MotoGP, Buriram: Aprilia domina e Ducati soffre. Bezzecchi imprendibile, Marquez bastonato e sfortunato!

Il week end di Buriram si chiude come avrebbe dovuto iniziare se Bezzecchi non si fosse complicato la vita da solo nella sprint. La vittoria in gara lunga è indiscutibile e porta con se anche uno strapotere della casa di Noale. Ducati bastonate sonoramente con un Marquez sfortunato, un Bagnaia disinnescato e tutti gli altri molto lontani. Ottima KTM? Solo quella di Acosta.

 

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Ecco i piloti a punti nella sprint: Acosta, Marc Marquez, Raul Fernandez, Ogura, Martin, Binder, Mir, Di Giannantonio, Bagnaia

Ecco i primi dieci nella gara di domenica: Bezzecchi, Acosta, Raul Fernandez, Martin, Ogura, Di Giannantonio, Binder, Morbidelli, Bagnaia, Marini

Il week end di Buriram è di quelli facili da raccontare. Bezzecchi è il più forte sin dalle qualifiche mentre dietro di lui i segnali sono confusi. Le Ducati tengono oppure no ma non si capisce quanto ci metta del suo ciascun pilota.
Quello che è certo è che le KTM funzionano solo con Acosta, le Honda sono in crescita e le Yamaha nel disastro a cui siamo abituati tutti noi e purtroppo, pare, anche loro.
La gara corta non è vinta da Bezzecchi solo perché esagera. E non è vinta da Marquez solo perché una decisione antistorica della direzione gara dice che il motociclismo non deve essere più quello sport che è stato milioni di altre volte nelle stesse identiche occasioni. Un normale contatto di gara diventa qualcosa da penalizzare con una drop position e quindi Acosta ottiene così la prima vittoria in carriera in classe regina.

Per il resto, sia chiaro: Marc Marquez viene derubato ma non è il giaguaro di sempre. Deve mettere pressione a Bezzecchi per non farlo andare via e lì è fortunato perché l’italiano cade. Con Acosta, però, deve giocare duro. Tempo fa non gli sarebbe servito arrivare a tanto per avere la meglio.

Quanto pesano rispettivamente Marquez e Bezzecchi alla secona prova, quella importante, si vede dal primo giro di gara lunga. L’italiano se ne va e non lo rivedrà più nessuno mentre Marquez è lì a sbracciare. Poi andrà out per foratura e piegatura del cerchio, plausibilmente attribuibile ad un cordolo affrontato con troppa disinvoltura. Anche sbagliando la lettura dell’incidente, cambia poco. Marquez non ne ha e deve fare ricorso al mestiere ma, incidente a parte, non sarebbe bastato nemmeno quello. Forse sarebbe potuto salire sul podio ma non è più il 2025 e non è solo colpa sua. Vedremo dopo dove sono le altre Ducati.

Chi invece è in forma è Acosta. Lui e solo lui, mostra che, almeno in Thailandia, la gomma tiene anche nel lungo.
Non può nemmeno pensare di prendere Bezzecchi ma tutti gli altri li castiga a dovere. Il campionato, se il leit motiv è questo, è fra i due. Inutile dire che la vittoria della sprint è un grosso incentivo per gli indiani neghittosi che vorrebbero smettere. Figuriamoci quanto lo sarebbe una vittoria in campionato o in un tot di gare.

Per Aprilia serve un discorso a parte. Noale infila tutte le moto in top 5 e l’ordine di arrivo rispecchia pienamente le attuali potenzialità. Dietro all’imbattibile Bezzecchi c’è Raul Fernandez, poi un risvegliato Martin e un arrembante Ogura.
Da un lato è una tragedia vedere Martin accendersi adesso che deve andare via, dall’altra è un enigma la mancata promozione di Fernandez nel team interno. Spendere 20 volte di più per prendere Bagnaia è un mistero della scienza contrattuale.

Questo perché, se Marquez è affaticato e costretto a sbagliare, Bagnaia è come un biglietto usato di un concerto memorabile: uno splendido ricordo che però non serve più. All’arrivo è l’ultima Ducati. Arriva persino dopo l’altrettanto disattivato Morbidelli. Per Diggia e Alex Marquez tanto impegno, risultati diversi, ma comunque sofferenza, con Alex che la lancia nei tabelloni.
Resta da capire se Aprilia sarà competitiva sempre o solo a sprazzi perché questa è una pista congeniale.
Peccato che l’anno scorso qui a fare strage fu Ducati. Quindi il segnale è forte.
E ora i comprimari. Niente KTM oltre Acosta. Binder fa il compitino e gli altri navigano nel niente.
Niente exploit di Honda nonostante la buona gara di Mir che però si rotola come spesso gli capita quando spinge.
Honda dovrà scegliere se tenere chi prova a fare qualcosa in più, spesso senza riuscirci, o chi porta a casa tutte le volte uno striminzito compitino.
Sulle Yamaha, solo cose brutte. Rins e Quartararo vanno a punticini. Razgatlioglu è già meglio di Miller di ben 8 secondi, ma è lontano e deve masticare ancora tanto, prima di potersi sfamare.

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