MotoGP: finale squallido a Phillip Island dove Aprilia prende schiaffi da Marc Marquez.

L’idea di merda di lasciare Phillip Island ha il giusto finale di merda di un weekend tagliato a metà con la gara di domenica ANNUNLLATA, perché gli organizzatori fanno finta di non sapere che in questo periodo dell’anno, in Australia c’è un meteo, indovinate, rischioso, se non di merda. La scelta completamente fuori di testa di correre a fine ottobre, senza nemmeno prendere in considerazione in corso d’opera di salvare la baracca, magari correndo la gara lunga di sabato, ha anche il dilettantistico effetto di falsare il campionato, grazie all’interruzione di un weekend che avrebbe potuto essere quello di chiusura del mondiale, se fosse stato lasciato correre. L’arroganza aumenta con l’ingordigia finanziaria e quindi niente, troppo intelligente per poterci pensare. E l’isola si vendica contro questi qui.
Phillip Island un messaggio, comunque, lo dà. Marquez, da solo, batte tutta l’invincible Armada Aprilia che ne esce letteralmente, a pezzi ma, allo stesso tempo, miracolata.

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Marquez, Alex Marquez, Di Giannantonio, Bezzecchi, Acosta, Binder, Miller, Moreira, Lecuona
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Lo spettacolo a Phillip Island inizia prima della gara. In qualifica Marc Marquez, senza un tempo valido (quindi, in teoria, 12° al via), lancia la sua moto nella ghiaia.
Poi torna al box e, con la moto di riserva, piazza prima un giro ottimo e poi uno che rimarrà nella storia, rifilando un secondo e mezzo a suo fratello e una media di 2 secondi al resto della griglia. Sul bagnato con chi faticava a stare in piedi. Martin incassa un secondo e mezzo mentre Bezzecchi, per intenderci, DUE SECONDI E TRE DECIMI.
Con questi presupposti si corre la Sprint, che è sì asciutta ma che ha già detto tutto anche a chi fa fatica a voler capire.

Fra questi c’è Martin che da leone, va detto, si mette comunque in testa di affrontare Marc Marquez. Gli attacchi sono coraggiosi ma un po’ borderline. Mentre Marquez pennella fluido, i passaggi e le linee del n89 sembrano poco ragionate e si concludono con caduta e doppia frattura. Marc Marquez batte poi suo fratello, che ha sa bene quando ha senso provarci e quando non ne ha (oggi è una di quelle giornate in cui stare lontani dal fratellone) e Di Giannantonio. Per Bezzecchi, autore comunque di una gara assennata, va paradossalmente bene il quarto posto davanti ad Acosta e Binder, che si vede poco ma non è male. Poi Miller che saluta a casa da casa, Moreira e Lecuona.
Il tema Iker lo trattiamo subito: il supplente umilia sia Bagnaia che Morbidelli in tutte le sessioni tranne le practice. E a Phillip Island fa un garone. Vedete voi.
Messaggio per Ducati: Lecuona è già stato vittima della politica disturbata di KTM. Cerchiamo di non perderlo. Potrebbe stare in MotoGP più meritatamente del 20% della griglia attuale.
Per quanto riguarda gli altri Ducatisti sfortunati: Morbidelli trova il modo di prendere quasi due secondi e mezzo in Q1. Bagnaia si ritira per un problema non menzionato quando in gara corta è ventesimo. Poi c’è anche il coraggio di dire che uno si accanisce.

Tornando a quel poco di MotoGP che abbiamo visto nel week end, Marquez ha tutto sotto controllo. Ha pronti 3 piani di fuga ma gliene basta uno.
Vero che non riesce a fuggire al via (Piano1) ma mentre sta mettendo in opera il piano 2 (tergiversare con Martin per farlo impallinare da un Alex Marquez super performante), lo stesso Martin lo agevola nel piano 3 (far incasinare Martin), immolandosi per riuscire a stare dietro ad un Marquez mentre cerca di sfuggire all’altro.
Con questa mossa e relativa frattura che gli fa perdere la gara della domenica e gli fa presumibilmente saltare un GP, lo spagnolo ha perso il campionato. Per sua fortuna oggi riceve un regalo che lo lascia ad un rassicurante -10 anziché ad un potenziale -35. Miracolato, insieme a lui, anche Bezzecchi, che di Phillip Island aveva dimostrato di aver capito poco. Per lui, in caso di vittoria di Marquez, i giochi sarebbero stati davvero chiusi.

E Aprilia e la sua Invincible Armada? Martin è fratturato e avrebbe saltato la gara di Domenica: miracolato. Fernandez, anche lui con i postumi della frattura rimediata con Bezzecchi, avrebbe saltato la gara di domenica: mircolato n2.  Bezzecchi, a disagio a Phillip Island, evita un ulteriore gap. Ogura aveva invece già rimediato 8 secondi di penalità causa pressione pneumatico nella sprint e quindi oggi sarebbe stato fuori gioco. Lo sarà, comunque, in Malaysia. Il tutto con un podio Sprint 100% Ducati, in una pista in cui Borgo Panigale avrebbe dovuto leccarsi le ferite.

Ma ripeto: è tutto falsato perché questi ingordi di LibertyMedia lasciano Phillip Island, che già di per se è una porcata, nel più infame dei modi, falsando per di più il campionato per non aver voluto correre la gara lunga il sabato, cosa che in passato era già stata fatta. Si fanno fermare dall’acqua, poi però fanno di tutto per andare a prendere i missili in testa in Qatar.
Ma questo le TV di leccapiedi (quelle che sabato invece di una telecronaca hanno fatto un requiem perché non aveva vinto chi sponsorizzano loro), e la stampa dei volemose bene, non lo fanno presente.

 

La classifica vede adesso in testa Marc Marquez con 365, Martin con 355, poi Bezzecchi a 315,  Acosta a 263 e Ogura 269. Il tutto con l’aesterisco del regalone ad Aprilia, che era arrivata a Phillip Island per allungare e si è invece allungata per terra.

 

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MotoGP: Valencia chiude un campionato anomalo. Doppietta Aprilia e Ducati a inseguire!

Valencia chiude un campionato tormentato, in vista di un anno di transizione poco significativo. La Ducati super dominante della stagione, sembra un ricordo mentre Aprilia sembra la prima forza. Nella sprint ok Alex Marquez, Acosta e Di Giannantonio. Nella lunga, il palco è per Bezzecchi e Fernandez. Solo Diggia è l’unica costante Ducati.

 

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I 9 a punti nella sprint: Alex Marquez, Acosta, Di Giannantonio, Raul Fernandez, Bezzecchi, Morbidelli, Quartararo, Binder Ogura.


I dieci al traguardo della gara lunga: Bezzecchi, Raul Fernandez, Di Giannantonio, Acosta, Aldeguer, Alex Marquez, Marini, Binder, Miller, Bastianini.

 

La sprint, fra le due, è la gara che conviene guardare. Esattamente come  a  Portimao.
Vero che Alex Marquez fa quello che vuole ma dietro, almeno, succede qualcosa.

Bezzecchi, per esempio, poleman, la gestisce male e crea i presupposti per uno spettacolo che altrimenti non ci sarebbe. Compreso Raul Fernandez davanti a lui e una serie di altri underdog, di lusso e non. Va però detto che chi si basa sulla gara corta per fare le scommesse della domenica, sbaglia proprio tutto.

La gara lunga, infatti, vede un solo e unico dominatore: Marco Bezzecchi che fa, con Aprilia, più o meno quello che hanno fatto i Marquez durante la stagione. Se ne va e ciao, lasciando agli altri le briciole. Il problema è che non è solo. Con lui c’è un Fernandez indiavolato che quasi lo va a prendere. E ha la stessa moto. I ruoli sembrano invertiti ed è Ducati che deve salvare la faccia e affidarsi a Di Giannantonio che deve usare la sua GP25 per non interrompere la striscia Ducati sul podio. Se fosse per Gresini, non sarebbe possibile, non oggi. E se fosse per il team factory,  invece, staremmo proprio freschi. Da quando non c’è Marc Marquez, il team Lenovo, nelle gare lunghe, ha fatto solo 2 punti. E li ha fatti un sottorookie, cioè  uno che non è nemmeno un debuttante, ma un sostituto che si chiama Nicolo Bulega. Bagnaia, infatti, viene toccato da Zarco e non riesce a gestire la moto nella ghiaia, finendo la sua gara al primo giro. Bulega, invece prende un punticino.
A cosa è dovuto tutto questo? Un po’ di rilassatezza del team factory, evidentemente sazio e forse poco motivato, tanta buona volontà di chi ha inseguito tutta la stagione e adesso è in forma, e  un po’ alle concessioni, che funzionano eccome.
Però da martedì bisogna ricominciare a rimboccarsi le maniche.
Il resto degli onori, onori minori, li prendono le KTM, che come al solito, però, perdono terreno da metà gara in poi, e i jap, ma solo con Honda.

La gara, o meglio, il campionato, per concludere, ha tre asterischi.

Il primo è per Morbidelli, che ne combina un’altra delle sue centrando Aleix Espargaro (già non si vogliono bene, i due), fermo alla casella di partenza. L’italiano partirà dai box per poi ritirarsi. A mio avviso Morbidelli deve fare un reset perché in pista è una mina vagante.

Il secondo asterisco è per i ritiri da infortunio: Vinales e Martin, mezzi rotti, fanno un pezzo di gara e poi tornano ai box, chi per scontare qualche penalità, chi per motivi contrattuali. La MotoGP è diventato un campionato in cui gli infortuni diventano decisivi e possono segnare le carriere. Con un campionato lunghissimo in cui bisogna schierare e far girare le moto a tutti i costi, ad un team servono ormai almeno 4 piloti veri, perché con i collaudatori che diventano sostituti, non si va da nessuna parte.

Il terzo asterisco è per il confronto Marquez-Bagnaia. Il primo può permettersi di farsi male a 10 gare dalla fine e vincere comunque il titolo con un distacco mostruoso.
Il secondo, invece, nelle stesse ultime 10 gare fa 14 punti, tutti nelle sprint, chiudendo a 0 ben 5 gare lunghe. Una cosa che nel team factory che ha vinto tutto, è decisamente impossibile da accettare.
Anche Ducati Lenovo deve fare un bel reset, perché senza Marquez è ai livelli di Honda e Yamaha, anzi peggio.
Ci vediamo presto per i test!

La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 467, Bezzecchi 353, Acosta 307, Bagnaia 288.

 

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MotoGP, Portimao: Ad Alex Marquez, la sprint, a Bezzecchi la lunga. Bulega meglio di Bagnaia, ormai in bambola!

Se la sprint di Portimao è una gara frizzante (la vince Alex Marquez) ma c’è bagarre, la gara lunga è noiosa come una maratona delle sabbie e i distacchi sono dello stesso tipo.
Bezzecchi strappa definitivamente a Bagnaia il terzo posto nel mondiale e umilia tutti mentre il torinese si umilia da solo con una caduta e due prestazioni scoraggianti. Nella gara lunga,infatti, va anche per terra mentre il debuttante Bulega, va a punti.

 

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I 9 a punti nella sprint: Alex Marquez, Acosta, Bezzecchi, Quartararo, Di Giannantonio, Aldeguer,  Zarco, Bagnaia, Binder.


I dieci al traguardo della gara lunga: Bezzecchi, Alex Marquez, Acosta, Aldeguer, Binder, Quartararo, Ogura, Di Giannantonio, Zarco, Pol Espargaro.

La sprint, fra le due, è la gara che conviene guardare. Frizzante, un po’ scontata ma almenmo offre duelli anti sonno. Alex Marquez e Acosta se le suonano a lungo anche se si vede che il Ducatista è quello destinato a vincere. Ma lo spagnolo è un vero mostro e tutti rimpiangono il fatto che non sia dotato di una moto competitiva. Bezzecchi (poleman) perde il treno ma è evidente che lavora per qualcos’altro. E così sarà. Chi ne esce umiliato è Bagnaia. Penultima Ducati in pista, va a lezione anche da Di Giannantonio e Aldeguer. Il modo in cui perde 3 posizioni nell’ultimo giro e mezzo (due mentre arriva al traguardo) facendo passare anche Zarco, fa capire che ormai si è arreso. Una roba veramente brutta da vedere e preoccupante per team e factory. Gara no anche per Bulega che però va a terra solo perché paga l’inesperienza in frenata.

La gara lunga restituisce a Bezzecchi gli onori di una vittoria mai in dubbio. I distacchi fra lui e chi lo segue e fra gli stessi rispettivi inseguitori, trasforma la corsa in uno di quegli sport a partenza scaglionata dove non ci si sorpassa se non per qualche guasto tecnico. Una vera noia mortale che vede la griglia divisa in due. Davanti vanno via tutti tranquilli e ben snocciolati. Nelle retrovie, invece, succede il finimondo.
Aldeguer fa il rimontone fino a guardare da vicino il podio, Binder e Quartararo se le suonano, Zarco cala e si trova a lottare mentre le Jap in generale, valgono il prezzo del biglietto. E Bulega va a punti alla seconda uscita girando, a tratti, meglio di Marini e Di Giannantonio. il bionro paga la partenza nelle retrovie ma la gara è da incorniciare, considerati i non obiettivi.

Ancora disastro, invece, per Bagnaia, che va per terra quando è quinto. Per lui, nelle ultime 6 gare, si parla di una vittoria e 7 cadute. Una roba che se si definisce vergognosa si passa per hater astiosi, e invece è la realtà perché la classifica generale vede Pecco sorpassato e distanziato da Bezzecchi e raggiunto da Acosta.

Con l’assenza di Marc Marquez per infortunio, dovrebbe sobbarcarsi il lavoro del team come fa Bezzecchi, da un anno alla guida di Aprilia, orfana di Martin. E invece il torinese colleziona soprattutto zeri e piagnistei. Incredibile come Ducati, con 11 mondiali MotoGP nel box debba affidare ad Alex Marquez lo sviluppo della moto nuova. Poi non ci si lamenti.

Con i riflettori rubati da Bezzecchi che vince, Alex Marquez solidissimo, Acosta che deve rimandare ancora la sua prima vittoria e Aldeguer in crescita, le altre note riguardano il buio di Bagnaia,  e la luce di Bulega che può davvero pensare alla MotoGP.
I giapponesi sbrilluccicano con le Yamaha ( in realtà solo Quartararo)  mentre soffrono un po’ con Honda che sembra fare mezzo passo indietro. Altro non c’è.
Speravamo in un mondialito e invece abbiamo visto dell’altro.


La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 445, Bezzecchi 323, Bagnaia 288, Acosta 285.

 

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MotoGP, Sepang: A Bagnaia la Sprint e poi la sfortuna, ad Alex Marquez, la gara lunga!

A Sepang Bagnaia inizia bene facendo pole e vittoria nella Sprint. La sfortuna lo colpisce nella gara lunga. Buca quando era comunque già battuto da Alex Marquez. Podio per Acosta e per la sorpresa Mir su Honda. Aprilia tornate a centro gruppo!

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I 9 a punti nella sprint: Bagnaia, Alex Marquez, Aldeguer (poi retrocesso), Acosta, Morbidelli, Quartararo, Bezzecchi, Zarco, Bastianini. Aldeguer sarà poi penalizzato di 8 secondi per pressione irregolare pneumatici e finirà 7° alle spalle di Bezzecchi.

 

I dieci al traguardo della gara lunga: Alex Marquez, Acosta, Mir, Morbidelli, Quartararo, Di Giannantonio, Bastianini, Marini, Binder, Ogura.

 

La sprint è una gara ancora una volta noiosa. Bagnaia va via e la domina. Non ci sono né dubbi né antatonisti per il ducatista che è forte già dal sabato con una pole strepitosa.
Alle sue spalle Alex Marquez, che congela la sua seconda posizione in campionato e Aldeguer che vince (provvisoriamente perché sarà penalizzato) il titolo di Rookie of the Year. Ok anche Acosta, che lotta contro i demoni della KTM. Morbidelli e gli altri prendono gustosi distacchi e ok, sono a punti ma molto lontani. Ottima la rimonta di Bastianini, ormai un habitue di questo tipo di gare.

La gara lunga è un’altra cosa. A sembrare imbattibile è Alex Marquez che va via praticamente subito, lasciando Acosta a lottare con Bagnaia. I due animano la gara e lo spagnolo la spunta.
L’uomo Lenovo lotta me comunque ha la peggio, già prima di incappare in una foratura che, certificata da Michelin, gli toglie pressione in un paio di giri e lo costringe al ritiro quando Alex Marquez si era già involato, Cambia poco se il sorpasso subito da Mir e, prima ancora da Acosta, sia dovuto alla foratura.
Di sicuro, se non addirittura per la vittoria, Bagnaia avrebbe lottato per il podio.
Sui gradini ci salgono, invece, Acosta, in crescita, e Mir, che riporta la Honda ai vertici dopo un lungo digiuno.
Nel week end Morbidelli non è male. Sempre meglio di Di Giannantonio, mentre le Honda sono in crescita a sprazzi. Lotta, come al solito Quartararo. Cresce nel finale, come al solito, Bastianini. Combatte, come sempre anche Binder. Nessuna novità, quindi, in top ten.
A deludere sono le Aprilia. Tolto Ogura, che va in top ten, Bezzecchi e Fernandez (che nella sprint va anche per terra), sono l’ombra di loro stessi.
A deludere, anche Aldeguer che dopo la “privazione” del terzo posto della Sprint, la lancia nella lunga. Curioso anche l’episodio del lancio nel retro box. Fortunatamente senza conseguenze.
Alla fine, una gara senza troppe emozioni, a parte qualche duello iniziale Bagnaia vs Acosta, e a parte la clamorosa sfortuna di Pecco, restituisce ancora una volta un vincitore diverso, anche se “meno diverso” dal solito.
La classifica vive, adesso, di una sola emozione. La posizione di Bagnaia che torna alle spalle di Bezzecchi per via della retrocessione di Aldeguer nella sprint, prima, e per il ritiro del ducatista, poi. Attenzione: c’è ancora margine per Acosta. 26 punti di vantaggio non sono sufficienti per Bagnaia e lo spagnolo potrebbe ancora superarlo in classifica.

Un asterisco: nel week end oltre alla seconda posizione definitiva in campionato per Alex Marquez, il Team Gresini si assicura anche il titolo di Independent Team. Quello di Rookie of the Year per Aldeguer, è solo rimandato!

 

La classifica: Marc Marquez 545, Alex Marquez 413, Bezzecchi 291, Bagnaia 286, Acosta 260.

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MotoGP, Phillip Island: Aprilia Week End! Bez nella Sprint, Fernandez nella lunga! Bagnaia KO!

A Phillip Island va in scena l’Aprilia Week End. La casa di Noale è fortissima con Bezzecchi e con  Raul Fernandez. Il podio Ducati è oscurato da un’altra doppietta negativa di Bagnaia, che fa ancora doppio Zero e due gare veramente scandalose! Una gara che non vale nulla, a campionato assegnato e con Marc Marquez assente, riesce ad offrire moltissimi spunti di riflessione. In pratica, crescono tutti tranne Ducati, che si dimostra più che mai Marquez dipendente.

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I 9 a punti nella sprint: Bezzecchi, Raul Fernandez,  Acosta, Miller, Di Giannantonio, Alex Marquez, Quartararo, Marini, Pol Espargaro.


I dieci al traguardo della gara lunga: Raul Fernandez, Di Giannantonio, Bezzecchi, Alex Marquez, Acosta, Marini, Rins, Binder, Bastianini, Pol Espargaro.

 

La sprint è una gara noiosetta in cui Bezzecchi batte il pugno sul tavolo e recupera come un tornado su un Raul Fernandez che fa le prove generali. Il ragazzo, come Aldeguer a Mandalika, manca di quel pizzico di esperienza per vincere, però è forte e lo dimostrerà.

Acosta, invece, sembra uno di quegli chef che mette in tavola un piatto sontuoso con quel poco che ha nel frigo. Se accetta di fare quello, può fare punti tutte le volte.
Anche Di Giannantonio è forte ma nella sprint non ci sono abbastanza giri per sviluppare la sua gara. Poi ci sono Alex Marquez, Quartararo, Marini e Pol Espargaro.

Marquez Junior pensa alla classifica, Quartararo a spremere la sua Yamaha, Marini a continuare il suo campionato costante e consistente ed Espargaro, pensionato e giornalista, a far parlar bene delle due categorie con una di quelle prestazioni che avrebbe dovuto fare quando correva.
Continuano le uscite deludenti del resto dei jap, di Morbidelli che nemmeno ci prova, e di Bagnaia che arriva al traguardo penultimo, seguito dal solo Pirro che sta provando chissà che cosa per Bologna. I due prendono rispettivamente 32 e 35 secondi. Se per Pirro ci può stare, per Bagnaia è roba da andare in giro con la giacca in faccia come quando si vedono gli arresti in tv.

La gara lunga sta alla sprint esattamente come le due gare di Mandalika, fra loro.
Complici i due long lap di Bezzecchi (svolti, c’è da dirlo, in maniera impeccabile a livello di esecuzione e tempistica), Raul Fernandez porta a casa la sua prima vittoria in carriera in MotoGP. Si tratta della prima vittoria anche per Trackhouse. Un boccone ghiotto per Liberty Media e i suoi propositi americaneggianti! Da domani c’è da battere il ferro e da spiegare il “GHESBORO” agli yankee.

Partito male in campionato, soprattutto se paragonato ad Ogura che invece adesso si è spento, Fernandez è cresciuto con l’Aprilia ed è diventato una macchina da podio inarrestabile.
La gara la vince per i due long lap di Bezzecchi, ma non è uno che scherza. Prima di mollare un po’ nel finale arriva a mettere in banca anche 3 secondi su un Di Giannantonio crescente e potente.
Bezzecchi ha il solo rammarico della penalità perché, di fatto, è lui il più forte in Australia.
Guida forte, sciolto, aggressivo (nella sprint rischia ancora un paio di strike) ma comunque maturo. Questo week end gli vale un sorpasso in classifica su Bagnaia (+8 punti) atteso ma non così presto. Di questo passo può fare un pensierino anche ad Alex Marquez.

Lo spagnolo è in “eco mode”. Gli servono punti e lui li fa. Solido ma non stupefacente, comunque c’è. Sembra quasi appagato ma deve stare attento perchè dalle retrovie vengono su come treni.

Alre due gare solide le fanno Acosta e Marini. Lo spagnolo ha capito che strafare = ghiaia e quindi si mette a far punti. L’italiano lo ha già capito al primo week end 2025. Marini è quello che serve a Honda in attesa di un top rider che possa anche vincere. Ottimo lavoro.

Rins, Binder, Bastianini e Pol Espargaro, sono le sorpresine finali. Rins va benino, a differenza del suo compagno di squadra, partito dalla pole ma calato come sempre, Binder si riaffaccia, Bastianini fa il suo solito recupero del finale e Pol Espargaro stupisce ancora, mandando dallo psicologo più di qualche suo collega, non solo fra i tester. Come un gattone che sembra dormire ma graffia ancora.

Le delusioni: Quartararo che dalla pole fa una brutta gara, Zarco e Mir, sempre out, Morbidelli che vaga in stato comatoso, Aldeguer che fa uno zero e solo due punti in gara lunga, e le Ducati ufficiali. Tolto Pirro che è qui a fare l’Erasmus (deve studiare per conto di Ducati e stare anche attento a non passare il compagno), Bagnaia è scandaloso a partire dalle qualifiche dove rimedia anche 3 caselle di penalizzazione per aver fatto il Morbidelli verso Bezzecchi.

In gara lunga, il suo momento sì vuol dire 13°. Poi trova il modo di calare e cadere andando quasi a muro quando è ben fuori dalla zona punti. Una cosa da licenziamento per giusta causa. Di Giannantonio gli dimostra che la GP25 sarà anche quella moto con cui domina solo Marquez, ma che comunque sul podio, ci può stare. Pecco ormai assomiglia a quelli che nelle piazze storiche vagano scalzi con la chitarra mentre parlano da soli fra l’indifferenza dei turisti. Al box non lo guardano nemmeno più. Ci sono le immagini, non sono io che me lo invento.
Un asterisco per Savadori. Non ci si aspetta molto da lui che è qui, esattamente come Pirro, con altri incarichi, ma chiude la gara, davanti alla Ducati rossa. Se l’Aprilia va così bene, è anche merito suo.

Marc Marquez 545, Alex Marquez 379, Bezzecchi 282, Bagnaia 274, Acosta 233

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Misano Superbike: Toprak su tutti, Bulega sfortunato, Petrucci e Locatelli Volenterosi!

A Misano Toprak arriva da protagonista e se ne va da tre volte vincitore incontrastato.
Fa parlare di sé già da inizio settimana per via del suo passaggio in MotoGP e regala gioia a stampa, tifosi, team futuri e presenti, vincendo ogni cosa senza se e senza ma.
Alle sue spalle si consuma il quasi dramma Ducati, concentrata nel non perdere troppi punti e nel trovare un sostituto al partente Bautista. Altro? Poco. L’unica cosa esagerata, sono i distacchi.

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Gara1: Razgatlioglu, Bulega, Petrucci, Alex Lowes, Locatelli, Bautista, Sam Lowes, Montella, Lecuona Redding.
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Superpole Race: Razgatlioglu, Lowes, Locatelli, Petrucci, Bautista, Lowes, Rea, Gardner, Lecuona.
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Gara2: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Locatelli, Petrucci, Lecuona, Lowes, Gerloff, Vierge, Van Der Mark
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Il week end vive del passaggio di Toprak Razgatlioglu in MotoGP (parla più Yamaha di Toprak che BMW che ancora lo schiera) e delle sue tre vittorie incontestabili mentre gli altri parlano di salire sulla sua BMW, di mercato e sostituzioni.
Quando la pista o le condizioni generali lo consentono, il turco vince e saluta tutti senza se e senza ma.  Proprio non c’è partita.
A ravvivare le gare ci pensano  Bulega che fa sempre il suo dovere in silenzio, Bautista, che non si arrende e forse potrebbe fare anche meno il tignoso fino che che Nicolo è il suo compagno (che viene anche centrato da Bassani in Superpole Race), Petrucci, che non molla mai e sogna la Ducati Aruba dove però è ritenuto troppo “vecchio” e Iannone, che nell’arco di un week end la lancia due volte, prende tre posizioni di penalità in Superpole per irresponsible riding nell’aver ostacolato Petrucci, poi parte dal fondo per scontare una penalità da fondo griglia per pressione irregolare degli pneumatici, litiga in griglia col team Barni  in Gara1 e sfodera tutto il repertorio da ex star sulla via del tramonto che fa di tutto per non farsi rinnovare il contratto anche da chi gli vuole bene e cerca di aiutarlo. Sul tavolo non c’è molto altro se non le Honda più vivaci, Locatelli che ogni tanto piazza un podio top, Rea in difficoltà con dei lampi di quasi luce e le Bimota che davvero giocano in casa, anche se Bassani spreca, cade, centra Bulega e sfodera un repertoenio negativo, mentre il suo compagno Alex Lowes (solitamente il cascatore è lui), lotta per metterla sul podio. La verità è che Bulega è un campione, OK, ma sostituire Razgatlioglu richiede qualcosa in più che dare una BMW a Bautista o a Petrucci e lasciare che Nicolo si sfoghi contro dei malcapitati (perché questo succederà).
Il saccheggio della SBK da parte della MotoGP deve essere riparato da un qualcosa che sia almeno un corrispettivo, anche per dar valore alle vittorie che lo stesso pilota Aruba porterà a casa l’anno prossimo. Perché non è depredandola e sostituendo uno strapotere con un altro, che salvi la baracca.

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Tana per Dall’Igna, Barana e Savin, visti uscire dal truck WP Suspension a Misano Superbike!

I tre tecnici Ducati sono stati visti entrare e uscire dopo un bel po’ dal truck – hospitality di WP Suspension, presente a Misano Superbike.
L’azienda olandese, controllata da Pierer Mobility, non si vedeva da tempo nelle derivate di serie, essendo impegnata quasi in esclusiva con i progetti legati a KTM. Ma adesso le cose potrebbero cambiare!

 

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WP Suspensions è tornata ufficialmente nel paddock della Superbike? Per ora ha parcheggiato ma non sta con le mani in mano.
In passato, il marchio fondato nel 1977 da Wim Peters (però WP non sono le iniziali del fondatore bensì l’abbreviazione di White Power),  ha segnato una presenza significativa nelle derivate di serie ed in pista, riducendo poi diu molto la sua attività, a causa di vicissitudini societarie che l’hanno vista legata in esclusiva a KTM.

L’azienda, che ultimamente è sotto il controllo di Pierer Mobility, ha esteso le sue competenze dalle sospensioni ad altri elementi strutturali quali telai e forcelloni, ed è in cerca oltre che in necessità di una ricollocazione, anche per via delle difficoltà di KTM e Pierer Mobility. Il fuoristrada arancione e la Moto2 non bastano più e il mondo delle derivate di serie non può essere ignorato.

In occasione della presenza strategica e tecnica prevista per il week end MotoGP del Mugello con KTM, il truck WP ha fatto appunto tappa a Misano per il weekend Superbike, diventando poi protagonista di un episodio interessante.

Dal truck hospitality parcheggiato nel paddock, questa mattina sono stati visti uscire alcuni personaggi di grande rilievo del reparto corse Ducati: Gigi Dall’Igna (Direttore Generale Ducati Corse), Davide Barana (Direttore Tecnico Ducati Corse) e Riccardo Savin  attualmente direttore del Progetto MotoGP, sempre, sempre in Ducati.

La figura di Riccardo Savin, in particolare, assume rilevanza per essere un facilitatore naturale, avendo lavorato in passato per Aprilia Racing con Dall’Igna e per WP Suspension con Alberto Colombo, detto il moro, tecnico con un ricco passato nelle derivate di serie ed in MotoGP.

Anche se un cambiamento immediato delle attuali collaborazioni tecniche di Ducati sembra improbabile, non è escluso che WP Suspensions possa essere coinvolta in un percorso di sviluppo alternativo o parallelo, diventando protagonista in futuro nel campionato Superbike, nella categoria Supersport o nella nascente classe Sport Bike prevista per il 2026, magari diventando interlocutore di qualche team privato scelto da Ducati per esplorare e raccogliere dati.

Questo incontro segna quindi, in un modo o nell’altro, un importante punto di attenzione per i futuri sviluppi di WP Suspensions e delle possibili nuove sinergie nel paddock del mondiale Superbike perché un nuovo marchio di “molle” può decisamente sparigliare le carte!

Non è però escluso nemmeno il coinvolgimento in MotoGP, dato che i tre tecnici hanno ruoli specifici proprio nel mondo dei prototipi. Magari hanno pensato che fare due chiacchiere al Mondiale SBK invece che al Mugello durante la MotoGP, sarebbe stato “eclatante”.

 

 

 

Motocorsa e Mauri vogliono un pilota con la M maiuscola! Manzi e Masia i candidati!

Dopo la vittoria come miglior Independent Team (guidava Bassani), nel 2023, Motocorsa ha vissuto un 2024 un po’ così con Rinaldi, sostituito quest’anno da un debuttante che cresce, ma che ancora non realizza pienamente le ambizioni del team lombardo.

Ci sono, questi i rumors, sponsor vicini alla squadra di Lorenzo Mauri che vorrebbero affiancare al giovane british un pilota maturo e già in grado di riportare la squadra nel giro di quelli che si giocano le gare e i podi.

Con la M i due candidati. A Mauri di Motocorsa  piace molto Stefano Manzi, classe 99, attualmente pilota Pata Yamaha Ten Kate in testa al campionato Supersport con 185 punti e decisamente diretto verso la Superbike, ma piace molto anche Jaume Masia, classe 2000, che in classifica è messo meno bene ma che ha vinto un mondiale Moto3 solo due anni fa e che in Supersport, nonostante la poca esperienza in categoria, ha mostrato di saper vincere e lottare.
Quello che vorrebbe il pool di sponsor di Motocorsa, è che la squadra tornasse stabilmente sotto ai riflettori e per questo serve un nome solido ma in salita, per evitare delusioni.

Ovviamente far provare preventivamente la Ducati a questi due piloti ha senso il giusto, dato che la moto sta per cambiare, però almeno farebbe capire se con una Superbike, in particolare con una Ducati, c’è quel feeling che serve per stare davanti.
Purtroppo solo uno può salirci subito, Masia, perché Manzi resta pilota Yamaha almeno fino a fine stagione e comunque ha come sponsor Pata che potrebbe “dirigerlo” verso Go Eleven.
Voi chi scegliereste?
Per la cronaca: Lorenzo Mauri si è rifugiato dietro una serie di NO-COMMENT!

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Rinaldi al posto di Rabat? Una bocciatura che diventa promozione!

Nel pomerigio ci sono stati rumors che vedevano Rinaldi tagliato da GMT94 per scarso rendimento. Il pilota ha smentito senza fornire troppe spiegazioni. Poi altri rumors che vedrebbero uno stop di Rabat, attualmente impiegato in Superbike nel team MotoXRacing e da qui la costruzione di un salvataggio di Rinaldi che prenderebbe il suo posto. Soluzione presa al volo e pubblicata anche da altri siti.

 

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Rinaldi non ammetterà mai di essere stato silurato e sarà anche vero che la separazione è qualcosa di simile alla separazione consensuale ma la verità è che un week end in cui Mahias ha fatto una pole e due podi  e lui un 18° e un 20°, il team non ci deve aver visto più e quindi ciao.
Le chiacchiere stanno a zero.

Il fatto che poi Rinaldi riesca a saltare sulla moto di Rabat,  una specie di salvataggio, non è certo un premio da parte di Yamaha, ma è legato al fatto che Tito si è anche un po’ stufato (e si vede), con 750milioni di fatturato dell’azienda di famiglia e un caveau come quello dei cattivi di James Bond in cui tuffarsi come Zio Paperone.

 

Alla fine Rinaldi, salterà anche nuovamente in Superbike, come riportato poi sempre da Misterhelmet, 1h dopo (e anche lì tutti a copiare), ma la verità è che la mossa è comunque esotica, perché il 19° in classifica della Supersport, a 168 punti dalla vetta, finisce per saltare in Superbike al posto del penultimo in classifica, che attualmente è a 249 punti dalla vetta. Al posto di uno che pagava, ne arriva un altro e bisogna capire chi pagherà. Ok.

Poi d’accordo che ci sarà Misano e lì Rinaldi farà bene ma sarà un salvagente lanciato nella tempesta, perché poi arriva Donington e lì l’acqua è alta, e non si tocca coi piedini. Per non parlare del casino che c’è in calendario dopo fino ad Aragon (altra pista in cui Rinaldi non va male) ma che ormai è la terzultima data del Mondiale.
Poi se ci vogliamo raccontare le storie è un’altra cosa. Ma questa è la realtà, che poi riguarda il contorno del contorno del contorno, perché le telecamere sono decisamente altrove.  

 

Most, la copisteria della Superbike! Toprak dominatore meno qualcosa. Ottimi Bulega e Petrucci!

A Toprak Razgatlioglu, più forte a Most, non riesce l’impresa di eguagliare la tripletta di Bulega a Cremona. Il turco è fortissimo in qualifica, e in tutte le gare ma in Gara2 si fa beffare all’ultima curva da un Bulega sornione. Concretissimo Petrucci che vola in classifica come seconda Ducati e miglior indipendente!

 

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Gara1
Razgatlioglu, Bulega, Petrucci, Alex Lowes, Bautista, Sam Lowes, Lecuona, Montella, Vierge e Rea

Superpole Race
Razgatliotlu, Bulega, Petrucci, Sam Lowes, Bautista, Lecuona, Alex Lowes, Vierge, Locatelli e Rea


Gara2

Bulega, Razgatlioglu, Petrucci, Lowes, Gardner, Bassani, Lecuona, Montella, Locatelli, Gerloff

 

Questi i risultati di Most che a livello di gare e classifica sembra quasi una copisteria con Razgatlioglu più appuntito di tutti, Bulega ad aspettare l’errore e Petrucci, non vicinissimo a chiudere un podio con prestazioni concretissime.
In gara1 fa scalpore il pasticcio in cui si trova Bautista, in grado di rimontare 11 posizioni. Lo spagnolo si ripete in Superpole Race ma in Gara2 è nuovamente sfortunato, centrato in una carambola innescata da Rea, che cresce e migliora ma fa anche dei discreti disastri.
Tornando al tema principale della gara, è il turco a decidere ogni cosa, a partire dalle qualifiche. Aspetta, poi passa e va via. Lo fa in Gara1 e in Superpole Race, ma non in Gara2 perché, per una volta, Bulega riesce a sorprenderlo e a fare il colpaccio. Una terza sconfitta nel w.e., dopo il botto del venerdì, non sarebbe stata comunque male, ottenendo tre secondi posti, ma l’italiano riesce anche a fare quella sorpresa che lo porta conferma in testa in classifica con un vantaggio di 31 punti. Non un tesoretto ma niente male se si pensa ai due zeri rimediati causa problemi tecnici ad Assen.
A proposito di botti, il venerdì succede una cosa strana. la D2050, gomma di sviluppo pro Phillip Island, portata precocemente al limite su una pista fredda e sporca (11 gradi di mattina, nelle FP1), diventa involontaria protagonista di un minigiallo, spento poi sul nascere. Resta il fatto che nessuno la utilizzerà più per tutto il w.e., perdendo così l’occasione di provarla per la prossima Australia.

Tornando alla gara, e precisamente agli italiani, buono Montella, altalenante Locatelli, sotto i ferri Iannnone (per la caduta di venerdì), in crescita Bassani, solidissimo Petrucci mentre Bulega si avvia ad essere l’uomo su cui investire.
Per quanto riguarda Toprak, ottimo il suo week end e con esso la speranza che non riprenda la litania delle lamentela che sale quando le cose non vanno bene. Non c’è molto altro. Le Bimota, le Honda e le Yamaha si sforzano. I fratelli Lowes fanno il loro, Rea boccheggia e il cronometro è molto cattivo con chi finisce oltre la top 5.  Incluso Bautista che per finire vicino al podio deve fare sempre gare esotiche, con quel simbione di zavorra che si porta dietro.  La Superbike non può reggersi su due che duellano e altri due-tre che sperano in qualche briciola. Deve fare molto di più.

 

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