Petrucci vince al debutto al MotoAmerica! Il cow boy ternano entra nella storia!

Se dai un calcio ad ogni sasso, vai a casa senza stivali, dice un proverbio.
A Petrucci han tolto gli stivali troppe volte, per poi ridarglieli del numero o del tipo sbagliato, pieni di qualunque cosa.
Sassi, sabbia, tutto quello che è stato possibile. Tutto quello che ha calciato, Danilo, se lo è tolto prima da dentro, come contro un accanimento da videogame dove lui è il personaggio e non il giocatore.

Lo hanno paracadutato senza preavviso in ogni situazione possibile ed al di fuori da ogni zona di comfort, dopo una gavetta al limite della punizione e critiche contro ogni logica.

Giusto cercarsi le sfide, un po’ meno quando te le scelgono gli altri e ti fanno cambiare ogni volta che stai per adattarti, come se fossi protagonista di una specie di programma di stress test per esseri umani che fanno i piloti.
Come se una mano gigante ti prendesse all’improvviso, minuscolo, con due dita, e ti collocasse random in qualsiasi contesto possibile, dotandoti solo di una moto, un casco e una tuta.
Mai abbastanza soldi, mai promesse credibili, solo un’unica chance a tappe per un ragazzo che vuole correre.
E alla fine Petrucci è come la talpa della sala giochi. Gli dai una martellata e spunta dall’altro buco.
Alla Dakar lo abbiamo visto. A momenti ha avuto contro anche i suoi, e anche lì ha zittito tutti.

La prima vittoria nel  MotoAmerica, ad Austin, sulla Ducati del team Ducati New York; davanti a Scholz e Petersen, negli orari di ritaglio di quel club esclusivo di cui fino a ieri ha fatto parte ma che adesso lo vede guardare da fuori schiacciando il naso sulla vetrina, vale quel che vale dal punto di vista tecnico, ma è un ennesimo colpo di coda morale e umano a chi gli ha voltato le spalle.
Chiaramente è solo il primo passo del gioco dell’oca a stelle e strisce che lo aspetta e che sarà sicuramente più duro di oggi, ma non importa, perché anche qui ha già dimostrato quello che serviva dimostrare.

Quanto è brutto abusare del termine resilienza, un concetto ingegneristico usato a vanvera per dire che uno è tosto e non si arrende…quindi non lo useremo.

A chi chiede spiegazioni e non sa quello di cui stiamo parlando, ci basterà dire che questa storia non è niente di che. E’ solo Petrucci, che ricomincia ogni volta daccapo, ovunque lo mandino.

Superbike, Aragon1, gara a tre: Rea e Bautista, annullano Razgatlioglu!

Razgatlioglu, Bautista, Rea, Rinaldi, Lowes, Locatelli, Lecuona, Mykhalchyk, Bassani, Baz. sono i 10 delle quelifiche che chiamare Superpole sembra ormai una bestemmia.
In gara, invece, nel circuito che è la casa vacanze del team
Kawasaki, i protagonisti sono più meno gli stessi, solo che sono ridistribuiti.

Rea la spunta di un soffio su Bautista e insieme annullano Razgatlioglu. Seguono Rinaldi, Locatelli, Lecuona, Vierge, MYKHALCHYK, Gerloff, Laverty.



La sintesi della gara, fatta di tanti sorpassi sin dall’apertura, non è difficile. Il Superturco tiene fin che tiene e poi accetta la sconfitta. Sembra quasi che Rea e Bautista lo annullino, ma non è così, perché i due fanno proprio una guerra a parte, come a riprendere qualcosa interrotto in precedenza.
Razgatlioglu finisce le gomme e inizia a guardarsi indietro. Capisce che il podio non è a rischio, e si accontenta, per questa volta. Dietro il trio, buono Rinaldi, buono Locatelli, e discrete le Honda di Lecuona e Vierge, che però sono spagnoli su un circuito che per Honda è qualcosa di simile a quello che è per Kawasaki.

Un po’ sottotono, appare Gerloff, da cui ci si aspettano grandi cose, così come Laverty. che però fa capire che BMW è lui e non Redding. Perché Laverty e non Mykhalchyk, che su BMW va ancora meglio? Perché è solo un sostituto di Van Der Mark, attualmente infortunato. Peccato eh.

il resto, non c’è. Non c’è Baz, non c’è Oettl, non c’è Mahias, che ha già sbriciolato 3 moto, e non c’è nemmeno Bassani. In pista corrono in venticinque. Solo uno fa crash (Alex Lowes), ma sono tutte comparse, almeno per oggi.
A giocarsela, sono solo in tre. Ci vuole quasi mezzo minuto per chiudere i dieci. Figuriamoci gli altri.

Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon con Luca Bologna e Genesio Bevilacqua

Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon e un sacco di altri temi
Ospite fisso Luca Bologna e ospite a sorpresa Genesio Bevilacqua!
Video e podcast a vostra disposizione!



Supersport: un missile colpirà il serbatoio della Ducati V2?

Il serbatoio di carburante di Aramco a Jeddah potrebbe non essere l’unico serbatoio centrato da un missile nel corso di questa settimana.

Andando per ordine: cosa c’è di veramente interessante in Superbike, quest’anno, a parte la rivincita fra Rea e Razgatlioglu?
Il nuovo Campionato Mondiale Supersport.
E cosa c’è di davvero interessante nel campionato Supersport, quest’anno?
La Ducati.
Ebbene, proprio il serbatoio di Ducati sembra sarà davvero infiammabile già a partire da Aragon, ma non in senso letterale, bensì per il motivo contrario, l’insufficienza di benzina, oltre ad un problema di fornitura tecnica che potrebbe pregiudicare il normale svolgimento delle gare della junior class.

Sarebbe emerso infatti che la V2 955, progettata come moto stradale, non avrebbe un serbatoio di carburante adeguato, sufficiente a garantire la copertura di tutti i giri di gara (circa 80km).

Il problema sarebbe noto a Ducati già da qualche mese tanto che avrebbe informato e convinto la FIM, nella persona di Scott Smart, che la benzina sarebbe stata insufficiente e che quindi sarebbe stato opportuno poter proporre una soluzione.
FIM e Dorna, avrebbero dato il benestare alla Casa di Borgo Panigale di presentare un serbatoio modificato comprensivo di telaietto (è necessario che siano insieme) che risolvesse il problema.
La commessa, affidata a Pierobon (azienda d’eccellenza nel campo) il quale circa due mesi fa avrebbe sviluppato numerosi serbatoi in alluminio seguendo le direttive di Bologna.
La versione (serbatoio + telaietto) sarebbe stata presentata in occasione dei test di Portimao ma sarebbe stata bocciata dalla Federazione in quanto insieme diverrebbero un elemento che modifica strutturalmente la moto abbassando la posizione di guida e consentendo di conseguenza una distribuzione dei pesi più vantaggiosa. I tecnici federali avrebbero ritenuto questa modifica un po’eccessiva, ovvero che andasse oltre la necessità di aumentare la quantità di carburante nel serbatoio.
Tutti i clienti Ducati che avevano ravvisato questa criticità sono da tempo in attesa di ricevere un nuovo telaietto e un nuovo serbatoio ma da Ducati non sarebbe stato distribuito ancora nulla se non un’ulteriore modifica provata a Misano dal solo Bulega e ipoteticamente anche Barni che secondo le voci avrebbe già cercato di trovare una soluzione in ambito CIV. La modifica in oggetto, però, non sarebbe stata ancora autorizzata dalla Federazione e da Dorna.

Ritenendo concreto il rischio di correre ad Aragon senza la benzina sufficiente, una prima ipotesi (che troverebbe ovviamente opposizione da parte delle altre case) sarebbe quella di ridurre i giri di gara.

Le Ducati in gara, inclusa quella ufficiale del team Aruba guidata da Bulega, sarebbero sette ma solo  alcuni team  avrebbero già chiesto spiegazioni a Ducati e alla Federazione e avrebbero a riguardo ricevuto una deroga per poter risolvere eventualmente il problema in autonomia.
Chi non ha scritto, però, non ha ricevuto alcuna deroga e quindi potrebbe non essere in grado di finire la gara con il serbatoio standard.

La situazione di Ducati è abbastanza sorprendente.
1) Avrebbe prodotto una moto da corsa non in grado di completare una gara Supersport.
2) Come soluzione del problema avrebbe presentato un’accoppiata serbatoio/telaietto subito respinta dagli organizzatori.
3) Nei mesi successivi non avrebbe trovato nessuna soluzione da distribuire ai clienti.

Il rischio è che ad Aragon fra pochissimi giorni (si corre dall’8 al 10 aprile), vada in scena qualcosa di surreale ovvero l’omologazione per la Supersport, del serbatoio della 1299 del 2014 con telaietto adattato alla V2.
Ma anche se questa soluzione fosse approvata (molto probabile) rimarrebbe comunque scoperto un punto del regolamento il quale recita che ogni factory è tenuta ad essere in grado di fornire tutti i clienti in gara di tutti i ricambi necessari.
Un pezzo non è in regola fino a che non è disponibile per tutti gli utilizzatori delle moto equipaggiate, ovviamente con scorta sufficiente e al momento le Ducati Panigale V2 in gara sono 7: Bulega per Aruba, Bayliss per Barni, i fratelli Fuligni per il team DG34 impegnato nell’Europeo, Caricasulo per Althea, De Rosa per Orelac e Kofler per CM Racing.

Ci potrebbero essere reclami da parte di altre case ma anche da parte di quei clienti Ducati che hanno nel frattempo ricevuto approvazione per una soluzione diversa, non potendo questi utilizzare quel telaietto che consente di distribuire diversamente i pesi della moto.
In una parola, un disastro, che si cercherà di mettere a tacere al fine di non gettare ombre sul campionato ma che, unitamente alle restrizioni imposte alla V2 (l’apertura della farfalla, già ristretta all 80% è stata fatta scendere addirittura al 76%), rischia davvero di far partire le rosse col piede sbagliato, con una moto limitata, che consuma più benzina di quella che riesce a contenere, e con piloti che non sanno cosa guideranno esattamente.

Ma il tema della benzina insufficiente (tutt’altro che inesistente dato che Josh Harrin a Daytona la benzina l’ha finita per davvero), rischia di essere una rogna anche se la benzina dovesse bastare a fare la gara.
In quel caso ci si chiederebbe come mai Ducati avrebbe sollevato il problema verso gli organizzatori, con tanto di riprogettazione di serbatoio e telaietto annesso, poi respinti? Problemi di sicurezza? Ricerca di ulteriori vantaggi? Un po’ un’arma a doppio taglio per Bologna.

Non c’è che dire. Questo Mondiale Supersport si fa davvero interessante. Però basta missili sui serbatoi, ‘ché fanno paura e non è il periodo giusto.



Cani da ricordo! La sopravvivenza senza Rossi e la scomparsa mediatica di Morbidelli!

Vi parlerò oggi dei cani della propaganda nel motociclismo. Per la precisione, cani da ricordo. Cani da ricordo.

Non so se avete notato ma negli ultimi tempi si parla del ritiro “abbastanza frequentemente” di Rossi e di quanto il motociclismo non sarà più tragicamente lo stesso a partire da questa stagione in cui Rossi non c’è più.
E ve lo dico subito che è una cazzata. Senza nulla togliere a Valentino, l’umanità è fatta per andare avanti e quindi tutti noi in tutti i settori possiamo concretamente fare a meno di tutti. L’allarmismo creato serve solo per rastrellare le ultime cliccate, come a dire: affrettatevi perché poi tutto questo sta per finire e non ne parleremo più. Ma fidatevi che Il motociclismo è come per le offerte dei divani. Ci saranno sempre anche passato il week end.

Ed è tutta roba inutile perché tutti noi siamo fatti per sopravvivere e quindi in un ambiente in una organizzazione e in uno sport, non esiste niente che sia veramente necessario. Anzi è proprio il passaggio dei miti a rinnovare e a smuovere.
Nello sport siamo sopravvissuti al ritiro di Pelé, Maradona, Tyson, Senna, Schumacher, Fangio, Agostini, e sopravvivremo al ritiro di Rossi che fra l’altro non si è ritirato nel 2022 ma ben 15 anni fa ed è stato tenuto in vita artificialmente da questi nostalgici che possono essere considerati al pari del partito monarchico o dei sostenitori dell’Unione Sovietica. Gente che esiste solo grazie ad un fenomeno e che adesso campa preoccupata dal fatto che il fenomeno non esiste più. Gente che è lì per tenersi stretti dei privilegi e fa il cane da ricordo per non essere rottamata. Voi pensate che servano ma non servono a niente perché le imprese di Rossi rimangono nella storia e non serve gente bullonata solo nel passato cui conviene vivere di ricordi parziali.
Avrete notato. Rossi si ritirato ieri ma le tv trasmettono gare di 15 anni fa, dove vinceva.
Trasmettono tutte le dichiarazioni dei suoi avversari dove questi sembrano più negativi di Putin. Stoner non la manda a dire ma era matto, Marquez non viene perdonato per il biscotto, Lorenzo rosicone assoluto. Tutto il repertorio così. Riesumati anche Biaggi e Gibernau, ovviamente tutti nella veste miserrima di perdenti che hanno riconosciuto la loro inferiorità, col tempo e quindi vengono, bontà di certa stampa “riabilitati”.
E le gare trasmesse? Non gli schiaffi degli ultimi 10 anni o il biennio Ducati ma solo 2008, 2009, Lacuna Seca, qualche Mugello… non si va oltre.
Tutto con la scusa di ricordare e insegnare la storia. Ma questa non è storia, è la storia rivisitata per comodo e trasformata in una storiella.
I miti sono tali perché umani e sono fatti anche di avversari, sconfitte, imperfezione. A meno che invece di un pubblico competente non si voglia un pubblico non pensante. Cani che abbaiano a cani.
Un appassionato di motociclismo vuole rivivere tutta la storia del motociclismo. Incluso Agostini in difficoltà con Saarinen.

Sia chiaro non è colpa solo di Rossi ma dei cani da ricordo.
Come i miei cani, per sottomissione, deferenza e gratitudine estrema,  anche paura, fanno cose che pensano essere utili ma sono schifezze. I miei mi portano bottiglie di plastica, pupazzi luridi, rami, un topo, e me li depongono ai piedi per compiacermi. Questi giornalisti fanno lo stesso. E non pensate che siano i pesci piccoli a distinguersi, anzi. Più sono alti in gerarchia e più hanno da perdere. E fanno i servi. Organizzano palinsesti tv tipo istituto luce, si vantano di aver ricevuto e rispettato indicazioni, postano leccate surreali da nord corea, cercano attenzioni trasformando in imprese cose normali. Essere derisi per loro è una medaglia perché significa che sono sulla strada giusta. Non hanno mai avuto dignità, perché dovrebbero tirarla fuori adesso?
Più sono in alto nella scala gerarchica dei gerarchi tascabili quali sono e più si danno da fare per compiacere qualcuno che probabilmente nemmeno se li fila.
Alcuni sono disposti a trasformare siti di moto in siti di auto per seguire l’idolo nelle nuove avventure come per un rally di Monza lungo un anno. Mi piacerebbe che Rossi si desse al golf solo per vederli arrampicarsi su scelta dei ferri, swing e par. Li vorrei vedere a fare la telemetria dei backspin.
E tutto questo cagnolare da ricordo, viene spacciato per storia, passione, interesse “doveroso”.
E invece non è storia, perché è solo la loro storia, di quando hanno svoltato grazie a un fenomeno e mangiato a quattro ganasce e di quanto adesso siano preoccupati di rimanere troppo a lungo senza un nuovo padrone.
Perché se veramente si volesse fare storia con l’avvicinarsi del GP del Qatar si parlerebbe di Lorenzo che lo ha vinto 6 volte, e non di chi si è ritirato ma non faceva ormai un podio nemmeno per sbaglio.
E non è nemmeno passione: è la loro passione. La coppa Cobram dei dipendenti che si appassionano allo sport del loro capo, per compiacerlo. Come in Fantozzi.

Continuano a raccontarvi con l’elasticità mentale di un cane, quello che serve solo a loro in una gara fra accattoni di click che sgomitano per gli ultimi spicchi di sole. Fate caso al fatto che si parla solo di Marquez in negativo e di Bagnaia in positivo mentre dal radar dei ricordi è scomparso tutto quello che non porta soldi e benevolenza come Morbidelli, che evidentemente non è più l’erede mediatico designato, perché non porta le attenzioni inserzionistiche di Ducati.
Avete sentito nominare Morbidelli negli ultimi mesi? Uno che è stato vicecampione del mondo con una moto privata di due anni prima? Ha umiliato la persona sbagliata quindi, no. Non hanno ricevuto indicazione di spingere su Morbidelli, forse.
Questo bastoncino non ve lo riportano, i cani. I cani da ricordo.
Gli unici cani che è giusto abbandonare.


 

VR46: but did it take that long? But why still stories?

L’altro giorno ho visto la presentazione di VR46 e vi dico la mia, riassumendo tutto in una frase: ma ci voleva tanto?
E sia chiaro, non è una critica. Esattamente il contrario, più o meno.

A parte la scelta del teatro, che però è un dejavu solo parziale, dato che non c’era la lirica come per WithU, più tradizionale, né c’era l’orchestra con la motorcycle parts, come per Aprilia, che secondo me è stata la più originale.
Però c’erano un dj con i fiocchi e gli ospiti di radio deejay, con cui tutti noi, ormai boomer, siamo cresciuti. E adesso parliamo del “ci voleva tanto”.

Valentino è Valentino. Il team owner più prestigioso che ci possa essere. Sul suo entourage, a livello di professionalità avrei qualche critica, ma non deve piacere a me, quindi, se sta bene a chi paga, sta bene a tutti.
Le moto sono oggettivamente bellissime. Cioè no. Cioè va a gusti… Secondo me erano belle nelle penombra del teatro ma poi è come quando rimorchi in discoteca da ubriaco e ti svegli con una cessa terribile (e sia chiaro, chissà quante volte sono state le donne ad aver detto lo stesso di me).
Però sono due due Ducati, dai, quindi il meglio che un cliente può avere, una addirittura ufficiale, con  una livrea diciamo accettabile o comunque meno violenta di quello che ci si sarebbe aspetatti.
Dai, va a gusti.

Persino i piloti sono, per certi punti di vista, i migliori possibili perché fatti in casa, nel senso che sono a km0, dato che provengono al 100% dal vivaio VR46. Possiamo discutere su Luca Marini fratello di o di Bezzecchi? Non è questa la sede, parlerà la pista.
Possiamo discutere lo sponsor che è di prim’ordine e forse non aveva nemmeno bisogno di una marchetta così? Non credo si possa obiettare nulla su Mooney, Sisal, e compagnia. Anche perché a svilire lo sponsor ci penserà Pablo Nieto a presentazione finita.
E allora forse possiamo parlare del fatto che quando in VR46 raccontano  di come è nato tutto sembra che mentre le due parti si facevano i fatti loro, si sono scontrate per caso e si sono trovati d’accordo tempo zero. Come Gastone che mentre Paperino si danna per trovare due spiccioli, trova per terra portafogli gonfi per uscire con Paperina.
Ma allora cosa c’è che non va?
Proprio questo. Sei Valentino, hai i piloti dentro casa, il management che è fatto di tuoi amici fidati, lascia perdere che fanno dei casini. Trovi gli sponsor che ti ci inciampi e poi ti perdi in cose aassurde, tipo che per quasi un anno sei stato in mezzo alle cazzate, le sòle, i cialtroni, gli individui da 1000 lire, gli sceicchi farlocchi, gli architetti cazzari, i team manager falliti, i comunicati storti, le telefonate che non si sapeva con chi le facevi, le conferenze stampa co la tenda dell’Ikea, con 7 giornalisti italiani senza coraggio e tutto un repertorio di coglionate incredibili di cui non dico che siete colpevoli ma di sicuro siete stati succubi, vittime con una stampa che avete lasciato fare e poi addirittura dovuto stoppare (così dice un illustre, si fa per dire, rappresentante della medesima)?
Ma dico io: all’inizio era un po’ difficile trovare lo sponsor?
Si diceva: facciamo fatica a trovare uno sponsor perché lo vogliamo top. Che poi l’avete trovato…
Ma dico io, ma ci voleva tanto? Non potevate star tranquilli ed evitare di mettere su sto teatrino o per lo meno consentire che qualcuno lo mettesse su per voi, o per lo meno di stopparlo subito?
Non stoppare le critiche, dico stoppare proprio il teatrino? Invece avete fatto fare la figura degli incapaci totali di intendere, di pensare e di scrivere al 99,99999 periodico% di “professionisti, si fa per dire”, dell’informazione che invece che essere iscritti all’albo dei giornalisti sembravano iscritti ai giornalisti di Albi.
Serviva complicare le cose così? Boh…
Ci voleva tanto? E’ un complimento che faccio.
Il fatto che le cose poi in un modo o nell’altro si aggiustino, preclude dal cercare di farle bene da subito? Questo mi chiedo. Perché complicare le cose?

E il pezzo sarebbe anche finito qui se non avessi letto le dichiarazioni di Pablo Nieto, che invece di far sfumare la cosa, torna sul tema Aramco e cerca di convincerci che la sponsorizzazione non c’è stata per tempi tecnici. Io gli credo. Però chiedo: come tempi tecnici? Ma non è che così dai del ripiego a Mooney?
Hanno avuto tempo di sponsorizzare Aston Martin in F1 sgomitando dato che un main sponsor ce lo aveva già? Lì i tempi tecnici li hanno avuti.
Secondo me, e lo desumo dalle numerose mail che Aramco mi ha inviato, non è che non c’erano i tempi tecnici. Ammesso che ci siano state delle trattative, non c’era tempo da perdere per VR46, dato che avevano di meglio da fare. E comunque i parchi a tema li potete ancora fare, il Fantastic Trophy con le mongolfiere, la moto elettrica, e tutte le altre cose? E poi oltre ad Aramco resta da spiegare Tanal. Anche lì non ci sono stati i tempi tecnici? Ma io credo a Pablo Nieto. Anche se mi viene il dubbio che ci sia proprio la volontà di insistere apposta per approfittare di una stampa sempre compiacente che mai critica quello che gli si dice di scrivere. Io gli credo.
Però dovete credere anche a me. Ieri sera sarei dovuto uscire, che ne so, con Belen, ma non ci sono stati i tempi tecnici. E quindi con 30 euro sono andato sulla Salaria. Non fa niente che ieri sera Belen è stata vista al ristorante con un altro pare che abbia addirittura pagato lei. Per lui i tempi tecnici, li ha trovati.
Per me no. Va bene.
Voi direte che questa è una cazzata. Eh ma non ho iniziato io.

 



Tanal Aramco VR46: all the story, all the Misterhelmet articles (ITA/ENG)

aramco vr46

All Misterhelmet articles on the topic of VR46

All the articles by Misterhelmet on the topic Aramco / Tanal / VR46

             

MotoGP: why doesn't ARAMCO know anything about the partnership with VR46? May 6

VR46: pilot and team, announcements coming soon! May 14

Valentino Rossi and Aramco: doubts grow. Press and finance wake up, but not by us! July 19

The attempted scam at Althea Racing. Airline and oil company. One step away from the big score! July 28

Fixers, princes, oilmen and "suspicious" companies: is someone exploiting VR46 and Valentino without their knowledge? New releases do not convince! August 1

Misterhelmet sued but there are so many "oversights and coincidences"! August 2

Team VR46: Ducati rumors worried about possible cheating. Wednesday a rescue press conference? Aug. 14

VR46: without Arabs or oilers, what's next? More importantly, when? And who pays? 15 August

VR46, the Prince's press conference: 90 million arrives by hot air balloon! Aug. 22

Tanal and VR46: the farce at its peak. Already two payments postponed. Tanal 's castle of lies collapses Aug. 27

SKY renews and saves VR46 and WithU. Yamaha saves SRT. Here's how Valentino gets out of the mess with Tanal! Aug. 31

VR46: Aprilia, first choice, had not taken the bait. Numerous testimonies arrive! Sept. 5

When Tanal Global Holdings tried to defraud the Ivory Coast government Sept. 8

Valentino Rossi: "the VR46 team is not my problem". Scared press, Sky Sugar Daddy and non-existent sponsor companies! September 12,sky

VR46: Aramco back in the game but with credible interlocutors? The new rumors! September 15, September 15

MotoGP and Moto2: Tanal and others, "out of the picture" Oct. 7

VR46, possibile annuncio a Misano ma ci sono voci preoccupanti! 22 ottobre

VR46 conferma ma Aramco smentisce. Chi mente? Parla Nieto. Uccio silurato? 31 ottobre

Petronas Repsol e Aramco? Nessuna guerra fra petrolieri, nessuna pressione. Si metteranno facilmente d’accordo! 5 novembre

 

 

 

 

 

 

The lowerer: the tool used to fight Ducati!

Premesso che holeshot e abbassatore dinamico non sono la stessa cosa, nessuno vuole sminuire uno strumento che ormai hanno in molti ma che Ducati ha evoluto in maniera molto vicina ai limiti del regolamento. Il tema è un altro. Holeshot e abbassatore dinamico sono solo strumenti di un contenzioso molto più ampio. E’ un modo per discutere Ducati perché sta creando altri “problemi” politici.

Questa storia dell’holeshot/abbassatore dinamico, ci sta sfuggendo di mano.
E non spiegherò tecnicismi già trattati perché non è questo il vero pomo della discordia.
Ok la stampa ci marcia perché non sembra vero che ci sia una novità tecnica di cui parlare, ma credetemi, non è rilevante.
E soprattutto non è la causa della guerra fra Ducati e le altre case, perché invece è solo lo strumento.

Diciamoci la verità, il motomondiale è un circus, nel senso che è proprio uno spettacolo itinerante che per sopravvivere deve cambiare equilibri e soddisfare requisiti politici e di mercato. Altrimenti non si correrebbe in posti assurdi come Rio Hondo e Mandalika. Non ci prendiamo in giro.
Il motomondiale fa questo per sopravvivere. Ok i protagonisti, anche prolungati come Rossi e Marquez, che però sono anomalie personali, ok gli antagonisti di successo come Lorenzo, ok gli underdog, ossia gli inaspettati come Mir in un’annata al 100% atipica, ma questo non è l’andamento normale. Non vi devo svegliare io in merito al fatto che molto spesso, guarda caso, le gare locali hanno come protagonisti i beniamini locali, oppure gli stessi title sponsor vedano vincere i loro piloti nei GP intitolati. Davvero è perché il tal pilota ha girato di più in quella pista oppure lo sponsor è venuto personalmente a incoraggiare il suo team nel GP ad esso intitolato?
Ma allora è tutto falso? Assolutamente no, ma ci sono delle esigenze da rispettare.
Ma allora le gare sono truccate? Assolutamente no. Ma spesso, e non è la prima volta, vengono create determinate condizioni. E questo succede tramite lo sviluppo degli pneumatici o alcune concessioni regolamentari.
E quando la creazione di determinate condizioni è troppo marcata, qualcuno si ribella. Ma anche questo fa parte del gioco. Perché tutti sanno che sono ribellioni rumorose ma che non vanno oltre il rendere pubblica una insoddisfazione che fa sembrare tutto più vero.
Ogni casa è lì per ottenere quello per cui ha pagato e lo sa.
E lo sa anche Dorna. I regali inaspettati e immeritati si contano sulla punta delle dita.

L’holeshot e l’abbassatore dinamico sono “fregni” che fanno andare più forte in un campionato in cui si va già troppo forte. Quindi non sono strettamente necessari.
Se andare veramente più forte come velocità di punta servisse a vincere, Ducati avrebbe vinto gli ultimi cinque campionati del mondo. E invece è andata diversamente perché è mancato qualcosa dal punto di vista umano. Non si vince senza moto ma non si vince senza pilota.

Però per Ducati è il momento di incassare e quindi la si lascia lavorare sui suoi punti forti. Due dei quali sono potenza e velocità di punta.
Ma non sono i soli. Ducati ha sempre avuto come punto di forza quello di allargarsi in griglia.
E quest’anno ha ripetuto il record delle otto moto.
Davvero pensate che siano l’holeshot e l’abbassatore a fare fastidio e non le otto moto in griglia?
Davvero qualcuno pensa che a dar fastidio di Ducati sia l’abbassatore e non il fatto che l’anno prossimo avrà otto moto in griglia e un’intera griglia di moto elettriche?
La verità è che privilegi simili li ha avuti anche KTM, che si è allargata con trofei, classi minori, vivai spaventosi, tre marchi diversi per finta, un dominio nelle classi junior e concessioni tecniche, il tutto ben innaffiato da Red Bull, che tramite sponsorizzazione controlla KTM e ha le mani su metà griglia piloti oltre che su metà della stampa europea. Tali privilegi però KTM non è riuscita a sfruttarli. Ha ottenuto meno di Ducati, spendendo però più del doppio. Ed è questo che brucia.
E Aprilia non ha avuto concessioni quando per anni è stata considerata un povero team privato nonostante fosse, di fatto, presente in forma ufficiale?
La verità è che dell’abbassatore in se non interessa a nessuno. E forse non lo ha nemmeno inventato Ducati, dato che Aprilia lo aveva già testato con Baiocco nel 2017 (chiedere a Piaggio) per poi mollare.
Avete letto bene. Matteo Baiocco.
E davvero pensate, senza nulla togliere a Ducati, che Honda e Yamaha non potrebbero sviluppare un loro abbassatore nel tempo libero, se veramente fosse la killer application per vincere le gare? E che Suzuki, che ha vinto un mondiale di fresco, si metta a protestare seriamente quando è già a posto per qualche anno?
Salvo assurdità esotiche di tipo personalistico (vedi ritorno di Marquez o passi falsi di Bagnaia &Co), Ducati è destinata a vincere il mondiale piloti. E’ da troppo tempo che aspetta, ci è andata vicino troppe volte e il fatto che non vi sia riuscita è solo un anomalia. Per cui l’abbassatore non c’entra.
Sono altre le cose che fanno incazzare e su cui si discute,
Però se volete parliamo di un “aggeggio” che abbassava la moto di dietro in partenza, e adesso anche davanti in qualunque momento, come se fosse quello da cui tutto dipende anche se, vedrete, in caso di vittoria Ducati, sarà la scusa per chi non accetta di perdere.



 

Dynamic lowering: the tool used to fight Ducati

Given that holeshot and dynamic lowering are not the same thing, nobody wants to belittle a tool that many now have but that Ducati has evolved very close to the limits of the regulation. The theme is another. Holeshot or dynamic lowering are just tools of a much larger litigation. It is a way to discuss Ducati because it is creating other political “problems”.

This holeshot/dynamic lowering thing is getting out of hand.
And I will not explain the technicalities already covered because this is not the real bone of contention.
Ok the press marches on us because it doesn’t seem true that there is a technical innovation to talk about, but believe me, it is not relevant.
And above all it is not the cause of the war between Ducati and the other manufacturers, because instead it is only the weapon.

Let’s face it, the world championship is a circus, in the sense that it is a traveling show that must change balance and satisfy political and market requirements in order to survive. Otherwise we wouldn’t be racing in absurd places like Rio Hondo and Mandalika. Let’s not fool ourselves.
The world championship does this to survive. Ok the protagonists, even prolonged ones like Rossi and Marquez, which however are personal anomalies, ok the successful antagonists like Lorenzo, ok the underdogs, unexpected ones like Mir in a 100% atypical season, but this is not the normal trend.
I don’t have to wake you up to the fact that very often, coincidentally, local riders win their homeraces, or the title sponsors themselves see their riders win in the titled GPs. Is it really because that rider has lapped more on that track or did the sponsor come personally to encourage his team in the GP named after him?
But is it all fixed then? Absolutely not, but there are needs to be respected.
So are the races rigged? Absolutely not. But often, and it is not the first time, certain conditions are created. And this happens through tire development or some regulatory concessions.
And when the creation of certain conditions is too strong, someone rebels. But that’s also part of the game. Because everyone knows that they are noisy rebellions but that they do not go beyond making public a dissatisfaction that makes everything seem more real.
Every factory is there for what it paid for and knows it.
And Dorna knows it too. Unexpected and undeserved gifts can be counted on the fingertips.

The holeshot/dynamic lowering is a “thing” that makes you go faster in a championship where you are already too fast. So it’s not strictly necessary.
If really going faster in top speed was “the factor”, Ducati would have won the last five world championships. But it went differently because something was missing from the human side.
You can’t win without a bike but you can’t win without a rider.

But it’s time for Ducati to cash in and so they let it work on its strong points. Two of which are power and top speed.
But they are not the only ones. Ducati has always had the strong point of expanding itself on the grid.
And this year he repeated the record of eight bikes.
Do you really think that it is the holeshot/dynamic lowering that is annoying and not the eight bikes on the grid?
Does anyone really think that it is the holeshot/dynamic lowering that bothers  and not the fact that next year Ducati will have eight bikes on the grid and an entire grid of electric bikes?
The truth is that KTM has also had similar privileges, which has expanded with trophies, minor classes, scary bunches of young talents, three different brands, a domination in the junior classes and technical concessions, all well watered by Red Bull, which through sponsorship controls KTM and has its hands on half the riders grid as well as half of the European press. However, KTM has not been able to exploit these privileges. He got less than Ducati, but spent more than double. And that’s what burns.
And can’t we say that Aprilia had no concessions when for years it was considered a poor private team despite being, in fact, present in an factory form?
The truth is that nobody really cares about the holeshot/dynamic lowering issue itself. And maybe Ducati didn’t even invent it, given that Aprilia had already tested it with Baiocco in 2017 (ask Piaggio) and then gave up. You read that right. Matteo Baiocco.
And do you really think, without taking anything away from Ducati, that Honda and Yamaha could not develop their own lowering device in their free time, if it was really the killer application to win races? And that Suzuki, who has recently won a world championship, will seriously protest when it is already ok for a few years?
Except for exotic personalistic absurdities (see Marquez’s return or Bagnaia & Co’s missteps), Ducati is destined to win the riders’ championship. It has been waiting for too long, it has come close too many times and the fact that it has not succeeded is just an anomaly. So the holeshot/dynamic lowering teme has nothing to do with it.
There are other things that piss off and cause controversies.
But if you want, let’s talk about a  “tool” that lowered the bike from behind at the start, and now also in front, anytime, as if it was the one on which everything depends even if, you will see, in case of victory, it will be the excuse for those who do not agree to lose.