Patritalia ha davvero le carte in regola per acquistare Ducati con un’offerta da 2,5 miliardi di euro? In questa inchiesta analizziamo documenti, comunicati ufficiali e fatti verificabili, separando la realtà dai titoli sensazionalistici. Che cosa c’è dietro l’offerta per Ducati? Esiste davvero una trattativa con Volkswagen? Scopriamolo insieme.
I freni carboceramici arriveranno nel Mondiale Superbike dal 2027, ma i primi documenti inviati ai team stanno facendo discutere. Analizziamo prezzi, fornitore unico, distributore unico e tutte le conseguenze economiche che potrebbero ricadere soprattutto sui team privati. Cosa cambia davvero rispetto a oggi? E perché i team indipendenti hanno deciso di unirsi nella nuova SITA? Tutti i dettagli, i documenti e le analisi in questo video.
Negli ultimi mesi avevamo anticipato la trattativa con CFMOTO, poi arenatasi, e l’ingresso sulla scena di alcuni fondi d’investimento. Oggi nuove indiscrezioni raccolte da Misterhelmet delineano uno scenario completamente diverso.
Da una parte emerge il quadro di una MV Agusta in gravissima difficoltà: produzione praticamente ferma, problemi di liquidità, dipendenti in solidarietà, tecnici che lasciano l’azienda e una rete commerciale messa sotto pressione anche dalla svalutazione delle moto. Dall’altra, però, prende corpo l’ipotesi che la cessione dell’azienda sia già stata perfezionata e che la famiglia Sardarov abbia ormai lasciato la proprietà.
Chi sarebbe il nuovo acquirente? Cosa c’è di confermato e cosa resta ancora un’indiscrezione? E soprattutto, cosa cambia adesso per MV Agusta e per i suoi dipendenti?
Nel video analizziamo tutti gli elementi raccolti, ricostruiamo la situazione dell’azienda e spieghiamo perché le prossime settimane potrebbero essere decisive per il futuro dello storico marchio di Schiranna.
Davide Tardozzi si racconta senza filtri in una lunga intervista esclusiva a Misterhelmet. Dal ruolo del Team Manager alla gestione di campioni come Marc Marquez e Pecco Bagnaia, passando per leadership, MotoGP, futuro del campionato e retroscena del box Ducati. Un confronto che va oltre i risultati in pista per capire cosa significa davvero guidare una squadra vincente.
In uno di quei sondaggi che faccio per i miei utenti, c’è chi si è indignato perché ho chiesto quale moto preferissero fra un’Aprilia del 2009 e una Ducati del 2026. Ovviamente le moto sono imparagonabili.
Eppure c’è chi, da addetto ai lavori quale si proclama, fa la stessa cosa per cercare di dare autorevolezza ad una Superbike veloce ma morente.
È davvero corretto, per sostenere quanto sia veloce la Superbike del 2026, confrontarla con la MotoGP del 2008-2009? In questo video facciamo un’analisi con dati, contesto, meteo, modifiche al circuito e il significato del cherry picking. Un confronto tecnico e ragionato per capire quando un paragone ha davvero valore o quando è pura fuffa romantica o autocelebrativa per portare acqua al proprio mulino.
Nel week end sciagurato di Di Giannantonio e sciaguratissimo di Bezzecchi, Marc Marquez si prende Pole, record della pista, Sprint e Gara. Lo spagnolo si avvicina alla vetta e torna ad essere la Ducati di riferimento.
Al Sachsenring, porta a casa la decima vittoria e fa tutto quello che vuole per il resto del week end. Cercare di stargli vicino, signifa cadere. Ne sa qualcosa anche suo fratello. Ma non è finita qui perché Martin, ancora in testa al campionato, deve difendersi e guardarsi anche da Ogura.
Su Bagnaia, ormai, quasi perse le speranze.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marquez, Alex Marquez, Di Giannantonio, Ogura, Fernandez, Martin, Bagnaia, Acosta, Quartararo.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Marquez, Ogura, Fernandez, Acosta, Martin, Bagnaia, Quartararo, Marini, Bastianini, Binder. Clicca qui per i risultati.
La sprint è noiosa ma almeno dura poco. I Marquez brothers se ne vanno e Di Giannantonio è l’unico che fa sognare. Senza Bezzecchi, out per frattura alla clavicola e già sotto ai ferri, hanno tutti un problema in meno. Due sorpassi un apertura e poi tutti ad amministrare.
Martin capisce che di più non ne ha e non esagera. Sarà la sua colonna sonora del week end.
Bagnaia, sempre dietro di lui. E anche queta, in Germania, sarà una costante.
La gara lunga è un altro supplizio. 30 giri (Sachsenring è corta, troppo corta) sono 20 giri in più di quello che serve per capire come stanno le cose. Marc Marquez è un lupo famelico e irraggiungibile che sparisce dopo aver depredato il villaggio. Una roba ripetitiva e noiosa in cui solo Ogura, da metà gara in poi, fa vedere qualcosa di curioso. Ci prova anche Bagnaia, a dire il vero, ma è troppo timido e Martin si difende. Un’altra cosa ormai consolidata è che le Aprilia americane, sono stabilmente davanti alle “nostre”. Il team factory è riuscito a bruciare un vantaggio che sembrava incolmabile e problema, a dirla tutta, ce l’ha Rivola.
Se prima poteva trovarsi a rischiare vincere il titolo con 3 piloti, adesso gli unici in grado di dargli un titolo sono 2 e sono entrambi partenti.
Anche Ogura, secondo in campionato, è una perdita incomprensibile mentre Bagnaia, prossimo in nero, appare un rider demotivato, mollo. Per non parlare di Bastianini, bastonato da un Acosta uscito dall’ospedale pochi giorni fa.
Il futuro Aprilia è curioso.
Per quanto riguarda le forze buone in gara, Alex Marquez vola out mentre ci prova e Acosta fa anche lui quello che può, senza i mezzi. L’anno prossimo sarà una liberazione mentre per Di Giannantonio e Alex Marquez è prevista sofferenza, perché KTM è un vero disastro a 360°.
Come Honda e come Yamaha che però si stanno riorganizzando e almeno non sono due aziende fallite.
Disastroso e sprecone anche Di Giannantonio. Il romano passa dalla possibilità di chiudere il week end in testa al campionato a ritrovarei in quinta posizione.
Unica consolazione è che sono in tanti ad essere in un fazzoletto di punti.
La classifica vede Martin a 208, Ogura 194, Marquez a 190, Bezzecchi a 186 e Di Giannantono a 184.
Non c’è simulazione o previsione possibile se tutti i protagonisti decidono per l’autoeliminazione di gruppo. Tutti i protagonisti tranne Marc Marquez è Ogura,
E adesso vacanze per tutti. Per qualcuno saranno serene, per qualcun altro, no.
Guarda la Live di Misterhelmet per la gara sprint!
Chi è il vero favorito per il Mondiale MotoGP 2026? In questo video analizziamo le quote dei bookmaker e scopriamo perché il mercato vede il campionato in modo molto diverso rispetto alla classifica. Le quote rappresentano davvero una previsione? Oppure raccontano qualcosa di molto più complesso? 💬 E voi, su chi puntereste oggi per il titolo mondiale? Scrivetelo nei commenti!
Ducati in vendita? Analisi finanziaria: cosa raccontano davvero i bilanci
La crisi del Gruppo Volkswagen ha riportato al centro del dibattito una notizia che, ciclicamente, torna a far discutere il mondo delle due ruote: la possibile vendita di Ducati, spesso accompagnata da quella di Lamborghini.
È un’ipotesi che riaffiora con una certa regolarità ogni due o tre anni. Cambiano le condizioni del mercato, cambiano i protagonisti, cambiano le indiscrezioni, ma la domanda resta sempre la stessa: Volkswagen venderà Ducati?
Prima di provare a rispondere è però necessario fare un passo indietro.
Negli ultimi anni ho pubblicato diverse analisi finanziarie dedicate al settore motociclistico, occupandomi di aziende come KTM, Dainese, Alpinestars, CryptoDATA, WithU e Fantic. Analisi che, al di là delle inevitabili polemiche, hanno avuto un elemento in comune: non erano basate sul tifo, ma sulla lettura dei bilanci.
Perché è proprio questo il punto.
Quando si parla di aziende, soprattutto nel motociclismo, si tende spesso a confondere la passione con l’analisi economica. Si tifano i marchi come si tifano i piloti. Si spera che un’azienda vinca e che un’altra perda. Ma i bilanci non fanno il tifo. Raccontano semplicemente ciò che accade.
Ed è esattamente quello che faremo anche questa volta.
L’obiettivo non è dimostrare che Ducati stia bene o che stia male. L’obiettivo è capire cosa raccontano davvero i numeri e verificare se la narrativa che circola sui social corrisponda alla realtà economica.
Perché una cosa è ciò che si legge online.
Un’altra sono i dati.
Ducati e KTM: due situazioni completamente diverse
La prima conclusione a cui si arriva leggendo i bilanci è probabilmente anche la più importante.
Non esiste alcuna analogia tra la situazione di Ducati e quella di KTM.
Ed è un’affermazione che non nasce da simpatie o antipatie personali, ma da un’analisi dei dati.
Negli ultimi mesi molti commentatori hanno costruito un ragionamento apparentemente semplice:
Volkswagen è in difficoltà.
Ducati appartiene a Volkswagen.
Quindi Ducati è inevitabilmente in difficoltà.
È una conclusione che, dal punto di vista economico-finanziario, non regge.
Una società controllata può attraversare un periodo di grande solidità anche se il gruppo di appartenenza sta vivendo una fase complessa.
E può accadere anche il contrario.
Esistono gruppi perfettamente sani che possiedono società in forte crisi.
Per questo motivo è fondamentale analizzare Ducati come azienda autonoma, leggendo il suo bilancio prima ancora di quello del gruppo che la controlla.
Solo successivamente sarà possibile capire se e perché Volkswagen potrebbe decidere di venderla.
Primo elemento: la collocazione industriale e geografica
Il primo elemento da considerare è il contesto industriale.
Ducati è un’azienda italiana, ma appartiene a un gruppo tedesco.
Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è affatto.
Italia e Germania rappresentano due dei sistemi industriali più solidi d’Europa e hanno dimostrato nel tempo una forte capacità di proteggere gli asset considerati strategici.
Quando si analizzano possibili operazioni di acquisizione o cessione non bisogna quindi limitarsi ai soli numeri di bilancio. Conta anche il valore industriale del contesto in cui un’azienda opera e il ruolo che ricopre all’interno del gruppo.
Secondo elemento: il valore del marchio
Esiste poi un secondo aspetto che viene spesso sottovalutato.
Audi.
Porsche.
Lamborghini.
Ducati.
Non stiamo parlando semplicemente di marchi commerciali.
Parliamo di brand costruiti nel corso di decenni, con un patrimonio tecnologico, industriale e di immagine che va ben oltre il semplice valore economico espresso da un bilancio.
Quando un gruppo valuta la vendita di un’azienda non considera soltanto fatturato, utile o patrimonio netto.
Valuta anche il peso strategico del marchio.
E Ducati, da questo punto di vista, rappresenta uno degli asset premium più importanti dell’intero Gruppo Volkswagen.
Terzo elemento: Volkswagen è in difficoltà. Ducati no.
È probabilmente questo il punto che genera più confusione.
Volkswagen sta attraversando una fase complessa della propria storia industriale.
Ducati, invece, no.
Sono due situazioni completamente diverse.
Ed è importante tenerle separate.
Per comprendere davvero la possibile vendita di Ducati è necessario prima capire come sta l’azienda di Borgo Panigale e soltanto dopo analizzare le condizioni del gruppo tedesco.
Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi sarà possibile valutare se una futura cessione rappresenterebbe il sintomo di una crisi oppure una semplice scelta strategica.
La risposta, come vedremo, è molto meno scontata di quanto sembri.
Ducati cresce ancora? No. Ma non è nemmeno in crisi.
La prima conclusione che emerge dall’analisi del bilancio è molto chiara.
Ducati oggi non è un’azienda in crisi.
Anzi.
Dopo aver analizzato bilanci, indicatori economici e dati finanziari, il quadro che emerge è quello di una delle aziende motociclistiche più solide d’Europa.
Questo, però, non significa che tutto stia andando perfettamente.
Ed è proprio qui che nasce il principale equivoco.
Molti osservatori dividono il mondo in due categorie:
aziende che crescono;
aziende che falliscono.
La realtà è molto più complessa.
Esistono almeno quattro situazioni completamente differenti.
La prima è quella di un’azienda che cresce.
La seconda è quella di un’azienda che rallenta.
La terza è quella di un’azienda in difficoltà.
La quarta è quella di un’azienda in crisi.
Confondere queste quattro condizioni significa interpretare in modo errato qualsiasi bilancio.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo nel caso di Ducati.
L’azienda di Borgo Panigale non sta più crescendo con i ritmi eccezionali registrati negli anni precedenti.
Ma rallentare non significa entrare in crisi.
Sono due concetti profondamente diversi.
Analisi del bilancio Ducati: cosa raccontano davvero i numeri
La domanda da cui partire è molto semplice.
Ducati sta ancora crescendo?
La risposta è: non più con i ritmi degli anni passati.
Ma questo non significa che stia attraversando una crisi.
Anzi.
Per capirlo bisogna guardare i numeri senza fermarsi al primo grafico.
Nel 2021 Ducati registrava un fatturato di 731 milioni di euro.
Nel 2022 il salto è stato impressionante.
Il fatturato è salito a 924 milioni di euro, con una crescita vicina al 30%.
Successivamente il ritmo ha iniziato fisiologicamente a rallentare.
Nel 2023 il fatturato è sceso a 905 milioni di euro.
Nel 2024 si è attestato a 899 milioni di euro.
Osservando soltanto il grafico qualcuno potrebbe limitarsi a dire:
“Il fatturato cala.”
È vero.
Ma bisogna sempre chiedersi di quanto.
Tra il 2022 e il 2023 la riduzione è stata di circa l’1,9%.
Tra il 2023 e il 2024 la flessione è stata inferiore all’1%, circa lo 0,7%.
In altre parole il fatturato è rimasto sostanzialmente stabile.
Ed è proprio qui che nasce uno degli errori più frequenti nell’interpretazione dei bilanci.
Non basta osservare la direzione di una linea.
Bisogna misurarne l’intensità.
Perdere il 40% del fatturato racconta una storia.
Perdere meno dell’1% racconta una storia completamente diversa.
Ducati appartiene chiaramente al secondo caso.
Il dato più importante: l’utile
Se il fatturato rappresenta il volume d’affari, l’utile racconta quanto un’azienda riesce realmente a guadagnare.
Ed è probabilmente il dato più significativo dell’intero bilancio.
Nel 2022 Ducati ha registrato un utile netto di circa 46 milioni di euro.
Nel 2023 l’utile è salito a 57 milioni.
Nel 2024 ha raggiunto quasi 59 milioni di euro.
Il dato è estremamente interessante.
Mentre il fatturato si stabilizza e le vendite rallentano leggermente, la redditività continua a migliorare.
In altre parole Ducati vende un po’ meno rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma riesce comunque a guadagnare di più.
È il segnale di un’azienda che non sta inseguendo i volumi a qualsiasi costo.
Sta privilegiando la qualità delle vendite, il posizionamento premium del marchio e la redditività.
Ed è una differenza enorme.
Come ama ripetere il mio amico Vergani:
“Fatturare, fare margine, incassare.”
Tre concetti diversi.
Ed è proprio il secondo che, oggi, Ducati continua a presidiare con grande efficacia.
EBIT ed EBITDA confermano la solidità
Lo stesso messaggio arriva osservando gli indicatori operativi.
Nel 2024 l’EBIT si mantiene vicino ai 74 milioni di euro.
L’EBITDA supera i 143 milioni di euro.
È vero.
Entrambi risultano leggermente inferiori rispetto al 2023.
Ma rimangono comunque valori estremamente elevati, soprattutto se confrontati con gran parte del settore motociclistico europeo.
Anche questi numeri raccontano una realtà molto diversa rispetto all’idea di un’azienda in crisi.
I margini si comprimono leggermente.
Non crollano.
L’indebitamento: il dato che racconta davvero la salute di un’azienda
Esiste poi un indicatore che, personalmente, considero ancora più importante del fatturato.
L’indebitamento.
Un’azienda può fatturare miliardi.
Ma se quei miliardi sono sostenuti da un livello di debito insostenibile, il quadro cambia completamente.
Nel caso di Ducati accade esattamente il contrario.
La società presenta una Posizione Finanziaria Netta negativa di circa 27 milioni di euro.
Può sembrare un paradosso.
In realtà è una buona notizia.
Nel linguaggio della finanza aziendale una posizione finanziaria netta negativa indica che la liquidità disponibile supera i debiti finanziari.
Tradotto in termini molto semplici:
Ducati non vive grazie alle banche.
È praticamente la situazione opposta rispetto a quella osservata in aziende come KTM.
Perché Ducati ha così poca liquidità?
Molti lettori potrebbero però notare un altro dato.
Nel bilancio le disponibilità liquide appaiono estremamente contenute.
La domanda è legittima.
Come può un’azienda tanto solida avere così poca cassa?
La risposta si chiama cash pooling.
Il Gruppo Volkswagen gestisce la tesoreria in maniera centralizzata attraverso Audi.
Ducati genera liquidità con la propria attività operativa.
Successivamente quella liquidità viene trasferita alla gestione finanziaria del gruppo.
Di conseguenza sul conto corrente della società rimangono importi molto limitati.
Non è un segnale di difficoltà.
È semplicemente il modo con cui un grande gruppo internazionale organizza la propria finanza.
Un patrimonio netto vicino al miliardo di euro
Se c’è un dato che trasmette tranquillità è probabilmente questo.
Nel 2024 Ducati presenta un patrimonio netto di quasi 976 milioni di euro.
Praticamente un miliardo.
Significa che l’azienda dispone di una struttura patrimoniale estremamente solida.
È un elemento che riduce notevolmente il rischio finanziario e aumenta la capacità dell’azienda di affrontare eventuali fasi negative del mercato.
È uno degli indicatori che più allontanano Ducati dalla definizione di azienda in difficoltà.
Esistono anche aspetti meno positivi
Naturalmente nessun bilancio è perfetto.
Anche Ducati presenta alcune aree di attenzione.
I costi del personale continuano a crescere.
Passano da circa 125 milioni a oltre 135 milioni di euro.
Aumentano anche i costi per acquisti e servizi.
È proprio questa dinamica a spiegare la leggera riduzione di EBITDA ed EBIT rispetto al 2023.
I margini, quindi, subiscono una moderata pressione.
Si tratta però di una situazione comune a gran parte dell’industria europea, alle prese con inflazione, incremento del costo del lavoro e rincari lungo la filiera produttiva.
Esistono inoltre alcuni prodotti che non hanno raggiunto i risultati commerciali sperati.
Alcune serie speciali e alcune repliche dedicate ai piloti non hanno ottenuto il successo previsto.
Ma questo rientra nella normale gestione industriale di qualsiasi costruttore.
Gli investimenti raccontano il futuro
C’è infine un dato che, personalmente, considero uno dei più interessanti dell’intero bilancio.
Gli investimenti.
Le immobilizzazioni continuano a crescere.
Passano da circa 806 milioni a quasi 882 milioni di euro.
Può sembrare un dato tecnico.
In realtà racconta molto.
Le aziende che si preparano a una crisi tagliano gli investimenti.
Congelano i progetti.
Riducono la spesa.
Difendono la liquidità.
Ducati sta facendo esattamente il contrario.
Continua a investire.
Ed è probabilmente uno dei segnali più concreti della fiducia che l’azienda ripone nel proprio futuro.
La fotografia di Ducati oggi
A questo punto il quadro diventa molto più chiaro.
Il fatturato non cresce più con i ritmi del passato.
I volumi rallentano.
I margini si comprimono leggermente.
Ma l’utile continua ad aumentare.
La patrimonializzazione cresce.
L’indebitamento finanziario è praticamente inesistente.
Gli investimenti proseguono.
Per questo motivo Ducati, oggi, non può essere definita né un’azienda in crisi né un’azienda in difficoltà.
La definizione che descrive meglio la sua situazione è un’altra.
Ducati è un’azienda matura.
Dopo anni di crescita eccezionale sta entrando in una fase di consolidamento.
Conosce il proprio valore.
Ha raggiunto un posizionamento premium.
E non ha più la necessità di inseguire la crescita a tutti i costi.
È una fotografia completamente diversa da quella osservata nel caso di KTM, dove i problemi erano di natura finanziaria e patrimoniale.
Ed è proprio questa differenza che porta inevitabilmente alla domanda successiva.
Se Ducati è così solida, perché Volkswagen dovrebbe prenderne in considerazione la vendita?
Volkswagen venderà davvero Ducati?
A questo punto nasce inevitabilmente la domanda più importante.
Se Ducati è un’azienda così solida, perché Volkswagen dovrebbe venderla?
Per rispondere bisogna cambiare completamente prospettiva.
Fino a questo momento abbiamo analizzato Ducati come azienda autonoma.
Adesso dobbiamo osservare il problema dal punto di vista del Gruppo Volkswagen.
Ed è proprio qui che, secondo me, molti stanno commettendo un errore.
Si tende infatti a ragionare così:
Volkswagen è in difficoltà.
Ducati appartiene a Volkswagen.
Quindi Ducati è destinata a essere venduta.
È un ragionamento troppo semplice.
La realtà è decisamente più complessa.
Oggi nessuno può sapere se Volkswagen venderà Ducati
La prima risposta, probabilmente la più onesta, è anche la più semplice.
Oggi nessuno può sapere con certezza se Volkswagen venderà Ducati.
Chi sostiene di conoscere già la risposta, in realtà, sta esprimendo una convinzione personale.
Oppure sta facendo il tifo.
I bilanci permettono di valutare lo stato di salute di un’azienda.
Non consentono di prevedere le decisioni che prenderà un Consiglio di Amministrazione.
Per questo motivo è importante distinguere due aspetti completamente diversi.
Da una parte ci sono i dati.
Dall’altra le strategie.
Oggi, osservando esclusivamente i numeri disponibili, non esiste alcun elemento oggettivo che faccia pendere la bilancia verso una vendita oppure verso la permanenza di Ducati all’interno del Gruppo Volkswagen.
Potrebbero certamente esistere motivazioni strategiche che il mercato ancora non conosce.
Ma, allo stato attuale, non emerge alcuna necessità finanziaria che renda inevitabile una cessione.
Ed è una differenza enorme.
Le aziende migliori sono spesso quelle che vengono vendute
Esiste poi un concetto che spesso sfugge a chi osserva il mondo industriale soltanto da appassionato.
Molti pensano che una multinazionale venda le aziende che funzionano peggio.
Nella realtà accade molto spesso il contrario.
Le aziende che vengono cedute sono proprio quelle che valgono di più.
Il motivo è semplice.
Sono quelle che il mercato è disposto a pagare.
Immaginiamo una persona proprietaria di dieci immobili.
Uno è una casa completamente da ristrutturare.
L’altro è una splendida villa affacciata sul lago.
Se quella persona avesse bisogno di raccogliere rapidamente una grande quantità di denaro, quale immobile riuscirebbe a vendere più facilmente?
La villa.
Non certo la casa destinata alla demolizione.
Le multinazionali ragionano esattamente allo stesso modo.
Questo significa che Ducati potrebbe essere ceduta?
Assolutamente sì.
Ma proprio perché rappresenta un’azienda sana e altamente valorizzabile.
Non il contrario.
Volkswagen ha davvero bisogno di vendere Ducati?
Ed eccoci alla domanda centrale.
Volkswagen ha davvero bisogno di vendere Ducati?
Per rispondere bisogna prima capire in quale situazione si trovi oggi il gruppo tedesco.
Rispetto a cinque o sei anni fa, Volkswagen sta affrontando una delle fasi più delicate della propria storia recente.
Il rallentamento delle vendite interessa gran parte del mercato automobilistico europeo.
Nel frattempo la concorrenza cinese continua a crescere, soprattutto nel settore dell’elettrico.
La transizione verso la mobilità elettrica ha richiesto investimenti enormi che, almeno fino a oggi, non hanno prodotto i risultati economici attesi.
A tutto questo si aggiungono costi industriali elevati, la necessità di accelerare lo sviluppo software e un piano di ristrutturazione già annunciato che prevede razionalizzazioni produttive, riduzione dei costi e riorganizzazione della forza lavoro.
Sono problemi reali.
Ma bisogna comprenderne la natura.
Il debito di Volkswagen: attenzione ai numeri
Ogni volta che si parla di Volkswagen compare sempre la stessa cifra.
“Quasi 200 miliardi di euro di debiti.”
È un dato corretto.
Ma raccontato così rischia di essere fuorviante.
Una parte enorme di quell’indebitamento appartiene infatti a Volkswagen Financial Services, la divisione che gestisce leasing, finanziamenti e credito al consumo.
Si tratta, di fatto, di un’attività assimilabile a quella di una banca.
Questi debiti sono controbilanciati dai crediti verso i clienti e dai beni finanziati.
Non rappresentano quindi il debito industriale del costruttore automobilistico.
Questo, però, non significa che Volkswagen non abbia problemi.
Perché il debito industriale rimane comunque molto elevato.
Le stime più recenti parlano di circa 80 miliardi di euro.
È questa la componente che, insieme alla pressione competitiva, agli investimenti nell’elettrico e ai costi industriali europei, sta spingendo il gruppo verso una profonda revisione del proprio modello di business.
La pressione finanziaria, quindi, esiste davvero.
Ma ha caratteristiche molto diverse da quelle che spesso vengono raccontate.
Vendere Ducati cambierebbe davvero qualcosa?
A questo punto vale la pena fare un semplice esercizio.
Ducati oggi genera quasi 59 milioni di utile netto e oltre 143 milioni di EBITDA.
Con questi numeri il suo valore di mercato potrebbe ragionevolmente collocarsi tra 2 e 4 miliardi di euro, a seconda dei multipli utilizzati nella valutazione.
Lamborghini rappresenta un asset ancora più prezioso.
Le valutazioni circolate negli ultimi anni oscillano tra 15 e oltre 20 miliardi di euro, tanto che si è parlato anche di una possibile quotazione in Borsa.
Immaginiamo allora lo scenario più favorevole possibile.
Volkswagen vende Ducati.
Incassa circa quattro miliardi.
Successivamente vende Lamborghini.
Altri venti miliardi.
In totale raccoglie circa 24 miliardi di euro.
Una cifra enorme.
Eppure, osservata dalla prospettiva del gruppo tedesco, non rappresenterebbe automaticamente la soluzione dei problemi.
Perché i problemi di Volkswagen non dipendono da Ducati.
E probabilmente nemmeno da Lamborghini.
I veri problemi del Gruppo Volkswagen
Le difficoltà che oggi il gruppo deve affrontare sono prevalentemente di natura strutturale.
Riguardano il rallentamento del mercato automobilistico.
La transizione elettrica.
La crescente competitività dei costruttori cinesi.
Gli elevati costi del lavoro europeo.
Lo sviluppo del software.
E la necessità di investire decine di miliardi di euro nei prossimi anni.
Si tratta di problemi industriali.
Non di problemi risolvibili semplicemente vendendo uno o due marchi prestigiosi.
Una cessione di Ducati e Lamborghini rappresenterebbe certamente un’importante iniezione di capitale.
Ma non eliminerebbe automaticamente le cause profonde che stanno mettendo sotto pressione Volkswagen.
Ed è proprio qui che cambia completamente il significato di un’eventuale vendita.
Non sarebbe necessariamente una scelta obbligata.
Potrebbe invece rappresentare una decisione strategica.
Ducati: un valore che va oltre il bilancio
Esiste però un ultimo elemento che, a mio avviso, viene sistematicamente sottovalutato quando si parla di una possibile vendita di Ducati.
Molti continuano a guardare esclusivamente il bilancio.
Fatturato.
EBITDA.
Utile.
Patrimonio netto.
Sono tutti indicatori fondamentali.
Ma esiste un valore che non compare direttamente in nessun prospetto contabile.
Il valore del marchio.
Ducati non è soltanto un costruttore di motociclette.
È uno straordinario strumento di comunicazione e di immagine.
Pensiamoci un attimo.
MotoGP.
Superbike.
Made in Italy.
Tecnologia.
Prestazioni.
Design.
Innovazione.
Quanti marchi al mondo possono concentrare tutto questo in un unico nome?
Molto pochi.
Ed è proprio questo il motivo per cui Ducati rappresenta molto più di una semplice azienda motociclistica.
Per Audi e per l’intero Gruppo Volkswagen possedere Ducati significa poter associare il proprio nome a uno dei marchi più iconici del motorsport mondiale.
Significa poter affermare che nello stesso gruppo convivono Porsche, Lamborghini e Ducati.
Tre marchi che, pur operando in mercati diversi, trasmettono gli stessi valori.
Prestazioni.
Tecnologia.
Esclusività.
Passione.
Il loro valore va ben oltre il semplice utile prodotto ogni anno.
È un patrimonio immateriale difficilmente quantificabile.
Ed è proprio questo che rende Ducati un asset strategico.
Due scenari possibili
Alla luce di tutto quello che abbiamo visto, oggi gli scenari realmente plausibili sono soltanto due.
Il primo è il più semplice.
Volkswagen mantiene Ducati all’interno del gruppo.
Le ragioni sono evidenti.
L’azienda continua a produrre utili.
Presenta una struttura patrimoniale estremamente solida.
Continua a investire.
Rappresenta uno dei marchi premium più prestigiosi dell’intero gruppo.
In questo scenario Ducati continua a svolgere il proprio ruolo industriale e, soprattutto, quello di ambasciatrice tecnologica e sportiva del marchio Volkswagen.
Esiste però anche un secondo scenario.
Volkswagen decide di vendere Ducati.
Ma non perché Ducati rappresenti un problema.
Al contrario.
Proprio perché rappresenta uno degli asset più facilmente valorizzabili sul mercato.
È una differenza sostanziale.
Quando un grande gruppo decide di riallocare capitale, molto spesso sceglie di cedere le attività che il mercato è disposto a pagare di più.
Non necessariamente quelle che funzionano peggio.
Una vendita di Ducati potrebbe quindi rappresentare un messaggio rivolto agli investitori.
Una dimostrazione della volontà del management di prendere decisioni strategiche importanti e di liberare risorse da destinare ad altri obiettivi industriali.
Non principalmente un modo per fare cassa.
Ma una precisa scelta di allocazione del capitale.
Perché Ducati non è KTM
È proprio qui che il confronto con KTM diventa definitivo.
Quando abbiamo analizzato KTM, la vendita degli asset rappresentava una necessità.
L’obiettivo era ottenere liquidità.
Ridurre l’indebitamento.
Garantire la sopravvivenza dell’azienda.
La situazione di Ducati è completamente diversa.
Se un domani Volkswagen decidesse di venderla, non sarebbe perché Ducati è in crisi.
Sarebbe, eventualmente, perché il gruppo ritiene più conveniente impiegare quel capitale in altri settori.
In un caso la vendita rappresenta una scelta obbligata.
Nell’altro una scelta strategica.
Sono due concetti completamente differenti.
Ed è proprio questo il punto che, secondo me, sfugge nella maggior parte delle discussioni che si leggono online.
La mia opinione
Naturalmente esiste anche una componente che nessun bilancio può raccontare.
La strategia del management.
Nessun analista, per quanto preparato, può sapere quali decisioni prenderà il Consiglio di Amministrazione di Volkswagen nei prossimi mesi.
Possiamo soltanto valutare ciò che raccontano i numeri disponibili oggi.
Ed è proprio sulla base di quei numeri che mi sento di esprimere una valutazione personale.
Se oggi dovessi formulare un’ipotesi, riterrei più probabile la permanenza di Ducati all’interno del Gruppo Volkswagen.
Per un motivo molto semplice.
Ducati continua a generare margini elevati.
Non presenta criticità finanziarie.
Continua a investire.
Ha un patrimonio netto vicino al miliardo di euro.
È leader mondiale in MotoGP.
Ed è uno straordinario strumento di immagine.
Vendere un’azienda con queste caratteristiche avrebbe senso soltanto se Volkswagen ritenesse più conveniente utilizzare quel capitale altrove oppure volesse inviare al mercato un segnale forte di cambiamento strategico.
Non perché Ducati rappresenti un problema.
Anzi.
Probabilmente proprio perché oggi rappresenta uno degli asset migliori dell’intero gruppo.
Conclusioni
Alla fine di questa analisi, il quadro appare piuttosto chiaro.
Ducati non è KTM.
Le due aziende attraversano situazioni profondamente diverse.
Ducati non è in crisi.
Non può essere definita nemmeno un’azienda in difficoltà.
Sta semplicemente vivendo una fase di maturazione.
Il fatturato si è stabilizzato.
I volumi rallentano.
I margini operativi subiscono una lieve compressione.
Ma l’utile continua a crescere.
Il patrimonio netto aumenta.
L’indebitamento finanziario è praticamente inesistente.
Gli investimenti proseguono.
Sono tutti elementi incompatibili con la definizione di azienda in crisi.
Il discorso cambia completamente se si osserva Volkswagen.
Il gruppo tedesco sta affrontando una trasformazione industriale complessa, legata alla transizione elettrica, alla concorrenza cinese, ai costi produttivi e agli enormi investimenti richiesti dal mercato automobilistico dei prossimi anni.
Ma proprio per questo motivo, qualora un domani Ducati dovesse essere realmente ceduta, la domanda da porsi non sarebbe:
“Quanto è messa male Ducati?”
La domanda corretta sarebbe un’altra.
“Quale strategia sta perseguendo Volkswagen?”
Perché molto spesso le aziende migliori non vengono vendute quando valgono poco.
Vengono vendute proprio quando valgono moltissimo.
Ed è questa, probabilmente, la lezione più importante che emerge dall’analisi dei bilanci.
La crisi di Volkswagen ha riportato al centro del dibattito la possibile vendita di Ducati e Lamborghini. Ma qual è davvero la situazione economica e finanziaria di Ducati? E quale sarebbe il reale impatto di una sua eventuale vendita sul Gruppo Volkswagen? Analizziamo bilanci, numeri e strategie per capire cosa raccontano realmente i dati, andando oltre rumor, indiscrezioni e discussioni sui social.
I giorni di Assen sono Aprilia Days meno qualcosa. Il dominio della moto di Noale è totale e completo ma è come quelle giacche double face. A brillare è il giallo dell’imbottitura, con i colori Trackhouse, non il nero dell’esterno. Ogura vince la sua prima gara in MotoGP. E’ il settimo giapponese a farlo e arriva 22 anni dopo Makoto Tamada! Le factory ci sono e fanno paura ma anche qualche pasticcio, a partire dal giro in ospedale di Bezzecchi. Le Ducati? Ridimensionate e a tonalità invertite (il migliore è Di Giannantonio), ma comunque vive. La classifica è rimaneggiata.
Martin va in testa e salgono i Trackhouse. Marquez resta a -40.
A subire, Bezzecchi e Bagnaia, entrambi a zero in gara lunga. Al Sachsenring si chiude il primo set del campionato.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Raul Fernandez, Ogura, Di Giannantonio, Bezzecchi, Martin, Marc Marquez, Bagnaia, Bastianini, Acosta. Bagnaia restituirà una posizione per essere passato sul verde.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Ogura, Fernandez, Martin, Di Giannantonio. Alex Marquez, Bastianini, Marc Marquez, Quartararo, Binder, Rins. Marquez cede una posizione per un passaggio sul verde, esattamente come Bagnaia nella sprint.
La sprint è avara di emozioni pur mostrando qualche sorpasso in apertura.
La vince, senza fatica, Raul Fernandez. Di Giannantonio è concreto ma lontano mentre Bezzecchi è cauto e pensa alla gara lunga. Imperativo: non fare zeri. Cauto Marquez, che pensa alla Germania, più attivo Bagnaia che però nel finale deve restituire una posizione per essere passato sul verde.
La gara lunga dovrebbe vedere protagoniste le Aprilia factory, sempre superiori, ma succede a metà. Martin fugge ma Bezzecchi non è protagonista. Le inquadrature arrivano sul suo volo in cui, praticamente finisce a muro. Rider ok ma al momento sotto accertamenti.
Chi va via sono leTrackhouse che acciuffano Martin a cui droppa la gomma per poi sbrigarsela fra loro. Ogura è imbattibile e se ne va senza clamori, solo che praticamente sparisce. Un ninja nero e giallo.
A dar vita alla gara ci pensano Marquez, Bagnaia e Bastianini che insieme a Di Giannantonio mandano in scena un duello senza fine. Marquez in survival mode, fra i pochi con la soft, prima incassa una spallata da Di Giannantonio che lo manda nella ghiaia (1 long lap per lui) e poi deve cedere una posizione per passaggio sul verde all’ultimo giro (come Bagnaia nella sprint). Alla fine va anche benino mentre chi deve festeggiare 2 gare concrete è Di Giannantonio, sempre coriaceo e finalmente concreto. Ecco cosa ci si aspetta da lui. Che ci sia sempre.
Chi non c’è è Pecco che si ritira come si ritira Acosta. Out anche Razgatloglu e Morbidelli mentre Mir (sai che novità) cade nei primi giri.
Honda sbiadite e Yamaha, questa volta, un po’ meglio. Ma è tutto molto lontano dalla MotoGP che conta.
Le note e gli asterischi? Ottimo Alex Marquez (mezzo rotto ma funzionante), in ospedale Aldeguer (settima vertebra e niente gara lunga ma pare niente di grave), e poi il tema delle Aprilia factory. Bene ma non benissimo. In due giorni hanno preso troppi schiaffi dalle americane. In Ducati succede qualcosa di simile ma il fenomeno è decisamente più ridimensionato perché Aldeguer non c’è e Morbidelli è praticamente disconnesso.
Rivola ha un problema: potrebbe trovarsi a vincere il titolo con un partente.
E se ci sono ancora dei dubbi se tenere Raul Fernandez o prendere Marini? Io farei firmare lo spagnolo prima di subito.
Per quanto riguarda KTM: chissà dove sono quelli che mettevano in dubbio il fallimento. L’azienda è fallita eccome e Bajaj ha chiuso anche il rubinetto al racing. La moto è pericolosa e si rompe ad ogni sessione, mentre volano i vaffanculi fra piloti e team manager. Li salva solo Acosta che però sta contanto i giorni per sedersi su una moto vera.
La classifica: Martin 193, Bezzecchi 186, Di Giannantonio 177, Ogura 168, Marquez 153, Fernandez 138.
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