GASGAS: la minestra riscaldata della disperazione di Dorna

GasGas come nuova factory? Un’altra mossa disperata di una Dorna alla canna del gas. E i protagonisti, fra burattinai e burattini, sono sempre gli stessi.

Passa come una grande operazione di marketing “simile a quelle della F1” ma ci si dimentica che il marketing ha senso se sotto c’è il prodotto mentre ne ha molto meno se sotto ci sono rimasti solo debiti e disperazione da calo di interesse.

Dicevamo dei protagonisti.
KTM, che tramite uno Stefan Pierer (CEO dell’azienda e proprietario di altre aziende che rivendono gli stessi prodotti rimarchiati) che non ha vergogna di nulla, offre una minestra, KTM e 4 sue versioni riscaldate che di chiamano Husqvarna, CFMoto, QJ e GASGAS e ammazzano definitivamente la Moto3,
Carmelo Ezpeleta, soffocato dai debiti che è disposto a qualunque mossa disperata che porti qualche spicciolo a casa Dorna anche a costo di diluire un brodo che non esiste più, e Poncharal, il burattino giusto che come Presidente Irta ha nella sua attività principale quella di avallare entusiasta qualunque porcata Dorna proponga, a partire dalla gara sprint.


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Nel caso di GASGAS, una factory finta che viene considerato costruttore ma non partecipa nemmeno alle riunioni della MSMA e non gode nemmeno di concessioni (per forza, non costruisce nulla), la mossa è solo economica ed è a livello di Banco dei Pegni.

Dorna tramite IRTA per i team clienti mette a disposizione 5 milioni di Euro l’anno per le moto, mentre per le factory, solo uno.
E’ così che con GAS GAS al posto di KTM ne risparmierà 4 a cui Pierer rinuncia in cambio di visibilità per un marchio tutto suo e non di KTM, che altrimenti non sarebbe mai in grado di conquistarsi il prestigio di avere una MotoGP.
4 milioni, non sono niente per diventare una factory MotoGP e avere una visibilità (seppur negativa agli occhi dei competenti) di questo tipo.
Tanto più che non è nemmeno Pierer a doverci rinunciare, quanto Poncharal, che come capo di Tech3 sarà ripagato in materiale tecnico e in cambio avallerà ogni nefandezza tecnico sportiva in atto, come abbiamo visto nella conferenza stampa dedicata all’assurda gara sprint di cui parleremo a parte.

Quello di GasGas è un pericoloso precedente. Chiunque produca veicoli, di qualsiasi tipo essi siano (tanto ormai la faccenda è sdoganata), potrà “correre” in MotoGP comprandosi il posto e lo status di factory o facendoselo concedere in cambio di sudditanza da marionetta nei confronti di qualunque decisione assurda si vorrà prendere a spese dei piloti e del pubblico.

A questo punto hanno ragione quelli veri come Suzuki, BMW, Kawasaki, che si tirano fuori dal ridicolo meccanismo oppure si guardano bene dall’entrarci.

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