A Jerez vanno in scena due gare diametralmente opposta.
La prima è la Sprint più emozionante di sempre, la seconda è una noia mortale.
In entrambi i casi, protagonisti i Marquez Bros, che però non fanno realmente bottino. A Jerez il malloppo lo porta a casa Aprilia con Bezzecchi solido leader del mondiale!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marc Marquez, Bagnaia, Morbidelli, Binder, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Quartararo, Zarco, Marini.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Alex Marquez, Bezzecchi, Di Giannantonio, Martin, Ogura, Fernandez, Zarco, Bastianini, Aldeguer, Acosta.
Il week end di Jerez ha due facce. Quella spettacolare della sprint, dove però si assegna poco e trovano visibilità quelli che al momento in classifica faticano, e la gara lunga, che conta di più ma come spettacolo, offre meno. Anzi è una noia mortale.
Nella Sprint, lo slogan potrebbe essere Just Add Water!
Una gara assurda. Cadono tutti o quasi, per la pioggia improvvisa.
Marc Marquez la lancia a meno 4 giri dal termine e Gigi la prende malissimo.
Cade anche Alex, poi cade Acosta e cade Binder. Poi cade anche Bezzecchi che però era dietro. Nonostante la caduta Marc Marquez torna al box, cambia moto e da ultimo, la vince, approfittando degli altri che cambiavano moto e umiliando Bagnaia che sornione aveva scalato abilmente la classifica, come del resto, pacioso ma geniale, anche Morbidelli. E Martin? già finio al primo giro. Incredibile come Diggia sia arrivato quinto, pur senza sbagliare niente.
Nella sprint si vedono 3 modi diversi, tre attitudini opposte di arrivare sul podio e fare i punti. 3 modi incompatibili fra loro di reagire alle avversità e rialzarsi. Ci sono gli squali, le stelle marine e i pesci rossi che non si ricordano chi sono realmente i loro avversari.
Non servono le americanate e nemmeno gli steward protagonisti.
La MotoGP, senza additivi, è il più bello sport del mondo.
Just Add Water!
E qui si chiude un capitolo perché, il giorno dopo, sembra di guardare un altro sport.
Un asterisco sulle vicende post sprint, per le polemiche generate dal colpo di genio, niente affatto fuori dal regolamento, di Marc Marquez, rientrato ai box in modo creativo ma regolare. Il racconto televisivo della gara ha evidenziato ancora una volta un cambio di approccio evidente: dalla tolleranza quasi totale in nome dello spettacolo, si è passati a una lettura spesso orientata, fatta di allusioni e richieste di sanzioni a seconda della convenienza narrativa. Più che limitarsi a descrivere ciò che accade in pista, la sensazione è quella di una narrazione coinvolta, talvolta vicina a interessi o legami interni al paddock. Un’impostazione che, considerando il ruolo centrale di Sky Italia come unico broadcaster nazionale della MotoGP, solleva inevitabilmente qualche interrogativo sul piano dell’equilibrio editoriale. Emblematico anche il tema della scia, emerso con forza dopo le qualifiche. Si tratta di una dinamica storica del motorsport: sfruttare il riferimento di un pilota più veloce per migliorare la propria prestazione. Tuttavia, il modo in cui viene raccontata cambia sensibilmente a seconda dei protagonisti. Quando coinvolge Marc Márquez, il gesto viene spesso enfatizzato in chiave negativa. In altri casi, situazioni analoghe vengono invece descritte come collaborazione o normale dinamica di pista. Una differenza di trattamento che contribuisce ad alimentare una percezione di racconto non uniforme. Anche le reazioni dei piloti seguono linee diverse: c’è chi sottolinea pubblicamente l’episodio e chi lo gestisce senza polemiche, come accaduto nel caso tra Márquez e Fabio Di Giannantonio. Ma anche qui, il peso mediatico attribuito ai singoli episodi varia sensibilmente. Nel complesso, emerge una narrazione che tende a selezionare e amplificare i temi in modo non sempre coerente, contribuendo a costruire un racconto più vicino alla logica della rappresentazione che a quella della cronaca pura.
E adesso la gara della domenica.
La gara lunga, che conta di più, sembra la partita dei titolari che però annoiano mortalmente.
Con il Marc Marquez “vena chiusa” e sprecone che conosciamo benissimo, ad avere la meglio sul Marquez geniale del giorno prima, di fatto si chiude la gara. La sua sarà la prima e l’unica avventatezza in pista, con rumors, ancora da capire, legati a suoi problemi tecnici.
Gli altri sembrano tutti ragionieri comunali.
Il 93 butta via la gara in apertura, dividendo la moto in due nella sabbia, e sarà l’unico ad andare out per caduta, fra l’altro pare dovuta al vento oltre ad un’entrata sicuramente ottimista. Lo fa per stare dietro al fratello Alex, inarrivabile come l’anno scorso e forse anche di più. Lo capiscono tutti tranne lui che è quello che dovrebbe conoscerlo meglio.
Quello furbo è Bezzecchi, che perde due confronti diretti ma vince quello della classifica di campionato. Non può raggiungere Alex e allora pensa al bottino grosso, quello a lungo termine. Fanno così anche tutti gli altri. Una cosa “semplice” da fare… eppure…
A Jerez torna potentissima Ducati senza che comunque Aprilia perda nulla, dato che piazza le sue 4 moto nei 10 che contano. Chi soffre, alla fine, non è Ducati in quanto moto ma in quanto team factory, che vede ritirarsi anche Bagnaia per un problema tecnico.
La doppietta nella Sprint non si può ignorare ma bisogna ricordarsi che è la domenica, che si vincono i mondiali.
Il resto sono passeggianti con un ridimensionamento di KTM (a parte Bastianini che quando manca Vinales va sempre fortissimo come se gli dessero una moto vicina a quella di Acosta), la conferma del diastro Yamaha e una Honda strana in cui Zarco fa un garone, cedendo nel finale ma surclassando i due factory, a mala pena a punti.
Con tutto il bene per Alex Marquez e la sua vittoria meritata e per niente casuale (aveva vinto anche l’anno scorso), con tutto il bene per gli altri e chi si conferma in campionato, a vincere è stata la noia, che probabilmente avrebbe vinto anche con Marc Marquez rimasto in piedi eh, sia chiaro.
La classifica mondiale vede in testa Bezzecchi a 101, poi Martin con 90 punti, Di Giannantonio 71, Acosta 66, Marc Marquez 57, Raul Fernandez 54, Alex Marquez 53 e Ogura 48. Una classifica che vede il campione in carica al quinto posto con pochissimi punti in più di 3 inseguitori.
I giapponesi torneranno a vincere? Cos’hanno sbagliato? Come ragionano? Perché hanno fatto certe scelte e cosa succederà? Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki. Da Kato a Ukawa fino a Moreira e Ogura! Chiacchierata con il direttore Enrico Borghi, esperto di motociclismo, decenni di esperienza in MotoGP, e Supercross, autore di testi e profondo conoscitore di giapponesi in pista e fuori!
Bulega ne vince tre davanti a Lecuona e Sam Lowes. Si tratta della tredicesima vittoria di seguito per l’italiano e ricaccia nel baratro il doppio zero olandese del 2025, quello che, di fatto gli aveva fatto perdere il mondiale.
In gara due, sei ducati nelle prime sei posizioni, sette nei dieci.
Uno strapotere mai visto. Agli stessi le stesse posizioni del podio, alle altre case, nemmeno le briciole. Non c’è partita.
Tre gare fotocopia, anche noiose, a dire il vero, che però ribadiscono una cosa fondamentale: lo spettacolo e il dominio tecnico spesso sono agli antipodi ma è spettacolo anche una superiorità così schiacciante e ineluttabile. Anche un dominio, può essere bello, a modo suo, anche se chiaramente dipende se lo si pratica o lo si subisce.
Bulega è padrone assoluto della faccenda, almeno fino a qui, Lecuona è arrivato per restare e crescere, e il resto, qualunque binomio sia, vede uno dei termini targato Borgo Panigale. Possiamo anagrammare le Ducati, inserirci una Yamaha o una Bimota… magari una BMW ogni tanto, ma sappiate che in top ten avremo un dominio rosso. E da qui alla fine della stagione, poco cambierà. Per ora nemmeno i bilanciamenti stanno bilanciando granché.
Una volta detto questo possiamo applaudire Montella e Bautista, che col team Barni fanno il possibile, così come fanno Baldassarri e Surra per GO Eleven e Motocorsa, possiamo constatare che Sam Lowes e suo fratello a volte possono anche non cadere, che Vierge e non più Locatelli è la salvezza (si fa per dire) di Yamaha, ma non c’è molto altro. Bimota e BMW compaiono e scompaiono facendo fatica, le Honda e le Kawa non esistono e tutti i piloti sono altalenanti.
Tutti tranne gli uomini Aruba che devono guardarsi dietro solo per la curiosità di capire chi c’è a inseguirli, da molto lontano, va detto, volta per volta.
Le gare sono facili da raccontare: Lecuona e Bulega si annusano un po’ con Sam Lowes a fare da terzo incomodo.
Poi l’italiano se ne va, lo spagnolo insegue e l’inglese cede. Ad assen, nel World Ducati Weekend anticipato, è andata così tutte e tre le volte.
E altri week end simili seguiranno.
Il tema/faccenda/problema del forcellone Ducati? Un po’ di pepe da spiegare e chiarire. Se è una issue o un qualcosa di preoccupante, sarà da capire. Dalle classifiche, per ora, emerge solo dominio rosso con diverse sfumature.
Iker Lecuona è arrivato in Ducati Aruba dopo anni travagliati in Honda Superbike, preceduti da un’esperienza MotoGP con KTM in un momento in cui le arancioni non erano affatto competitive. Stesso destino, quasi lo stesso percorso di Petrucci, di cui è diventato amico. Iker è uno morbido, gentile, sempre positivo e molto professionale. Questo però non significa che non si tolga dagli stivali tutti i sassi che ha. MotoGP, KTM, Honda, Ducati, Pirelli, Michelin, il paddock SBK e MotoGP, le sue aspettative, le cose che andrebbero migliorate e infine un pronostico totale! 45 minuti di intervista. Cosa volete di più?
La MotoGP 2026 è ancora uno sport o sta diventando un format? Dopo appena tre gare, tra sanzioni incoerenti, arbitri protagonisti, decisioni discutibili e una direzione gara sempre più invasiva, il dubbio ormai è più che legittimo. In questo video mettiamo in fila i fatti, senza complotti ma senza fare finta di niente.
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