MotoAmerica, Ridge Motorsport: Vince Gagne. Petrucci sul podio con due red flag!

Gagne, Petersen, Petrucci, Scholtz, Barbera, Yates, Alexander, Gillim, DiBrino ed Escalante a chiudere i 10.

La gara del Ridge Motorsport al MotoAmerica è di una noia mortale ma sarà piaciuta da matti agli americani visto che ci sono state un tot di cadute al via e due red flag, dovute al fatto che la pista non ha vie di servizio per far accedere i mezzi. Due scivolate da turni di prove libere hanno bloccato la gara due volte, rendendo la terza partenza una faccenda da 8 giri.
Niente da fare e nessun recupero possibile per nessuno, tanto meno per Petrucci, partito quinto nonostante il secondo crono per via di una penalizzazione (è andato a stuzzicare con la spalla e tanto di dito medio quello Scholtz che lo provoca da settimane e che un istante prima gli era passato a bomba a pochi cm alla fine delle qualifiche).


     

Danilo chiude terzo e rimane in testa al campionato con 10 punti di vantaggio su Scholtz e 16 su Gagne, nonostante un week end tormentato da due rotture della moto e una rogna dopo la seconda red flag in cui ha rischiato di perdere una pedana.
Tutti e tre pesanti, comunque, i sorpassi di Petrucci su Scholtz nella prima, nella seconda e nella terza partenza con l’ultimo quasi a toccarsi.
Evidentemente la rivalità è tutt’altro che sopita, ma intanto Gagne, campione in carica, guadagna terreno. Domani sarà un’altra giornata calda!

 

PREMIERE Pagelle Sachsenring22: Quartararo domina e Bagnaia rimane di sasso!

Quartararo vince senza avversari davanti a Zarco, Miller, A.Espargaro, Marini, Martin, B.Binder, Di Giannantonio, Oliveira e Bastianini a chiudere i 10.
Disastro Bagnaia, addio mondiale, disastro Mir, super sfiga Vinales e Bastianini spento. Ottimi Zarco, Espargaro e Marini!
Telecronaca imbarazzante a livello di giustificazioni al sapore di russia con un tocco di Nord Corea.

 


   


MotoGP, Sachsenring: Quartararo batte Zarco e Miller. Bagnaia ancora ghiaia!

Quartararo vince senza avversari davanti a Zarco, Miller, A.Espargaro, Marini, Martin, B.Binder, Di Giannantonio, Oliveira e Bastianini a chiudere i 10.
Disastro Bagnaia, addio mondiale, disastro Mir, super sfiga Vinales e Bastianini spento. Ottimi Zarco, Espargaro e Marini!
Telecronaca imbarazzante a livello di giustificazioni al sapore di russia con un tocco di Nord Corea.

La MotoGP post Sachsenring rimarca una certezza.
C’è un pilota decisamente più forte degli altri, in tutte le condizioni, nonostante una moto inferiore testimoniata dai risultati disastrosi dei suoi compagni di squadra e di marca.
Quell’uomo è Fabio Quartararo e non è solo l’unico fenomeno della MotoGP attuale, ma forse anche l’unico top rider in un mondo di “normali”.
Gli altri sono infatti buoni piloti, qualcuno ottimo, che però sono destinati a brillare occasaionalmente. Senza Quartararo si potrebbero fare altri ragionamenti. Ma Quartararo, purtroppo c’è, e manca anche Marquez, quindi la realtà è amarissima.




Fatta questa analisi, la gara è fatta di episodi. Bagnaia butta via un mondiale che personalmente faccio fatica a credere che sia mai stato alla sua portata. Cercare di giustificarlo restituisce a chi lo fa il certificato di dilettante o quello di prezzolato, ammesso che non si possa essere entrambe le cose e vista l’insistenza, non lo escluderei. Le Ducati sono dei missili e ci vanno forte in tanti, a turno. Oggi tocca a Zarco e Marini, più che a Martin e a Bastianini, spento come con un interruttore che lascia meravigliati. Questa è l’altra chiave di lettura per una casa che il mondiale piloti non lo vince “anche” per questo suo doversi barcamenare fra tanti concorrenti interni che a volte diventano più un problema da gestire che una situazione di cui godere.

Oltre a questo, sembra stia per finire anche il dominio tecnico. Aprilia, con soli due piloti, uno ok (Aleix Espargaro) e l’altro sfortunato causa guasto (Vinales), dimostra che anche “motoristicamente” l’Italia delle due ruote non ha più un solo colore. Il conto potrebbe arrivare presto, forse già a partire dalla prossima stagione in cui Noale avrà un team clienti.
I resto è una sconfitta di uomini e moto. Sconfitte le Suzuki, ormai allo sbando e mono pilota, sconfitto Mir a terra, distrutte le Honda, che senza Marquez non solo non esistono ma esistono in negativo, e solo discrete, in una pista in cui dovrebbero eccellere, le KTM, che portano a casa a stento la top ten.
Godono Miller, Zarco, Marini, che sono dei turnisti del risultato, visto che gli uniti costanti sono Quartararo ed Aleix Espargaro.

Il mondiale, però, non va dimenticato, ha un candidato solo. Inutile perdere tempo a cercare antagonisti di Quartararo. Tanto vale dedicarsi al “giustificodromo” e allo “scusodromo” per salvare l’ennesimo investimento mediatico andato a male che quest’anno si chiama Bagnaia.

Rumors: VR46 Moto2 chiude i battenti? Pronto il rimpiazzo!

Potrebbero esserci un certo numero di risorse in cerca di occupazione a fine stagione (in realtà ci sarebbero già e da qui le voci), se i rumors da paddock, tutti da confermare, fossero veri.

I rumors da paddock hanno colpito duro al Sachsenring.
Parliamo della chiusura del team Vr46 Moto2, indipendentemente da una eventuale vittoria del mondiale
da parte di Celestino Vietti che sta facendo un campionato di altissimo livello nella junior class .
VR46 è già presente a livello di brand, impegnata con il team Yamaha VR46 Master Camp, e non ha quindi bisogno di spendere necessariamente altri soldi che non siano per la MotoGP.


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Nei prossimi giorni sarà passato un anno dallo sputtanamento della beffa di Tanal, di Aramco e dei falsi sceicchi e architetti non laureati che hanno fatto fare una figuraccia alla VR46, Tebaldi e Salucci in testa, e al 99% dei giornalisti nazionali e internazionali che hanno obbedito ai medesimi sul fatto di farsi gli affari propri (alcuni come Paolo Scalera di GPOne lo hanno dichiarato pubblicamente in diretta). Per non parlare del resto dei “principi” del paddock che fino all’ultimo hanno tenuto bordone ad una situazione che, sin dall’inizio, ha superato l’idiot test di chi lavora nel settore.

I soldi di Mooney, sponsor serio, sia chiaro, per quanto reali non sono di certo gli 80 milioni dello sceicco ternano con la tenda Ikea e non c’è nemmeno una mongolfiera né una Tavullia-Riyadh da inventare, per non parlare di parchi a tema e città del futuro, per cui è chiaro che i presupposti sono diversi e non ci sono soldi da buttare come si fantasticava l’estate scorsa, Il Sole 24 Ore in testa.

Prince Abdulaziz bin Abdullah Al Saud
Il principe Abdulaziz bin Abdullah Al Saud farlocco

Da qui la chiusura del cerchio che ha visto calare il sipario per il team Moto3 negli anni passati e che vedrebbe, adesso, il condizionale è d’obbligo, girare le ultime scene anche per il team Moto2.
Questo perché la stagione del team VR46 è fino ad ora positiva e sia Luca Marini che Marco Bezzecchi (soprattutto quest’ultimo), stanno “performando” decisamente meglio delle attese e quindi la soluzione migliore è quella di puntare tutto sulla classe regina perché i due stanno facendo bene. Se Bezzecchi riuscisse ad avere anche l’attenzione di qualche altro team, ci sarebbe un posto per Vietti accanto a Luca Marini e il cerchio sarebbe perfetto.
Rimarrebbero dei posti vuoti? Nemmeno per idea. Sarebbe già pronto all’ingresso Fantic Motor di cui abbiamo già anticipato qui! In sella Fabio di Giannantonio!

I rumors vengono dal paddock ed è evidente che vi siano un certo numero di risorse che sono state informate di non essere riconfermate per la prossima stagione. Ovviamente c’è sempre la possibilità che la situazione venga raddrizzata e che i rumors siano solo rumors.
Spero di sbagliarmi come per la storia di Tanal. E anche in questo caso sono disponibile a qualunque smentita.

Misano, Gara2: Ancora Bautista poi Razgatliogu and Rinaldi! Rea quarto in difficoltà!

Bautista vince ancora davanti a Razgatlioglu, Rinaldi, Rea, Lecuona, Locatelli, Bassani, Lowes, Redding e Baz. Lo spagnolo, sempre più lontano e Rea che subisce ancora. A questo punto sembra sempre più che la lotta a due sia quella per il secondo posto!

 

Se si sostituisce Razgatlioglu con Rea, Gara2 è una fotocopia di Gara1 con Bautista che aspetta quello che serve per poi andarsene alla prima difficoltà dell’avversario di turno. Niente da fare a Misano, dove le Ducati vanno tutte (o quasi) forte, inclusa quella di Rinaldi che sulla posta Romagnola è sempre al top, anche se da lui ci si aspetterebbe qualcosa di più anche in tutte le altre gare. Il suo posto è minacciato da Bassani, privatissimo e velocissimo, che combatte quasi alla pari con le Yamaha e le Kawasaki ufficiali.
Ottimo finalmente anche Locatelli e, una tantum anche Lecuona, che meriterebbe ben di più che una scorbutica Honda.
Ma è Rea che prende le botte. Il suo distacco da Bautista aumenta e la lotta, per lui, sembra essere più quella con il turco per il secondo posto che quella per il mondiale, anche se dal 6 volte campione abbiamo visto rimonte impensabili. C’è qualcos’altro? No, non c’è, perché Lowes continua a deludere e le BMW continuano a rantolare ai margini della top ten.

Superbike, Misano, Gara 1: Doppietta Ducati con Bautista e Rinaldi. Rea secondo, Razgatlioglu, out!

Bautista con record davanti a Rea, Rinaldi, Bassani, Lowes, Locatelli, Vierge, Gerloff, Lecuona e Redding col transponder a chiudere i 10!

Bautista vince di forza e cervello e batte Rea. Ottimo Rinaldi, sempre forte a Misano e ottimo Bassani. Discrete le Honda, lontano il resto! E Toprak? Out!


    In una Misano che insegna al Mugello come si rispetta il Motorsport, la gara c’è e non c’è. E’ solo quella che si fonda sul duello fra Bautista e Rea, perché Razgatlioglu va out, è vero, ma non è già più della partita. E’ Bautista, però, che stupisce, perché vince due volte. Vince di motore, perché quando serve ce l’ha, ma soprattutto di testa, perché sa aspettare, capitalizzare e entrare dove deve per spaventare Rea.
L’irlandese lotta ma non ce n’è. Si lamenta del motore di Bologna ma oggi è una giornata in cui le busca nel guidato e soprattutto le busca da un Bautista che sa dove picchiare.
Il resto della gara è fatto da Rinaldi che lotta con Bassani, delle Honda che fanno il loro percorso verso la normalità, e di un sacco di “compagni di squadra” che mostrano i loro limiti nei confronti dei loro “capitani”. Le BMW? In pratica non esistono. I resto della griglia? Troppo lontano davvero.
Ok che i tre che comandano fanno un casino che sembrano in dieci. Ma ancora non basta, soprattutto se, come oggi, i tre finisce che sono 2.
Il terzo arriva a 8 secondi, il quarto a 10, ma gli ultimi ci mettono 1 minuto e 10 in più per chiudere la gara. Ancora non va bene.

Oggi vorrei parlarvi di un circuito atipico del motoamerica.
ne parliamo perché dopo il ridge e dopo laguna seca, a fine luglo ci correrà petrucci.
In questo video vi racconto un po’ la storia della pista, alcune caratteristiche e poi vedrete Petrucci girare in ahto e commentare le curve. Lo vedrete poi anche girare in moto.
Ma non è tutto. Alla fine anche un’informazione bonus, per ricchi appassionati, che rende appunto questo circuito unico.
Se vi piace quello che vedete, iscrivetevi al canale, attivate le notifiche e scoprite come supportare Misterhelmet nei dettagli e nella description. Andiamo.

 


Moto America: Petrucci vs USA. Fa ridere ma nemmeno tanto!

Al MotoAmerica è ormai USA vs Petrucci e sarà sempre peggio.
Danilo è in testa al campionato nonostante una gara in meno, ha bastonato gli americani a casa loro e in più ha criticato l’organizzazione.
Insomma ci ha messo del suo per risultare sgradito. Ma gli americani stanno facendo di peggio, tutti insieme, tutte le volte che possono. E noi muti.

Non per fare dei luoghi comuni, anzi sì, ma agli americani, che spesso sono i migliori in quello che fanno, puoi dire bravi in tanti modi, puoi ringraziarli, ma le critiche e i consigli vanno bene solo se se li danno da soli. L’unico modo per far capire loro certe cose, è batterli. Però c’è modo e modo. Deve essere una cosa graduale, devono avere il tempo di metabolizzare ed accettare lo straniero perché in fondo non sono un popolo inospitale.
Un conto è quando vanno all’estero e prendono paga, un conto però è a casa loro in tempi troppo brevi perché siano accettabili.

 



Battere a casa loro, appena arrivati, con una moto italiana (un po’ un corpo estraneo, una Ducati che vince in quelle piste non essendo nemmeno a punto), il fior fiore della nazione, e in più criticare il loro modo di fare motociclismo (quasi tutti quelli che sono lì non ne conoscono un altro), non va bene.

Danilo è riuscito, e va detto che ha anche ragione eh, a fare tutto questo in pochi giorni. Doppietta ad Austin, unica pista decente, vittoria in Gara1 ad Atlanta prima di rompere il motore in gara 2 a causa di una gestione assurda (è mancata la corrente in tutto l’impianto e hanno lasciato le moto in griglia a bollire), e poi quarto in gara1 e terzo in gara2 in Virginia, con spallata e caduta, nonché secondo e terzo nelle due gare al Road America, nel Wisconsin, una scorrettezza subita anche lì e una moto che ancora fa fatica, essendo ancora in fase di setup.

Ma è in Virginia che Danilo, dopo essersi già espresso in critiche sulle piste, ha attaccato direttamente l’organizzazione, che dopo un volo a 280kmh lo ha lasciato da solo in un prato, aspettando che si alzasse senza nessuna assistenza e si recasse a piedi al centro medico con un perone rotto, a chiedere al Medico di Gara cosa ci facesse davanti alla TV invece che a soccorrerlo. “Alla Dakar avevo due elicotteri sulla testa, qui non mi si è filato nessuno”, ha detto Petrux. Negli stessi giorni l’americano Sean Dylan Kelly, caduto male in Moto2, veniva salvato dalle vie di fuga del Mugello da Marshall che abbiamo solo noi in Europa. Nelle piste di casa sua, sarebbe andata in un altro modo, con le buche, la balle di paglia, le giunture e i muretti a secco che vedete nelle foto.

 

Insomma in piste senza semaforo, senza linea di partenza, con Marshall che da noi non farebbero nemmeno le Minimoto e un’organizzazione di tipo parrocchiale, Danilo ha ricordato come si fanno le gare da noi, che poi è come si dovrebbero fare in generale. Niente di più, niente di meno. Come risposta, hanno contato i secondi che ha passato per terra da solo (non 2 minuti, esagerato, ma solo 56secondi!) e i cartelloni da lui abbattuti prima di rotolare nel nulla (non due, ma solo uno!), per poi dargli, in pratica, del frignone, con il supporto di tutta la stampa a stelle strisce e quella del resto del mondo servile. La nostra, per carità, cintura nera di faziosità polarizzata verso un singolo pilota con esperienza ventennale, una volta che avrebbe dovuto prendere posizione: niente. Poi parli con Petrucci quasi tutti  i giorni  e ti dice che la maggior parte di quei signori non li sente da anni. Immaginiamo che news di prima mano hanno potuto ottenere.

   

E così uno che è passato senza battere ciglio dalla MotoGP alla Dakar (unico ad aver vinto in entrambe le classi), passa per “fighetta” perché ha educatamente fatto notare che se mancano i cordoli, i semafori, l’assistenza medica, le telecamere, la linea di partenza, ma in cambio ci sono i muretti a secco, i parcheggi in curva, le balle di paglia, gli alberi, le buche i new jersey e l’asfalto che sembra quello della Flaminia verso Terni, qualcosa non va. Poi chiaro che se uno appena arrivato per coglionarli gli dice di lasciar perdere la sicurezza, che non è cosa loro, e aggiungere barbecue, le cose si complicano. Ci sta.
Ma negare che non sia vero senza aver mai sentito il pilota, è poco professionale.

Guerra a Petrucci, quindi. Agli americani e non solo non pare vero e si trovano una volta tanto d’accordo fra loro dopo essersi combattuti per anni. Gagne, campione in carica, fino al Road America l’unico a comportarsi professionalmente, cerca di buttarlo fuori e gli fa gestacci (gli va anche male e perde la gara), Scholtz è a quota 4 porcate in 8 gare fra spallate e larghi per buttarlo fuori. Persino Barbera, anche lui al MotoAmerica a chiudere la carriera, si accorge della cosa e sbrocca al Sudafricano in sala stampa… Gli altri meno, perché a Petrucci lo vedono solo a piedi nel paddock, dato che in pista gli servirebbe il binocolo. Però è tutto un complimentarsi fra loro, un aspettarsi, un giocare di squadra anche con squadre diverse, con doppiati che fanno da safety car o da gentlemen riders a seconda di chi si trovano a rallentare (ci siamo capiti), in piste che Petrucci non conosce e nelle quali prende due secondi nella prima sessione per stare davanti dalle qualifiche in poi.

Non è difficile e non sto raccontando, come gli inviati nelle americhe degli anni ’30 e potendovi fregare, un evento radio trasmesso che vedo solo io. E’ sufficiente sintonizzarsi su Eurosport per le dirette o guardare gli highlights su Youtube senza essere troppo rimbambiti. Oppure leggere i social di Petrucci che è sempre molto chiaro su tutto. Ma bisogna volerlo fare.

Per le classifiche, nessun problema. Se vince un americano sono pronte subito, se vince Petrucci, e magari va in testa al campionato, le aggiornano il martedì con calma. E’ gioia parziale, come quando al parco chiuso tocca a lui l’intervista, e allora le ombrelline se ne vanno. Non me lo invento. Basta guardare la tv, dato che la danno su Eurosport, non sul satellite della NASA. Ovviamente la stampa nostrana certe cose non le nota o on le vuole notare. Trascrive i risultati ma non si prende la briga di leggere quello che scrivono di Petrucci all’estero, dipingendolo come uno psicotico che vorrebbe che tutti si levassero per far passare “il principino”. Quello della MotoGP, lo chiamano, i riferimenti sono continui e quindi è tutto chiaro e deciso. C’è anche qualche invidioso che smentisce questo sito nonostante riporti dei virgolettati. Hai visto mai si possano rovinare i rapporti con qualche americano nel motomondiale,

Per quanto mi riguarda, io non me la sarei mai aspettata, una cosa così. Collezionista di US Cars, americanofilo da sempre, sono partito con un’altra predisposizione, avendo sempre considerato il MotoAmerica come una bomba positiva inesplosa, sia per le varie classi, baggers incluse, sia per il tipo di motociclismo che si potrebbe avere, se solo ci fosse un po’ di capacità di accettare le critiche in più, e un minimo di permalosità in meno. Un approccio un po’ pazzo, forse, un po’ retro, pane e salame, sicuramente, ma comunque genuino nelle intenzioni. Invece seguendolo con attenzione mi ritrovo a guardare Amici di Maria de Filippi con la tuta di pelle; una casta di dilettanti che non vuole aprirsi a nessuna novità e non accetta nessun consiglio, figuriamoci lezione, né tantomeno nessun “ospite”, soprattutto se può rompere le uova nel paniere, il che è strano per un campionato che cerca, dice, internazionalità, dopo essere risorto miracolosamente dal fallimento (prima si chiamava AMA, adesso MotoAmerica).  E grazie al cavolo Baz lo hanno applaudito. Mica li ha suonati come tamburi sin dal giorno 1. Nel frattempo MotoAmerica, notizia del 18 maggio, perde il main sponsor Autoparts4less. E non me lo invento io. Ma va tutto bene, magari secondo qualcuno è una bugia anche questa.

A mio avviso bisogna solo accettare che si possono imparare alcune cose e non è difficile, perché tutti gli americani che ho conosciuto, del motomondiale, del mondiale Superbike e anche di sport che ho praticato io, sono sempre state fra le persone migliori dell’ambiente. Aperte, umili, sensibili, corrette e altruiste. E quindi non si spiega come mai guardando il MotoAmerica sembra di guardare uno di quei film cliché americani di auto o moto in cui c’è l’eroe del posto, senza mezzi, che la spunta contro l’Europeo ricco, stronzo, e magari anche scorretto. E’ l’immagine che vogliono far passare.

Ma lo sanno questi chi è Danilo? Lo sanno che ha parlato chiaro ma in pista si sta trattenendo dato che per esperienza e peso (non solo tecnico), potrebbe “parcheggiarne” diversi, alla ternana, invece di subire in silenzio scorrettezze da rookies cup e continuare a giocare di fino? Non importa. Comunque vada, lo sappiamo noi.
A pensarci, Petrucci from Terni vs USA fa ridere tanto. Soprattutto perché è vero e comunque vada, la figuraccia l’hanno già fatta in tanti, inclusi i nostri. E da qui a fine torneo, possono solo peggiorare. Del resto anche i butteri batterono i cow boys di Buffalo Bill. E’ un attimo che risucceda. A casa loro.

MotoGP, Montmelo: Quartararo domina nella giornata internazionale degli errori!

Quartararo, Martin, Zarco, Mir, Aleix Espargaro, Marini, Vinales, Binder, Oliveira, Alex Marquez.
Quartararo la vince e Aleix regala il podio a Zarco festeggiando un giro prima. Ottime comunque le moto di Noale, ottime le Ducati superstiti, e discrete le KTM.

La gara del Montmelo è segnata da due elementi destinati a far prendere al campionato una direzione precisa. Il primo è la superiorità di Quartararo, che saluta la compagnia e va a vincere alla Lorenzo o alla Biaggi, il secondo è la bacheca degli orrori tecnici, caratteriali e mentali, che cambiano la gara che cambia il mondiale.



La nota è quella di Nakagami (trauma facciale e clavicola rotta per lui) che fa uno strike tanto involontario quanto immotivato e senza senso su Bagnaia e Rins, facendosi male lui stesso oltre a mettere presumibilmente fuori gioco anche lo spagnolo.  Il resto del cerchio dell’assurdo lo chiude Aleix Espargaro, che decide di festeggiare un giro prima della fine, regalando il secondo posto a Martin, il resto del podio a Zarco e un quarto posto a Miller, per non parlare di una nuova compilation di bestemmie giustamente udibile in audio mondiale dal suo box, per quanto mi riguarda DOVEROSE.
E’ una cosa pesante che grava sul morale e sulla classifica, al momento decisamente anche se non irreversibilmente compromessa.

Il resto della gara è poca cosa se non si guarda al numero elevato di autoeliminazioni. Bezzecchi, Di Giannantonio, Dovizioso, Bastianini e Bradl. Quelle che ci interessano sono le Ducati, che pur essendo competitive non sono guidate responsabilmente. Il caso Bastianini è emblematico, non è così che si va a vestirsi di rosso, soprattutto nella giornata di grazia del diretto avversario Martin che nonostante problemi di salute è il secondo migliore dopo l’inarrivabile Quartararo.
I buoni? Tutte le Ducati tranne quella dell’addormentato Miller, Mir, e naturalmente Quartararo, oltre alle Aprilia di Espargaro (già sappiamo) e Vinales, che qualcosa recupera. I cattivi? Tutte le Yamaha tranne una e le Honda, tutte inguidabili.
Le KTM stanno nel mezzo. Però non sono più una rivelazione.
Una domanda conclusiva da farsi, però, c’è: è spettacolo, questo, oppure è solo casino?
Perché se guardiamo bene, a parte uno che ha maltrattato gli altri, di contenuti tecnici di cui discutere, non ce ne sono. A meno di non essere come gli americani che si gasano solo con gli highlights degli incidenti e delle fagiolate.

Endurance: a SPA le proteste fanno luce sulla 24h!

L’illuminazione ai test è stato un problema. Non si vedeva nulla, i piloti hanno protestato e gli organizzatori, li hanno ascoltati.
Non è il massimo ma…


Questo w.e. si corre la 24h di SPA per il Mondiale Endurance.
Già a Le mans i concorrenti avevano ricevuto informazione della possibilità, volendo, di montare fari aggiuntivi.
Arrivati in Belgio, nei primi test, la scoperta del motivo dell’insolita, generosa concessione.
Durante qualche passaggio notturno in auto fra le giornate di test, qualcuno ha notato che mancava un’illuminazione sufficiente, dato che i fari delle moto non sono risolutivi.
Alla fine gli organizzatori hanno portato un certo numero di lampade ad alta illuminazione che, in qualche modo funzionano. Nei test di questa notte, l’illuminazione è accettabile.
Pericolo scongiurato, ma bisogna dire grazie a quei piloti che hanno alzato un po’ la voce.