Ducati e Lamborghini: il tesoro di Volkswagen è davvero a rischio? (Versione Testuale)

Ducati in vendita? Analisi finanziaria: cosa raccontano davvero i bilanci

La crisi del Gruppo Volkswagen ha riportato al centro del dibattito una notizia che, ciclicamente, torna a far discutere il mondo delle due ruote: la possibile vendita di Ducati, spesso accompagnata da quella di Lamborghini.

È un’ipotesi che riaffiora con una certa regolarità ogni due o tre anni. Cambiano le condizioni del mercato, cambiano i protagonisti, cambiano le indiscrezioni, ma la domanda resta sempre la stessa: Volkswagen venderà Ducati?

Prima di provare a rispondere è però necessario fare un passo indietro.

Negli ultimi anni ho pubblicato diverse analisi finanziarie dedicate al settore motociclistico, occupandomi di aziende come KTM, Dainese, Alpinestars, CryptoDATA, WithU e Fantic. Analisi che, al di là delle inevitabili polemiche, hanno avuto un elemento in comune: non erano basate sul tifo, ma sulla lettura dei bilanci.

Perché è proprio questo il punto.

Quando si parla di aziende, soprattutto nel motociclismo, si tende spesso a confondere la passione con l’analisi economica. Si tifano i marchi come si tifano i piloti. Si spera che un’azienda vinca e che un’altra perda. Ma i bilanci non fanno il tifo. Raccontano semplicemente ciò che accade.

Ed è esattamente quello che faremo anche questa volta.

L’obiettivo non è dimostrare che Ducati stia bene o che stia male. L’obiettivo è capire cosa raccontano davvero i numeri e verificare se la narrativa che circola sui social corrisponda alla realtà economica.

Perché una cosa è ciò che si legge online.

Un’altra sono i dati.

 

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Ducati e KTM: due situazioni completamente diverse

La prima conclusione a cui si arriva leggendo i bilanci è probabilmente anche la più importante.

Non esiste alcuna analogia tra la situazione di Ducati e quella di KTM.

Ed è un’affermazione che non nasce da simpatie o antipatie personali, ma da un’analisi dei dati.

Negli ultimi mesi molti commentatori hanno costruito un ragionamento apparentemente semplice:

Volkswagen è in difficoltà.

Ducati appartiene a Volkswagen.

Quindi Ducati è inevitabilmente in difficoltà.

È una conclusione che, dal punto di vista economico-finanziario, non regge.

Una società controllata può attraversare un periodo di grande solidità anche se il gruppo di appartenenza sta vivendo una fase complessa.

E può accadere anche il contrario.

Esistono gruppi perfettamente sani che possiedono società in forte crisi.

Per questo motivo è fondamentale analizzare Ducati come azienda autonoma, leggendo il suo bilancio prima ancora di quello del gruppo che la controlla.

Solo successivamente sarà possibile capire se e perché Volkswagen potrebbe decidere di venderla.

Primo elemento: la collocazione industriale e geografica

Il primo elemento da considerare è il contesto industriale.

Ducati è un’azienda italiana, ma appartiene a un gruppo tedesco.

Può sembrare un dettaglio marginale, ma non lo è affatto.

Italia e Germania rappresentano due dei sistemi industriali più solidi d’Europa e hanno dimostrato nel tempo una forte capacità di proteggere gli asset considerati strategici.

Quando si analizzano possibili operazioni di acquisizione o cessione non bisogna quindi limitarsi ai soli numeri di bilancio. Conta anche il valore industriale del contesto in cui un’azienda opera e il ruolo che ricopre all’interno del gruppo.

Secondo elemento: il valore del marchio

Esiste poi un secondo aspetto che viene spesso sottovalutato.

Audi.

Porsche.

Lamborghini.

Ducati.

Non stiamo parlando semplicemente di marchi commerciali.

Parliamo di brand costruiti nel corso di decenni, con un patrimonio tecnologico, industriale e di immagine che va ben oltre il semplice valore economico espresso da un bilancio.

Quando un gruppo valuta la vendita di un’azienda non considera soltanto fatturato, utile o patrimonio netto.

Valuta anche il peso strategico del marchio.

E Ducati, da questo punto di vista, rappresenta uno degli asset premium più importanti dell’intero Gruppo Volkswagen.

Terzo elemento: Volkswagen è in difficoltà. Ducati no.

È probabilmente questo il punto che genera più confusione.

Volkswagen sta attraversando una fase complessa della propria storia industriale.

Ducati, invece, no.

Sono due situazioni completamente diverse.

Ed è importante tenerle separate.

Per comprendere davvero la possibile vendita di Ducati è necessario prima capire come sta l’azienda di Borgo Panigale e soltanto dopo analizzare le condizioni del gruppo tedesco.

Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi sarà possibile valutare se una futura cessione rappresenterebbe il sintomo di una crisi oppure una semplice scelta strategica.

La risposta, come vedremo, è molto meno scontata di quanto sembri.

Ducati cresce ancora? No. Ma non è nemmeno in crisi.

La prima conclusione che emerge dall’analisi del bilancio è molto chiara.

Ducati oggi non è un’azienda in crisi.

Anzi.

Dopo aver analizzato bilanci, indicatori economici e dati finanziari, il quadro che emerge è quello di una delle aziende motociclistiche più solide d’Europa.

Questo, però, non significa che tutto stia andando perfettamente.

Ed è proprio qui che nasce il principale equivoco.

Molti osservatori dividono il mondo in due categorie:

  • aziende che crescono;

  • aziende che falliscono.

La realtà è molto più complessa.

Esistono almeno quattro situazioni completamente differenti.

La prima è quella di un’azienda che cresce.

La seconda è quella di un’azienda che rallenta.

La terza è quella di un’azienda in difficoltà.

La quarta è quella di un’azienda in crisi.

Confondere queste quattro condizioni significa interpretare in modo errato qualsiasi bilancio.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo nel caso di Ducati.

L’azienda di Borgo Panigale non sta più crescendo con i ritmi eccezionali registrati negli anni precedenti.

Ma rallentare non significa entrare in crisi.

Sono due concetti profondamente diversi.

 

 

 

 

Analisi del bilancio Ducati: cosa raccontano davvero i numeri

La domanda da cui partire è molto semplice.

Ducati sta ancora crescendo?

La risposta è: non più con i ritmi degli anni passati.

Ma questo non significa che stia attraversando una crisi.

Anzi.

Per capirlo bisogna guardare i numeri senza fermarsi al primo grafico.

Nel 2021 Ducati registrava un fatturato di 731 milioni di euro.

Nel 2022 il salto è stato impressionante.

Il fatturato è salito a 924 milioni di euro, con una crescita vicina al 30%.

Successivamente il ritmo ha iniziato fisiologicamente a rallentare.

Nel 2023 il fatturato è sceso a 905 milioni di euro.

Nel 2024 si è attestato a 899 milioni di euro.

Osservando soltanto il grafico qualcuno potrebbe limitarsi a dire:

“Il fatturato cala.”

È vero.

Ma bisogna sempre chiedersi di quanto.

Tra il 2022 e il 2023 la riduzione è stata di circa l’1,9%.

Tra il 2023 e il 2024 la flessione è stata inferiore all’1%, circa lo 0,7%.

In altre parole il fatturato è rimasto sostanzialmente stabile.

Ed è proprio qui che nasce uno degli errori più frequenti nell’interpretazione dei bilanci.

Non basta osservare la direzione di una linea.

Bisogna misurarne l’intensità.

Perdere il 40% del fatturato racconta una storia.

Perdere meno dell’1% racconta una storia completamente diversa.

Ducati appartiene chiaramente al secondo caso.

Il dato più importante: l’utile

Se il fatturato rappresenta il volume d’affari, l’utile racconta quanto un’azienda riesce realmente a guadagnare.

Ed è probabilmente il dato più significativo dell’intero bilancio.

Nel 2022 Ducati ha registrato un utile netto di circa 46 milioni di euro.

Nel 2023 l’utile è salito a 57 milioni.

Nel 2024 ha raggiunto quasi 59 milioni di euro.

Il dato è estremamente interessante.

Mentre il fatturato si stabilizza e le vendite rallentano leggermente, la redditività continua a migliorare.

In altre parole Ducati vende un po’ meno rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma riesce comunque a guadagnare di più.

È il segnale di un’azienda che non sta inseguendo i volumi a qualsiasi costo.

Sta privilegiando la qualità delle vendite, il posizionamento premium del marchio e la redditività.

Ed è una differenza enorme.

Come ama ripetere il mio amico Vergani:

“Fatturare, fare margine, incassare.”

Tre concetti diversi.

Ed è proprio il secondo che, oggi, Ducati continua a presidiare con grande efficacia.

EBIT ed EBITDA confermano la solidità

Lo stesso messaggio arriva osservando gli indicatori operativi.

Nel 2024 l’EBIT si mantiene vicino ai 74 milioni di euro.

L’EBITDA supera i 143 milioni di euro.

È vero.

Entrambi risultano leggermente inferiori rispetto al 2023.

Ma rimangono comunque valori estremamente elevati, soprattutto se confrontati con gran parte del settore motociclistico europeo.

Anche questi numeri raccontano una realtà molto diversa rispetto all’idea di un’azienda in crisi.

I margini si comprimono leggermente.

Non crollano.

L’indebitamento: il dato che racconta davvero la salute di un’azienda

Esiste poi un indicatore che, personalmente, considero ancora più importante del fatturato.

L’indebitamento.

Un’azienda può fatturare miliardi.

Ma se quei miliardi sono sostenuti da un livello di debito insostenibile, il quadro cambia completamente.

Nel caso di Ducati accade esattamente il contrario.

La società presenta una Posizione Finanziaria Netta negativa di circa 27 milioni di euro.

Può sembrare un paradosso.

In realtà è una buona notizia.

Nel linguaggio della finanza aziendale una posizione finanziaria netta negativa indica che la liquidità disponibile supera i debiti finanziari.

Tradotto in termini molto semplici:

Ducati non vive grazie alle banche.

È praticamente la situazione opposta rispetto a quella osservata in aziende come KTM.

Perché Ducati ha così poca liquidità?

Molti lettori potrebbero però notare un altro dato.

Nel bilancio le disponibilità liquide appaiono estremamente contenute.

La domanda è legittima.

Come può un’azienda tanto solida avere così poca cassa?

La risposta si chiama cash pooling.

Il Gruppo Volkswagen gestisce la tesoreria in maniera centralizzata attraverso Audi.

Ducati genera liquidità con la propria attività operativa.

Successivamente quella liquidità viene trasferita alla gestione finanziaria del gruppo.

Di conseguenza sul conto corrente della società rimangono importi molto limitati.

Non è un segnale di difficoltà.

È semplicemente il modo con cui un grande gruppo internazionale organizza la propria finanza.

Un patrimonio netto vicino al miliardo di euro

Se c’è un dato che trasmette tranquillità è probabilmente questo.

Nel 2024 Ducati presenta un patrimonio netto di quasi 976 milioni di euro.

Praticamente un miliardo.

Significa che l’azienda dispone di una struttura patrimoniale estremamente solida.

È un elemento che riduce notevolmente il rischio finanziario e aumenta la capacità dell’azienda di affrontare eventuali fasi negative del mercato.

È uno degli indicatori che più allontanano Ducati dalla definizione di azienda in difficoltà.

Esistono anche aspetti meno positivi

Naturalmente nessun bilancio è perfetto.

Anche Ducati presenta alcune aree di attenzione.

I costi del personale continuano a crescere.

Passano da circa 125 milioni a oltre 135 milioni di euro.

Aumentano anche i costi per acquisti e servizi.

È proprio questa dinamica a spiegare la leggera riduzione di EBITDA ed EBIT rispetto al 2023.

I margini, quindi, subiscono una moderata pressione.

Si tratta però di una situazione comune a gran parte dell’industria europea, alle prese con inflazione, incremento del costo del lavoro e rincari lungo la filiera produttiva.

Esistono inoltre alcuni prodotti che non hanno raggiunto i risultati commerciali sperati.

Alcune serie speciali e alcune repliche dedicate ai piloti non hanno ottenuto il successo previsto.

Ma questo rientra nella normale gestione industriale di qualsiasi costruttore.

Gli investimenti raccontano il futuro

C’è infine un dato che, personalmente, considero uno dei più interessanti dell’intero bilancio.

Gli investimenti.

Le immobilizzazioni continuano a crescere.

Passano da circa 806 milioni a quasi 882 milioni di euro.

Può sembrare un dato tecnico.

In realtà racconta molto.

Le aziende che si preparano a una crisi tagliano gli investimenti.

Congelano i progetti.

Riducono la spesa.

Difendono la liquidità.

Ducati sta facendo esattamente il contrario.

Continua a investire.

Ed è probabilmente uno dei segnali più concreti della fiducia che l’azienda ripone nel proprio futuro.

La fotografia di Ducati oggi

A questo punto il quadro diventa molto più chiaro.

Il fatturato non cresce più con i ritmi del passato.

I volumi rallentano.

I margini si comprimono leggermente.

Ma l’utile continua ad aumentare.

La patrimonializzazione cresce.

L’indebitamento finanziario è praticamente inesistente.

Gli investimenti proseguono.

Per questo motivo Ducati, oggi, non può essere definita né un’azienda in crisi né un’azienda in difficoltà.

La definizione che descrive meglio la sua situazione è un’altra.

Ducati è un’azienda matura.

Dopo anni di crescita eccezionale sta entrando in una fase di consolidamento.

Conosce il proprio valore.

Ha raggiunto un posizionamento premium.

E non ha più la necessità di inseguire la crescita a tutti i costi.

È una fotografia completamente diversa da quella osservata nel caso di KTM, dove i problemi erano di natura finanziaria e patrimoniale.

Ed è proprio questa differenza che porta inevitabilmente alla domanda successiva.

Se Ducati è così solida, perché Volkswagen dovrebbe prenderne in considerazione la vendita?

 

Volkswagen venderà davvero Ducati?

A questo punto nasce inevitabilmente la domanda più importante.

Se Ducati è un’azienda così solida, perché Volkswagen dovrebbe venderla?

Per rispondere bisogna cambiare completamente prospettiva.

Fino a questo momento abbiamo analizzato Ducati come azienda autonoma.

Adesso dobbiamo osservare il problema dal punto di vista del Gruppo Volkswagen.

Ed è proprio qui che, secondo me, molti stanno commettendo un errore.

Si tende infatti a ragionare così:

Volkswagen è in difficoltà.

Ducati appartiene a Volkswagen.

Quindi Ducati è destinata a essere venduta.

È un ragionamento troppo semplice.

La realtà è decisamente più complessa.

Oggi nessuno può sapere se Volkswagen venderà Ducati

La prima risposta, probabilmente la più onesta, è anche la più semplice.

Oggi nessuno può sapere con certezza se Volkswagen venderà Ducati.

Chi sostiene di conoscere già la risposta, in realtà, sta esprimendo una convinzione personale.

Oppure sta facendo il tifo.

I bilanci permettono di valutare lo stato di salute di un’azienda.

Non consentono di prevedere le decisioni che prenderà un Consiglio di Amministrazione.

Per questo motivo è importante distinguere due aspetti completamente diversi.

Da una parte ci sono i dati.

Dall’altra le strategie.

Oggi, osservando esclusivamente i numeri disponibili, non esiste alcun elemento oggettivo che faccia pendere la bilancia verso una vendita oppure verso la permanenza di Ducati all’interno del Gruppo Volkswagen.

Potrebbero certamente esistere motivazioni strategiche che il mercato ancora non conosce.

Ma, allo stato attuale, non emerge alcuna necessità finanziaria che renda inevitabile una cessione.

Ed è una differenza enorme.

Le aziende migliori sono spesso quelle che vengono vendute

Esiste poi un concetto che spesso sfugge a chi osserva il mondo industriale soltanto da appassionato.

Molti pensano che una multinazionale venda le aziende che funzionano peggio.

Nella realtà accade molto spesso il contrario.

Le aziende che vengono cedute sono proprio quelle che valgono di più.

Il motivo è semplice.

Sono quelle che il mercato è disposto a pagare.

Immaginiamo una persona proprietaria di dieci immobili.

Uno è una casa completamente da ristrutturare.

L’altro è una splendida villa affacciata sul lago.

Se quella persona avesse bisogno di raccogliere rapidamente una grande quantità di denaro, quale immobile riuscirebbe a vendere più facilmente?

La villa.

Non certo la casa destinata alla demolizione.

Le multinazionali ragionano esattamente allo stesso modo.

Questo significa che Ducati potrebbe essere ceduta?

Assolutamente sì.

Ma proprio perché rappresenta un’azienda sana e altamente valorizzabile.

Non il contrario.

Volkswagen ha davvero bisogno di vendere Ducati?

Ed eccoci alla domanda centrale.

Volkswagen ha davvero bisogno di vendere Ducati?

Per rispondere bisogna prima capire in quale situazione si trovi oggi il gruppo tedesco.

Rispetto a cinque o sei anni fa, Volkswagen sta affrontando una delle fasi più delicate della propria storia recente.

Il rallentamento delle vendite interessa gran parte del mercato automobilistico europeo.

Nel frattempo la concorrenza cinese continua a crescere, soprattutto nel settore dell’elettrico.

La transizione verso la mobilità elettrica ha richiesto investimenti enormi che, almeno fino a oggi, non hanno prodotto i risultati economici attesi.

A tutto questo si aggiungono costi industriali elevati, la necessità di accelerare lo sviluppo software e un piano di ristrutturazione già annunciato che prevede razionalizzazioni produttive, riduzione dei costi e riorganizzazione della forza lavoro.

Sono problemi reali.

Ma bisogna comprenderne la natura.

Il debito di Volkswagen: attenzione ai numeri

Ogni volta che si parla di Volkswagen compare sempre la stessa cifra.

“Quasi 200 miliardi di euro di debiti.”

È un dato corretto.

Ma raccontato così rischia di essere fuorviante.

Una parte enorme di quell’indebitamento appartiene infatti a Volkswagen Financial Services, la divisione che gestisce leasing, finanziamenti e credito al consumo.

Si tratta, di fatto, di un’attività assimilabile a quella di una banca.

Questi debiti sono controbilanciati dai crediti verso i clienti e dai beni finanziati.

Non rappresentano quindi il debito industriale del costruttore automobilistico.

Questo, però, non significa che Volkswagen non abbia problemi.

Perché il debito industriale rimane comunque molto elevato.

Le stime più recenti parlano di circa 80 miliardi di euro.

È questa la componente che, insieme alla pressione competitiva, agli investimenti nell’elettrico e ai costi industriali europei, sta spingendo il gruppo verso una profonda revisione del proprio modello di business.

La pressione finanziaria, quindi, esiste davvero.

Ma ha caratteristiche molto diverse da quelle che spesso vengono raccontate.

Vendere Ducati cambierebbe davvero qualcosa?

A questo punto vale la pena fare un semplice esercizio.

Ducati oggi genera quasi 59 milioni di utile netto e oltre 143 milioni di EBITDA.

Con questi numeri il suo valore di mercato potrebbe ragionevolmente collocarsi tra 2 e 4 miliardi di euro, a seconda dei multipli utilizzati nella valutazione.

Lamborghini rappresenta un asset ancora più prezioso.

Le valutazioni circolate negli ultimi anni oscillano tra 15 e oltre 20 miliardi di euro, tanto che si è parlato anche di una possibile quotazione in Borsa.

Immaginiamo allora lo scenario più favorevole possibile.

Volkswagen vende Ducati.

Incassa circa quattro miliardi.

Successivamente vende Lamborghini.

Altri venti miliardi.

In totale raccoglie circa 24 miliardi di euro.

Una cifra enorme.

Eppure, osservata dalla prospettiva del gruppo tedesco, non rappresenterebbe automaticamente la soluzione dei problemi.

Perché i problemi di Volkswagen non dipendono da Ducati.

E probabilmente nemmeno da Lamborghini.

I veri problemi del Gruppo Volkswagen

Le difficoltà che oggi il gruppo deve affrontare sono prevalentemente di natura strutturale.

Riguardano il rallentamento del mercato automobilistico.

La transizione elettrica.

La crescente competitività dei costruttori cinesi.

Gli elevati costi del lavoro europeo.

Lo sviluppo del software.

E la necessità di investire decine di miliardi di euro nei prossimi anni.

Si tratta di problemi industriali.

Non di problemi risolvibili semplicemente vendendo uno o due marchi prestigiosi.

Una cessione di Ducati e Lamborghini rappresenterebbe certamente un’importante iniezione di capitale.

Ma non eliminerebbe automaticamente le cause profonde che stanno mettendo sotto pressione Volkswagen.

Ed è proprio qui che cambia completamente il significato di un’eventuale vendita.

Non sarebbe necessariamente una scelta obbligata.

Potrebbe invece rappresentare una decisione strategica.

Ducati: un valore che va oltre il bilancio

Esiste però un ultimo elemento che, a mio avviso, viene sistematicamente sottovalutato quando si parla di una possibile vendita di Ducati.

Molti continuano a guardare esclusivamente il bilancio.

Fatturato.

EBITDA.

Utile.

Patrimonio netto.

Sono tutti indicatori fondamentali.

Ma esiste un valore che non compare direttamente in nessun prospetto contabile.

Il valore del marchio.

Ducati non è soltanto un costruttore di motociclette.

È uno straordinario strumento di comunicazione e di immagine.

Pensiamoci un attimo.

MotoGP.

Superbike.

Made in Italy.

Tecnologia.

Prestazioni.

Design.

Innovazione.

Quanti marchi al mondo possono concentrare tutto questo in un unico nome?

Molto pochi.

Ed è proprio questo il motivo per cui Ducati rappresenta molto più di una semplice azienda motociclistica.

Per Audi e per l’intero Gruppo Volkswagen possedere Ducati significa poter associare il proprio nome a uno dei marchi più iconici del motorsport mondiale.

Significa poter affermare che nello stesso gruppo convivono Porsche, Lamborghini e Ducati.

Tre marchi che, pur operando in mercati diversi, trasmettono gli stessi valori.

Prestazioni.

Tecnologia.

Esclusività.

Passione.

Il loro valore va ben oltre il semplice utile prodotto ogni anno.

È un patrimonio immateriale difficilmente quantificabile.

Ed è proprio questo che rende Ducati un asset strategico.

Due scenari possibili

Alla luce di tutto quello che abbiamo visto, oggi gli scenari realmente plausibili sono soltanto due.

Il primo è il più semplice.

Volkswagen mantiene Ducati all’interno del gruppo.

Le ragioni sono evidenti.

L’azienda continua a produrre utili.

Presenta una struttura patrimoniale estremamente solida.

Continua a investire.

Rappresenta uno dei marchi premium più prestigiosi dell’intero gruppo.

In questo scenario Ducati continua a svolgere il proprio ruolo industriale e, soprattutto, quello di ambasciatrice tecnologica e sportiva del marchio Volkswagen.

Esiste però anche un secondo scenario.

Volkswagen decide di vendere Ducati.

Ma non perché Ducati rappresenti un problema.

Al contrario.

Proprio perché rappresenta uno degli asset più facilmente valorizzabili sul mercato.

È una differenza sostanziale.

Quando un grande gruppo decide di riallocare capitale, molto spesso sceglie di cedere le attività che il mercato è disposto a pagare di più.

Non necessariamente quelle che funzionano peggio.

Una vendita di Ducati potrebbe quindi rappresentare un messaggio rivolto agli investitori.

Una dimostrazione della volontà del management di prendere decisioni strategiche importanti e di liberare risorse da destinare ad altri obiettivi industriali.

Non principalmente un modo per fare cassa.

Ma una precisa scelta di allocazione del capitale.

Perché Ducati non è KTM

È proprio qui che il confronto con KTM diventa definitivo.

Quando abbiamo analizzato KTM, la vendita degli asset rappresentava una necessità.

L’obiettivo era ottenere liquidità.

Ridurre l’indebitamento.

Garantire la sopravvivenza dell’azienda.

La situazione di Ducati è completamente diversa.

Se un domani Volkswagen decidesse di venderla, non sarebbe perché Ducati è in crisi.

Sarebbe, eventualmente, perché il gruppo ritiene più conveniente impiegare quel capitale in altri settori.

In un caso la vendita rappresenta una scelta obbligata.

Nell’altro una scelta strategica.

Sono due concetti completamente differenti.

Ed è proprio questo il punto che, secondo me, sfugge nella maggior parte delle discussioni che si leggono online.

La mia opinione

Naturalmente esiste anche una componente che nessun bilancio può raccontare.

La strategia del management.

Nessun analista, per quanto preparato, può sapere quali decisioni prenderà il Consiglio di Amministrazione di Volkswagen nei prossimi mesi.

Possiamo soltanto valutare ciò che raccontano i numeri disponibili oggi.

Ed è proprio sulla base di quei numeri che mi sento di esprimere una valutazione personale.

Se oggi dovessi formulare un’ipotesi, riterrei più probabile la permanenza di Ducati all’interno del Gruppo Volkswagen.

Per un motivo molto semplice.

Ducati continua a generare margini elevati.

Non presenta criticità finanziarie.

Continua a investire.

Ha un patrimonio netto vicino al miliardo di euro.

È leader mondiale in MotoGP.

Ed è uno straordinario strumento di immagine.

Vendere un’azienda con queste caratteristiche avrebbe senso soltanto se Volkswagen ritenesse più conveniente utilizzare quel capitale altrove oppure volesse inviare al mercato un segnale forte di cambiamento strategico.

Non perché Ducati rappresenti un problema.

Anzi.

Probabilmente proprio perché oggi rappresenta uno degli asset migliori dell’intero gruppo.

Conclusioni

Alla fine di questa analisi, il quadro appare piuttosto chiaro.

Ducati non è KTM.

Le due aziende attraversano situazioni profondamente diverse.

Ducati non è in crisi.

Non può essere definita nemmeno un’azienda in difficoltà.

Sta semplicemente vivendo una fase di maturazione.

Il fatturato si è stabilizzato.

I volumi rallentano.

I margini operativi subiscono una lieve compressione.

Ma l’utile continua a crescere.

Il patrimonio netto aumenta.

L’indebitamento finanziario è praticamente inesistente.

Gli investimenti proseguono.

Sono tutti elementi incompatibili con la definizione di azienda in crisi.

Il discorso cambia completamente se si osserva Volkswagen.

Il gruppo tedesco sta affrontando una trasformazione industriale complessa, legata alla transizione elettrica, alla concorrenza cinese, ai costi produttivi e agli enormi investimenti richiesti dal mercato automobilistico dei prossimi anni.

Ma proprio per questo motivo, qualora un domani Ducati dovesse essere realmente ceduta, la domanda da porsi non sarebbe:

“Quanto è messa male Ducati?”

La domanda corretta sarebbe un’altra.

“Quale strategia sta perseguendo Volkswagen?”

Perché molto spesso le aziende migliori non vengono vendute quando valgono poco.

Vengono vendute proprio quando valgono moltissimo.

Ed è questa, probabilmente, la lezione più importante che emerge dall’analisi dei bilanci.

Ducati e Lamborghini: il tesoro di Volkswagen è davvero a rischio?

La crisi di Volkswagen ha riportato al centro del dibattito la possibile vendita di Ducati e Lamborghini. Ma qual è davvero la situazione economica e finanziaria di Ducati? E quale sarebbe il reale impatto di una sua eventuale vendita sul Gruppo Volkswagen? Analizziamo bilanci, numeri e strategie per capire cosa raccontano realmente i dati, andando oltre rumor, indiscrezioni e discussioni sui social.

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MotoGP, Assen: Aprilia Week meno qualcosa. Domina Trackhouse con Ogura. Ducati resiste!

I giorni di Assen sono Aprilia Days meno qualcosa. Il dominio della moto di Noale è totale e completo ma è come quelle giacche double face. A brillare è il giallo dell’imbottitura, con i colori Trackhouse, non il nero dell’esterno. Ogura vince la sua prima gara in MotoGP. E’ il settimo giapponese a farlo e arriva 22 anni dopo Makoto Tamada! Le factory ci sono e fanno paura ma anche qualche pasticcio, a partire dal giro in ospedale di Bezzecchi. Le Ducati? Ridimensionate e a tonalità invertite (il migliore è Di Giannantonio), ma comunque vive. La classifica è rimaneggiata.
Martin va in testa e salgono i Trackhouse. Marquez resta a -40.
A subire, Bezzecchi e Bagnaia, entrambi a zero in gara lunga. Al Sachsenring si chiude il primo set del campionato.

#motogp #assen #aprilia #ducati #bezzecchi #fernandez #bagnaia #martin #marcmarquez #ogura.

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Raul Fernandez, Ogura, Di Giannantonio, Bezzecchi, Martin, Marc Marquez, Bagnaia, Bastianini, Acosta. Bagnaia restituirà una posizione per essere passato sul verde.

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Ogura, Fernandez, Martin, Di Giannantonio. Alex Marquez, Bastianini, Marc Marquez, Quartararo, Binder, Rins. Marquez cede una posizione per un passaggio sul verde, esattamente come Bagnaia nella sprint. 

La sprint è avara di emozioni pur mostrando qualche sorpasso in apertura.
La vince, senza fatica, Raul Fernandez. Di Giannantonio è concreto ma lontano mentre Bezzecchi è cauto e pensa alla gara lunga. Imperativo: non fare zeri. Cauto Marquez, che pensa alla Germania, più attivo Bagnaia che però nel finale deve restituire una posizione per essere passato sul verde.

La gara lunga dovrebbe vedere protagoniste le Aprilia factory, sempre superiori, ma succede a metà. Martin fugge ma Bezzecchi non è protagonista. Le inquadrature arrivano sul suo volo in cui, praticamente finisce a muro.  Rider ok ma al momento sotto accertamenti.
Chi va via sono leTrackhouse che acciuffano Martin a cui droppa la gomma per poi sbrigarsela fra loro. Ogura è imbattibile e se ne va senza clamori, solo che praticamente sparisce. Un ninja nero e giallo.
A dar vita alla gara ci pensano Marquez, Bagnaia e Bastianini che insieme a Di Giannantonio mandano in scena un duello senza fine. Marquez in survival mode, fra i pochi con la soft, prima incassa una spallata da Di Giannantonio che lo manda nella ghiaia (1 long lap per lui) e poi deve cedere una posizione per passaggio sul verde all’ultimo giro (come Bagnaia nella sprint). Alla fine va anche benino mentre chi deve festeggiare 2 gare concrete è Di Giannantonio, sempre coriaceo e finalmente concreto. Ecco cosa ci si aspetta da lui. Che ci sia sempre.
Chi non c’è è Pecco che si ritira come si ritira Acosta. Out anche Razgatloglu e Morbidelli mentre Mir (sai che novità) cade nei primi giri.
Honda sbiadite e Yamaha, questa volta, un po’ meglio. Ma è tutto molto lontano dalla MotoGP che conta.

Le note e gli asterischi? Ottimo Alex Marquez (mezzo rotto ma funzionante), in ospedale Aldeguer (settima vertebra e niente gara lunga ma pare niente di grave), e poi il tema delle Aprilia factory. Bene ma non benissimo. In due giorni hanno preso troppi schiaffi dalle americane. In Ducati succede qualcosa di simile ma il fenomeno è decisamente più ridimensionato perché Aldeguer non c’è e Morbidelli è praticamente disconnesso.

Rivola ha un problema: potrebbe trovarsi a vincere il titolo con un partente.
E se ci sono ancora dei dubbi se tenere Raul Fernandez o prendere Marini? Io farei firmare lo spagnolo prima di subito.

Per quanto riguarda KTM: chissà dove sono quelli che mettevano in dubbio il fallimento. L’azienda è fallita eccome e Bajaj ha chiuso anche il rubinetto al racing. La moto è pericolosa e si rompe ad ogni sessione, mentre volano i vaffanculi fra piloti e team manager. Li salva solo Acosta che però sta contanto i giorni per sedersi su una moto vera.

 

La classifica: Martin 193, Bezzecchi 186, Di Giannantonio 177, Ogura 168, Marquez 153, Fernandez 138.

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Scarica i risultati della gara lunga

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Guarda la Live di Misterhelmet per la gara lunga!

Esclusivo: Carboceramici Brembo obbligatori in Superbike: quanto costano? I team lo sapevano?

Dal 2027 Brembo sarà fornitore unico in WorldSBK con i nuovi freni carboceramici Hyction. Ho realizzato un video con le mie perplessità sui modi, sui tempi e sull’impatto che ha questa scelta sulla Superbike. All’interno del video, l’intervista a Mauro Piccoli, responsabile marketing Brembo. Quel video è stato estrapolato e viene riproposto qui.
Avrà risposto alle mie domande e alle mie perplessità? Giudicate voi!

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MotoGP, Brno: Marquez, gara lunga e podio. Bagnaia ok. Bezzecchi impazzisce e mena un marshall!

In repubblica Ceca succede un po’ di tutto.  Marc Marquez vince la lunga e fa podio nella sprint. Lo spagnolo continua il suo recupero (62 punti su Bezzecchi in due week end) e sale a -40 dalla testa della classifica. Bene anche un Bagnaia ritrovato, vittoria sprint e podio la domenica. Nel frattempo Bezzecchi impazzisce. Dopo il crash della Sprint rifila due schiaffi ad un marshall che cerca di aiutarlo. Niente gara lunga per lui. Pilota sospeso e ricorso respinto. Una scena triste ma mai quanto il ricorso Aprilia e la difesa d’ufficio di certa stampa. In tutto questo letame, sboccia definitivamente un fiore che si chiama Ogura!

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Bagnaia, Ogura, Marquez, Di Giannantonio, Martin, Fernandez, Bastianini, Aldeguer, Binder.

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Marquez, Ogura, Bagnaia, Di Giannantonio, Mir, Aldeguer, Fernandez, Marini, Martin, Bastianini.

Non male la sprint. Bagnaia saluta e se ne va. Ne ha e non deve gestire, problema che dovrà invece affrontare la domenica. Ogura è indomabile e Marquez sembra scegliere di non strafare, non rischiare e recuperare. Anche perché Martin non è veramente della partita e Bezzecchi si autoelimina per poi impazzire nella ghiaia. Manata in faccia prima e schiaffo poi, ad un Marshall che, nel cercare di aiutarlo, fa accelerare una moto che non si era spenta.
Scena squallida ma mai come l’arrampicata sugli specchi della TV che sponsorizza la stessa Aprilia e mai squallida come il ricorso della casa di Noale. I Marshall, al di là del nervosismo e dei modi, non si toccano e scusarsi il giorno dopo, regalandogli i guanti con cui lo hai menato, non azzera la vicenda. Sembra proprio che Aprilia, da Iannone, ad Espargaro, fino ad arrivare a Martin e Bezzecchi, non riesca a gestire al meglio i piloti. Il motivo per cui sclerano magari è dovuto al fatto che non vi siano regole chiare. Comunque amen. Zero punti per Bezzecchi in un week end che avrebbe dovuto vederlo prendere il volo.

La gara lunga è divisa in due. Nella prima parte Bagnaia prende la testa della corsa per non mollarla mai. Alle sue spalle Marquez e Ogura a punzecchiare il piemontese.
A tre quarti di gara il n63 finisce la gomma e cede a Marquez e Ogura. Lo spagnolo fa capire di averne sempre avuto ma di aver gestito, facendo fare al compagno di squadra dei tiraemolla deleteri. Da ammissione dello stesso Pecco, un altro paio di giri e sarebbe stato bucato anche da Di Giannantonio, in arrivo a suon di giri veloci e inspiegabilmente in crescita sempre troppo tardi. Niente male comunque, il week end del piemontese: è da 8. Voto 9 ad ogura, che al traguardo arriva fresco come dopo aver fatto una passeggiata, e 10 a Marquez, distrutto ma geniale nel gestire qualifiche e sprint per poi dare tutto la domenica, nacondendosi per metà gara. Bravi anche Di Giannantonio (deve sistemare la progressione) Mir (gomma soft per lui) e gli altri. Filano lisci i 2 long lap penalty di Martin, che fa quello che può e rosicchia, sì anche lui, punti sul compagno.

La sintesi? Ducati continua la sua rinascita e Aprilia paga una gestione piloti che si ripercuote sempre di più sulla situazione in pista. Dopo essere decollata, eccola dare una panciata per terra.
Infine un asterisco su KTM. A fine gara Acosta ha un ennesimo shutdown. La moto si ammutolisce e fa appena in tempo a togliersi dalla bagarre mentre, fra l’altro, stava facendo anche bene.
Si fa investigation su tutto. Non sarebbe sbagliato chiedere conto a KTM di questi continuativi problemi tecnici. Per quanto riguarda le altre case: Honda in crescita con Mir e indiavolata con Moreira. Yamaha… no.

La classifica: Bezzecchi 180, Martin 172, Di Giannantonio 157, Marquez 140, Ogura 134, Acosta 132, Bagnaia 127. Sono 62 i punti recuperati da Marc Marquez su Bezzecchi in due week end.

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Brembo: freni carbo ceramici in Superbike. Futuro o errore?

Dal 2027 Brembo sarà fornitore unico in WorldSBK con i nuovi freni carboceramici Hyction. In sala stampa, dopo una presentazione asettica, senza numeri, dati, spiegazioni tecniche, quasi nessuno ha fatto domande. Eppure molti team con cui ho parlato sostengono di non avere ancora informazioni sufficienti su costi, listini, gestione dei ricambi e procedure operative. Inoltre, il WorldSBK è il campionato delle moto derivate dalla serie. Ma quale moto di serie utilizza oggi freni carboceramici? Nessuna. Ecco le mie perplessità, nella prima parte del video, e l’intervista integrale a Brembo, nella seconda. Decidete voi se alle domande è stata data una risposta chiara oppure no.

VIDEO + INTERVISTA ESCLUSIVA!

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Zambenedetti RELOAD: : tutto quello che non sapevi su Ducati in Superbike!

Misterhelmet intervista nuovamente l’ing. Marco Zambenedetti, responsabile progetto Superbike per Ducati. Penalizzazioni, restrizioni, concorrenza, superbike del futuro e il sostituto di Bulega. Intervista tecnica al 100% senza esclusiione di colpi!

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MotoGP, Balaton Marc: Marquez prende tutto, anche i regali. Bene Bagnaia e Acosta. Martin sciagurato!

In un week end ungherese in cui ci si attende un altro colpo di Aprilia, è Marc Marquez a prendere tutto. Pole, giri veloci, e vittorie di entrambe le gare. Raggiunge quota 100 vittorie insieme a Ducati che coglie il successo n100 in MotoGP, nell’anno del suo centenario!
Il tutto con “apparente” facilità. Gli sta dietro, fin che può, solo Acosta, mentre sui due podi si alternano Bezzecchi e Bagnaia.
Ma è la domenica che si riapre il campionato. Lo riapre Martin che fa uno strike pesantissimo dal punto di vista della classifica, togliendo di mezzo tutti, ma proprio tutti, i protagonisti, incluso se stesso. Indovinate chi ne approfitta? Uno che non ci dovrebbe nemmeno essere. Con due gare, tutto sommato, piacevoli! Nel frattempo, cercate cos’è la FORCHETTA UNGHERESE!

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Marquez, Acosta, Bezzecchi, Fernandez, Aldeguer, Martin, Moreira, Bastianini Bagnaia.

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Marquez, Acosta, Bagnaia, Ogura, Marini, Moreira, Lecuona, Miller, Bastianini, Binder.

Bella la sprint. Non bellissima, però. Davanti Marquez fa capire chi comanda. E poi se ne va. Dietro, fra chi amministra e chi si sbraccia, succede qualcosina, ma niente di che. Degni di nota, Acosta, che ci prova sempre, e Moreira, sempre più presenza fissa. Gli altri, comunque, tutti lottatori. La “garetta”, però, lascia un dubbio: Marquez ci sarà anche per la lunga oppure la sprint è tutto ciò di cui si può accontentare? Non resta che aspettare.

E infatti la gara lunga parte con gli stessi presupposti. Quelli forti, veramente più dotati, sono Marquez e Acosta. Gli altri devono inseguire. Ma alla prima curva Martin riapre il campionato. Perde la moto e fa secche tre Aprilia: la sua, Bezzecchi e Fernandez. Sdraia anche Aldeguer e Di Giannantonio. L’elite della classifica tranne Acosta, è mandata a casa. Si salverà solo Di Giannantonio che prenderà anche 4 punti, ripartendo e finendo addirittura davanti a Morbidelli (quest’ultimo, da pensionare senza se e senza ma).

La gara va avanti e si regge sui duelli fra Marquez e Acosta. La spunta il 37 che va anche via ma la soft non dura quanto la media di Marquez. I due prima si combattono a distanza a suon di giri veloci (mai visti così tanti) e poi in un duello da maschi alfa. La spunta Marquez che poi va anche via per sempre. Ma Acosta non ha nulla da recriminare: come al Mugello si assiste al duello fra un pilota rotto con una moto sana e un pilota sano con una moto “rotta”. Questa volta vince il campione in carica.
Cos’altro c’è di bello? Marini e Miller in veste top player (mai visti ultimamente), Ogura che rimonta da matto e li buca, e un Moreira ormai presenza fissa alle tavolate di lusso.
Un discorso a parte lo merita Lecuona. Ok che ne mancano tanti ma, moto, gomme, freni mai visti, questo arriva e va così. STUPEFACENTE. Lecuona è una povera vittima dei capricci isterici di una KTM morente, che ha bruciato lui, Petrucci, Gardner e Augusto Fernandez.
Tornanro alla gara, solitario, invece, Bagnaia, che si prende il podio correndo in una bolla. La sua è una gara da separato in griglia. Se la fa tutta da solo e fa bene. Un podio è oro.

La sintesi? Ducati rinate, Aprilia ridimensionate.
Eh già perché nella sprint si sono viste tante moto di Bologna e nella lunga, comunque sarebbero state competitive. Avremmo avuto delle Aprilia sul podio? Quasi sicuramente, ma non ci sarebbe stato quel dominio che abbbiamo visto al Mugello.
Nel frattempo la classifica si è accorciata.

La classifica: Bezzecchi 180, Martin 160, Di Giannantonio 138, Acosta 132, Marquez 108, Ogura 105 e Bagnaia 99.  72 punti da recuperare, per Marc Marquez, sono tanti o si può fare?

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MotoGP, Mugello: Aprilia prende tutto con Bezzecchi e Fernandez! A Ducati due podi con Di Giannantonio e Bagnaia!

In un Mugello caldissimo, in tutti i sensi, con un parterre da F1 e un totale di 178.000 presenze per il week end, Ducati si lecca le ferite e porta a casa le briciole. Aprilia, invece, domina un po’ con tutti i piloti e la fa da padrone.
Una gara sprint sorprendente e una gara lunga spettacolare.
La cosa incredibile? Tutto buono. Ognuno fa il suo dovere e va anche oltre, ma i valori in campo, quelli attuali, sono chiari. Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre e fa soffrire!
L’unico interrogativo. Piloti che performano e il giorno dopo spariscono. Oppure desaparecidos che ritornano e vincono, è una cosa che non è chiaro come possa accadere. Sarà la tecnologia.

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Fernandez, Martin, Di Giannantonio, Bezzecchi, Marc Marquez, Aldeguer, Bagnaia, Ogura, Acosta.

 

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Martin, Bagnaia, Ogura, Di Giannantonio, Acosta, Marquez, Aldeguer, Fernandez, Moreira.

 

Bella la sprint. La porta a casa Fernandez che capisce quando aspettare e poi cala la zampata. Illude anche di poter essere raggiunto. Quando Martin ci crede, lui allunga ancora. Sembra lui il veterano che gioca al gatto col topo. Questo ragazzo attualmente non ha un contratto. OK?
Di Giannantonio ci mette una pezza e fa terzo. Al traguardo è fuori dalla gioia. Fa bene. Se lo è meritato.
Fanno il loro anche gli altri, a partire da Marquez che è alla prova tenuta fisica. Deve capire se la domenica per lui sarà possibile o impossibile e secondo me riceve segnali buoni dal punto di vista del rendimento e cattivi dal punto di vista della fatica che dovrà fare se vuole rimanere in partita. Vietato cadere.

Per tutti, è la gara lunga che conta e infatti lo stesso Bezzecchi non rischia troppo,  ma intanto Ducati è battuta. I piloti di Bologna fanno il loro dovere, ma devono cedere.

La gara lunga è un’altra cosa. Bezzecchi non se ne va. Tocca ad altri e questo gli consente di fare una di quelle gare che ci si aspettano da lui. Primo dopo aver lottato. La vittoria vale ancora di più perché arriva dopo scontri diretti in cui non perde la testa e dice la sua.
La cosa bella è che è un Mugello pulito. Non ci sono scorrettezze (forse Ogura manda un po’ largo Marquez ma ci sta), non ci sono episodi da riguardare. E’ veramente una gara ok, con pochi crash (Bastianini e Rins) e un solo ritiro (Crutchlow che non ce la fa).
Il resto è una lotta continua. Marc Marquez che deve lottare contro Acosta e Ogura, vale il prezzo del biglietto. La guerra dura 10giri e lo spagnolo della Ducati alla fine cede, ma non senza vendere cara la pelle. Del resto è qui per vedere se funziona e… ancora non funziona, almeno secondo le sue dichiarazioni. “Moto OK, manco io”, dice il 93. Sarà ma non sembra proprio. Bagnaia tiene il punto e fa un garone, ma a momenti Ogura lo buca. Il podio è meritato ma le Aprilia van tutte forte. Forse, un unico appunto che si può fare a Pecco, è che ormai sia più concentrato sull’essere la miglior Ducati che sull’essere il migliore in assoluto.  Ma al Mugello sa ancora come si fa e si salva così, con un podio che l’anno scorso non è arrivato perché c’erano i Marquez.
Per quanto riguarda l’enigma Acosta, bisogna sempre capire cosa manchi a lui e cosa manchi alla moto. Si può pensare che se mette dietro Marquez con una KTM, a parità di moto farà un bagno di sangue. Oppure si può pensare che Marquez lo tenga dietro 10 giri nonostante sia ancora rotto. Parlerà il tempo. Però di sicuro il Marquez che ha, sì lottato, ma poi ha ceduto facendoli andar via per non avere “rogne”, non è quello che conosciamo. Sembra come dire: ok, io mi fermo qui perché sono in convalescenza e ho promesso di non esagerare.

Diverse le gare dei protagonisti del sabato. Di Giannantonio si trova 12° alla prima curva e passa la gara a metterci una pezza. Fernandez fa un pasticcio e, anche lui, deve risalire.
Ma ci sono i compagni di squadra e tutti, davvero tutti, fanno la miglior gara possibile. Persino le Honda, forti il sabato con Moreira, la domenica si dibattono con Mir che stranamente, non la lancia.

C’è solo una certezza, ed è doppia: le Yamaha sono da film dell’orrore, tutte.
E Morbidelli ha già la testa non si sa dove. Con una Ducati, al Mugello, non si può passare la gara a lottare con le Yamaha per prendere un punto o due. Non ha senso.

Bilancio? Aprilia vince e fa vincere. Ducati soffre, e fa soffrire.
Avremmo potuto vedere qualcosa di diverso con un Marquez in forma? Forse un risultato tutto suo, ma non il dominio generale che abbiamo visto negli ultimi anni. Decisamente no.

La classifica: Bezzecchi 173, Martin 156, Di Giannantonio 134, Acosta 103. Ogura 92 e Fernandez 87. Tutto chiaro chi comanda?

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Dall’Italia con furore, dalla Spagna per amore! Intervista Yari Montella, Barni Superbike!

Giovane, eppure ha corso con le due tempi. E’ campione Europeo Moto2 ma non se lo ricorda nessuno. E adesso è in Spagna, anche per allenarsi meglio. Il pilota del team Barni vuole essere l’alternativa Italiana a Bulega, con il desiderio di riuscire a batterlo e, magari, di raccoglierne il testimone in Superbike.

Per adesso fa felice il team Barni con risultati di tutto rispetto! … e si racconta a Misterhelmet!

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