In un week end ungherese in cui ci si attende un altro colpo di Aprilia, è Marc Marquez a prendere tutto. Pole, giri veloci, e vittorie di entrambe le gare. Raggiunge quota 100 vittorie insieme a Ducati che coglie il successo n100 in MotoGP, nell’anno del suo centenario!
Il tutto con “apparente” facilità. Gli sta dietro, fin che può, solo Acosta, mentre sui due podi si alternano Bezzecchi e Bagnaia.
Ma è la domenica che si riapre il campionato. Lo riapre Martin che fa uno strike pesantissimo dal punto di vista della classifica, togliendo di mezzo tutti, ma proprio tutti, i protagonisti, incluso se stesso. Indovinate chi ne approfitta? Uno che non ci dovrebbe nemmeno essere. Con due gare, tutto sommato, piacevoli! Nel frattempo, cercate cos’è la FORCHETTA UNGHERESE!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marquez, Acosta, Bezzecchi, Fernandez, Aldeguer, Martin, Moreira, Bastianini Bagnaia.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Marquez, Acosta, Bagnaia, Ogura, Marini, Moreira, Lecuona, Miller, Bastianini, Binder.
Bella la sprint. Non bellissima, però. Davanti Marquez fa capire chi comanda. E poi se ne va. Dietro, fra chi amministra e chi si sbraccia, succede qualcosina, ma niente di che. Degni di nota, Acosta, che ci prova sempre, e Moreira, sempre più presenza fissa. Gli altri, comunque, tutti lottatori. La “garetta”, però, lascia un dubbio: Marquez ci sarà anche per la lunga oppure la sprint è tutto ciò di cui si può accontentare? Non resta che aspettare.
E infatti la gara lunga parte con gli stessi presupposti. Quelli forti, veramente più dotati, sono Marquez e Acosta. Gli altri devono inseguire. Ma alla prima curva Martin riapre il campionato. Perde la moto e fa secche tre Aprilia: la sua, Bezzecchi e Fernandez. Sdraia anche Aldeguer e Di Giannantonio. L’elite della classifica tranne Acosta, è mandata a casa. Si salverà solo Di Giannantonio che prenderà anche 4 punti, ripartendo e finendo addirittura davanti a Morbidelli (quest’ultimo, da pensionare senza se e senza ma).
La gara va avanti e si regge sui duelli fra Marquez e Acosta. La spunta il 37 che va anche via ma la soft non dura quanto la media di Marquez. I due prima si combattono a distanza a suon di giri veloci (mai visti così tanti) e poi in un duello da maschi alfa. La spunta Marquez che poi va anche via per sempre. Ma Acosta non ha nulla da recriminare: come al Mugello si assiste al duello fra un pilota rotto con una moto sana e un pilota sano con una moto “rotta”. Questa volta vince il campione in carica.
Cos’altro c’è di bello? Marini e Miller in veste top player (mai visti ultimamente), Ogura che rimonta da matto e li buca, e un Moreira ormai presenza fissa alle tavolate di lusso.
Un discorso a parte lo merita Lecuona. Ok che ne mancano tanti ma, moto, gomme, freni mai visti, questo arriva e va così. STUPEFACENTE. Lecuona è una povera vittima dei capricci isterici di una KTM morente, che ha bruciato lui, Petrucci, Gardner e Augusto Fernandez.
Tornanro alla gara, solitario, invece, Bagnaia, che si prende il podio correndo in una bolla. La sua è una gara da separato in griglia. Se la fa tutta da solo e fa bene. Un podio è oro.
La sintesi? Ducati rinate, Aprilia ridimensionate.
Eh già perché nella sprint si sono viste tante moto di Bologna e nella lunga, comunque sarebbero state competitive. Avremmo avuto delle Aprilia sul podio? Quasi sicuramente, ma non ci sarebbe stato quel dominio che abbbiamo visto al Mugello.
Nel frattempo la classifica si è accorciata.
La classifica: Bezzecchi 180, Martin 160, Di Giannantonio 138, Acosta 132, Marquez 108, Ogura 105 e Bagnaia 99. 72 punti da recuperare, per Marc Marquez, sono tanti o si può fare?
In un Mugello caldissimo, in tutti i sensi, con un parterre da F1 e un totale di 178.000 presenze per il week end, Ducati si lecca le ferite e porta a casa le briciole. Aprilia, invece, domina un po’ con tutti i piloti e la fa da padrone.
Una gara sprint sorprendente e una gara lunga spettacolare.
La cosa incredibile? Tutto buono. Ognuno fa il suo dovere e va anche oltre, ma i valori in campo, quelli attuali, sono chiari. Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre e fa soffrire!
L’unico interrogativo. Piloti che performano e il giorno dopo spariscono. Oppure desaparecidos che ritornano e vincono, è una cosa che non è chiaro come possa accadere. Sarà la tecnologia.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Fernandez, Martin, Di Giannantonio, Bezzecchi, Marc Marquez, Aldeguer, Bagnaia, Ogura, Acosta.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Bagnaia, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Marquez, Aldeguer, Fernandez, Moreira.
Bella la sprint. La porta a casa Fernandez che capisce quando aspettare e poi cala la zampata. Illude anche di poter essere raggiunto. Quando Martin ci crede, lui allunga ancora. Sembra lui il veterano che gioca al gatto col topo. Questo ragazzo attualmente non ha un contratto. OK?
Di Giannantonio ci mette una pezza e fa terzo. Al traguardo è fuori dalla gioia. Fa bene. Se lo è meritato.
Fanno il loro anche gli altri, a partire da Marquez che è alla prova tenuta fisica. Deve capire se la domenica per lui sarà possibile o impossibile e secondo me riceve segnali buoni dal punto di vista del rendimento e cattivi dal punto di vista della fatica che dovrà fare se vuole rimanere in partita. Vietato cadere.
Per tutti, è la gara lunga che conta e infatti lo stesso Bezzecchi non rischia troppo, ma intanto Ducati è battuta. I piloti di Bologna fanno il loro dovere, ma devono cedere.
La gara lunga è un’altra cosa. Bezzecchi non se ne va. Tocca ad altri e questo gli consente di fare una di quelle gare che ci si aspettano da lui. Primo dopo aver lottato. La vittoria vale ancora di più perché arriva dopo scontri diretti in cui non perde la testa e dice la sua.
La cosa bella è che è un Mugello pulito. Non ci sono scorrettezze (forse Ogura manda un po’ largo Marquez ma ci sta), non ci sono episodi da riguardare. E’ veramente una gara ok, con pochi crash (Bastianini e Rins) e un solo ritiro (Crutchlow che non ce la fa).
Il resto è una lotta continua. Marc Marquez che deve lottare contro Acosta e Ogura, vale il prezzo del biglietto. La guerra dura 10giri e lo spagnolo della Ducati alla fine cede, ma non senza vendere cara la pelle. Del resto è qui per vedere se funziona e… ancora non funziona, almeno secondo le sue dichiarazioni. “Moto OK, manco io”, dice il 93. Sarà ma non sembra proprio. Bagnaia tiene il punto e fa un garone, ma a momenti Ogura lo buca. Il podio è meritato ma le Aprilia van tutte forte. Forse, un unico appunto che si può fare a Pecco, è che ormai sia più concentrato sull’essere la miglior Ducati che sull’essere il migliore in assoluto. Ma al Mugello sa ancora come si fa e si salva così, con un podio che l’anno scorso non è arrivato perché c’erano i Marquez.
Per quanto riguarda l’enigma Acosta, bisogna sempre capire cosa manchi a lui e cosa manchi alla moto. Si può pensare che se mette dietro Marquez con una KTM, a parità di moto farà un bagno di sangue. Oppure si può pensare che Marquez lo tenga dietro 10 giri nonostante sia ancora rotto. Parlerà il tempo. Però di sicuro il Marquez che ha, sì lottato, ma poi ha ceduto facendoli andar via per non avere “rogne”, non è quello che conosciamo. Sembra come dire: ok, io mi fermo qui perché sono in convalescenza e ho promesso di non esagerare.
Diverse le gare dei protagonisti del sabato. Di Giannantonio si trova 12° alla prima curva e passa la gara a metterci una pezza. Fernandez fa un pasticcio e, anche lui, deve risalire.
Ma ci sono i compagni di squadra e tutti, davvero tutti, fanno la miglior gara possibile. Persino le Honda, forti il sabato con Moreira, la domenica si dibattono con Mir che stranamente, non la lancia.
C’è solo una certezza, ed è doppia: le Yamaha sono da film dell’orrore, tutte.
E Morbidelli ha già la testa non si sa dove. Con una Ducati, al Mugello, non si può passare la gara a lottare con le Yamaha per prendere un punto o due. Non ha senso.
Bilancio? Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre, e fa soffrire.
Avremmo potuto vedere qualcosa di diverso con un Marquez in forma? Forse un risultato tutto suo, ma non il dominio generale che abbiamo visto negli ultimi anni. Decisamente no.
La classifica: Bezzecchi 173, Martin 156, Di Giannantonio 134, Acosta 103. Ogura 92 e Fernandez 87. Tutto chiaro chi comanda?
In una delle piste più pericolose del motomondiale va in scena un week end con una sprint accettabile e una gara lunga fantozziana. Vittoria meritata di Di Giannantonio dopo due red flag che hanno tolto dai giochi (e mandato in ospedale) Alex Marquez, Johann Zarco e dalla lotta Martin, Acosta e altri.
Fra pericoli intrinsechi ed eccesso di agonismo, si rischia grosso.
Volano gli stracci al box Aprilia (tensioni con il team Trackhouse) e all’interno del box factory. Ducati rimedia il risultato ma riempie l’infermeria.
La verità è che chi ha vinto non ha rubato niente ma i veri meritevoli, quelli forti nel fine settimana e in gara, o sono stati abbattuti o hanno perso la testa.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Alex Marquex, Acosta, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Zarco, Bagnaia, Morbidelli, Ogura, Bezzecchi
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Di Giannantonio, Mir, Aldeguer, Bagnaia, Bezzecchi, Quartararo, Marini, Binder, Ogura, Moreira. Mir sarà poi penalizzato di 16 secondi per pressione irregolare degli pneumatici e quindi Aldeguer e poi, a seguire, avanzeranno di una posizione.
Bella la sprint, senza le complicazioni di FP e qualifiche che avevano già mostrato qualche caduta di troppo. Le Aprilia factory iniziano male e finiscono o out o dietro, mentre le Trackhouse vanno forte e con Acosta, solo lui, sono l’unica alternativa a Ducati.
Non c’è molto altro da dire. Alex Marquez è il più forte senza se e senza ma.
Non ci fosse l’incidente di domenica, quello della prima red flag, avrebbe probabilmente una doppietta.
Nella gara lunga si vede subito che quelli forti non sono quelli in testa al campionato.
Alex Marquez, Fernandez, Acosta, Di Giannantonio, mentre le Aprilia arrancano e annaspano con il solo Martin a fare il suo.
Il problema tecnico di Acosta si trasforma in dramma. La moto si ammutolisce in rettilineo e Alex Marquez, seppur non in pieno, lo centra ed è il disastro. Prima red flag, Di Giannantonio che si vede passare una forcella ad un palmo dalla faccia e detriti ovunque, la scampa. Alex Marquez, invece, si fa un giro un elicottero (sembra che sia fuori pericolo).
Il re start dura poco perché un altro incidente causato da Zarco che coinvolge anche Bagnaia e Marini, fa sventolare un’altra bandiera. Il francese lascerà l’impianto sportivo in ambulanza e si attendono news.
Martin viene steso invece da Fernandez. Contatto dubbio ma tanto basta perché l’ex campione del mondo è già furioso ed indiavolato di suo. Cercherà di regolare i conti al box dove già il ceo di Aprilia va a dirne quattro a Brivio per la condotta dei suoi. C’è tensione fra factory e Trackhouse e all’interno dei rispettivi box, seppur per motivi diversi. L’armata Aprilia sembra più veloce che coesa. Va detto che Martin dal venerdì è tutt’altro che sereno, che dal venerdì rimedia cadute su cadute, che di sportellate oltre a prenderne ne rifila parecchie, e che con Fernandez si tratta di incidente di gara. Per quanto più forte di Bezzecchi, è anche decisamente più nervoso. E il rientro al box con scazzo isterico contro il team manager Bonora, stile Aleix Espargaro, lo conferma. Non è un bel vedere e lo colloca dal lato opposto rispetto ai professionisti di cui dovrebbe fare parte. Che poi si scusi, anche a fatica, è il minimo.
Per quanto riguarda le rogne di gara, non finisce qui. Nel finale, con Acosta già calato e fuori dalla lotta per il podio, Ogura lo lancia a muro e chiude quarto, prima di essere penalizzato di 3 secondi ed essere retrocesso al nono posto.
E’ così che Bagnaia, ma soprattutto Bezzecchi, salvano la giornata. Alex Marquez non partito, Acosta out, Ogura sanzionato, sono un regalo in un week end altrimenti davvero grigio.
Bezzecchi che in classifica potrebbe trovarsi secondo con Diggia addosso, continua a rimanere in testa.
Il leader del campionato fa fatica a fare quinto con 5 piloti fuori gioco. Non è sufficiente eppure avanza e tiene perché i suoi contendenti sono messi peggio di lui.
Se fosse andata secondo i valori in campo e non come con una roulette russa, avremmo ben altra classifica.
Questa cosa fa pensare che un ritorno di Marquez, se affamato, potrebbe ravvivare nuovamente un campionato altrimenti più rocambolesco che spettacolare. L’alto livello si è visto con Di Giannantonio, non con gli autoscontri.
La chiusura del pezzo va dedicata a Mir, splendido secondo, e a Yamaha.
Lo spagnolo non è finito e si vede che paga l’inferiorità di Honda mentre Yamaha continua ad umiliare se stessa, soprattutto adesso che è libera da Quartararo, l’unico in grado di farle vedere un po’ di luce. Nella sprint chiude i cancelli e nella lunga, poco meglio. Si salva solo Fabio. A Mir, ecco la beffa, tolgono poi anche il podio per pressione irregolare degli pneumatici. Ci sale Bagnaia e Bezzecchi riceve un altro regalo.
Complimenti ancora a Liberty Media che fa chiudere i pezzi alle 19.00.
Libidine, doppia libidine, doppia libidine coi fiocchi!
Questa citazione di alta cinematografia (Jerry Calà) rende perfettamente il week end. A Ducati va tutto male se non malissimo. Ad Aprilia, tutto benissimo.
Martin, che non vinceva dal 2024, fa doppietta, Bezzecchi tiene, e in più c’è anche Trackhouse, con Ogura al primo podio in carriera.
Ducati, dalla sua, si deve ricostruire. Vediamo i dettagli!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Martin, Bagnaia, Bezzecchi, Acosta, Quartararo, Mir, Ogura, Alex Marquez, Moreira.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Martin, Bezzecchi, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Quartararo, Bastianini, Fernandez, Aldeguer, Marini.
A Le Mans vanno in scena due spettacoli estremi. La consacrazione Aprilia, che fa doppietta con Martin e sale tre volte sul podio in gara lunga, e il dramma Ducati, che va male in gara, viene battuta dove conta e perde Marc Marquez per l’ennesimo infortunio. C’è un podio di Bagnaia nella Sprint ma non basta contro il pigliatutto di Noale e sollevare un morale a terra.
La sprint è lo squillo di trombe dei veneti. Martin domina, Bezzecchi rimedia, Bagnaia c’è ma non brilla pur essendo secondo. L’attenzione è spostata sull’incidente di Marquez la cui frattura al piede fa decidere per l’operazione… al braccio. Eh sì perché viene finalmente (ma si vedeva) comunicato che il problema vero è lì e andrà risolto approfittando dello stop per la frattura al quinto metatarso destro. Questa è una disgrazia per Ducati che però, guardando l’aspetto positivo, almeno avrà indietro un Marquez sistemato. E’ vero che la classifica è impietosa e non guarda in faccia a nessuno perché tutti fuggono, ma è comunque maggio. Tutto è molto difficile ma ancora possibile se c’è di mezzo il numero 93.
Lato Aprilia, invece, va tutto quasi benissimo. Lo strapotere della moto è conclamato, quello dei piloti, anche. Bello avere un Martin ritrovato ma il futuro dice che sarebbe meglio vincesse Bezzecchi. Lo spagnolo e Ogura, infatti, sono partenti e sarebbe dolceamaro vincere il mondiale e far sfoggiare il numero 1 altrove. Ma anche qui, va considerato il calendario. Siamo solo a maggio e Bezzecchi è tuttaltro che vinto.
L’imbecillità, invece, non ha tempo e si iniziano a sentire desideri di stop a Martin per favorire l’italiano. Non avrebbe senso mai, figuriamoci adesso.
La cosa fastidiosa è sempre legata al timing del mercato, voluto sempre più presto dalla macchina dell’informazione e delle organizzazioni. Non va bene sapere che Ducati perderà Alex Marquez, Fabio Di Giannantonio e Bagnaia e che Aprilia perderà Martin e Ogura. Si tratta dei piloti più performanti per le rispettive case e della strana situazione di dover puntare su qualcuno che si sa già che farà ciao ciao. Non c’è un competitor, Acosta incluso, che non cambierà carena. Surreale.
Tornando alle corse, la gara di domenica è un capolavoro dello spagnolo. Bezzecchi va via apparentemente sereno ma ha un drop nell’esatto momento in cui il compagno di squadra sta completando la sua rimonta dal settimo posto. Un altro giro e Bez le buscherebbe anche da Ogura.
Invece il romagnolo salva il secondo posto e la leadership in classifica ma deve, due giorni di seguito, cedere al compagno che adesso ha solo un punto meglio di lui. E un morale d’acciaio.
Sofferenza per le Ducati con Bagnaia out mentre è secondo ma già in difficoltà e Alex Marquez nella ghiaia con brutta caduta. Tiene Di Giannantonio (andrà via anche lui) ma non basta né per il podio né per stare tranquilli. Ogura è un fulmine, sale sul terzo gradino e scatena il rammarico per Aprilia che l’anno prossimo, in Trackhouse, perde sia lui che Brivio. Non va bene.
C’è gloria per altri? Visibilità per Quartararo, che fa benino con le soft e per Acosta, che fa quel che può. Scomparso negli abissi Morbidelli, anche penalizzato, mere comparse le Honda con il solito Mir a lanciarla (anche Moreira) e il solito Marini a piazzarla, ma nell’anonimato. Non c’è molto a livello di spettacolo se non per i sorpassi di Martin e Ogura e alla lotta disperata di Acosta e Di Giannantonio. Assistiamo più ad un confronto strategico e politico interno ad Aprilia: una vera guerra civile in avvicinamento, nell’attesa di sapere come si svilupperà il recupero di Marquez che, al momento del rilascio di questo articolo, ha già subito il doppio intervento di cui sopra. Solo lui può interrompere il domino nero. Un dominio, sia chiaro, ben più che giusto e meritato.
A Jerez vanno in scena due gare diametralmente opposta.
La prima è la Sprint più emozionante di sempre, la seconda è una noia mortale.
In entrambi i casi, protagonisti i Marquez Bros, che però non fanno realmente bottino. A Jerez il malloppo lo porta a casa Aprilia con Bezzecchi solido leader del mondiale!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marc Marquez, Bagnaia, Morbidelli, Binder, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Quartararo, Zarco, Marini.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Alex Marquez, Bezzecchi, Di Giannantonio, Martin, Ogura, Fernandez, Zarco, Bastianini, Aldeguer, Acosta.
Il week end di Jerez ha due facce. Quella spettacolare della sprint, dove però si assegna poco e trovano visibilità quelli che al momento in classifica faticano, e la gara lunga, che conta di più ma come spettacolo, offre meno. Anzi è una noia mortale.
Nella Sprint, lo slogan potrebbe essere Just Add Water!
Una gara assurda. Cadono tutti o quasi, per la pioggia improvvisa.
Marc Marquez la lancia a meno 4 giri dal termine e Gigi la prende malissimo.
Cade anche Alex, poi cade Acosta e cade Binder. Poi cade anche Bezzecchi che però era dietro. Nonostante la caduta Marc Marquez torna al box, cambia moto e da ultimo, la vince, approfittando degli altri che cambiavano moto e umiliando Bagnaia che sornione aveva scalato abilmente la classifica, come del resto, pacioso ma geniale, anche Morbidelli. E Martin? già finio al primo giro. Incredibile come Diggia sia arrivato quinto, pur senza sbagliare niente.
Nella sprint si vedono 3 modi diversi, tre attitudini opposte di arrivare sul podio e fare i punti. 3 modi incompatibili fra loro di reagire alle avversità e rialzarsi. Ci sono gli squali, le stelle marine e i pesci rossi che non si ricordano chi sono realmente i loro avversari.
Non servono le americanate e nemmeno gli steward protagonisti.
La MotoGP, senza additivi, è il più bello sport del mondo.
Just Add Water!
E qui si chiude un capitolo perché, il giorno dopo, sembra di guardare un altro sport.
Un asterisco sulle vicende post sprint, per le polemiche generate dal colpo di genio, niente affatto fuori dal regolamento, di Marc Marquez, rientrato ai box in modo creativo ma regolare. Il racconto televisivo della gara ha evidenziato ancora una volta un cambio di approccio evidente: dalla tolleranza quasi totale in nome dello spettacolo, si è passati a una lettura spesso orientata, fatta di allusioni e richieste di sanzioni a seconda della convenienza narrativa. Più che limitarsi a descrivere ciò che accade in pista, la sensazione è quella di una narrazione coinvolta, talvolta vicina a interessi o legami interni al paddock. Un’impostazione che, considerando il ruolo centrale di Sky Italia come unico broadcaster nazionale della MotoGP, solleva inevitabilmente qualche interrogativo sul piano dell’equilibrio editoriale. Emblematico anche il tema della scia, emerso con forza dopo le qualifiche. Si tratta di una dinamica storica del motorsport: sfruttare il riferimento di un pilota più veloce per migliorare la propria prestazione. Tuttavia, il modo in cui viene raccontata cambia sensibilmente a seconda dei protagonisti. Quando coinvolge Marc Márquez, il gesto viene spesso enfatizzato in chiave negativa. In altri casi, situazioni analoghe vengono invece descritte come collaborazione o normale dinamica di pista. Una differenza di trattamento che contribuisce ad alimentare una percezione di racconto non uniforme. Anche le reazioni dei piloti seguono linee diverse: c’è chi sottolinea pubblicamente l’episodio e chi lo gestisce senza polemiche, come accaduto nel caso tra Márquez e Fabio Di Giannantonio. Ma anche qui, il peso mediatico attribuito ai singoli episodi varia sensibilmente. Nel complesso, emerge una narrazione che tende a selezionare e amplificare i temi in modo non sempre coerente, contribuendo a costruire un racconto più vicino alla logica della rappresentazione che a quella della cronaca pura.
E adesso la gara della domenica.
La gara lunga, che conta di più, sembra la partita dei titolari che però annoiano mortalmente.
Con il Marc Marquez “vena chiusa” e sprecone che conosciamo benissimo, ad avere la meglio sul Marquez geniale del giorno prima, di fatto si chiude la gara. La sua sarà la prima e l’unica avventatezza in pista, con rumors, ancora da capire, legati a suoi problemi tecnici.
Gli altri sembrano tutti ragionieri comunali.
Il 93 butta via la gara in apertura, dividendo la moto in due nella sabbia, e sarà l’unico ad andare out per caduta, fra l’altro pare dovuta al vento oltre ad un’entrata sicuramente ottimista. Lo fa per stare dietro al fratello Alex, inarrivabile come l’anno scorso e forse anche di più. Lo capiscono tutti tranne lui che è quello che dovrebbe conoscerlo meglio.
Quello furbo è Bezzecchi, che perde due confronti diretti ma vince quello della classifica di campionato. Non può raggiungere Alex e allora pensa al bottino grosso, quello a lungo termine. Fanno così anche tutti gli altri. Una cosa “semplice” da fare… eppure…
A Jerez torna potentissima Ducati senza che comunque Aprilia perda nulla, dato che piazza le sue 4 moto nei 10 che contano. Chi soffre, alla fine, non è Ducati in quanto moto ma in quanto team factory, che vede ritirarsi anche Bagnaia per un problema tecnico.
La doppietta nella Sprint non si può ignorare ma bisogna ricordarsi che è la domenica, che si vincono i mondiali.
Il resto sono passeggianti con un ridimensionamento di KTM (a parte Bastianini che quando manca Vinales va sempre fortissimo come se gli dessero una moto vicina a quella di Acosta), la conferma del diastro Yamaha e una Honda strana in cui Zarco fa un garone, cedendo nel finale ma surclassando i due factory, a mala pena a punti.
Con tutto il bene per Alex Marquez e la sua vittoria meritata e per niente casuale (aveva vinto anche l’anno scorso), con tutto il bene per gli altri e chi si conferma in campionato, a vincere è stata la noia, che probabilmente avrebbe vinto anche con Marc Marquez rimasto in piedi eh, sia chiaro.
La classifica mondiale vede in testa Bezzecchi a 101, poi Martin con 90 punti, Di Giannantonio 71, Acosta 66, Marc Marquez 57, Raul Fernandez 54, Alex Marquez 53 e Ogura 48. Una classifica che vede il campione in carica al quinto posto con pochissimi punti in più di 3 inseguitori.
In Texas ci sono più polemiche e penalità che lotta motociclistica.
Lo steward panel cerca visibilità mentre in pista si vede solo Aprilia.
Bezzecchi è progonista, che cada o meno, Martin, stessa cosa. Vanno forte anche le Trackhouse mentre Ducati soffre. Con l’unico asterisco positivo di Bagnaia (forte nella sprint, annullato in gara lunga), i Ducatisti trovano modo anche di centrarsi fra loro. Adesso sì che è crisi. Crisi extraeuropea, ma sempre crisi è.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Martin, Bagnaia, Acosta, Bastianini, Alex Marquez, Marini, Ogura, Fernandez, Zarco
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Acosta, Di Giannantonio, Marc Marquez, Bastianini, Alex Marquez, Raul Fernandez, Marini, Bagnaia.
In Texas va in scena una versione evoluta di Goiania in cui Bezzecchi è definitivamente forte (seppur ancora imperfetto), Martin è definitivamente tornato e le Ducati definitivamente in difficoltà. Questa è crisi. Magari è crisi extraeuropea, crisi passeggera, ma sempre crisi è.
Senza Marquez non si fa molto. E Marquez è in difficoltà fisiche conclamate.
Nella sprint il 93 va a terra e porta con se Di Giannantonio. Chiede scusa e si autocondanna ma ne viene fuori un siparietto pro telecamera.
Bezzecchi invece la sprint la butta via ma è evidente che è quello che ne ha di più. Riflettori per Bagnaia e Martin. L’italiano della Ducati sembra tornato ma è solo un’impressione perché l’indomani fa molta fatica. Lo spagnolo, invece, è tornato davvero e sembra anche pronto per giocarsi il mondiale.
Sempre buone le altre Aprilia e le KTM con Acosta ma anche Bastianini. In ombra Binder (irriconoscibile) e Vinales che addirittura se ne torna a casa. Problemi fisici o forse qualcos’altro. Allo spagnolo devono girare parecchio, a partire dal presunto “scazzo” con il suo nuovo coach Lorenzo, non presente né in Brasile né in Texas.
Honda e Yamaha? presto detto: Mir quando può, la lancia, Marini fa sempre il compitino, Zarco rischia tutto e quando non combina, va nella ghiaia. Moreira è il più equilibrato di tutti e va spesso a punti. In Yamaha la foto è questa: Quartararo si impegna e Razgatlioglu cerca di imparare. In gara lunga finisce migliore fra i blu. Gli altri due, spiace, ma non esistono.
Ducati va trattata a parte. Marc Marquez è a mezzo servizio. Fa fatica anche qui. Prima sbaglia e poi, in gara lunga sconta un long lap che lo priva di qualcosa di potenzialmente simile ad un podio, ma niente di più. Bagnaia fa gli scherzi. In Sprint sembra quello di 2 anni fa, poi scompare. Di Giannantonio è forte ma non fortissimo. In crescita ma non ancora completo, il romano è quanto di meglio ha attualmente la casa bolognese. Alex Marquez è ormai in scivolo verso l’uscita mentre Aldeguer è ancora convalescente.
Alla fine, la classifica parla chiaro: Bezzecchi 81, Martin 77, Acosta 60, Di Giannantonio 50, Marquez 45, Fernandez 40, Ogura 37. Aprilia domina senza se e senza ma infilando fra i primi anche le moto satellite mentre la prima Ducati è indietro e non è nemmeno una Ducati rossa. Quando capiremo se la cosa è momentanea o definitiva? A Jerez, forse.
Dal punto di vista organizzativo, fila tutto liscio. Gli americani certe porcherie come quelle viste in Brasile, non le consentono. Però l’Organizzatore trova il modo di rendersi nuovamente protagonista a suon di long lap, penalità tardive, e scelte esibizionistiche di un Simon Crafar (sostituisce Freddie Spencer, sfiduciato perché comunicava poco) che trova sempre il modo di ricordare che esiste, quando invece il ruolo come il suo dovrebbe passare inosservato. Cosa c’è di peggio di un telecronista che cerca visibilità? Un arbitro che cerca visibilità. Crafar ha cercato, come telecronista prima e come “arbitro” adesso, tutta la visibilità che non è mai riuscito ad avere come pilota. Lo fa a suon di provvedimenti che saranno anche corretti ma, guardacaso, da quando c’è lui, si sono moltiplicati fino a diventare la regola.
Senza guardare la Thailandia o il Brasile, questi sono solo quelli presi in Texas.
Pedro Acosta (KTM): 8 secondi di penalità sul tempo della Sprint Race per aver violato il protocollo della pressione minima degli pneumatici.
Marc Márquez (Ducati): Long Lap Penalty da scontare nella gara della domenica. La sanzione è stata inflitta per aver causato la collisione con Fabio Di Giannantonio durante la Sprint.
Marco Bezzecchi (Aprilia): 2 posizioni sulla griglia di partenza per guida lenta in traiettoria (impeding) ai danni di Marc Márquez durante la Q2.
Luca Marini (Honda): 2 posizioni sulla griglia di partenza per lo stesso motivo (ostacolo a un altro pilota in qualifica).
Mir LLP che non ha scontato perché l’ha lanciata, come sempre. Il motivo è ignoto, ma di questi tempi i LLP sono in svendita. C’è il fuori tutto.
Moto3:
Alvaro Carpe (KTM): Double Long Lap Penalty per guida pericolosa e lenta durante le qualifiche, ostacolando il giro veloce di altri piloti.
Moto 2:
Piqueras penalizzato con un doppio long lap perché ha tentato di rimettere in moto il prototipo dopo la caduta. Solo tentato.
David Alonso, aveva fatto la pole, ma partirà diciassettesimo perché gli hanno trovato la pressione irregolare in Q2.
Partenza con Red flag al secondo giro e long lap per Baltus, perché alla curva 1 si è verificato un contatto che ha coinvolto diversi piloti.
La Direzione Gara ha stabilito che Baltus aveva una responsabilità diretta.
Long Lap anche per Holgado perché è caduto ed ha coinvolto Roberts.
Al di là della correttezza dei provvedimenti, sono tantissimi ma sono tantissimi anche quelli non presi per situazioni analoghe (il sorpasso di Martin su Bagnaia, la sportellata di Bezzecchi ad Acosta in gara lunga, più altri trenini imbarazzanti in qualifica). Certi provvedimenti o si prendono sempre o non si prendono mai. Invece Crafar sembra avere simpatie.
In tre gare l’organizzazione è intervenuta in ogni modo e maniera diventando, ragione o meno, la più presente della storia. Nemmeno gestisse un carcere di massima sicurezza in cui sono detenute bande rivali da punire in modo esemplare. Sappiamo che Organizzatore e FIM non sono la stessa cosa. Però sappiamo anche quanto è permeabile quest’ultima ai trend che le dicono di perseguire.
Insomma, caratteristica della MotoGP sembra essere diventata qualcosa che non si sa mai come va a finire e di sicuro non finsice in pista ma in uddicio. Il drama portato all’estremo, esattamente come temevamo. Non credo che Crafar lo faccia apposta ma di sicuro è l’uomo giusto per questo tipo di approccio stile F1. Esattamente quello che non serviva al motociclismo. Servono sponsor, non scenette.
Il week end di Goiania, protagonista un’organizzazione scandalosa e una pista indecente e non all’altezza del mondiale di uno sport in cui si rischia la vita, offre una sprint pepata e una gara lunga noiosa per l’andamento ma spettacolare per lo strapotere di chi vince. Con il ritorno di Martin si completa il potere Aprilia, mentre le Ducati soffrono e arrivano in ordine “inatteso”! Siamo solo all’inizio ma non si può fare finta di niente.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marc Marquez, Di Giannantonio, Martin, Bezzecchi, Ogura, Quartararo, Alex Marquez, Bagnaia, Acosta
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Di Giannantonio, Marc Marquez, Ogura, Alex Marquez, Aldeguer, Zarco, Raul Fernandez
Il week end di Goiania verrà ricordato purtroppo più per la vergogna di un cratere in pista che per una doppietta storica ma tant’è. Andare a correre in Brasile nella stagione delle pioggie su un asfalto scandaloso già a livello di progettazione (altrimenti drenerebbe un minimo), in una struttura che ha mostrato tutti i suoi limiti, è un insulto ai fans e a chi rischia la vita in pista.
Che poi le cose vadano, alla fine, tutto sommato in modo decente (non di più), per non dire “a culo”, non basta e non assolve un organizzatore che vuole fare l’americano ma è ancora molto lontano dall’esempio che vuole emulare. E la chiudo qui. Chi vuole andare a vedere la timeline delle assurdità del week end, trova tranquillamente tutto. Vi basti pensare che una voragine in rettilineo viene sminuita e definita “track issue” dall’organizzatore. Infierire sarebbe troppo facile. Persino la versione desktop di MotoGP.com fa cilecca. Per guardare la gara bisogna cambiare browser. Vergognoso.
Parlando di corse, la Sprint è una gara pepata. Chi dice che Marc Marquez vince facile, è perché lo vuole vedere. Di Giannantonio è vivo, molto vivo. E replica senza timori reverenziali. Ok, perde il duello ma si vede che c’è. Un altro che fa capire che è arrivato, è Martin, mentre Bezzecchi è alle prese con i problemi di comprensione che ancora ogni tanto gli capitano. Ma per chi guarda senza preconcetti e tifo i sintomi di quello che può succedere nella gara lunga, ci sono tutti. Acosta è in difficoltà e le uniche Ducati che lottano per qualcosa sono quelle che finiscono sul podio. Gli altri, ciao.
Se la sprint è l’antipasto, la gara lunga è il menu completo che consente alla realtà attuale di compiersi nel suo pieno.
Bezzecchi saluta e se ne va. Lui e Martin renderanno la gara noiosa dal punto di vista del drama e dello spettacolo. Ma è spettacolo anche lo strapotere, per chi lo sa apprezzare.
Le moto di Noale in Brasile sono le più competitive, senza se e senza ma, perché anche le Trackhouse fanno la loro bella figura.
Ducati invece si affida a Di Giannantonio e Marc Marquez. In quest’ordine. L’italiano non combatte con il Marquez migliore? Pazienza. Non è colpa sua. Subisce, replica ed ha l’ultima parola. Sticazzi, si direbbe a Roma, che usato nel modo giusto significa che non importa.
Lui oggi batte Marc Marquez e gli soffia, temporaneamente o no, il ruolo di portabandiera di Bologna, proprio nel momento in cui, in casa sua, vogliono sostituire i piloti.
La sua gara è matura, al netto dei problemi altrui, aggressiva al punto giusto. E il week end è da incorniciare. Per quanto riguarda Marquez, quello che trova nella Sprint, non lo trova nella gara lunga ma accorciata. Eh sì perché tolgono 7 giri per degrado dell’asfalto.
Sarebbe andata diversamente con 7 giri in più? Non lo sappiamo e non ci interessa niente che non sia rilevare, ancora una volta, la vergogna dell’organizzatore.
Ogura, Alex Marquez, Aldeguer e Raul Fernandez completano il quadro che vede Aprilia, al momento, migliore di Ducati. Al momento, ma così è. Il solo Zarco si infila in top ten, ancora una volta, migliore delle Honda. Cosa cerchino in HRC, avendo già lui, non è dato capire.
Mir va ad insabbiarsi e Marini è inconsistente. Moreira va già quasi come lui e di MotoGP non ne sa quasi niente.
Male le Yamaha (la Sprint è bugiarda), tornate nei ranghi le KTM, completamente disinnescato Bagnaia, che va anche in terra.
Ecco, lui servirebbe per il titolo costruttori. Per il mondiale piloti è chiaramente presto ma per il resto della posta in gioco servirebbe averlo full time e lucido. Invece sembra andato.
Se uno dice che l’Aprilia è un regalo per lui più che il contrario, è un hater?
Un asterisco su Razgatlioglu: il turco non va a punti ma va dritto in Q2. Un passo alla volta.
E adesso la classifica:
Bezzecchi 56, Martin 45, Acosta 42, Di Giannantonio 37, Marc Marquez 34, Ogura 33.
Due Aprilia davanti, due, e Ogura con un punto in meno di Marc Marquez.
E la prima Ducati, ancora una volta come classico di inizio stagione, non è quella factory.
Certo Marc Marquez senza il furto della Sprint e senza il cerchio rotto di Buriram avrebbe 15 punti in più, ma sarebbe sempre e comunque in difficoltà. Almeno fino ad ora.
Niente è definitivo e fare gli gne gneisti, ossia quelli che vanno a fare le smorfie per un paio di risultati utili a chiunque non sia Marquez, son patetici. Ma non si può nemmeno fare finta di niente.
Di sicuro, e questo è innegabile, che è già il secondo week end di seguito in cui l’organizzatore ci mette del suo e in cui, con la sua incompetenza, influenza i risultati delle gare. Provatemi il contrario, se siete capaci.
Valencia chiude un campionato tormentato, in vista di un anno di transizione poco significativo. La Ducati super dominante della stagione, sembra un ricordo mentre Aprilia sembra la prima forza. Nella sprint ok Alex Marquez, Acosta e Di Giannantonio. Nella lunga, il palco è per Bezzecchi e Fernandez. Solo Diggia è l’unica costante Ducati.
Guarda la Live di Misterhelmet con il commento della gara Sprint!
Guarda la Live di Misterhelmet con il commento della gara lunga!
I 9 a punti nella sprint: Alex Marquez, Acosta, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Bezzecchi, Morbidelli, Quartararo, Binder Ogura.
I dieci al traguardo della gara lunga: Bezzecchi, Raul Fernandez, Di Giannantonio, Acosta, Aldeguer, Alex Marquez, Marini, Binder, Miller, Bastianini.
La sprint, fra le due, è la gara che conviene guardare. Esattamente come a Portimao.
Vero che Alex Marquez fa quello che vuole ma dietro, almeno, succede qualcosa.
Bezzecchi, per esempio, poleman, la gestisce male e crea i presupposti per uno spettacolo che altrimenti non ci sarebbe. Compreso Raul Fernandez davanti a lui e una serie di altri underdog, di lusso e non. Va però detto che chi si basa sulla gara corta per fare le scommesse della domenica, sbaglia proprio tutto.
La gara lunga, infatti, vede un solo e unico dominatore: Marco Bezzecchi che fa, con Aprilia, più o meno quello che hanno fatto i Marquez durante la stagione. Se ne va e ciao, lasciando agli altri le briciole. Il problema è che non è solo. Con lui c’è un Fernandez indiavolato che quasi lo va a prendere. E ha la stessa moto. I ruoli sembrano invertiti ed è Ducati che deve salvare la faccia e affidarsi a Di Giannantonio che deve usare la sua GP25 per non interrompere la striscia Ducati sul podio. Se fosse per Gresini, non sarebbe possibile, non oggi. E se fosse per il team factory, invece, staremmo proprio freschi. Da quando non c’è Marc Marquez, il team Lenovo, nelle gare lunghe, ha fatto solo 2 punti. E li ha fatti un sottorookie, cioè uno che non è nemmeno un debuttante, ma un sostituto che si chiama Nicolo Bulega. Bagnaia, infatti, viene toccato da Zarco e non riesce a gestire la moto nella ghiaia, finendo la sua gara al primo giro. Bulega, invece prende un punticino.
A cosa è dovuto tutto questo? Un po’ di rilassatezza del team factory, evidentemente sazio e forse poco motivato, tanta buona volontà di chi ha inseguito tutta la stagione e adesso è in forma, e un po’ alle concessioni, che funzionano eccome.
Però da martedì bisogna ricominciare a rimboccarsi le maniche.
Il resto degli onori, onori minori, li prendono le KTM, che come al solito, però, perdono terreno da metà gara in poi, e i jap, ma solo con Honda.
La gara, o meglio, il campionato, per concludere, ha tre asterischi.
Il primo è per Morbidelli, che ne combina un’altra delle sue centrando Aleix Espargaro (già non si vogliono bene, i due), fermo alla casella di partenza. L’italiano partirà dai box per poi ritirarsi. A mio avviso Morbidelli deve fare un reset perché in pista è una mina vagante.
Il secondo asterisco è per i ritiri da infortunio: Vinales e Martin, mezzi rotti, fanno un pezzo di gara e poi tornano ai box, chi per scontare qualche penalità, chi per motivi contrattuali. La MotoGP è diventato un campionato in cui gli infortuni diventano decisivi e possono segnare le carriere. Con un campionato lunghissimo in cui bisogna schierare e far girare le moto a tutti i costi, ad un team servono ormai almeno 4 piloti veri, perché con i collaudatori che diventano sostituti, non si va da nessuna parte.
Il terzo asterisco è per il confronto Marquez-Bagnaia. Il primo può permettersi di farsi male a 10 gare dalla fine e vincere comunque il titolo con un distacco mostruoso.
Il secondo, invece, nelle stesse ultime 10 gare fa 14 punti, tutti nelle sprint, chiudendo a 0 ben 5 gare lunghe. Una cosa che nel team factory che ha vinto tutto, è decisamente impossibile da accettare.
Anche Ducati Lenovo deve fare un bel reset, perché senza Marquez è ai livelli di Honda e Yamaha, anzi peggio.
Ci vediamo presto per i test!
La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 467, Bezzecchi 353, Acosta 307, Bagnaia 288.
Se la sprint di Portimao è una gara frizzante (la vince Alex Marquez) ma c’è bagarre, la gara lunga è noiosa come una maratona delle sabbie e i distacchi sono dello stesso tipo.
Bezzecchi strappa definitivamente a Bagnaia il terzo posto nel mondiale e umilia tutti mentre il torinese si umilia da solo con una caduta e due prestazioni scoraggianti. Nella gara lunga,infatti, va anche per terra mentre il debuttante Bulega, va a punti.
Guarda le Live di Misterhelmet con il commento della gara!
I 9 a punti nella sprint: Alex Marquez, Acosta, Bezzecchi, Quartararo, Di Giannantonio, Aldeguer, Zarco, Bagnaia, Binder.
I dieci al traguardo della gara lunga: Bezzecchi, Alex Marquez, Acosta, Aldeguer, Binder, Quartararo, Ogura, Di Giannantonio, Zarco, Pol Espargaro.
La sprint, fra le due, è la gara che conviene guardare. Frizzante, un po’ scontata ma almenmo offre duelli anti sonno. Alex Marquez e Acosta se le suonano a lungo anche se si vede che il Ducatista è quello destinato a vincere. Ma lo spagnolo è un vero mostro e tutti rimpiangono il fatto che non sia dotato di una moto competitiva. Bezzecchi (poleman) perde il treno ma è evidente che lavora per qualcos’altro. E così sarà. Chi ne esce umiliato è Bagnaia. Penultima Ducati in pista, va a lezione anche da Di Giannantonio e Aldeguer. Il modo in cui perde 3 posizioni nell’ultimo giro e mezzo (due mentre arriva al traguardo) facendo passare anche Zarco, fa capire che ormai si è arreso. Una roba veramente brutta da vedere e preoccupante per team e factory. Gara no anche per Bulega che però va a terra solo perché paga l’inesperienza in frenata.
La gara lunga restituisce a Bezzecchi gli onori di una vittoria mai in dubbio. I distacchi fra lui e chi lo segue e fra gli stessi rispettivi inseguitori, trasforma la corsa in uno di quegli sport a partenza scaglionata dove non ci si sorpassa se non per qualche guasto tecnico. Una vera noia mortale che vede la griglia divisa in due. Davanti vanno via tutti tranquilli e ben snocciolati. Nelle retrovie, invece, succede il finimondo.
Aldeguer fa il rimontone fino a guardare da vicino il podio, Binder e Quartararo se le suonano, Zarco cala e si trova a lottare mentre le Jap in generale, valgono il prezzo del biglietto. E Bulega va a punti alla seconda uscita girando, a tratti, meglio di Marini e Di Giannantonio. il bionro paga la partenza nelle retrovie ma la gara è da incorniciare, considerati i non obiettivi.
Ancora disastro, invece, per Bagnaia, che va per terra quando è quinto. Per lui, nelle ultime 6 gare, si parla di una vittoria e 7 cadute. Una roba che se si definisce vergognosa si passa per hater astiosi, e invece è la realtà perché la classifica generale vede Pecco sorpassato e distanziato da Bezzecchi e raggiunto da Acosta.
Con l’assenza di Marc Marquez per infortunio, dovrebbe sobbarcarsi il lavoro del team come fa Bezzecchi, da un anno alla guida di Aprilia, orfana di Martin. E invece il torinese colleziona soprattutto zeri e piagnistei. Incredibile come Ducati, con 11 mondiali MotoGP nel box debba affidare ad Alex Marquez lo sviluppo della moto nuova. Poi non ci si lamenti.
Con i riflettori rubati da Bezzecchi che vince, Alex Marquez solidissimo, Acosta che deve rimandare ancora la sua prima vittoria e Aldeguer in crescita, le altre note riguardano il buio di Bagnaia, e la luce di Bulega che può davvero pensare alla MotoGP.
I giapponesi sbrilluccicano con le Yamaha ( in realtà solo Quartararo) mentre soffrono un po’ con Honda che sembra fare mezzo passo indietro. Altro non c’è.
Speravamo in un mondialito e invece abbiamo visto dell’altro.
La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 445, Bezzecchi 323, Bagnaia 288, Acosta 285.
A Sepang Bagnaia inizia bene facendo pole e vittoria nella Sprint. La sfortuna lo colpisce nella gara lunga. Buca quando era comunque già battuto da Alex Marquez. Podio per Acosta e per la sorpresa Mir su Honda. Aprilia tornate a centro gruppo!
Guarda la Live di Misterhelmet con il commento della gara!
I 9 a punti nella sprint: Bagnaia, Alex Marquez, Aldeguer (poi retrocesso), Acosta, Morbidelli, Quartararo, Bezzecchi, Zarco, Bastianini. Aldeguer sarà poi penalizzato di 8 secondi per pressione irregolare pneumatici e finirà 7° alle spalle di Bezzecchi.
I dieci al traguardo della gara lunga: Alex Marquez, Acosta, Mir, Morbidelli, Quartararo, Di Giannantonio, Bastianini, Marini, Binder, Ogura.
La sprint è una gara ancora una volta noiosa. Bagnaia va via e la domina. Non ci sono né dubbi né antatonisti per il ducatista che è forte già dal sabato con una pole strepitosa.
Alle sue spalle Alex Marquez, che congela la sua seconda posizione in campionato e Aldeguer che vince (provvisoriamente perché sarà penalizzato) il titolo di Rookie of the Year. Ok anche Acosta, che lotta contro i demoni della KTM. Morbidelli e gli altri prendono gustosi distacchi e ok, sono a punti ma molto lontani. Ottima la rimonta di Bastianini, ormai un habitue di questo tipo di gare.
La gara lunga è un’altra cosa. A sembrare imbattibile è Alex Marquez che va via praticamente subito, lasciando Acosta a lottare con Bagnaia. I due animano la gara e lo spagnolo la spunta.
L’uomo Lenovo lotta me comunque ha la peggio, già prima di incappare in una foratura che, certificata da Michelin, gli toglie pressione in un paio di giri e lo costringe al ritiro quando Alex Marquez si era già involato, Cambia poco se il sorpasso subito da Mir e, prima ancora da Acosta, sia dovuto alla foratura.
Di sicuro, se non addirittura per la vittoria, Bagnaia avrebbe lottato per il podio.
Sui gradini ci salgono, invece, Acosta, in crescita, e Mir, che riporta la Honda ai vertici dopo un lungo digiuno.
Nel week end Morbidelli non è male. Sempre meglio di Di Giannantonio, mentre le Honda sono in crescita a sprazzi. Lotta, come al solito Quartararo. Cresce nel finale, come al solito, Bastianini. Combatte, come sempre anche Binder. Nessuna novità, quindi, in top ten.
A deludere sono le Aprilia. Tolto Ogura, che va in top ten, Bezzecchi e Fernandez (che nella sprint va anche per terra), sono l’ombra di loro stessi.
A deludere, anche Aldeguer che dopo la “privazione” del terzo posto della Sprint, la lancia nella lunga. Curioso anche l’episodio del lancio nel retro box. Fortunatamente senza conseguenze.
Alla fine, una gara senza troppe emozioni, a parte qualche duello iniziale Bagnaia vs Acosta, e a parte la clamorosa sfortuna di Pecco, restituisce ancora una volta un vincitore diverso, anche se “meno diverso” dal solito.
La classifica vive, adesso, di una sola emozione. La posizione di Bagnaia che torna alle spalle di Bezzecchi per via della retrocessione di Aldeguer nella sprint, prima, e per il ritiro del ducatista, poi. Attenzione: c’è ancora margine per Acosta. 26 punti di vantaggio non sono sufficienti per Bagnaia e lo spagnolo potrebbe ancora superarlo in classifica.
Un asterisco: nel week end oltre alla seconda posizione definitiva in campionato per Alex Marquez, il Team Gresini si assicura anche il titolo di Independent Team. Quello di Rookie of the Year per Aldeguer, è solo rimandato!
La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 413, Bezzecchi 291, Bagnaia 286, Acosta 260.
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