Uso arbitrario, sanzioni intermittenti, una sicurezza sbandierata ma che manca in altre cose più importanti. L’uso del verde in SBK ma soprattutto in MotoGP nasconde altri interessi. Gestire. Gestire un sacco di cose! Ecco quali. E non è complottismo.
Jerez2 è la gara degli addii. Razgatlioglu saluta Yamaha, Rea Saluta Kawasaki,e Bautista giallo banana, saluta il vantaggio da pilota leggero, perché l’anno prossimo sarà, sperano tutti, un altro film.
Salutano anche Rinaldi (giallo banana anche lui) e Bassani e per questo il veleno si taglia col coltello sin da curva uno.
Bautista vince, però…
Bautista, Razgatlioglu, Aegerter, Gardner, Petrucci, Rinaldi, Oettl, Redding, Gerloff, Locatelli. Questi i migliori 10 al traguardo.
Alla fine Bassani va in tilt, e Rinaldi è protagonista da podio virtuale, prima di crollare anche lui.
Però il film lo fanno i soliti o quasi. L’amaro e costoso addio di Rea da Kawasaki (si pagherà metà della penale, il nord irlandese), non è quello che pilota e team si sarebbero aspettati perché Rea fa un erroraccio, riparte ultimo e non va nemmeno a punti. Il suo saluto in pitlane sarà comunque commovente ma senza gloria.
Razgatlioglu, ai ferri corti anche lui con Yamaha che non gli farà provare la BMW dopo averlo umiliato in occasione dei test in MotoGP, alla fine vince ma non vince, per aver passato il traguardo per primo ma solo dopo essere salito sul verde (la regola c’è e la rispettiamo ma l’ultimo giro sarebbe bello fosse zona franca da queste minchiate).
Bautista tiene invece fede al suo ruolo di uomo dell’anno, perché anche quella singola (e veramente poco frequente) occasione in cui viene battuto, risulta comunque vincitore.
Sulla gare una sola parola: fenomenale per carica agonistica, cattiveria, sorpassi e traiettorie. Ancora una volta non importa se si riduce alla testa della corsa che però, va detto in questa occasione ès tata molto frequentata.
Per quanto riguarda i protagonisti, Yamaha perde Toprak ma riguadagna Rea. Se Johnny sarà lucido come quando vinceva, la Yamaha è una moto che gli potrà dare molto. Aegerter; Gardner e Locatelli lo dimostrano. La moto blu è tuttaltro che esaurita e adesso ha anche dei giovani “gregari” per Rea che si spera non verranno bruciati come da tradizione di Iwata.
Il resto non c’è perché le Honda sono ancora indecenti e le BMW faticano a stare in top ten. Vedremo se la cura Razgatlioglu farà uscire la casa dell’elica dall’eterna palude.
Finisce qui, la Superbike. L’articolo e il campionato. Ma torneremo a parlare dell’ennesimo stupro subìto a partire dal calendario. 12 gare e una sola extra europea.
Una vergogna.
Sono stato denunciato per minacce, danneggiamento di proprietà e diffamazione aggravata e continuata a mezzo di larga pubblicità dal giornalista Paolo Gozzi direttore di Corsedimoto ex collaboratore della Gazzetta dello sport. Sono stato processato e sono stato assolto con formula pienaperché il fatto non sussiste. Durata del procedimento: 7 anni. Unica colpa aver chiesto di essere pagato per il mio lavoro da un giornalista POTENTE che nel frattempo ha intentato anche una causa civile per danni.
Non ho accettato le intimidazioni e Paolo Gozzi è stato condannato in via definitiva a pagarmi per il mio lavoro.
Volete la storia? E io ve la racconto.
Dopo aver collaborato per circa un anno con il sito Corsedimoto, sito che ho anche contribuito a lanciare attraverso i miei canali, il direttore Paolo Gozzi ha deciso di interrompere la nostra collaborazione.
Contestualmente ha anche cancellato tutti gli 81 articoli scritti per il sito e ha deciso do non corrispondermi le ultime fatture.
Sono stato quindi costretto a rivolgermi a dei legali. Da quel momento il Signor Gozzi mi ha denunciato per danneggiamento, minacce e ripetutamente per Diffamazione aggravata e continuata.
La denuncia per danneggiamento e minacce è stata subito archiviata grazie a dei testimoni mentre le querele per diffamazione sono state diverse e il procedimento è andato avanti per anni fino alla mia assoluzione con formula piena PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE.
Nel frattempo il Direttore Paolo Gozzi è stato condannato con sentenza definitiva del Tribunale di Tivoli n81 del 2020 al pagamento degli emolumenti.
Prima della mia assoluzione sono però usciti due articoli che parlavano di Misterhelmet come di un diffamatore seriale ripetutamente querelato per comportamenti abitudinari negli anni.
The first article was published by the newspaper www.mattiapascal.com (strangely currently offline so we post the image of the article), headed by the Signora Elisabetta Lubrani, collaboratrice anche di Corsedimoto e moglie di Paolo Gozzi.
Contestualmente Paolo Gozzi, quale direttore di Corsedimoto ha affidato alla Signora Federica Gualdani la ripresa dell’articolo sul suo sito a questo link, clicca qui: https://www.corsedimoto.com/barsport/basta-offese-sui-social-misterhelmet-magazine-a-processo/
Curiosamente viene omesso il nome del presunto “diffamato” ovvero lo stesso Paolo Gozzi, e il fatto che quest’ultimo, al momento dell’articolo, fosse già stato condannato per non aver voluto pagare il suo ex collaboratore Gianluigi Ragno, ovvero Misterhelmet.
Il sito Corsedimoto promette, nel suo articolo, di informare i suoi lettori su tutte le tappe del procedimento ma, al momento non ha fatto menzione né della condanna di Gozzi, né dell’ASSOLUZIONE di Misterhelmet Gianluigi Ragno.
Nel frattempo io stesso evidenziavo, ritenendo di non avere nulla da nascondere, sia il fatto di essere stato rinviato a giudizio, sia il fatto che Paolo Gozzi era già stato condannato a pagarmi il dovuto. Ecco il link all’articolo di Misterhelmet, clicca qui: https://www.misterhelmet.com/misterhelmet-querelato-ma-ci-sono-tante-dimenticanze-e-coincidenze/
In seguito Paolo Gozzi ha intentato una causa civile di risarcimento danni per gli stessi fatti di cui sopra (per i quali sono stato assolto), chiedendo, in due procedimenti di mediazione, prima Euro 25.000, poi Euro 70.000.
Il blog Misterhelmet e il suo autore Gianluigi Ragno, reagiscono ai soprusi, rivendicano quanto gli spetta e sono pronti a battersi sui media e nelle aule di giustizia per tutelare i loro diritti. Essere solo dei blogger non significa dover sottostare ai capricci di chi ha più mezzi e vuole abusare della propria posizione.
Informazioni più dettagliate sono presenti all’interno del video e altre saranno rilasciate, eventualmente, a mia discrezione.
Bautista non aspetta e non tergiversa. Vince, anzi stravince gara1 e mette le mani su un titolo mondiale, il secondo nelle derivate di serie, che sarebbe stato suo anche con un quattordicesimo posto. Strabordante nel vincere e nei modi, si presenta al parco chiuso vestito da Ferrero Rocher, e la chiude qui. Troppo di tutto ma chi vince ha sempre ragione.
E guai ai vinti, naturalmente. Per loro non c’è niente. Team Aruba Racing porta a casa anche questa.
Bautista, Razgatlioglu, Locatelli, Rea, Petrucci, Oettl, Lowes, Rinaldi, Lecuona e Vierge che chiude i 10. Non è però questa una top ten che serve a descrivere la gara né il campionato, mai stato in discussione nel vincitore e nei piazzati. Alvaro Bautista diventa 3 volte campione del mondo (il suo titolo nella 125 vale eccome) e dimostra come né il talento né la moto bastino da soli a dominare un campionato comunque difficile e pieno di insidie. Bautista porta la Ducati dove non riesce a portarla nessuno e lo fa senza rischiare. Forse proprio in questa gara 1 sente che è importante forzare un po’ perché vincere in casa e festeggiare il mondiale è ancora più bello se lo fai dal gradino più alto del podio.
Vestito da Ferrero Rocher, in stile Case Pacchiane, si presenta al parco chiuso con un livello di tamarraggine che solo gli spagnoli e noi italiani possiamo raggiungere.
Se volete sapere come è andata la gara, vi basti guardare i 10 all’arrivo dai quali manca Bassani, centrato da Rinaldi (è ancora Superbike) e nessun altro di quelli che contano veramente.
Cecconi di Aruba ha adesso solo un cruccio: che a Bautista vada di traverso la regola del peso moto/pilota. “Se non mi piace e sento che è pericolosa, smetto”.
Solo in quel caso bisogna cercare un altro elemento del binomio magico. Eh sì perché la Ducati sarà anche un aereo ma fino ad ora nessuno l’ha saputa far decollare così.
Cremona Circuit è in procinto di entrare nel calendario del Mondiale Superbike. È sicuro il suo ingresso nel 2025 ma ci sono rumor che parlano della possibilità del suo ingresso nel Calendario del Mondiale Superbike già nel 2024, per la precisione da settembre. Ecco tutti i dettagli della pista, degli interventi fatti e del progetto.
È un’altra anticipzione Misterhelmet. RUBATE ANCHE QUESTA!
Michel Fabrizio, former racer and former a lot of other things, a true transformer, has engaged, and it is not the first time, in a misguided attack. In order to put himself in a good light toward Fabio Di Giannantonio, MotoGP rider, he decided to make it appear that I am a detractor of him, that I have insulted him and, in all of this, throw mud at Roman motorcycling. Which he does instead, saying that in Rome motorcycles do not even know what they are. Everyone who, from Vallelunga on down, works for motorcycling in the capital will be happy. This attack brings to light some old habits of the man of a thousand trades, Michel Fabrizio.
Iannone torna in Superbike con Ducati Go-Eleven e può provare da subito nonostante la squalifica in corso! Ecco tutti i dettagli! C’è anche il mini giallo del comunicato, sfuggito ad una grande testata che poi lo ha cancellato e messo offline!
In coda alla ormai famosa LIVE Pirro vs Zanetti, successiva all’incidente fra i due che ha deciso il CIV Superbike, abbiamo avuto ospite Davide Giugliano che ha detto la sua sull’evento. Davide Giugliano, però, ha raccontato anche dettagli interessanti sulla sua stagione, sui suoi progetti e sulla famiglia Bayliss. Abbiamo salvato un pezzo di live che forse, essendo in coda, è un po’ sfuggita, ma vale la pena guardare. In studio anche Alex Polita e Luca Scassa!
Se c’è da affrontare il tema del passaggio di Marc Marquez in Gresini, pochi hanno il polso della situazione che ha Enrico Borghi, direttore di Slick con qualche decennio di Motomondiale e tante situazioni paradossali. E per parlare di regolamento Superbike, pochi hanno l’esperienza di Enrico e l’autorevolezza di due team, privati sì, ma di grande livello.
Marco Barnabò (Team Barni) e Lorenzo Mauri (Motocorsa) si sono confrontati con gli ormai imprescindibili Luca Scassa e Alex Polita.
L’abbiamo chiamata “LA LIVE DEI CETRIOLI” perché ne abbiamo fatti volare di ogni tipo, su tutti i temi trattati. Una live così, per parlare esplicitamente e senza filtri di regolamento Superbike, CIV, Motomondiale, con tutte le dinamiche viste da chi ci lavora e ci mette del proprio, è una cosa che ha fatto bene sia a noi che al pubblico. Ne siamo sicuri. O per lo meno siamo sicuri di avercela messa tutta.
Marco Barnabò del team Barni e Lorenzo Mauri del team Motocorsa, sono rivalissimi ma per una volta possiamo dire che si sono trovati dalla stessa parte.
Stessa cosa per la vicenda Marquez-Gresini, analizzata con esperienza insieme ad Enrico Borghi, direttore di SLICK e autore di numerosi testi che parlano di moto, motori, uomini e vicende. Con lui, Luca Scassa e Alex Polita, abbiamo portato a casa un’altra live senza filtro e soprattutto senza timori reverenziali.
Diretta in stile C’è Posta per te, ieri sera, sul Canale di Misterhelmet.
Michele Pirro (Team Barni) e Lorenzo Zanetti (Team Broncos) si sono affrontati sì, anche molto duramente, ma a distanza.
Il n51, in diretta dall’ospedale dove ha subito un intervento chirurgico non ha, diciamo così, voluto aprire la busta per chiarirsi con Lorenzo Zanetti che aspettava nell’anticamera dello studio online.
“Se entra lui io esco”, ha affermato ripetutamente a Misterhelmet, Alex Polita e Luca Scassa.
Lungo e accorato l’intervento di Pirro che, nei suoi oltre quaranta minuti di passione, ad alcune cose, chiaramente condivisibili per modi e toni, ha aggiunto affermazioni anche un po’ forti, decisamente over, sicuramente frutto della sua condizione.
“Zanetti è un poveretto e un pessimo esempio per i giovani”… con la chiara accusa di averlo fatto di proposito o di non aver comunque fatto niente per impedirlo.
“A me del CIV non interessa, il una carriera l’ho già avuta, il campionato italiano non cambia la vita, corriamo per pochi spiccioli quindi non ha senso farsi male…”
E poi ancora “Lorenzo mi invidia, la sua carriera non è stata come la mia e quindi sono un bersaglio per lui ma non solo per lui. Corre su di me. Il CIV non è un campionato che vale la pena correre se per pochi spiccioli mi devo fare male e se devo essere un bersaglio. Corrono tutti per fare gare ostruzionistiche su di me”.
Secondo Pirro, ancora dolorante, Zanetti sarebbe entrato in pista con il coltello fra i denti già da sabato, e già gara 1 sarebbe stata un antipasto di quello che gli è stato servito la domenica. “Già in gara1 è andato oltre, facendo entrate pericolose”… “La sua affermazione sui social, O vittoria o ghiaia fa capire che è stato tutto intenzionale”.
Molto sentito il tema delle scuse che, secondo Pirro, non sarebbero arrivate. “E’ andato a festeggiare fregandosene, poi è venuto quando gli ha fatto comodo, questo non lo accetto…”
Questa ed altre dichiarazioni, alcune sinceramente over nei confronti di un collega, hanno reso impossibile il confronto diretto.
Lorenzo Zanetti, in collegamento pochi minuti dopo, è stato ovviamente più conciliante e disponibile, e ha detto la sua sull’incidente e sulla non intenzionalità dello stesso, anche se pur convincendo su alcune cose, non ha convinto per altre perché la responsabilità è evidente. E’ però uno Zanetti profondamente segnato, quello che si è presentato in diretta. Credibile dal punto di vista della non intenzionalità e della malizia del gesto. “Ho sbagliato e ho chiesto scusa. Se sembra che sono entrato alla kamikaze è perché ad un certo punto ho lasciato il freno per correggere la moto. Accetto l’errore e lo ammetto ma non che sia fatto passare per gesto volontario…” E ancora, sulle scuse: “essendo ripartito pensavo stesse bene. Ho chiesto a tutti dopo la gara e tutti mi han detto che era ok. Quelli del CIV mi hanno portato dal parco chiuso al podio e poi in sala stampa, il cerimoniale è così, dicendomi che Michele stava bene. Per questo sono andato da lui solo dopo, ma non ha voluto vedermi. Lo capisco, mi dispiace, ma non è come pensa.”
A circoscrivere la situazione come “testimone oculare” anche Alessandro Delbianco, intervenuto dopo i due protagonisti. “Sono contento di poter dire quello che penso in diretta perché in poche ore mi hanno chiamato diverse testate giornalistiche e ognuno mi ha fatto le domande per estrapolare quello che voleva scrivere. Qua, invece, cambia tutto, qua siamo in diretta… Ho sentito arrivare Zanetti da dietro e dal rumore ho capito che non sarebbe successo niente di buono perché non avrebbe potuto rallentare. Però una cosa così non me l’aspettavo, cioè che passasse da lì e in quel modo. E pensare che con due che si giocavano il campionato così, avevo paura di essere io quello che avrebbe potuto fare una fesseria e rovinare tutto. Sinceramente non penso che lo abbia fatto apposta, non ci posso credere, ma altrettanto sinceramente non capisco la manovra.”
Per quanto riguarda il week end, ha aggiunto Delbianco, “sono partiti belli duri tutti e due. Diciamo che Pirro ne aveva di più e Zanetti ha dovuto inseguire. Forse questa è stata la chiave della diversa condotta di gara”.
La diretta è stata chiusa dall’autorevole intervento di Davide Giugliano che ha dettagliato l’incidente commentando le immagini con Alex Polita e Luca Scassa ed ha poi parlato del suo campionato, dei suoi piloti, della presenza di Bayliss al suo box e dell’approccio da parte di QJ Motors nei confronti della sua struttura. Anche lì, pochi elementi a sostegno di Zanetti anche se forse Pirro certi commenti si troverà a volerli ridimensionare.
Un po’ lungo questo preambolo? Solo un assaggio di una trasmissione molto lunga.
Vi invito a guardarvi una diretta infuocata e storica, per la tipologia di approccio e per i contenuti!
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