In una delle piste più pericolose del motomondiale va in scena un week end con una sprint accettabile e una gara lunga fantozziana. Vittoria meritata di Di Giannantonio dopo due red flag che hanno tolto dai giochi (e mandato in ospedale) Alex Marquez, Johann Zarco e dalla lotta Martin, Acosta e altri.
Fra pericoli intrinsechi ed eccesso di agonismo, si rischia grosso.
Volano gli stracci al box Aprilia (tensioni con il team Trackhouse) e all’interno del box factory. Ducati rimedia il risultato ma riempie l’infermeria.
La verità è che chi ha vinto non ha rubato niente ma i veri meritevoli, quelli forti nel fine settimana e in gara, o sono stati abbattuti o hanno perso la testa.
Ecco i piloti a punti nella sprint: Alex Marquex, Acosta, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Zarco, Bagnaia, Morbidelli, Ogura, Bezzecchi
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Di Giannantonio, Mir, Aldeguer, Bagnaia, Bezzecchi, Quartararo, Marini, Binder, Ogura, Moreira. Mir sarà poi penalizzato di 16 secondi per pressione irregolare degli pneumatici e quindi Aldeguer e poi, a seguire, avanzeranno di una posizione.
Bella la sprint, senza le complicazioni di FP e qualifiche che avevano già mostrato qualche caduta di troppo. Le Aprilia factory iniziano male e finiscono o out o dietro, mentre le Trackhouse vanno forte e con Acosta, solo lui, sono l’unica alternativa a Ducati.
Non c’è molto altro da dire. Alex Marquez è il più forte senza se e senza ma.
Non ci fosse l’incidente di domenica, quello della prima red flag, avrebbe probabilmente una doppietta.
Nella gara lunga si vede subito che quelli forti non sono quelli in testa al campionato.
Alex Marquez, Fernandez, Acosta, Di Giannantonio, mentre le Aprilia arrancano e annaspano con il solo Martin a fare il suo.
Il problema tecnico di Acosta si trasforma in dramma. La moto si ammutolisce in rettilineo e Alex Marquez, seppur non in pieno, lo centra ed è il disastro. Prima red flag, Di Giannantonio che si vede passare una forcella ad un palmo dalla faccia e detriti ovunque, la scampa. Alex Marquez, invece, si fa un giro un elicottero (sembra che sia fuori pericolo).
Il re start dura poco perché un altro incidente causato da Zarco che coinvolge anche Bagnaia e Marini, fa sventolare un’altra bandiera. Il francese lascerà l’impianto sportivo in ambulanza e si attendono news.
Martin viene steso invece da Fernandez. Contatto dubbio ma tanto basta perché l’ex campione del mondo è già furioso ed indiavolato di suo. Cercherà di regolare i conti al box dove già il ceo di Aprilia va a dirne quattro a Brivio per la condotta dei suoi. C’è tensione fra factory e Trackhouse e all’interno dei rispettivi box, seppur per motivi diversi. L’armata Aprilia sembra più veloce che coesa. Va detto che Martin dal venerdì è tutt’altro che sereno, che dal venerdì rimedia cadute su cadute, che di sportellate oltre a prenderne ne rifila parecchie, e che con Fernandez si tratta di incidente di gara. Per quanto più forte di Bezzecchi, è anche decisamente più nervoso. E il rientro al box con scazzo isterico contro il team manager Bonora, stile Aleix Espargaro, lo conferma. Non è un bel vedere e lo colloca dal lato opposto rispetto ai professionisti di cui dovrebbe fare parte. Che poi si scusi, anche a fatica, è il minimo.
Per quanto riguarda le rogne di gara, non finisce qui. Nel finale, con Acosta già calato e fuori dalla lotta per il podio, Ogura lo lancia a muro e chiude quarto, prima di essere penalizzato di 3 secondi ed essere retrocesso al nono posto.
E’ così che Bagnaia, ma soprattutto Bezzecchi, salvano la giornata. Alex Marquez non partito, Acosta out, Ogura sanzionato, sono un regalo in un week end altrimenti davvero grigio.
Bezzecchi che in classifica potrebbe trovarsi secondo con Diggia addosso, continua a rimanere in testa.
Il leader del campionato fa fatica a fare quinto con 5 piloti fuori gioco. Non è sufficiente eppure avanza e tiene perché i suoi contendenti sono messi peggio di lui.
Se fosse andata secondo i valori in campo e non come con una roulette russa, avremmo ben altra classifica.
Questa cosa fa pensare che un ritorno di Marquez, se affamato, potrebbe ravvivare nuovamente un campionato altrimenti più rocambolesco che spettacolare. L’alto livello si è visto con Di Giannantonio, non con gli autoscontri.
La chiusura del pezzo va dedicata a Mir, splendido secondo, e a Yamaha.
Lo spagnolo non è finito e si vede che paga l’inferiorità di Honda mentre Yamaha continua ad umiliare se stessa, soprattutto adesso che è libera da Quartararo, l’unico in grado di farle vedere un po’ di luce. Nella sprint chiude i cancelli e nella lunga, poco meglio. Si salva solo Fabio. A Mir, ecco la beffa, tolgono poi anche il podio per pressione irregolare degli pneumatici. Ci sale Bagnaia e Bezzecchi riceve un altro regalo.
Complimenti ancora a Liberty Media che fa chiudere i pezzi alle 19.00.
Una lunga carriera che lo fa sembrare un veterano, pur essendo ancora giovane. Lorenzo Baldassarri non si è fatto mancare niente, incluso il Purgatorio della MotoE. Adesso, però, Go Eleven ha scelto lui per rimpiazzare il nome ingombrante di Andrea Iannone. Baldassarri ha già ottenuto importanti risultati nonostante una moto nuova e una concorrenza decisamente agguerrita. In questa intervista ci racconta i dettagli, condivide i suoi dubbi e parla anche dei collegjhi! Un’intervista senza filtro!
Libidine, doppia libidine, doppia libidine coi fiocchi!
Questa citazione di alta cinematografia (Jerry Calà) rende perfettamente il week end. A Ducati va tutto male se non malissimo. Ad Aprilia, tutto benissimo.
Martin, che non vinceva dal 2024, fa doppietta, Bezzecchi tiene, e in più c’è anche Trackhouse, con Ogura al primo podio in carriera.
Ducati, dalla sua, si deve ricostruire. Vediamo i dettagli!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Martin, Bagnaia, Bezzecchi, Acosta, Quartararo, Mir, Ogura, Alex Marquez, Moreira.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Martin, Bezzecchi, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Quartararo, Bastianini, Fernandez, Aldeguer, Marini.
A Le Mans vanno in scena due spettacoli estremi. La consacrazione Aprilia, che fa doppietta con Martin e sale tre volte sul podio in gara lunga, e il dramma Ducati, che va male in gara, viene battuta dove conta e perde Marc Marquez per l’ennesimo infortunio. C’è un podio di Bagnaia nella Sprint ma non basta contro il pigliatutto di Noale e sollevare un morale a terra.
La sprint è lo squillo di trombe dei veneti. Martin domina, Bezzecchi rimedia, Bagnaia c’è ma non brilla pur essendo secondo. L’attenzione è spostata sull’incidente di Marquez la cui frattura al piede fa decidere per l’operazione… al braccio. Eh sì perché viene finalmente (ma si vedeva) comunicato che il problema vero è lì e andrà risolto approfittando dello stop per la frattura al quinto metatarso destro. Questa è una disgrazia per Ducati che però, guardando l’aspetto positivo, almeno avrà indietro un Marquez sistemato. E’ vero che la classifica è impietosa e non guarda in faccia a nessuno perché tutti fuggono, ma è comunque maggio. Tutto è molto difficile ma ancora possibile se c’è di mezzo il numero 93.
Lato Aprilia, invece, va tutto quasi benissimo. Lo strapotere della moto è conclamato, quello dei piloti, anche. Bello avere un Martin ritrovato ma il futuro dice che sarebbe meglio vincesse Bezzecchi. Lo spagnolo e Ogura, infatti, sono partenti e sarebbe dolceamaro vincere il mondiale e far sfoggiare il numero 1 altrove. Ma anche qui, va considerato il calendario. Siamo solo a maggio e Bezzecchi è tuttaltro che vinto.
L’imbecillità, invece, non ha tempo e si iniziano a sentire desideri di stop a Martin per favorire l’italiano. Non avrebbe senso mai, figuriamoci adesso.
La cosa fastidiosa è sempre legata al timing del mercato, voluto sempre più presto dalla macchina dell’informazione e delle organizzazioni. Non va bene sapere che Ducati perderà Alex Marquez, Fabio Di Giannantonio e Bagnaia e che Aprilia perderà Martin e Ogura. Si tratta dei piloti più performanti per le rispettive case e della strana situazione di dover puntare su qualcuno che si sa già che farà ciao ciao. Non c’è un competitor, Acosta incluso, che non cambierà carena. Surreale.
Tornando alle corse, la gara di domenica è un capolavoro dello spagnolo. Bezzecchi va via apparentemente sereno ma ha un drop nell’esatto momento in cui il compagno di squadra sta completando la sua rimonta dal settimo posto. Un altro giro e Bez le buscherebbe anche da Ogura.
Invece il romagnolo salva il secondo posto e la leadership in classifica ma deve, due giorni di seguito, cedere al compagno che adesso ha solo un punto meglio di lui. E un morale d’acciaio.
Sofferenza per le Ducati con Bagnaia out mentre è secondo ma già in difficoltà e Alex Marquez nella ghiaia con brutta caduta. Tiene Di Giannantonio (andrà via anche lui) ma non basta né per il podio né per stare tranquilli. Ogura è un fulmine, sale sul terzo gradino e scatena il rammarico per Aprilia che l’anno prossimo, in Trackhouse, perde sia lui che Brivio. Non va bene.
C’è gloria per altri? Visibilità per Quartararo, che fa benino con le soft e per Acosta, che fa quel che può. Scomparso negli abissi Morbidelli, anche penalizzato, mere comparse le Honda con il solito Mir a lanciarla (anche Moreira) e il solito Marini a piazzarla, ma nell’anonimato. Non c’è molto a livello di spettacolo se non per i sorpassi di Martin e Ogura e alla lotta disperata di Acosta e Di Giannantonio. Assistiamo più ad un confronto strategico e politico interno ad Aprilia: una vera guerra civile in avvicinamento, nell’attesa di sapere come si svilupperà il recupero di Marquez che, al momento del rilascio di questo articolo, ha già subito il doppio intervento di cui sopra. Solo lui può interrompere il domino nero. Un dominio, sia chiaro, ben più che giusto e meritato.
Lorenzo Mauri e il team Motocorsa escono da un paio di annate in salita, nel mondiale Superbike. Invece di scegliere la via facile, fanno debuttare un rookie… e il rookie sembra funzionare. Senza troppa eccitazione e facili entusiasmi, per essere uno che a detta degli esperti non era pronto, il piemontese Alberto Surra, sta andando benone. Mai vista una Superbike, sta infilando una serie di top ten e non è lontano al podio. C’è però un problema da risolvere. Di lui, a parte il breve passato in VR46, non si sa quasi nulla. E qui ci pensiamo noi!
Sapete chi vi saluta? Bulega! Il quale se ne va e fa tripletta con il suo assistente Lecuona e altre 6-7 Ducati nei 10 tutte le volte. Raccontare un week end così è facilissimo o difficilissimo, dipende dall’obiettivo che ci si vuole raccontare. #superbike #ducati #aruba #balatonpark #bulega #lecuona #samlowes #marcvds #bautista #barni #montella
Tre gare fotocopia, anche noiose, a dire il vero… che è come ho iniziato l’ultimo articolo sulla Superbike. Facilissimo o difficilissimo da scrivere. Dipende dall’obiettivo.
Facilissimo dire cosa è successo: Bulega e Lecuona fanno quello che vogliono e il resto se lo spartiscono le altre Ducati a meno che non succeda qualcosa di particolare tipo qualche inserimento casuale di qualche Bimota, BMW o Yamaha. Sì, ok, anche Kawasaki ma più raro.
Difficilissimo se l’obiettivo è convincere qualcuno o sé stessi che valga la pena continuare a guardare un campionato così, che è noioso fino alla morte. Non è colpa di chi vince, perché Bulega lavora duro e lavora bene. Non è colpa nemmeno di Ducati perché se fai i compiti a casa e sei un genio in una classe che non studia, non è colpa tua. Vincere domenica e vendere il lunedì, dicevano? E Ducati lo fa. Si tratta di un’azienda che vende moto da corsa.
E quindi le costruisce bene. Così bene che sono la scelta migliore se vuoi vincere, a meno di assurdi bilanciamenti di performance (e a volte nemmeno con quelli). Non ci sono pugnette che tengano. Le classifiche hanno sempre ragione. Figuriamoci se ripetono sempre la stessa cosa.
Le tre gare del Balaton Park sono identiche. Vince Bulega, praticamente indisturbato.
Il che non vuol dire che non si debba impegnare o che non faccia bene. Vuol dire semplicemente che è l’uomo migliore sulla moto migliore affidata al team migliore. Per adesso va così. E va così anche il secondo gradino del podio, per gli stessi motivi.
Il resto è un po’ un alternarsi.
L’altra volta ho scritto che è spettacolo anche un dominio tecnico. Oggi però nemmeno quello e la pista non ha aiutato.
Oliveira in Gara1, Baldassarri in Superpole Race e Montella in Gara2 sono le sorprese sul terzo gradino del podio. Poi il portoghese va out al via della Superpole Race (red flag e pilota unfit per quella gara e la gara successiva), mentre invece gli altri ragazzi di Barni, Go Eleven e Motocorsa continuano a vivacizzare la faccenda. Va detto che è veramente piacere vedere che Montella, Baldassarri e Surra sono talenti finalmente ritrovati, che offrono spettacolo e portano, alle loro squadre risultati commisurati all’impegno e alla passione che ci mettono.
Persino il team MG piazza Mackenzie (meno Bridewell) sotto i riflettori. Giusto così per tutti tranne che per Bautista, veramente demotivato per una penalizzazione che farebbe passare la voglia a chiunque.
Fine settimana nero per BMW che non ha preso parte a Gara2 (unfit anche Petrucci per problemi alla mano rimediati nella gara del sabato) e per Honda che ha letteralmente chiuso i cancelli con Chantra e Kuni. Una cosa veramente brutta da vedere.
Segni di vivacità per Yamaha, che però raccoglie le briciole solo con Locatelli (gli altri hanno veramente balbettato) e tre gare di qualità per Gerloff (13°, 8° e 5°) in una selva di Ducati.
Il resto è veramente tutto rosso perché Bimota rimedia un 7°, un 6° e un ritiro e tutti con Alex Lowes, dato che Bassani è veramente alle prese con situazioni incomprensibili, problemi tecnici inclusi.
Le classifiche le trovate sotto ma leggerete solo Ducati. Altro non c’è.
Ah, dimenticavo: in Ungheria non ci sono nemmeno gli spettatori.
A Jerez vanno in scena due gare diametralmente opposta.
La prima è la Sprint più emozionante di sempre, la seconda è una noia mortale.
In entrambi i casi, protagonisti i Marquez Bros, che però non fanno realmente bottino. A Jerez il malloppo lo porta a casa Aprilia con Bezzecchi solido leader del mondiale!
Ecco i piloti a punti nella sprint: Marc Marquez, Bagnaia, Morbidelli, Binder, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Quartararo, Zarco, Marini.
Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Alex Marquez, Bezzecchi, Di Giannantonio, Martin, Ogura, Fernandez, Zarco, Bastianini, Aldeguer, Acosta.
Il week end di Jerez ha due facce. Quella spettacolare della sprint, dove però si assegna poco e trovano visibilità quelli che al momento in classifica faticano, e la gara lunga, che conta di più ma come spettacolo, offre meno. Anzi è una noia mortale.
Nella Sprint, lo slogan potrebbe essere Just Add Water!
Una gara assurda. Cadono tutti o quasi, per la pioggia improvvisa.
Marc Marquez la lancia a meno 4 giri dal termine e Gigi la prende malissimo.
Cade anche Alex, poi cade Acosta e cade Binder. Poi cade anche Bezzecchi che però era dietro. Nonostante la caduta Marc Marquez torna al box, cambia moto e da ultimo, la vince, approfittando degli altri che cambiavano moto e umiliando Bagnaia che sornione aveva scalato abilmente la classifica, come del resto, pacioso ma geniale, anche Morbidelli. E Martin? già finio al primo giro. Incredibile come Diggia sia arrivato quinto, pur senza sbagliare niente.
Nella sprint si vedono 3 modi diversi, tre attitudini opposte di arrivare sul podio e fare i punti. 3 modi incompatibili fra loro di reagire alle avversità e rialzarsi. Ci sono gli squali, le stelle marine e i pesci rossi che non si ricordano chi sono realmente i loro avversari.
Non servono le americanate e nemmeno gli steward protagonisti.
La MotoGP, senza additivi, è il più bello sport del mondo.
Just Add Water!
E qui si chiude un capitolo perché, il giorno dopo, sembra di guardare un altro sport.
Un asterisco sulle vicende post sprint, per le polemiche generate dal colpo di genio, niente affatto fuori dal regolamento, di Marc Marquez, rientrato ai box in modo creativo ma regolare. Il racconto televisivo della gara ha evidenziato ancora una volta un cambio di approccio evidente: dalla tolleranza quasi totale in nome dello spettacolo, si è passati a una lettura spesso orientata, fatta di allusioni e richieste di sanzioni a seconda della convenienza narrativa. Più che limitarsi a descrivere ciò che accade in pista, la sensazione è quella di una narrazione coinvolta, talvolta vicina a interessi o legami interni al paddock. Un’impostazione che, considerando il ruolo centrale di Sky Italia come unico broadcaster nazionale della MotoGP, solleva inevitabilmente qualche interrogativo sul piano dell’equilibrio editoriale. Emblematico anche il tema della scia, emerso con forza dopo le qualifiche. Si tratta di una dinamica storica del motorsport: sfruttare il riferimento di un pilota più veloce per migliorare la propria prestazione. Tuttavia, il modo in cui viene raccontata cambia sensibilmente a seconda dei protagonisti. Quando coinvolge Marc Márquez, il gesto viene spesso enfatizzato in chiave negativa. In altri casi, situazioni analoghe vengono invece descritte come collaborazione o normale dinamica di pista. Una differenza di trattamento che contribuisce ad alimentare una percezione di racconto non uniforme. Anche le reazioni dei piloti seguono linee diverse: c’è chi sottolinea pubblicamente l’episodio e chi lo gestisce senza polemiche, come accaduto nel caso tra Márquez e Fabio Di Giannantonio. Ma anche qui, il peso mediatico attribuito ai singoli episodi varia sensibilmente. Nel complesso, emerge una narrazione che tende a selezionare e amplificare i temi in modo non sempre coerente, contribuendo a costruire un racconto più vicino alla logica della rappresentazione che a quella della cronaca pura.
E adesso la gara della domenica.
La gara lunga, che conta di più, sembra la partita dei titolari che però annoiano mortalmente.
Con il Marc Marquez “vena chiusa” e sprecone che conosciamo benissimo, ad avere la meglio sul Marquez geniale del giorno prima, di fatto si chiude la gara. La sua sarà la prima e l’unica avventatezza in pista, con rumors, ancora da capire, legati a suoi problemi tecnici.
Gli altri sembrano tutti ragionieri comunali.
Il 93 butta via la gara in apertura, dividendo la moto in due nella sabbia, e sarà l’unico ad andare out per caduta, fra l’altro pare dovuta al vento oltre ad un’entrata sicuramente ottimista. Lo fa per stare dietro al fratello Alex, inarrivabile come l’anno scorso e forse anche di più. Lo capiscono tutti tranne lui che è quello che dovrebbe conoscerlo meglio.
Quello furbo è Bezzecchi, che perde due confronti diretti ma vince quello della classifica di campionato. Non può raggiungere Alex e allora pensa al bottino grosso, quello a lungo termine. Fanno così anche tutti gli altri. Una cosa “semplice” da fare… eppure…
A Jerez torna potentissima Ducati senza che comunque Aprilia perda nulla, dato che piazza le sue 4 moto nei 10 che contano. Chi soffre, alla fine, non è Ducati in quanto moto ma in quanto team factory, che vede ritirarsi anche Bagnaia per un problema tecnico.
La doppietta nella Sprint non si può ignorare ma bisogna ricordarsi che è la domenica, che si vincono i mondiali.
Il resto sono passeggianti con un ridimensionamento di KTM (a parte Bastianini che quando manca Vinales va sempre fortissimo come se gli dessero una moto vicina a quella di Acosta), la conferma del diastro Yamaha e una Honda strana in cui Zarco fa un garone, cedendo nel finale ma surclassando i due factory, a mala pena a punti.
Con tutto il bene per Alex Marquez e la sua vittoria meritata e per niente casuale (aveva vinto anche l’anno scorso), con tutto il bene per gli altri e chi si conferma in campionato, a vincere è stata la noia, che probabilmente avrebbe vinto anche con Marc Marquez rimasto in piedi eh, sia chiaro.
La classifica mondiale vede in testa Bezzecchi a 101, poi Martin con 90 punti, Di Giannantonio 71, Acosta 66, Marc Marquez 57, Raul Fernandez 54, Alex Marquez 53 e Ogura 48. Una classifica che vede il campione in carica al quinto posto con pochissimi punti in più di 3 inseguitori.
I giapponesi torneranno a vincere? Cos’hanno sbagliato? Come ragionano? Perché hanno fatto certe scelte e cosa succederà? Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki. Da Kato a Ukawa fino a Moreira e Ogura! Chiacchierata con il direttore Enrico Borghi, esperto di motociclismo, decenni di esperienza in MotoGP, e Supercross, autore di testi e profondo conoscitore di giapponesi in pista e fuori!
Bulega ne vince tre davanti a Lecuona e Sam Lowes. Si tratta della tredicesima vittoria di seguito per l’italiano e ricaccia nel baratro il doppio zero olandese del 2025, quello che, di fatto gli aveva fatto perdere il mondiale.
In gara due, sei ducati nelle prime sei posizioni, sette nei dieci.
Uno strapotere mai visto. Agli stessi le stesse posizioni del podio, alle altre case, nemmeno le briciole. Non c’è partita.
Tre gare fotocopia, anche noiose, a dire il vero, che però ribadiscono una cosa fondamentale: lo spettacolo e il dominio tecnico spesso sono agli antipodi ma è spettacolo anche una superiorità così schiacciante e ineluttabile. Anche un dominio, può essere bello, a modo suo, anche se chiaramente dipende se lo si pratica o lo si subisce.
Bulega è padrone assoluto della faccenda, almeno fino a qui, Lecuona è arrivato per restare e crescere, e il resto, qualunque binomio sia, vede uno dei termini targato Borgo Panigale. Possiamo anagrammare le Ducati, inserirci una Yamaha o una Bimota… magari una BMW ogni tanto, ma sappiate che in top ten avremo un dominio rosso. E da qui alla fine della stagione, poco cambierà. Per ora nemmeno i bilanciamenti stanno bilanciando granché.
Una volta detto questo possiamo applaudire Montella e Bautista, che col team Barni fanno il possibile, così come fanno Baldassarri e Surra per GO Eleven e Motocorsa, possiamo constatare che Sam Lowes e suo fratello a volte possono anche non cadere, che Vierge e non più Locatelli è la salvezza (si fa per dire) di Yamaha, ma non c’è molto altro. Bimota e BMW compaiono e scompaiono facendo fatica, le Honda e le Kawa non esistono e tutti i piloti sono altalenanti.
Tutti tranne gli uomini Aruba che devono guardarsi dietro solo per la curiosità di capire chi c’è a inseguirli, da molto lontano, va detto, volta per volta.
Le gare sono facili da raccontare: Lecuona e Bulega si annusano un po’ con Sam Lowes a fare da terzo incomodo.
Poi l’italiano se ne va, lo spagnolo insegue e l’inglese cede. Ad assen, nel World Ducati Weekend anticipato, è andata così tutte e tre le volte.
E altri week end simili seguiranno.
Il tema/faccenda/problema del forcellone Ducati? Un po’ di pepe da spiegare e chiarire. Se è una issue o un qualcosa di preoccupante, sarà da capire. Dalle classifiche, per ora, emerge solo dominio rosso con diverse sfumature.
Iker Lecuona è arrivato in Ducati Aruba dopo anni travagliati in Honda Superbike, preceduti da un’esperienza MotoGP con KTM in un momento in cui le arancioni non erano affatto competitive. Stesso destino, quasi lo stesso percorso di Petrucci, di cui è diventato amico. Iker è uno morbido, gentile, sempre positivo e molto professionale. Questo però non significa che non si tolga dagli stivali tutti i sassi che ha. MotoGP, KTM, Honda, Ducati, Pirelli, Michelin, il paddock SBK e MotoGP, le sue aspettative, le cose che andrebbero migliorate e infine un pronostico totale! 45 minuti di intervista. Cosa volete di più?
La MotoGP 2026 è ancora uno sport o sta diventando un format? Dopo appena tre gare, tra sanzioni incoerenti, arbitri protagonisti, decisioni discutibili e una direzione gara sempre più invasiva, il dubbio ormai è più che legittimo. In questo video mettiamo in fila i fatti, senza complotti ma senza fare finta di niente.
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