MotoGp: Cosa c’è che non va in KTM?

Ci sono i soldi, gli sponsor e una super organizzazione ma i piloti fuggono da KTM o sono sofferenti.
Che succede all’interno del reparto corse austriaco?

 

Io ti ho fatto e io ti distruggo!
Mia madre avrebbe potuto lavorare tranquillamente nel team KTM MotoGP, dato che l’atteggiamento degli austriaci verso quello a cui hanno dato vita, sembra essere quello di mia madre quando ne combinavo qualcuna e, in verità, anche quando non lo facevo.
Facendo una breve cronistoria di casi di insoddisfazione ce ne sono un tot.
Ha iniziato Zarco, che in tempi non sospetti ha voluto mollare così, di botto, una sella ufficiale e alcuni milioni di euro.
Uno stipendio che non ha visto MAI più dato che adesso guadagna pochissimo in Pramac. Ed è stato anche a piedi senza sponsor Red Bull che lo ha pubblicamente umiliato. Ricorderete che Zarco, dopo aver annunciato che l’anno successivo non avrebbe voluto correre con KTM è stato appiedato a metà stagione e privato dell’ingaggio e degli sponsor, ed ha detto ai microfoni cose tipo: spero che mi lascino mangiare. Cosa deve averlo spinto a voler andar via così?
Pol Espargaro non è stato da meno. Prima di andare in Honda si è lamentato un bel po’. Per non parlare di Fernandez, che lo hanno portato a firmare in MotoGP che sembrava un cane quando lo portano dal veterinario. Era disposto a farsi addirittura un altro anno in Moto2. Una cosa senza precedenti.Lo hanno mandato in MotoGP a calci in culo e ancora si lamenta. Per non parlare di Petrucci, schifato sin dall’inizio, poi tenuto e silurato troppo presto ma mandato alla Dakar come contentino, senza convinzione con un team di cui il ternano si è pubblicamente lamentato perché non era pronto e gli ha fatto rischiare la vita. E poi Lecuona.
Ok Lecuona è stato segato ma ha detto cose terribili. Eppure KTM è un posto fighissimo. Perché ha un vivaio pazzesco con iniziative ed un programma di crescita fenomenale da cui però molti, moltissimi, vogliono scappare. Come Acosta, che gli ha già fatto marameo e gli ha detto che lui, ciaone, se ne vuole andare appena gli sarà possibile Il record delle dichiarazioni anticipate. Esattamente come uno che a casa con i suoi non sta bene. Un posto dove i manager sono severissimi, e pagatissimi, spesso molto più dei piloti, sembra un posto dove devi fare quello che ti dicono, oltre la normalità aziendale. Ossia devi fare quello che ti dicono anche se forse hai ragione tu. Che poi sta proprio lì la sensibilità, se fai le corse. Ovvero capire se quello che hai chiamato per rischiare la vita a 300kmh, può dare qualche dritta, magari anche apparentemente incomprensibile a te che sarai anche il padrone della baracca ma sei seduto al box. Un atteggiamento molto tedesco ma senza esserlo completamente. Inclusi i rapporti tesissimi con Ducati che negli ultimi anni ha speso un quinto, e di sufficienza verso Aprilia, che ha speso un decimo e che appare sempre più vicina, troppo vicina per rimanere simpatica.
E’ incredibile la parabola di KTM che ha avuto momenti di crescita incredibili, che può contare su denaro, sponsor e vivaio solidi, eppure sembra vivere nel meno felice dei mondi possibili, un mondo in cui, da sola, si crea e si distrugge. E’ partita a bomba KTM ma il Blitzkrieg, la guerra lampo per conquistare velocemente il vertice, non è riuscita a vincerla e, anzi, l’ha logorata rendendola un posto da cui fuggire. Si salva, nel meccanismo, Pedrosa, che ormai non è più un pilota, ma un tester e quindi è passato dall’altro lato.
L’arrivo di Francesco Guidotti, che sarà il Paolo Ciabatti degli austriaci, è forse dovuto proprio a questa necessità di ammorbidire la struttura e portare quel know how che fa funzionare il meccanismo agli altri, che forse hanno meno soldi, ma che su certe altre cose sono probabilmente un po’ più elastici e ricettivi.
Ci riuscirà? Forse Guidotti ha in mente una strategia operativa che noi non vediamo. Del resto hanno chiamato lui. Altrimenti avrebbero chiamato me, che invece sono ancora qua.



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