Il re è nudo. Ed è minidotato!

Il re è nudo

Prima che qualcuno si ingolosisca è bene chiarire che non c’è realmente una persona nuda qui… né tantomeno qualcuno che sia minidotato, anzi.
Il titolo si riferisce ad una situazione, ad una figura, geometrica, per niente regolare. Una figuraccia, messa a nudo.
Parliamo del quadrilatero di marketing sportivo virtualmente infallibile i cui lati sono Yamaha, Petronas, Razali e Rossi. Una top factory, uno sponsor impressionante, un manager che non sbaglia un colpo, e la più grande macchina sportiva da soldi degli ultimi anni. E qui, è ben chiaro, non ci sono mini dotati. Neanche un po’. C’è però del nudo.
Andando per ordine, i lati inizialmente erano tre, e funzionavano alla grande.
Yamaha aveva incontrato Petronas con Razlan Razali, boss della squadra sportiva, deus ex machina dell’operazione.
Quanto bene aveva funzionato, da uno a dieci? Almeno quattordici.
Nell'”annus schiaffonis” del team ufficiale, che al momento di approfittare dell’assenza di Marquez si era fatto uccellare da Mir su Suzuki, l’uccellagione era continuata anche in casa, nel modo più beffardo possibile. Con gli uomini in blu che non sapevano più da chi prenderle.
No Quartararo, ufficiale pagante (uno che aveva la moto migliore in squadra e non contento ci aveva messo un’aggiuntina pagando), ma quell’altro, aveva invertito l’anno precedente facendo meglio di tutti i diapason,  portando quasi a casa un colpaccio che non si sa quanto sarebbe stato veramente auspicabile, essendo il vincitore “sbagliato”.

Il team Petronas SRT aveva fatto come in F1. Metodo, scelte giuste, tranquillità, e vittorie. In faccia ai “predestinati”.
Razali, che è uno che le occasioni le sa cogliere e le sa creare, deve aver pensato che se quello era l’allievo, figuriamoci il maestro.
E deve aver pensato che, a casa sua, la possibilità di festeggiare il quaranteseiesimo anno di fondazione dell’azienda per cui lavora, con il miglior riferimento al quarantasei che vi sia al mondo, non dovesse essere occasione da farsi scappare.
E aveva ragione. Perché Valentino Rossi sarà anche in declino da qualche stagione, però è sempre il più grosso richiamo che il motociclismo possa avere. Specialmente guardando ad un’onda lunga che nella lontana asia popolare ci mette un po’ a fare effetto.
Razali si è fatto il film e se l’è fatto bene.
Un tot (indovinate quante) di YZFR1 replica, a 46.000 euro, addirittura un tot di OHVale (previste) con gli stessi numeri, e tutta una serie di iniziative a capitalizzare la faccenda.
In un mercato che noi non lo sappiamo immaginare nemmeno quanto sia grande, ma che veramente in oriente fa numeri che ci fanno sembrare inesistenti.
Del resto, anche non vincendo, cosa sarebbe potuto andare storto?
VR non è più leader di classifica, ma è sempre uno che fa divertire e che, soprattutto, si diverte lui. Il che essenziale per comunicare il giusto mood. Insomma un’iniziativa grandiosa che magari non avrebbe pagato sportivamente ma dal punto di vista dell’immagine sarebbe andata benone. Il top. La miglior combo sul mercato.
E invece è stato chiaro abbastanza presto che non ha funzionato proprio niente. In realtà siamo solo a inizio stagione e tutto si può raddrizzare, però… un inprinting così è difficile da mettere a posto.
E’ iniziato tutto così male, che si è rotto anche quello che aveva funzionato l’anno prima. Quartararo a vincere e Morbidelli ad annaspare come mai gli si era visto fare. Rossi poi, no opaco, ma nero pece. Una prima fila trainato da uno dei suoi, che devi proprio non volerlo vedere per non capire che è una roba triste, e un triplo set di qualifiche e gare orrende. Una roba su cui non puoi scherzare nemmeno se poi le cose prendono a funzionare.

Sono le situazioni  peggiori che si possono verificare quando fai del marketing. Ossia che i tuoi stessi testimonial, quelli che devono convincere della bontà del prodotto, ne risultino ufficialmente schifati. Perché teniamo conto che Rossi, non essendo lì per vincere, sarebbe dovuto essere quello che fa buon viso a cattivo gioco. E invece il buon viso non si è visto.
E quindi la montagna (di soldi) ha partorito un topo, ma neanche. E il match up imperiale, in realtà, ha messo a nudo il fatto che la teoria è una cosa, ma la realtà, è un’altra.

Ora spiegalo tu ai Malesi o Malesiani, fate voi, che una roba così figa che quasi non si sarebbe potuta rovinare, è andata così a gambe all’aria da non essere contento nessuno di quelli che ha partecipato a metterla in piedi. Con tanto di dissapori interni e insoddisfazione dell’unico che stava al posto suo, e a cui adesso tira un po’ il culo notare che quello che lo dovrebbe aiutare in realtà, amici amici, ma poi ti rubano la bici. (vedi questo video qui).

La stampa ha fatto il resto. Ha cercato di mettere contro “le due Yamahe”, i piloti delle stesse, rivendicando ora per l’uno, ora per l’altro dei due Petronas, più attenzione, più assistenza, più ufficialità, tirandola via, come in una legge dei vasi comunicanti, proprio a “quegli altri”.
Ma questa è una cosa che funziona quando gli altri non funzionano, non quando vincono tre gare su tre. Autogoal.

E quindi cosa succede, alla fine? Non lo sappiamo perché non siamo alla fine. Quello che però sembra è che siamo all’anticamera dei vaffanculi e che Petronas, invece di allontanarsi, dalla Yamaha, si sta avvicinando ancora di più, con tanto di dichiarazioni di intenti di partnership pluriennali e baci bacini che hanno tanto il sapore speziato di presa di distanze dalle scelte fatte, indovinate quali.
Il che vuol dire una sola cosa: che la partnership messa insieme per fare belle gare, bei soldi, belle cose, è un tavolino a tre gambe che non si regge nemmeno su una… e che quindi, ciaone a fine anno, se non prima.

Ma dovesse anche durare, sembra tanto una di quelle relazioni in cui, quando succedono o ci si dicono certe cose, niente torna più come prima.
Poi gli effetti sulle carriere professionali dei vari protagonisti, contano il giusto. Qui non parliamo di quelle, ma dell’iniziativa, della combo che doveva essere perfetta e che invece non sta funzionando per niente.
Siamo ad un punto che assomiglia tanto alla barzelletta in cui c’è un pugile che torna all’angolo barcollante e chiede al suo allenatore come sta andando. E quello in risposta: “Se lo ammazzi, fai pari”.

MIsterhelmet Gianluigi Ragno

Jorge Lorenzo: inadatto al sistema!

Jorge Lorenzo

Quanto fastidio deve dare uno che ha vinto dei mondiali che più di uno non voleva che vincesse… e lo ha fatto contro un compagno di squadra predestinato (Valentino Rossi), amato e coccolato da un team che tifava tutto per lui e per la vittoria dello spagnolo quasi non ha festeggiato… ed un connazionale ancora più designato dal fato e dai media, quel Marc Marquez che in Spagna, da catalano e da simpaticone para…vento, tira più di lui per mille motivi?

Immaginate quanto dia fastidio uno che come “amico del cuore” e mentore si è scelto da subito uno che dalla MotoGP è stato epurato ed è andato a vincere in Superbike (Biaggi) un attimo prima che arrivassero gli stessi di Dorna che lo avevano cacciato via e che se padroni della WSBK non lo avrebbero mai accettato nemmeno lì. Con tanto di supporto morale in occasione della vittoria dei due mondiali di quest’ultimo.
Un cinque volte campione della MotoGP che va a confortare un “maestro” che ha vinto meno di lui e che è l’anti per eccellenza in un periodo nel quale il suo avversario di sempre, se la vede brutta brutta.
Con tanto di abbraccioni, cenette, e complicità sportive e umane.

Pensate all’unico che abbia mai alzato davvero la voce in ambito sicurezza. Quella della pista, tante volte, e quella dell’aria che si respira, quando in occasione della tragedia di Fukushima fece capire, lui unico, che correre in Giappone sarebbe stata una fessacchiotteria.
Lorenzo quella volta fu riportato alla ragione da Ezpeleta ma solo perché aveva qualcosa da perdere… e non fu nemmeno facile per il grande capo. Non si registrano altri episodi nei quali qualcuno lo abbia mai costretto a fare qualcosa.
Ecco. Figuriamoci adesso che JL non ha più niente che gli possa essere tolto.

Potrebbe essere una risorsa preziosa per il circus, il 99, ma non va bene.
Non va bene come commentatore, perché è veramente un dito rotante dove sapete. Non va bene come esperto e responsabile della sicurezza, perché, diciamocelo, non è come quegli altri due che ormai sono dei politici. Bravi, per carità, ma molto, troppo attenti alla ragione aziendale. Lorenzo non andrebbe bene, visto come è fatto. Me lo vedo già a impuntarsi, anche fisicamente, sulle cose che ritiene sacrosante. Fissarsi sulle minuterie e battere i piedini con smorfia da bambino fino a dover essere trascinato via. Sarebbe così curva per curva.

Jorge Lorenzo non farà mai parte dell’ambiente con un ruolo attivo perché non fa nessuno sforzo, né di essere simpatico, né di essere comprensivo e comprensibile.
Non è che non ne abbia bisogno, è che ha deciso sempre che sarebbe stato così. Caratterialmente Jorge Lorenzo è un Casey Stoner che si trattiene… ma solo un po’. Sa di avere autorevolezza ma non vuole che gli sia riconosciuta. Se la riconosce da solo e tanto gli basta, anche se per il business non va bene.

Per questo motivo, lo ribadiamo, difficilmente farà parte dell’ingranaggio mediatico, politico, organizzativo, per lo meno non con lo status che meriterebbe il suo palmares.
Chi mai vorrebbe, con tutti i grattacapi che già ci sono, uno che ti dice veramente le cose come stanno con l’aggravante di dirle senza alcuna delicatezza e di aver sempre ragione? Eh già perché Jorge Lorenzo, come fosse un Biaggi mischiato con un’ulteriore forma di puntiglio, un Melandri convinto al cubo, ha sempre, implacabilmente, ragione.
Molto fastidioso quando esprime opinioni sui colleghi e paradossalmente più irritante quando li elogia, che quando li critica. Perché un elogio di Lorenzo, così esigente e intollerante, ti fa quasi sentire in debito per un regalo ricevuto.
Quando invece critica, ci si può solo attaccare ai modi ed ai toni (decisamente molto isolani)… perché non c’è molto altro dietro cui rifugiarsi.
Ma chi pensa che le sue analisi post gara, presenti nel video blog che ha messo in piedi su Youtube siano rognose, dovrebbe ascoltare le sue previsioni. Ne sa qualcosa Jack Miller, condannato ad una previsione che si auto avvera per il solo cercare di rifuggirla.

Quelle di Jorge Lorenzo sono sentenze senza processo  fatte da un tribunale di guerra. E’ così sicuro che andrà come dice lui, che è quasi un regalo che non finisca anche peggio per come ha sempre, maledettamente, ragione.

Ma la cosa più irritante è che quando parla i toni non sono mai corrispondenti ai contenuti. I modi sono sempre rotondi, la voce morbida, il tono basso… Molto più di Melandri, altro commentatore competente che ha ragione ma un po’ ti lascia credere che possa andare diversamente. E con una cadenza molto più decisa di quella di Biaggi, che sembra sempre voler misurare quello che dice.

Alla fine sembra che l’unico fra noi tutti che sta facendo lo sforzo per non blastarti sia lui, la stessa persona che prima o poi, ti blasterà.
Cosa si può fare? Niente. Ringraziare di non essere un suo bersaglio. E godersi tutto quanto.

Misterhelmet Gianluigi Ragno

 

Perché Dovizioso dovrebbe firmare a tutti i costi con Aprilia?

Adesso che il Dovi è ad un passo dalla firma con Noale (non è un segreto che ci stanno girando attorno e sembri quasi fatta) è il caso di recuperare un video di qualche settimana fa.
Eh sì perché se è proseguita la contrattazione, le motivazioni e le spiegazioni sono sempre quelle.
Perché Dovi dovrebbe firmare con Noale e dovrebbe farlo a tutti i costi?
Per i motivi elencati nel video…

 

L’inutilità di agitarsi per i test!

Qual è il motivo per il quale ci si eccita in occasione dei test pre campionato, MotoGP o Superbike che siano?
Nessun motivo fondato, a parte quella voglia di novità e click post digiuno, in cui ci si è arrabbattati a fare di situazioni delle news, se non addirittura, purtroppo, inventandole proprio, le situazioni… e le news.
Alla fine arrivano i test e bisogna eccitarsi. Serve al portafoglio. E la cosa trova ovviamente terreno fertile nei fitosi.
Però credetemi che con tutte le variabili c’è ben poco per cui agitarsi.
Ma vediamole, le variabili.

Temperatura
Difficile che si testi in una pista con la stessa temperatura nella quale si correrà quando verrà il momento stabilito dal calendario.
Non cambia molto, direte. Sbagliato.
In piste come Jerez, guarda caso meta abitudinaria di test, poche ore fanno la differenza. Nello stesso week end piloti con la pole hanno poi mangiato la polvere. E parliamo di ore. Immaginate quando si parla di mesi. Jerez è un esempio eclatante ma le cose poco cambiano anche nel resto dei casi.

Presenza
Se in una sessione di test manca qualcuno, come si fa a misurare in maniera concreta il valore di chi c’è?
Ma poi immaginate di essere una casa ufficiale (per i privati è diverso). Quali test saltereste? Quelli di cui avete bisogno o quelli dove andate forte?
Quindi è facile ipotizzare che chi non c’è è perché MEDIAMENTE, al netto di difficoltà economiche, non ne ha bisogno. E quindi chi c’è ha poco da gonfiare le piume.

Configurazioni e roba da provare
Ognuno nel test ha il suo programma di lavoro. Il che vuol dire che sta costruendo. Se qualcuno sta costruendo, evidentemente non fa prove di velocità o ricerca del tempo. Quindi il tempo non vale.
Per lo meno no per chi guarda e non sa cosa sta succedendo.

Tempo che non c’è
Quante volte avete letto di tempi fantasmagorici, guardacaso, senza cronometri o senza transponder? Ci sono un paio di siti specializzati in questo tipo di news.
Un team che ha il tempo, veramente pensate che lo nasconda?
Davvero pensate che il livello di segretezza delle informazioni sia militare?
Chi gira senza transponder e senza crono è perché non gli sta dando valore. Nessuno sano di mente rinuncerebbe a prendere ed immagazzinare riferimenti quando sono buoni.

Varie ed eventuali
Vi bastano gli elementi sopraelencati?
Ve ne sono altri. Piloti non ancora a posto, materiale non ancora arrivato completamente, ergonomie, configurazioni ancora allo studio, e tutta una serie di elementi che rende possibile classificare i risultati dei test per lo più come inutili.
Ma come inutili? Si fanno i test inutili?

La verità è che per sapere se qualcuno ha trovato qualcosa, è necessario essere informati su cosa stesse cercando.
E quindi i test servono, ma solo a quelli che li fanno (piloti, addetti ai lavori, etc) Non servono invece a chi sta lì a guardarli cercando di capire qualcosa.

In realtà, se proprio dobbiamo dirla tutta, servono a chi li racconta, per fa sognare i tifosi, leccare i baffi agli sponsor, e tutta una serie di attività fuffose che in realtà di contenuto per la maggior parte dei casi hanno poco. Ma servono per i click.

Ed è per questo che spesso questi test opachi, vuoti e poco comunicativi, hanno bisogno di un aiutino. Un record che non c’è stato, un tempo mai fatto, e in casi di professionalità inesistente, anche di piloti che hanno fatto il tempo senza essersi presentati, come nel caso di Bautista a Portimao con la Honda SUperbike un paio di anni fa.
Al suo posto girava Aegerther perché il buon Alvaro era giustamente con la moglie mentre gli nasceva la prima figlia.
Questo non ha però fermato qualcuno da dare la notizia di un record completamente inventato.

Per non parlare di una nota casa tedesca che ogni anno nella fase pre campionato sembra essere in grado di stupire ma poi è sempre più miseramente lontana dai risultati che contano.
Lì il problema è diverso. La creatività editoriale serve a guadagnarsi qualche banner o qualche forma di benevolenza.
Insomma, con i test ci guadagnano quelli che li fanno e quelli che raccontano al pubblico quello che vuol sentirsi dire. Chi legge, invece, continua a rimanere, confuso e felice.

MIsterhelmet Gianluigi Ragno