Endurance: a SPA non si vede una mazza. A rischio la 24h!

L’illuminazione ai test è un delirio. Non si vede nemmeno in auto. Gli organizzatori lo sapevano e avevano messo le mani avanti sin da Le Mans. Ecco cosa potrebbe succedere!



Questo w.e. si corre la 24h di SPA per il Mondiale Endurance.
Già a Le mans i concorrenti avevano ricevuto informazione della possibilità, volendo, di montare fari aggiuntivi.
Arrivati in Belgio, nei primi test, la scoperta del motivo dell’insolita, generosa concessione.
Durante qualche passaggio notturno in auto fra le giornate di test, qualcuno ha notato che mancava un’illuminazione sufficiente, dato che i fari delle moto non sono risolutivi.
Entro domani l’organizzazione monterà delle torrette con delle luci ma secondo molti non basterà.

In occasione del briefing piloti, voci di paddock dicono che verranno fuori una serie di proposte alternative: una 12h nella giornata di sabato oppure 2 8h sabato e domenica con un parco chiuso di 8h fra le due corse.

Se i rumors troveranno conferma, ci siamo giocati anche l’Endurance.

Pagelle Mugello 22 Bagnaia vince, Quartararo convince!

Bagnaia, Quartararo, Espargaro, Zarco, Bezzecchi, Marini, Binder, Nakagami, Oliveira e Marquez a chiudere i 10. Bagnaia imbattibile, Quartararo Miracoloso e A.Espargaro, confermato! Ottimi anche Bezzecchi e Marini e buonissime le KTM. Honda si affida a Nakagami mentre Marquez chiude il negozio per motivi di salute. Ducati fortissime ma non decisive come ci si sarebbe aspettati. Yamaha e Suzuki, indecenti!



Mugello GP; Bagnaia regola Quartararo ma il francese è miracoloso! A.Espargaro ancora sul podio!

Bagnaia imbattibile, Quartararo Miracoloso e A.Espargaro, confermato! Ottimi anche Bezzecchi e Marini e buonissime le KTM. Honda si affida a Nakagami mentre Marquez chiude il negozio per motivi di salute.
Ducati fortissime ma non decisive come ci si sarebbe aspettati ma almeno nel box non devono fingere felicità per le vittorie dei satelliti. Yamaha e Suzuki, indecenti!

 

Bagnaia, Quartararo, Espargaro, Zarco, Bezzecchi, Marini, Binder, Nakagami, Oliveira e Marquez a chiudere i 10.
La gara del Mugello è spettacolare più per gli esiti e i nomi a giocarsi la partita, che per gli avvenimenti in se, anche se risulta meno assurda delle qualifiche, quelle sì, al limite del fantascientifico.
Dopo una lunga serie di sorpassi in cui le moto italiane sono state protagoniste, Ducati vince ma convince a metà, partendo con presupposti e propositi di dominio per chiudere con un’unica moto sul podio perché le altre devono cedere.



The bike on the podium is in the position that counts, because Bagnaia wins, but that is not the way one would have expected.
In the end, the Italian GP has a hero, Bagnaia, and an anti-hero, at times more concrete, who is more convincing, Quartararo.
Because if Pecco is doomed to victory because of past zeros and the best bike in the world (all those who ride Ducati are going strong prove it), Quartararo scares for being the only one to get a Yamaha going that turns out to be shameful for the package it makes available to its riders. Otherwise we should frame them all as clueless and senile beyond decency, complete with relegation to some minor championship. Kicking the bucket. Yamaha should carry Quartararo in its arms toward the signing of any contract the Frenchman would like.

Tornando alla gara, al Mugello, ci sono anche delle conferme. Quella di Aprilia che sale sul podio con Espargaro per la quarta volta di seguito e che inizia ad avere anche un Vinales credibile, e quella delle Suzuki che definire allo sbando, è un eufemismo. Honda si affida a Nakagami perché gli altri non esistono e Marquez si accinge ad abbassare la serranda per un tot di tempo per andarsi ad operare ancora, mentre KTM, che galleggia in top ten, non dovrebbe toccare niente e invece mette in discussione Binder e Oliveira che sono gli unici che funzionano.

C’è spazio anche per la gloria degli inattesi. Per il team Gresini che vede un Di Giannantonio comunque rinato grazie ad una pole magica e ad una gara ok, con l’ombra di un Bastianini che paga la voglia di strafare, e per il team Mooney VR46 che fa, come per un copione che sembra scritto, la sua miglior gara della stagione con due piloti comodi in top ten. Fra i due da rimarcare è Bezzecchi. Decisamente migliore di Marini e a questo punto interessante anche per Ducati. Alla fine, il talento vince sempre sui favoritismi. Magari ci mette un po’, ma alla fine è quello che pesa di più.

Trattativa Marquez vs Ducati cosa c’è di vero?

La mezza verità che ci sarebbe una contrattazione fra Ducati e i manager di Marquez, è vera a metà.
Quindi un quarto di verità.

Da parte di Ducati non c’è ricerca di piloti. Ne ha in abbondanza e il problema è piazzarli. Per non parlare del fatto che offre la moto mediamente più competitiva del lotto. Non è più come una volta in cui c’erano le Ducati buone e quelle cattive. Vanno bene tutte e Bastianini, Bezzecchi e compagnia, lo confermano.
Oltre a questo Ducati è in una posizione di vantaggio contrattuale con quasi tutti i piloti che guidano le sue moto.



A parte Bagnaia, rinnovato, che costa un pochino, i rider sotto diretto contratto con Bologna sono ingaggiati a cifre plausibili, mentre gli altri non sono sotto contratto diretto. Quindi non ci sono problemi.

Non avrebbe senso per Borgo Panigale andare a cercare un pilota, Marc Marquez, che costa annualmente più dell’intera line up di Bologna messa insieme, forse il doppio, e che per di più ha delle difficoltà fisiche conclamate. Se Ducati faticasse, sarebbe anche comprensibile, ma così non è.
Almeno non al momento.

E’ anche vero che però il problema di Marquez, a detta sua e di chi gli sta intorno, non è tanto il fisico, quanto la Honda.
E’ quello che soprattutto Alzamora, questa è la parte vera, sarebbe andato a dire a Ducati, ma non per spingere Marc, bensì per spingere Alex, dato che segue anche il fratello più giovane.

Silurato da Honda, Alex starebbe cercando una sella per evitare la Moto2 e vorrebbe una Ducati qualsiasi al grido di “sono meglio di così, nemmeno mio fratello la fa andare”. La cosa è plausibilmente vera, ma per i motivi sopraelencati, nemmeno Alex Marquez risulterebbe appetibile.

Le voci che girano nel paddock, quindi, sono giuste è sbagliate.
Non è che Marquez non si sia proposto a Ducati. Semplicemente hanno sbagliato fratello.
Del resto è più bello credere alle notizie bomba che a quelle normali.

Petrucci sarcastico: “Se la sicurezza è ok, aumentate ombrelline e barbecue!

“Gli ho detto che se la sicurezza non gli interessa possono fare all in su ombrelline e barbecue. L’hanno presa male!”

Non sembra gli sia passata ed evidentemente gli girano ancora.
I siti italiani dicono di averci parlato ma nessuno ha riportato il fastidio, ancora evidente, chissà come mai. Comunque qualsiasi cosa decida, per noi va bene.



“Non saprei che dirti su questo tema. Mi sono espresso chiaramente con tutti quelli con cui ho parlato. E per quanto riguarda la decisione, non sono uno che molla, ma la pelle è sempre la mia.

Diciamo che per adesso l’idea è quella di non dargliela vinta, per cui, vado avanti.
L’unica cosa è che cambierà è l’approccio.
Volevo mantenere un clima amichevole ma loro evidentemente non sono della stessa opinione.
Nello specifico Scholtz non poteva fare granché, forse avrei fatto lo stesso, al posto suo, ma ci sono altri episodi.
E poi il problema è che in una pista così stretta, mettere il traguardo su un curvone di sesta, non sembra una cosa geniale con delle moto da oltre 300kmh.

Fortunatamente sono cascato nell’unico punto in cui non ci sono muri ma non c’era nemmeno niente altro né nessuno a controllare. La cosa assurda è che la pista pista non ha un termine e il circuito non è delimitato. Dopo la pista inizia un campo e poi dopo un po’, un bosco. Io mi sono alzato nel campo.
A sinistra, a 10m avevo la pista, dopo i pannelloni che ho sfondato, mentre a destra cercavo qualcuno che arrivasse a soccorrermi ma non vedevo nessuno e nessuno è arrivato.
Ero in ginocchio per terra a riprendere fiato. Sono rimasto lì per un po’, da solo in mezzo a un prato.

Con gli americani il rapporto sembra schietto, comunque.

“Siamo andati anche un po’ oltre con le parole. Parlo spesso con Wayne Rainey che mi chiede cosa ne penso, anche dopo Road Atlanta per la storia dell’impianto elettrico. Mi ha detto che loro usano le le loro telecamere come telecamere di servizio e se le scambiano con quelle del circuito, ma qui in Virginia non c’era niente. Non c’era semaforo, non c’era linea di partenza, non c’era niente. E’ un nastro d’asfalto non delimitato fra le colline con 2-3 capanne adibite a direzione gara.
Sabato ho chiesto se fosse normale che in quella caduta della Stock 1000 di sabato ci fossero gli air fence a pochi m dalla pista e che un pilota ci si infilasse con la testa. Per loro è tutto normale. Ci sono gli air fence, hai visto? Mi hanno detto. Manca il concetto di sicurezza come lo abbiamo noi.
Poi a loro piace far vedere i crash. Negli highlights non fanno vedere altro. Noi evitiamo ma per loro lo spettacolo è quello. Per esempio secondo loro non è d’obbligo mettere i marshall ad ogni curva.
Il fatto che non abbiano il video sulla linea del traguardo fa capire molte cose.
Ho discusso anche con il medico perché gli ho detto che dopo un incidente sarebbe dovuto venire a vedere ma mi ha detto che lui guardava la tv e che in tv era tutto a posto, quindi non ha ritenuto di muoversi dalla sua postazione perché per lui era tutto ok. Il fatto che io fossi scomparso e poi ci fosse la moto sdraiata era una cosa normale. Tutto così.
Dopo la caduta ero lontanissimo. Mi sono rialzato dopo che sono passate tutte le moto e mi sono diretto dove ho visto della popolazione avviandomi a piedi verso il paddock. Ma se fossi stato fratturato o immobilizzato o magari in mezzo alla pista, sarei rimasto lì.
Se la sono presa perché gli ho detto scherzando che a questo punto, se è tutto a posto, possono  aumentare le ombrelline e i barbecue.”

Resta da capire che succede adesso.
“Adesso niente. Ho capito che creo una specie di fastidio, che rubo la scena, che stavano meglio senza di me e quindi sono leggermente ostili. Quindi mi devo regolare di conseguenza.”

Esclusivo: Petrucci non ci sta. MotoAmerica addio! “A queste condizioni mollo tutto!”

Le dichiarazioni esclusive rilasciate a Misterhelmet a caldo dopo Gara2 in Virginia, nonostante il terzo posto alle spalle di Gagne e Scholtz sono pesanti. Saranno anche definitive?
Frenando ogni istinto di sensazionalismo giornalistico, abbiamo chiesto a Danilo se fosse sicuro e non volesse pensarci un po’, dato che si trattava di una chiacchierata informale, ma ci ha dato luce verde per la pubblicazione.

"I don't think I will continue.
I fell at almost 300kmh and rolled for 300m.
No one came to pick me up.
We can't put a doctor at every corner, they told me.
Now I have five stitches on my ankle. If they had been on my neck, I would have been dead. I also have a good abrasion and a round elbow.

                               

Alla Dakar sono caduto due volte e avevo un elicottero sopra. Alla Dakar. Qui in America secondo la FIM esiste solo una pista omologata per le corse che facciamo.  MotoAmerica ha detto che le piste non le ha e che quindi ci devono andare bene queste. Con le balle di paglia, l’asfalto butterato e gli impianti che vanno in tilt. Potrebbe andare quasi bene se ci mettessero del loro come organizzazione e sanzionassero chi non guida correttamente, ma non succede.

I got to the last corner and in order not to touch Scholtz who had gone wide, I went wide and my steering closed in 6th full.
If I had touched him it would have been even worse but certain moves are to be sanctioned.
In Atlanta they stopped the race because there was no power for the cameras. Here, however, strangely, no cameras and no pictures. So it's all right for them.
I don't think I will continue. I've been racing for 25 years, and I don't feel like getting hurt over this."



 

Queste le dichiarazioni di Petrucci rilasciate a Misterhelmet subito dopo la gara.
Vanno prese con la dovuta cautela perché rilasciate a caldo, e si sa che poi i piloti sbolliscono, ma il malcontento è evidente sin dalla giornata precedente, anzi forse cova da prima, fra aspettative deluse e riscontri non positivi su tutto il campionato…  e tutto il pacchetto, ma andiamo a ritroso.

Gara1 in Virginia è di quelle brutte, a causa di un problema elettronico che che annulla il freno motore.
Niente freno motore, niente accelerazione, niente freni, anteriore scaldato, gomme finite. Tutto il repertorio, ma nonostante tutto Danilo finisce a ridosso del podio.
Come va gara2, lo leggete sopra. Danilo ottiene un podio dopo una lotta serrata ma il prezzo è più che salato, a causa di una caduta dopo il traguardo che gli impedisce di partecipare anche alla premiazione.

La verità è che Petrucci si aspettava delle gare un po’ più rustiche, ma non di rischiare la vita per imperizia altrui, pressapochismo e gestione da altri tempi, nel senso negativo del termine.
A questo si aggiunge, ed è una considerazione dall’esterno, non di Petrucci, la situazione nel box. Il team Warhorse non sembra essere a livello di quelli con cui Danilo è abituato a lavorare per comprensione, gestione e risoluzione dei problemi e la Ducati non è una moto semplice.
La rottura del motore a Road Atlanta, Braselton, per essere stata troppo tempo in griglia a motore acceso per colpa dell’organizzazione, ne è un esempio. Come avrebbe gestito il surriscaldamento, un team Europeo?
Il comportamento bizzarro e sempre troppo differente della moto, gara dopo gara, anche a causa, dicono rumors non confermati, di alcune parti importanti cambiate per ragioni di sponsor, è un’altra prova che forse il team ha bisogno di un altro approccio se vuole far correre una testa di serie come Petrucci, su una moto superperformante ma esigente come la Panigale in un campionato “rustico” come il MotoAmerica.
In una pista come Austin, dove si può praticare del motociclismo pulito, Danilo ha surclassato gli avversari. Nelle altre gare, quasi lo stesso mettendoci del suo, ma forse Petrucci è stanco di dover sempre trovare condizioni di emergenza, che vanno oltre l’accettabile, quando si parla di stare, come tutti gli sportivi, fuori dalla zona di comfort.
Evidentemente, “essere stanchi di essere stanchi”, logora anche chi ama il suo lavoro.
Da un lato speriamo tutti che sia stato uno sfogo momentaneo e che quindi Petrucci ci ripensi, ma dall’altro, perché desiderare che un pilota continui a far qualcosa che non si sente di fare? Per chi, e con quale beneficio?

Superbike, Estoril: vendetta verde in gara2, ma Bautista convince mentre Razgatlioglu subisce ancora!

Rea si prende gara2 a due curve dalla fine su Bautista, poi Razgatlioglu, Lowes, Locatelli, Lecuona, Bassani, Rinaldi, Vierge e Fores che chiude i 10.
E’ vendetta verde, spietata, su un Bautista che comunque convince. Chi patisce è ancora Toprak, che ogni volta sembra voler trovare il modo di non vincere gare che sembrano comunque alla sua portata. Bene persino Lowes mentre Locatelli è sempre al top come Lecuona. Da segnalare Fores che fa vedere a Ottl come si guida. Che peccato lasciarlo fuori. Potrebbe essere una sintesi sufficiente ma c’è da analizzare tre modi diversi di correre. Quello rabbioso/talentuoso di Rea, che a costo di sbagliare di più qualcosa ottiene, quello intelligente e misurato di Bautista, che fa sfogare la sua Ducati controllandone la pericolosità quando necessario e con pochissime sbavature, e quello di Razgatlioglu, che forse per via della moto non riesce a fare quello che l’anno scorso era diventato per lui la normalità: impaurire e annullare gli avversari. E’ finita? Sicuramente no, ma le gare passano e diminuiscono le occasioni mentre i suoi due avversari più pericolosi prendono il largo.



Alla fine, la gara non è male, ma è lenta per via dell’asfalto leopardato. La rivitalizza Rea quando sembra finita, mentre dietro c’è distacco ma è tutto più compatibile del solito con quello che dovrebbe essere un campionato del mondo. Il trend è sempre uguale e va avanti come un cerchio che non si chiude mai.
Ormai è certo che sarà un campionato a tre. Per la verità, se continua così, quasi a due. E che manchi il campione è una delle poche cose sconvolgenti di questa serie.

Superbike, Estoril Gara1: Bautista beffa Razgatlioglu e Rea ma la SBK è un boccone avvelenato!

Bautista, Razgatlioglu, Rea, Locatelli, Vierge, Lecuona, Lowes, Redding, Rinaldi e Baz a chiudere i 10 davanti a Fores, Bassani e Bernardi. Questi i protagonisti, si fa per dire, di Gara1 a Estoril.

Rea e Razgatlioglu si comportano come se gli altri non esistessero, ed è così, ad eccezione di Bautista che porta a casa una vittoria con un organo che i suoi colleghi ascoltano meno di lui, il cervello, e una virtù che, sempre gli altri due “predestinati” a giocarsi il mondiale, sembrano non avere: la pazienza.

Bautista svolge il solo compitino (si fa per dire), di rimanere abbastanza vicino da sfruttare la bagarre infinita scatenata dai due e poi, semplicemente, ne approfitta per vincere. Col motore, si dirà, ma non è vero.



Il motore Ducati c’è, ma è solo Bautista che lo sa capire e sfruttare, se è vero che la miglior Ducati dopo di lui, affidata a Rinaldi, prende 24 secondi. Ed è vero che li prende.
Il resto, mi dovete credere, non c’è.
Locatelli è bravo, le Honda crescono, ma il gap, evidente quando si confrontano i compagni di squadra dei tre, non rende quelle della Superbike delle gare, bensì dei mini duelli.
Forse in Yamaha c’è un po’ più di equilibrio, dato che Locatelli non è troppo lontano dal campione del mondo, ma in questo caso sembra un problema di moto, mentre in altri casi il gap è umano.
La Superbike, fra infortuni a grappolo (Ottl e VDMark sono fratturati e ne avranno per tot mentre Gerloff è momentaneamente out), gap umano e moto che non c’entrano niente con le top 3, è a rischio carnevalata.

Non si può nemmeno raccontare, una gara Superbike, perché non viene nemmeno mostrata. E non viene mostrata perché, tolti i tre del podio, la gara, quasi sempre, non c’è.
Fra BMW sempre allo sbando, Honda in eterna e incompleta crescita e metà dei team privati che girano come le Supersport, sarebbe da commissariare il campionato e toglierlo dalle mani incompetenti che lo gestiscono.

Se le cose andranno così per tutto la stagione, il risultato di ogni gara sarà sempre un tris di primi, come al pranzo dei matrimoni.  Ma il resto del menu, è cibo scaduto e gli altri invitati sono tutti intossicati.