“Honda torna nel WorldSSP con il team MIE MS Honda, Mackenzie e Norrodin in pista nel 2023”

Due team in uno, quindi. MIE + MS.
Il team MIE è il team di Midori Moriwaki, no Moriwaki famiglia, solo Midori,c’è una differenza… la squadra mandata a quel paese, in pratica da Althea, esasperata dall’approccio, mancanza di serietà e soldi etc etc, non mi voglio dilungare, ma il comunicato del team di Bevilacqua lo ricordo bene e parlava chiaro.
Come ha continuato la Superbike Honda MIE, lo abbiamo visto attraverso le sofferenze dei poveri Syahrin e Mercado. Il malese è stato riconfermato e nel 2023 sarà affiancato da Granado che presumibilmente soffrirà accanto a lui. Mercado è invece fuggito.

Accanto a MIE compare la sigla MS, che sarà la parte che curerà la Supersport con le CBR6000RR guidate da Tarran Mackenzie, inglese, e Adam Norrodin (che in realtà si chiama Muhamad Adam bin Mohd Norrodin), malese.
Ma chi è MS Racing Team? Non un top team ma comunque una squadra che le corse le sa fare. Dal 2018 gareggia in WorldSSP e il WorldSSP300 con Yamaha.
Il team MS Racing in questo 2022 ha lottato fino alla fine per il titolo con Marc Garcia nella SS300 mentre nel 2019 ha partecipato oltre che nella SS300 anche al WorldSSP, schierando delle Yamaha, vincendo Gara 1 al Circuit de Barcelona-Catalunya con Andy Verdoia.
Per quanto riguarda i piloti la cosa è un po’ atipica. Mackenzie, 27 anni, è il campione British Superbike 2021 e British Supersport 2016 quindi è un po’ strano che vada su una Supersport al debutto.
Norrodin, 27 anni, invece, è un pilota con passaporto malese e valigia, è evidente. La valigia la condivide con Syahrin e potrebbe chiamarsi  Petronas.
Dopo tre stagioni in Moto3, miglior risultato un 5° posto, sette gare in 2 anni in Moto2, miglior risultato: 22 posto. E 2 terzi posti nel campionato asiatico Superbike nella pista di casa con BMW. Evidentemente un pilota pagante.

Ma perché Honda dopo 10 titoli mondiali Supersport, 104 vittorie, 283 podi e 98 pole position torna in Supersport dopo2 anni (sembrano di più) con due piloti debuttanti di cui uno scarso, in un team buono solo a metà, per fortuna quella della Supersport, invece di affidarsi ad un top team?

Dal punto di vista tecnico, per fare una prova. Non è evidentemente HRC a tornare in pista. Ci torna il team MS di Felix Garrido, che è un team spagnolo ma non c’è l’ombra di HRC. Però Garrido non deve ringraziare MIE Moriwaki come si legge nei comunicati perché forse è il contrario.

In realtà Honda, non in prima persona ma probabilmente attraverso una filiale di un paese asiatico, prova a vedere se le cose possono funzionare, affidando due moto ad un buon team Supersport, cogliendo l’occasione per aiutare finanziariamente MIE Moriwaki.
Cosa farà per MS, MIE Moriwaki, che da anni rantola in Superbike tanto che nel 2021 si era presa anche una pausa durante il mondiale perché non aveva i soldi?
Farà da supporto logistico, smezzerà le spese e qualche sponsor, e troverà il modo di continuare ad esistere, cosa altrimenti molto complicata, grazie al possibile sponsor Petronas portato dai due malesi.
Tecnicamente la CBR 1000 SBK di MIE non è nemmeno lontana parente della moto di Lecuona e Vierge. Cambiano forcellone, piastre , serbatoio , cambio, telaio  e i risultati si sono visti. Il resto è evidente, a partire dal big sponsor in carena, che è sempre mancato e potrebbe invece arrivare quest’anno proprio grazie alla Supersport. Syahrin porta soldi, Granado porta il contributo di Honda Brasil e Norrodin, vedi Syahrin!

Per quanto riguarda Honda, c’è un modo per testare la CBR 600 senza esporsi troppo in un modo che se le cose vanno bene si tratta di Honda mentre se vanno meno bene si tratta di un’esperienza privata? Eccolo qui. E’ il modo che ha Kuwata, direttore di HRC, per rimettere il piedino in Supersport, supportare una filiale nazionale asiatica (da qui Norrodin) e aiutare Midori Moriwaki ad alleggerire i costi.
Fra le mie poche certezze della vita, ce n’è una: la parte Supersport del team Moriwaki MS farà decisamente meglio dei suoi compagni di box della Superbike.
A Honda interesserà più MS che MIE. Del resto un team vero, con una superbike vera, ce l’ha già. Ma Honda potrà sempre dire che non si tratta della Supersport ufficiale.
L’impegno ufficiale arriverà solo se le cose andranno in un certo modo.

DUCAUDI e Made in Italy? STOKAZZEN! Un solo nemico per DUCATI!

La mancanza di vere news genera clickbait disperato, paccottiglia e false news come quella di Ducati nelle mire dei jap per i suoi risultati sportivi. Sono altre le cose che i giapponesi temono e l’avversario diretto di Ducati è un altro!

 

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Lo dico per la terza volta: capisco che siamo in pausa campionato e c’è desiderio di argomenti da trattare per fare click. I più disperati si lanciano su Marquez o Valentino, con cose che non si capiscono, quelli più evoluti su ipotetiche difficoltà delle big Honda e Yamaha. Ma anche su Ducati si fanno valutazioni insensate.

Questo è il TERZO VIDEO DI TRE sulle chiavi di lettura senza senso buttate lì solo per fare guazza, ovvero materiale da dare in lettura a poveracci in mancanza di contenuti. Più i siti sono grandi e più devono pubblicare grandi quantità di materiale per non scendere nei motori di ricerca. Non fa niente se le notizie non ci sono. Vi do la mia visione e mi dite se la condividete.


Parliamo di Ducati, del made in Italy, delle invidie e dei tentativi di bloccarla per aver vinto un mondiale dopo 15 anni schierando 8 moto.  E secondo qualcuno lo dovrebbero fare Case che insieme di mondiali negli ultimi 20 anni ne hanno vinti 18.
Alla fine del video vi dirò  cosa fa vincere veramente Ducati e di cosa devono aver veramente paura le altre case.

Vediamo cosa abbiamo:  Ducati fa paura! Ducati che va fermata! Ducati che va oltre i regolamenti!
La verità è che da un lato bisogna levarsi il cappello davanti a Ducati, dall’altro, se non avesse vinto sarebbero stati veramente problemi per un management che stava spendendo tanti soldi non suoi senza vincere il titolo piloti.
Poi vi spiego i “soldi non suoi”.

Intanto parliamo del titolo costruttori, una cosa importante fino a che non l’hai vinta. Quando l’hai vinta 2-3 volte come Ducati, inizia ad essere importante vincere il titolo piloti. MotoGP e Superbike è uguale. La casa “Bolognese” ci è riuscita dopo ben 15 anni.
Quindi, al di là del solito Quartararo, che può essere infastidito dalla sconfitta, o Marquez che però è infortunato, non si vede come Honda e Yamaha possano viversela così male dopo che per anni hanno dominato. Non è chiaro come possa esserne invidiosa Suzuki che se ne è andata.
Non è chiaro come possa essere invidiosa Aprilia che è tornata nel 2015 dopo una pausa di 11 anni.
E’ evidente che l’unica Casa ad essere un minimo “infastidita” da Ducati è  KTM che infatti sta percorrendo due strade, una diretta, una indiretta.
Quella indiretta è il dominio negli altri campionati. Dal 2025 i motori della Moto3 saranno KTM dove gli austriaci già dominano..
La Casa Austriaca, inoltre, sta pensando di mettere bene le mani anche in moto2 dove ha tanti team ma non è una casa partecipante. L’alleanza con Boscoscuro, l’ho spiegata in un video.

La strada diretta è invece quella dell’ingaggio di tanti tecnici Ducati, dimostrazione di grande stima. Ma qui non parliamo di KTM. Parliamo di Ducati e di chi sono i veri avversari della casa bolognese che bolognese non è più.

Però prima vi faccio una domanda: come mai i tecnici e la metodologia di lavoro di Ducati vengono “rubati” solo adesso? Perché adesso funzionano. E funzionano perché non ci sono solo le capacità sportive e tecniche da rubare ma il “MODELLO” che si incastra perfettamente con quello KTM. Sembra strano da credere ma Ducati e KTM, dal punto di vista tecnico no, ma da quello organizzativo, lavorano allo stesso modo.
Entrambe si espandono, entrambe vogliono dominare le griglie e il mercato.

La vera cosa che fa paura di Ducati non è il numero di moto, le ali o le innovazioni, ma il made in Italy che c’è sempre stato, sommato ad una cosa che ha iniziato finalmente a funzionare: il modello tedesco.

Chi dice che con Ducati ha vinto il made in Italy, dice mezza cazzata.
Chi dice che Ducati è solo Audi, dice l’altra metà.

Se gli aspetti sportivi e tecnici fossero fondamentali, Ducati negli ultimi 20 anni avrebbe vinto gli stessi mondiali di Honda e Yamaha.

Se il modello organizzativo fosse fondamentale KTM avrebbe vinto dei mondiali in MotoGP e BMW li avrebbe vinti in Superbike. Invece i tedeschi nelle moto non hanno vinto mai niente.

Non si vince con il made in italy. Non si vince con il made in Germany
Si vince con la COMBO!

Ecco un esempio di caratteristiche Made in Italy 
Cuore e attitudine al racing
Genio creativo, improvvisazione, adattamento, inventiva
Capacità progettuale applicata alle corse
SBORONAGGINE RACING: una cosa che nelle moto abbiamo solo noi.

E adesso un esempio di caratteristiche Made in Germany
Soldi derivanti da efficienza industriale
Capacità organizzativa estrema
Solidità aziendale
Metodo di lavoro più analitico che istintivo
Banche che aiutano
Mille modelli in Gamma che generano market credibility e quindi soldi.
Soldi che comprano uomini che fanno soldi.
CAPACITA’ DI FARE SOLDI E SAPERLI SPENDERE

Ducati ha avuto la sua KTM a 4 ruote che si chiama Audi.
Solo un drogato non capisce che il Gruppo Wolkswagen che ha ripescato dall’inferno marchi come Lamborghini, Bugatti, Bentley, Skoda, Seat, che ha inventato cose come Cupra e rilanciato Italdesign Giugiaro, MAN, Scania etc, non può non aver influito sul nuovo corso di Ducati che infatti è stata affidata al marchio che più le assomiglia: Non Porsche, ma Audi, il braccio armato del gruppo. Una via di mezzo fra VW e Porsche che strizza l’occhio a Lamborghini.

Ecco di cosa devono aver paura tutti:
Il Made in Italy che fa soldi, che ha idee e ci può investire. Il Made in Italy organizzato. IL MADE IN ITALY ALLA TEDESCA O MADE IN GERMANY ALL’ITALIANA che monopolizza la griglia e vende migliaia di MOTO con il meglio delle due visioni. Non per niente Ducati assomiglia sempre di più a BMW Motorrad e si è messa a far anche le turistiche e le fa bene.

C’è invidia verso Ducati? Non per i risultati sportivi.
Vogliono cambiare il regolamento? Non per colpa di Ducati.
Vogliono fermare gli Italiani? No, vogliono fermare l’alleanza Italo Tedesca che unisce il meglio dei due mondi.

DUCAUDI? STOCAZZO!
MADE IN ITALY? STOCAZZO!

Bisogna capire cosa spaventa i giapponesi. Non un titolo mondiale dopo 15 anni, ma i soldi e il modello per vincere i prossimi!

Impariamo a ragionare sulle situazioni vere e non sulle notizie false acchiappaclick!

L’unico vero problema di Yamaha? ELIMINATO!

La mancanza di vere news genera clickbait disperato, paccottiglia e false news come quella della disperazione di Yamaha e delle tensioni fra la casa di Iwata a Quartararo. In realtà Yamaha aveva un solo vero problema e se ne è liberata alla grande!

 

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L’ho già detto: capisco che siamo in pausa campionato e c’è desiderio di argomenti da trattare per fare click. I più disperati si lanciano su Marquez o Valentino, con cose che non si capiscono, quelli più evoluti su ipotetiche difficoltà delle big Honda e Yamaha. Ma anche su Ducati si fanno valutazioni insensate.

Questo è il SECONDO VIDEO/ARTICOLO di tre che parleranno delle chiavi di lettura senza senso buttate lì solo per fare guazza, ovvero materiale da dare in lettura a poveracci in mancanza di contenuti. Più i siti sono grandi e più devono pubblicare grandi quantità di materiale per non scendere nei motori di ricerca. Non fa niente se le notizie non ci sono. Vi do la mia visione e mi dite se la condividete.


Parliamo di Yamaha e della presunta sofferenza per non aver “sorprendentemente” vinto il secondo mondiale di seguito, avendo un pilota solo e come altre moto un pilota in crisi, uno tornato dal ritiro e un debuttante della moto 3 in un team gestito alla buona. Davvero i risultati di Yamaha sono una sorpresa?
Alla fine del video vi dirò perché Yamaha ha “perso” un team clienti.

Vediamo cosa abbiamo. Honda, da quando esiste la MotoGP, 2002, ha vinto 10 mondiali con 4 piloti diversi (Rossi, Stoner, Hayden e Marquez).
Yamaha è la seconda casa più vincente. Ne ha vinti 8 con tre piloti diversi (Rossi, Lorenzo, Quartararo) con risultati mai ottenuti da nessuno. Interrompere il dominio di Honda, con Rossi, impedire la nascita di un’era Ducati, sempre con Rossi, interrompere un dominio interno con Lorenzo per poi interrompere il dominio di Honda e Marquez sempre con Lorenzo e infine impedire il dominio di Suzuki e Honda con Quartararo. Yamaha è il vero guastafeste della MotoGP. Il vero game changer.

Come per Honda, veramente pensate che Yamaha non sia cosceinte del fatto che esistano dei cicli e che non si possa vincere sempre, soprattutto sapendo di essere non la prima ma la seconda forza industriale delle due ruote?

Moto terribile, eppure Quartararo è arrivato secondo. Un titolo Superbike dopo anni,
molti piloti anziani come Rossi, Dovizioso, Crutchlow. E Morbidelli secondo con una moto clienti e poi agonisticamente morto. Siamo veramente sicuri che Yamaha si possa lamentare di come siano andate le cose dopo che solo nel 2021 aveva vinto TUTTO fra Motogp e SBK?
Anche per Yamaha ci sono dei problemi. Ma non è crisi. Fa tutto parte del gioco.

Quartararo si lamenta ma le dichiarazioni del pilota sono una piccola parte di un singolo aspetto, non il tema principale.
Poi pensate ad una cosa: Quartararo, nonostante l’insoddisfazione, ha rinnovato subito e senza difficoltà. Yamaha aveva e ha bisogno di Quartararo, che è il miglior talento presente in MotoGP (Marquez è rotto) e Quartararo aveva e ha bisogno di Yamaha e non poteva andare da nessun’altra parte.
In Honda c’è MM93 e la moto non va.
In Ducati non c’è posto.
Suzuki ha lasciato.
KTM e Aprilia non sono ancora pronte per lui.
Discorso chiuso e ingaggio più alto di tutti per il francese.
Tutti quelli che parlano di insoddisfazioni e rapporti tesi fra Yamaha e Quartararo, PARLANO DEL NULLA PERCHE’ NON HANNO NULLA DI CUI PARLARE.
Yamaha e Quartararo non devono dimostrare nulla e non possono lamentarsi di nulla perché non hanno alternative e negli ultimi 2 anni ha fatto un primo e un secondo posto.

Adesso ci divertiamo e vediamo quali sono stati i problemi di Yamaha e come li ha risolti. Il vero problema di Yamaha: Razali.

Mettersi con Razali è come quando ti metti con una donna bellissima e poi un giorno la vedi senza trucco.
2020: primo anno di Petronas: super sponsor, super pretese e super risultati. Morbidelli e quartararo: bomba
2021, secondo anno di Petronas: super sponsor, super aspettative, Rossi, Morbidelli, zero risultati, lo sponsor se ne è andato
2022, terzo anno, stesse pretese, sponsor fallito e situazione tragica.
E’ evidente che Razali dopo il primo anno è stato qualcosa di diverso da quello che Jarvis si aspettava.
Un cliente che non voleva fare il cliente.
Uno jr team che non voleva Valentino Rossi e lo criticava apertamente.
Un team manager che voleva scegliere i piloti senza poterselo permettere perché ha avuto soldi per un anno e mezzo e basta.
Un team manager che, scusate se ve lo dico, ha fatto scappare dalla MotoGP lo sponsor più grande degli ultimi 10 anni, Petronas, e da quel momento ha fatto solo partnership decisamente discutibili. E secondo me non ha ancora finito.

Sponsor scappati, piloti contestati, problemi interni, critiche, altri sponsor e piloti sbagliati. Forse qualche colpa ce l’hai.

Yamaha e Jarvis non hanno perso un team clienti. Hanno rinunciato ad avere un team che dava più problemi che vantaggi

Yamaha ha tenuto Razali solo perché VR46 ha scelto Ducati pensando di avere i soldi dello sceicco. Adesso che VR46 i soldi non li ha, sta già cercando di uscire dal contratto con Ducati che dura fino al 2024-25.

Meglio un anno da soli in attesa di VR46 che un altro anno con Razali che gli creava casini e discuteva su tutto.

Ovviamente Yamaha sa anche che se VR46 arriverà lo farà perché le moto costano meno e non perché vanno meglio. Lasceranno Bezzecchi in Ducati e metteranno sulle giapponesi, che ne so, Vietti e Marini, che tanto per loro una moto vale l’altra.
Ma questo è un altro discorso.
E vedrete che saranno tutti contenti. Che ne pensate?

L’unico vero bersaglio mancato da Honda nel 2022!

La mancanza di vere news genera clickbait disperato, paccottiglia e false news come quella della disperazione di Honda che, in realtà, nel 2022 ha mancato solo un bersaglio fra quelli che avrebbe voluto centrare!

 

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Capisco che siamo in pausa campionato e c’è desiderio di argomenti da trattare per fare click. I più disperati si lanciano su Marquez o Valentino, con cose che non si capiscono, quelli più evoluti su ipotetiche difficoltà delle big Honda e Yamaha. Ma anche su Ducati si fanno valutazioni insensate. Da dove vogliamo cominciare?

Questo è il primo di tre video/articoli che parleranno delle chiavi di lettura senza senso su Honda, Yamaha e Ducati, buttate lì solo per fare guazza, ovvero materiale da dare in lettura a poveracci in mancanza di contenuti. Più i siti sono grandi e più devono pubblicare grandi quantità di materiale per non scendere nei motori di ricerca. Non fa niente se le notizie non ci sono. Vi do la mia visione e mi dite se la condividete.

Parliamo di Honda e delle sue difficoltà, della tragedia che vive, per non vincere, dei malumori, etc. Marquez smette, se ne vuole andare, c’è un malcontento totale, etc. E poi alla fine vi do l’unico vero bersaglio mancato del 2022-2023.

Parliamo di Honda
Chiunque corre, corre per vincere. Sono sicuro che Pol Espargaro sia scontento, ovviamente perchè ha fatto un brutto campionato. Sono convinto che Bradl sia insoddisfatto perché guadagna poco ma per tutto il resto credo che contento di quello che fa e del fatto che ha una moto su cui sedersi.
E guardate un po’ sono anche convinto che Marc Marquez da un lato sia deluso della sua prestazione e dall’altro sia carico per il 2023 seppur con qualche dubbio.
Sono ovvietà che scrive chi non ha altro da dire.

Ma Honda, che problemi può avere oltre al fatto che da qualche anno non vince? E soprattutto, è davvero un problema?
Mi sembra evidente che le corse di fanno per vincerle ma può anche capitare che non succeda.
Honda ha vinto tantissimo e per anni si è alternata a Yamaha nella spartizione dei mondiali. Honda-Yamaha, Honda-Yamaha, con qualche altra breve parentesi.
Ma tenete conto che è anche giusto, è anche statistica, che a volte questo duopolio sia interrotto e vincano altri, come Suzuki o Ducati.

Una persona normale veramente pensa che Honda si aspetti di vincere ogni anno? L’anomalia non è se Honda e Yamaha non vincono ma se non vincono mai gli altri. E’ arrivato il turno di Suzuki, è tornata alla vittoria anche Ducati. Vedrete che il meccanismo consentirà anche a KTM e Aprilia di prendersi delle soddisfazioni. E’ questa la normalità, non che vinca sempre uno.

Qualcuno dirà che il problema di Honda, senza vittoria del mondiale, è quello di non aver vinto nemmeno una gara.
Sicuramente è brutto ma pensate che Honda non se ne sia accorta? Sappiamo tutti da cosa dipende. Dalla salute di Marquez. Ecco l’unica cosa di cui Honda si deve preoccupare. Ed è anche l’unica cosa che non dipende, non più, da Honda.
Honda per anni ha vinto PRATICAMENTE grazie a Marquez e ne è consapevole. Negli ultimi anni non ha vinto perché Marquez non era in salute, e ne è consapevole. Ci sarà sicuramente un allarme tecnico ma non è sicuramente dell’entità di cui ci vogliono far credere.

Honda si ritira, Honda lascia, Honda vuole cambiare le cose, sono solo affermazioni di chi non ha capito quale sia la visione globale di Honda e quanto conti Honda nello scenario mondiale.

Per Honda le corse non sono importanti come possono esserlo per Ducati. A Honda non interessa solo vincere. A Honda interessa ANCHE VINCERE.

Vi dico qual è la più grossa preoccupazione INDUSTRIALE di Honda.
L’elettrico. Deve svilupparlo ma anche controllarlo per poter continuare a dominare nei mercati in cui è presente. E’ questa cosa la può fare solo in un modo: con i biocarburanti. E questo percorso continua con Repsol fino a che Repsol non passerà definitivamente come annunciato alle energie rinnovabili. I carburanti alternativi si sviluppano in gara. Per questo Honda HRC, a partire dal campionato giapponese, lavorerà su questo. Se potrà farà in modo che si utilizzino anche in MotoGP e Superbike.

E adesso vi dico qual è la più grossa preoccupazione sportiva di Honda HRC in MotoGP.
Sviluppare una moto mediamente competitiva per fare in modo che Marquez o il suo successore ci metta del suo per vincere. Se può.

Marquez o il suo successore e qui arriva la news.
Mir è un ripiego. Volete sapere come mai l’ingaggio di Mir, che pure era a piedi, è stato così complicato nonostante Mir non avesse grosse chance? Non per colpa di Mir. Perché l’obiettivo non era Mir.
L’obiettivo 2023 era Pedro Acosta. Ma visto che ancora non sbarca in MotoGP, sono tutti tranquilli. Vedrete cosa succederà quando la sua situazione si sbloccherà.

Questa la mia fotografia sulla situazione di Honda. Che ne pensate?
La cosa più importante non è cercare le news dove non ci sono ma ragionare e guardare un po’ più in là. Lo fanno le aziende, dovremmo farlo anche noi.

KTM e SpeedUP (Boscoscuro). Storia d’amore o acquisizione per tornare in Moto2?

Vi racconto la storia di Davide (SpeedUP/Boscoscuro) e Golia (KTM) con finale alternativo. Diventano amici invece di prendersi a sassate

 

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Da una notizia che non ho tirato fuori io ma l’unico sito che poteva farlo, ovvero Speedweek, che praticamente è KTM Redbull, sono partito con alcune indagini, valutazioni, ho fatto le mie ricerche e quindi posso ipotizzare quanto segue.

KTM sta per fare un’altra “collaborazione”. Le acquisizioni si chiamano così perché altrimenti poi la gente si offende. KTM sta per collaborarsi dentro Boscoscuro (Speed UP, per chi le conosce ancora così). Boscoscuro non si offenderà perché è una persona intelligente, una delle persone che io stimo di più nel motociclismo. Da lontano, perché non lo conosco.

Vi racconto una breve storia.
KTM faceva la moto2, poi nel 2019 ha mollato.

I team KTM sono tornati sulle Kalex (AJO) e sulle Moto3 di KTM (Tech3).

Pierer Mobility adesso è in Moto2 con 3 marchi.
Nessuno a questi livelli. KTM, GASGAS e Husqvarna.

Eppure, nessuno di questi è un marchio KTM. Tutti usano Kalex.
KTM di fatto in Moto2 non è un costruttore.
Può vincere tutti i titoli tranne quello.

Invece la small factory Boscoscuro cpn SpeedUP  eccome se lo è. E vince anche le gare.

Pierer lo ha confermato a Speedweek.
“Passo dopo passo, abbiamo stabilito tutti e tre i marchi nel Campionato del Mondo Moto2″
“Ora abbiamo trovato una soluzione pulita in entrambe le classi con il team Intact e Peter Öttl per Husqvarna. Questo ci mette in una posizione pulita con Husqvarna nel Campionato del Mondo. Allo stesso tempo, Luca Boscoscuro è un produttore e proprietario di un team che fa un lavoro serio ed è competitivo, senza dubbio. Il nostro direttore del motorsport, Pit Beirer, sta negoziando con lui”.

Fonte Speedweek perché io sono uno che cita le fonti.

Vediamo cosa dice Pierer.
O meglio, chissà cosa pensa dopo che ha mollato la Moto2 perché costava quasi come una MotoGP dato che se costruisci tu i telai in Moto2 il gioco ti costa 3-4 milioni l’anno, e adesso si trova a spendere cifre non troppo lontane con le Kalex rimanendo senza niente in mano.

A KTM servono i telai, a Boscoscuro serve tutto il resto a partire da finanziamenti. Quindi a KTM e Boscoscuro si incastrano benissimo.
E la bravura di Boscoscuro è dimostrata da Lopez e Aldeguer.

Poi c’è la faccenda di WP e questa ve la spiego io insieme a tutta la faccenda Kalex!

Vi dico una cosa. Sui contratti Kalex ci sono scritte un sacco di cose. Una di questa è che non si possono assolutamente usare sospensioni WP (azienda di KTM). L’altra, non scritta ma vera, è che nel box non ci possono essere tecnici KTM.

E poi c’è un problema di soldi.
Kalex in Moto2 è praticamente un monopolio.
Quando hai un monopolio, il prezzo lo fai tu.
Però non fai solo il prezzo. Fai anche il catalogo delle racing parts.

Se sei un cliente Kalex devi comprare gli aggiornamenti Kalex. La dico meglio: se Kalex fa gli aggiornamenti e vuoi stare davanti, li devi comprare.

Kalex ogni anno tira fuori telai, forcelloni e tu spendi milioni. Spendi meno che se li sviluppassi tu, ma non è mai roba tua e corri in un monomarca. Ti ammazzi per diventare fornitore in MotoGP e Moto3 e poi in Moto2 sei un cliente che non può usare la sua azienda di sospensioni e quindi questa perde soldi e un’occasione per sviluppare.

Ecco cosa fa KTM, secondo me.
1) Mette le mani su Speed UP Boscoscuro
2) Investe denaro
3) Ci mette le sospensioni WP

RUMOR n1: WP STA GIA’ LAVORANDO SU SOSPENSIONI Moto2.

Come sarebbe una Boscoscuro con le WP? Vediamolo qui!

Ma KTM l’ha decisa da sola, questa mossa?
Quasi. Sembra ci sia stato un meeting in cui molti team Moto2 si sono lamentati dei costi sempre crescenti di Kalex che in quanto monopolista decide i prezzi e decide gli aggiornamenti.
L’unica che può fare qualcosa in questo ambito è KTM. Ok, KTM e Boscoscuro. Davide e Golia.

Rumor n2: la tentazione di far provare le Boscoscuro agli altri “clienti” KTM c’era già nel 2022.
La tentazione aveva causato un tentativo, poi non andato a buon fine.
Nel 2023 succederà anche questo.

 

 

Petrucci, perché lo hai fatto?

C’era già stata l’anticipazione di Misterhelmet poi era emersa anche nell’intervista che avevamo fatto in cui era evidente che fra MotoAmerica e Superbike, avrebbe scelto Superbike. E così alla fine è stato.
Ma ci sono retroscena? Le motivazioni quali sono? Tecniche? Soldi? Personali?

 

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Petrucci, nonostante potesse scegliere solo Ducati, fra Ducati MotoAmerica e Ducati Superbike, è riuscito a fare uno sgarbo a Ducati stessa.
Paolo Ciabatti, direttore Sportivo Ducati parlando a nome della sua azienda diceva:
“Nel mondiale Superbike abbiamo Bautista, Rinaldi e Bassani per vincere e salire sul podio. non ci serve un altro pilota che dimostri quanto sia competitiva la Ducati”.
Curioso notare che non è stato nominato né il team Barni, né il team Go Eleven, che pure sono partner da molti anni. Non fanno parte dei piani.

Poi continuava Ciabatti dando un’ulteriore “indicazione”.
“Stiamo solo mettendo sul tavolo quelle che possiamo fare per lui negli Stati Uniti”
Ed era evidentemente convinto Ciabatti, di avere delle carte da giocare, perché alla fine chiudeva con
“secondo me sceglierà gli Stati Uniti”.
Ducati parlava chiaro: In superbike non ci servi, abbiamo i nostri piani. Se vieni in Superbike, ce li rovini.
In America, invece, il piano sei tu. Se non ci vai, ci crei problemi.
E infatti adesso a Ducati toccherà probabilmente promuovere Josh Herrin, campione della Supersport.

Ducati voleva Petrucci in America, Il MotoAmerica voleva Petrucci lì, ma nessuno si chiedeva cosa volesse Danilo e quali fossero le sue aspettative. Come al solito.
Ma soprattutto perché se Petrucci era il piano di Ducati nel MotoAmerica, non ci è andato?

La verità è che Petrucci, stanco di fare il sostituto e il pilota last minute dei progetti last minute, sente di dover fare il mondiale e soprattutto capisce la pericolosità di correre un altro MotoAmerica senza essere in condizioni di vincerlo.
Infatti nell’intervista a Misterhelmet che trovate qui, dice: Se vinco il MotoAmerica, ok. Ma se non lo vinco, come ci torno al Mondiale?
Questo perché se il team Barni è un team che non può garantirgli la vittoria del titolo (non per colpa sua ma perché è un team privato), è altrettanto evidente che non vincere al secondo tentativo il MotoAmerica contro piloti che in Europa prendono schiaffoni, sarebbe il colpo di grazia alla carriera.
E’ per questo che non ci è andato. Ma perché non è in grado di vincerlo? Perché Ducati dice tante belle cose ma non ha in USA un team adeguato e non ha fatto, per la Panigale, uno sviluppo adeguato su gomme Dunlop. Lo spiega bene Petrucci a Misterhelmet.

E quindi Petrucci prende l’ultimo treno disponibile per il mondiale anche se sa che in Ducati non lo vogliono e anche se sa che non ha la moto per vincere.
Sale sul treno al volo sull’ultima carrozza con l’idea di camminare e arrivare in prima classe.
Se Bassani guarda alla moto di Rinaldi, Petrucci guarda alla moto di Bautista che nel 2024 avrà 40anni mentre Petrucci ne avrà 34. Petrucci-Bassani potrebbe essere il team del futuro. Ed è il motivo per il quale, sia Bassani che Petrucci hanno rinunciato a più soldi per fare le cose giuste. Nel caso di Petrucci, il doppio dell’ingaggio che arrivava per guidare una moto inadatta e vivere in Hotel invece che una moto buona e vivere a casa sua.

Contento Petrucci, contenti i tifosi e, soprattutto, contenta Dorna che ha un altro nome di cartello. Tutti contenti tranne Ducati che potrebbe essere costretta a scoprire che la moto con cui ha vinto un mondiale può essere guidata bene anche da un altro. Per di più italiano. E ce lo avevano in casa da anni.
E’ così brutto? Io certi malumori non li capisco. E’ proprio vero che, quando non hai problemi, finisce che te li crei.

 

Superbike, Australia, G2: Bautista chiude una doppietta davanti a Rea e Lowes. Red Flag!

Bautista chiude il suo mondiale con una doppietta davanti a Rea, Lowes, Razgatlioglu, Locatelli, Redding, Rinaldi, Oettl, Nagashima, Baz.

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L’ultima gara del mondiale Superbike a Phillip Island  è un contenitore di elementi ma non di emozioni.
C’è tutto: la doppietta di Bautista che porta a casa la Superpole Race e Gara2, il segnale di Rea e Kawasaki (c’è anche Lowes) che non sono domati, una Yamaha in declino, un Rinaldi che fa discutere perché è troppo lontano dal suo compagno di squadra, e una bandiera rossa che arricchisce le emozioni. Laverty al centro medico e news da attendere fiduciosi.
Ci sono anche una BMW che con Redding fa credere di poter fare qualcosa di buono oltre ad un Nagashima che come risultato però fa come Lecuona e Vierge, quando questi ci sono e non si stendono.
Quindi di nuovo niente, perché i protagonisti sono sempre i soliti tre e i loro compagni di squadra compaiono di rado, troppo spesso impegnati a rientrare nei 10.
Cosa ha da offrire la Superbike dal punto di vista delle emozioni pure? Un duello a tre e basta. E niente fa pensare che l’anno prossimo le cose possano andare diversamente!

Superbike, Australia, G1: Rea rompe il digiuno, davanti a Razgatlioglu! Sorpresa Smith!

Rea, Razgatlioglu, Lowes, Locatelli, Bautista, Gerloff, Bassani, Vierge, Baz, Nagashima a chiudere i 10 con la sorpresa Smith 12° alle spalle di Rinaldi. Una gara d’altri tempi, nel bene e nel male!

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A Phillip Island va in scena la penultima gara vera (la Superpole Race, perdonatemi, non lo è) del Mondiale Superbike 2022 con titolo già assegnato ma con ancora dei conti da regolare in classifica e dal punto di vista del morale.

A Bautista una Superpole mostruosa, sengno di una superiorità che sembra confermarsi anche sul bagnato ma solo per i primi giri. Poi lo spagnolo appare appannato e appagato e lascia che siano altri a lottare per quello che conta. Da parte sua solo qualche sprazzo per il pubblico e per fingere di crederci.
A lottarsela sono Rea, a digiuno da troppo tempo, e Razgatlioglu, rancoroso come non mai, come avesse perso un titolo per un capello e non per due palate di punti.

Nel mezzo la pioggia che aumenta e poi smette, unita ad un sole che costringe tutti al balletto del cambio gomme.
Una danza che coinvolge tutti tranne i più ostili, fra cui spiccano Scott Redding, ostinato, e lo sappiamo, e Kyle Smith, pilota di Pedercini che decide di non cambiare le gomme e chiude dodicesimo dopo essere partito ultimissimo fuori dal tempo di qualifica di un’esagerazione.
Il britannico si fa qualche giro in testa e capisce, romanticamente e cocciutamente, che va bene e gli conviene così.
E’ la chiave della gara, dove emerge una Superbike che non esiste più se non oggi e che ormai vede seconde guide ufficiali e piloti da ingaggi veri prendere una lezione così.
Leggete l’ordine di arrivo. La gara, non è molto di più.