È disastrata eppure tutti ci vogliono andare. Non è vero che Honda ha chiamato tutti quei piloti e non è vero che non sa chi prendere. La verità è che tutti ci vogliono andare per soldi e blasone e per migliorare la loro condizione.
Il problema però è un altro e potrebbe essere qualcosa di grosso che non riguarda solo la MotoGP ma anche la Superbike, che è in stato di abbandono ancora peggiore.
Chi ha trasformato Marini da un pilota con dei limiti ma consapevole delle proprie capacità in un pilota che fa dichiarazioni un po’ hard e sembra aver perso un po’ la bussola? Chi ha trasformato un pilota che faceva della costanza e della pazienza le sue armi migliori e invece adesso inizia ad aver fretta? Indovinate. Hanno creato il Mostro Marini in rotta di collisione con il team VR46? Se non capite che questo non è un video contro, nessuno vi potrà aiutare.
Martin ne ha di più. Molto di più e vince. È come in quei sogni in cui va tutto bene e per questo non ti devi svegliare.
Binder è un mostro imprevedibile e alla fine butta via il secondo posto finendo sul verde all’ultimo giro. Giusto e ingiusto allo stesso tempo. Bagnaia non è il più veloce della “cucciolata” ma è quello più furbo che fa il lavoro più adatto a lui con il rischio minore. E gli altri devono ancora inseguire.
Martin, Bagnaia, Binder, Bezzecchi, A.Espargaro, Quartararo, M.Marquez, Marini, Di Giannantonio, Zarco.
La MotoGP in Thailandia è una gara spettacolare per quello che succede in testa e poi, solo lì, fra Marquez e Quartararo e forse fra i due VR che lottano come non fossero della stessa squadra.
Il resto non c’è ma nessuno ne sente la mancanza.
Martin ne ha di più, molto di più, e potrebbe fare il giro intorno a Pecco fino all’ultimo giro quando non ha più gomma e Bagnaia raggiunge l’apice della sua pericolosità.
L’uomo in rosso non è veloce come lui ma di sicuro è più fortunato. Binder potentissimo gli fa un regalo passando sul verde all’ultimo giro e gli consente di rimanere ancora in testa alla classifica.
Va detto che il piemontese non sbaglia niente di quello che potrebbe sbagliare. Nella sprint sta fuori dalle risse e in gara viene su quando deve, forse con un giro di ritardo ma niente di più.
Martin è più forzuto, più entusiasmante, più travolgente, ma Bagnaia è quello che massimizza il guadagno e minimizza la perdita come deve. Perché quando non può vincere, non deve cadere o sbagliare e lui non lo fa. Da leader del mondiale deve solo fare i compiti. Sono gli altri a dover rischiare e questo significa un coefficiente di errore più alto da cui lui si tiene alla larga.
Una cosa non mi è piaciuta. La penalizzazione a Binder passato sul verde. Sacrosanta, ci mancherebbe, ma è arrivata a tempo di record come fosse una liberazione per gli organizzatori.
Non è complottismo ma è impossibile non notarne la iper tempestività e l’immediata esclusione di eventuali sensori capricciosi. Binder è un top rider. Al netto della moto forse anche superiore a quelli che si giocano il campionato. Per me oggi, è stato “legittimamente derubato”, e non è la prima volta.
Pensate che Bagnaia è in testa al campionato anche per tre passaggi di Binder sul verde. Con lui nessuno ha mai pietà. Chissà cosa succederebbe se guidasse una Ducati. Una qualsiasi.
Nel frattempo nessuno svegli Martin.
Appena lasciato a piedi, Fabio Di Giannantonio ha iniziato ad andare non forte ma fortissimo. Ma le sue stagioni precedenti, invece? Abbiamo analizzato le sue prestazioni. Perché non si può dire che fino a poche gare fa era assolutamente carente e non era da MotoGP? E come mai ha iniziato ad andare così forte nelle ultime settimane? Cosa può essere successo? Merito suo? Dei tecnici? Di Ducati? Oppure c’è lo zampino di Michelin e Dorna?
Questo video mette in evidenza la differenza fra Team Ducati Lenovo Factory e Team Pramac e fra i due piloti Pecco Bagnaia e Jorge Martin. Non è una questione di meglio o peggio, buono o cattivo, ma di caratteristiche umane, tecniche, personali e soprattutto, di pacchetti a disposizione e metodi di lavoro! Ecco perché Martin e Bagnaia, nella loro diversità, sono degli splendidi piloti che, però, hanno atteggiamenti diversi e strumenti diversi a loro disposizione.
Nel suo GP n120 Zarco vince la sua prima gara diventanto il vincitore di GP n120. Bagnaia finisce secondo e rimane in testa alla classifica e Di Giannantonio, adesso sì, raddrizza un campionato e si rende nuovamente idoneo alla MotoGP. Tutto mentre Martin crolla suicidandosi sportivamente.
La gara è veramente intrisa di quel DRAMA di cui la nuova gestione Rossomondo parla sempre.
Zarco, Bagnaia, Di Giannantonio, Binder, Martin, Bezzecchi, Miller, Aleix Espargaro, Alex Marquez, Bastianini.
Uno sceneggiatore o lo stesso Rossomondo, non avrebbe saputo metterla giù meglio, una gara così. Uno spettacolo assoluto e totale in cui succedono un sacco di cose nessuna delle quali prevista o prevedibile. La giornata finisce in modo assolutamente perfetto per tutti, tranne che per Martin, che però ci deve stare perché ha scelto “capoccionamente” lui la gomma della gara, andando contro i consigli del team che però ha sbagliato a farglielo fare. Dopo tante gare sì, una gara no che è colpa sua ed è quasi peggio dell’ultimo zero. Perché questa volta la gara era vinta.
Pramac cade comunque in piedi perché, nonostante il fastidio di Campinoti che avrebbe voluto Martin sul podio piuttosto che un’inutile vittoria francese, è un team che è in grado di fare una cosa che nemmeno il team interno è in grado di fare: mettere due piloti sul gradino più alto del podio. Questa cosa se la deve ricordare.
Alla fine è tutto perfetto, per Ducati.
1) Zarco porta a casa la prima vittoria in carriera e saluta con dignità ma soprattutto senza rompere le scatole a Bagnaia.
2) Bagnaia rimane in testa al mondiale con una certa serenità ridimensionando Martin
3) Di Giannantonio si riscatta e torna ad essere nuovamente una presenza sensata in MotoGP.
4) Martin si dà una regolata e torna nei ranghi. Per vincere deve ragionare.
5) In rappresentanza di una KTM, unica alternativa decente, Binder chiude quarto, che non è bene ma nemmeno troppo male.
La ferraglia giapponese, non esiste, e Aprilia non è competitiva.
Per quanto riguarda le Ducati gialle, invece, non ci può essere gloria per tutti. Oggi si prendono un turno di pausa con la “scusa della malattia”.
E Marquez? E Marquez è già con la testa in Gresini, però la tentazione di riprendere un articolo comico di qualche anno fa, è forte.
Non è che ci sono i suoi consigli dietro ai miglioramenti fulminanti di Diggia? Si scherza.
Il team Gresini passa da essere il meno finanziariamente dotato dei team Ducati, ad essere il team più titolato del Motomondiale, con un riflettore che mai un team non factory ha avuto puntato su di sé.
Guardate come nei fatti Gresini Racing è diventato la terra promessa: Gresiniland!
Operazione di marketing geniale? Fortuna? Il frutto di una decisione folle (da parte di Marquez) colta al volo? Tutte queste cose? Non importa. Gresini passa dall’essere il quarto team Ducati ad essere più “figo” del team factory. Non lo dice il tifo ma i numeri. Guardate qual è il peso effettivo di Gresini contro ciascun team Ducati e anche contro tutti gli altri insieme. Senza parlare di tecnica, politica, soldi, parliamo di brand, immagine e influenza. A partire dal 28 novembre.
Per questo nell’ambiente rosicano tutti. Piloti, meccanici, tecnici, team manager. Solo in Dorna si sfregano le mani. E in Gresini, naturalmente.
A tutti gli altri sono dedicate le livree che scherzosamente, ma nemmeno tanto, ipotizziamo.
Guardate il video o scorrete sotto!
Una gara che definire noiosa è poco, restituisce ad un Bagnaia sensazionale la vittoria e la leadership del mondiale.
Martin sbaglia quando è solo mentre dietro, succede di tutto ma non basta a salvare lo spettacolo.
Bagnaia, Vinales, Quartararo, Di Giannantonio, Bezzecchi, Binder, Miller, Bastianini, Rins, Aleix Espargaro. Questa top ten potrebbe far pensare che la gara sia stata spettacolare e invece lo è stata solo per i risultati.
Bagnaia ricaccia a meno 18 un Martin che, in realtà, fa tutto da solo, Vinales sente l’odore del successo ed è bellissimo da vedere, Quartararo torna sul podio dopo non ci ricordiamo quanto.
Ed è tutta farina del suo sacco perché le Ducati ci sono eccome, per quanto acciaccate, ma lui le mette dietro.
Discorso a parte merita Di Giannantonio, il cui DRAMA sembra funzionale ad una MotoGP di rimpianti, rimorsi, belle storie e romanticismi da engagement, ma è tardivo per recuperare una sella. La domanda è: ma perché adesso, tutto insieme, e non prima, che magari sarebbe bastato anche meno?
A meno che non si voglia forzare la cosa a tutti costi, e allora è un altro discorso. Marquez? Si annulla. Aleix Espargaro? Lontano e in crollo finale.
Le KTM? Binder fa autoscontro e Miller gli finisce sempre dietro.
E adesso il focus su Bagnaia, che sembra nutrirsi di fastidi, avversità e biasimi, traendo da quelli la linfa che gli serve per risorgere. Fa una partenza a fionda e costruisce per tutta la corsa. Bagnaia è aiutato dall’errore di Martin, ma anche dalla scelta della hard all’anteriore concordata con il suo team. Ma soprattutto Bagnaia è aiutato dal fatto che si fa passare il timore e capisce che può battere i pugni sul tavolo. Martin ha più talento di lui? Forse. È mediamente più forte? Sembrerebbe di no. Sicuramente ha dei picchi che illudono i suoi ma non aiutano lui.
Come ieri non c’erano drammi o spiegazioni ed era una questione di schiaffi presi, oggi è una questione di vittoria e non c’è da cercare chissà che cosa, a parte l’errore del suo avversario che comunque fa parte del gioco. L’altro ha sbagliato e Bagnaia ha fatto il suo dovere più un pizzico di pepe in più.
Inutile cercare il DRAMA negativo o positivo.
L’unica cosa, forse, è che il suo ruolo è quello di uno che dovrebbe fare naturalmente queste cose, sia per il titolo che detiene, sia per il colore della sua moto. Ma per il resto le pugnette stanno a zero.
Non si può dargli un giorno del pippone e il giorno dopo del campione. È sufficiente valutare la singola gara ogni volta. E non è finita.
Ad essere finita è invece la decenza. Mai sentita una telecronaca così faziosa, schierata, infantile, e mesta fino all’esplosione finale alla caduta di Martin, con eclatante cambio di passo dal punto di vista dei toni, dei modi e della voce, con un atteggiamento infantile passato da capriccio ad eccesso di carboidrati..
Difficile accettare una cosa così, anche fosse gratuita, figuriamoci a pagamento.
Manca proprio la forma più primitiva di giornalismo.
Forse per via dell’eccezionale risultato dei due piloti, VR46 e Pertamina, già che sono in casa, hanno deciso di svelare la loro partnership anticipata da Misterhelmet già il 17 agosto. In questo articolo con video e podcast, tutti i dettagli dell’operazione, dall’impianto strategico, alle cifre in ballo, con tanto di “ipotesi” di livrea delle moto 2024!
Guarda il video e ascolta il Podcast o scorri in basso per leggere l’articolo!
Oggi in pista a Mandalika, forse incentivati dalla pole di Luca Marini e dalla bellissima prestazione di marco Bezzecchi (e ricordiamo che i piloti sono entrambi reduci da un infortunio), VR46 ha scelto di lanciare una bomba forse destinata ad essere fatta deflagrare a fine anno. Con foto non recentissime, è andata fuori la notizia che leggete qui
https://us10.campaign-archive.com/?u=df75c342a46a7e1d3abd0cf8b&id=fcbc9f644f
3 anni di contratto con una presenza di Pertamina a 360° su tutte le attività di marketing, per una sponsorizzazione svelata presumibilmente in base ad una decisione last minute, forse per l’eccezionale risultato legato alla Pole position di Marini e l’eccellente risultato di Bezzecchi (ricordiamo che entrambi i piloti sono reduci da un’infortunio).
18 milioni in 3 anni per una sponsorizzazione di prodotto, per spingere un olio specifico, molto in uso nell’ambito di mercato di Pertamina.
Vi metto un po’ di foto ma tutte le spiegazioni le trovate nel video e nel podcast!
Perhaps due to the exceptional result of the two riders, VR46 and Pertamina, while they are at home, have decided to reveal their partnership anticipated by Misterhelmet as early as August 17th. In this article with video and podcast, all the details of the operation, from the strategic path, to the money involved, completed with “hypotheses” of the livery of the 2024 bikes!
Guarda il video e ascolta il Podcast o scorri in basso per leggere l’articolo!
Today on the track in Mandalika, perhaps encouraged by Luca Marini’s pole position and Marco Bezzecchi’s beautiful performance (and let’s remember that the drivers are both returning from an injury), VR46 has chosen to throw a bomb perhaps destined to be detonated at the end of the year . With not very recent photos, the news you read here came out
https://us10.campaign-archive.com/?u=df75c342a46a7e1d3abd0cf8b&id=fcbc9f644f
3 year contract with a 360° presence of Pertamina on all marketing activities, for a sponsorship revealed presumably on the basis of a last minute decision, perhaps due to the exceptional result linked to Marini's position and the excellent result of Bezzecchi (remember that both riders are returning from an injury).
18 million in 3 years for a product sponsorship, to push a specific oil, widely used in the Pertamina market.
Here you have some graphics but you can find all the explanations in the video and in the podcast!
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