Il parcheggio dorato di Davide Brivio

Lo avete visto vincere e lo avete visto partire.
Un mondiale che nessuno si sarebbe aspettato che Suzuki vincesse in un anno in cui molti erano distratti da cose forse più importanti come la pandemia. E’ il mondiale di MotoGP che fra tutti è stato ritenuto opera del tecnico piuttosto che del pilota.
Brivio, e non sappiamo se lo abbia fatto apposta, ha fatto la mossa più efficace per essere ricordato e rimpianto: andarsene al volo alla categoria superiore che, per quanto riguarda la MotoGP, si chiama F1.
Suzuki non ha più vinto (e non avrebbe rivinto comunque) e Brivio è nei cuori di tutti. Forse anche giustamente, perché le sua capacità sono innegabili.
In F1, però, non gli è stato fatto fare niente e il suo ruolo si è sgretolato in una Renault ove adesso comanda Otmar Szaufner, che non ha fatto prigionieri dal primo minuto.
De Meo si era innamorato di Brivio forse quando erano in Yamaha per la collaborazione con Abarth e ci aveva visto qualcosa, ma non è riuscito a trovargli una collocazione e, soprattutto, non gli ha dato il tempo.
In Alpine sono stati spostati, quando è andata bene e segati, quando è andata male, un sacco di personaggi ritenuti inamovibili.

Defenestrati Prost e Budkowski, spostato Brivio, che forse se fosse stato silurato sarebbe stato meglio.

Adesso andrà ad occuparsi di Programmi Junior e altre attività sportive come l’Endurance e la A110 Cup.
Ditemi voi se questa non è una punizione-parcheggio o un parcheggio-punizione che fra l’altro lo tiene contrattualmente ancora vincolato con costi “alternativi” che non renderebbero profittevole un ritorno in MotoGP a carico di chi lo assume.
Ma la domanda è: a parte i rimpianti dei piloti, le voci, i rumors, veramente la dirigenza Suzuki lo rivuole?
Non risulta lo abbia mai detto e quindi, a meno che Brivio non aspetti la pensione di Jarvis in Yamaha, di che parliamo?


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