Bastianinimania. Vincere il mondiale? Serve super trucco!

E’ scoppiata la Bastianini mania. Ufficialmente.
Perché ufficiosamente era già scoppiata, non tanto dopo la vittoria del Mondiale della Moto2 , dove aveva battuto un avversario non realmente consistente ma super dotato tecnicamente e un altro decisamente consistente ma non altrettanto fortunato, ma quando dopo le prime uscite in MotoGP, aveva mostrato il suo spessore con avversari veri come Martin, finalmente affrontato su un terreno più realistico, e gli altri big, molto più forniti.



Bastianini ha avuto due momenti. Uno in cui ha fatto la guerriglia, portando a casa quello che poteva senza credere mai che tutto gli fosse dovuto, e uno in cui ha avuto uno switch, ossia ha capito quel qualcosa che a volte gli atleti capiscono. Quel qualcosa che fa fare loro uno scatto e li trasforma da atleti bravi ma normali in atleti vincenti.
Volete un esempio? Quartararo è il più eclatante fra tutti gli switchati.
E’ così che Bastianini ben seguito, ben consigliato, fuori dai riflettori inutili delle pugnette mediatiche, è cresciuto e maturato fino a far accorgere di lui anche i meno attenti.
Ma la Bastianini mania appena scoppiata è un’opportunità che nasconde un problema.

L’opportunità è quella di poter aspirare a qualcosa in più che una moto clienti di seconda fascia, è chiaro. Il problema è che la strada più segnata è quella di Ducati e in Ducati il percorso è quasi sempre tortuoso come quello delle palline del Pachinko  e quando non è tortuoso ma è veloce, altrettanto veloce è il burnout, ovvero il meccanismo di bruciatura del pilota, che in Ducati ufficiale ci arriva velocemente e tanto velocemente viene espulso dal meccanismo.
Quindi? c’è per Bastianini il tipo di spazio che vuole? E ancora: è veramente Ducati il punto di arrivo di Bastianini ADESSO? E’ rimasto quello di un tempo, adesso che le cose vanno bene?

Affrontiamo adesso il problema imminente del titolo mondie 2022.
Dipenderà da come andrà Bastianini. E grazie al fungo, direte voi. Non ci siamo capiti. Dipenderà da come andrà Bastianini ma come andrà Bastianini dipenderà da Ducati, che deve, entro brevissimo, capire cosa vuole fare veramente e se vuole vincere il mondiale piloti e quindi supportarlo.
Da quanto tempo un team privato non vince un mondiale in MotoGP o 500? Non me lo ricordo nemmeno. E’ questo il problema.

Ducati il mondiale lo può vincere solo con Bastianini.
E Bastianini lo può vincere solo sulla Ducati ufficiale, nel senso che lo può vincere anche sulla 2021 ma bisogna far vedere che è stato promosso.
Per Dall’Igna non ci sono problemi, le moto sono tutte sue, ma per Ducati ufficiale non è possibile accettare che un team clienti batta quello rosso a meno di non dipingere di rosso anche il team clienti stesso.

Ci accorgeremo molto presto dei progetti di Ducati da alcuni segnali. Quante volte vedremo Tardozzi e Ciabatti al box Gresini, quanto si spingerà sulla 2021 o sulla 2022 e se e quando Batianini sarà investito della moto nuova come “premio” per portarlo in ufficiale volente o nolente.
Precedenti? Il Sic cui fu finalmente fornita una moto ufficiale in 250 per fargli vincere un campionato che avrebbe vinto comunque.

Non ci dimentichiamo, ripeto, che Bastianini non può vincere un mondiale su moto privata né fare risultati troppo migliori degli altri suoi compagni di marca e quindi l’assegnazione di una moto ufficiale potrebbe girare al contrario. Non tanto essere un premio per i risultati ottenuti, ma una spiegazione per i risultati che otterrebbe comunque.
Un paravento per paraculi, per intenderci. ma dai che ci siamo capiti.
In sintesi: non che abbia bisogno, ma Ducati ufficializzerà Enea per spiegare perché va già forte, e non per farcelo andare. Ecco la soluzione.
La richiesta poi da parte di Bastianini e il suo entourage, di non cambiare le cose e di rimanere nello stesso posto con le stesse persone, spiega invece perché il team rosso non vince. Ed è una cosa di cui parliamo a parte, un altro giorno.

Bastianini bastona tutti, poi Miller e A.Espargaro! Ducati , piloti sbagliati?

La prima notizia di Le Mans è che fa un caldo bestiale e non piove.
La seconda è che Bagnaia non è in grado di reggere la pressione, specialmente se dall’interno, e va in bambola assoluta. Poi viene il resto.
Bastianini, Miller, A.Espargaro, Quartararo, Zarco, Marquez, Nakagami, Binder, Marini, Vinales, sono i dieci al traguardo, con Bastianini che è più forte di tutto e di tutti, persino delle preferenze, delle voci, delle politiche di scuderia e adesso guarda alla vettagestita da Quartararo con soli 8 punti di distacco. Bastianini fa in modo che Bagnaia si suicidi e non è nemmeno necessario che qualcuno lo ponga davanti a dei giochi. Fanno tutto gli altri, incluso Miller che ricorda al box Ducati quanto male scelga chi rimane e chi va.


 

Anche Aprilia è una bomba, perché Espargaro è un top player costante mentre Vinales fa progressi.
Il più intelligente, invece, è Quartararo, che capisce che non può più di tanto e si limita ad aspettare che facciano qualcosa gli altri. Come lui, Marquez, ma in piccolo.
La sintesi della gara? Vanno via in tre, arrivano in due, mentre Aprilia fa quello che deve fare e le Suzuki fanno tutto il contrario, autoeliminandosi. Un altro fuori dai giochi e dalla grazia di Dio, è Martin, che la manda ancora in terra come se fosse regredito completamente. Gran talento, poca consapevolezza.
Non c’è nient’altro e la gara non si può raccontare. Ci sono cadute che non serve rivedere, un duello finito male fra Bastianini e Bagnaia che cade a scoppio ritardato per frustrazione, e due lampi di classe di Quartararo e Marquez.
Nelle retrovie: benissimo Marini e bene anche Di Giannantonio. Ma non è una gara tipica visti i molteplici episodi di autoeliminazione. Se volete che lo ribadisca, però, ci sono un pilota fuori dal team ufficiale, Martin, e uno fuori dalla lotta al mondiale, Bagnaia.
C’è anche un istante per piangere la morte sportiva di Dovizioso e Morbidelli, ma fa quasi male parlarne.

Suzuki e le gomme: giornalismo investigativo a orologeria e convenienza!

Il giornalismo, ultimamente, sta facendo ridere un bel po’.
Fra invenzioni, cantonate prese, fraintendimenti da sonno e necessità da click, è la macchietta di se stesso nel prima, durante e dopo un eventuale accadimento.
Eventuale eh, perché ormai, una cosa, nel fake climax del bisogno, non si sa nemmeno più se accade davvero.
Un esempio? Suzuki. Ne è emerso il ritiro, e sono partiti tutti in tromba, Dorna inclusa, a dire che non si fa, che non va bene,raccontando che cosa succederà, dove andranno i piloti. Tutte minor issues, ossia minuzie, perché la cosa non è ancora successa ufficialmente.
E poi c’è il tema pressione delle gomme, di cui tutti sapevano, però… guarda caso, è esploso dopo la vittoria Ducati.


MotoGP, Jerez: analisi e pagelle!

Bagnaia strameritata davanti a Quartararo, Aleix Espargaro, Marquez, Miller, Mir, Nakagami, Bastianini, Bezzecchi, Binder, a chiudere i 10! La gara di Jerez va come deve andare, sotto tutti i punti di vista, perché Bagnaia con pole, vittoria e giro veloce, ottiene quello che è giusto e non ci sono dubbi su chi sia il big dog a Jerez, in questo week end. Le Pagelle!



Crash Talking Live: Jerez GP con Alex Polita!

Misterhelmet Crash Talking Live va in onda dopo Jerez MotoGP.
Ospite, Alex Polita con cui parliamo della gara ma anche delle differenze fra i vari campionati di moto.


MotoGP, Jerez: Bagnaia batte Quartararo. Aleix Espargaro sul podio, bene anche Marquez!

Bagnaia strameritata davanti a Quartararo, Aleix Espargaro, Marquez, Miller, Mir, Nakagami, Bastianini, Bezzecchi, Binder, a chiudere i 10!

La gara di Jerez va come deve andare, sotto tutti i punti di vista, perché Bagnaia con pole, vittoria e giro veloce, ottiene quello che è giusto e non ci sono dubbi su chi sia il big dog a Jerez, in questo week end.

La gara per la vittoria, a dire il vero, quasi non c’è, perché l’uomo Ducati se ne va subito e mai si creano i presupposto per cui venga raggiunto. Forse a Quartararo sta bene così ed è comprensibile che si accontenti di mettere solo una pressione, senza piazzare veri attacchi.



Non significa però che a Jerez non ci sia spettacolo, perché sul podio ci salgono tre che se lo meritano.

Per il terzo gradino la spunta Aleix Espargaro grazie ad un errore di Marquez ma questo non toglie niente al pilota Aprilia perché pur avendo perso lo scontro diretto, ha vinto quello della pazienza e anche un po’ della sorte. Marquez e Miller sono (con Aleix Espargaro), la spina dorsale della gara. Entrambi ritrovati, entrambi meritevoli, buttano in campo le loro qualità tecniche migliori e solo la parte migliore del loro carattere.
Marquez ritrova la sicurezza nei sorpassi (o almeno parte di essa) e la capacità di ritirare su una moto già perduta, Miller ritrova l’istinto buono, benevolo, quello che ti suggerisce le cose giuste da fare.

Il resto è tanto lontano, ma nel mucchio spiccano la super gara di Bezzecchi, ottimo e abbondante, e le prestazioni d’emergenza di Bastianini e Mir, che però non possono ritenersi soddisfatti, a meno che tutti noi non abbiamo sbagliato ad aspettarci troppo da loro.
Quanto vale tutto il resto? Poco. Poco vale la Honda che qualcosina la ottiene, oltre a Marquez, solo con Nakagami (sicuro partente), poco vale KTM, tornata all’ombra dei primi tempi. C’è invece da spiegare l’inversione di ruoli in Ducati, con le Pramac disastrose, il buio di Rins, partito male e transitato peggio, e l’inferno assoluto delle altre Yamaha, praticamente vergognose.
Gli altri sono solo tasselli di un puzzle, che non ci interessa nemmeno completare.

MotoGP, Portimao: Quartararo e il collezionista di sassi

Vi è piaciuto il GP di Portimao? Sì? Scommetto perché ha vinto quartararo, con un podio esotico, una classifica un po’ così… vero? E’ proprio il problema della MotoGP, che, inizio con questa, a Portimao è stata tenuta in piedi da tre episodi, due nelle qualifiche e uno in gara.
Guardate il video o ascoltate il podcast!


 

MotoGP, Portimao: Quartararo uccide la gara, poi Zarco e Rins, entrambi senza un perché!

La MotoGP a Portimao vive di un doppio episodio nelle qualifiche (Bagnaia e Marquez le buttano via, uno volando e l’altro non rallentando alla bandiera gialla fino a farsi penalizzare) e di un episodio singolo in gara, quando Miller mette KO Mir mentre entrambi speravano di prendere un Quartararo il quale, però, col senno di poi, sarebbe stato irraggiungibile. La classifica è ulteriormente condizionata dalle uscite di Martin, Binder e Bastianini davanti, ma anche Di Giannantonio e Savadori più indoetro.
Ogni rimonta è quindi possibile e il risultato è bugiardo nella spietatezza del “conta chi rimane in piedi”.

Quartararo, Zarco, Aleix Espargaro, RIns, Oliveira, Marc Marquez. Alex Marquez, Bagnaia, Pol Espargaro e Vinales a chiudere i 10… un lista che racconta come il francese della Yamaha con quasi 6 secondi sia inarrivabile, come ancora una volta una Ducati clienti finisca davanti ad una Ducati ufficiale (Bagnaia ormai non convince più nessuno di essere in lotta per il mondiale), e come l’Aprilia di Espargaro, nel casino sia a livello, se non meglio, della Suzuki di Rins.
Sono proprio Quartararo, Espargaro e Rins a giocarsi la testa del mondiale grazie alla loro regolarità dovuta anche alle loro moto mentre chi fa fatica sono Honda e KTM, tutte generalmente afflitte da problemi non identificabili e tutte in mano rispettivamente a Marc Marquez e Brad Binder.
Oliveira in casa non fa testo, come non fa primavera la rondine di Alex Marquez che oggi sembra quasi valere quanto il fratello. Chi davvero non funziona è Pol Espargaro che fa il tappo con i compagni di marca ed è docile con tutti gli altri.
L’altro bosco della paura è quello di Yamaha. Mentre al box fanno anghingò su chi ascoltare per lo sviluppo, indecisi fra il campione del mondo in carica che vince le gare ed è in testa al campionato e un altro è 20° con 61 punti in meno, va in scena il doppio dramma di Dovizioso e Morbidelli, che sembrano degli sbandati in cerca di spiccioli davanti ad un ristorante di lusso in cui i loro parenti sbocciano champagne.
Cosa serve alla MotoGP? Dei valori chiari che facciano capire chi sa fare le moto e chi sa fare il pilota e perché le stesse moto si giochino contemporaneamente il mondiale e la maglia nera. Non significa chiedere una classifica noiosa, ma una classifica non casuale in cui un giorno sei una spada e un giorno sei un chiodo. Perché altrimenti poi ci si fa delle domande su come i valori vengano generati.