Bagnaia, la forcella miracolosa e il complotto!

Dopo un digiuno lunghissimo, Bagnaia è tornato alla vittoria. E’ stato grazie ad una forcella fino a quel momento negata? C’era un complotto poi sbloccato una volta assegnato il titolo? Bagnaia aveva problemi di testa? Ha chiesto a Ducati un aiuto che non gli è stato dato fino a che Marquez non ha vinto? Un mistero spiegato bene!

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MotoGP, Motegi: a Bagnaia le gare, a Marc Marquez il Mondiale! Perfect Days for Ducati!

A Motegi andrebbe in scena il Bagnaia week end, ma il ritorno dell’italiano, pur significativo,  è niente paragonato al titolo 2025 assegnato a Marc Marquez che chiude il cerchio di uno dei più grandi come back della storia, non solo del motorsport. Dopo anni Marc Marquez torna sul tetto del mondo e lo fa a modo suo, dominando la stagione e chiudendo i giochi con 5 week end di anticipo.
Per Ducati è il fine settimana perfetto con una doppia doppietta nelle due gare, un contorno di primati di ogni tipo e un “nuovo inizio” in cui ha in mano tutto quello che serve per chiudere una stagione favolosa!

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I 9 a punti nella sprint: Bagnaia, Marc Marquez, Acosta, Mir, Morbidelli, Quartararo, Marini, Fernandez, Ogura.

I dieci al traguardo della gara lunga: Bagnaia, Marc Marquez, Mir, Bezzecchi, Morbidelli, Alex Marquez, Raul Fernandez, Quartararo, Zarco, Aldeguer

Motegi sarebbe la giornata del ritorno e della consacrazione di Pecco Bagnaia, imbattibile sin dalle qualifiche, poleman con record e vincitore di entrambe le gare “battendo” Marc Marquez ma le virgolette del “battendo” sono la spiegazione del perché, invece, un week end comunque pazzesco passa, per certi versi, in secondo piano.
Succede perché a Motegi, Giappone, Marc Marquez chiude quello che per lui è un cerchio significativo e completa la configurazione di uno dei più grandi ritorni della storia sportiva di tutti i tempi. Marc Marquez torna dal “regno dei morti” vincendo il suo nono mondiale con 10 gare d’anticipo, proprio nella pista della sua ex factory e nel luogo in cui aveva deciso, solo 2 anni fa, il grande cambiamento che gli ha consentito di fare all in e giocarsi il tutto per tutto.

Un cambiamento che gli ha visto “voltare le spalle” ad una Honda comunque consenziente (gli abbracci di oggi con tutti i suoi ex uomini, dicono tutto), e tentare la via della Ducati mettendosi alla prova attraverso il passaggio rischioso di un’annata a TITOLO GRATUITO con un team clienti e poi la sfida ufficiale in casa di Bagnaia che, la Ducati, l’aveva riportata al titolo dopo anni di digiuno.

E oggi, nella pista di proprietà della Honda (ma ormai regno tecnico di Ducati), lo spagnolo chiude un periodo terribile, fatto di infortuni al braccio, agli occhi, alla fiducia e al morale, con un mondiale conquistato in anticipo dopo una stagione che sembra scritta da uno sceneggiatore di Holliwood.

Marc Marquez è un rullo compressore che piange e fa piangere perché, dopo le lacrime, assolutamente inedite per uno come lui, elenca lucidamente quanto significativa sia la vittoria di oggi per quello che è successo e per le componenti in campo.
Tutto sembra incastrarsi alla perfezione. Dall’1-2 di Ducati, che quindi non è felice solo per lui  perché ritrova un Bagnaia che iniziava a credere essere “perduto”, all’ottimo risultato di Mir che sul podio insieme a lui segna comunque, da uomo Honda, un legame che diversamente da quanto vogliano pensare gli imbecilli, non si è mai interrotto.

Come in tutte le cose, Marquez è un virus positivo contagiosissimo. A Motegi è tutto perfetto. Ducati Lenovo fa una doppietta che porta il titolo e ritrova Bagnaia.
C’entra con Marquez perchè ogni titolo vale quanto valgono gli avversari di chi vince e Pecco serve performante e combattivo. Oggi l’italiano vince e convince e questo dà valore a lui, al lavoro di Ducati e anche al nuovo campione del mondo.
Marc Marquez, non più un ragazzino, non solo vince, ma domina ad un’età in cui molti arrancano e spesso continuano ad insistere quando invece dovrebbero smettere.
E festeggia con i suoi e con gli ex, come uno che, diversamente da quanto ci vuole raccontare la narrazione faziosa che solo noi italiani possiamo imbastire, unisce e si fa amare anche da quelli che ha lasciato andare. E questo, se pensiamo ad alcuni suoi predecessori, è un’altro elemento pesantemente inedito.

Il destino che tanto ha dato a Marquez ma che poi tanto gli ha tolto, fa anche in modo di regalargli sul podio le persone giuste: il suo presente-futuro (Bagnaia) e un segnale del passato (Mir in rappresentanza di Honda).
E’ come se una forza superiore decidesse che quanto sta accadendo sia giusto e sacrosanto. Un cerchio che, non solo si chiude, ma che viene anche sigillato e abbellito da tutti gli orpelli possibili.

E alla fine, il Marc Marquez ingordo che qualcuno aveva criticato per aver tolto emozione al campionato, riesce a resuscitarlo anche vincendolo con così tanto anticipo.
In questo momento, proprio adesso, incomincia un “Mundialito” che lo vede contro Bagnaia in un mini scrontro finale in cui lo spagnolo farà capire se è ancora affamato e l’italiano ci dirà, senza equivoci, se è veramente ritrovato.
Da una parte un Marquez che può pensare, ormai sollevato, a fare nuovi record, dall’altra un Bagnaia che deve chiudere con onore, diventare un vero antagonista, e scrollarsi di dosso quelli che vogliono il suo terzo posto oltre al suo posto in rosso.
I due presupposti sono possibili: Marquez è pronto per record potenziali, Bagnaia è pronto per andare decisamente oltre il gradino più basso del podio. Battere Alex è un dovere possibile.

La gara
La sintesi della gara è facile. Come nella sprint, Bagnaia è imbattibile, inarrivabile, inaffrontabile. Fa paura e se ne va, fino a quando a far paura è il fumo bianco che esce, giro dopo giro, sempre più copioso dalla sua moto.
E mentre al box Ducati gli uomini in rosso respingono gli uomini FIM come si respingono gli assedianti di un castello, la gara non ha niente da dire.

Marquez guida muovendosi come in un liquido denso. Quasi impacciato e preoccupato, come se la moto gli fosse stata prestata dal signor Ducati in persona per portarla al museo. Solo nel finale è secondo perché in effetti si trattiene ma ne ha. Il suo recupero su Pecco è dovuto al leader della gara che cerca di preservare la sua moto ma è anche evidente che al 93, come del resto ieri, niente interessa se non portare a casa la moto e la pelle, anche perché solo l’infortunio può fermare Marquez e il campione uscente  Martin (clavicola rotta per lui nella sprint), dimostra come le malvagità siano sempre dietro l’angolo.

Ottima la gara di Mir, ancora una volta. Buone le prestazioni di Bezzecchi e Morbidelli, il quale supera in classifica un Acosta che va out e rientra fuori dai punti.

Gli insegutori di Pecco, però, oggi assaggiano il Bagnaia dei vecchi tempi, quello che è capace di recuperare punti a tripla cifra. E adesso c’è un mondiale bis.
Bagnaia che si difende e può pensare al secondo posto. Bezzecchi, Morbidelli e Acosta che sognano ma che comunque sanno che un Pecco che si sveglia è un gigannte pericoloso.

Invece di lasciarci un mondiale assegnato che però sfugge aritmeticamente, anche quello che vivremo per le prossime gare è, in un certo senso, un regalo di Marc Marquez.
E per quanto riguarda il resto, dal risveglio Honda ai passi indietro di KTM e Yamaha passando per un’Aprilia martoriata, perdonateci, ma sono cose di cui parlare un’altra volta.

Marc Marquez 541, Alex Marquez 340, Bagnaia 274, Bezzecchi 229.

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L’asterisco

Fuori dal pezzo, in quanto fuori contesto, un messaggio a complottisti, dietrologi, teloavevodettisti e sospettisti:
Oggi c’è da festeggiare per tutti. Festeggiare in modo positivo senza recriminare anche quando si vince, senza rinfacciare, come dei black block che vanno a rompere le vetrine per una rabbia troppo a lungo repressa,  senza secernere liquidi epatici o biliari, è segno di maturità ed intelligenza.
Complotti, sospetti, segreti svelati, poteri forti, scenari di marketing arcani, lasciateli stare.
Le persone normodotate accettano che, nello sport, ciò che succede è, alla fine, comunque giusto.
I se fosse e i poteri sovrannaturali che manipolano gli eventi, lasciateli ad altri. Chi crede che quello che succede sia ingiusto e pilotato solo perché non gli piace, non dovrebbe guardare, non solo le moto, ma nessuno sport.

 

 

Bagnaia vs Bezzecchi e Acosta: podio mondiale a rischio! Tutte le combinazioni!

A 6 gare alla fine del campionato, il terzo posto di Bagnaia è a rischio. Manterrà il trend di inizio stagione, della seconda parte del campionato o delle ultime gare? Manterrà il terzo posto o sarà raggiunto  e addirittura superato da Bezzecchi e Acosta? Pecco rischia grosso! Ecco l’analisi con tutte le combinazioni!

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Ducati, chi sale e chi scende. Factory e clienti, spiegati bene!

Ducati non è più quella di prima. Con il dominio di Marc Marquez, l’arrivo di Alex Marquez in versione factory, Aldeguer pupillo di Gigi e un Bagnaia sempre più in bilico dopo la batosta di quest’anno, le gerarchie sono cambiate. Ecco la classifica dei piloti secondo Dall’Igna e come si ridisegna il futuro di Borgo Panigale verso il 2027. Factory o non factory? Conteranno altre cose!

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MotoGP, Misano: Marquez sbaglia la Sprint e vince la Lunga. Grande Bezzecchi e Bagnaia KO definitivo!

A Misano Marc Marquez vince la gara lunga davanti a Bezzecchi su Aprilia dopo avergli “regalato” la Sprint con una caduta.
Ducati sbanca Misano dopo aver vinto il Mugello e chiude un week end d’oro mettendo 5 moto nelle prime 6 posizioni. Manca all’appello Bagnaia, due volte disastroso, prima tredicesimo e poi nella ghiaia. L’ex campione del mondo è l’ombra di se stesso. Irriconoscibile. Note positive: Aprilia e Bezzecchi in super crescita. Note negative: troppi bifolchi vestiti VR46 sugli spalti.

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I 9 a punti nella sprint: Bezzecchi, Alex Marquez, Di Giannantonio, Morbidelli, Acosta Aldeguer, Marini, Martin, Raul Fernandez.

I dieci al traguardo della gara lunga: Marc Marquez, Bezzecchi,  Alex Marquez, Morbidelli, Di Giannantonio, Aldeguer, Marini, Quartararo, Oliveira, Binder.

Misano non è un GP  come gli altri. Pesano un sacco di cose. Pesano i test, pesa il fatto che è la gara di casa per tanti, pesa il tifo e pesa l’onore da difendere. Se lo giocano Ducati, con i suoi piloti, se lo giocano i team e se lo gioca Aprilia, che deve confermarsi come seconda forza.
Succede tutto questo, seppur con qualche sorpresa.
Nelle sessioni di qualifica a stupire è Bezzecchi. Continuerà per tutto il week end.
A soffrire, sempre Bagnaia, che confermerà il suo momento disastroso oltre ogni comprensione, tecnica e umana.
Ha qualche intoppo anche Marc Marquez, che ne ha meno di Bezzecchi e del fratello.
La Sprint, Marc, la butta via, facendo esplodere un manipolo (sin troppo nutrito) di teste di cazzo in una gioia che solo chi è sconfitto dalla vita, umanamente, socialmente e culturalmente, può esprimere. Bezzecchi  e Alex Marquez sono i più forti ma fa bene anche Di Giannantonio. Presenti anche Morbidelli, Marini e Acosta con la Soft. Più affaticati Martin e Raul Fernandez. Nel baratro, invece, Bagnaia, partito 8° e terminato 13° nonostante 4 cadute davanti a lui. Una miseria.

La gara lunga, è un altro discorso. Marquez aspetta un tot e poi va in testa su errore di Bezzecchi. L’italiano non passerà più ma sarà lì ad infastidirlo fino all’ultimo giro. Il catalano ne ha di più ma non come al solito. Se la deve guadagnare. Da solo, a seguire, Alex e poi la solita truppa VR46 + Aldeguer e qualche Yamaha.
Il debutto del V4 di Iwata con Augusto Fernandez è un po’ avaro, ma il motore c’è. Un po’ meno gli uomini in blu. Per Honda, le solite sofferenze con il solo Marini a tenere la bandiera.
Discorso a parte per Aprilia. Aggressiva con le Trackhouse, volenterosa con Martin (sfortunato per i due long lap causati da un problema tecnico in allineamento) e in stato di grazia con Bezzecchi, che alla fine attira a se riflettori, pensieri, desideri e aspettative. Lo fa nel modo giusto, complimentandosi con Marquez sia il sabato, quando vince, sia la domenica, quando perde.
2 menzioni per chi soffre davvero. KTM rompe due catene in due giorni e colleziona fatiche e cadute. Bagnaia, una sprint vergognosa e una caduta quando andava anche piano.

Se KTM non deve essere serena per le ultime news che la vogliono in via di smantellamento a livello industriale e forse anche sportivo, per Bagnaia lo smantellamento è iniziato già da un tot e pare inarrestabile. La seconda guida Ducati prende paga praticamente da tutte le Bolognesi e non solo. Una cosa che, a ruoli inversi, vedrebbe ogni tipo di verso animale in studio e non. Nella generale, il piemontese ha totalizzato decisamente più punti di ritardo dal suo compagno di squadra, che in pista. Ormai è a rischio anche il terzo posto in campionato che per Marc Marquez avrà un match point già a Motegi.

E lì, sugli spalti, c’è solo gente per bene.

 

Marc Marquez 512, Alex Marquez 330, Bagnaia 237, Bezzecchi 229.

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Quelle belle interviste maschie a Biaggi. Perché a Bagnaia, no?

Ben venga il giornalismo maschio, irriverente e senza peli sulla lingua, come quello delle interviste in cui venivano fatti veri e propri agguati e Biaggi, reo di non vincere da ben 2 settimane. Se questo è lo stile schietto, ben venga. Ma ben venga sempre. Non sempre e solo con gli stessi. Questo è un video per ricordare le ultime due volte che è stato fatto del giornalismo da parte di quelli che, negli anni, si sono trasformati in giustificatori professionisti, ma solo di alcuni. Quelli che si comportano da membri di fan club, più che da giornalisti. E voi, queste interviste, ve le ricordavate? Non sarebbe bello vedere riproposte queste domande e questi atteggiamenti da interrrogatorio, anche adesso, visto che la situazione attuale di qualcuno è ben peggiore? Ma soprattutto, dov’è finita, la vergogna?

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Prima intervista 03:44
Seconda intervista
43:55

 

Marc Marquez: campione a Misano? Quanti punti potrebbe fare a fine stagione? Ecco le combo!

Ormai la domanda non è CHI vincerà il mondiale 2025 ma quando e con che punteggio! Che vantaggio deve avere per vincere già a Misano? Quanti punti potrebbe riuscire a totalizzare a fine stagione con 16 gare ancora da correre? Con che media per ogni week end? Ecco tutte le combinazioni! E voi? Siete pronti con la vostra previsione?

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04:48 Combo n1: Conservativa
05:08 Combo m2: Solida
05:25 Combo n3: Alta ma realistica
05:55 Media attuale di MM93
06:28 Combo n4: Bomba
06:45 Combo n5: Perfetta
07:45 Vittoria a Misano
08:18 Bagnaia 2023
08:36 Martin 2024
09:27 Combo più probabile

 

MotoGP, Balaton Park: Marquez prende ancora tutto! Bagnaia, un altro disastro!

Al Balaton Park, Marc Marquez prende Pole, Sprint, Gara Lunga e giro veloce, oltre al giro record della pista. Il catalano si lascia alle spalle l’Ungheria con una leadership assoluta e inattaccabile dato che, sia il fratello Alex che Pecco Bagnaia, hanno prestazioni opache e costellate di errori. Alex Marquez è a 175 punti da Marc mentre Pecco ha un ritardo di 227 lunghezze. Ormai il suo compagno di squadra ha praticamente il doppio dei punti.
Se la cavano molto bene le Aprilia, le KTM e le Honda, tutte decisamente in crescita. Fatica invece Yamaha. Il week end, ha risultati simili per le due gare. Quello che emerge, però, è che Ducati è sempre più Marquez dipendente.

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I 9 a punti nella sprint: Marc Marquez,  Di Giannantonio, Morbidelli, Marini, Aldeguer, Mir, Bezzecchi, Alex Marquez, Martin

I dieci al traguardo della gara lunga al Balaton Park: Marc Marquez, Acosta, Bezzecchi, Martin, Marini, Morbidelli, Binder, Pol Espargaro, Bagnaia, Quartararo

Una volta capito che il Balaton Park è un’uscita politica e non è una pista adatta alla MotoGP cone non è adatta alla Superbike, ovvero una volta acquisito il giusto mindset, si può anche approcciare ad un week end che non ha avuto conunque storia e in cui, la superiorità schiacciante di Marc Marquez è stata solo uno dei fattori che ha reso noioso il fine settimana. Sì perché oltre ad essere pericolosa, la pistina ungherese è anche avara di possibilità di sorpasso. I piloti l’hanno promossa? Sappiamo la libertà a livello di dichiarazioni.
Fatto sta che la superiorità di Bagnaia, sbandierata nei social con la pubblicazione del suo miglior tempo nei test con la Panigale, unita all’altrettanto sorprendente dichiarazione che ha alluso alle “due cadute di qualcuno”, non ha trovato applicazione. Il torninese nella Sprint è arrivato 13mo a 15 secondi da Marquez e 13 da Di Giannantonio, con la stessa moto.
Marquez ha vinto e i due VR46 sono finiti sul podio, come a fare da contraltare (o contrappasso) alla situazione del 63 che è partito veramente male e nel warm up è riuscito a prendere 3 secondi dal compagno. La sprint ha offerto l’ottima prestazione delle due Honda e un antipasto per quelli che sono poi stati i protagonisti di domenica, ad eccezione di Marc Marquez che domina ogni cosa.

Per quanto riguarda la gara lunga, oltre a Marquez, ottima gara del battagliero Bezzecchi (poi arresosi ad Acosta), delle KTM, e ancora delle Honda, con Bagnaia 9° alle spalle di Marini e sempre impacciato e poco incisivo.  Nonostante le frasi di circostanza e comprensione da ambo le parti dopo lo scazzo austriaco, è difficile pensare che fra Pecco e Ducati possa esserci un futuro roseo.
Riassunto veloce: Honda in crescita, soprattutto per la costanza di Marini (Zarco si stende), Yamaha ancora nel pallone (a parte l’impegno di Quartararo) che però nella sprint fa una fesseria assoluta che gli costa un long lap per la gara lunga (fa un casino anche Bastianini che paga con 2 giri di penalità), KTM in ascesa anche grazie ai test, Aprilia ornmai seconda forza del mondiale e Ducati sempre competitiva, specialmente nella sprint, con la gara lunga che lascia un po’ sorpresi. Le VR46 montano la soft al posteriore (sbagliando), Alex Marquez paga ancora una brutta griglia, Aldeguer si rovina la gara da solo e Bagnaia è ormai nel dramma concalamato, arrivando persino dopo Pol Espargaro, che ormai è tester e pilota part time su una moto che di certo non va come la GP25.
2 considerazioni. La prima è che se non ci fosse Marquez, le Aprilia e le KTM, entrambe ben cresciute, darebbero davvero fastidio alle rosse.
La seconda è che, probabilmente, Marc Marquez si giocherebbe il mondiale anche se guidasse la moto di Noale. Il suo strapotere è troppo marcato per non pensare una cosa simile.
La classifica: Marc Marquez 455, Alex Marquez 280, Bagnaia 228, Bezzecchi 197.

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MotoGP, Redbullring: Marquez domina, Aldeguer e Bezzecchi soprprendono, Bagnaia crolla!

Al Redbullring Marquez si prende tutto quello che non si è mai preso nella vita. Sprint e gara lunga, sono sue. Bagnaia, nella sprint, ha un problema ignoto mentre nella gara lunga va in tilt mentale e arriva ottavo. Le sorprese belle sono Aldeguer e Bezzecchi, che volano. Maluccio Alex che, dopo il podio della Sprint, nella lunga paga il long lap. Alla fine il 93 tiene sotto i piedi il campionato: 142 punti su Alex e 197 su Bagnaia che vede avvicinarsi Bezzecchi che con 43 punti da recuperare è più vicino che mai alla seconda guida Ducati. Pecco, nei confronti di Alex Marquez, ha ben 55 punti di ritardo.

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I 9 a punti nella sprint: Marc Marquez, Alex Marquez, Acosta, Bezzecchi, Binder, Aldeguer, Bastianini, Di Giannantonio, Zarco.

I dieci al traguardo della gara lunga al Redbullring: Marc Marquez, Aldeguer, Bezzecchi, Acosta, Bastianini, Mir, Binder, Bagnaia, Raul Fernandez, Alex Marquez

Nel week end in cui Marc Marquez schiaccia il campionato, Pecco Bagnaia alza Bandiera bianca e fa allusioni pesanti. Sabato se la prende con Michelin e domenica chiede spiegazioni a Ducati, andandoci pesante soprattutto con la TV Spagnola.

A Dazn Spagna
Bagnaia: “Spero mi diano delle spiegazioni”.
Izaskun Ruiz: “Ducati?”.
Bagnaia: “Sì”.
Izaskun Ruiz: “Stai perdendo la pazienza?”.
Bagnaia: “Sì”.

La sprint ha il suo dominatore in Marc mentre Bagnaia dopo essere partito malissimo, si ritira quando è ventesimo perché la moto balla molto, ma né da Ducati né da Michelin arrivano “spiegazioni”. Resta il fatto che il torinese va malissimo anche in gara lunga e un ottavo posto non gli basta per tenere la distanza da Alex Marquez. Il “fratello di”, arriva decimo per non essersi mai ripreso dal long lap assegnatogli a Brno ma gli ruba comunque 7 punti perché nella sprint è secondo. Per Pecco ci sono le lacrime di sabato (vere, non è per dire) e il muso lungo della domenica, con tanto di accuse pesanti. Per il resto, la sprint, è l’antipasto della domenica.
Sì, perché il Redbullring offre anche cose belle, tipo la gara magnifica di Bezzecchi che tiene testa a Marc Marquez per buona parte della corsa ma soprattutto Aldeguer che viene su come una furia e chiude addirittura secondo. Dall’Igna, per lui, ha già deciso. Aldeguer è il futuro di Ducati. E i detrattori, muti. Inclusa l’intera VR46. La presenza di Valentino in persona, che dispensa consigli a tutti i suoi, non basta a scongiurare la ripassata di botte che Gresini rifila ogni week end alla sua squadra. I celesti hanno un rookie e uno con la GP24. I giallofluo, hanno un veterano come Morbidelli e una GP25 che Di Giannantonio non sfrutta sempre.
A parte il problema tecnico della domenica (la moto prende fuoco), non è comunque convincente.
Il tutto mentre Aprilia cresce (con il solo Bezzecchi, per il momento) e KTM migliora con Acosta, Bastianini e Binder. Le Jap? Ancora fatica. Yamaha ha un w.e. nerissimo mentre Honda fa cose buone con Zarco e Mir il quale, stranamente, non cade.

Piacerà agli americani questa MotoGP piena di drama e polemiche in cui uno, però, è un eroe assoluto mentre alle sue spalle ogni volta succede di tutto.
Da ricordare, la gara n1000 della classe regina, come quella del giorno in cui Marc Marquez mette sotto i piedi l’intero sistema continuando uno dei più sontuosi comeback della storia del motorsport. Da quasi morto con un braccio a penzoloni a dominatore assoluto che nemmeno con il Guanto di Thanos. Ma il futuro non è avaro. Aldeguer e Bezzecchi sono i prossimi anni della MotoGP mentre in Moto2 esplode definitivamente Moreira, il brasiliano che le jap si litigano per la classe regina!

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Balaton Park: Toprak 3 volte con distacco! Come Marc Marquez, a volte di più!

Balaton Park offre spettacolo, sì, ma in due step. Davanti c’è Toprak Razgatlioglu, poi Bulega ma nemmeno sempre, e poi altri che sgomitano molto lontani. Come in MotoGP l’attesa è tutta per il turco. E ogni giorno c’è la curiosità di capire di quanto sposterà l’asticella. Aritmeticamente ci siamo ancora ma forse il mondiale si è chiuso oggi. Lo so che 27 punti di vantaggio non sono nulla ma quanto visto in pista oggi, a meno di stravolgimenti esotici, fa pensare diversamente.

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Gara1: Razgatlioglu, Bulega, Bautista, Locatelli Petrucci, Alex Lowes, Montella, Vierge, Gerloff, Bassani.
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Superpole Race: Razgatlioglu, Sam Lowes, Bautista, Locatelli, Vierge, Bassani, Vickers, McKenzie, Rea
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Gara2: Razgatlioglu, Bulega, Sam Lowes, Petrucci, Locatelli, Alex Lowes, Vierge, Aegerter, Bassani, Montella
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Se un paio di settimane fa le news si reggevano sul passaggio di Toprak in GP, il week end ungherese si regge sulla news relativa a quello che sarà il suo sostituto. Petrucci in BMW, se succederà e dovrebbe succedere, è una cosa interessante ben più del passaggio di Rea (possibile ma meno probabile) da Barni con la Ducati.  Questo perché Danilo è ancora vivo mentre Rea sembra l’ombra di se stesso anche in questo week end.
Iniziando a parlare della gara, il circuito sarà anche bello e tutto ma chi ha disegnato la variante a imbuto, andrebbe imprigionato con chiavi di cioccolata. La variante è pericolosa per davvero.
I piloti lo sanno, Iannone per primo, ed è per questo che, da pilota esperto, lancia un duro monito tipo Papa sullo stare tranquilli e non rischiare per poi fare lui  uno strike assurdo mandando un tot di colleghi fuori gara e altrettanti in ospedale.
Incredibile come Iannone continui nel suo regolarissimo percorso che lo vede incassare almeno una penalità a week end e, allo stesso tempo, abbia pretese di contratto da prima donna che non è più e non è mai stata. Di Iannone non parlerò più ma è surreale come un team come Go Eleven persista nel farsi rovinare classifica e reputazione dall’ex MotoGP.
Non è nemmeno ben chiaro che tipo di visibilità possa offrire uno così alla SBK, se non parliamo di visibilità negativa. La mia vicinanza a chi lo deve sopportare.

Gara1, ripartita con red flag, è praticamente già finita al re start. Toprak se ne va e lascia lottare un po’ i peones.
Diversamente dotati, polso e soprattutto mezzo tecnico, fanno la gara “degli altri”. In MotoGP c’è Marquez, in SBK c’è Toprak, solo che qui i distacchi sono quasi da categorie diverse dell’EWC.  Vi invito ad andarli a scoprire. Se solo il turco non si lamentasse quelle rare volte che perde, sarebbe perfetto proprio come Marquez.

Di buono cosa c’è? Petrucci e Locatelli, che ci provano sempre, Bautista che non si arrende e non si capisce come si possa considerarlo finito anche quando fa le frittate, e i Lowes brothers, che danno un senso al casino lottando sempre come se venissero pagati a giornata.

La Superpole Race, umida, è spettacolare dal punto di vista delle scelte “tecniche”. Razgatlioglu sarebbe anche disposto ad arrivare secondo, per una volta, ma in 3-4 si impegnano del portare a casa la loro personale strategia surreale: montare le intermedie che sono le gomme di chi ce capisce ma che dovrebbero essere montate in condizioni ben più specifiche e particolari. Secondo me vengono usate così poco che non sono nemmeno le più fresche del lotto e, soprattutto, la condizione di oggi non è quella che le richiede. Il drop di Petrucci (che avrebbe potuto vincere) e degli altri che le hanno montate, la dicono tutta. OK che la SBK è ancora artigianale ma questi non sono più i tempi da scelte di questo tipo. Ci sono troppi dati per non leggerli e poi, chi insegue, dovrebbe fare la gara su chi sta andando forte. E invece no. Il risultato lo vedete sopra. Bulega non prende punti e saluta (spero di sbagliarmi) il campionato anche per queste cose qui. Un campionato che di domenica mattina vede in pista 4 combo di gare diverse, come al trofeo della salsiccia.

In gara2 torna tutto “normale”. Toprak torna ad infliggere distacchi da anni 70 e così fanno gli altri a scendere.
Alla fine non so che senso abbia vedere gente che gira 4 secondi più lenta e sempre gli stessi rifilare gli stessi distacchi agli stessi altri. Poi ci sono i soliti Petrucci, Locatelli, ditta Fratelli Lowes e Vierge con Bassani a sgomitare, unitamente a Bautista che, per quanto è costretto a rischiare, se non fa podio la infila in qualche muro.

Vorrei dirvi che è tutto ok, ma non lo è. La Superbike che guarda alla MotoGP, dovrebbe invece guardare alla vecchia stock.
Non si annullerebbe il gap fra i più bravi con i mezzi migliori e gli altri, ma almeno sarebbe premiata un po’ di più l’individualità, cosa che mi pare si stia cercando, senza trovarla. Se la superbike accettasse il suo ruolo, la cosa si potrebbe fare.

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