MotoAmerica, Ridge Motorsport: Vince Gagne. Petrucci sul podio con due red flag!

Gagne, Petersen, Petrucci, Scholtz, Barbera, Yates, Alexander, Gillim, DiBrino ed Escalante a chiudere i 10.

La gara del Ridge Motorsport al MotoAmerica è di una noia mortale ma sarà piaciuta da matti agli americani visto che ci sono state un tot di cadute al via e due red flag, dovute al fatto che la pista non ha vie di servizio per far accedere i mezzi. Due scivolate da turni di prove libere hanno bloccato la gara due volte, rendendo la terza partenza una faccenda da 8 giri.
Niente da fare e nessun recupero possibile per nessuno, tanto meno per Petrucci, partito quinto nonostante il secondo crono per via di una penalizzazione (è andato a stuzzicare con la spalla e tanto di dito medio quello Scholtz che lo provoca da settimane e che un istante prima gli era passato a bomba a pochi cm alla fine delle qualifiche).


     

Danilo chiude terzo e rimane in testa al campionato con 10 punti di vantaggio su Scholtz e 16 su Gagne, nonostante un week end tormentato da due rotture della moto e una rogna dopo la seconda red flag in cui ha rischiato di perdere una pedana.
Tutti e tre pesanti, comunque, i sorpassi di Petrucci su Scholtz nella prima, nella seconda e nella terza partenza con l’ultimo quasi a toccarsi.
Evidentemente la rivalità è tutt’altro che sopita, ma intanto Gagne, campione in carica, guadagna terreno. Domani sarà un’altra giornata calda!

 

Moto America: Petrucci vs USA. Fa ridere ma nemmeno tanto!

Al MotoAmerica è ormai USA vs Petrucci e sarà sempre peggio.
Danilo è in testa al campionato nonostante una gara in meno, ha bastonato gli americani a casa loro e in più ha criticato l’organizzazione.
Insomma ci ha messo del suo per risultare sgradito. Ma gli americani stanno facendo di peggio, tutti insieme, tutte le volte che possono. E noi muti.

Non per fare dei luoghi comuni, anzi sì, ma agli americani, che spesso sono i migliori in quello che fanno, puoi dire bravi in tanti modi, puoi ringraziarli, ma le critiche e i consigli vanno bene solo se se li danno da soli. L’unico modo per far capire loro certe cose, è batterli. Però c’è modo e modo. Deve essere una cosa graduale, devono avere il tempo di metabolizzare ed accettare lo straniero perché in fondo non sono un popolo inospitale.
Un conto è quando vanno all’estero e prendono paga, un conto però è a casa loro in tempi troppo brevi perché siano accettabili.

 



Battere a casa loro, appena arrivati, con una moto italiana (un po’ un corpo estraneo, una Ducati che vince in quelle piste non essendo nemmeno a punto), il fior fiore della nazione, e in più criticare il loro modo di fare motociclismo (quasi tutti quelli che sono lì non ne conoscono un altro), non va bene.

Danilo è riuscito, e va detto che ha anche ragione eh, a fare tutto questo in pochi giorni. Doppietta ad Austin, unica pista decente, vittoria in Gara1 ad Atlanta prima di rompere il motore in gara 2 a causa di una gestione assurda (è mancata la corrente in tutto l’impianto e hanno lasciato le moto in griglia a bollire), e poi quarto in gara1 e terzo in gara2 in Virginia, con spallata e caduta, nonché secondo e terzo nelle due gare al Road America, nel Wisconsin, una scorrettezza subita anche lì e una moto che ancora fa fatica, essendo ancora in fase di setup.

Ma è in Virginia che Danilo, dopo essersi già espresso in critiche sulle piste, ha attaccato direttamente l’organizzazione, che dopo un volo a 280kmh lo ha lasciato da solo in un prato, aspettando che si alzasse senza nessuna assistenza e si recasse a piedi al centro medico con un perone rotto, a chiedere al Medico di Gara cosa ci facesse davanti alla TV invece che a soccorrerlo. “Alla Dakar avevo due elicotteri sulla testa, qui non mi si è filato nessuno”, ha detto Petrux. Negli stessi giorni l’americano Sean Dylan Kelly, caduto male in Moto2, veniva salvato dalle vie di fuga del Mugello da Marshall che abbiamo solo noi in Europa. Nelle piste di casa sua, sarebbe andata in un altro modo, con le buche, la balle di paglia, le giunture e i muretti a secco che vedete nelle foto.

 

Insomma in piste senza semaforo, senza linea di partenza, con Marshall che da noi non farebbero nemmeno le Minimoto e un’organizzazione di tipo parrocchiale, Danilo ha ricordato come si fanno le gare da noi, che poi è come si dovrebbero fare in generale. Niente di più, niente di meno. Come risposta, hanno contato i secondi che ha passato per terra da solo (non 2 minuti, esagerato, ma solo 56secondi!) e i cartelloni da lui abbattuti prima di rotolare nel nulla (non due, ma solo uno!), per poi dargli, in pratica, del frignone, con il supporto di tutta la stampa a stelle strisce e quella del resto del mondo servile. La nostra, per carità, cintura nera di faziosità polarizzata verso un singolo pilota con esperienza ventennale, una volta che avrebbe dovuto prendere posizione: niente. Poi parli con Petrucci quasi tutti  i giorni  e ti dice che la maggior parte di quei signori non li sente da anni. Immaginiamo che news di prima mano hanno potuto ottenere.

   

E così uno che è passato senza battere ciglio dalla MotoGP alla Dakar (unico ad aver vinto in entrambe le classi), passa per “fighetta” perché ha educatamente fatto notare che se mancano i cordoli, i semafori, l’assistenza medica, le telecamere, la linea di partenza, ma in cambio ci sono i muretti a secco, i parcheggi in curva, le balle di paglia, gli alberi, le buche i new jersey e l’asfalto che sembra quello della Flaminia verso Terni, qualcosa non va. Poi chiaro che se uno appena arrivato per coglionarli gli dice di lasciar perdere la sicurezza, che non è cosa loro, e aggiungere barbecue, le cose si complicano. Ci sta.
Ma negare che non sia vero senza aver mai sentito il pilota, è poco professionale.

Guerra a Petrucci, quindi. Agli americani e non solo non pare vero e si trovano una volta tanto d’accordo fra loro dopo essersi combattuti per anni. Gagne, campione in carica, fino al Road America l’unico a comportarsi professionalmente, cerca di buttarlo fuori e gli fa gestacci (gli va anche male e perde la gara), Scholtz è a quota 4 porcate in 8 gare fra spallate e larghi per buttarlo fuori. Persino Barbera, anche lui al MotoAmerica a chiudere la carriera, si accorge della cosa e sbrocca al Sudafricano in sala stampa… Gli altri meno, perché a Petrucci lo vedono solo a piedi nel paddock, dato che in pista gli servirebbe il binocolo. Però è tutto un complimentarsi fra loro, un aspettarsi, un giocare di squadra anche con squadre diverse, con doppiati che fanno da safety car o da gentlemen riders a seconda di chi si trovano a rallentare (ci siamo capiti), in piste che Petrucci non conosce e nelle quali prende due secondi nella prima sessione per stare davanti dalle qualifiche in poi.

Non è difficile e non sto raccontando, come gli inviati nelle americhe degli anni ’30 e potendovi fregare, un evento radio trasmesso che vedo solo io. E’ sufficiente sintonizzarsi su Eurosport per le dirette o guardare gli highlights su Youtube senza essere troppo rimbambiti. Oppure leggere i social di Petrucci che è sempre molto chiaro su tutto. Ma bisogna volerlo fare.

Per le classifiche, nessun problema. Se vince un americano sono pronte subito, se vince Petrucci, e magari va in testa al campionato, le aggiornano il martedì con calma. E’ gioia parziale, come quando al parco chiuso tocca a lui l’intervista, e allora le ombrelline se ne vanno. Non me lo invento. Basta guardare la tv, dato che la danno su Eurosport, non sul satellite della NASA. Ovviamente la stampa nostrana certe cose non le nota o on le vuole notare. Trascrive i risultati ma non si prende la briga di leggere quello che scrivono di Petrucci all’estero, dipingendolo come uno psicotico che vorrebbe che tutti si levassero per far passare “il principino”. Quello della MotoGP, lo chiamano, i riferimenti sono continui e quindi è tutto chiaro e deciso. C’è anche qualche invidioso che smentisce questo sito nonostante riporti dei virgolettati. Hai visto mai si possano rovinare i rapporti con qualche americano nel motomondiale,

Per quanto mi riguarda, io non me la sarei mai aspettata, una cosa così. Collezionista di US Cars, americanofilo da sempre, sono partito con un’altra predisposizione, avendo sempre considerato il MotoAmerica come una bomba positiva inesplosa, sia per le varie classi, baggers incluse, sia per il tipo di motociclismo che si potrebbe avere, se solo ci fosse un po’ di capacità di accettare le critiche in più, e un minimo di permalosità in meno. Un approccio un po’ pazzo, forse, un po’ retro, pane e salame, sicuramente, ma comunque genuino nelle intenzioni. Invece seguendolo con attenzione mi ritrovo a guardare Amici di Maria de Filippi con la tuta di pelle; una casta di dilettanti che non vuole aprirsi a nessuna novità e non accetta nessun consiglio, figuriamoci lezione, né tantomeno nessun “ospite”, soprattutto se può rompere le uova nel paniere, il che è strano per un campionato che cerca, dice, internazionalità, dopo essere risorto miracolosamente dal fallimento (prima si chiamava AMA, adesso MotoAmerica).  E grazie al cavolo Baz lo hanno applaudito. Mica li ha suonati come tamburi sin dal giorno 1. Nel frattempo MotoAmerica, notizia del 18 maggio, perde il main sponsor Autoparts4less. E non me lo invento io. Ma va tutto bene, magari secondo qualcuno è una bugia anche questa.

A mio avviso bisogna solo accettare che si possono imparare alcune cose e non è difficile, perché tutti gli americani che ho conosciuto, del motomondiale, del mondiale Superbike e anche di sport che ho praticato io, sono sempre state fra le persone migliori dell’ambiente. Aperte, umili, sensibili, corrette e altruiste. E quindi non si spiega come mai guardando il MotoAmerica sembra di guardare uno di quei film cliché americani di auto o moto in cui c’è l’eroe del posto, senza mezzi, che la spunta contro l’Europeo ricco, stronzo, e magari anche scorretto. E’ l’immagine che vogliono far passare.

Ma lo sanno questi chi è Danilo? Lo sanno che ha parlato chiaro ma in pista si sta trattenendo dato che per esperienza e peso (non solo tecnico), potrebbe “parcheggiarne” diversi, alla ternana, invece di subire in silenzio scorrettezze da rookies cup e continuare a giocare di fino? Non importa. Comunque vada, lo sappiamo noi.
A pensarci, Petrucci from Terni vs USA fa ridere tanto. Soprattutto perché è vero e comunque vada, la figuraccia l’hanno già fatta in tanti, inclusi i nostri. E da qui a fine torneo, possono solo peggiorare. Del resto anche i butteri batterono i cow boys di Buffalo Bill. E’ un attimo che risucceda. A casa loro.

Petrucci sarcastico: “Se la sicurezza è ok, aumentate ombrelline e barbecue!

“Gli ho detto che se la sicurezza non gli interessa possono fare all in su ombrelline e barbecue. L’hanno presa male!”

Non sembra gli sia passata ed evidentemente gli girano ancora.
I siti italiani dicono di averci parlato ma nessuno ha riportato il fastidio, ancora evidente, chissà come mai. Comunque qualsiasi cosa decida, per noi va bene.



“Non saprei che dirti su questo tema. Mi sono espresso chiaramente con tutti quelli con cui ho parlato. E per quanto riguarda la decisione, non sono uno che molla, ma la pelle è sempre la mia.

Diciamo che per adesso l’idea è quella di non dargliela vinta, per cui, vado avanti.
L’unica cosa è che cambierà è l’approccio.
Volevo mantenere un clima amichevole ma loro evidentemente non sono della stessa opinione.
Nello specifico Scholtz non poteva fare granché, forse avrei fatto lo stesso, al posto suo, ma ci sono altri episodi.
E poi il problema è che in una pista così stretta, mettere il traguardo su un curvone di sesta, non sembra una cosa geniale con delle moto da oltre 300kmh.

Fortunatamente sono cascato nell’unico punto in cui non ci sono muri ma non c’era nemmeno niente altro né nessuno a controllare. La cosa assurda è che la pista pista non ha un termine e il circuito non è delimitato. Dopo la pista inizia un campo e poi dopo un po’, un bosco. Io mi sono alzato nel campo.
A sinistra, a 10m avevo la pista, dopo i pannelloni che ho sfondato, mentre a destra cercavo qualcuno che arrivasse a soccorrermi ma non vedevo nessuno e nessuno è arrivato.
Ero in ginocchio per terra a riprendere fiato. Sono rimasto lì per un po’, da solo in mezzo a un prato.

Con gli americani il rapporto sembra schietto, comunque.

“Siamo andati anche un po’ oltre con le parole. Parlo spesso con Wayne Rainey che mi chiede cosa ne penso, anche dopo Road Atlanta per la storia dell’impianto elettrico. Mi ha detto che loro usano le le loro telecamere come telecamere di servizio e se le scambiano con quelle del circuito, ma qui in Virginia non c’era niente. Non c’era semaforo, non c’era linea di partenza, non c’era niente. E’ un nastro d’asfalto non delimitato fra le colline con 2-3 capanne adibite a direzione gara.
Sabato ho chiesto se fosse normale che in quella caduta della Stock 1000 di sabato ci fossero gli air fence a pochi m dalla pista e che un pilota ci si infilasse con la testa. Per loro è tutto normale. Ci sono gli air fence, hai visto? Mi hanno detto. Manca il concetto di sicurezza come lo abbiamo noi.
Poi a loro piace far vedere i crash. Negli highlights non fanno vedere altro. Noi evitiamo ma per loro lo spettacolo è quello. Per esempio secondo loro non è d’obbligo mettere i marshall ad ogni curva.
Il fatto che non abbiano il video sulla linea del traguardo fa capire molte cose.
Ho discusso anche con il medico perché gli ho detto che dopo un incidente sarebbe dovuto venire a vedere ma mi ha detto che lui guardava la tv e che in tv era tutto a posto, quindi non ha ritenuto di muoversi dalla sua postazione perché per lui era tutto ok. Il fatto che io fossi scomparso e poi ci fosse la moto sdraiata era una cosa normale. Tutto così.
Dopo la caduta ero lontanissimo. Mi sono rialzato dopo che sono passate tutte le moto e mi sono diretto dove ho visto della popolazione avviandomi a piedi verso il paddock. Ma se fossi stato fratturato o immobilizzato o magari in mezzo alla pista, sarei rimasto lì.
Se la sono presa perché gli ho detto scherzando che a questo punto, se è tutto a posto, possono  aumentare le ombrelline e i barbecue.”

Resta da capire che succede adesso.
“Adesso niente. Ho capito che creo una specie di fastidio, che rubo la scena, che stavano meglio senza di me e quindi sono leggermente ostili. Quindi mi devo regolare di conseguenza.”

MotoAmerica , Atlanta: Petrucci vince gara1 ma in gara2 succede il finimondo!

Non è un titolo acchiappaclick. Petrucci ha davvero vissuto un week end da ricordare a Road to Atlanta, sul circuito di Braselton, vincendo gara1 gara1 davanti a Scholtz, Yamaha, Lewis, Suzuki e Barbera, BMW.
Dopo aver trascorso alcuni giri alle costole di Gagne, partito in testa ed autore del giro veloce della gara, Petrucci è passato al comando. Dopo il Ko di Gagne, il ternano ha tenuto dietro Scholtz, dandogli la possibilità di avvicinarsi negli ultimi 3 giri fino a fargli finire le gomme. Alla fine Danilo ha chiuso con un secondo e mezzo di vantaggio.

Il bello è però arrivato in gara 2, dove è successo praticamente di tutto.
Red flag, rischieramenti confusi e un black out che ha ritardato due volte la partenza.
Dopo minuti abbondanti di motore acceso fermi in griglia, la Panigale di Petrucci ha detto stop e il motore ha abbandonato il rider ternano che la racconta così:

“Hanno dato una bandiera rossa poi quando ci siamo rischierati per ripartire, siamo stati fermi un bel po’ perché i cronometristi e le tv non avevano la corrente.
Hanno provato a farci ripartire ma ci hanno fermato nuovamente sulla griglia a causa dell’elettricità.
Quando è tornata l’energia, uno si è sbagliato sulla griglia e questo ci ha tenuti fermi altri 5 minuti con i motori accesi. Il motore ha bollito e abbiamo rotto.
Non ho mai visto in 25 anni di corse una cosa così. Ho corso anche la Dakar nel deserto senza connessione ma non ho mai visto un’interruzione di gara causa corrente!”

La gara l’ha vinta Gagne, Yamaha, autore della pole position e del giro veloce, davanti a Petersen, Yamaha e Wyman, BMW che oggi ha vinto anche la King of the Baggers.
Danilo rimane in testa al campionato dato che anche il suo rivale più pericoloso, Matthew Scholtz, non ha raccolto nemmeno un punto.