Vinales, retroscena! Ad un passo da Ducati, Yamaha Japan lo ha voluto nonostante Jarvis. E adesso…

Vinales Piece

Non che ci sia un particolare interesse a difendere un pilota piuttosto che un altro (è roba da lasciare ad altri) però è innegabile che la situazione di Maverick Vinales sia quantomeno singolare e richieda approfondimento.

Questo suo desiderio di affrancarsi da Valentino Rossi, rivendicato in passato è un tema a cui mettere un asterisco perché potrebbe essere, nel bene e nel male, la base di una storia interessante e forse anche di qualche spiegazione, ammesso che ne serva una.
Non giustificazione, ma spiegazione forse sì perché va detto che in merito a Vinales e tutto quello che gli gira intorno, qualche elemento di valutazione in più servirebbe proprio.

Innanzitutto lo spagnolo era attesissimo al varco.
Più di Morbidelli, che aveva fatto un exploit, più di Quartararo, che lo aveva fatto l’anno prima. E più di Valentino Rossi, che solo una grave forma di ipocrisia patologica può far considerare ancora della partita.

E quindi lo spagnolo paga un pedaggio salatissimo, soprattuto nei confronti di coloro che pensano che far scontare a lui la mancanza di competitività di Valentino Rossi o di Morbidelli, possa avere un qualche valore catartico.
Il problema è che questa immaturità non nasce dai tifosi (a cui da questo punto di vista tutto può essere concesso), ma da quei media che negli ultimi mesi (e fino a novembre di quest’anno) si occuperanno di accanirsi terapeuticamente nei confronti di quello che li nutre, cercando di alleviarne il più possibile le sofferenze sportive per differenza, ossia facendo vedere quanto il mal comune possa essere una sorta di mezzo gaudio.

In sintesi: Ma Vinales non era quello “tappato” da Rossi e che senza Rossi avrebbe dovuto risorgere? Non era quello che “vi faccio vedere io cosa combino se mi lasciate dire, fare, sviluppare”?

In realtà il buon Maverick divideva il pedaggio con Marquez ma il pluricampione ha pensato bene di tornare a vincere con una vittoria che vale sicuramente di più della prima uscita in Qatar del numero 12. E quindi adesso il  n12 è da solo.

Poi, sia chiaro: chi nega che Maverick alterni gare da campione ad episodi di vagabondaggio in stato confusionale, vuol dire che è matto. Ma forse bisognerebbe anche cercare di analizzare quello che succede e perché. Analizzare non è giustificare, che è più una cosa da fans, da uffici stampa o da personaggi che tengono famiglia.
E per questo è più difficile e pericoloso.

Ripetiamolo chiaramente. Vinales in carriera di cose strane ne ha fatte e continua a farne. Ha segato Ramon Forcada (non ha senso), e recentemente Garcia per Galbusera (altro cambiamento dettato dalla disperazione e non ce ne voglia il buon Silvano). Si narra poi di una serie di scleri mestruali e numeri da soubrette anziana, alternati ad episodi di santità sportiva. Esattamente come in pista, dove è oro e fango senza alcuna prevedibilità. Se qualcuno ci raccontasse che un Maverick Vinales si alterna ad un gemello caratterialmente opposto, non sarebbe difficile crederlo.

Però non è così, e quindi va capito prima di tutto cosa gli succede in testa e intorno.

La casa dei diapason come mala gestione tecnica è messa male come Honda se non addirittura peggio, se si considerano la varietà e la profondità temporale degli errori commessi.
L’aver lasciato andare via Lorenzo, il rapporto con e fra i piloti nello sviluppo dopo la vittoria dell’ultimo titolo, la mai chiarita assgnazione dei ruoli tecnici fra i suoi piloti (lo stesso Lorenzo vs Rossi e poi Quartararo vs Vinales), gli sviluppi multidirezionali, i muri concessi, la storia delle valvole e della squalifica, la giostra dei capitecnici, una mancanza di polso generale nella gestione delle piccole cose come gli equilibri sportivi e quelli disciplinari.

La verità è che in Yamaha è sempre successo di tutto ed sono sempre state perseguite troppe strade contemporaneamente.

Il duo Jarvis-Meregalli non ha mai avuto né l’autorevolezza tecnica di Dall’Igna, né la morbidezza diplomatica e rassicurante di Brivio, né tantomeno quella carismatico dittatoriale di Puig, senza scomodare Suppo o gli altri big.
E il nostro retroscena, chiamatela pure storia, inizia da qui.

Ci sono rumors che solo recentemente sono stati lasciati fluire che parlano di una storia Yamaha, quella dal 2020 in poi, che non è andata come previsto. Nel box, infatti Jarvis e Meregalli, si erano fatti un film diverso.

Il team ufficiale 2021 sarebbe dovuto essere composto da Quartararo e Rossi, questo in virtù dell’addio di Vinales, ormai ad un passo da Ducati. Avete letto bene.

Per la firma con Bologna, mancavano solo i dettagli ma lo spagnolo preso da mille dubbi e ripensamenti, sarebbe volato dal Qatar (dove risiede), direttamente in Giappone e avrebbe firmato, proprio in azienda, un contratto che lo avrebbe rassicurato e accontentato su tutto, a partire dal siluramento di Rossi in direzione Petronas. Un contratto però che avrebbe dovuto firmare, nel caso, in un altro posto e con altri interlocutori.
Chiaramente a Iwata contano più che in Olanda, ma lo scavalcamento (che in un’azienda non si fa mai), non deve essere molto piaciuto a Jarvis, che da direttore sportivo, si troverebbe un pilota che non voleva, che ha rinnovato scavalcandolo e quindi delegittimandolo, e che, guarda un po’, va malissimo.

Da qui in poi scegliete lo scenario che volete, tanto il presente non cambia.

1) Con un Quartararo che funziona, Vinales è abbandonato al suo essere altalenante, ed è punito da Jervis, così impara a mettersi contro chi comanda sul campo. Si va dietro a chi vince.

2) Vinales sarebbe stato un disastro comunque e quindi le cose non hanno alcuna correlazione. Jarvis non c’entra e Vinales si è sportivamente tappato da solo, come ha sempre fatto negli ultimi anni.

Di sicuro c’è uno scenario n3, che si interseca comunque con i due precedenti.
Ovvero quello che vede una Yamaha che se fosse un pilota dovrebbe essere lasciata lei a piedi per prima, per aver permesso la proiezione dello stesso film per l’ennesima volta.
Il film è quello della direzione incerta e di quello sviluppo sbilanciato che lascia sempre, sistematicamente un pilota orfano.
Come successo con Vinales quando era con Rossi, fra Rossi e Lorenzo prima, e fra Vinales e Quartararo adesso.
Con l’aggravante, di essere comunque colpevolizzato quando non va.
Non una seconda guida, quindi, ma due prime guide di cui una funziona e l’altra viene vista come un peso. E viene biasimata.
Una cosa che non succede in nessun altra squadra e che quando succede è sempre e solo l’inizio di una mega implosione.

Quindi adesso Vinales, che evidentemente è un incostante, un mai contento, un indeciso, ma anche un super talento, si trova ad avere solo lati negativi. E chiede a Yamaha di poter avere quello che ha firmato nel contratto, con il dettaglio che sul campo come interlocutore c’è proprio la persona che ha scavalcato.

Alla fine, al di là dei retroscena e dello scenario scelto, la situazione non cambia. Vinales rimane quello che è, Yamaha è davanti all’ennesimo paradosso gestionale, perché anche se Quartararo rischia di vincere il mondiale, se tre piloti su quattro sono disastrosi, qualche domanda bisogna farsela, e c’è uno spreco di talento e di risorse. E in più nessuno, ma proprio nessuno, è contento.
Avrà ragione, Vinales? Parlano i punti, ma almeno c’è qualche elemento in più per valutare le cose.

Chi festeggia, è Ducati, che ha rischiato di trovarsi nel box un fantasma. Oppure magari, chissà, con lo sliding door del caso, magari in un contesto diverso avrebbe pescato un campione.

MotoGP: Marquez torna re al Sachsenring, poi Oliveira e Quartararo. Bene Aprilia, Ducati bocciate!

MM93 win

La gara del Sachsenring che consegna a Fabio Quartararo ancora una volta la leadership del mondiale, è fatta di un solo tema: Marc Marquez sì, Marc Marquez no.
E invece i temi sono tanti, nonostante la gara si basi solo sulla fuga per la vittoria del numero 93.
Ci sono le Yamaha in crisi, perché a parte Quartararo è un dramma vero, ci sono le KTM che ormai funzionano bene (Petrucci e Lecuona sono invece nel dramma), c’è l’Aprilia in crescita che prima o poi si impossesserà del podio che le spetta.
Le Honda, invece, sono destinate ad essere legate a doppio filo ad un solo uomo mentre invece, le Ducati pagano dazio.
La pur incredibile rimonta di Bagnaia non può essere sufficiente per essere felici a Bologna. Manca sempre qualcosa e se il cavallo che parte davanti non è quello che arriva per primo, qualcosa non va. Niente da dire sulle Suzuki, anonime all’inverosimile .

Minicronaca della gara
Ma proprio mini, diciamo micro. Al via Marquez al comando davanti ad Aleix Espargaro fino alle prime gocce di pioggia che poi si interrompono per riprendere qualche giro dopo.
Sono i due momenti decisivi perché con la pioggia lo spagnolo si prende due volte la libertà di rischiare tutto. E sono quelle due scelte che gli regalano una gara che sembra disegnata per lui.
Quello che succede dietro è indefinibile: disastro totale Yamaha, conferma KTM e tanti errori da parte di tutti.
Bagnaia fa lo slalom e questo significa che ci sono tante cose che non vanno. Zarco sbaglia e si spaventa, Miller come lui, ed Espargaro ci crede ma non basta. Non ci sono eventi specifici, solo dejavu.

Così comunque all’arrivo:
Marquez, Oliveira, Quartararo, Binder, Bagnaia, Miller, Aleix Espargaro, Zarco, Mir, Pol Espargaro a chiudere i dieci.

Due righe sulle qualifiche. Impensabile vedere piloti che pascolano in attesa di un gancio. Se Zarco, Miller e Quartararo hanno lavorato da soli, lo possono fare anche gli altri. Inutile pretendere correttezza dai junior della Moto3 se poi gli adulti si comportano anche peggio.

 

Pagelline
Marquez
Ok è la sua pista ma la vittoria non è scontata.
Lo spagnolo fa due scelte folli e viene ripagato.
Da lì si capisce che la storia è scritta
Voto 10

Oliveira
L’anti Marquez non concretizza ma fa comunque paura.
Ktm con lui funziona e son tre podi di fila.
Voto 9,5

Quartararo
Vedendo i compagni di marca deve bere prosecco a garganella.
Oggi quello che gli interessa è tenere in piedi il campionato e così va, e quindi è un podio che vale vittoria.
Voto 9

Binder
Appena sotto al podio vuol dire che la moto funziona. Lui è un po’ più altalenante e non ancora un top rider ma la crescita è evidente.
Voto 8

Bagnaia
E’ vero che arriva quinto dopo una gara in cui si trova anche sedicesimo ma non si può essere sempre assolti per tutto.
I top rider devono saper fare anche le rimonte, oltre a saper partire bene in griglia. Bagnaia ha tutti i numeri per non dover cercare scuse e la gara di oggi lo dimostra.
Voto 7,5

Miller
Forte, determinato, e anche pulito, ma alla fine cede.
Non ci crede ed è solo colpa sua. Al netto dei problemi, perde uno scontro diretto che non dovrebbe perdere.
Voto 7

Aleix Espargaro
Qualcuno si lamenta che è lento e che ostacola gli avversari.
La verità è che Espargaro lotta con quello che ha e dà sempre tutto. Anche quanco le cose non vanno bene, Espargaro non si tira mai indietro.
Voto 8

Zarco
Da candidato per la vittoria a vittima di una candid camera.
Crolla subito e non si riprende più.
Voto 5

Mir
Ok puntare sulla rimonta, ok anche quella di oggi, ma non ci si può basare solo su questo. Mir porta a casa una gara tanto spettacolare quanto inutili per il tipo di classifica a cui dovrebbe ambire lui.
Voto 5

Pol Espargaro
Con Marquez che vince e Pol Espargaro che chiude i dieci, si spiegano tante cose. Ossia che una moto vale quanto vale il suo secondo pilota.
Voto 5

MotoGP, Mugello. Quartararo indiscutibile davanti a Oliveira e Mir. Ducati bullizzata in casa. Che umiliazione!

Quartararo win

Nella gara più noiosa dell’anno, Quartararo e Yamaha impartiscono una lezione indimenticabile a tanti chiaccheroni.
Il francese vince alla Lorenzo e uccide una gara, oltre agli avversari, come non si vedeva fare da un tot.

Ma i veri sberloni li incassa tutti Ducati che sulla pista di casa prende una sveglia cosmica di quelle da ricordare a lungo.
Bastianini si autoelimina come il novellino che fino ad oggi non era sembrato mai, Marini pascola anni luce dalla realtà, e Miller gioca allo schiaffo del soldato non facendo a tempo a girarsi per capire da dove arriva ogni ceffone preso. Per non parlare di Bagnaia, unico antagonista ipotetico che si va a panare nella ghiaia all’inizio di tutto.
Ma questo non è nemmeno l’apice dell’orrore, perché la parte brutta è quella di una casa che porta in pista anche il rinforzo Pirro, il quale è lontano anche dai proclami di velocità di punta… smargiassate da chi ce l’ha più lungo che, in una MotoGP moderne, né bastano e né servono.

Prendere paga da Suzuki, che ha 20kmh in meno è molto brutto, ma nemmeno tanto come rischiare di prenderle da Aprilia, che tanto lontano dall’impresa, non ci va.
Per non parlare di KTM che bullizza la rossa a casa sua e con le stesse armi, usate però con un filo, anzi, un gomitolo, di intelligenza in più.
E’ incredibile come la moto potenzialmente migliore, si affidi così tanto alla muscolarità, e riesca anche a perdere.
Peggio di Ducati c’è solo Honda, che in griglia è fuori luogo come una lap dancer in chiesa. Si stendono tutti, da Marquez in giù, e fanno il peggio possibile.

Della gara c’è poco da dire, se persino Rossi arriva decimo con sei piloti out davanti a lui. Ne cadono a mazzi e ormai sempre gli stessi.
Per capire come è andata, tenendo conto che, sorpassi pochi pochi, è sufficiente guardare i primi dieci. Altro non serve.

Quartararo, Oliveira, Mir, Zarco, Binder, MIller, Aleix Espargaro, Vinales, Petrucci, Rossi.

Pagelline

Quartararo
E’ il vero re leone. Niente da aggiungere.
Pilota e moto, imbattibili.
Voto 10

Oliveira
Tocca sempre a lui sorprendere. E lo fa in casa d’altri, in silenzio, con una gara perfetta.
Compreso il thriller delle penalità.
Voto 9,5

Mir
Lui c’è sempre, e capitalizza. E’ la sua specialità.
Ma questo non è il 2020. Se vuole vincere il mondiale, quest’anno non basta.
Voto 8,5

Zarco
Estrae la baguette della velocità ma poi non regge.
Non è possibile puntare solo su questo.
Voto 8

Binder
Sarebbe bello poter festeggiare il risultato ma in casa c’è chi ha fatto meglio. Non che ci sia da lamentarsi, vedendo dove siamo.
Voto 8

Miller
Dopo la doppia vittoria, nella pista di casa, era normale aspettarsi di più. Anche la gara è una gara no.
Voto 5,5

Aleix Espargaro
Gioca la carta potenza. Non ne ha ancora abbastanza.
Il resto c’è.
Voto 7

Vinales
Il bell’addormentato. Non si può fare un week end così.
Una fragilità psicofisica allarmante.
Voto 4,5

Petrucci
Non così, non qui, non con i presupposti della sua carriera.
E’ una gara no. Non ci prendiamo in giro. Il tutto a ridosso del
rinnovo del contratto.
Voto 5

Rossi
Inutile cercare il bicchiere mezzo pieno. Non c’è.
Oggi sarebbe stato un altra gara senza punti.
Poi possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma non è un risultato da sindaco. E’ più qualcosa da impiegato comunale assenteista.
4,5

MotoGP, Jerez: Miller e Bagnaia per una doppietta Ducati! Terzo Morbidelli

Nella gara delle aspettative su Marquez, Rossi, e Quartararo va in scena la beffa delle beffe.
Per tutto il week end succedono un sacco di cose ma non sono quelle che ci si aspetterebbe succedessero.
Deludono tutti quelli che avrebbero dovuto promettere e sorprendono quelli che non ti aspetteresti.
Alla fine niente podio per Marquez, niente resurrezione per Rossi, e niente conferma per le due Yamaha ufficiali. E non è nemmeno possibile recriminare per Morbidelli, dato che forse il suo pacchetto, se non il migliore, sembra essere il più adatto a lui, ovviamente nell’attesa di “raddrizzare” le cose.

Mini cronaca
Bagnaia scatta ma è Miller in testa davanti a Morbidelli e Bagnaia, poi Quartararo, Aleix Espargaro, Mir, Nakagami, Rins, Vinales e Zarco. Chi fa paura è Marquez che inizia da subito a risalire la china, proprio mentre un altro Marquez, Alex, vola nella ghiaia. E un paio di giri dopo si spalma anche Rins, con la caduta più lenta del week end.

A meno 22 dal termine Quartararo viola la difesa di Miller e mette subito metri e decimi fra se e la Ducati. A guardare, Morbidelli ed Aleix Espargaro, silenzioso ma preciso sull’Aprilia.
A meno 16 va in ghiaia anche Bastianini mentre per il resto è noia pura in una gara che non offre nemmeno sorpassi.

A meno 10 la gara si ravviva e Miller buca un Quartararo in difficoltà, proprio mentre arriva anche Bagnaia.
La gara vera comincia a meno 8 con Bagnaia che passa Quartararo il quale viene poi giustiziato anche da Morbidelli, Nakagami e poi Mir. E’ un crollo. E in un altro paio di giri passano anche Zarco e Marquez. Scopriremo a fine gara un problema al braccio per il francese.
L’ultimo giro Miller se lo fa in carrozza per una doppietta Ducati che in una pista Yamaha non si era mai vista.
Per Ducati arriva una vittoria che non arrivava dal 2006.
Miller, Bagnaia, Morbidelli, Nakagami, Mir, Aleix Espargaro, Vinales, Zarco, Marquez e Pol Espargaro a chiudere i dieci.
Male Quartararo, e malissimo anche Rossi che chiude alle spalle del fratello.

Pagella

Jack Miller
Dopo tre gare brutte, un intervento chirurgico e tante critiche, torna nel modo migliore. A lui le scuse di tutti quelli che lo hanno giudicato inadatto al ruolo. Ovvio che una vittoria non tappa tutti i buchi… però è un inizio.
Voto 10

Pecco Bagnaia
Se dicessimo che ha capito che un secondo posto in gara sarebbe stato sufficiente, diremmo una bugia. Avrebbe voluto prendere Miller ma proprio non ce n’era. Eppure va bene anche così, perché è leader del mondiale. Anche se i punti su Quartararo sono solo due, è tutto perfetto.
Voto 9,5

Franco Morbidelli
Siamo sicuri che gli si debba dare una Yamaha ufficiale se questa combo funziona così bene? La sensazione è che la sua si basi su un equilibrio delicato che però può essere sopperito dal suo talento e dal supporto di Forcada. Del resto, visto che da privato non gli si chiede di vincere il mondiale, potrebbe andare bene anche così.
Voto 9

Takahashi Nakagami
La miglior Honda in pista è quella che non ti aspetti.
Mentre si scommette sul ritorno di Marquez e sul risveglio di Pol Espargaro, arriva lui e fa un lavorone.
Voto 8,5

Joan Mir
Alla fine c’è sempre, in qualche modo. E il duello interno con Rins, lo vince regolarmente. Peccato che oggi non basti… e possiamo parlare tranquillamente di occasione persa.
Voto 6

Aleix Espargaro
Se fosse salito sul podio non si sarebbe meravigliato nessuno, ma in realtà è che anche un sesto posto è un bel bottino per lui e l’Aprilia. Pilota concreto su moto concreta.
Voto 7

Maverick Vinales
E’ uno di quelli che risorge da metà gara in su.
Oggi però non risorge abbastanza. Va detto che la sua è una gara in salita che non soddisfa. Rimane il terzo posto in classifica.
Voto 5,5

Joan Zarco
Per tutto il week end non è veramente della partita.
Inutile dire che la gara ha lo stesso leit motiv. Non che non sia efficace, semplicemente non ne ha per stare davanti. Eppure sbaglia poco.
Voto 6

Marc Marquez
Sta tornando ad elastico. Il week end inizia bene ma poi un paio di eventi gli suggeriscono di darsi una regolata. La gara è bella, fatta di rimonta e sorpassi. Non c’è molto altro da dire.
Voto 6

Pol Espargaro
In una giornata in cui una Honda satellite a momenti sale sul podio e un pilota infortunato fanno meglio di lui, c’è poco di cui essere contenti. Pol si deve svegliare e subito.
Voto 5

L’inutilità di agitarsi per i test!

Qual è il motivo per il quale ci si eccita in occasione dei test pre campionato, MotoGP o Superbike che siano?
Nessun motivo fondato, a parte quella voglia di novità e click post digiuno, in cui ci si è arrabbattati a fare di situazioni delle news, se non addirittura, purtroppo, inventandole proprio, le situazioni… e le news.
Alla fine arrivano i test e bisogna eccitarsi. Serve al portafoglio. E la cosa trova ovviamente terreno fertile nei fitosi.
Però credetemi che con tutte le variabili c’è ben poco per cui agitarsi.
Ma vediamole, le variabili.

Temperatura
Difficile che si testi in una pista con la stessa temperatura nella quale si correrà quando verrà il momento stabilito dal calendario.
Non cambia molto, direte. Sbagliato.
In piste come Jerez, guarda caso meta abitudinaria di test, poche ore fanno la differenza. Nello stesso week end piloti con la pole hanno poi mangiato la polvere. E parliamo di ore. Immaginate quando si parla di mesi. Jerez è un esempio eclatante ma le cose poco cambiano anche nel resto dei casi.

Presenza
Se in una sessione di test manca qualcuno, come si fa a misurare in maniera concreta il valore di chi c’è?
Ma poi immaginate di essere una casa ufficiale (per i privati è diverso). Quali test saltereste? Quelli di cui avete bisogno o quelli dove andate forte?
Quindi è facile ipotizzare che chi non c’è è perché MEDIAMENTE, al netto di difficoltà economiche, non ne ha bisogno. E quindi chi c’è ha poco da gonfiare le piume.

Configurazioni e roba da provare
Ognuno nel test ha il suo programma di lavoro. Il che vuol dire che sta costruendo. Se qualcuno sta costruendo, evidentemente non fa prove di velocità o ricerca del tempo. Quindi il tempo non vale.
Per lo meno no per chi guarda e non sa cosa sta succedendo.

Tempo che non c’è
Quante volte avete letto di tempi fantasmagorici, guardacaso, senza cronometri o senza transponder? Ci sono un paio di siti specializzati in questo tipo di news.
Un team che ha il tempo, veramente pensate che lo nasconda?
Davvero pensate che il livello di segretezza delle informazioni sia militare?
Chi gira senza transponder e senza crono è perché non gli sta dando valore. Nessuno sano di mente rinuncerebbe a prendere ed immagazzinare riferimenti quando sono buoni.

Varie ed eventuali
Vi bastano gli elementi sopraelencati?
Ve ne sono altri. Piloti non ancora a posto, materiale non ancora arrivato completamente, ergonomie, configurazioni ancora allo studio, e tutta una serie di elementi che rende possibile classificare i risultati dei test per lo più come inutili.
Ma come inutili? Si fanno i test inutili?

La verità è che per sapere se qualcuno ha trovato qualcosa, è necessario essere informati su cosa stesse cercando.
E quindi i test servono, ma solo a quelli che li fanno (piloti, addetti ai lavori, etc) Non servono invece a chi sta lì a guardarli cercando di capire qualcosa.

In realtà, se proprio dobbiamo dirla tutta, servono a chi li racconta, per fa sognare i tifosi, leccare i baffi agli sponsor, e tutta una serie di attività fuffose che in realtà di contenuto per la maggior parte dei casi hanno poco. Ma servono per i click.

Ed è per questo che spesso questi test opachi, vuoti e poco comunicativi, hanno bisogno di un aiutino. Un record che non c’è stato, un tempo mai fatto, e in casi di professionalità inesistente, anche di piloti che hanno fatto il tempo senza essersi presentati, come nel caso di Bautista a Portimao con la Honda SUperbike un paio di anni fa.
Al suo posto girava Aegerther perché il buon Alvaro era giustamente con la moglie mentre gli nasceva la prima figlia.
Questo non ha però fermato qualcuno da dare la notizia di un record completamente inventato.

Per non parlare di una nota casa tedesca che ogni anno nella fase pre campionato sembra essere in grado di stupire ma poi è sempre più miseramente lontana dai risultati che contano.
Lì il problema è diverso. La creatività editoriale serve a guadagnarsi qualche banner o qualche forma di benevolenza.
Insomma, con i test ci guadagnano quelli che li fanno e quelli che raccontano al pubblico quello che vuol sentirsi dire. Chi legge, invece, continua a rimanere, confuso e felice.

MIsterhelmet Gianluigi Ragno