Martin tutto sbagliato, Bagnaia tutto giusto, ed è campione!

Nella giornata in cui Jorge Martin non sbaglia a tentare il tutto per tutto ma sbaglia come farlo, Bagnaia non sbaglia niente e vince, strameritatamente, il suo secondo titolo mondiale in MotoGP, terzo titolo in assoluto sommando quello in Moto2.
È il secondo italiano a vincere per due volte consecutive il mondiale MotoGP su moto italiana dopo Giacomo Agostini. Lo fa in un’annata di polemiche, sospetti e allusioni, ma con un’ultima gara che non lascia dubbi o strascichi.
Ha la fortuna sfacciatissima che solo i grandi campioni hanno e quello che gli manca come talento selvaggio (che sembra essere tutto di Martin)  è bilanciato da una grande attenzione ai consigli del team e una grande pazienza e capacità di sopportare le pressioni.

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Bagnaia, Di Giannantonio, Zarco, Binder, Raul Fernandez, Alex Marquez, Franco Morbidelli, Aleix Espargaro, Luca Marini, Maverick Vinales. Questi i 10 al traguardo.
L’americanata dello show istituzionalizzato dall’Organizzatore  e non più lasciato al team fa capire che Dorna è ormai diretta verso lo stile USA.
Bagnaia è appassionato di basket e gli danno un canestro nano a cui schiacciare con un pallone d’oro e poi 3 anelli dei 3 mondiali (con arretrato) che sono una tamarrata tutta made in USA. Si tratta di una cosa già vista con Rea in SBK ma adesso è Dorna che la ufficializza.

Questa è l’unica forma di protagonismo che a Bagnaia viene imposta perché non è da lui cimentarsi in questi numeri. Quello che è da lui è reggere e reagire in modo straordinario alle critiche, alla pressione e all’essere considerato sfavorito anche quando è davanti.
Bagnaia è il pilota moderno perfetto, quello che si amalgama meglio al pacchetto, che nel suo caso è quello factory, e che si fa anche guidare nelle scelte e nelle impostazioni anche quando sembrano imposizioni. Il talento serve come servono l’estro e il genio. Però sono cose con cui si vincono le singole battaglie. La guerra è un’altra cosa.
Mi spiace a chi ha creduto che un pilota non factory, per quanto fortissimo,  avrebbe potuto vincere un titolo, però la realtà è che in questo motociclismo moderno, non c’è posto per i privati, nemmeno quando sono factory. Vince sempre il più factory di tutti, senza se e senza ma.

La gara
Bagnaia la vince  senza volerlo, dopo che Martin giustamente attacca ma fa due errori gravi, il secondo dei quali definitivo, che coinvolge anche un Marc Marquez che si spera sarà ok per i test.

Bagnaia vince senza volerlo anche contro le due KTM di Miller e Binder che si auto puniscono, auto limitano e, in un caso, autoeliminano, mentre dovrebbero solo tirare un rigore.

Bagnaia deve lottare in realtà solo contro un disoccupato, Di Giannantonio, che poi disoccupato vero non è e se qualcuno ha un po’ di senno non dovrebbe essere. Il resto è fatto di occasioni mancate, situazioni non realizzate e compitini fatti a metà. E parliamo di KTM che proprio non sa vincere, Aprilia che non conclude, e giapponesi nel disordine più totale.
Parliamo anche di Ducati scomparse, come quelle dei Mooney, con Marini lontano e Bezzecchi autoespulso da settimane e l’incidente con MM è solo il finale di un periodo no. Ma i problemi della MotoGP sono altri.
Serve credibilità, e per questo servono situazioni decisamente più marcate ed inequivocabili di così!

 

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