« back     Data di pubblicazione: 27 gennaio 2017 Stampa questa scheda |
"Era Rea". L'anagramma che spaventa la Superbike
Il bravo giornalista andrebbe sugli annuari e snocciolerebbe dati, numeri, insomma statistiche, a sostengno di quanto sia pericoloso, sportivamente il mostro della Kawasaki, Jonathan Rea, colui che ha annullato il compagno di squadra Tom Sykes che fino al suo arrivo sembrava fosse il migliore dei rider possibili per la verdona. Non serve.
La forza di Rea va oltre ai numeri, arriva ai non numeri.
Sarete d'accordo che Rea ha vinto, stravinto, convinto anche i più insensibili ad un binomio che di certo come immagine dentro-fuori pista, non è certo Champagne.
Non è un chiacchierone, non è un guascone, non si esprime in festeggiamenti carnevaleschi. Semplicemente Rea c'è, esiste su tutti. Con l'aggravante di esserci solo e soprattutto quando serve.
Serve vincere? Vince. Serve difendersi? Si difende. Paradossalmente, serve un errore per dare false speranze, un contentino, un respiro contro lo strangolamento dei numeri? Arriva anche quello.
Guardando i risultati di fine 2015 c'era l'illusione che il 2016 sarebbe potuto essere diverso. Non è stato così.
Anche il 2016 è finito con un super crescendo per il suo avversario dell'ultimo periodo, Chaz Davies, fortissimo e appariscente nei modi e nei risultati. Poi Rea ha deciso che bastava.

Questo il senso del ragionamento. La potenza è nulla senza il controllo, diceva un claim di Pirelli, fornitore ufficiale della Superbike da molti anni.
E nel caso di Rea c'è potenza totale e controllo assoluto, che si tramuta in mettersi alla finestra, parzializzare, attendere, scegliere di non forzare continuando comunque a gestire, con l'idea di lasciare ad altri qualche battaglia pensando solo alla guerra, vedi finale 2016, quando magari c'è la sensazione che i favori delle gomme non siano più dalla sua e che spingendo si rischierebbe di buttare tutto all'aria (vedi ancora finale 2016). Con tanto di gesti generosi verso chi raccoglie le sue briciole.

"Era Rea", questa è la minaccia. La curiosità è, da un lato, che continui, per vedere fino a che punto il britannico può spingersi. Dall'altro ci si auspica un contrasto per lui vero, deciso, preoccupante. Per dare una scossa a un campionato che ne ha davvero bisogno.
 
A voi, invece, cosa piacerebbe? 
 
Fonte: Misterhelmet Gianluigi Ragno