Bautista e Ducati: storia di una storia con l’happy ending!

Bautista

– Ciao, sono io, volevo dirti che mi manchi, torniamo insieme, sono cambiato.

– Anch’io. Lui se ne va, torna da me.

Una storia d’amore.

In un mondo motociclistico distratto da eventi ben più fashion e spumeggianti (il caso Tanal/VR46, il ritorno di Dovizioso, il licenziamento di Vinales e il suo ingaggio in Aprilia), è passato quasi sotto traccia il più grande “undo” del decennio. La mossa di ritorno di fiamma più clamorosa e forse inaspettata oltre che apparentemente illogica e inappropriata: quella fra Bautista e Ducati Aruba.

In realtà chi ha descritto a lungo fasi interlocutorie, passaggi, trattative, movimenti di mercato, concorrenza, riuscendo anche a farsi smentire ufficialmente, ha parlato per niente, dato che non ce ne sono stati.

Perché ad un certo momento, due entità che non avevano mai litigato, Ducati e Bautista, sono tornate magicamente insieme come se fossero passati due giorni e non due anni in cui entrambi hanno sofferto della reciproca mancanza.

Bautista e Ducati, anche se in quel momento è sembrato diverso, non hanno mai litigato. C’è stata solo freddezza.
Mancando il mondiale, mancando il dialogo per colpa di altri e forse anche i soldi, semplicemente non hanno provato con molto impegno a trovare un accordo.

LUI: Dalla parte di Bautista, il pasticcione
Bautista è andato a prendere i soldi, è vero, ma è stato anche confuso dall’invito esplicito e ammiccante di Marc Marquez, che aveva illustrato il progetto HRC SBK in Spagna come vincente.
Probabilmente lo è, come è evidente che Honda ha impegnato risorse importanti, ma è proprio la moto che non va. Il CBR è una moto da strada prestata alle corse, fatta da Honda per andar bene a tutti. Una moto da vendere e non una macchina da guerra che funziona nelle mani di pochi.

La Ducati, invece, è una moto da corsa con la targa. Ci si sposano i rider più raffinati che conoscono il V4. I domatori coraggiosi che usano anche il cervello.
Sentendosi desiderato umanamente e finanziariamente, Bautista ha ascoltato Marc Marquez e si è buttato alla cieca in qualcosa che sappiamo tutti non aver funzionato. E’ stato proprio l’impatto con il CBR a far capire ad Alvaro, che diversamente da Haslam cerca la vittoria prima della pensione e non la pensione al posto della vittoria, che bisognava fare il percorso contrario.
Per lui è stato tutto chiaro solo dopo, quando la rossa era lontana. Rinunciare ai soldi e alla sicurezza per chiudere la carriera da vincente, è stato irresistibile ed onorevole.

 

LEI: Ducati, sofisticata e capricciosa
Non sappiamo se è la moto migliore del lotto. Di sicuro è il più prototipo fra le moto di serie. Come tutti gli strumenti di precisione, dà quello che riceve e ha bisogno di un pilota da MotoGP che si presti a farla correre in Superbike.
Ducati. Capricciosa e da decifrare, sia la moto che i suoi uomini, che con i piloti hanno spesso fatto scelte incomprensibili ai più.

“Ci ha contattato lui – dice Stefano Cecconi, Team Principal Ducati Aruba Superbike- e ci ha colpito il fatto che non era uno che dovevamo cercare di convincere a rimanere, ma uno che ci chiedeva di tornare. Ha rinunciato ad un ingaggio più comodo del nostro per altri due anni, in cambio di un annuale a meno soldi, proprio per tornare a vincere, con la nostra squadra e la nostra moto.”

In questi termini sono più facili da dimenticare anche i momenti bui.

“Analizzandola bene – continua Cecconi – i risultati della seconda parte della stagione sono dovuti più alla configurazione del calendario, molto favorevole all’inizio con piste più da MotoGP e più ostile nella seconda parte, con piste più old style, che a veri e propri errori. Gli sbagli sono stati pochi. A noi uno come Bautista, manca. E’ vero che ha perso un mondiale. Ma per perdere un mondiale quasi vinto, bisogna quasi vincerlo.”.

Una dichiarazione d’amore fra due entità che sapevano cosa aspettarsi l’uno dall’altro e che alla fine erano delusi più da loro stessi che dal partner.

LE AMICHE DI LUI E DI LEI
Battistella, il manager di Bautista e la parte manageriale Ducati, nel 2019 sono stati attori di un misunderstanding tragicomico. Il risultato che alla fine ha scontentato tutti, lo conosciamo ma le ragioni sono forse più situazionali che legate alla volontà e dovute più a frizioni con il vertice che con gli uomini in pista. Con le stesse parti a confrontarsi duramente sul tema Dovizioso, ci ha rimesso lo spagnolo. Un po’ come due amiche che dovrebbero intercedere per far tornare due persone insieme, e invece litigano fra loro per altri motivi.

L’ALTRO: Scott Redding
Quella voglia di non rimanere, cercando di farsi convincere chiedendo più soldi, più garanzie, più tutto, battendo i piedi e cercando di farsi pregare a restare, con Ducati non funziona nemmeno quando vinci.
E non aiuta se al tuo arrivo hai fatto tutto facile senza poi ottenere quello che avevi promesso. L’impennata recente è tanto sorprendente quanto tardiva. Era già finita da un pezzo.

 

EXTRA STORY: L’angolo di Rinaldi e l’opzione Petrucci
Michael Ruben Rinaldi, ha un angolino piccolo ma è asciutto e sicuro.
Mai in discussione, è l’investimento di Bologna. Il rinnovo parla chiaro e la mancanza di risultati non è attribuita all’Italiano.
E chi cerca a tutti i costi la storia dei movimenti di Petrucci, rimarrà deluso.
Realmente interpellato, non è mai stato della partita, né per sostituire Redding, né per andare al posto di Rinaldi.
L’italiano aspettava KTM e KTM è in qualche modo arrivata.
La relazione con Ducati non è mai andata oltre una chiacchierata preliminare. E sempre bello mettere un po’ di pepe e arricchire le storie, ma certe volte proprio certe cose non esistono.

FINALE: da scrivere
Adesso che tutti i tasselli sono a posto, come andrà fra Ducati e Bautista? Sarà sufficiente aspettare e non è importante sapere adesso se funzionerà.

Era bello  raccontare la storia.



Assen: ancora Rea davanti a Redding e Razgatlioglu. Il resto è noia!

Gara1 di Assen, accorciata dalla red flag per l’incidente di Jonas Folger, offre un risultato comunque intero e corrispondente alla realtà perché a giocarsi il podio sono gli unici a sembrare piloti professionisti. Rea, Redding e Razgatlioglu.
Il resto della griglia è formata da promesse e rider in declino che ormai sono il ricordo sportivo di quello che furono.
A stupire c’è Gerloff, che parte ultimo e arriva sesto con una rimonta interrotta dalla bandiera, e i due italiani Locatelli e Bassani. Il resto è delusione. Da Sykes a Davies, passando per Haslam e Bautista.

Minicronaca della gara
In super pole il risultato è questo: Rea, Razgatlioglu, Redding, Rinaldi, Lowes, Folger, Locatelli, Haslam, Van Der Mark, Bautista.
NQ Sykes e Gerloff…

Al via quelli forti nelle prime curve sono Razgatlioglu e Rinaldi.
Malissimo Davies che si trova ventesimo fino a che Bautista fa un volo da paura. Va subito fuori anche Lowes e poi Rinaldi nella stessa curva di Bautista.
A stupire, chiaramente anche grazie ai tanti out, è Locatelli che è quarto in lotta con Van der Mark…mentre fa paura Gerloff che partito ultimo si trova in ottava posizione.
A metà gara il duello vero è quello fra Redding e Razgatlioglu, il che favorisce l’allungo di Rea, orrmai avanti di quasi un secondo.
Folger va out e c’è preoccupazione. Red flag e gara finita.
Viene interrotta qualche rimonta ma, questo è sicuro, va tutto come è giusto che vada.Rea, Redding, Razgatlioglu, Van Der Mark, Locatelli, Gerloff, Sykes, Haslam, Davies, Bassani.

Pagelline

Rea
Qui fa quello che vuole e lo va come vuole.
Niente altro da aggiungere.
Voto 10

Redding
Lotta senza paura e rischia qualcosa ma porta a casa un secondo posto. Appare insoddisfatto ma più che lamentarsi di non aver preso Rea causa red flag, dovrebbe essere sollevato per non aver dovuto gestire Razgatlioglu.
Voto 9

Razgatlioglu
Il terzo posto può anche star bene, ma nessuno mi toglie dalla testa che avrebbe potuto essere comodamente secondo.
Voto 9

Van Der Mark
La classifica dice podio, il foglio dei tempi dice che Locatelli forse avrebbe potuto raggiungerlo e lottare con lui.
Voto 8

Locatelli
Bellissima gara. Favorita da qualche ritiro, ma comunque ineccepibile. Locatelli è una delle cose più belle di questo campionato.
Voto 8,5

Gerloff
Da ultimo a…sesto. E chissà cos’altro avrebbe potuto combinare senza bandiera. Ma va davvero bene anche così. L’americano è un asso.
Voto 9,5

Sykes
Il britannico fa una gran fatica. Oggi non è proprio la sua giornata.
Voto 6

Haslam
Almeno lui finisce in piedi, ma è più facile se non spingi davvero.
Horror Honda.
Voto 6

Davies
E’ evidente che i progetti di vittoria, podio e piazzamenti di rilievo, sono da abbandonare.
Voto 5

Bassani
Oggi l’italiano perde un’occasione. Quella di fare qualcosa in più.
La gara è comunque buona e lui rimane uno dei migliori prospect in griglia.
Voto 6,5

Donington, Gara2: Razgatlioglu domina, Gerloff e Sykes sul podio. Rea si annulla, Ducati lontane!

Razgatlioglu2

Gara 2 a Donington è noiosa dal punto di vista tecnico ma segna un punto di svolta in classifica.
Jonathan Rea non è più l’uomo più in forma del circus. C’è un fuoriclasse confermato e si chiama Razgatlioglu. Al di là di come finirà, in questo momento il turco è l’uomo di ferro. E non serve nemmeno che lo faccia pesare perché sono gli altri a farsi da parte.
Nell’elite entrano anche Gerloff e BMW che, seppur momentaneamente e grazie a Sykes, vede un po’ di luce.
Buio totale, invece, per Ducati. Così buio che le bolognesi dovrebbero correre con la livrea nera. Non è tanto il perdere, che è scandaloso, quando l’effetto resa che si respira. Mancano troppe gare per poterla vivere così male fino alla fine. E mentre Rea inizia a soffrire per l’ingordigia di non voler capire di non poter essere sempre primo, altri con la sofferenza non hanno mai smesso. Honda continua a rantolare e il resto della griglia è praticamente inesistente. E’ un mondiale fatto da 6 moto, solo un paio delle quali in grado di vincere.

Mini Cronaca
Al via in testa rimane Rea ma è Razgatlioglu che parte come solo lui sa fare, sgomitanto subito con Sykes e Haslam, ormai ex padroni di casa. E’ incisivo anche Redding, nei 10 sperando che non esagera come nelle ultime uscite.
Al terzo giro Razgatlioglu è pronto per infilare Rea. Lo fa comodamente e prende già qualche metro.
Dopo sette giri, davanti è ancora tutto uguale mentre è crollato Haslam, ormai a rischio top ten.
Al giro 12, Rea impiccatissimo va out e riparte ventesimo.
Con Razgatlioglu in fuga e Gerloff saldamente secondo, fra Sykes e Redding inizia un duello per il terzo posto che finisce dopo due curve. L’uomo Ducati lo raggiunge ma sbaglia e deve rinunciare.

Razgatlioglu, Gerloff, Sykes, Redding, Van der Mark, Lowes, Davies, Rinaldi, Haslam Bautista.
Finisce così.

Pagelle

Razgatlioglu
E’ quello che ne ha di più, forte del rinnovo e della fiducia che tutti hanno di lui. Quella in se stesso, invece, mai mancata. Un fuoriclassa in pista e fuori. Al momento, nessuno è come lui.
Voto 10

Gerloff
Ha pazienza e raccoglie i frutti. Se qualcuno gli spiegasse bene che per lui c’è un futuro da star, forse sprecherebbe meno.
O forse no… ma va bene così.
Voto 9,5

Sykes
Si merita il podio e anche qualcosa in più. E’ lui quello che mette una pezza alle mancanze di BMW che sembrano risiedere più nella gestione che nel mezzo tecnico. Sykes è sempre positivo e raccoglie frutti meritati.
Voto 9,5

Redding
Gara positiva ma non da contendente al titolo. E’ evidente, comunque, che è proprio Ducati che qui è persa.
Voto 8

Van der Mark
E’ uno di quelli che a Donington sa vincere. Eppure non è nemmeno l’ombra del suo compagno di squadra.
Voto 6

Lowes
Si  deve stendere Rea, ingordo, per vedere Lowes prima Kawasaki al traguardo.
Voto 6,5

Davies
Credo che ormai sia chiaro che non ha il pacchetto per vincere, anche perché qui Ducati manca in generale.
Voto 6,5

Rinaldi
Subisce e sparisce… ai margini della top ten. Le luci di Misano sono ormai spente.
Voto 5,5

Haslam
Forte al via poi cala. Cala Honda e cala anche lui che fisicamente non sembra al top.
Voto 5,5

Bautista
Come sopra. Sofferenza tecnico fisica. Forse Honda chiede davvero troppo ai suoi.

Superbike, Donington: Razgatlioglu guida come se l’avesse rubata. Rea battuto, Ducati sotterrate!

Razgatlioglu

Pista leopardata, gara incidentata.
Va più o meno così fra cadute, lunghi, larghi e svarioni.
Eppure, a meno di stendersi come fa ormai regolarmente Redding, gli sbagli non cambiano le classifiche.
I valori rimangono quelli: Razgatlioglu e Rea sono gli unici a giocare davvero la partita, le BMW si sgretolano come giganti d’argilla e Ducati saluta definitivamente il mondiale con lo zero di Redding e le gare orribili di Rinaldi e Davies, che le prendono anche dal privatissimo Bassani.
Il resto, o non c’è, o non cambia. Gerloff spreca, gli altri annaspano. E in più ci sono anche i doppiati.
Ormai in Superbike nemmeno la pista a chiazze garantisce più lo spettacolo minimo. Tolti i due funamboli davanti, è una miseria.

MIni cronaca della gara.
Al via Razgatlioglu passa da 13° al 2° posto, subito alla ricerca di Gerloff ma il gap da colmare è di un secondo.
Mentre Rea sbanda e rischia di perdere il controllo, Redding vola davvero e chiude la gara.
Un giro è quello che serve al turco per passare il campione del mondo che poi sbaglia e terrorizza il pubblicoc con un taglio nell’erba.

Al quarto giro il turco è in fuga ma Rea non molla. Nonostante gli errori Van Der Mark non riesce ad afferrarlo ma le BKW stupiscono comunque anche grazie alla pista umida.
A seguire Sykes, Haslam, Lowes, Gerloff, Mahias, Bassanini e Locatelli a chiudere i dieci.
Bruttissima, invece, la situazione di Davies e Rinaldi.

A metà gara il vantaggio di Razgatlioglu è oltre i tre secondi mentre alle spalle di Rea, ben lontani, lottano Sykes, Lowes e Gerloff, con Van der Mark, fuori dai giochi per il podio.

A sette giri dalla fine, con un piede sul podio, Gerloff butta via tutto scivolando nell’erba. Riprende comnunque abbondantemente in top ten.
Finisce così: Razgatlioglu, Rea, Lowes, Sykes, Van Der Mark, Haslam, Gerloff,Bautista, Mahias, Bassani a chiudere i 10

Razgatlioglu
Guida come l’avesse rubata e fa capire che in Yamaha devono fare quello che dice lui. E ringraziarlo.
La gara lui la chiuder al giro 1,5.  Si può anche andare al mare.
Voto 10

Rea
Fa la gara migliore possibile per essere uno che viene sconfitto e non può difendersi.
Alla fine sa che in giornate come questa, la soluzione più intelligente è quella di capitalizzare.
Voto 9

Lowes
Per la legge che conosciamo, finisce alle spalle del suo caposquadra. Niente da dire. I valori son quelli.
Voto 8,5

Sykes
Il povero Tom si ritrova a spremere sangue dalle rape.
E quasi ci riesce.
Voto 8,5

Van Der Mark
Anche per Van Der Mark, stesso discorso, con l’aggiunta di un paio di errori senza i quali avrebbe forse potuto raccogliere qualcosa in più.
Voto 7,5

Haslam
Questa è proprio casa sua. Ci insegna a grandi e piccini.
Eppure la sua gara è figlia di qualifiche sbagliate.
Voto 6,5

Gerloff
Rookie del giorno ma anche ingenuo della settimana.
Butta via un podio che è saldamente nelle sue mani.
Talento da sgrossare.
Voto 7,5

Bautista
Meno male che era quello che buttava i mondiali. La sua Honda è ingestibile, si impenna anche nel box e ciondola come un ubriaco.
La vera gara degli uomini Honda, è arrivare alla fine.
Voto 6

Mahias
Il francese cresce regolarmente ed è sempre più vicino al top. Anche oggi, un passetto.
Voto 7

Bassani
Un’altra ottima gara di Bassani, miglior Ducati all’arrivo.
Basterebbe già questo, eppure non è tutto.
Voto 8

Misano, Gara2: finalmente Razgatlioglu, poi Rinaldi e Rea che mette una pezza!

Razgatlioglu Win

Se la superpole race è un’esecuzione, con Redding che fa il sorpasso del mese e sistema le cose in modo pericoloso ed efficace, andando a vincere la seconda, gara2, invece, è qualcosa di diverso.
Non vince Rinaldi, e ci può stare, ma ne porta finalmente a casa una Razgatlioglu, che come seconda forza del mondiale ha un disperato bisogno del gradino più alto.
Se lo guadagna di polso e di testa mentre Rinaldi soffre (nemmeno troppo) e Rea cerca di rattoppare un fine settimana che non è dei suoi. Eppure è qui che il sei volte campione fa capire come ha vinto tutti i suoi titoli. La costanza è tutto.
Per quanto riguarda il resto?
Benino la Honda (solo Bautista), meglio ancora Gerloff, che smette di sdraiarsi e sdraiare… e grandi prestazioni da parte dei nostri rookie maturi. Tutto nero, invece, in BMW e nell’altra metà del box Kawasaki.
Un discorso a parte lo merita Redding, che parla tanto ma alla fine subisce sempre. Cambia solo chi gliele dà.
Prendere nota: a Donington verrà proiettato un altro film.

Minicronaca della gara
Al via Rinaldi parte bene ma l’errore arriva in due curva.
Rea è davanti anche se in rettilineo la Ducati è strabordante.
Quello che Rea acquisisce nel misto, l’italiano lo guadagna sui lunghi.
A 18 dal termine Rea cede a Razgatlioglu e la lotta col campione in carica fa permette la fuga di Rinaldi, davanti, così come il rientro di Redding che cerca di aggiungersi al trio.
A meno 14 al carro Razgatlioglu entra e pensa alla vittoria mentre Rinaldi sembra raggiunto da Davies.
Razgatlioglu, Rinaldi, Rea, Redding, Gerloff, Lowes, Bassani, Bautista, Locatelli, con Van Der Mark che chiude i dieci!

Pagelline
Razgatlioglu
Finalmente ne vince una. Non spreca e capisce come e quando ci deve provare. Gara perfetta.
Voto 9,5

Rinaldi
Nemmeno domenica è sempre domenica. Può dirsi comunque soddisfatto.
Resta il fatto che gestendo meglio avrebbe vinto anche questa.
Ma va bene anche così.
Voto 9

Rea
Ci mette un’altra pezza e comunque è un terzo posto migliore degli altri due del week end, perchè almeno lotta un po’.
La verità è che dopo aver capito che questo non è il suo fine settimana, fa quello che un campione del mondo deve fare.
Voto 8,5

Redding
Non è chiaro cosa ci sia da festeggiare. Prende 9 secondi e a momenti deve gestire anche Gerloff. In più di lamenta di cose senza senso come il peso. I suoi problemi sono altri, tipo che troppo spesso prende gli schiaffi. Cambia solo chi glieli dà.
Voto 6,5

Gerloff
Non sembra una di quelle gare belle a cui ci ha abituati, invece la sua è una proba di maturità e intelligenza, dopo gli zeri sicuramente non necessari dei round precedenti.
Voto 7

Lowes
Sempre più anonimo. Lontano e anonimo.
Voto 6,5

Bassani
Miglior Rookie e miglior indipendente. Ok che è a casa, però c’è di che festeggiare. Senza montarsi la testa… ma è una gara top.
Voto 8

Bautista
Si becca una sufficienza piena perché con lui Honda è già molto meglio di BMW. Mentre Haslam crolla, lui cresce. Piano ma cresce.
Voto 7

Locatelli
Altra bella gara di Locatelli. Tranquillo, poche fesserie, ben assistito.
Voto 7,5

Van der Mark
Inutile infierire. Un’ottima moto mal gestita e mal sviluppata.
Voto 5

Misano, Gara1: Rinaldi davanti a Razgagtlioglu e Rea. Assaggiate un po’ ‘sto crescione Romagnolo!

Rinaldi Misano

Misano gara 1 è noiosa. Non ci prendiamo in giro.
A meno che, da tifosi non si goda per il successo di un italiano su moto italiana su una pista “italiana”, marchiata San Marino.
Da questo punto di vista è un successone e soprattutto interrompe un periodo bulimico tutto verde.
Eppure la Superbike offre ancora troppe ombre. Sono quelle delle seconde guide che in pratica non esistono, delle BMW in crisi nera, e delle Honda che fanno, almeno una, ma solo una, il possibile.
Le note positive? I rookie Italiani… quelli ci sono.
Ma nella gara di casa non fanno testo. Solo che noi ce li godiamo ugualmente.

Micro cronaca
Al via Rinaldi insiste subito su Rea e forza la mano.
Rischia ma gli va bene e rimane in testa.
Alle sue spalle, appunto Rea, Redding e Razgatlioglu che fa meno di quel che sembra.
La gara scorre senza scossoni. Rinaldi tiene un paio di decimi di vantaggio ma dietro di lui succede davvero ben poco.
Rea, Razgatlioglu, Redding, Lowes, Davies, Bautista, Bassani e Locatelli che chiude i dieci. Il resto è davvero tutto molto lontano, soprattutto le seconde guide di BMW, Honda e Yamaha.
A 12 dal termine Rea sbaglia e perde la gara pur rimanendo in piedi. Non va altrettanto bene a Davies un paio di giri dopo, out mentre è settimo alle spalle di Sykes.
A cinque dal termine Rinaldi è saldamente al comando davanti ai “soliti” inseguitori mentre si segnala la gara esemplare di Bassani e Locatelli, comodamente in top ten.
Dopo aver dominato nelle sessioni di qualifiche, superpole esclusa, il delfino Ducati porta a casa la prima vittoria nella gara in cui da lui ci si aspetta di più.
Rinaldi, Razgatlioglu, Rea, Redding, Lowes, Bautista, Bassani, Sykes, Locatelli e Van Der Mark a chiudere i dieci!

 

Pagelline

Rinaldi
Assaggia sto crescione… è romagnolo.
Questo deve aver detto Rinaldi in occasione della sua tanto prematura quanto indovinata entrata su Rea a curva 1 del giro1.
Eppure la gara si è decisa lì. Poi è stato quasi come compilare un modulo. Rea gli fa un regalo che forse non gli serve.
Voto 9,5

Razgatlioglu
E’ andato in pellegrinaggio a Tavullia ma evidente non ha bevuto l’acqua. Mai della partita, prende, lui sì, un regalo da Rea.
Altrimenti sarebbe “semplicemente” terzo.
Voto 8,5

Rea
Non riesce nemmeno a cadere quando “non ne ha”. I mondiali si vincono da predestinati. E ridurre i danni quando non si può fare di meglio, è il modo migliore per portare a casa i titoli.
Voto 8

Redding
Non è lui la prima guida Ducati a Misano. Sembra evidente.
Ma ogni volta per un motivo diverso, Redding trova il modo per non vincere il campionato.
Voto 6

Lowes
E’ evidente che c’è un magnete che lo tiene dietro a Rea qualsiasi cosa gli succeda. Comunque Lowes, arriva dopo.
Voto 6

Bautista
La Honda vale quanto Haslam. Bautista ci mette tanto del suo. E oggi non si stende nemmeno.
Voto 7,5

Bassani
Voto bello tondo ad un pacchetto pilota/team che stupisce ogni volta. Ok, qui si gioca in casa, ma è la gara è davvero da ricordare.
Voto 8

Sykes
Ogni gara è una seduta dallo psicologo, per Sykes. Nonostante finisca le gomme, nessuno fa meglio di lui sulla tedesca.
Ma non doveva essere la moto da battere?
Voto 6,5

Locatelli
Bravo anche lui. Meglio di tanti altri da cui ci si aspetterebbe di più. Eppure si può crescere.
Voto 7

Van der Mark
I presupposti erano altri. E anche le dichiarazioni, gli intenti, e la stampa amica, avevano altre attese. Piadina asciutta
Voto 5