MotoGP, Mugello: Aprilia prende tutto con Bezzecchi e Fernandez! A Ducati due podi con Di Giannantonio e Bagnaia!

In un Mugello caldissimo, in tutti i sensi, con un parterre da F1 e un totale di 178.000 presenze per il week end, Ducati si lecca le ferite e porta a casa le briciole. Aprilia, invece, domina un po’ con tutti i piloti e la fa da padrone.
Una gara sprint sorprendente e una gara lunga spettacolare.
La cosa incredibile? Tutto buono. Ognuno fa il suo dovere e va anche oltre, ma i valori in campo, quelli attuali, sono chiari. Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre e fa soffrire!
L’unico interrogativo. Piloti che performano e il giorno dopo spariscono. Oppure desaparecidos che ritornano e vincono, è una cosa che non è chiaro come possa accadere. Sarà la tecnologia.

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Fernandez, Martin, Di Giannantonio, Bezzecchi, Marc Marquez, Aldeguer, Bagnaia, Ogura, Acosta.

 

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Bagnaia, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Marquez, Aldeguer, Fernandez, Moreira.

 

Bella la sprint. La porta a casa Fernandez che capisce quando aspettare e poi cala la zampata. Illude anche di poter essere raggiunto. Quando Martin ci crede, lui allunga ancora. Sembra lui il veterano che gioca al gatto col topo. Questo ragazzo attualmente non ha un contratto. OK?
Di Giannantonio ci mette una pezza e fa terzo. Al traguardo è fuori dalla gioia. Fa bene. Se lo è meritato.
Fanno il loro anche gli altri, a partire da Marquez che è alla prova tenuta fisica. Deve capire se la domenica per lui sarà possibile o impossibile e secondo me riceve segnali buoni dal punto di vista del rendimento e cattivi dal punto di vista della fatica che dovrà fare se vuole rimanere in partita. Vietato cadere.

Per tutti, è la gara lunga che conta e infatti lo stesso Bezzecchi non rischia troppo,  ma intanto Ducati è battuta. I piloti di Bologna fanno il loro dovere, ma devono cedere.

La gara lunga è un’altra cosa. Bezzecchi non se ne va. Tocca ad altri e questo gli consente di fare una di quelle gare che ci si aspettano da lui. Primo dopo aver lottato. La vittoria vale ancora di più perché arriva dopo scontri diretti in cui non perde la testa e dice la sua.
La cosa bella è che è un Mugello pulito. Non ci sono scorrettezze (forse Ogura manda un po’ largo Marquez ma ci sta), non ci sono episodi da riguardare. E’ veramente una gara ok, con pochi crash (Bastianini e Rins) e un solo ritiro (Crutchlow che non ce la fa).
Il resto è una lotta continua. Marc Marquez che deve lottare contro Acosta e Ogura, vale il prezzo del biglietto. La guerra dura 10giri e lo spagnolo della Ducati alla fine cede, ma non senza vendere cara la pelle. Del resto è qui per vedere se funziona e… ancora non funziona, almeno secondo le sue dichiarazioni. “Moto OK, manco io”, dice il 93. Sarà ma non sembra proprio. Bagnaia tiene il punto e fa un garone, ma a momenti Ogura lo buca. Il podio è meritato ma le Aprilia van tutte forte. Forse, un unico appunto che si può fare a Pecco, è che ormai sia più concentrato sull’essere la miglior Ducati che sull’essere il migliore in assoluto.  Ma al Mugello sa ancora come si fa e si salva così, con un podio che l’anno scorso non è arrivato perché c’erano i Marquez.
Per quanto riguarda l’enigma Acosta, bisogna sempre capire cosa manchi a lui e cosa manchi alla moto. Si può pensare che se mette dietro Marquez con una KTM, a parità di moto farà un bagno di sangue. Oppure si può pensare che Marquez lo tenga dietro 10 giri nonostante sia ancora rotto. Parlerà il tempo. Però di sicuro il Marquez che ha, sì lottato, ma poi ha ceduto facendoli andar via per non avere “rogne”, non è quello che conosciamo. Sembra come dire: ok, io mi fermo qui perché sono in convalescenza e ho promesso di non esagerare.

Diverse le gare dei protagonisti del sabato. Di Giannantonio si trova 12° alla prima curva e passa la gara a metterci una pezza. Fernandez fa un pasticcio e, anche lui, deve risalire.
Ma ci sono i compagni di squadra e tutti, davvero tutti, fanno la miglior gara possibile. Persino le Honda, forti il sabato con Moreira, la domenica si dibattono con Mir che stranamente, non la lancia.

C’è solo una certezza, ed è doppia: le Yamaha sono da film dell’orrore, tutte.
E Morbidelli ha già la testa non si sa dove. Con una Ducati, al Mugello, non si può passare la gara a lottare con le Yamaha per prendere un punto o due. Non ha senso.

Bilancio? Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre, e fa soffrire.
Avremmo potuto vedere qualcosa di diverso con un Marquez in forma? Forse un risultato tutto suo, ma non il dominio generale che abbiamo visto negli ultimi anni. Decisamente no.

La classifica: Bezzecchi 173, Martin 156, Di Giannantonio 134, Acosta 103. Ogura 92 e Fernandez 87. Tutto chiaro chi comanda?

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MotoGP, Catalunya: Week end fantozziano: una ad Alex Marquez e una a Di Giannantonio! Pericoli e infortuni!

In una delle piste più pericolose del motomondiale va in scena un week end con una sprint accettabile e una gara lunga fantozziana. Vittoria meritata di Di Giannantonio dopo due red flag che hanno tolto dai giochi (e mandato in ospedale) Alex Marquez, Johann Zarco e dalla lotta Martin, Acosta e altri.

Fra pericoli intrinsechi ed eccesso di agonismo, si rischia grosso.
Volano gli stracci al box Aprilia (tensioni con il team Trackhouse) e all’interno del box factory. Ducati rimedia il risultato ma riempie l’infermeria.
La verità è che chi ha vinto non ha rubato niente ma i veri meritevoli, quelli forti nel fine settimana e in gara, o sono stati abbattuti o hanno perso la testa.

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Alex Marquex, Acosta, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Zarco, Bagnaia, Morbidelli, Ogura, Bezzecchi

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Di Giannantonio, Mir, Aldeguer, Bagnaia, Bezzecchi, Quartararo, Marini, Binder, Ogura, Moreira.  Mir sarà poi penalizzato di 16 secondi per pressione irregolare degli pneumatici e quindi Aldeguer e poi, a seguire, avanzeranno di una posizione. 

 

Bella la sprint, senza le complicazioni di FP e qualifiche che avevano già mostrato qualche caduta di troppo. Le Aprilia factory iniziano male e finiscono o out o dietro, mentre le Trackhouse vanno forte e con Acosta, solo lui, sono l’unica alternativa a Ducati.
Non c’è molto altro da dire. Alex Marquez è il più forte senza se e senza ma.
Non ci fosse l’incidente di domenica, quello della prima red flag, avrebbe probabilmente una doppietta.

Nella gara lunga si vede subito che quelli forti non sono quelli in testa al campionato.
Alex Marquez, Fernandez, Acosta, Di Giannantonio, mentre le Aprilia arrancano e annaspano con il solo Martin a fare il suo.
Il problema tecnico di Acosta si trasforma in dramma. La moto si ammutolisce in rettilineo e Alex Marquez, seppur non in pieno, lo centra ed è il disastro. Prima red flag, Di Giannantonio che si vede passare una forcella ad un palmo dalla faccia e detriti ovunque, la scampa. Alex Marquez, invece, si fa un giro un elicottero (sembra che sia fuori pericolo).

Il re start dura poco perché un altro incidente causato da Zarco che coinvolge anche Bagnaia e Marini, fa sventolare un’altra bandiera. Il francese lascerà l’impianto sportivo in ambulanza e si attendono news.

Martin viene steso invece da Fernandez. Contatto dubbio ma tanto basta perché l’ex campione del mondo è già furioso ed indiavolato di suo. Cercherà di regolare i conti al box dove già il ceo di Aprilia va a dirne quattro a Brivio per la condotta dei suoi. C’è tensione fra factory e Trackhouse e all’interno dei rispettivi box, seppur per motivi diversi. L’armata Aprilia sembra più veloce che coesa.  Va detto che Martin dal venerdì è tutt’altro che sereno, che dal venerdì rimedia cadute su cadute,  che di sportellate oltre a prenderne ne rifila parecchie, e che con Fernandez si tratta di incidente di gara. Per quanto più forte di Bezzecchi, è anche decisamente più nervoso. E il rientro al box con scazzo isterico contro il team manager Bonora, stile Aleix Espargaro, lo conferma. Non è un bel vedere e lo colloca dal lato opposto rispetto ai professionisti di cui dovrebbe fare parte. Che poi si scusi, anche a fatica, è il minimo.

Per quanto riguarda le rogne di gara, non finisce qui. Nel finale, con Acosta già calato e fuori dalla lotta per il podio, Ogura lo lancia a muro e chiude quarto, prima di essere penalizzato di 3 secondi ed essere retrocesso al nono posto.
E’ così che Bagnaia, ma soprattutto Bezzecchi, salvano la giornata. Alex Marquez non partito, Acosta out, Ogura sanzionato, sono un regalo in un week end altrimenti davvero grigio.
Bezzecchi che in classifica potrebbe trovarsi secondo con Diggia addosso, continua a rimanere in testa.

Il leader del campionato fa fatica a fare quinto con 5 piloti fuori gioco. Non è sufficiente eppure avanza e tiene perché i suoi contendenti sono messi peggio di lui.
Se fosse andata secondo i valori in campo e non come con una roulette russa, avremmo ben altra classifica.
Questa cosa fa pensare che un ritorno di Marquez, se affamato, potrebbe ravvivare nuovamente un campionato altrimenti più rocambolesco che spettacolare. L’alto livello si è visto con Di Giannantonio, non con gli autoscontri.

La chiusura del pezzo va dedicata a Mir, splendido secondo, e a Yamaha.
Lo spagnolo non è finito e si vede che paga l’inferiorità di Honda mentre Yamaha continua ad umiliare se stessa, soprattutto adesso che è libera da Quartararo, l’unico in grado di farle vedere un po’ di luce.  Nella sprint chiude i cancelli e nella lunga, poco meglio. Si salva solo Fabio. A Mir, ecco la beffa, tolgono poi anche il podio per pressione irregolare degli pneumatici. Ci sale Bagnaia e Bezzecchi riceve un altro regalo.
Complimenti ancora a Liberty Media che fa chiudere i pezzi alle 19.00.

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MotoGP, Le Mans: LIBIDINE MARTIN – APRILIA, male Ducati, dramma Marc Marquez!

Libidine, doppia libidine, doppia libidine coi fiocchi!
Questa citazione di alta cinematografia (Jerry Calà) rende perfettamente il week end. A Ducati va tutto male se non malissimo. Ad Aprilia, tutto benissimo.
Martin, che non vinceva dal 2024, fa doppietta, Bezzecchi tiene, e in più c’è anche Trackhouse, con Ogura al primo podio in carriera.
Ducati, dalla sua, si deve ricostruire. Vediamo i dettagli!

 

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Martin, Bagnaia, Bezzecchi, Acosta, Quartararo, Mir, Ogura, Alex Marquez, Moreira.

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Martin, Bezzecchi, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Quartararo, Bastianini, Fernandez, Aldeguer, Marini.

A Le Mans vanno in scena due spettacoli estremi. La consacrazione Aprilia, che fa doppietta con Martin e sale tre volte sul podio in gara lunga, e il dramma Ducati, che va male in gara, viene battuta dove conta e perde Marc Marquez per l’ennesimo infortunio. C’è un podio di Bagnaia nella Sprint ma non basta contro il pigliatutto di Noale e sollevare un morale a terra.

La sprint è lo squillo di trombe dei veneti. Martin domina, Bezzecchi rimedia, Bagnaia c’è ma non brilla pur essendo secondo. L’attenzione è spostata sull’incidente di Marquez la cui frattura al piede fa decidere per l’operazione… al braccio. Eh sì perché viene finalmente (ma si vedeva) comunicato che il problema vero è lì e andrà risolto approfittando dello stop per la frattura al quinto metatarso destro. Questa è una disgrazia per Ducati che però, guardando l’aspetto positivo, almeno avrà indietro un Marquez sistemato. E’ vero che la classifica è impietosa e non guarda in faccia a nessuno perché tutti fuggono, ma è comunque maggio. Tutto è molto difficile ma ancora possibile se c’è di mezzo il numero 93.

Lato Aprilia, invece, va tutto quasi benissimo. Lo strapotere della moto è conclamato, quello dei piloti, anche. Bello avere un Martin ritrovato ma il futuro dice che sarebbe meglio vincesse Bezzecchi. Lo spagnolo e Ogura, infatti, sono partenti e sarebbe dolceamaro vincere il mondiale e far sfoggiare il numero 1 altrove. Ma anche qui, va considerato il calendario. Siamo solo a maggio e Bezzecchi è tuttaltro che vinto.
L’imbecillità, invece, non ha tempo e si iniziano a sentire desideri di stop a Martin per favorire l’italiano. Non avrebbe senso mai, figuriamoci adesso.

La cosa fastidiosa è sempre legata al timing del mercato, voluto sempre più presto dalla macchina dell’informazione e delle organizzazioni. Non va bene sapere che Ducati perderà Alex Marquez, Fabio Di Giannantonio e Bagnaia e che Aprilia perderà Martin e Ogura. Si tratta dei piloti più performanti per le rispettive case e della strana situazione di dover puntare su qualcuno che si sa già che farà ciao ciao. Non c’è un competitor, Acosta incluso, che non cambierà carena. Surreale.

Tornando alle corse, la gara di domenica è un capolavoro dello spagnolo. Bezzecchi va via apparentemente sereno ma ha un drop nell’esatto momento in cui il compagno di squadra sta completando la sua rimonta dal settimo posto. Un altro giro e Bez le buscherebbe anche da Ogura.
Invece il romagnolo salva il secondo posto e la leadership in classifica ma deve, due giorni di seguito, cedere al compagno che adesso ha solo un punto meglio di lui. E un morale d’acciaio.

Sofferenza per le Ducati con Bagnaia out mentre è secondo ma già in difficoltà e Alex Marquez nella ghiaia con brutta caduta. Tiene Di Giannantonio (andrà via anche lui) ma non basta né per il podio né per stare tranquilli. Ogura è un fulmine, sale sul terzo gradino e scatena il rammarico per Aprilia che l’anno prossimo, in Trackhouse, perde sia lui che Brivio. Non va bene.
C’è gloria per altri? Visibilità per Quartararo, che fa benino con le soft e per Acosta, che fa quel che può. Scomparso negli abissi Morbidelli, anche penalizzato, mere comparse le Honda con il solito Mir a lanciarla (anche Moreira) e il solito Marini a piazzarla, ma nell’anonimato. Non c’è molto a livello di spettacolo se non per i sorpassi di Martin e Ogura e alla lotta disperata di Acosta e Di Giannantonio. Assistiamo più ad un confronto strategico e politico interno ad Aprilia: una vera guerra civile in avvicinamento, nell’attesa di sapere come si svilupperà il recupero di Marquez che, al momento del rilascio di questo articolo, ha già subito il doppio intervento di cui sopra. Solo lui può interrompere il domino nero. Un dominio, sia chiaro, ben più che giusto e meritato.

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MotoGP: Jerez, noia e gioia. Se la smezzano i Marquez, ma Bezzecchi allunga in campionato!

A Jerez vanno in scena due gare diametralmente opposta.
La prima è la Sprint più emozionante di sempre, la seconda è una noia mortale.
In entrambi i casi, protagonisti i Marquez Bros, che però non fanno realmente bottino. A Jerez il malloppo lo porta a casa Aprilia con Bezzecchi solido leader del mondiale!

 

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Marc Marquez, Bagnaia, Morbidelli, Binder, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Quartararo, Zarco, Marini.

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Alex Marquez, Bezzecchi, Di Giannantonio, Martin, Ogura, Fernandez, Zarco, Bastianini, Aldeguer, Acosta.

Il week end di Jerez ha due facce. Quella spettacolare della sprint, dove però si assegna poco e trovano visibilità quelli che al momento in classifica faticano, e la gara lunga, che conta di più ma come spettacolo, offre meno. Anzi è una noia mortale.

Nella Sprint, lo slogan potrebbe essere Just Add Water!
Una gara assurda. Cadono tutti o quasi, per la pioggia improvvisa.
Marc Marquez la lancia a meno 4 giri dal termine e Gigi la prende malissimo.
Cade anche Alex, poi cade Acosta e cade Binder. Poi cade anche Bezzecchi che però era dietro. Nonostante la caduta Marc Marquez torna al box, cambia moto e da ultimo, la vince, approfittando degli altri che cambiavano moto e umiliando Bagnaia che sornione aveva scalato abilmente la classifica, come del resto, pacioso ma geniale, anche Morbidelli. E Martin? già finio al primo giro. Incredibile come Diggia sia arrivato quinto, pur senza sbagliare niente.
Nella sprint si vedono 3 modi diversi, tre attitudini opposte di arrivare sul podio e fare i punti. 3 modi incompatibili fra loro di reagire alle avversità e rialzarsi. Ci sono gli squali, le stelle marine e i pesci rossi che non si ricordano chi sono realmente i loro avversari.
Non servono le americanate e nemmeno gli steward protagonisti.
La MotoGP, senza additivi, è il più bello sport del mondo.
Just Add Water!
E qui si chiude un capitolo perché, il giorno dopo, sembra di guardare un altro sport.

Un asterisco sulle vicende post sprint, per le polemiche generate dal colpo di genio, niente affatto fuori dal regolamento, di Marc Marquez, rientrato ai box in modo creativo ma regolare. Il racconto televisivo della gara ha evidenziato ancora una volta un cambio di approccio evidente: dalla tolleranza quasi totale in nome dello spettacolo, si è passati a una lettura spesso orientata, fatta di allusioni e richieste di sanzioni a seconda della convenienza narrativa. Più che limitarsi a descrivere ciò che accade in pista, la sensazione è quella di una narrazione coinvolta, talvolta vicina a interessi o legami interni al paddock. Un’impostazione che, considerando il ruolo centrale di Sky Italia come unico broadcaster nazionale della MotoGP, solleva inevitabilmente qualche interrogativo sul piano dell’equilibrio editoriale. Emblematico anche il tema della scia, emerso con forza dopo le qualifiche. Si tratta di una dinamica storica del motorsport: sfruttare il riferimento di un pilota più veloce per migliorare la propria prestazione. Tuttavia, il modo in cui viene raccontata cambia sensibilmente a seconda dei protagonisti. Quando coinvolge Marc Márquez, il gesto viene spesso enfatizzato in chiave negativa. In altri casi, situazioni analoghe vengono invece descritte come collaborazione o normale dinamica di pista. Una differenza di trattamento che contribuisce ad alimentare una percezione di racconto non uniforme. Anche le reazioni dei piloti seguono linee diverse: c’è chi sottolinea pubblicamente l’episodio e chi lo gestisce senza polemiche, come accaduto nel caso tra Márquez e Fabio Di Giannantonio. Ma anche qui, il peso mediatico attribuito ai singoli episodi varia sensibilmente. Nel complesso, emerge una narrazione che tende a selezionare e amplificare i temi in modo non sempre coerente, contribuendo a costruire un racconto più vicino alla logica della rappresentazione che a quella della cronaca pura.

E adesso la gara della domenica.

La gara lunga, che conta di più, sembra la partita dei titolari che però annoiano mortalmente.
Con il Marc Marquez “vena chiusa” e sprecone che conosciamo benissimo, ad avere la meglio sul Marquez geniale del giorno prima, di fatto si chiude la gara. La sua sarà la prima e l’unica avventatezza in pista, con rumors, ancora da capire, legati a suoi problemi tecnici.
Gli altri sembrano tutti ragionieri comunali.
Il 93 butta via la gara in apertura, dividendo la moto in due nella sabbia, e sarà l’unico ad andare out per caduta, fra l’altro pare dovuta al vento oltre ad un’entrata sicuramente ottimista. Lo fa per stare dietro al fratello Alex, inarrivabile come l’anno scorso e forse anche di più. Lo capiscono tutti tranne lui che è quello che dovrebbe conoscerlo meglio.

Quello furbo è Bezzecchi, che perde due confronti diretti ma vince quello della classifica di campionato. Non può raggiungere Alex e allora pensa al bottino grosso, quello a lungo termine. Fanno così anche tutti gli altri. Una cosa “semplice” da fare… eppure…

A Jerez torna potentissima Ducati senza che comunque Aprilia perda nulla, dato che piazza le sue 4 moto nei 10 che contano. Chi soffre, alla fine, non è Ducati in quanto moto ma in quanto team factory, che vede ritirarsi anche Bagnaia per un problema tecnico.
La doppietta nella Sprint non si può ignorare ma bisogna ricordarsi che è la domenica, che si vincono i mondiali.
Il resto sono passeggianti con un ridimensionamento di KTM (a parte Bastianini che quando manca Vinales va sempre fortissimo come se gli dessero una moto vicina a quella di Acosta), la conferma del diastro Yamaha e una Honda strana in cui Zarco fa un garone, cedendo nel finale ma surclassando i due factory, a mala pena a punti.

Con tutto il bene per Alex Marquez e la sua vittoria meritata e per niente casuale (aveva vinto anche l’anno scorso), con tutto il bene per gli altri e chi si conferma in campionato, a vincere è stata la noia, che probabilmente avrebbe vinto anche con Marc Marquez rimasto in piedi eh, sia chiaro.

La classifica mondiale vede in testa Bezzecchi a 101, poi Martin con 90 punti, Di Giannantonio 71, Acosta 66, Marc Marquez 57, Raul Fernandez 54, Alex Marquez 53 e Ogura 48. Una classifica che vede il campione in carica al quinto posto con pochissimi punti in più di 3 inseguitori.

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MotoGP, Texas: Aprilia fa doppietta e vince la sprint. Bezzecchi e Martin, imprendibili. Sofferenza ducati!

In Texas ci sono più polemiche e penalità che lotta motociclistica.
Lo steward panel cerca visibilità mentre in pista si vede solo Aprilia.
Bezzecchi è progonista, che cada o meno, Martin, stessa cosa. Vanno forte anche le Trackhouse mentre Ducati soffre. Con l’unico asterisco positivo di Bagnaia (forte nella sprint, annullato in gara lunga), i Ducatisti trovano modo anche di centrarsi fra loro. Adesso sì che è crisi. Crisi extraeuropea, ma sempre crisi è.

 

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Martin, Bagnaia, Acosta, Bastianini, Alex Marquez, Marini, Ogura, Fernandez, Zarco

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Acosta, Di Giannantonio, Marc Marquez, Bastianini, Alex Marquez, Raul Fernandez, Marini, Bagnaia.

In Texas va in scena una versione evoluta di Goiania in cui Bezzecchi è definitivamente forte (seppur ancora imperfetto), Martin è definitivamente tornato e le Ducati definitivamente in difficoltà. Questa è crisi. Magari è crisi extraeuropea, crisi passeggera, ma sempre crisi è.
Senza Marquez non si fa molto. E Marquez è in difficoltà fisiche conclamate.
Nella sprint il 93 va a terra e porta con se Di Giannantonio. Chiede scusa e si autocondanna ma ne viene fuori un siparietto pro telecamera.
Bezzecchi invece la sprint la butta via ma è evidente che è quello che ne ha di più. Riflettori per Bagnaia e Martin. L’italiano della Ducati sembra tornato ma è solo un’impressione perché l’indomani fa molta fatica. Lo spagnolo, invece, è tornato davvero e sembra anche pronto per giocarsi il  mondiale.
Sempre buone le altre Aprilia e le KTM con Acosta ma anche Bastianini. In ombra Binder (irriconoscibile) e Vinales che addirittura se ne torna a casa. Problemi fisici o forse qualcos’altro. Allo spagnolo devono girare parecchio, a partire dal presunto “scazzo” con il suo nuovo coach Lorenzo, non presente né in Brasile né in Texas.
Honda e Yamaha? presto detto: Mir quando può, la lancia, Marini fa sempre il compitino, Zarco rischia tutto e quando non combina, va nella ghiaia. Moreira è il più equilibrato di tutti e va spesso a punti.  In Yamaha la foto è questa: Quartararo si impegna e Razgatlioglu cerca di imparare. In gara lunga finisce migliore fra i blu. Gli altri due, spiace, ma non esistono.

Ducati va trattata a parte. Marc Marquez è a mezzo servizio. Fa fatica anche qui. Prima sbaglia e poi, in gara lunga sconta un long lap che lo priva di qualcosa di potenzialmente simile ad un podio, ma niente di più.  Bagnaia fa gli scherzi. In Sprint sembra quello di 2 anni fa, poi scompare. Di Giannantonio è forte ma non fortissimo. In crescita ma non ancora completo, il romano è quanto di meglio ha attualmente la casa bolognese. Alex Marquez è ormai in scivolo verso l’uscita mentre Aldeguer è ancora convalescente.
Alla fine, la classifica parla chiaro: Bezzecchi 81, Martin 77, Acosta 60, Di Giannantonio 50, Marquez 45, Fernandez 40, Ogura 37. Aprilia domina senza se e senza ma infilando fra i primi anche le moto satellite mentre la prima Ducati è indietro e non è nemmeno una Ducati rossa. Quando capiremo se la cosa è momentanea o definitiva? A Jerez, forse.

Dal punto di vista organizzativo, fila tutto liscio. Gli americani certe porcherie come quelle viste in Brasile, non le consentono. Però l’Organizzatore trova il modo di rendersi nuovamente protagonista a suon di long lap, penalità tardive, e scelte esibizionistiche di un Simon Crafar (sostituisce Freddie Spencer, sfiduciato perché comunicava poco) che trova sempre il modo di ricordare che esiste, quando invece il ruolo come il suo dovrebbe passare inosservato. Cosa c’è di peggio di un telecronista che cerca visibilità? Un arbitro che cerca visibilità. Crafar ha cercato, come telecronista prima e come “arbitro” adesso, tutta la visibilità che non è mai riuscito ad avere come pilota.  Lo fa a suon di provvedimenti che saranno anche corretti ma, guardacaso, da quando c’è lui, si sono moltiplicati fino a diventare  la regola.

Senza guardare la Thailandia o il Brasile, questi sono solo quelli presi in Texas.
Pedro Acosta (KTM): 8 secondi di penalità sul tempo della Sprint Race per aver violato il protocollo della pressione minima degli pneumatici.
Marc Márquez (Ducati): Long Lap Penalty da scontare nella gara della domenica. La sanzione è stata inflitta per aver causato la collisione con Fabio Di Giannantonio durante la Sprint.
Marco Bezzecchi (Aprilia): 2 posizioni sulla griglia di partenza per guida lenta in traiettoria (impeding) ai danni di Marc Márquez durante la Q2.
Luca Marini (Honda): 2 posizioni sulla griglia di partenza per lo stesso motivo (ostacolo a un altro pilota in qualifica).
Mir LLP che non ha scontato perché l’ha lanciata, come sempre. Il motivo è ignoto, ma di questi tempi i LLP sono in svendita. C’è il fuori tutto.

Moto3:
Alvaro Carpe (KTM): Double Long Lap Penalty per guida pericolosa e lenta durante le qualifiche, ostacolando il giro veloce di altri piloti.

Moto 2:
Piqueras penalizzato con un doppio long lap perché ha tentato di rimettere in moto il prototipo dopo la caduta. Solo tentato.
David Alonso, aveva fatto la pole, ma partirà diciassettesimo perché gli hanno trovato la pressione irregolare in Q2.

Partenza con Red flag al secondo giro e long lap per Baltus, perché alla curva 1 si è verificato un contatto che ha coinvolto diversi piloti.
La Direzione Gara ha stabilito che Baltus aveva una responsabilità diretta.
Long Lap anche per Holgado perché è caduto ed ha coinvolto Roberts.

Al di là della correttezza dei provvedimenti, sono tantissimi ma sono tantissimi anche quelli non presi per situazioni analoghe (il sorpasso di Martin su Bagnaia, la sportellata di Bezzecchi ad Acosta in gara lunga, più altri trenini imbarazzanti in qualifica). Certi provvedimenti o si prendono sempre o non si prendono mai. Invece Crafar sembra avere simpatie.
In tre gare l’organizzazione è intervenuta in ogni modo e maniera diventando, ragione o meno, la più presente della storia. Nemmeno gestisse un carcere di massima sicurezza  in cui sono detenute bande rivali da punire in modo esemplare. Sappiamo che Organizzatore e FIM non sono la stessa cosa. Però sappiamo anche quanto è permeabile quest’ultima ai trend che le dicono di perseguire.
Insomma, caratteristica della MotoGP sembra essere diventata qualcosa che non si sa mai come va a finire e di sicuro non finsice in pista ma in uddicio. Il drama portato all’estremo, esattamente come temevamo. Non credo che Crafar lo faccia apposta ma di sicuro è l’uomo giusto per questo tipo di approccio stile F1. Esattamente quello che non serviva al motociclismo. Servono sponsor, non scenette.

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Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon con Luca Bologna e Genesio Bevilacqua

Live: A come Argentina, Austin, Aprilia, Aragon e un sacco di altri temi
Ospite fisso Luca Bologna e ospite a sorpresa Genesio Bevilacqua!
Video e podcast a vostra disposizione!



MotoGP, Austin: Marquez torna re davanti a Quartararo. Bagnaia terzo grazie ai giochi di squadra!

Marquez Austin

In Texas va tutto in scena come se fossimo nel 2019 o anche prima.
C’è Marquez e gli altri guardano perché lui in giù, Quartararo incluso, non ce n’è.
Lo spagnolo scava un canyon dietro di lui mentre le forze in campo sono quelle del campionato con la forzatura di un Bagnaia che riceve un podio in regalo in virtù di maldestri giochi di squadra che fanno letteralmente scansare Miller prima e Martin, poi. Fa bene a non festeggiare.
Il resto, tutto noiosamente nella norma a parte Bastitnini che è magnificamente sesto. Dopo di lui il nulla di anziani, raccomandati e gente che non riesce a venire fuori dai problemi: insomma, comprimari.

MIni cronaca.
Al comando ci va subito Marquez seguito da Quartararo e Rins mentre Bagnaia soffre e Nakagami cade.
Alle spalle di Marquez, che in pochi giri ha un gap di un secondo, ci sono Qurtararo, Martin, Miller e Rins che cede qualche posizione in pochi giri.
In difficoltà netta, invece, Bagnaia che fatica a stare con i migliori.
Nel frattempo va out Zarco mentre Bastianini cresce ed entra in top ten.
!! giri da fare: con il vantaggio di Marquez che sale a 2.3 secondi cade anche Espargaro.
A meno 7 Miller fa pateticamente passare Bagnaia per ordini di scuderia mentre Marquez ha un vantaggio di quesi quattro secondi. Fra Bagnaia e Quartararo, però, c’è Martin che non sembra voler rallentare.
Alla fine i giochi di squadra colpiscono duro anche Martin che oltre a far passare Bagnaia deve anche scontare un long lap penalty. La tristezza.

Marquez vince comodo davanti a Quartararo, Bagnaia, Rins, Martin, Bastianini, Mir, MIller, Binder e Pol Espargaro a chiudere i 10.

 

Pagelline
Marquez
E’ il vero Texas Ranger. Stile Chuck Norris da lui arrivano solo calci girati. Non c’è niente da fare. Per oggi è guarito.
Voto10

Quartararo
Fa la gara migliore possibile. Non potendo prendere Marquez sceglie di provare a vincere il campionato. Diversamente da altri non ha compagni di squadra in grado di aiutarlo. E’ tutta roba sua.
Voto 9,5

Bagnaia
Fa fatica al via, poi si riprende. Per fargli ottenere il podio però, va detto, si scansano Miller e Martin. Anche volendo far finta di non vederlo, è innegabile e plateale. La stampa estera è perplessa, la nostra fa finta di niente. Fa bene a non festeggiare, anche se dichiara altre motivazioni.
Voto 7,5

Rins
E’ uno che in Texas sa vincere ma non oggi. Fa il possibile e ne viene fuori una bella gara in cui cerca di spingere fino all’ultimo.
Voto 8

Martin
Appuntito fino a che non deve scontare un long lap e, allo stesso tempo, far passare Bagnaia. Poi cede una posizione di troppo. Un’altra.
Voto 8

Bastianini
A lui la Ducati peggiore del lotto. Eppure è lì a pettinare Mir e compagnia.
L’antiraccomandato che ci piace. Il fatto che la Ducati 2021 andrà a Marini provoca tutti i sintomi dell’intossicazione alimentare.
Voto 8

Mir
Oggi è uno di quei giorni in cui dovrebbe pensare a quando ha dato a Marquez del succhiascie. Una gara buia.
Voto 5,5

Miller
Anche lui è un castrato politico. Poi alla fine crolla, anche. E male.
Voto 5,5

Binder
Non si vede granché durante la gara. Una delle cose degne di nota è il crollo negli ultimi 5 giri. Ma sulla KTM nessuno meglio di lui.
Voto 6

Pol Espargaro
Ecco quanto vale la Honda senza Marquez. Meno di una ducati del 2019.
Meno di una KTM guidata bene e sicuramente meno delle Suzuki.