Sceriffo un bel niente. Marc Marquez la lancia quando ha un secondo e mezzo di vantaggio su un Bagnaia che si era già liberato di Alex Marquez e regala all’Italiano (ma non era già sconfitto??) la vittoria di una gara che poi il n63 vince con quasi 3 secondi di vantaggio. Ad Alex Marquez, ancora secondo, la soddisfazione di essere in testa al mondiale conu un vantaggio di 12 punti, proprio davanti a suo fratello!
Bagnaia, Alex Marquez, Di Giannantonio, Morbidelli, Miller, Bezzecchi, Bastianini, Marini, Ogura, Quartararo.
Questi i dieci al traguardo di una gara in cui Marquez domina fino a che sale sul cordolo bagnato e saluta la compagnia. Bagnaia fino a quel momento è battuto dal cronometro ma non è finito perché c’è sempre e tiene duro. E infatti quando Marquez sbaglia lui c’è e quando serve prende un vantaggio che gli consegna una gara che vale oro.
Un po’ meno il gesto finale di guardare dal cannocchiale qualcuno che non arriva. Basta anche meno, anche se se ha sofferto per 5 gare e anche se la giornata lo vede risistemare un po’ le cose rispetto a troppi colleghi che gli erano stati davanti, da Alex Marquez fino a Di Giannantonio e Bastianini.
Detto questo, la gara di Austin è la prova che niente è mai scontato. Tutti possono risorgere e tutti possono sbagliare. Chi ha parlato di mondiale assegnato, di complotti e preferenze, dovrebbe essere internato.
Le sorprese, ci sono, e si chiamano Aldeguer, ottimo rookie poi per terra, ma anche Di Giannantonio e Bastianini che raddrizza una gara partita malissimo. Stupiscono anche Miller che va come se fosse bagnato e Marini, miglior Honda ma non la più veloce, perché Mir ha solo il problema di rischiare di più ogni volta. Ci sono anche altri player come Ogura e Quartararo ma è tutta gente molto lontana.
La verità è che la gara, così come il campionato, è fatta di Marc Marquez, Alex Marquez e Bagnaia, non necessariamente in quest’ordine, che lottano per quello che conta con altre 2-3 Ducati che stanno a guardare di rimedire qualcosa.
Non c’è molto altro e chi lo afferma, mente.
Ed ecco la gara di oggi: vanno in fuga questi tre e fra loro si decide. Per la prima volta è caduto qualcuno e questo ha lasciato un gradino omaggio sul podio. Per adesso i valori sono questi.
Toprak Razgatlioglu fa tripletta e vince meritatamente contro un Bulega che non demerita!
Week end di gara perfetto con “sportellate vigorose” ma sempre corrette.
Una sola nota stonata: le lamentele BMW di Phillip Island e i festeggiamenti guerrafondai con ali e missili. Una cosa che in questo periodo dovrebbe rimanere fuori dallo sport. Per il resto, motociclisticamente, va tutto come deve andare. E in pista c’è il meglio del meglio!
Gara1: Razgatlioglu, Bulega, Locatelli, Petrucci, Vierge, Van Der Mark, Iannone, Vierge, Bassani, Gardner. Superpole Race: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Petrucci, Locatelli, Sam Lowes, Van Der Mark, Vierge, Lecuona. Gara2: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Van Der Mark, Petrucci, Bassani, Lecuona, Aegerter, Montella.
Il week end di Phillip Island restituisce tre gare bellissime e combattute dall’esito niente affatto scontato. Se la classifica dice che Toprak Razgatlioglu su BMW sembra prendersi, tutte le volte, quello che gli spetta senza contraddittorio, Niccolo Bulega su Ducati è il suo nemico numero 1, pronto a prendersi la leadership alla minima indecisione del turco.
Non è un secondo posto di circostanza, quello dell’uomo Ducati, ormai ex rookie che deve fare esperienza. E’ una lotta curva dopo curva in cui il turco sa che deve rispondere ogni volta e deve, in tutte le occasioni, custodire una porta che non può mai essere lasciata aperta senza che l’italiano la spalanchi sbattendosela alle spalle. I due si sportellano per tre giorni. Ok, è tripletta turca ma il film non è affatto scontato.
In gara1 sul podio ci sale Locatelli davanti a Petrucci (che in gara2 in partenza vede entrargli la microfolle e poi la seconda) perché Alvaro Bautista va per terra, mentre in gara 2 lo spagnolo ritorna a festeggiare, anche se da lontano.
Le due gare, anzi tre, sono da commentare tutte insieme, come fossero un unico compendio, perché i temi sono gli stessi. Ducati potentissime, BMW che si regge su un uomo solo, Bimota in crescita (Bassani ritrovato) e Yamaha che fanno il possibile con un Locatelli che meriterebbe un po’ di più. In via di estinzione le Kawasaki “ufficiali” e ancora pericolose le Honda che migliorano giorno dopo giorno ma che, se vuoi spingere davvero, ti portano con loro nella ghiaia o sugli air fence (vedi red flag di gara2 causata proprio da un incidente di Vierge che ha bucato il pallone). C’è anche uno Iannone a intermittenza, discreto in Gara1, evanescente in Superpole Race e pasticcione in Gara2. Fa un jump start che gli costa due long lap, ne fa solo uno e si becca anche un ride through fra le proteste del team che dice di aver visto solo una delle due sanzioni, sulla dashboard. Ci sarà da capire ma di certo Iannone non è irresistibile.
C’è poi tutto un esercito di comprimari che sono… troppo comprimari. Gente che prende 5 secondi comodi al giro non può dire di fare lo stesso sport. Il campionato è già diviso in due con 4-5 piloti a giocarsi il podio (3 quelli fissi), e il resto della comitiva a guardare da lontano. Un’ulteriore esercito di peones è troppo per un campionato che vorrebbe definirsi mondiale.
Peccato perchè si sono viste delle scazzottate (pulite, fra l’altro), che nemmeno nel copione di un film sulle moto.
Una nota sulle gomme: perfette sempre. Se ne parla sempre quando qualcosa non va, quindi giusto rendere merito.
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4 bombe fantatiche che riguardano una news triste sulla MotoE, un retroscena sconvolgente su Marc Marquez e il momento esatto della sua firma in Ducati, una news pesantissima su Pirelli e un retroscena veramente clamoroso, ancora su Marc Marquez e la moto che ha usato davvero nel 2024!
Dopo due soli week end di gara, c’è chi dice che il vincitore del Mondiale MotoGP è già deciso, c’è chi accusa Bagnaia e lo dà per sconfitto e chi addirittura grida al complotto.
La verità è che niente è ancora deciso. Bagnaia si può riprendere, Marquez può sbagliare e non ci sono né problemi tecnici né complotti.
C’è però un grosso problema culturale e delle ragioni precise per le quali qualcuno si meraviglia di un Bagnaia che non ha vinto mentre qualcun altro è stupito per i risultati dei suoi avversari. E c’è una spiegazione anche per i complotti.
Ecco le ragioni precise delle reazioni attuali di esperti, stampa e tifosi. Ed ecco il più grosso pericolo per Bagnaia che sembrerebbe aver già fatto IL SALTO DELLO SQUALO.
Di quale salto e quale squalo parliamo, lo spieghiamo nel video e nell’articolo.
Non si parla d’altro che del confronto Marquez vs Bagnaia, dell’inizio fulminante del primo e “zoppicante” del secondo. Da una parte i complottisti, dall’altra i teloavevodettisti e i sapevisti.
I complottisti sono quelli che mi fanno più paura perché sono più avanti con le argomentazioni e se dopo due gare siamo messi così, non voglio immaginare cosa succederà se Marquez continuerà a dominare. Però i complottisti, sono sconfitti in partenza. Se le cose continueranno così, dovranno inventarsi veramente delle cose stratosferiche. E se invece cambieranno, sarà definitivamente messa a nudo la loro inconsistenza. Questo articolo con video offre una spiegazione scientifica della situazione. Ma come Misterhelmet tu sai tutto come al solito etc? Ho aspettato a leggere le varie argomentazioni e mi sono guardato i risultati degli ultimi anni, prima di tirare fuori il pezzo. Ve lo dimostro: leggete l’articolo per capire a cosa si riferisce la storia del salto dello squalo
E’ una questione di realtà che supera le aspettative (e le illusioni) L’inizio del mondiale MotoGP 2025 ha colto di sorpresa molti, ma non chi ha sempre analizzato i fatti andando oltre il tifo, le narrazioni preconfezionate dal tornaconto e dalla ricerca di un erede e i preconcetti alimentati negli anni. Una cosa che continua anche ai giorni nostri, come vedete da questo articolo
Pecco Bagnaia, due volte campione del mondo MotoGP, esce per qualcuno, da quattro gare – due Sprint e due Long Race – con un bilancio preoccupante: nessuna vittoria e nessun secondo posto. Argentina e Thailandia, tracciato quest’ultimo dove dominava, oggi lo vedono arrancare.
Ma non è un problema tecnico. È un problema culturale. E a dirla tutta i risultati di Bagnaia non sono nemmeno così scadenti perché sul podio ci è comunque salito e, anzi, è stato uno dei suoi inizi migliori degli ultimi anni. Lui è migliorato ma prende 6 secondi a gara. Qual è il problema? Ve lo dico io. Che prima lo hanno pompato e adess lo scaricano, cosa che ho già segnalato in diverse occasioni.
1. La sopravvalutazione strutturale di Bagnaia Per anni Bagnaia ha corso con la miglior Ducati ufficiale, quella che arrivava prima alle evoluzioni, quella attorno a cui si sviluppava tutto. Gli altri, anche se su Ducati, non erano sullo stesso piano tecnico, anche se ci raccontavano diversamente. E se lo erano, non avevano comunque “l’attenzione” ufficiale. Eppure, Bagnaia non è mai stato imbattibile: ha vinto dei titoli, certo, ma ne ha anche persi. E, a differenza di ciò che molti vogliono credere, non ha mai combattuto ad armi veramente pari. Oggi, che le Ducati satellite sono finalmente più vicine alla sua ufficiale, le sue prestazioni si sono normalizzate. Sono scadenti? No. Sono normalmente buone.
2. Le aspettative irreali sul campione imbattibile Il secondo grande errore è stato costruire attorno a Bagnaia l’aura dell’imbattibilità, come se fosse immune al confronto. Ogni volta che perdeva, il motivo era altro: gomme, complotti, strategie avversarie, pressioni, incidenti. Mai una vera ammissione di inferiorità sportiva, anche momentanea. Un po’ è lui con il suo carattere, un po’ è stata la necessità mediatica di dare valore mitizzante alle sue vittorie e giustificare le sue sconfitte come non fossero causa sua. E lui, già predisposto, ci ha voluto credere.
PER DARVI UN’IDEA DI TUTTO NEL VIDEO, OLTRE ALLE IMMAGINI CON GLI ARTICOLI MENZIONATI TROVERETE, NEL FINALE, LA SIGLA CON TUTTE LE SCUSE USATE PER DIFENDERE BAGNAIA OLTRE A QUELLE USATE DA LUI STESSO Questo ha reso la narrazione distorta e ha contribuito a creare uno scollamento tra ciò che Bagnaia è veramente – un pilota fortissimo – e ciò che si voleva che fosse – un marziano imbattibile, erede di qualcuno che sappiamo.
3. La sottovalutazione di Marc Marquez
La terza illusione riguarda Marc Marquez. Considerato da molti “finito” dopo gli infortuni, era stato liquidato come un pilota del passato, sviluppatore incapace, che addirittura era la causa dell’involuzione di Honda, da lui addirittura abbandonata e lasciata nei guai. In aggiunta l’aura di antipatia, scorrettezza, e pericolosità ereditate dalle faccende del 2015. Invece, con una Ducati 2023 di Gresini, inferiore alla 2024 di Bagnaia, è stato l’unico capace di compiere vere imprese. L’errore è stato doppio: sottovalutare il suo lavoro nel 2024 facendosi l’idea che fra la GP23 e la GP24 non ci fossero differenze e non vedere cosa con quella moto ci facevano gli altri. Ossia molto poco. Marc Marquez ha chiuso terzo, ha battuto Bastianini e Morbidelli sulla GP24 e tutte le GP23, nessuna delle quali ha vinto. L’errore di valutazione è stato grave, perché Marquez non ha mai smesso di essere un talento unico, e ora che è guarito e ha anche una moto competitiva, è tornato a fare paura. Oltre a questo abbiamo sempre assistito ad una sottovalutazione umana di Marquez. E’ antipatico, negativo, divide il box. E invece risulta tutto il contrario e a nulla è servita la campagna mediatica di Valentino Rossi che in inverno SI è fatto intervistare apposta da un suo dipendente Migno, ed è sceso in campo cercando di togliere valore al suo ingaggio da parte di Ducati.
4. La sottovalutazione di Alex Marquez e della competitività Ducati
Alex Marquez è sempre stato trattato da “fratello di”, come un ripiego. Ma quest’anno, con una Ducati 2024 sotto al sedere, ha dimostrato di saperla sfruttare alla grande, mettendo in difficoltà Bagnaia. Il fatto è che oggi molti piloti hanno a disposizione moto simili, quasi identiche, alla sua.
Questo ha tolto a Bagnaia il vantaggio tecnico e ha messo a nudo le differenze di talento e adattamento. Bagnaia che come ha detto “non corre certo per fare quarto”, però poi si contraddice dicendo che meglio di quarto non poteva fare (slide quarto) deve stare attento a non collezionare anche quinti, sesti e settimi posti perché Morbidelli e Di Giannantonio, non stanno certo lì a guardare. E uno dei due lo ha già battuto proprio in Argentina.
5. Il campione ma non il fenomeno
Pecco Bagnaia è un campione. Chi lo nega è cretino, ma non è un fenomeno assoluto. In un contesto in cui molti piloti forti hanno una moto simile alla sua, le sue vittorie non sono più garantite. E il problema è questo. Possono arrivare ma non ci sono garanzie. Fino ad oggi vincere è stato considerato un atto dovuto. Modo sbagliato da sempre di vedere le cose. Non è mai stato un atto dovuto, perché se è vero che ha vinto due mondiali, è altrettanto vero che è stato battuto lo scorso anno proprio da Jorge Martin, con una moto uguale alla sua dopo che Martin ha aggiustato il tiro rispetto alla stagione precedente, e anche da Quartararo. Oltre a questo, le sue vittorie non sono mai state frutto di strapotere ma sempre abbastanza faticose, vedi proprio quella contro Quartararo, aiutato lui da tante Ducati che facevano gioco di squadra contro uno che aveva una moto inferiore. Tanto che io avevo fatto questa vignetta. Oggi, con una Ducati 2024.5 ufficiale, sviluppata da lui ultimamente e attorno a lui negli ultimi anni, non è riuscito a vincere ed in un caso ha mancato anche il podio. E non è certo per sabotaggi.
6. Fine dei complotti, inizio della realtà
L’idea che Ducati possa sabotare un suo pilota, per di più nei primi 2 weekend di 22 è semplicemente assurda. La realtà è che oggi la competitività interna è aumentata, e Bagnaia non è più il riferimento unico e intoccabile. Lo hanno detto chiaramente sia Gigi Dall’Igna che Davide Tardozzi: nessun problema tecnico, nessuna scusa. Solo prestazioni inferiori a quelle degli altri. E Bagnaia si deve svegliare.
La cosa che mi preoccupa di più però non sono i risultati di Bagnaia ma il suo atteggiamento che non è quello di un leader che si vuole riprendere il box e il ruolo di prima guida (non lo dice e non ci prova nemmeno) ma quello della vittima di un non qualche accadimento incomprensibile. E’ questo che alimenta la fiamma del complotto nei suoi sostenitori o nei detrattori di Marquez, categorie che spesso coincidono. E il fatto che Bagnaia ora chieda di tornare alla versione 2024 della sua moto è emblematico: è la richiesta di un pilota che non trova più sicurezze nemmeno nel suo percorso di sviluppo, che vede sgretolarsi le certezze sotto i colpi dei nuovi (e vecchi) avversari.
Vediamo le cose gravi che Bagnaia può causare se torna alla GP24
Con il ritorno alla 2024 scredita se stesso e il suo lavoro, scredita Ducati a livello di fiducia e di immagine, dà via libera a Marquez come riferimento per eventuali sviluppi e si mette in una situazione in cui, se finisce dietro ad altre 2024, sancisce definitivamente il fatto che ha sempre vinto perché ha avuto la moto migliore.
7. Il salto dello squalo che avete visto nella copertina Nel mondo della televisione, si parla di “salto dello squalo” quando una serie supera il punto di non ritorno, diventando caricaturale o fuori fuoco. Irrecuperabile. In MotoGP, Bagnaia potrebbe aver appena fatto il suo salto dello squalo. Dichiarazioni ambigue, allusioni mai troppo chiare, comportamenti da vittima invece che da leader. Sfiducia nel suo stesso lavoro e nel programma portato avanti da lui stesso e dalla squadra per tutto l’inverno dopo aver detto di essere d’accordo con Marquez su tutto, mentre il suo compagno di squadra è super contento di tutto.
Eh già perché tutto questo accade mentre, in casa Ducati, un certo Marc Marquez lavora, sorride, non si lamenta e… va fortissimo.
E quindi piace a tutti perché quelli che vediamo non sono festeggiamenti o atteggiamenti di circostanza, tanto che hanno dato fastidio a molti tifosi di bagnaia e detrattori di Marquez…
Il tutto dopo aver rinunciato centinaia di milioni fra contratti e sponsor. I 100 milioni offerti da Honda, un’annata con un team clienti in cui sapeva di non poter vincere, la rinuncia a sponsor come Redbull, samsung, e tanti altri. Da un lato uno che ha sempre avuto tutto e piange perché non vince. Dall’altro uno che ha rinunciato a tutto per farlo e nonostante tutto è sempre contento.
QUESTA COSA E LA STAMPA CHE LO HA POMPATO E ADESSO LO SCARICA, LOGORA MOLTO BAGNAIA Il rischio per bagnaia è creare una frattura insanabile con il management Dovrebbe chiedere a Dovi cosa significa fare incazzare Dall’Igna e perdere il ruolo di riferimento nel team proprio nel momento più delicato creando per se stesso una profezia che si autoavvera.
Vi dico riepilogo qual è la lezione di lucidità che serve a tutti noi ed ecco gli errori che molti, non tutti, hanno fatto.
Sopravvalutare Bagnaia Sottovalutare Marc Marquez, anche dal punto di vista umano Sottovalutare anche Alex Marquez e Morbidelli, Diggia etc Ignorare le differenze fra la GP23 e GP24 nonostante lo stesso Dall’Igna abbia parlato chiaramente. Credere in un Bagnaia imbattibile che non è mai esistito. Inventare complotti o agenti esterni ogni volta che la vittoria non è arrivata.
Credere che il campionato sia finito e che Bagnaia non possa riprendersi o che Marc Marquez non possa mai sbagliare, perché anche questo va preso in considerazione.
Sono questi gli elementi che spiegano la situazione attuale. Il resto lo fa una settimana di pausa, che riempie riviste e siti con opinioni e retroscena forzati e inutili come gli articoli sugli sguardi e sulle telefonate alla fidanzata di Marc e tutte queste fesserie, specie quelle che fomentano i bimbiminkia quando invece Marquez aveva detto che Pecco è un pilota da gara lunga e non “della domenica”, in senso offensivo. Che invece è vero perché senza le sprint l’anno scorso avrebbe vinto. Quindi le giustificazioni che usavano per difendere Pecco, adesso le tirano addosso a marquez. tutto inutile. Foto senza slide da ultima slide Anche questo video eh, lo faccio perché questo w.e. non ci sono gare.
La verità è molto più semplice, e spietata: Fino ad oggi Bagnaia è stato battuto. Punto. Cambiare le cose, dipende solo da lui.
Però potrebbe essere già tardi. Perché a me sembra che fra tutti l’unico che sta cercando di peggiorare la sua situazione sia lui, la stessa persona che, prima o poi, la peggiorerà.
La famiglia Marquez, con Marc in testa, monopolizza anche il week end Argentino. Marc vince ancora mentre Alex, in crescita, si avvicina o così sembra.
Bagnaia chiude male alle spalle anche di Morbidelli. La situazione, nel box, rosso, è chiaroscura.
Marc Marquez, Alex Marquez, Morbidelli, Bagnaia, Di Giannantonio, Zarco, Binder, Ogura, Acosta, Mir.
Questa la top ten della gara “vera”, noiosa per gli amanti delle botte, un gioiello per chi ama i martelli di regolarità come espressione tecnica. In questa gara ce ne sono due e sono i Marquez Bros, con Alex che sembra più efficace del fratello maggiore fino a che, quest’ultimo, non decide di andar via a pochi giri dal termine.
Alla fine Alex si becca un secondo abbondante ma il distacco non gli rende merito perché la gara, l’ha fatta più lui.
Nella giornata del Marc imbattibile e dell’Alex stupefacente c’è un Morbidelli sorprendente che rende il week end di Bagnaia ancora più nero. Il piemontese dice che pronto a colmare il gap con gli spagnoli ma, di fatto, nel gap si infila un Morbidelli che, con la soft, sorprende persino se stesso.
Il resto della gara ha, come protagonisti alternativi, anche Zarco e Ogura mentre Di Giannantonio, ancora in ripresa, sarà protagonista entro breve. Acosta è ancora incompiuto mentre Binder è sempre più “naturale”. Interessante anche la progressione delle Honda, in crescita decisamente più delle Yamaha.
Aprilia, invece, si poggia solo su Ogura perché il resto è mancante mentre KTM ha due moto che, in pratica, non si vedono. Bastianini è un disastro e Vinales non incide.
La gara è stata noiosa? Va a gusti. Dipende dalle aspettative. Il confronto c’è ed è tecnico. Le sportellate, arriveranno ma la MotoGP è anche altro.
Non è colpa dei fratelli Marquez se Aprilia e Yamaha non si svegliano perché, ad esempio, Zarco fa bene la sua parte e lo stesso fanno gli uomini VR e tutti i rookies in campo. Tempo al tempo.
E anche non arrivassero le scazzottate, significherebbe che il gioco non è truccato.
Il ritorno di Suzuki in Superbike e MotoGP. Dettagli, retroscena e pericoli! La notizia è trapelata: c’è l’intenzione di tornare alle corse e precisamente in MotoGP passando per la Superbike. I regolamenti favoriscono questa mossa ma prima bisogna passare dal mercato. Però è una decisione tutt’altro che presa, nonostante i rumors provengano direttamente dalla presidenza dell’azienda di Hamamatsu. Il perché lo scoprirete nel video!
Nemmeno con un copione scritto a tavolino il rientro di Marc Marquez su una moto ufficiale sarebbe andato come nel week end Thailandese. Lo spagnolo fa la pole, vince la Sprint Race e la gara lunga dominando praticamente in tutte le sessioni. Alle sue spalle, il fratello Alex, due volte davanti ad un Bagnaia, non in difficoltà ma comunque sconfitto. Supefacente il debuttante Ogura, davanti a Bezzecchi, su un’Aprilia clienti, la bellissima Trackhouse in livrea Gulf!
Marc Marquez, Alex Marquez, Bagnaia, Morbidelli, Ogura, Bezzecchi, Zarco, Binder, Bastianini, Di Giannantonio. Questa è la top ten della prima gara “vera” del 2025.
In un week end in cui Bagnaia fa tutto bene, non è abbastanza per lui. Il piemontese non si fa prendere dal nervosismo, non fa errori, non ha fretta e fa il suo ma, semplicemente, non basta ad arginare la famiglia Marquez. Famiglia perché fra lui e Marc Marquez c’è un Alex fortissimo che ci crede e a volte pensa anche di impensierire il fratello maggiore, cosa che, però, non succede se non in piccoli flash.
Il n93 non mette le mani sul campionato, solo un pazzo potrebbe pensarlo, ma mette le mani sul week end e fa capire che quando c’è, finalmente con la moto giusta, non c’è spazio per nessuno.
Le due gare di sabato e domenica sono anche un po’ noiose, a meno di non essere tecnici che apprezzano lo strapotere. A stupire c’è Ogura, debuttante sempre vicino al podio, per di più con un’Aprilia clienti che però ha una grafica, quella storica con i colori Gulf, che la rende una della livree più belle di sempre e che, vogliamo pensarlo, gli dà una marcia in più. Il resto è un mix di conferme e delusioni.
Le Honda crescono ma non troppo perché Mir per spremere qualcosa, deve ancora forzare tanto.
Le Yamaha fanno credere a promesse che non si avverano e le Ducati sono ancora le moto migliori, tutte.
Va bene anche Aldeguer (13°) che fa esperienza al debutto. Le Aprilia sono ok ma Bezzecchi è incostante anche se la sua gara è da 7 pieno, in attesa di scoprire cosa potrà fare in più Martin al suo ritorno che però non sarà immediato.
Le KTM sono moto diverse. OK Acosta, che però spreca sempre, decente Binder, che fa sempre il suo, mentre le Tech3 di Vinales e Bastianini sembrano il fratello austriaco povero. L’italiano ci mette la solita pezza di fine gara (lui è sempre fortissimo nel finale) ma di certo non incide. Diciamo che è rimandato, mentre lo spagnolo vive una delle sue classiche giornate no in cui non funziona niente. Emerge comunque, fra le arancioni ufficiali e le clienti, quella differenza (dovuta al budget e all’attenzione di una casa in crisi) che tutti quelli senza paraocchi temevano.
Una nota per Morbidelli che arriva ai piedi del podio ma è molto lontano. 6 secondi dal vertice e 4 da Bagnaia. Però è molto rispetto all’anno scorso.
Il campionato si apre ad un dominio di Marc Marquez ma niente è scontato. I protagonisti potrebbero essere diversi dai soliti, con Bagnaia ad inseguire e Alex Marquez ad entrare in partita per giocarsi il podio ogni volta. Ma sono solo sensazioni. Non si può dire. E tutti sappiamo quanto Pecco è capace di ribaltare situazioni che lo vedono soccombere, con intelligenza e tranquillità.
Di sicuro in Ducati si dormono sonni tranquilli. Comunque andrà, sarà un successo. E Gigi Dall’Igna dal punto di vista dei piloti è a posto per presente e futuro, a meno che non decida di accaparrarsi anche un giapponese.
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