La Superbike chiude a Jerez: a Bulega la gara, a Razgatlioglu il titolo! E non senza “drama!”

Bulega a Jereza fa più del suo dovere. Va anche un filo oltre, però non basta.
Vincere 3 gare non lo porta davanti al turco che in Spagna arriva già quasi al sicuro.
Adesso va in MotoGP da Campione SBK e alle derivate di serie, non lascia nemmeno il numero.

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Eccco i dieci di Gara1: Bulega, Razgatlioglu, Bautista, Iannone, Vierge, Lowes, Locatelli, Gardner, Mackenzie, Van Der MarK
Ecco i nove della Superpole Race: Bulega, Bautista, Iannone, Vierge, Lowes, Locatelli, Mackenzie, Lecuona, Van Der Mark
Ecco i dieci di Gara2:  Bulega, Bautista, Razgatlioglu, Locatelli, Vierge, Alex Lowes, Iannone, Mackenzie, Lecuona, Bassani.

Il week end che chiude la Superbike offre l’unico “drama” della stagione motoristica su due ruote perché finisce con l’assegnare il titolo nell’ultima gara dell’ultimo giorno, eppure il destino sembra comunque scontato. Toprak Razgatlioglu si porta tanti tifosi quanto è il suo vantaggio e alla fine, le speranze, poche, che offre a Bulega, è lui a regalargliele.

Gara1
I due avversari fanno tutto bene in Gara1. Bulega vince, Razgatlioglu, gli sta dietro, con Bautista e Iannone a far di tutto per far capire che, su di loro, chi conta si è sbagliato.
Convincerà solo lo spagnolo perché l’italiano è stato troppo “casinista” per poter essere convincente. Come lui, del resto, ce ne sono tanti altri. Un classico delle moto: svegliarsi agli ultimi minuti. Non funziona quasi mai, ormai. 
Buono, per carità Locatelli e la scoperta Mackenzie che con la Ducati, dice più che la sua.
Il resto sono pesciolini.

Superpole Race
La “mezza gara” è l’unica sorpresa del week end. Bulega diventa aggressivo ed è irriconoscibile. Fa un’entrata da vecchia scuola sul turco e lo mette giù. Niente di trascendentale, incidente di gara. Che però va sanzionato e non è proprio tipico della guida dell’Italiano, sempre più che intelligente e corretto. Evidentemente la necessità è quella che è e bisogna passare. L’uomo Ducati trova, dall’altra parte, un turco più pollo che mai.
Non è chiaro il motivo per il quale, pur avendo ragione, uno come lui cada nella provocazione come un debuttante. Stare dietro all’italiano e lasciarlo sfilare, eventualmente, sarebbe stato sufficiente. Invece il turco sceglie di fare l’unica cosa che non gli conviene fare: la rissa con chiunque gli capiti.
Il resto dei protagonisti, li vedete sopra. Bautista, Iannone, Locatelli, e tutto il club dei co-protagonisti.

Gara2
Se la Superpole Race ha messo un po’ di spavento a Toprak, Gara2 finisce in modo diverso.
L’italiano vince e il turco sta nel suo. Parte decimo, recupera subito e poi si mette a guardare. Solo nel finale, senza rischiare, decide di salire sul podio. Il resto della community si danna per lasciare l’ultimo buon ricordo di sè. Servirà il giusto, ma almeno la gara è bella.

Bilancio finale
Vince chi merita. L’italiano rimpiange i due zeri tecnici, Bautista viene inspiegabilmente scaricato per Lecuona, Vierge è stato a lungo inspiegabilmente a piedi, Iannone dimostra che impegnandosi può, ma non si impegna che troppo tardi. E poi tanti altri come Locatelli fanno vedere che ci sono e fanno il possibile. Van Der Mark si ritira (bene così), Bassani delude un po’ di fronte ad Alex Lowes, e Mackenzie fa capire che vale più di quello che pensavamo tutti quando lo vedevamo su Honda. E’ bastato davvero poco.
Ok anche Spinelli e Delbianco. Una moto a questi due si potrebbe anche dare. In una Superbike di ripetenti, qualche novità non guasterebbe.
Per quanto riguarda il titolo, va a Toprak ma il più grande  campione della Superbike di tutti i tempi, non va in MotoGP. Il più grande campione di tutti i tempi, dopo oggi, va a casa e si chiama Jonathan Rea. Potete sbocchinare quanto volete ma il n1 è quello che ha vinto 6 mondiali. Più di tutti, meglio di tutti.

Il discorso sul campionato delle derivate merita un trattamento a parte.
In sintesi però, bisogna uscire dal giro dei poveri. Servono vere date internazionali, serve uscire dalla Spagna che della SBK se ne frega, serve andare in USA, serve fare regolamenti chiari e che non facciano incazzare il pubblico, quel poco pubblico competente che è rimasto a guardare le moto.
Insomma, serve crederci. Perché così non solo Liberty Media o Dorna faranno fatica a venderla bene, ma faranno proprio fatica a venderla, in generale fino a che, ed è già così, non faranno proprio fatica a tenerla in piedi. Eppure è l’unico campionato che ha un collegamento con la realtà delle moto che si possono comprare.
Ma a proposito di comprare, chi se lo compra, un campionato così, che nasce già battuto in partenza e che a ripetizione si fa depredare di talenti e sponsor perché è tenuto sedato da un proprietario che gestisce tutto e ha paura di affrontare la realtà?

Non c’è nemmeno molto tempo.


Risultati completi di Gara1
Risultati completi della Superpole Race
Risultati completi di Gara2

 

 

 

Balaton Park: Toprak 3 volte con distacco! Come Marc Marquez, a volte di più!

Balaton Park offre spettacolo, sì, ma in due step. Davanti c’è Toprak Razgatlioglu, poi Bulega ma nemmeno sempre, e poi altri che sgomitano molto lontani. Come in MotoGP l’attesa è tutta per il turco. E ogni giorno c’è la curiosità di capire di quanto sposterà l’asticella. Aritmeticamente ci siamo ancora ma forse il mondiale si è chiuso oggi. Lo so che 27 punti di vantaggio non sono nulla ma quanto visto in pista oggi, a meno di stravolgimenti esotici, fa pensare diversamente.

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Gara1: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Locatelli Petrucci, Alex Lowes, Montella, Vierge, Gerloff, Bassani.
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Superpole Race: Razgatlioglu, Sam Lowes, Bautista, Locatelli, Vierge, Bassani, Vickers, McKenzie, Rea
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Gara2: Razgatlioglu, Bulega, Sam Lowes, Petrucci, Locatelli, Alex Lowes, Vierge, Aegerter, Bassani, Montella
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Se un paio di settimane fa le news si reggevano sul passaggio di Toprak in GP, il week end ungherese si regge sulla news relativa a quello che sarà il suo sostituto. Petrucci in BMW, se succederà e dovrebbe succedere, è una cosa interessante ben più del passaggio di Rea (possibile ma meno probabile) da Barni con la Ducati.  Questo perché Danilo è ancora vivo mentre Rea sembra l’ombra di se stesso anche in questo week end.
Iniziando a parlare della gara, il circuito sarà anche bello e tutto ma chi ha disegnato la variante a imbuto, andrebbe imprigionato con chiavi di cioccolata. La variante è pericolosa per davvero.
I piloti lo sanno, Iannone per primo, ed è per questo che, da pilota esperto, lancia un duro monito tipo Papa sullo stare tranquilli e non rischiare per poi fare lui  uno strike assurdo mandando un tot di colleghi fuori gara e altrettanti in ospedale.
Incredibile come Iannone continui nel suo regolarissimo percorso che lo vede incassare almeno una penalità a week end e, allo stesso tempo, abbia pretese di contratto da prima donna che non è più e non è mai stata. Di Iannone non parlerò più ma è surreale come un team come Go Eleven persista nel farsi rovinare classifica e reputazione dall’ex MotoGP.
Non è nemmeno ben chiaro che tipo di visibilità possa offrire uno così alla SBK, se non parliamo di visibilità negativa. La mia vicinanza a chi lo deve sopportare.

Gara1, ripartita con red flag, è praticamente già finita al re start. Toprak se ne va e lascia lottare un po’ i peones.
Diversamente dotati, polso e soprattutto mezzo tecnico, fanno la gara “degli altri”. In MotoGP c’è Marquez, in SBK c’è Toprak, solo che qui i distacchi sono quasi da categorie diverse dell’EWC.  Vi invito ad andarli a scoprire. Se solo il turco non si lamentasse quelle rare volte che perde, sarebbe perfetto proprio come Marquez.

Di buono cosa c’è? Petrucci e Locatelli, che ci provano sempre, Bautista che non si arrende e non si capisce come si possa considerarlo finito anche quando fa le frittate, e i Lowes brothers, che danno un senso al casino lottando sempre come se venissero pagati a giornata.

La Superpole Race, umida, è spettacolare dal punto di vista delle scelte “tecniche”. Razgatlioglu sarebbe anche disposto ad arrivare secondo, per una volta, ma in 3-4 si impegnano del portare a casa la loro personale strategia surreale: montare le intermedie che sono le gomme di chi ce capisce ma che dovrebbero essere montate in condizioni ben più specifiche e particolari. Secondo me vengono usate così poco che non sono nemmeno le più fresche del lotto e, soprattutto, la condizione di oggi non è quella che le richiede. Il drop di Petrucci (che avrebbe potuto vincere) e degli altri che le hanno montate, la dicono tutta. OK che la SBK è ancora artigianale ma questi non sono più i tempi da scelte di questo tipo. Ci sono troppi dati per non leggerli e poi, chi insegue, dovrebbe fare la gara su chi sta andando forte. E invece no. Il risultato lo vedete sopra. Bulega non prende punti e saluta (spero di sbagliarmi) il campionato anche per queste cose qui. Un campionato che di domenica mattina vede in pista 4 combo di gare diverse, come al trofeo della salsiccia.

In gara2 torna tutto “normale”. Toprak torna ad infliggere distacchi da anni 70 e così fanno gli altri a scendere.
Alla fine non so che senso abbia vedere gente che gira 4 secondi più lenta e sempre gli stessi rifilare gli stessi distacchi agli stessi altri. Poi ci sono i soliti Petrucci, Locatelli, ditta Fratelli Lowes e Vierge con Bassani a sgomitare, unitamente a Bautista che, per quanto è costretto a rischiare, se non fa podio la infila in qualche muro.

Vorrei dirvi che è tutto ok, ma non lo è. La Superbike che guarda alla MotoGP, dovrebbe invece guardare alla vecchia stock.
Non si annullerebbe il gap fra i più bravi con i mezzi migliori e gli altri, ma almeno sarebbe premiata un po’ di più l’individualità, cosa che mi pare si stia cercando, senza trovarla. Se la superbike accettasse il suo ruolo, la cosa si potrebbe fare.

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Misano Superbike: Toprak su tutti, Bulega sfortunato, Petrucci e Locatelli Volenterosi!

A Misano Toprak arriva da protagonista e se ne va da tre volte vincitore incontrastato.
Fa parlare di sé già da inizio settimana per via del suo passaggio in MotoGP e regala gioia a stampa, tifosi, team futuri e presenti, vincendo ogni cosa senza se e senza ma.
Alle sue spalle si consuma il quasi dramma Ducati, concentrata nel non perdere troppi punti e nel trovare un sostituto al partente Bautista. Altro? Poco. L’unica cosa esagerata, sono i distacchi.

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Gara1: Razgatlioglu, Bulega, Petrucci, Alex Lowes, Locatelli, Bautista, Sam Lowes, Montella, Lecuona Redding.
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Superpole Race: Razgatlioglu, Lowes, Locatelli, Petrucci, Bautista, Lowes, Rea, Gardner, Lecuona.
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Gara2: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Locatelli, Petrucci, Lecuona, Lowes, Gerloff, Vierge, Van Der Mark
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Il week end vive del passaggio di Toprak Razgatlioglu in MotoGP (parla più Yamaha di Toprak che BMW che ancora lo schiera) e delle sue tre vittorie incontestabili mentre gli altri parlano di salire sulla sua BMW, di mercato e sostituzioni.
Quando la pista o le condizioni generali lo consentono, il turco vince e saluta tutti senza se e senza ma.  Proprio non c’è partita.
A ravvivare le gare ci pensano  Bulega che fa sempre il suo dovere in silenzio, Bautista, che non si arrende e forse potrebbe fare anche meno il tignoso fino che che Nicolo è il suo compagno (che viene anche centrato da Bassani in Superpole Race), Petrucci, che non molla mai e sogna la Ducati Aruba dove però è ritenuto troppo “vecchio” e Iannone, che nell’arco di un week end la lancia due volte, prende tre posizioni di penalità in Superpole per irresponsible riding nell’aver ostacolato Petrucci, poi parte dal fondo per scontare una penalità da fondo griglia per pressione irregolare degli pneumatici, litiga in griglia col team Barni  in Gara1 e sfodera tutto il repertorio da ex star sulla via del tramonto che fa di tutto per non farsi rinnovare il contratto anche da chi gli vuole bene e cerca di aiutarlo. Sul tavolo non c’è molto altro se non le Honda più vivaci, Locatelli che ogni tanto piazza un podio top, Rea in difficoltà con dei lampi di quasi luce e le Bimota che davvero giocano in casa, anche se Bassani spreca, cade, centra Bulega e sfodera un repertoenio negativo, mentre il suo compagno Alex Lowes (solitamente il cascatore è lui), lotta per metterla sul podio. La verità è che Bulega è un campione, OK, ma sostituire Razgatlioglu richiede qualcosa in più che dare una BMW a Bautista o a Petrucci e lasciare che Nicolo si sfoghi contro dei malcapitati (perché questo succederà).
Il saccheggio della SBK da parte della MotoGP deve essere riparato da un qualcosa che sia almeno un corrispettivo, anche per dar valore alle vittorie che lo stesso pilota Aruba porterà a casa l’anno prossimo. Perché non è depredandola e sostituendo uno strapotere con un altro, che salvi la baracca.

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Tana per Dall’Igna, Barana e Savin, visti uscire dal truck WP Suspension a Misano Superbike!

I tre tecnici Ducati sono stati visti entrare e uscire dopo un bel po’ dal truck – hospitality di WP Suspension, presente a Misano Superbike.
L’azienda olandese, controllata da Pierer Mobility, non si vedeva da tempo nelle derivate di serie, essendo impegnata quasi in esclusiva con i progetti legati a KTM. Ma adesso le cose potrebbero cambiare!

 

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WP Suspensions è tornata ufficialmente nel paddock della Superbike? Per ora ha parcheggiato ma non sta con le mani in mano.
In passato, il marchio fondato nel 1977 da Wim Peters (però WP non sono le iniziali del fondatore bensì l’abbreviazione di White Power),  ha segnato una presenza significativa nelle derivate di serie ed in pista, riducendo poi diu molto la sua attività, a causa di vicissitudini societarie che l’hanno vista legata in esclusiva a KTM.

L’azienda, che ultimamente è sotto il controllo di Pierer Mobility, ha esteso le sue competenze dalle sospensioni ad altri elementi strutturali quali telai e forcelloni, ed è in cerca oltre che in necessità di una ricollocazione, anche per via delle difficoltà di KTM e Pierer Mobility. Il fuoristrada arancione e la Moto2 non bastano più e il mondo delle derivate di serie non può essere ignorato.

In occasione della presenza strategica e tecnica prevista per il week end MotoGP del Mugello con KTM, il truck WP ha fatto appunto tappa a Misano per il weekend Superbike, diventando poi protagonista di un episodio interessante.

Dal truck hospitality parcheggiato nel paddock, questa mattina sono stati visti uscire alcuni personaggi di grande rilievo del reparto corse Ducati: Gigi Dall’Igna (Direttore Generale Ducati Corse), Davide Barana (Direttore Tecnico Ducati Corse) e Riccardo Savin  attualmente direttore del Progetto MotoGP, sempre, sempre in Ducati.

La figura di Riccardo Savin, in particolare, assume rilevanza per essere un facilitatore naturale, avendo lavorato in passato per Aprilia Racing con Dall’Igna e per WP Suspension con Alberto Colombo, detto il moro, tecnico con un ricco passato nelle derivate di serie ed in MotoGP.

Anche se un cambiamento immediato delle attuali collaborazioni tecniche di Ducati sembra improbabile, non è escluso che WP Suspensions possa essere coinvolta in un percorso di sviluppo alternativo o parallelo, diventando protagonista in futuro nel campionato Superbike, nella categoria Supersport o nella nascente classe Sport Bike prevista per il 2026, magari diventando interlocutore di qualche team privato scelto da Ducati per esplorare e raccogliere dati.

Questo incontro segna quindi, in un modo o nell’altro, un importante punto di attenzione per i futuri sviluppi di WP Suspensions e delle possibili nuove sinergie nel paddock del mondiale Superbike perché un nuovo marchio di “molle” può decisamente sparigliare le carte!

Non è però escluso nemmeno il coinvolgimento in MotoGP, dato che i tre tecnici hanno ruoli specifici proprio nel mondo dei prototipi. Magari hanno pensato che fare due chiacchiere al Mondiale SBK invece che al Mugello durante la MotoGP, sarebbe stato “eclatante”.

 

 

 

Motocorsa e Mauri vogliono un pilota con la M maiuscola! Manzi e Masia i candidati!

Dopo la vittoria come miglior Independent Team (guidava Bassani), nel 2023, Motocorsa ha vissuto un 2024 un po’ così con Rinaldi, sostituito quest’anno da un debuttante che cresce, ma che ancora non realizza pienamente le ambizioni del team lombardo.

Ci sono, questi i rumors, sponsor vicini alla squadra di Lorenzo Mauri che vorrebbero affiancare al giovane british un pilota maturo e già in grado di riportare la squadra nel giro di quelli che si giocano le gare e i podi.

Con la M i due candidati. A Mauri di Motocorsa  piace molto Stefano Manzi, classe 99, attualmente pilota Pata Yamaha Ten Kate in testa al campionato Supersport con 185 punti e decisamente diretto verso la Superbike, ma piace molto anche Jaume Masia, classe 2000, che in classifica è messo meno bene ma che ha vinto un mondiale Moto3 solo due anni fa e che in Supersport, nonostante la poca esperienza in categoria, ha mostrato di saper vincere e lottare.
Quello che vorrebbe il pool di sponsor di Motocorsa, è che la squadra tornasse stabilmente sotto ai riflettori e per questo serve un nome solido ma in salita, per evitare delusioni.

Ovviamente far provare preventivamente la Ducati a questi due piloti ha senso il giusto, dato che la moto sta per cambiare, però almeno farebbe capire se con una Superbike, in particolare con una Ducati, c’è quel feeling che serve per stare davanti.
Purtroppo solo uno può salirci subito, Masia, perché Manzi resta pilota Yamaha almeno fino a fine stagione e comunque ha come sponsor Pata che potrebbe “dirigerlo” verso Go Eleven.
Voi chi scegliereste?
Per la cronaca: Lorenzo Mauri si è rifugiato dietro una serie di NO-COMMENT!

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KTM: trovati i soldi? Ecco però cosa succede!

La notizia che sarebbero stati trovati i soldi entro la fatidica scadenza del 23 maggio, è arrivata e lo dichiara la stessa Pierer Mobility. Però non è un prestito e nemmeno un regalo. Ecco cosa succede, nel bene e nel male!

 

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Dopo le rassicurazioni di qualcuno — che diceva “è tutto a posto, ragazzi, tranquilli!” — oggi arriva la notizia bomba:
PIERER Mobility AG: garantito il pacchetto di finanziamento per la ristrutturazione di KTM!
 Ma attenzione… non correte a stappare lo spumante!
I piani di ristrutturazione di KTM AG, KTM Components GmbH e KTM Forschungs & Entwicklungs GmbH potranno sì, essere realizzati… ma solo perché i soldi per la scadenza del 23 maggio sono stati trovati.
Il 25 febbraio 2025, i creditori hanno approvato il piano con una quota del 30%, da versare entro — indovina un po’? — proprio il 23 maggio.
Totale da raccattare? Circa 600 milioni di euro.
E Pierer Mobility ha annunciato che — a patto che si firmi tutto come previsto — il finanziamento c’è.
Quindi KTM è salva?
No. È salva dalla scadenza del 23 maggio. Punto.
Volete sapere il resto? Guardate questo video fino in fondo o leggete il pezzo.

 

In questo 24mo video su KTM, La prima domanda che faccio è: perché se KTM è salva e la situazione è semplice, perché quellli che sono andati davanti alla fabbrica chiusa a dire che andava tutto bene e quegli altri che prima lavoravano per un sito di KTM scrivonoi articoli lunghissimi per spiegare le cose?
Quello che è successo è questo: Pierer Mobility ha trovato i soldi per tappare momentaneamente il buco, o almeno così sembra.

lo dice qui https://www.pierermobility.com/en/newsroom/eqsfeed/2990330?type=adhoc 

Come annunciato, il 25 febbraio 2025 i creditori di KTM AG, KTM Components GmbH e KTM Forschungs & Entwicklungs GmbH hanno approvato una quota del 30% del piano di ristrutturazione, pagabile entro il 23 maggio 2025. L’importo totale necessario per finanziare la quota nell’ambito dei tre piani di ristrutturazione ammonta a circa 600 milioni di euro.
Ma attenzione… non è un rilancio. È un paracadute temporaneo.
Dal 24 maggio in poi, KTM — che ricordiamolo, ha la produzione ferma — torna a perdere soldi. O comunque, non ne incassa.
Questi 600 milioni, che secondo le indiscrezioni arrivano da Bajaj, cambiano completamente la natura dell’azienda.
In altre parole?  KTM non sarà più l’azienda austriaca che conoscevamo tutta champagne e sprechi
Sta per diventare  una azienda indiana.
E quando sento che “le preoccupazioni del governo austriaco stanno svanendo”… boh, io non capisco.
Un’azienda indiana investe 800 milioni in un’azienda al collasso e… lascia tutto com’era?
Ma per piacere.
È molto più probabile che Bajaj trasformi l’investimento in capitale, aumentando il proprio controllo su KTM e scalando le quote di Pierer.
Perché se invece fosse un prestito, KTM si troverebbe con un altro debito enorme da rimborsare. Non avrebbe senso.
Fra l’altro c’è da sistemare anche la questione di un’altro prestito, quello di 80 milioni di Zochling di Remus. Essendo scaduto il prestito , Zochling vorrebbe delle azioni, come abbiamo detto nel video qui sotto e nell’articolo qui.

 

 

Quindi, attenzione: questa iniezione ferma l’orologio, ma non fa ripartire l’azienda.
E non c’è alcun piano industriale sul tavolo. Lo dovranno implementare e ci vorranno altri soldi. Chi li metterà?
Quindi  cosa succede ora? Succede che da questo momento comandano gli indiani di Bajaj.
E potrebbero cambiare tutto.

  • Produzione tutta in India per risparmiare sprechi e controllare tutto

  • Molti meno modelli, soprattutto grossi

  • Probabile fine dei brand Husqvarna e Gas Gas, o quantomeno una loro forte riduzione

  • In Europa resteranno: il design, il museo che è vietato chiamare museo, qualche ufficio di rappresentanza… e magari le squadre corse. Quindi non più 7000 dipendendi come spera il governo austriaco, a meno che non sia stato promesso questo e io non l’ho letto da nessuna parte.
    Tornando alla squadra corse, attenzione: le squadre, se restano, saranno gestite molto più rigidamente.

 Altro che “facciamo le corse perché ci divertiamo”… il punto è vincere. Il punto sarà chiudere il budget. Quindi non piu super hospitality, centinaia di persone, tutto nuovo, tutti in business, tutti al top. Soprattutto in motogp
E la MotoGP? Continuerà?

 

Non è affatto detto che la motogp continuerà soprattutto in vista del 2027.
KTM ha sempre smesso le corse al cambio di regolamento. E’ successo 15 volte. La squadra corse potrebbe addirittura essere scorporata.
Diventare una cosa a sé stante. Con il brand KTM… oppure no.
Potrebbe addirittura essere venduta come asset di pregio. Di questo ne hanno parlato loro stessi ultimamente
E la storia che “pagava tutto Red Bull”? Evidentemente non era vera o non era vera al 100%. Magari Red Bull prende tutto e continua sotto il suo nome. Non lo sappiamo. però poi qualcuno deve fare delle moto.
In sintesi: Bajaj ha tappato il buco urgente… ma non lo ha fatto per beneficenza. Si sta prendendo KTM.
E la gestirà come si gestisce un’azienda: senza sprechi, e per fare utili.
Eh ma hai visto misterhelmet che KTMn chiude, si salva e vivrà. Ok. Ma che ktm sarà? Non quella che è stata fino ad ora.
Pensate davvero che abbiano messo 600 milioni più gli altri messi prima, per fare un regalo? Ci credete ancora a Babbo Natale?
Vedrete che ancora una volta, nello stile Pierer, ci hanno detto le cose a metà per poi svelarle poco a poco. Avevano negato persino la crisi. 

Ditemi cosa ne pensate.
Vi aspetto anche nelle live per gli approfondimenti.
Che l’informazione sia con voi.
 Misterhelmet!

 

Rinaldi al posto di Rabat? Una bocciatura che diventa promozione!

Nel pomerigio ci sono stati rumors che vedevano Rinaldi tagliato da GMT94 per scarso rendimento. Il pilota ha smentito senza fornire troppe spiegazioni. Poi altri rumors che vedrebbero uno stop di Rabat, attualmente impiegato in Superbike nel team MotoXRacing e da qui la costruzione di un salvataggio di Rinaldi che prenderebbe il suo posto. Soluzione presa al volo e pubblicata anche da altri siti.

 

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Rinaldi non ammetterà mai di essere stato silurato e sarà anche vero che la separazione è qualcosa di simile alla separazione consensuale ma la verità è che un week end in cui Mahias ha fatto una pole e due podi  e lui un 18° e un 20°, il team non ci deve aver visto più e quindi ciao.
Le chiacchiere stanno a zero.

Il fatto che poi Rinaldi riesca a saltare sulla moto di Rabat,  una specie di salvataggio, non è certo un premio da parte di Yamaha, ma è legato al fatto che Tito si è anche un po’ stufato (e si vede), con 750milioni di fatturato dell’azienda di famiglia e un caveau come quello dei cattivi di James Bond in cui tuffarsi come Zio Paperone.

 

Alla fine Rinaldi, salterà anche nuovamente in Superbike, come riportato poi sempre da Misterhelmet, 1h dopo (e anche lì tutti a copiare), ma la verità è che la mossa è comunque esotica, perché il 19° in classifica della Supersport, a 168 punti dalla vetta, finisce per saltare in Superbike al posto del penultimo in classifica, che attualmente è a 249 punti dalla vetta. Al posto di uno che pagava, ne arriva un altro e bisogna capire chi pagherà. Ok.

Poi d’accordo che ci sarà Misano e lì Rinaldi farà bene ma sarà un salvagente lanciato nella tempesta, perché poi arriva Donington e lì l’acqua è alta, e non si tocca coi piedini. Per non parlare del casino che c’è in calendario dopo fino ad Aragon (altra pista in cui Rinaldi non va male) ma che ormai è la terzultima data del Mondiale.
Poi se ci vogliamo raccontare le storie è un’altra cosa. Ma questa è la realtà, che poi riguarda il contorno del contorno del contorno, perché le telecamere sono decisamente altrove.  

 

Most, la copisteria della Superbike! Toprak dominatore meno qualcosa. Ottimi Bulega e Petrucci!

A Toprak Razgatlioglu, più forte a Most, non riesce l’impresa di eguagliare la tripletta di Bulega a Cremona. Il turco è fortissimo in qualifica, e in tutte le gare ma in Gara2 si fa beffare all’ultima curva da un Bulega sornione. Concretissimo Petrucci che vola in classifica come seconda Ducati e miglior indipendente!

 

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Gara1
Razgatlioglu, Bulega, Petrucci, Alex Lowes, Bautista, Sam Lowes, Lecuona, Montella, Vierge e Rea

Superpole Race
Razgatliotlu, Bulega, Petrucci, Sam Lowes, Bautista, Lecuona, Alex Lowes, Vierge, Locatelli e Rea


Gara2

Bulega, Razgatlioglu, Petrucci, Lowes, Gardner, Bassani, Lecuona, Montella, Locatelli, Gerloff

 

Questi i risultati di Most che a livello di gare e classifica sembra quasi una copisteria con Razgatlioglu più appuntito di tutti, Bulega ad aspettare l’errore e Petrucci, non vicinissimo a chiudere un podio con prestazioni concretissime.
In gara1 fa scalpore il pasticcio in cui si trova Bautista, in grado di rimontare 11 posizioni. Lo spagnolo si ripete in Superpole Race ma in Gara2 è nuovamente sfortunato, centrato in una carambola innescata da Rea, che cresce e migliora ma fa anche dei discreti disastri.
Tornando al tema principale della gara, è il turco a decidere ogni cosa, a partire dalle qualifiche. Aspetta, poi passa e va via. Lo fa in Gara1 e in Superpole Race, ma non in Gara2 perché, per una volta, Bulega riesce a sorprenderlo e a fare il colpaccio. Una terza sconfitta nel w.e., dopo il botto del venerdì, non sarebbe stata comunque male, ottenendo tre secondi posti, ma l’italiano riesce anche a fare quella sorpresa che lo porta conferma in testa in classifica con un vantaggio di 31 punti. Non un tesoretto ma niente male se si pensa ai due zeri rimediati causa problemi tecnici ad Assen.
A proposito di botti, il venerdì succede una cosa strana. la D2050, gomma di sviluppo pro Phillip Island, portata precocemente al limite su una pista fredda e sporca (11 gradi di mattina, nelle FP1), diventa involontaria protagonista di un minigiallo, spento poi sul nascere. Resta il fatto che nessuno la utilizzerà più per tutto il w.e., perdendo così l’occasione di provarla per la prossima Australia.

Tornando alla gara, e precisamente agli italiani, buono Montella, altalenante Locatelli, sotto i ferri Iannnone (per la caduta di venerdì), in crescita Bassani, solidissimo Petrucci mentre Bulega si avvia ad essere l’uomo su cui investire.
Per quanto riguarda Toprak, ottimo il suo week end e con esso la speranza che non riprenda la litania delle lamentela che sale quando le cose non vanno bene. Non c’è molto altro. Le Bimota, le Honda e le Yamaha si sforzano. I fratelli Lowes fanno il loro, Rea boccheggia e il cronometro è molto cattivo con chi finisce oltre la top 5.  Incluso Bautista che per finire vicino al podio deve fare sempre gare esotiche, con quel simbione di zavorra che si porta dietro.  La Superbike non può reggersi su due che duellano e altri due-tre che sperano in qualche briciola. Deve fare molto di più.

 

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Gara1
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Gara2 

 

KTM: rissa fra manager. Chi denuncia chi? E perché?

Col disastro sempre più imminente, chi aveva messo dentro soldi suoi, cerca di riprenderseli. E’ il caso di Zochling che vuole indietro il prestito scaduto. E Pierer lo denuncia. Chi è Zochling. Quanto aveva messo realmente, e perché? Come e perché sta bloccando tutto? Perchè invece di denunciare lui Pierer, succede il contrario?

 

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Rieccoci qua: mentre il resto del mondo si accorge che per KTM arriva la scadenza e che  stanno litigando, solo noi – qui su Misterhelmet – è da giugno 2024 che ve la raccontiamo. Questo è il 23° video sull’argomento. E senza contare le live, e i video su MV Agusta, perché i destini delle due aziende sono ormai legati. Perché MV Agusta, e poi ne parleremo, ancora si porta dietro gli strascichi della sciagurata acquisizione da parte degli austriaci.

Oggi però la situazione ha superato ogni limite: Stefan Pierer, il boss di KTM, ha fatto causa a Stephan Zöchling. Sì, proprio Zöchling, presidente del consiglio di sorveglianza di Pierer Mobility, membro del CdA di Pierer Industrie. Ma chi è davvero? Nessuno ve lo spiega, ve lo avevo già detto io chi era Zochling, in questo video qui del 20 febbraio:

I siti di proprietà di Pierer, ovvero Speedweek che è un vero e proprio houseorgan, e poi a seguire GPOne, tramite Wiesinger che di Speedweek è stato per anni il direttore, parlavano di un prestito di alcune centinaia di milioni. Adesso si scoprono essere 80 e basta. Faceva già ridere a febbraio, l’idea che Remus avrebbe salvato KTM con alcune centinaia di milioni quando ne mancavano all’epoca 800. Adesso scopriamo che  ne ha messi 80 e se la vuole inc****e e fa ancora più ridere, si fa per dire. Perché ci sono di mezzo migliaia di famiglie. 

Cioè, come è successo:  Zöchling è il presidente di Remus, l’azienda di marmitte che fornisce le case auto e moto, e che era fornitore diretto di KTM per tutto il primo impianto di scarico.

Quando KTM ha iniziato a barcollare, Zöchling si è detto: o la salvo – e salvo anche i miei affari – o rischio di perdere tutto. Così, nell’ottobre 2024, presta 80 milioni di euro  (non alcune centinaia) alla Pierer Konzern Gesellschaft, in cambio di azioni in pegno di Pierer Industrie AG. Perché? Perché se KTM si fosse salvata, lui si garantiva il futuro: un cliente vivo, la gratitudine di Pierer, magari anche del governo austriaco. Ma se le cose fossero andate male… almeno si portava a casa delle azioni, e attenzione: Pierer Industrie non è solo moto, ma anche aziende come Rosenbauer, quella dei camion dei pompieri comprata a ottobre quando la situazione era già disperata, e tante altre.

E oggi? Le cose vanno male. Malissimo. Anzi, vanno male da un anno, solo che adesso non si possono più raccontare fesserie E allora Zöchling fa finta di scoprire ora che Pierer non aveva avvisato del diritto di prelazione di Bajaj per poter chiedere indietro i soldi del prestito scaduto. Una scusa, perché, di Bajaj, lo sapevano tutti. Ma così ora reclama le azioni: o per venderle a Bajaj, o per rompere il gioco con BRP-Can Am (che però vuole solo asset tecnologici, non azioni), o – mossa più pericolosa – per provare a scalare lui stesso Pierer Industrie.

E la cosa incredibile? Che Pierer lo aveva messo lì, nel consiglio e come presidente dell’organo di vigilanza! Pensava fosse l’ennesimo pupazzo, ma stavolta il pupazzo si è animato e cerca di fregarlo.

Intanto si avvicina la scadenza del 23 maggio, entro la quale servono 600 milioni di euro per non far saltare tutto. E mentre loro litigano, il consiglio è paralizzato perché Zochling ha un peso importante nel cda e nell’organo di vigilanza.

E la MotoGP? Sempre più appesa a un filo. 50 milioni di euro l’anno per correre, una spesa insostenibile per un’azienda che affonda. Quindi non era nemmeno vero che le corse di KTM si sostenevano da sole grazie allo sponsor. Carmelo Ezpeleta lo sa. E già si parla nel paddock di chi potrebbe prendere i 4 posti di KTM in griglia. Che poi sono 2, perché 2 sono di Poncharal con Team Tech3, che se domani si sveglia può andare con chi vuole. 

Pit Beirer. l’uomo sul campo di Pierer, dice che cercano investitori per salvare il progetto MotoGP, magari rendendolo semi-privato. Cosa  vuol dire, semi privato, nessuno lo sa. Ma chi si infilerebbe in un’impresa del genere, ovvero salvare un team che non ha una factory alle spalle? Nessuno.

E sugli investitori? Apollo? BlackRock? Non sono mai stati interessati davvero. Solo nomi messi lì per fare scena. Non funziona così.

Vi dico un’altra cosa, segnatevela: NESSUNO E’ COSI CRETINO DA PRESTARE SOLDI AD UN MORIBONDO. E’ MOLTO PIU FACILE ASPETTARE CHE MUOIA E PRENDERE TUTTO UN TANTO AL KG.  TECNOLOGIE, POSTI IN GRIGLIA, ASSET, TUTTO.

 

Infatti BRP – i canadesi di Can-Am – osservano dall’alto, pronti a prendere solo ciò che serve davvero: brevetti, tecnologia, magari propedeutica ai motori Rotax che già gli forniscono. Non certo azioni. Ammesso che non siano un ennesimo nome fatto uscire da Pierer come fa per tutte le cose, da mesi. 

E qui torno al punto chiave, il concetto più importante: non è cambiato nulla rispetto a un anno fa. È solo che, nello stile Pierer, si è comunicato poco per volta, per non far crollare tutto subito. Ma la realtà era questa da mesi. Se guardate i contenuti di Misterhelmet, o anche solo il titolo in borsa, vedrete che le cose stavano già così. Proprio uguali uguali ad adesso.

Ora ci avviciniamo al weekend di Silverstone, 22-25 maggio. Segnatevi queste date, perché lì potrebbe arrivare l’annuncio che chiude un’epoca. Proprio mentre sono tutti in pista. 

Quindi ragazzi, restate qui su Misterhelmet, perché –se volete sapere cosa succede davvero, qui lo raccontiamo da quasi un anno. Gli altri se lo fanno raccontare un po’ alla volta dai siti di Pierer e scrivono sotto dettatura. Mi dispiace, ma è così. Dimostratemi il contrario.

Misterhelmet