MotoGP: i piloti su cui punta Ducati, in ordine di preferenza!

Ducati nel 2022 schiererà 8 moto  8 piloti ma non tutti sono nei suoi pensieri e nei suoi programmi futuri. Ecco la classifica dei rider in ordine di preferenza secondo Borgo Panigale con tutte le motivazioni!

Vi piacciono le classifiche?
Tipo le top ten in cui si fa il conto alla rovescia di qualsiasi cosa per arrivare alla fine dopo trenta minuti?
A me non sono mai piaciute, quindi faremo presto a scoprire chi sono i piloti su cui punta Ducati in MotoGP, e perché.

Attenzione: la classifica non ha niente a che fare con le capacità di ciascuno e non è detto che a fine stagione non ci potranno essere sorprese.
In quel caso, forse Ducati cambierà idea, ma per adesso, le preferenze DI DUCATI sono queste, almeno fra i piloti attualmente sulle rosse. Perché sì, qualcun altro potrebbe ancora arrivare.

8

All’ottavo posto c’è Bezzecchi. Bravo ragazzo, per carità, e discretamente veloce in Moto2, qualcuno dice che sia persino più veloce di Luca Marini ma purtroppo è arrivato in MotoGP in omaggio nel pacchetto e non se lo fila nessuno.

7

Il settimo posto lo occupa Di Giannantonio. Non ha niente a che fare con le sue capacità, però Diggia è una promessa. Nel senso che aveva un contratto con Gresini quando Fausto c’era ancora e quindi, per una serie di obblighi, si trova su una Ducati MotoGP. Tutto meritato eh, ma questi sono i fatti.

6

Sesto posto per Luca Marini. Con una dote di 20 milioni all’anno by VR sarebbe stato anche più simpatico e un po’ più su in classifica, e probabilmente durerà qualche anno. Ma di lui di Ducati, non interessa, altrimenti gli avrebbero dato un’assistenza factory e invece con il budget ridotto dal flop Tanal-Aramco, sta bene così.

5

Il quinto posto è occupato da Miller. Sembra incredibile ma stava per andar via già l’anno scorso. Difficile il suo ritorno in Pramac. Qualcuno dice che sia atteso in Superbike, che poi sarebbe anche più adatta al suo stile, di guida e caratteriale.

4

Quarta posizione per Zarco. Se non si sveglia può rimanere in Pramac solo se quando Martin sarà andato via, non ritornerà Miller. Altrimenti ciao. Tanto un francese che interessa ai media, c’è già.

Top 3

Fare ordine nella top 3 non è una faccenda semplice, anche se il terzo posto sembrerebbe essere scontato.
Secondo logica il leader dovrebbe essere Bagnaia, ma deve vincere il mondiale. Altrimenti niente, perché tutti, e dico tutti, sono innamorati di Martin e tutti credono che abbia talento a palate.
Secondo gli addetti ai lavori la guida, i dati, il cervello, sono quelli di un predestinato e da solo vale quanto tutto il vivaio di KTM.
Ma in Ducati non vogliono bene solo a lui, perché Bastianini, che teoricamente non dovrebbe essere nemmeno nei quattro, fa paura e stupisce ogni giorno. Per questo motivo pur avendo una GP21, ha uno step evolutivo avanzato e un pacchetto tecnico che testimonia tutta l’attenzione di Borgo Panigale nei suoi confronti, incluso il contratto diretto con Ducati, che a tutti gli altri privati (tranne Martin), manca.

Insomma, l’ordine sarebbe 1Bagnaia, 2 Martin e 3 Bastianini, ma solo se le cose finissero per andare in un certo modo e solo in quello. Altrimenti potrebbero esserci grandi sconvolgimenti.

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MotoGP: Ducati 2022. Tutte le differenze fra le moto in pista e i pacchetti tecnici!

Borgo Panigale schiererà otto moto nel 2022 ma saranno tre tipi di moto diverse.
E non è finita qui. Ci saranno molte altre differenze da tenere in considerazione

Ci sono ben otto Ducati in pista per il 2022.
Non è mai successo prima e quindi sarà bene capire subito quali sono le differenze fra i pacchetti tecnici.
Iniziamo col dire che le due Pramac di Zarco e Martin sono identiche alle ufficiali di Bagnaia e Miller.
Del resto le GP22 sono tutte uguali. Quelle rosse del team Factory, quelle Pramac e quella di Luca Marini del team Mooney VR46.
Non c’è alcuna differenza fra specifiche (SpecA, SpecB, etc) anche perché trattandosi di moto nuove, la stessa Ducati non ha avuto il tempo di sviluppare degli step evolutivi che le possano differenziare. Questo almeno per adesso.
Durante la stagione, se ci dovessero essere, verranno distribuiti sulla base della disponibilità.
Facciamo un esempio. Nel 2021, le carene nuove comparse in Qatar, erano nella disponibilità di due per pilota nel team factory, e solo una per pilota nel caso del team Pramac. In altri casi, per altre modifiche, c’è voluto del tempo ma sono comunque arrivate.
Diciamo quindi che per certe cose è una questione di tempo, mentre per altre, di scorta.
Bezzecchi, di Giannantonio e Bastianini avranno invece la stessa moto, con un’attenzione per Enea Bastianini che avrà una moto più evoluta (il motivo lo scoprirete nel prossimo articolo).
Per la 2021, evidentemente, gli step evolutivi, ci sono.

Ma chi pensa che sia solo una questione di moto, ovvero di modello e step evolutivo, non ha tenuto conto di quello che in realtà è l’aspetto più importante in grado di pareggiare le cose se non addirittura di stravolgerle. Parliamo del pacchetto tecnico.
Tutti i team, alla stipula del contratto, al di là delle moto “acquistate”, ricevono la stessa offerta di assistenza tecnica.
Il pacchetto tecnico standard prevede, per due Ducati, la presenza di cinque persone: due capitecnici, due elettronici e un magazziniere, figura che abbiamo imparato a conoscere qui.

A seconda di motivazioni tecniche o finanziarie, questi pacchetti possono essere ridimensionati o estesi ma il numero delle figure rimane invariato.
Gresini avrà ugualmente cinque persone nonostante mantenga un suo tecnico.
Donatello Giovanotti, infatti, lavora per Gresini ma avendo già lavorato con Ducati negli anni precedenti. verrà considerato da Ducati come se fosse factory. Giovanotti is Ducati approved!

Alla fine, quindi, tutti i team avranno cinque persone ma solo alcune che possono essere il capotecnico (come nel team factory e Pramac) e a volte l’elettronico, saranno Ducati.
Per quanto riguarda le assegnazioni solitamente, a meno di incompatibilità particolari, si cerca di mantenere, per un pilota, lo stesso capotecnico e lo stesso elettronico anche nel caso che il rider cambi team e passi, esempio, da un team clienti ad un altro o magari chissà, in ufficiale.
Bastianini, infatti, manterrà Giribuola e Massarin nonostante cambi squadra.

Per Bezzecchi, che invece inizia c’è un tecnico, Flamigni e un elettronico interno.
Per Marini, attenzione, perché come tecnico ci sarà Munoz. Questa è un’anomalia ma è una scelta della squadra che, in questo caso, non si affida a Ducati ma colloca una sua risorsa.

Come si comporta Ducati in queste situazioni?
Per le figure chiave, le valuta, e se ritiene abbiano un livello di preparazione che con un supporto tecnico consenta di gestire le cose in maniera soddisfacente, le mette sotto contratto direttamente.
E’ il caso di Munoz che passa dalla Yamaha di Valentino Rossi alla Ducati di Luca Marini il quale perde il suo capotecnico Ferraccioli che rimane, però, nel ruolo di coordinatore tecnico supervisore. Evidentemente Ducati ritiene che Munoz sia adeguato ma anche che gli serva una supervisione.

In sintesi, sia perché con tante moto in pista spesso mancano le risorse dedicate, sia perché alcuni team hanno già i loro tecnici, spesso si sceglie questo mix and match di situazioni comunque approvate.
In ogni caso il briefing di giornata sarà sempre centralizzato e i dati saranno condivisi.

Questo è il motivo per il quale non c’è da sorprendersi che anche tecnici “esterni” finiscano con l’essere messi comunque sotto contratto direttamente da Ducati.
Le informazioni sono il segreto più prezioso. L’accordo diretto consente a Ducati di sperare in un maggior rispetto della segretezza delle informazioni.

Facciamo un riepilogo delle cose che contano:
Innanzitutto il manico.
Seconda cosa, il model year della moto.
Ma più del model year della moto o dello step evolutivo, conta il tipo di assistenza tecnica che ti puoi permettere.
Perché il pacchetto non è fatto solo dalla moto ma anche dai giusti ingegneri, meccanici, etc.
Le moto gp di oggi sono strumenti troppo raffinati per lasciare qualcosa al caso. Metti che poi vai nel panico e monti male un qualcosa perché non conosci la moto come le tue tasche o, che ne so, ti dimentichi di fare benzina, per dire. Ah è appena successo?
Per quanto sia spiacevole, ci sono piloti migliori degli altri e così via per quanto riguarda tecnici, elettronici, meccanici, etc.

Ah dimenticavo: c’è un’altra cosa, che conta più di tutte queste.
I progetti che Ducati ha per ciascun pilota. Ma di questo parleremo un’altra volta.

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MotoGP: La figura tecnica inquietante che ha solo Ducati!

La figura più inquietante e temuta all’interno di un team della MotoGp, ce l’ha solo Ducati ma non ne parla mai nessuno.
Quando si elenca lo staff che viene “assegnato” da una casa ad un team privato si parla di capotecnico, poi elettronico, etc e tutti più o meno conosciamo il loro lavoro.
Eppure c’è una figura menzionata a fine elenco, quasi a mezza bocca, forse proprio per nascondere la sua pericolosità: IL MAGAZZINIERE.
Di solito passa inosservato perché nel nostro mondo, il magazziniere è solo uno che sposta le cose, si prende la colpa quando non si trovano,  prepara la roba da spedire, etc.
Senza nulla togliere a questo ruolo, e senza volerlo sminuire, di certo il magazziniere non è una figura temuta, nel pensare comune.
Nelle corse invece il ruolo è un po’ diverso. Scherzando chiaramente, potrei definirlo una creatura una via di mezzo fra un avvoltoio appollaiato su uno spuntone, un giudice supremo e una specie di angelo della morte (per il cliente).

Il compito del magazziniere, infatti, che lavora per la factory che concede le moto e non per il team, non è solo quello di verificare le scorte.
Tenete conto che un team non può rimanere senza ricambi, materiale di consumo e tutto quello che serve per correre. Serve una persona che abbia sempre la conoscenza della situazione. Il team a volte non sa nemmeno quando è il momento di cambiare certe cose. Lo sa il magazziniere che conoscendo la moto e tutti i suoi ricambi alla perfezione, dopo una caduta decide se un pezzo va cambiato o meno, se è recuperabile o no, oppure sa se un certo tipo di materiale quale sensori e altre parti ad elevato tasso di usura, sono arrivate a fine vita e vanno cambiate.
E capirete che cambiare 20mila euro di sensori e non cambiarli, per non parlare di altre parti ancora più costose, non è la stessa cosa.
Il magazziniere finisce con l’essere la figura più fedele alla factory. Più dell’elettronico, che ne difende i segreti. Perché il magazziniere è il professionista che difende gli interessi finanziari di cassa continua, oltre che l’immagine dell’azienda, facendo sì che la moto non si fermi mai per motivazioni che sarebbe stato possibile evitare.
Ed è questo il valore aggiunto di una figura che, con questo ruolo così hard istituzionalizzato, ha soltanto Ducati. Questo elemento di terrore, finisce per essere un vero e proprio valore aggiunto. Soldi ben spesi.
Sentiamo nominare in tv piloti, capotecnici, elettronici e conosciamo i nomi dei più famosi, ma di magazzinieri, non sentiamo parlare mai, eppure un loro errore, e la moto non va in pista o si ferma.
E’ una figura chiave, anche se un po’ spaventosa perché, il magazziniere è quello che presenta sempre il conto.
Chiedetelo a qualche team manager…



 

 

 

 

What happens to the old MotoGP REALLY? But really eh!

Factoid

Every once in a while talking to some reader or some colleague, some cliché comes up, which is either partly true but not 100% true or, as in this case, more of a factoid than a fact.

factoid

What really happens to the MotoGP of years past?

There are differences, someone will say, who knows, in the sense that while Japanese motorcycles at the end of their life are pressed and have a shorter life cycle, in the case of Ducati there is really a rental system at various round-trip levels that puts the material back into circulation and there are various circulating evolutionary steps. In short, the bikes last a while and then-and then...and then....
Actually, if you have also heard the story about Japanese motorcycles being pressed, know that it is an urban legend.
It's been done publicly on a couple of occasions just to stop certain trades and say, if you find it out there, know it's fake because we press them. Do you see that we press it? We press a couple of them on a couple of occasions.
Of course you know how our press does investigations, and having seen that they pressed one, they thought that it always happens that way, and the Japanese like to believe that. And the press is pleased to please.
But know, that this is not the case. Jap motorcycles are made to disappear. In the sense that they have a shorter life cycle and then they end up in certified places like some official museums of the houses, some important factories like the Honda plant in Atessa and things like that. So you understand from you that if there are some of them in some places, obviously they are not pressed. At most they are withdrawn. But so if you find a Japanese gp bike for sale, then maybe it's real? 99.9% no.

If you notice, even official Japanese motorcycles are there, but the ones that are there date back to the mid-1980s at most. Then there was a stop. Because of course there was an exaggerated trade as with the relics of saints, and collectors are often the victims of pricks. The entanglements we did in Italy and nord Europe with motogp and others, tarred, especially some special parts, remain in the "annals" of collecting.
I mean, no one presses millions of euros, quiet though you can't even find them around, these bikes. They just don't show you where they put them. Rightly so.

Listen to the podcast or watch the video!

 



How much do MotoGP cost? Who pays for them? What is included in the price?

MotoGP Bikes

Everyone talks about budgets, money to make MotoGP and the "cost" differences between different bikes.
But how does the mechanism work, in MotoGP? How much do the bikes cost?
How are they bought, rented, and most importantly, who pays for them to whom?
It works like this.
The bikes, of course, are built by the manufacturers and deployed on the track in the factory team and then given to the customer teams.

I used the term concede and it is not a random term. The bikes are not sold.
But how do the teams pay for them?
Actually, the teams do not pay for them, rather they are "provided" by a sugar daddy who makes a dedicated contribution on their behalf.
All teams that field bikes on the track, receive a contribution from Dorna, and in the case of customer teams it happens without seeing any money. This is because the contract, although there are the guarantees of the teams with various levels of access to more or less up-to-date material, is between Dorna and the houses. It is Dorna that guarantees so that the houses get the money, and to make that happen, the teams only see the money go through according to the supply contract.

The contribution, for both customer and private teams, is five million euros, for two bikes for which the bikes are almost always all paid for and sometimes even a little something left over.

A house, let's take an example, Yamaha, that fields a customer team, then receives another three million.
So the amount that Yamaha, but also KTM receives is five million to the factory team, five million to the customer team, and another three million to the house that fields a customer team.
But so does Ducati, which fields four teams receive thirty-two million?
No. Each Ducati team receives five million plus three million for a private team. This contribution is paid only once beyond the number of private teams fielded.

But how much are the bikes actually worth, or rather what is their price?
It depends. The houses in the motorcycle package also include services such as the track engineer and the electronic and other engineers whose value is high anyway, since we are talking about so many races plus so many tests and the man days of these engineers are not cheap. These packages are there in standard, reduced or extended versions. So Dorna 's counter buto provides, in addition to the bike, a certain number of spare parts and technical personnel.

So on the one hand, those who race Ducati have slightly higher costs while on the other hand, in the case of Japanese motorcycles, they might have something left over. It could, because the houses try to go as far as charging for services until the budget is closed, this is to make the most of the subsidy given. Often of goes well beyond that.

Can it be skimmed?
That is another matter. Here is a legend that says Razali last year thought the bikes cost 8 million and therefore had to allocate more money, which then generated some scazzo son the other managerial figure on his team when he found out that instead the price was a little more than half. But that is another story....

 

 



Quartararo wants to "make her jealous" and maybe he can "succeed" in it

Make her jealous

I'm fascinated by the "Jealousy" meme, and I thought maybe that's what Quartararo wants to do with Yamaha, given that a renewal negotiation is underway that promises to be articulate to say the least.
Can it work? Here's the explanation!

In podcast and video. They last less than two minutes!



Poll: Where would you like Quartararo?

Quartararo

Fabio Quartararo, così dicono le voci, è tentato di lasciare Yamaha.
Dove lo vedreste meglio? Dove lo vorreste?

Misterhelmet e Genesio Bevilacqua che la tocca piano su MotoGP, SBK, SS e Petrucci!

Misterhelmet&Genesio

Avrebbe dovuto essere una call invece Genesio Bevilacqua mi ha calamitato a Moto dei Miti per  rilasciare un’intervista in cui non si è tirato indietro.
Analizza MotoGP, Superbike, ruolo dei team factory e privati oltre che di Dorna e Federazioni.
Ci sono le idee maturate in 30 anni di corse e anche qualche proposta.
La Supersport è un tipo particolare di futuro e su Petrucci ha un’idea controcorrente.

Disponibile in Video e Podcast. Scegliete voi!

 



Danilo Petrucci alla Dakar, chiacchierata esclusiva: mi davano per finito ma ho vinto anche qui!

Petrucci Dakar

Per quanto mi riguarda Danilo Petrucci è lo stesso di quando faceva il CIV.
Nelle nostre interviste negli anni non è cambiato niente e sono identiche alle nostre chat su whatsapp, eccetto qualche meme e qualche parolaccia che ovviamente in pubblico è meglio non condividere.
Danilo è la persona più amata e allo stesso sottovalutata del mondo dei motori. Tutti  riconoscono puntualmente il suo talento sempre quando è troppo tardi. E questo perché lui ogni volta è spacciato ma poi risorge.
In un mondo di piloti a cui viene data una chance dopo anni che non combinano più niente o di piloti che non hanno vinto una gara in carriera ma guidano moto ufficiali, c’è il mondo a parte di Petrucci, che sale su una moto da fuoristrada in una gara a cui non ha mai partecipato e, nonostante tutto, trova il modo di umiliare gli specialisti.
Da un lato è giusto festeggiare il fatto che forse Danilo, come ambiente e tipologia di corse, ha trovato il suo mondo. Dall’altro sarebbe giusto restituirlo a quello della velocità che conta.
Lui, e questo gli fa onore, è disposto a rientrare dalla porta secondaria del Moto America per dimostrare quello che vale e, paradossalmente, sembra avere meno fretta di noi.

L’intervista esclusiva va ascoltata o vista in video (vi mettiamo a disposizione entrambe le opzioni) ma ecco i punti chiave:
1) Il boicottaggio subito
2) I suoi progetti futuri
3) La dieta
4) I cammelli e gl incidenti diplomatici
6) L’allenamento con i cinghiali
6) La sua auto brucia gomme
7) Varie ed eventuali come nelle assemblee di condominio.



BMW Superbike: il miracolo al contrario!

BMW SBK

Ci sono dei segnali inequivocabili che ti fanno capire di essere durante le vacanze natalizie. Le luminarie, il film Una Poltrona per due trasmesso in TV e… BMW che a a dicembre, ha già vinto il successivo Mondiale Superbike.
Sotto questo aspetto, all’americana, diciamo, abbiamo assistito negli anni ad un perfezionamento della tradizione, che ha acquisito sfaccettature caratteristiche che hanno reso la cosa una barzelletta per BMW e per chi si fa portatore di queste invenzioni. E’ andata così:

Inizialmente qualche rivista, forse molto grata della nota generosità tedesca ha iniziato per sudditanza e per raccattare qualche click, ad attribuire ai bavaresi qualche buon risultato nei test, così, per agitare un po’ le acque e per dare qualche merito ad una casa che da anni spende milioni per niente.
Qualcun altro, a rilancio, si è spinto a parlare di record, il tutto senza tempi e senza transponder o in pista da soli. Nonostante le sghignazzate dei fans, dovute al fatto che durante la stagione successiva i risultati non erano proporzionati, si è deciso di andare avanti e perfezionarsi. E partito uno, come in una gara a rilancio, si sono associati anche altri.

Lo step successivo e più recente è ormai l’abitudine da parte di piloti BMW, e addirittura dei team che cercano di convincere sponsor e pubblico di essere i predestinati. Tutto senza mai mostrare fatti concreti. Qualcosa di simile ad un buon tempo verificato e non solo fatto trapelare, o al fatto di girare sulle stesse piste di chi il campionato lo vince, magari usando un transpondere aiutarebbe, ma niente.
Ma questa è la parte comica. C’è un altro lato della medaglia su cui è ormai scolpito un miracolo al contrario.

Il miracolo inverso di BMW che nonostante la moto di serie migliore del lotto, non riesce a vincere niente di importante.
E’ un dato di fatto. la BMW S1000 ha vinto mondiali Stock schiaffeggiando gli avversari, gare e campionati nazionali senza difficoltà, ma al momento di passare dalla serie alla derivata di serie, il buio.

Di fatto BMW fa prodotti eccellenti e se la può giocare con tutti. Badovini, De Rosa, Reiterberger con l’europeo. Tutto perfetto. Ma appena ci mettono le mani i tecnici il sogno sfuma. E questo il miracolo al contrario.
Non spagnoli o Italiani, che sanno migliorare gli aspetti racing di un prodotto di serie, ma i tedeschi, che con BMW negli anni sono riusciti a fare sempre scelte rigorosamente sbagliate bruciando milioni.
Esempi? Scelta di forcellone, piastre, settaggio delle forcelle con la convinzione di saperne evidentemente più di Ohlins e Showa, l’elettronica ostinatamente anomala e troppo vicina a quella automobilistica, hanno trasformato piloti con capacità reali come Torres, Baz e addirittura Sykes, in piloti che hanno in pratica chiuso la carriera o sono finiti nelle retrovie o a piedi.

Ma la capacità dei tedeschi non è solo quella di incasinare le cose da soli quanto quella di scegliersi anche i partner meno capaci possibile, questo per non avere problemi di concorrenza interna. Feel Racing con cui era arrivata qualche vittoria e un titolo stock? Poco gestibili. Althea con cui è arrivato un titolo stock e qualche buon piazzamento? Non ne parliamo… e i due team italiani proprio non ne volevano sapere di suicidarsi a livello di immagine.
Shawn Muir Racing è l’ideale. Una squadra che è riuscita, nonostante sponsor milionari far andar male BMW, poi Aprilia, poi ancora BMW ma che è perfetta per i tedeschi perché sbriga la logistica, non ha pretese che magari hanno quelli che le corse le sanno fare e quindi non mette a nudo le lacune dei tedeschi in ambito racing minandone l’autostima.

Una combo micidiale inversa nonostante investimenti incredibili. I risultati parlano chiaro.Da anni BMW è il miracolo di inverno ma poi fa fatica a vincere una gara. E non si tratta solo di non vincere il titolo ma di non riuscire nemmeno a giocarsela. I tedeschi maestri del prodotto di serie, da anni sembra facciano di tutto per non vincere. A parte l’anno prossimo ovviamente, perché dai giornali e dalle dichiarazioni, il mondiale è cosa fatta.