A’ stato Gigi! Ecco cosa farà adesso!

Il megasuccesso di Ducati in MotoGP e Superbike, sul mercato e in pista ha tanti nomi ma il primo è il più corto di tutti. Insomma, per dirlo come nei peggiori bar: “A’ stato Gigi!


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Vi faccio un elenco:
Campionato mondiale piloti MotoGP con Bagnaia
Mondiale Costruttori MotoGP e Mondiale Team MotoGP
Best Independent Rider MotoGP Bastianini
Best Rookie MotoGP Bezzecchi

Passando alla SBK
Mondiale piloti Superbike: Bautista
Mondiale Costruttori Superbike
Best Independent Rider Superbike: Bassani
Per non parlare delle vittorie ai mondiali come independent team… e così via.

C’è poi da considerare che il Mondiale Supersport è stato viziato da un regolamento assurdo altrimenti le cose sarebbero potute andare diversamente. Magari il titolo piloti no, ma quello costruttori…

Poi aggiungiamo il titolo Piloti Motoamerica Supersport con Josh Herrin, unica Ducati in pista.
E c’è da considerare una mancata vittoria al Motoamerica Superbike per pochi punti con un Petrucci al debutto con un’unica moto in pista e nemmeno seguita al meglio. Poi  i campionati nazionali non li conto, perché non sono capace e poi non ne usciremmo più.
La verità è che voi potete anche pensare che tutto questo sia merito solo dei piloti, delle squadre, etc, ma questo è merito soprattutto delle moto e di un progetto strutturato che va avanti da anni.
E le moto sono merito di chi le guida ma soprattutto di chi le moto le fa e le fa fare… e poi le vende.
E non parlo di concessionari ma di chi le vende in pista a quelli che poi le fanno vendere.

Ducati è stata da sempre la scelta migliore per chi voleva correre ad alti livelli senza avere una moto ufficiale ma a tutto c’è sempre stato un limite nella disponibilità.
Ma io vi dico che è stato Gigi!
Dall’Igna ha portato a livelli esagerati quello che in Aprilia aveva solo iniziato a fare ma che non aveva potuto completare per limiti strutturali dell’azienda che aveva un reparto racing più piccolo.
Ovvero creare le condizioni perché questa politica fosse possibile, quindi allo stesso tempo vincente e diffusa. Una prassi, insomma.

What's more, he always managed to do what he wanted to do, with the cheek, so to speak, of declaring it first. As if the fact that it was not a secret was not a problem.

Consider one thing: winning motorcycles sell more easily to racing customers.
But bikes with lots of racing customers become winners because they bring data, knowledge, skills, experience. And they become a way of racing, a way of racing.

It is a vicious circle. Not only does the winning product spread, but the spread product eventually, one way or another, wins.
In the long run, it wins.

Then it's clear that you don't win all the time and especially you don't win right away, but if there is a specific plan and a specific focus, eventually you get the result.

Ducati ha un progetto funzionante in Superbike che adesso è anche vincente.

Come in Superbike da sempre, anche in MotoGP Ducati è diventata vincente già prima di vincere, perché le sue moto sono da tempo la scellta migliore e da tempo le corse sono pagate abbondantemente dai clienti che sono così vincenti, vedi Bastianini, da rivaleggiare addirittura con il team factory che per fortuna ha vinto a sua volta, finalmente non solo le gare e il campionato costruttori ma quello piloti. Non c’è pubblicità migliore.Vincere il camionato piloti era importante ma Ducati aveva già vinto.

Le corse costano sempre meno a Ducati. Un caso unico. Anzi no. Un caso tedesco ma abbastanza raro nelle moto.

Ma la cosa bella di Dall’igna, è che più di tutti ha portato il racing a far vendere le moto di serie.
Ducati ha sempre fatto così ma adesso non sono le vendite a sostenere le corse, bensì il contrario. E lo faranno soprattutto in futuro. Volete sapere come?

Con il mondiale Moto E, in cui Ducati ha il monopolio. Ne verranno fuori le moto elettriche più credibili e più appetibili di sempre, da vendere anche agli smanettoni più ostinati perché saranno le uniche moto elettriche che fanno un mondiale. Anche chi non ha mai dato attenzione ad una moto elettrica, lo farà solo per il fatto che c’è scritto Ducati sopra. E Ducati si farà pagare da Dorna quello che Energica non è mai riuscita a farsi pagare. Ovvero la credibilità. L’azienda che ha vinto tutto in MotoGP e Superbike, adesso fa le moto elettriche. Non Energica, che non la conosceva nessuno e non aveva una track credibility motociclistica, ma Ducati, la Ferrari delle moto. Quale moto comprereste, voi?

Tutto merito di Gigi. Poi chiaramente ci sono anche degli aspetti negativi o delle critiche, tipo quelle che vedono molta conoscenza volata a Bologna e molto stile lasciato a Noale in Aprilia, oppure alcune voci che vorrebbero Dall’Igna come facciata mentre molti progetti sono gestiti da altri, tipo la Superbike il cui responsabile è di fatto Zambenedetti, ma quello che conta è che Dall’igna abbia le doti del capo e sappia quindi delegare, e scegliere oltre a saper tirare fuori il meglio da ciascun collaboratore, qualcuno dice con modi anche n po’ hard, ma non importa. L’importante che funzioni. E accidenti se funziona.

La fortuna di Ducati è quella di avere gli uomini giusti nei posti giusti anche se a volte il voler fare troppo ha ritardato le cose.

Così come le ha rovinate il far pesare a uomini e mezzi chi comanda in modo un po’ troppo ruvido.
E’ un esempio la dichiarazione su Bautista. Mentre nel caso di Bagnaia si sono visti tutti gli aiuti di squadra che Ducati gli ha dato, nel caso di Bautista non è stato così. e la dichiarazione di dall’Igna smonta un titolo storico ottenuto dall’unico che ci era andato vicino e gliene si fa anche una colpa il non averlo vinto prima.

“Ho capito fin da subito che sarebbe stata un’annata diversa rispetto alla 2019. Alvaro era veloce come tre anni fa, ma questa volta si è rivelato molto più focalizzato e concentrato, evitando ogni minimo errore. Questo mix di cose mi ha permesso di capire che il 2022 sarebbe stato l’anno giusto per il Mondiale.”

Eppure nel 2019 Bautista era stato molto più forte dei suoi avversari, soprattutto all’inizio.

Vabé. Insomma Ducati è Gigicentrica, quando ci sono anche altri figure a meritare molto.
Ma è una dote anche questa, quella di prendersi sulla schiena tutta la baracca, nel bene e nel male.

E adesso vi dirò cosa ha in mente Gigi e quali saranno i prossimi risultati che cambieranno la storia del motociclismo racing.

L’idea n1 sarebbe quella di fare una moto3 ma questo forse non succederà perché ci sarebbe uno scontro diretto con KTM. E non è il momento.
Anche perché qualcuno dice che potrebbe essere la sua prossima destinazione.

Quindi quello che Gigi si accontenterà di fare, fra virgolette, secondo me, sarà di cambiare il futuro della classe regina. Una cosetta da poco.
Chiederà di introdurre e ottenere in gara la moto ibrida e questo sarà ottenuto attraverso l’accettazione di un’idea di Honda: i biocarburanti fatti insieme a Repsol.
Le due cose insieme, saranno il futuro.

Gigi Dall’Igna, come sempre, ci riuscirà.

Ducati: primo nemico di Pecco Bagnaia?

Con il suo atteggiamento Ducati rischia di indebolire la forza di un risultato e di diventare addirittura il primo nemico del pilota su cui sta puntando tutto!

 

Bisogna decidere se Pecco Bagnaia è un pilota da Mondiale che rischia di non vincerlo (può succedere, non c’è niente di male), oppure se è un pilota che, pur non essendo da Mondiale, ha la possibilità di vincerlo ugualmente (anche questa cosa va bene perché l’importante è vincere). La differenza è sostanziale.


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La sensazione è che Ducati propenda per questa seconda ipotesi. Vuole il mondiale, ne ha bisogno da anni e sta facendo di tutto per trasformare una situazione commerciale in cui guadagna dei soldi (schierare 8 moto serve soprattutto a questo) in un vantaggio sportivo che gli possa portare dei titoli.

Il conflitto nasce da questo, ossia dal fatto che dei clienti paganti che già sanno di non poter vincere il campionato, sono bloccati anche nel portare a casa dei risultati di consolazione (gare e piazzamenti), e vengono “impiegati” come fanteria per raggiungere uno scopo che in realtà Ducati dovrebbe perseguire separatamente attraverso il suo team factory.

Ok per gli aiuti occasionali, last minute e se proprio serve. Ma istituzionalizzarli così fa sentire oppressi quelli che, di fatto, dovrebbero essere clienti paganti e non fornitori. Per intenderci, è Ducati il fornitore di Pramac, Gresini, Vr46, non il contario.
Eppure l’indecenza mediatica tratta da fuori di testa un rider come Martin che dice candidamente che lui non si presterebbe come altri a simili giochi.


Il più grosso nemico di Bagnaia nella sua lotta al titolo diventa così Ducati stessa.
Un’azienda che sta forzando la mano ai clienti paganti.
Un’azienda che non riesce a gestire alcune sue personalità esuberanti e fuori dalle righe, perdendo di credibilità mentre fa cose che dovrebbe fare, al limite, nel privato dei briefing interni.

Un’azienda che dimostra di mettere pressione e aspettative su un pilota a cui cerca di affiancare platealmente aiuti perché non lo ritiene autosufficiente per la vittoria.

Al di là del fatto che in passato Ducati non ha mai avuto una simile forza in campo, immaginiamo un atteggiamento simile on uno Stoner o un Dovizioso.
Non sarebbe mai stato accettato dagli stessi piloti e comunque non sarebbe mai stato considerato necessario. Se hai un uomo in campo, sa lui cosa fare. E Bagnaia, al netto di errori umani, ha dimostrato ampiamente di saperlo fare.

La verità è che la sensazione è che Ducati voglia il titolo, speri che Bagnaia lo vinca, ma tema che da solo non ne sia in grado.
E tutta questa insicurezza emerge in ogni minuto del week end di gara, al di là delle dichiarazioni fatte.
E tutta questa insicurezza il pilota, la sente.
Comprendo le pressioni del management ma siamo a livello di genitore apprensivo alle partite di calcio del figlio, un ragazzo comunque bravo ed in grado di giocarsi il risultato ma che viene però caricato delle insicurezze di mamma e papà.

A causa del comportamento di Ducati, il campionato 2022 rischia di essere quello vinto con il biscotto da una casa che ha fatto cartello o quello perso per colpa di un pilota nonostante tutti gli aiuti. E questo non va bene. Non è giusto.

Bastianini e il Ducati-segnale: comandiamo noi. Non rompete il ca**o!

Ducati sceglie Bastianini e spiazza tutti.
Forse perché è una scelta logica e pubblico e stampa non sono abituati a vedere una scelta logica da parte di Borgo Panigale. Eppure forse ci sarebbe potuta essere una scelta ancora più giusta. Per non parlare del segnale che Bologna sta lanciando. Ed è un segnale pesante.


Dicevamo che fino all’ultimo week end di gara tutti, stampa e pubblico erano concordi su due cose.
1) Ducati avrebbe scelto Martin ma Bastianini avrebbe meritato di più.
2) Tutti erano concordi sul fatto che forse il team rosso per Enea sarebbe stato un ambiente difficile e che quindi, per il suo bene, Gresini o Pramac sarebbero stati meglio, soprattutto umanamente.
Tutto questo a titolo di “consolazione” per una imminente scelta a favore dello spagnolo.
Sono tutte cose vere se si vuole ignorare una cosa.
La MotoGP non è sedersi con la famiglia per giocare a Monopoly a Natale.

Se si vuole crescere e stare bene, magari ottenendo qualche soddisfazione, ok. Ma se si vuole vincere il mondiale, specialmente su una Ducati, l’unico modo è quello di far parte del team factory.
Il resto sono storie che vogliamo raccontarci per accontentarci.
Si può vincere qualche gara, ben figurare, farsi apprezzare e fare i romantici, ma tutto finisce quando il pilota di punta, uno dei due vestiti di rosso, e magari anche l’altro, mettono sul tavolo le loro esigenze. Alla lunga il team factory, per lo meno nel confronto con i team clienti, è come il banco. Vince sempre. Perché non solo dà le carte, ma prima le guarda anche, ed è proprietario anche del tavolo e delle sedie con cui si gioca. Punto.

Per cui, tutti quelli che auspicavano una sella rossa per Enea e scuotevano la testa per la scelta eventuale ma già data per fatta di Martin, adesso non dovrebbero veramente rompere il cazzo. Sì, il cazzo. Scritto così. Perché non c’è un altro modo per dirlo.

Enea è la scelta giusta, anche se ce ne sarebbe potuta essere una ancora più giusta. Ammesso che sia intelligente silurare Miller, sarebbe stato altrettanto furbo far fare un anno transitorio da ufficiale a Zarco, (che se lo merita perché fa quello che un secondo pilota dovrebbe fare, ovvero punti) e tenere Martin ed Enea un anno in Pramac insieme per misurarli veramente e con certezza in un ambiente neutro e uguale per entrambi, scegliendo poi chi mandare accanto a Bagnaia, sempre che, contro Zarco, fosse rimasto lui il leader.

E chi dice che magari Martin se ne sarebbe andato, parla a vuoto perché tanto non è ufficiale nemmeno adesso e quindi volendo può sempre andar via, anche se non è chiarissimo dove.

Detto questo, possiamo dire che Ducati non ha fatto benissimo ma ha fatto sicuramente molto bene. Bastianini non è una scelta sbagliata e in più costituisce un segnale, finalmente di quelli belli.

Dopo la brutta uscita di Dall’Igna, riassumibile nel fatto che i piloti Ducati non devono fare cazzate e quindi mettersi di traverso nei confronti di Pecco che cerca di vincere il titolo, proprio a quest’ultimo lancia un segnale bello, scegliendo l’unico pilota che il piemontese aveva dimostrato di non gradire.

E’ un segnale che Bagnaia è costretto a guardare dal suo piedistallo, come nella copertina e gli dice: “ti abbiamo fatto un contrattone, puntiamo su di te, ti vogliamo bene, ti supportiamo… però comandiamo noi.”
Chi vuole può estendere il Ducati segnale anche a VR46 che sta pensando, seppur non nell’immediato, di passare a Yamaha.
“Nel team factory, dice Ducati, comandiamo noi”.

Io la leggo così. A proposito, vale anche per chi ha chiesto per mesi Bastianini in rosso. Adesso non dobbiamo più rompere il cazzo.

MotoGP: i piloti su cui punta Ducati, in ordine di preferenza!

Ducati nel 2022 schiererà 8 moto  8 piloti ma non tutti sono nei suoi pensieri e nei suoi programmi futuri. Ecco la classifica dei rider in ordine di preferenza secondo Borgo Panigale con tutte le motivazioni!

Vi piacciono le classifiche?
Tipo le top ten in cui si fa il conto alla rovescia di qualsiasi cosa per arrivare alla fine dopo trenta minuti?
A me non sono mai piaciute, quindi faremo presto a scoprire chi sono i piloti su cui punta Ducati in MotoGP, e perché.

Attenzione: la classifica non ha niente a che fare con le capacità di ciascuno e non è detto che a fine stagione non ci potranno essere sorprese.
In quel caso, forse Ducati cambierà idea, ma per adesso, le preferenze DI DUCATI sono queste, almeno fra i piloti attualmente sulle rosse. Perché sì, qualcun altro potrebbe ancora arrivare.

8

All’ottavo posto c’è Bezzecchi. Bravo ragazzo, per carità, e discretamente veloce in Moto2, qualcuno dice che sia persino più veloce di Luca Marini ma purtroppo è arrivato in MotoGP in omaggio nel pacchetto e non se lo fila nessuno.

7

Il settimo posto lo occupa Di Giannantonio. Non ha niente a che fare con le sue capacità, però Diggia è una promessa. Nel senso che aveva un contratto con Gresini quando Fausto c’era ancora e quindi, per una serie di obblighi, si trova su una Ducati MotoGP. Tutto meritato eh, ma questi sono i fatti.

6

Sesto posto per Luca Marini. Con una dote di 20 milioni all’anno by VR sarebbe stato anche più simpatico e un po’ più su in classifica, e probabilmente durerà qualche anno. Ma di lui di Ducati, non interessa, altrimenti gli avrebbero dato un’assistenza factory e invece con il budget ridotto dal flop Tanal-Aramco, sta bene così.

5

Il quinto posto è occupato da Miller. Sembra incredibile ma stava per andar via già l’anno scorso. Difficile il suo ritorno in Pramac. Qualcuno dice che sia atteso in Superbike, che poi sarebbe anche più adatta al suo stile, di guida e caratteriale.

4

Quarta posizione per Zarco. Se non si sveglia può rimanere in Pramac solo se quando Martin sarà andato via, non ritornerà Miller. Altrimenti ciao. Tanto un francese che interessa ai media, c’è già.

Top 3

Fare ordine nella top 3 non è una faccenda semplice, anche se il terzo posto sembrerebbe essere scontato.
Secondo logica il leader dovrebbe essere Bagnaia, ma deve vincere il mondiale. Altrimenti niente, perché tutti, e dico tutti, sono innamorati di Martin e tutti credono che abbia talento a palate.
Secondo gli addetti ai lavori la guida, i dati, il cervello, sono quelli di un predestinato e da solo vale quanto tutto il vivaio di KTM.
Ma in Ducati non vogliono bene solo a lui, perché Bastianini, che teoricamente non dovrebbe essere nemmeno nei quattro, fa paura e stupisce ogni giorno. Per questo motivo pur avendo una GP21, ha uno step evolutivo avanzato e un pacchetto tecnico che testimonia tutta l’attenzione di Borgo Panigale nei suoi confronti, incluso il contratto diretto con Ducati, che a tutti gli altri privati (tranne Martin), manca.

Insomma, l’ordine sarebbe 1Bagnaia, 2 Martin e 3 Bastianini, ma solo se le cose finissero per andare in un certo modo e solo in quello. Altrimenti potrebbero esserci grandi sconvolgimenti.

Guarda il video e ascolta il podcast!

 



MotoGP: Ducati 2022. Tutte le differenze fra le moto in pista e i pacchetti tecnici!

Borgo Panigale schiererà otto moto nel 2022 ma saranno tre tipi di moto diverse.
E non è finita qui. Ci saranno molte altre differenze da tenere in considerazione

Ci sono ben otto Ducati in pista per il 2022.
Non è mai successo prima e quindi sarà bene capire subito quali sono le differenze fra i pacchetti tecnici.
Iniziamo col dire che le due Pramac di Zarco e Martin sono identiche alle ufficiali di Bagnaia e Miller.
Del resto le GP22 sono tutte uguali. Quelle rosse del team Factory, quelle Pramac e quella di Luca Marini del team Mooney VR46.
Non c’è alcuna differenza fra specifiche (SpecA, SpecB, etc) anche perché trattandosi di moto nuove, la stessa Ducati non ha avuto il tempo di sviluppare degli step evolutivi che le possano differenziare. Questo almeno per adesso.
Durante la stagione, se ci dovessero essere, verranno distribuiti sulla base della disponibilità.
Facciamo un esempio. Nel 2021, le carene nuove comparse in Qatar, erano nella disponibilità di due per pilota nel team factory, e solo una per pilota nel caso del team Pramac. In altri casi, per altre modifiche, c’è voluto del tempo ma sono comunque arrivate.
Diciamo quindi che per certe cose è una questione di tempo, mentre per altre, di scorta.
Bezzecchi, di Giannantonio e Bastianini avranno invece la stessa moto, con un’attenzione per Enea Bastianini che avrà una moto più evoluta (il motivo lo scoprirete nel prossimo articolo).
Per la 2021, evidentemente, gli step evolutivi, ci sono.

Ma chi pensa che sia solo una questione di moto, ovvero di modello e step evolutivo, non ha tenuto conto di quello che in realtà è l’aspetto più importante in grado di pareggiare le cose se non addirittura di stravolgerle. Parliamo del pacchetto tecnico.
Tutti i team, alla stipula del contratto, al di là delle moto “acquistate”, ricevono la stessa offerta di assistenza tecnica.
Il pacchetto tecnico standard prevede, per due Ducati, la presenza di cinque persone: due capitecnici, due elettronici e un magazziniere, figura che abbiamo imparato a conoscere qui.

A seconda di motivazioni tecniche o finanziarie, questi pacchetti possono essere ridimensionati o estesi ma il numero delle figure rimane invariato.
Gresini avrà ugualmente cinque persone nonostante mantenga un suo tecnico.
Donatello Giovanotti, infatti, lavora per Gresini ma avendo già lavorato con Ducati negli anni precedenti. verrà considerato da Ducati come se fosse factory. Giovanotti is Ducati approved!

Alla fine, quindi, tutti i team avranno cinque persone ma solo alcune che possono essere il capotecnico (come nel team factory e Pramac) e a volte l’elettronico, saranno Ducati.
Per quanto riguarda le assegnazioni solitamente, a meno di incompatibilità particolari, si cerca di mantenere, per un pilota, lo stesso capotecnico e lo stesso elettronico anche nel caso che il rider cambi team e passi, esempio, da un team clienti ad un altro o magari chissà, in ufficiale.
Bastianini, infatti, manterrà Giribuola e Massarin nonostante cambi squadra.

Per Bezzecchi, che invece inizia c’è un tecnico, Flamigni e un elettronico interno.
Per Marini, attenzione, perché come tecnico ci sarà Munoz. Questa è un’anomalia ma è una scelta della squadra che, in questo caso, non si affida a Ducati ma colloca una sua risorsa.

Come si comporta Ducati in queste situazioni?
Per le figure chiave, le valuta, e se ritiene abbiano un livello di preparazione che con un supporto tecnico consenta di gestire le cose in maniera soddisfacente, le mette sotto contratto direttamente.
E’ il caso di Munoz che passa dalla Yamaha di Valentino Rossi alla Ducati di Luca Marini il quale perde il suo capotecnico Ferraccioli che rimane, però, nel ruolo di coordinatore tecnico supervisore. Evidentemente Ducati ritiene che Munoz sia adeguato ma anche che gli serva una supervisione.

In sintesi, sia perché con tante moto in pista spesso mancano le risorse dedicate, sia perché alcuni team hanno già i loro tecnici, spesso si sceglie questo mix and match di situazioni comunque approvate.
In ogni caso il briefing di giornata sarà sempre centralizzato e i dati saranno condivisi.

Questo è il motivo per il quale non c’è da sorprendersi che anche tecnici “esterni” finiscano con l’essere messi comunque sotto contratto direttamente da Ducati.
Le informazioni sono il segreto più prezioso. L’accordo diretto consente a Ducati di sperare in un maggior rispetto della segretezza delle informazioni.

Facciamo un riepilogo delle cose che contano:
Innanzitutto il manico.
Seconda cosa, il model year della moto.
Ma più del model year della moto o dello step evolutivo, conta il tipo di assistenza tecnica che ti puoi permettere.
Perché il pacchetto non è fatto solo dalla moto ma anche dai giusti ingegneri, meccanici, etc.
Le moto gp di oggi sono strumenti troppo raffinati per lasciare qualcosa al caso. Metti che poi vai nel panico e monti male un qualcosa perché non conosci la moto come le tue tasche o, che ne so, ti dimentichi di fare benzina, per dire. Ah è appena successo?
Per quanto sia spiacevole, ci sono piloti migliori degli altri e così via per quanto riguarda tecnici, elettronici, meccanici, etc.

Ah dimenticavo: c’è un’altra cosa, che conta più di tutte queste.
I progetti che Ducati ha per ciascun pilota. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Guarda il video e ascolta il podcast!

 

 



MotoGP: La figura tecnica inquietante che ha solo Ducati!

La figura più inquietante e temuta all’interno di un team della MotoGp, ce l’ha solo Ducati ma non ne parla mai nessuno.
Quando si elenca lo staff che viene “assegnato” da una casa ad un team privato si parla di capotecnico, poi elettronico, etc e tutti più o meno conosciamo il loro lavoro.
Eppure c’è una figura menzionata a fine elenco, quasi a mezza bocca, forse proprio per nascondere la sua pericolosità: IL MAGAZZINIERE.
Di solito passa inosservato perché nel nostro mondo, il magazziniere è solo uno che sposta le cose, si prende la colpa quando non si trovano,  prepara la roba da spedire, etc.
Senza nulla togliere a questo ruolo, e senza volerlo sminuire, di certo il magazziniere non è una figura temuta, nel pensare comune.
Nelle corse invece il ruolo è un po’ diverso. Scherzando chiaramente, potrei definirlo una creatura una via di mezzo fra un avvoltoio appollaiato su uno spuntone, un giudice supremo e una specie di angelo della morte (per il cliente).

Il compito del magazziniere, infatti, che lavora per la factory che concede le moto e non per il team, non è solo quello di verificare le scorte.
Tenete conto che un team non può rimanere senza ricambi, materiale di consumo e tutto quello che serve per correre. Serve una persona che abbia sempre la conoscenza della situazione. Il team a volte non sa nemmeno quando è il momento di cambiare certe cose. Lo sa il magazziniere che conoscendo la moto e tutti i suoi ricambi alla perfezione, dopo una caduta decide se un pezzo va cambiato o meno, se è recuperabile o no, oppure sa se un certo tipo di materiale quale sensori e altre parti ad elevato tasso di usura, sono arrivate a fine vita e vanno cambiate.
E capirete che cambiare 20mila euro di sensori e non cambiarli, per non parlare di altre parti ancora più costose, non è la stessa cosa.
Il magazziniere finisce con l’essere la figura più fedele alla factory. Più dell’elettronico, che ne difende i segreti. Perché il magazziniere è il professionista che difende gli interessi finanziari di cassa continua, oltre che l’immagine dell’azienda, facendo sì che la moto non si fermi mai per motivazioni che sarebbe stato possibile evitare.
Ed è questo il valore aggiunto di una figura che, con questo ruolo così hard istituzionalizzato, ha soltanto Ducati. Questo elemento di terrore, finisce per essere un vero e proprio valore aggiunto. Soldi ben spesi.
Sentiamo nominare in tv piloti, capotecnici, elettronici e conosciamo i nomi dei più famosi, ma di magazzinieri, non sentiamo parlare mai, eppure un loro errore, e la moto non va in pista o si ferma.
E’ una figura chiave, anche se un po’ spaventosa perché, il magazziniere è quello che presenta sempre il conto.
Chiedetelo a qualche team manager…



 

 

 

 

Misterhelmet e Genesio Bevilacqua che la tocca piano su MotoGP, SBK, SS e Petrucci!

Misterhelmet&Genesio

Avrebbe dovuto essere una call invece Genesio Bevilacqua mi ha calamitato a Moto dei Miti per  rilasciare un’intervista in cui non si è tirato indietro.
Analizza MotoGP, Superbike, ruolo dei team factory e privati oltre che di Dorna e Federazioni.
Ci sono le idee maturate in 30 anni di corse e anche qualche proposta.
La Supersport è un tipo particolare di futuro e su Petrucci ha un’idea controcorrente.

Disponibile in Video e Podcast. Scegliete voi!