In the second installment of the MotoE specials, in conjunction with the debut of the MotoE 2023 world championship with Ducati, we talk about MOTOR. Guest Pietro Ardemagni, ePaddock.co.uk expert and Luca Scassa Deepen on Epaddock.co.uk

Bagnaia, Binder, Miller, Martin, Espargaro, Marini, Pedrosa, Alex Marquez, Nakagami e Quartararo sono i 10 al traguardo in una gara che ha offerto lo spettacolo di due KTM che si sono poco saggiamente ostacolati per i 4/5 della gara, dando il tempo ad un Bagnaia che forse avrebbe vinto comunque, di superarli nel finale di portare a casa una vittoria di forza.
Ma è la casa Austriaca a brillare a Jerez, mettendo due moto sul podio e Pedrosa a ridosso nella top 5 ma davanti nelle sessioni iniziali. Come a dire che di Jerez (e speriamo delle prossime piste) hanno capito tutto tranne la strategia di squadra e finalmente il bandolo della matassa è finalmente in mano agli arancioni. Ma la MotoGP degli ultimi anni non è così. Puoi brillare in un week end e spegnerti il successivo. E’ quello che è capitato a Rins che adesso guida una Honda ingestibile esattamente come tutti gli altri. Non inganni Nakagami, nono grazie ad un doppio long lap penalty inflitto a Quartararo per aver causato una red flag.
Doppio per aver il francese calpestato il verde nell’esecuzione della prima penalità.
Ormai la MotoGP vuole sorpassi ma punisce ogni tentativo di effettuarli. Il che a Jerez significa che anche Bagnaia dopo un’entrata allegra su Miller, deve dargli indietro il “maltolto” in un clima che ormai è vessatorio da parte della direzione gara e piagnone a livello di partitella all’oratorio da parte della TV più faziosa della storia. Una cosa insopportabile che fa sentire chi guarda le gare come se fosse preso a schiaffi da due parti a mo’ di film di Bud Spencer.
Tornando alla gara, poca roba le Aprilia che promettono tanto e raccolgono poco e poca roba anche le altre Ducati che per essere le moto migliori fanno belle cose ma non sembrano in grado di vincere se non vince un uomo in rosso.
A questo punto meglio Marini, in proporzione, di Martin, con gli altri cavalli da classifica (Zarco e Bezzecchi) a stendersi e i Gresinis’ a fare gare brutte.
Davvero non c’è molto. altro. Dite la vostra.



Guarda l’intervista con Marco Melandri
In moto 2, since the engines have changed, bikes often stop for unknown reasons.
Realistically speaking, there are no sensors to judge what happens.
The most common case is that it drops the fuel pump and then everything magically starts working again.
Ad alcuni è successo, ad alcuni no. E non è un tema di top team o team minori.
Nella giornata di sabato si è tenuto un meeting IRTA – Marelli – Kalex, Forward – Dorna, team etc. Non mi risulta sia stato presente Boscoscuro.
Al di là della cortesia di invitare tutti i player, alcuni sono stati coinvolti a giusto titolo, altri come Marelli sono stati invitati per cortesia ma non hanno una responsabilità diretta.
The meeting should have been restricted to manufacturers such as Triumph, which supplies the engines, and 2D, which supplies the wiring harnesses to all the "builders" on the track who, however, simply assemble the components.
An attempt was made to set an unwritten rule (move the relay) but it was not accepted by the teams. Attempts were made to attribute the issue to temperature or vibration but there were testimonies that certified the fact that these were invariant.
The bikes did in fact shut down in fabbraio and when they were in the pits. The problem is not currently circumscribed.
Alla fine si è spostato tutto sulla sicurezza dei piloti ma è stata respinta la richiesta di effettuare il warmup per provare a fare dei tentativi.
Il resto dei dettagli e delle considerazioni, sono nel video.

Super Rins davanti a Marini, Quartararo, Vinales, Oliveira, Bezzecchi, Zarco, Morbidelli, Di Giannantonio, e Fernandez a chiudere i 10.
Una gara noiosa vinta stra meritatamente dall’underdog (ma nemmeno troppo) Rins, rappresentante del lavoro popolare di un team clienti che lotta giorno per giorno, su una moto anch’essa generalmente in difficoltà. Se ci fosse un concetto di giustizia sportiva motociclistica, calzerebbe perfettamente con il podio di oggi. Un pilota che ha sofferto e che lavora sgomitando per un team clienti, Rins, il rappresentante del lavoro duro e puro che sopperisce al super talento (non mi si offenda perché gli sto facendo un complimento) Marini, e il pilota attualmente più talentuoso e meritevole, derubato per essere sulla moto generalmente più problematica, Quartararo.
Il podio della giustizia è l’unica cosa “fair” direbbero gli americani, in una gara noiosa, con sorpassi che si contano sulla punta delle dita di una mano, e una valanga di cadute che tira fuori persino quelli andati lì a raccogliere dati.
Una gara caratterizzata da un elemento negativo, Bagnaia che finisce ancora nella granella, e poco altro, a parte la vittoria di Alex Rins, che per quanto sacra e indiscutibile, non è abbastanza.
Ed è sufficiente guardare la top ten per capire che tolto Rins che in Texas ha sempre fatto il cow boy, abbiamo davanti una MotoGP che dopo pochi anni dal pensionamento di Rossi, Lorenzo, Stoner, Pedrosa, si trova con nomi che non solo faticano ad avere la stessa credibilità ma che non sai neanche se potrai trovarli nelle stesse posizioni la settimana successiva.
Una lotteria unica nel mondo del motorsport. Così variabile, irregolare, imprevedibile, da sembrare artefatta.
Vincitori che da un momento all’altro faticano nei 10, underdog romantici, eroi locali, team privati in testa al campionato, punizioni assegnate male e architettate peggio, sono il leit motiv di un campionato che, privo degli elementi costitutivi naturali (mancano i nomi da cartellone), sembra quasi volerli cercare in un canovaccio narrativo da circo itinerante con buoni, cattivi, eroi, recuperi, imprese, al limite del credibile. E prima che mi si rilasci la patente da complottista, ecco la ragione.
La colpa è chiaramente delle gomme, poco performanti, poco affidabili e poco sicure, oltre che poco coerenti. Le Michelin, abbinate ad una tecnologia esasperata e non sempre padronaggiata), sembrano essere l’ago della bilancia di una MotoGP laddove invece in Superbike le Pirelli sembrano essere l’unica certezza su cui contare per far fare il resto ai piloti.
Sappiamo che Dorna è in grosse difficoltà e ha tutta l’intenzione di scimmiottare la F1 dal punto di vista dello spettacolo, svoltandola a circo per tutto il resto (è arrivata dall’america la persona giusta), ma così più che un’allargamento del bacino di pubblico, avremo una sostituzione. Entreranno i bimbiminkia da reality mentre chi capisce di moto e si ricorda cos’erano le corse fino a qualche tempo fa, guarderà qualcos’altro.
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