He is a “student” of Jan Witteveen and Gigi Dall’Igna, he has a monstrous experience in design, development and production in 125, 250, MotoGP, WSBK, MX, Motard, Motorally, Paris – Dakar. He has developed racing products and road products such as the RSV4 and has worked in MotoGP and Superbike, both on the track and in design. Currently with Ducati he is the Technical Coordinator of the Superbike Team. In short, Marco Zambenedetti: Deputy Gigi. And the interview is exclusive.
Toprak Razgatlioglu questa volta non gestisce.Vince su Bulega pur senza fuggire. Un’altra BMW sul podio, quella di Van Der Mark, fa esplodere di gioia i tedeschi!
Razgatlioglu, Bulega, Van Der Mark, Iannone, Lowes, Petrucci, Gerloff, Locatelli, Rea, Bassani è la top ten di una gara meno soporifera di quella che ha assegnato il titolo ieri, ma comunque in grado di distrarre e far pensare alcune cose tipo: perché ci sono questi distacchi, anche fra compagni di squadra? Cosa hanno capito Bulega e soprattutto Razgatlioglu, che gli altri ignorano? Ducati è ancora la moto da battere? Cosa è successo a Bautista? Iannone e Petrucci faranno a botte, prima o poi (in pista si intende)? Quanto differiscono “realmente” le loro moto da quelle rosse di Aruba?
Tutti quelli che arrivano 40-50 secondi dopo i primi, che umore hanno?
L’anno prossimo vedremo ancora stronzate rovina-spettacolo?
Razgatlioglu avrebbe vinto anche senza concessioni?
Bautista senza zavorra avrebbe fatto questa fatica?
BMW sarà sazia e inizierà a pensare alla MotoGP, magari portandosi via Toprak?
Come mai il figlio di Kenan Sofuoglu ha più oro addosso lui che la Madonna della Neve di Vanzaghello?
Per quanto riguarda la gara, la faccio facile: Toprak e Bulega se ne sono andati senza se e senza ma e a pochi giri dal termine Oettl ha sfondato il motore. Bandiera Rossa e vittoria al turco che era ormai irraggiungibile.
Fine della gita 2024.
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Niccolò Bulega, da rookie stupisce con pole, vittoria in Gara1 e giro veloce ma un alieno su un’astronave aliena (che però vola solo con lui), entra nella storia e vince il suo secondo titolo mondiale, portando alla vittoria BMW dopo molti anni e molti milioni di euro spesi per ottenere qualcosa che fino ad oggi era sempre sfuggita!
Bulega, Razgatlioglu, Locatelli, Alex Lowes, Lecuona, Van Der Mark, Vierge, Bassani, Aegerter, Gerloff è la top ten di una gara fra le più noiose di tutti i tempi in Superbike che però ha almeno due meriti: consegnarsi (insieme ad un best lap) ad un Rookie, e consegnare alla storia il primo titolo mondiale piloti per BMW, ottenuto dopo anni, milioni bruciati, piloti cambiati e delusioni di ogni tipo da non poterle nemmeno contare.
Razgatlioglu contro la quasi totalità dei pronostici che lo vedevano sì poter vincere qualche gara ma di sicuro non il campionato, ha invece dato a BMW quello che voleva: la vittoria che vale la consacrazione fra le migliori moto di serie e il lasciapassare per la MotoGP alla quale adesso si può accedere senza recriminazioni.
Razgatlioglu, su una moto oggettivamente superiore per via delle concessioni e grazie anche alla penalità ad personam per un Bautista comunque in difficoltà, vince qualcosa che avrebbe probabilmente vinto comunque, battendo, non all’ultima gara ma comunque all’ultimo week end, un debuttante di lusso e qualità mentre l’avversario designato, di fatto, si fa da parte.
E’ questa la perfect situation in cui nessuno ruba nulla e nessuno nemmeno demerita, perché le cose vanno esattamente come un mondo giusto vorrebbe che andassero.
E anche chi perde perde comunque con onore e dignità.
Ma ancora una volta l’attentato che rovina la naturalezza del campionato, comunque c’è perché sarebbe bastato lasciare comunque tutto com’era per avere le stesse cose senza infastidire nessuno.
E la gara? Terribile, con gli out di Petrucci e Bautista (che poi rientra) e solo due a fare la corsa, mentre tutti accumulano distacchi da gara a cronometro.
Ma quello che conta è il mondiale, che Toprak Razgatlioglu consegna ai tedeschi come il più sfacciato e tracotante dei guerrieri.
Però chi vince, in qualunque modo vinca, non se ne vergogna mai perché ha sempre ragione mentre chi perde è meglio che inizi a spiegare, magari anche per l’anno prossimo!
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Razgatlioglu, chiude il week end portoghese con una doppietta ed una sola “sbavatura”: la Superpole Race persa per soli 3 millesimi a favore di un Bulega che è l’unico avversario plausibile. Lo è anche in gara2 nonostante il disturbo di Bautista. Gli altri prendono distacchi “ferroviari”.
Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Rea, Van Der Mark, Vierge, Petrucci, Iannone, Rinaldi, Bassani.
Si torna alle top ten normali dopo una Superpole Race che normale non è stata, considerando la vittoria (da parte di Bulega) con il margine più piccolo di tutta la storia della Superbike. Tre millesimi su Razgatlioglu ma tanto è, perché il turco è tornato a martellare in Gara2 come ha fatto in Gara1. Non con lo stesso distacco ma di sicuro con la stessa sicurezza e la stessa superiorità.
Le Ducati di Bulega (che è un rookie) e del campione uscente Bautista, nulla hanno potuto, così come nulla hanno potuto anche gli altri, che però in aggiunta hanno incassato anche secondi a volontà.
Un filo deludente (e sicuramente anche insoddisfatto) Petrucci, arrivato dopo Rea (sorprendente), Van Der Mark (in crescita) e Vierge (anche lui in miglioramento sulla Honda), il ternano porta a casa almeno il titolo piloti indipendenti, dopo che il suo team (ossia sempre lui) proprio ieri si era assicurato la vittoria di squadra. Non è male. Petrucci parla poco e lavora tanto. A Jerez, potrebbe anche togliersi un’altra soddisfazione.
Tenete conto che però, è tutto lontano e sfuocato. Dai primi tre del podio ci sono secondi a manciate e top ten o top 15, di fatto, non vuol dire proprio niente.
Il turco è sopra di 46 e quindi non è aritmeticamente campione, però…
Però Ducati deve trovare una soluzione al più presto, in ottica 2025.
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Razgatlioglu, con la gomma dura rifila 9 secondi a Bulega, che però almeno rimane in piedi. Sbagliano infatti Danilo Petrucci e Alvaro Bautista, che non riescono a tenere il passo.
La sorpresa di giornata è però Lecuona. Gli fanno dei regali ma con la sua Honda è comunque velocissimo. Non male nemmeno le altre BMW e c’è un certo risveglio di Rea.
Tutto è però molto lontano dal turco.
Razgatlioglu, Bulega, Lecuona, Lowes, Rea, Gerloff, Van Der Mark, Vierge, Iannone, Rabat.
Si tratta di una top ten anomala perché mancano quelli che hanno dato spettacolo durante la gara, ovvero Bautista e Petrucci. Però esserci è un pregio, per lo meno se non si ha la pretesa di andare come Razgatlioglu. La presenza di ben tre BMW in top ten non inganni. Il turco, che mette anche la dura, fa tutta un’altra professione e nemmeno le Ducati possono vederlo da vicino. Poi OK Lowes con la Kawasaki, ok Rea ritrovato (e in un paio di casi bello aggressivo), ok tutto quello che vi pare, ma non si tratta di qualcosa che ha a che fare con la gara e con le posizioni che contano. Si arriva a punti, si arriva benino ma i distacchi sono mostruosi.
Bisogna complimentarsi con Bulega che non perde la testa e con Lecuona che trova il podio dopo 99 gare, però veramente siamo davanti ad un fenomeno soprannaturale dal quale tutti gli altri sono staccati.
Questo week end si chiuderà il campionato? Il turco dovrebbe vincerle tutte e Bulega fare solo 6 punti. Pertanto… almeno in teoria c’è ancora da aspettare.
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Cremona Circuit ha vissuto il suo primo week end nel World Superbike ed ha visto la prima vittoria in carriera nelle derivate di serie da parte di Danilo Petrucci, vittoria che è poi diventata una tripletta!
Ecco i risultati di gara ed ecco gli highlights, concessi da Dorna!
Danilo Petrucci e gli organizzatori di Cremona trasformano un week end sfavorito dal confronto diretto con la MotoGP, dalle assenze di alcuni big e dalla gioventù del progetto, in un successo inatteso; e trasformano anche un posto che faceva paura in una location in cui ci sarà voglia di tornare.
Non è un normale articolo post gara, sia perché non ho avuto tempo di scriverlo, essendo lì, sia perché ho preferito aspettare per digitare a mente fredda.
Bisogna essere onesti. Cremona per tanti motivi è un posto che molti avrebbero evitato. Un posto di cui si parlava male perché ci si basava su quanto visto mesi fa, un posto in cui non sarebbe mai stato tutto pronto e che sarebbe stato anche sfavorito dal confronto diretto con la MotoGP, che sappiamo tutti pesare di più.
Anche senza turisti, dopo quanto visto due settimane prima, Misano ispirava sicuramente di più di un posto in cui si narrava fosse ancora tutto da finire e in cui sarebbero mancati due, forse tre protagonisti del campionato. Invece Bautista si è presentato ed ha dato il 110%, mentre di Razgatlioglu e Rea assenti si è parlato il giusto, forse anche meno.
Il merito è stato degli organizzatori che hanno trasformato una situazione decisamente imperfetta e un po’ carente, in un posto a cui si perdonano tante cose e per il quale si finisce per fare il tifo. Cremona Circuit non è il migliore dei mondi possibili, figuriamoci, ma è in pieno spirito Superbike per attitudine, impegno e faccia tosta. Quel gigantesco “chi se ne frega, noi ci proviamo” di gente che si è impegnata e non vuole sentire ragioni, testimoniata dal main sponsor dell’evento in persona, Franco Acerbis, che sale sul podio con la maglia della Cremonese. Una cosa che non c’entra niente ma che, se ci pensi, fa centrare tutto. Noi volevamo si facesse. E lo abbiamo fatto. E’ Cremona che sale sul podio.
E Cremona ha avuto il suo vincitore indiscusso in un uomo grosso, che assomiglia a tanti che abitano lì e che sembra fisicamente e caratterialmente costruito per l’occasione. Uno che in teoria non dovrebbe vincere perché fino a poche settimane prima era tenuto insieme con i cerotti, perché non guida una moto ufficiale e perché certe cose, tipo una tripletta senza se e senza ma, non sono roba per piloti privati.
Ma lui questo non lo sa o non lo vuole sapere, e quindi batte i piedi tre volte, facendo dimenticare sia chi c’è, sia chi manca, trasformando una incazzatura contadina del venerdì, giusta ma smisurata, in una scorpacciata da orchi per il resto del week end. Come fosse scritto e come avesse aspettato apposta di essere lì per fare una certa cosa. Lì in un evento che sembra organizzato per lui da persone come lui.
Quelli che pensano, piloti o manager, che le cose siano tutte dovute solo perché gli spettano o per un non so quale prestigio o ordine delle cose, farebbero bene a guardare che succede se ci si dà da fare anche quando tutto sembra impossibile.
Per citare un film a me caro, Petrucci e gli organizzatori di Cremona sono degli ignoranti senza Dio ma hanno fegato e il fegato è tutto.
Ora voi mi parlerete dei parcheggi col fango, dei box veramente piccoli, degli operatori sul campo che non hanno mai visto un evento e sono un po’ confusi, del paddock un po’ piccolo e di tutta una serie di microminchiate però importanti che si pretendono da un posto che organizza un mondiale, con una presenza smisurata e insensata di Forze dell’Ordine stile film dei Blues Brothers a cui alla fine non è servito fare niente.
E io invece vi rispondo che il Round di Cremona Circuit è esattamente il posto in cui il pubblico della Superbike vorrebbe essere. Un pubblico che ti perdona quasi tutto, se poi gli dai quello che vuole. Ci sono tribune da cui si vede quasi tutto? E’ un posto a misura di motociclista che assomiglia più di tutti ad un evento del British Superbike? Si può stare vicino ai piloti?
C’è gente che vuole che il pubblico sia lì e prova ad accontentarlo in tutto anche se non sempre sa come fare? E allora basta. Più ci si tornerà e più il meccanismo avrà modo di perfezionarsi.
Messaggio per Alessandro Canevarolo, AD di Cremona Circuit (se si è ripreso dallo stress) e per i suoi: per ora l’avete “sfangata” (in tutti i sensi). Avete un anno per sistemare il resto.
Per quanto mi riguarda ho finito.
Volete i risultati della gara che ormai, essendo lunedì, sapete già? E io ve li do.
Ha deciso di fermarsi ma ripartirà subito, Niccolò Canepa. Per lui, un posto da dirigente che, con l’esperienza che ha, è per Yamaha la scelta più giusta!
Niccolò Canepa ha deciso di fermarsi e a 36 anni chiuderà la carriera dopo aver provato ad ottenere il terzo titolo EWC.
Già vincitore della FIM Cup Superstock nel 2007 e campione del mondo Endurance nel 2017 e nel 2023, primo italiano a vincere il mondiale Endurance ed il Bol d’Or, è anche il primo italiano ad aver vinto le tre grandi gare Endurance: 24 Ore di Le Mans, Bol d’Or e 24 Ore di Spa-Francorchamps, trittico che viene denominato “Master of Endurance”.
Con esperienze anche in Supersport, Superbike, MootoE, Moto2 e MotoGP, Canepa non si è fatto mancare nulla a livello motociclistico sportivo ed è quindi adatto a succedere ad Andrea Dosoli, fresco di nomina a Responsabile Motorsport Yamaha Europe.
Le parole di Canepa, che ha dichiarato di ritirarsi ma di voler rimanere nell’orbita Yamaha, fanno pensare che andrà ad occuparsi di Superbike ed Endurance, campionati che conosce molto bene, chiaramente come dirigente, seguendo la parte sportiva mentre la parte tecnica sarà seguita da Riccaro Tisci. Prima di chiudere, però, gli rimane un altro tentativo al Bol d’Or. In bocca al lupo!
Ancora una volta, giovanissimo, Niccolò brucia le tappe. Lo ha fatto per tutta la sua carriera.
In una gara mortalmente noiosa, Bulega fa tutto perfettamente e ne vince una importante per la classifica. Senza Bautista e Razgatlioglu tira praticamente un calcio di rigore che lo rimette sul binario giusto. Ok anche Petrucci, a cui manca ormai solo la vittoria, e Gerloff, che raccoglie qualcosa che merita. Non c’è molto altro eh, questo va detto!
Bulega, Petrucci, Gerloff, Lowes, Van der Mark, Gardner, Vierge, Redding, Locatelli, Lecuona!
Come da occhiello. Una gara di una noia epocale è quello che serve a Bulega (che non ha colpe) per fare un po’ di punti in assenza degli avversari diretti e recuperare il passo falso di gara1. Da applaudire, il ducatista, per il passo strepitoso che solo un veterano come Petrucci ha potuto seguire, seppur senza impensierirlo. Al ternano manca una vittoria che merita, ma il resto non c’è.
C’è forse Gerloff, che ha talento ma è sottovalutato anche dal mercato, ci sono le Honda, che in Francia mostrano qualcosa, e altri protagonisti occasionali di puntata. Ma la gara è pesante, soprattutto confrontata con Gara1 e la Superpole Race. A Cremona ci sarà tutta un’altra tensione!
Senza Toprak Razgatlioglu, non cambia niente. Vince una BMW ed è quella di VDMark. Gara top per le Ducati di Bautista e Petrucci, entrambi sul podio.
Bulega butta via da inizio gara la possibilità di accorciare per il mondiale.
Stupisce la wild card Delbianco!
Van der Mark, Bautista, Petrucci, Redding, Iannone, Lecuona, Vierge, Locatelli, Rinaldi, Delbianco!
Una top ten così fa pensare ad una gara sconvolgente e spettacolare e invece la corsa è anche un po’ noiosa. La pioggia sconvolge le classifiche per via dei pit stop ma di sorpassi ce ne sono pochini mentre le cadute, quelle sì, sono tante anche se non tutte decidono l’out del pilota. A pagare cara la scelta delle intermedie è Bulega che abbandona la partita ai primi giri mentre diversamente vanno le cose per Gerloff, anche lui con le intermedie, che resiste in testa alla gara per più della metà dei giri, prima di cadere e ripartire.
Significativa doppia prestazione delle Honda, significative le rimonte di Petrucci e Bautista, entrambi sul podio d’esperienza, significativa la gara di Delbianco, wild card dopo un campionato con le Dunlop, che sfrutta la pista bagnata prima, e la pioggia battente poi, per fare la gara dell’anno e chiudere davanti a Bassani e tanti altri. Un garone che se sarà bissato domani, lo metterà sotto i giusti riflettori. Out Rea, contemporaneamente a Bulega, con il nord irlandese che si fa anche male al polso, e out un sacco di altri, come si vede dal referto! Alla fine Toprak Razgatlioglu, che guarda la gara dal box dopo una notte in ospedale per una contusione alla schiena, può tirare un sospiro di sollievo. Il suo avversario diretto non gli guadagna niente e tutto è rimandato a domani.
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