MotoGP, Austin: Bastianini batte Miller e Rins, Bagnaia deludente, Marquez alieno!

Bastianini, Rins, Miller, Mir, Bagnaia, Marquez, Quartararo, Martin, Zarco, Vinales.
Questi i dieci all’arrivo in Texas.
La prima cosa che salta all’occhio a chi non ha visto la gara ma solo l’ordine di arrivo, è che Ducati, pur partendo davanti con cinque moto, non è riuscita a chiudere un podio tutto Italiano negli States. La spiegazione ha due nomi: Alex Rins, irresistibile sin dall’inizio e perfetto nella sua imperfezione che gli ha impedito di vincere, e Bagnaia, che vede trionfare chiunque tranne lui, su Ducati che sono uguali se non meno aggiornate della sua.




Non sono sempre brutti i risultati di Bagnaia, e nemmeno le sue gare, ma sono incompatibili con il ruolo di caposquadra e trascinatore che qualcuno gli ha disegnato intorno.
Questa volta è Miller, che fa una gara a polso inclinato e senza strategie particolari, a rubargli l’attenzione. Miller che si è lamentato, Miller che non se lo fila nessuno, Miller che se ne deve andare. E che probabilmente lascerà il posto al dominatore della giornata.
Se non firmerà prima per qualcun altro, infatti, Bastianini è destinato al full red. E sarebbe giusto se fosse l’unica opzione possibile. Invece, non lo è.
Per Bastianini, la moto ufficiale, che potrebbe arrivare anche prima della fine della stagione per far salvare la faccia a Bologna, non è detto che sia un premio. Eppure nessuno ha il coraggio di dirlo.

Il resto della gara e dei suoi protagonisti è fatto di rimpianti. Perché le Suzuki, che vanno bene praticamente ovunque, sembra che non ci credano abbastanza da provare a vincere?
Perché Quartararo è in discussione quando invece in discussione dovrebbe essere Yamaha? Senza di lui sarebbe a fare i risultati di Morbidelli, Dovizioso e Binder. Quartararo dovrebbe ricevere un contratto in bianco su cui scrivere quello che vuole lui. Altro che decidersi.
Lo stesso contratto dovrebbe riceverlo Marquez, che dovrebbe essere incazzato come una biscia. Partito ultimo per un problema ignoto che gli ha ammosciato la moto al via, ha chiuso sesto dopo aver umiliato un certo numero di persone, commentatori italiani inclusi.

Ci sono due tipi di spettatori: quelli che pensano che MM93 senza problemi tecnici avrebbe vinto e quelli che mentono perché, per tifoseria o per gettone ricevuto, sono disonesti con loro stessi e con gli altri. Chi se ne frega che eravamo in Texas ed è da sempre la sua pista. Marquez è patrimonio dell’umanità motogpistica e Honda dovrebbe ritenersi fortunata ad averlo. Senza di lui sarebbe inconsistente come Alex Marquez, opaca come Nakagami e autodistruttiva come Pol Espargaro.
E invece è anche fortunata che il suo uomo migliore non si sia lamentato mai una volta, con tutta probabilità nemmeno questa in cui è stato evidentemente danneggiato in una pista per gareggiare nella quale ha rischiato un ritorno prematuro. Basterebbe questo.
Così come si dovrebbe vergognare chi dice che ha chiuso il gas al via per ritirarsi, o ha omesso le due volte che lo spagnolo ha battuto il suo stesso record della pista, prima dell’ulteriore best del vincitore della gara.

Nella giornata in cui le Ducati Pramac si dimostrano veramente delle moto clienti e in cui  Aleix Espargaro ritorna alla realtà venendo battuto anche da Vinales (Oliveira ci è già tornato da un paio di gare), nella giornata in cui le KTM ritornano quelle dei vecchi tempi, le cose che brillano lo fanno in modo netto e inequivocabile. Rins che non cade più, Quartararo che si prende la Yamaha sulle spalle e Marquez che è due gradini sopra tutti, anche se nessuno sa aritmeticamente, se senza problemi avrebbe battuto Enea Bastianini.
Il vincitore, già, lui. Non c’è nemmeno più da stupirsi. Nessuno avrebbe pronosticato la sua vittoria, perché ormai i più lo mettono fra i papabili per cortesia ma pensano a qualcun altro che invece ancora non vince. E’ questa la forza di Enea e del Team Gresini. Il fatto di essere considerati dei “ma anche”.
Per adesso, sta funzionando.

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